L'amore al tempo di Internet

08 settembre 2012 ore 18:11 segnala


  • OVVERO UNA MALDESTRA SPECULAZIONE LETTERARIA, PER NON CREARE MALINTESI CON CHICCHESSIA

    “Io non ci provo nemmeno a incontrare gli uomini nel virtuale, perché è come farlo al buio e, a furia di camminare senza sapere dove metterli, i piedi finisci per posarli sulla merda.”
    Questo mi dice sempre un’amica, che di delusioni subite in rete ha fatto un’ampia collezione e che dalla rete quindi non è mai passata al materasso. Non posso fare altro che compatirla: da tempo ho capito che per una donna l'amore è sempre di più un riflesso condizionato che nasce dalla paura, che scatta cioè all’idea di restare sola e che per conseguenza un uomo bisogna trovarlo a tutti i costi o quanto meno inventarselo.
    Io sono sposata e posso dire che il sentimento l’ho vissuto in tutta la sua pienezza, nel senso, voglio dire, che nel porcile io e mio marito a volte ci immergiamo fino al naso. Ma questo riguarda soprattutto il passato e comunque basta e avanza, mica posso pretendere che un sentimento così complesso e soggetto alle offese del tempo, il quale - maledetto lui! - sembra prendersela solo con le donne, possa durare all'infinito.
    Una volta sposa di un uomo col quale ormai non mi tocco neanche per sbaglio e madre di due ragazzi che tendono sempre di più ad andarsene per i cazzi loro, ho dovuto rivolgere gli occhi e il cuore altrove per restare viva, non senza aver prima ringraziato la sorte per avermi regalato la sicurezza di una casa, oltre a quella di un lavoro ben retribuito.
    “Ma certo, si capisce che non sei felice” cerca di compatirmi a sua volta l’amica depressa, nonostante tutta l’invidia che le traspira anche dalla pelle come sudore.
    “La casa e i figli, va bene, ma una vita senza amore che vita è?”
    A malapena riesco a trattenermi dal riderle in faccia: come se un riflesso condizionato non si possa crearlo alla bisogna. Io poi ho un talento innato per questo tipo di esperimenti, di sicuro sono una lontana parente di quel Pavlov che lavorava con i cani, tanto è vero che un cane, almeno quello non mi è mancato mai.
    Già da bambina mi inventavo un fidanzatino sempre diverso tutte le volte che i grandi mi chiedevamo di rivelare il suo nome per scherzo e non accadeva mai che non fossi poi coccolata dal moccioso a cui avevo fatto l’onore. Più grande, usai il pennarello per scrivere il nome dello stronzetto sui banchi della scuola, fin quando non lo scolpii con un taglierino per dargli una visibilità che neanche si sognava. La mezza confessione sulla paternità dell’opera d’arte che poi mi “scappava” davanti a un’amica faceva il resto: il poveretto andava sempre più di giri nei miei confronti, mentre ansiosamente aspettava che gliene facessi un’altra. Quando al pennarello sostituii lo spray e il suo nome comparve non solo sulle pareti dei bagni, sentii che il ragazzo era completamente mio.
    Più che un abitudine diventò una mania imbrattare di nascosto i muri anche esterni della scuola. Bastava che ci fosse l’accenno di una simpatia perché io trovassi un bersaglio nel soggetto da cui proveniva. Se il ragazzo si faceva avanti, invece di incoraggiarlo preferivo cuocerlo a fuoco lento e, quando dai muri della scuola passai ai sedili dei giardinetti, il suo nome lo trafissi con una freccia dentro un cuore che sanguinava. Naturalmente godevo come una matta a vedermelo sempre fra i piedi. Mi calmavo solo quando mi accorgevo che il “metodo” non aveva funzionato.
    Purtroppo non ci volle molto per capire che la vera vittima della mia mania ero io stessa: in realtà fantasticavo troppo sugli effetti delle mie imprese e ne esageravo la portata, attribuendo loro un potere seduttivo che spesso era solo nella mia testa.
    Una volta però mi capitò di scrivere TI AMO ANDREA con la precisa consapevolezza che a scuola di ragazzi con quel nome ce n’erano almeno tre. Non è che prima non l’avessi mai fatta una simile considerazione, ma fu solo allora, quando già da anni frequentavo le superiori, che ebbi modo di cogliere il fascino profondo dell'ambiguità.
    Con l’avvento del computer e la nascita di Internet, è diventato naturale per me cercare il piacere della seduzione attraverso il controverso significato che il mezzo consente di dare ai segnali, sul cui lancio, ça va sans dire, sono diventata una maestra. Da tempo ho aperto un blog, scrivo bene, non ho alcuna difficoltà a confondere il lettore e a portarlo dove voglio. Poiché non sono niente male neanche fisicamente, ho messo una foto di qualche anno fa e gli ammiratori non mi mancano. Quando mi gira per la testa o capita che qualcuno mi piaccia, non ci penso due volte ad aprire una relazione, dove non è raro che di quell'uomo mi innamori veramente. Un amore per modo di dire, qualcuno potrebbe pensare, e invece no, è un amore che, posso giurare, io considero autentico.
    E allora dove sta l’ambiguità? potrebbe chiedersi qualcun altro. Rispondo: nel sentimento che in modo anonimo, attraverso i miei post, io esterno pubblicamente nei suoi confronti. Tutti, compreso il destinatario dei miei messaggi ( che fra l’altro non è mai sicuro di essere il destinatario), sono convinti che io giochi, mentre magari io sono stata fin troppo sincera con lui. “Ma che gusto ci provi?” una volta mi ha chiesto l’amica con finta ingenuità, pur sapendo cioè che non c'è maggior godimento per una donna della risposta positiva di un uomo ai suoi tentativi di seduzione. Senza considerare che il blog è un magnifico palcoscenico che amplifica quella sensazione.
    Anche se alla base c’è una certa dose di furbizia, questo non lo posso negare. Bisogna dire, infatti, che la trovata mi fa prendere due piccioni con una fava, anzi tre: per un verso vivo un amore a responsabilità limitata, nei modi e nei limiti, vale a dire, che decido io – un amore pubblico che mi avvicina all’eroina di un romanzo (che poi sarebbe il piccione in più) – e per un altro verso evito che la relazione mi dia delle complicazioni, perché è improbabile che l’uomo, al quale in privato mi sono guardata bene dal confessare il sentimento, mi chieda di pagare quel corrispettivo in natura che completa il rapporto e che in ogni caso io gli negherei.
    Recentemente un presunto spasimante (la presunzione è d'obbligo, purtroppo) mi ha detto che il mio piacere è solo una gigantesca sega mentale la quale, nascendo da un vuoto ancora più grande del sentimento, mi crea artificialmente un sogno come riempitivo, nel disperato tentativo di modificare una squallida realtà.
    Io l’ho lasciato perdere, le illusioni ognuno se le crea come gli pare, e le seghe, se sono davvero tali, non mi portano nessun danno. Quanto a quello che potrebbero aver causato i miei presunti falsi amori agli uomini che ho conosciuto qui, non ho rimorsi né pentimenti: di tiramisù in una pasticceria se ne trova quanto se ne vuole; quanto ai lecca-lecca li vendono pure al supermercato e costano pochi centesimi.


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    08/09/2012 18:11:34
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    Commenti

    1. IL.TRACE 08 settembre 2012 ore 18:31
      stupefacente...
    2. albaincontro 08 settembre 2012 ore 18:56
      Come mi fa sentire vecchia ,il tuo post!
    3. dealma 08 settembre 2012 ore 20:13
      Wow! Fa coppia perfetta con il chatter che tempo fa aveva usato il tuo blog per confessare le sue strategie seduttive!
      Quanto spreco di energie, però! Tanto agitarsi per costruire castelli di polvere ... :-)))
    4. il.soleamezzanotte 09 settembre 2012 ore 14:35
      io concordo con il vuoto e con una incapacità di amare e una freddezza assoluta...è narciso...ama solo se stessa e di riflesso chi le si avvicina...non è toccata da passione o da sentimenti...è veramente una sega...una sega di donna...narcisismo...è il freddo di queste persone non è paragonabile neanche all'Antartico...w le fregature...almeno c'è un rapporto con la realtà...brutta maldestra, ma reale...però il tuo post è bellissimo...perchè descrive con sapiente meraviglia lo schifo umano...senza farlo passare per schifo...grande..ma perchè io non riesco a scrivere come te?!!!..mi inchino di fronte al maestro... :inchino
    5. crenabog 10 settembre 2012 ore 10:51
      son rimasto perplesso leggendo nel prologo che col marito non si toccano più da anni e nell'epilogo che invece lei detesta quel corrispettivo in natura. mi fa pensare quindi che, se le cose in famiglia sono crollate, potrebbe anche essere una sua colpa, se veramente detesta certe cose. che poi abbia trovato una soddisfazione a livello solo mentale, nel creare questi intrecci emotivi con altre persone, la protagonista mi appare comunque come una persona che sta perdendo tanto dalla vita, immaginandosi invece di avere chi sa cosa. ma ovviamente potrei anche aver sbagliato chiave di lettura. un caro saluto
    6. forteapache 10 settembre 2012 ore 11:01
      Crena, non hai sbagliato chiave di lettura, è esattamente come hai capito.
      Approfitto dell'occasione per ringraziare e salutare chi è passato da qui con o senza commento, oltre a te, naturalmente.
    7. crenabog 10 settembre 2012 ore 11:08
      grazie a te per questo bel pezzo,ottimamente scritto.
    8. campiflegrei66 10 settembre 2012 ore 22:14
      Torno a ripetere: nessuno scrive come te, nessuno possiede questo spirito indagatore, questa capacità di esplorazione dell'animo umano e le sue manifestazioni...bravo
    9. malenaRM 11 settembre 2012 ore 14:29
      Hai la capacità (rarissima) di rendere bevibili e godibili calici amarissimi stracolmi di umane debolezze.
      Molti applausi da parte mia, forte. Come sempre.
    10. forteapache 11 settembre 2012 ore 15:05
      Ringrazio per i complimenti, anche se li considero ( ma nessuno mi crederà) immeritati
    11. galizius 11 settembre 2012 ore 23:57
      Il post e' interessante,certi comportamenti umani sono interessanti,o perlomeno curiosi,ma, che dire? Mi verrebbe un semplice: "contenta lei!"..chi puo' dire, quando una cosa basta a se stessi,se valga o non valga la pena?
      Usa gli altri?
      Ognuno lo fa',in maniera piu' velata e invisibile forse,o per fini che si credono piu' meritori,o "alti",per non dire concreti,lei usa chi e' predisposto ad essere usato,il suo fine e' un piacere che non sappiamo capire,ma che evidentemente c'e',certo,forse un comportamento esecrabile da un punto di vista morale,l'intenzione consapevole ( e riconosciuta)lo potrebbe rendere tale,(forse lo rende tale),e' anche discutibile una certa sua miopìa che non considera il rischio di incappare in una mente "debole",resa tale dal bisogno e quindi molto vulnerabile,con conseguenze,dovute all'inevitabile delusione,(che prima o poi giungera') non facilmente prevedibili...boomerang terribili che non gli auguro.
      Che altro dire,niente,o : contenta lei!
      Notte :-)
    12. forteapache 13 settembre 2012 ore 08:48
      Galizius, hai riassunto il significato del mio post in un modo che meglio non si poteva. Io posso aggiungere soltanto che da parte mia non voleva esserci nessun intento moralistico, ma solo ( o soprattutto) quello ludico ( come sempre, quasi potrei dire). Poi si sa che le caricature vengono come vengono, così come i significati che assumono agli occhi di ognuno. Una buona giornata a te.
    13. galizius 13 settembre 2012 ore 13:35
      Hai scritto un bel "pezzo",ogni paragrafo contiene materiale sufficiente per pensare a lungo,salvo poi arrendersi con le mani che pescano aria,ludico dici,ma una situazione molto probabile oserei dire.
      Sai,forse mi contraddirro',(mi importa poco nel caso,le persone stesse contengono moltitudini in contraddizione,dipende su quale "personaggio" in egli contenuto ti concentri,servirebbe una "mappa" in scala 1-1,ma una mappa del genere,ha detto qualcuno,sarebbe inservibile...)io ci vedo una gran disperazione in una parte di lei,una disperata richiesta d'aiuto,la scelta ingenua di una "cura" che da' sollievo,(finche' durera' almeno), palliativi per tirare avanti. E,in fondo, il mio "contenta lei" e' un modo per lavarmene le mani,per restare fuori da problematiche che non so e non posso risolvere,se non, (nel caso), con altri palliativi altrettanto ingenui e, comunque,di dubbia efficacia.
      Complimenti per il post,buon pomeriggio.
    14. forteapache 13 settembre 2012 ore 17:04
      Il gioco sta nello strumento usato ( un’improbabile confessione al femminile), non avendone molti altri a disposizione, a parte l’intuito: non sono uno psicologo o che so io – a parte il fatto che io faccio la caricatura di un genere e non di una persona precisa, anche se ovviamente pesco dalla mia esperienza. Ma non sarei così catastrofico come nell’analisi che ne fai tu: contrariamente a quelle che sembrano le tue convinzioni, l’insoddisfazione è una costante del mondo femminile, non solo di una comunità virtuale ( più di quella maschile, di sicuro), e il caso da me descritto, sempre secondo la mia esperienza, è in linea con gli altri, a parte forse un eccesso di fantasia e di creatività. Ti ringrazio per i complimenti
    15. LAMPINELSILENZIO 15 settembre 2012 ore 20:25
      ....:rosa
    16. Lovemy.Love 17 settembre 2012 ore 20:52
      ciao .... io parlo per me stessa ... io ho conosciuto personalmente 2 uomini in questa chatta e sono finita anche sul materasso , é nata una relazione con frequentazione quindicinale.... adesso ti posso dire che dopo queste esperienze preferisco la mia zitellagine ... parlavano bene ma razzolavano male ... sono stata sputtanata ma di cose assurde solo per il fatto di averli lasciati ... ora come ora sono zitella e ne sono felicissima ... incontri chattaroli basta ... ross
    17. forteapache 18 settembre 2012 ore 00:58
      Lovemy, evidentemente sei stata sfortunata, ma non bisogna generalizzare.
    18. cioccolatino111 22 settembre 2012 ore 16:38
      "Io non ci provo nemmeno a incontrare gli uomini nel virtuale, perché è come farlo al buio, e a furia di camminare senza sapere dove metti i piedi finisci per posarli sulla merda."

      ****
      L'amica la compatisco anche io. Posso capire una donna sposata che, causa cavoli suoi, rifiuta di incontrare uomini conosciuti virtualmente.
      Ma il tal pensier espresso cui sopra...credo che provenga dalla paura.
      Forse è la sua incapacità di amare che, assieme al terrore di doversi esporre come persona, non la fa provare nemmeno.
      Di solito, il buio, lascia prima o poi il posto alla luce...e con la luce, (a meno che non siamo proprio accecati di nostro), puoi vedere.
      Puoi vedere bene chi ti sta di fronte...ma anche sentire, percepire e capire, se hai efettivamente pestato una "merda", oppure colto un raro fiore.

      Fino a ....
      "Una volta sposa di un uomo con il quale ormai non ci tocchiamo neanche per sbaglio e madre di due ragazzi che tendono sempre di più ad andarsene per i cazzi loro, ho dovuto rivolgere gli occhi e il cuore altrove per restare viva, non senza aver prima ringraziato la sorte per avermi regalato la sicurezza di una casa, oltre a quella di un lavoro ben retribuito."
      ****
      Ho provato una certa simpatia verso l'autrice.

      Continuando a leggere però...
      "Io poi ho un talento innato per questo tipo di esperimenti, di sicuro sono una lontana parente di quel Pavlov che lavorava con i
      cani..."
      La signora in questione, (ma posso anche sbagliare), appare egocentrica e molto sicura di sé nel fare esperimenti sui..."cani".
      In questo modo ha spazzato via la mia leggera simpatia e una certa solidarietà data alla sua, diciamo, insulsa vita coniugale.

      E ancora...dopo aver ammirato (pur essendo donna), le belle gambe e le belle mani di un'altra donna...(pure la tazzina ammiro...)
      leggo tra le righe disprezzo e commiserazione (o forse soltanto sarcastica-ironia?) da lei versati sui poveri "cani" da esperimento, e che negli anni ha sperimentato.
      In lei ho notato pure, un profondo piacere, del vero divertimento e un sottile sadismo nel perpetrare...l'ambiguità.
      Mah...!!
      A sua insaputa, forse, pure lei è caduta dentro quell'amore che è sempre di più un riflesso condizionato...certamente, non nato il suo dalla paura... ma dalla conquista.
      E allora...come ha scritto galizius: contenta lei!
      Sicuramente, non sono felici e contenti tutti coloro che sono caduti e rimasti impigliati nella sua fitta rete tessuta con ossessiva metodicidità.

      Quasi tutti leggiamo il vuoto dentro lei e la commiseriamo. E se fosse invece la signora a commiserarci? Che ci compatisce???

      Rileggo l'inizio e copioincollo:

      "da tempo ho capito che per una donna l'amore è sempre di più un riflesso condizionato che nasce dalla paura, che scatta
      cioè all’idea di restare zitella e che per conseguenza un uomo bisogna trovarlo a tutti i costi o quanto meno inventarselo. "

      Eh no...direi proprio no! non condivido per niente questa sua convinzione di aver capito che per una donna l'amore...
      semmai, "che per alcune donne l'amore..."
      Vorrei precisare che il timore di restare soli, appartiene sia alle donne sia agli uomini...anzi, sono proprio quest'ultimi, (non tutti), quelli che hanno più paura della solitudine.
      La differenza è che gli uomini con un proprio metodo risolvono subito...
      mentre le donne la trascinano per anni struggendosi.

      Ti lascio da leggere questa splendida poesia di Emily Dickinson:

      Sola non posso essere
      poichè schiere mi visitano
      compagnia senza traccia
      che elude chiavi.
      Non hanno vesti, nè nomi
      non almanacchi, nè armi
      ma case diffuse come gnomi.
      Il loro venire è annunciato
      da messaggeri interiori
      Il loro andare non lo è
      poichè non vanno mai...

      (preferisco questa all'altra versione).

      Un carissimo saluto e un abbraccio.
      ciao.

      PS.
      Come sempre...sei insuperabile!
    19. forteapache 22 settembre 2012 ore 17:06
      Veramente ti sei superata tu. Quanto a lunghezza di commento, almeno. Com'è difficile però uscire indenni ( in un post) da disamine così attente... Comunque, fra tutte le cose che ho scritto senza pensarci troppo, l'amore visto come riflesso condizionato che nasce dalla paura ( un concetto mio e soltanto mio, ci tengo a dire) è quella su cui ho scherzato di meno. Ti ringrazio del commento e ricambio l'abbraccio.
    20. cioccolatino111 22 settembre 2012 ore 17:13
      Tu hai scherzato e io mi sono divertita....dilungandomi forse troppo :-)
      Un altro abbraccio.
    21. kimi.777 23 settembre 2012 ore 17:02
      Le prime frasi sono da incorniciare :ok :ok :ok :clap :kissy :kissy :kissy
    22. ClarissaDalloway 27 settembre 2012 ore 22:53
      Dissacrante, sarcastico, attento lettore sia delle dinamiche di chat che degli animi che la popolano (non ho scritto anime, ndr).
      Confessa, FA... tu contatti ogni tipologia "chattica" per carpirne i desideri e i segreti più inconfessabili, le azioni più "nascoste"!... Son mesi (forse anni) che ti leggo e in ogni post "sociale" tu azzecchi sempre!!! Come è possibile? :-)
    23. illaka 29 settembre 2012 ore 23:08
      chapeau... ;-)
    24. cioccolatino111 02 ottobre 2012 ore 15:51
      una :rosa per te!
    25. salyma 13 ottobre 2012 ore 21:15
      Esistono dvvero donne così? poverette!!!
      Bravissimo tu nell'attenta disamina e nell'esposizione di modi di vivere esecrabili .
      Buona notte :rosa

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