DISPREZZO E DISINTERESSE PER LA VITA

14 ottobre 2019 ore 11:59 segnala
Mi tornano alla mente due film,non cosi' per caso ma volutamente.Li uso spesso in questi ultimi tempi questi due titoli...purtroppo...
Il primo è:
IL VENTO NON SA LEGGERE
Come non sanno leggere le distorte menti dei grandi(ma minuscoli)governanti della nostra amata e martoriata terra;quando si tratta di affrontare i più semplici diritti di ogni essere vivente.
RISPETTO PER LA VITA
RISPETTO PER LA DIGNITA' DI OGNI ESSERE UMANO
RISPETTO PER LA SALUTE
RISPETTO PER I PIU' PICCOLI E I PIU' DEBOLI.
Il secondo è:
FINCHE' C'E' GUERRA C'E' SPERANZA
Avvoltoi affamati di carni straziate che brindano col sangue versato da idealisti e comandati nei campi di battaglia sperimentando sulla loro pelle e su quella di inermi cittadini nuove tecnologie di distruzione dell'umanità.
E noi italiani fra questi avvoltoi siamo ai primi posti con la nostra industria bellica.
ORA C'E'SOLO IMMENSO FRAGORE DI BOMBE E URLA CHE SI PERDONO NEL VUOTO CHE RIMANE.
Mi è tornato alla mente un vecchio canto dei nostri soldati nelle trincee della prima guerra mondiale,allora il rumore assordante era questo:
TA PUM...TA PUM...

Il ritornello è ispirato al rumore degli spari della fucileria austro-ungarica dove il "TA" è il rumore della pallotta e il "PUM" il rumore dello sparo del fucile in dotazione alle truppe austriache ed in particolare ai cecchini.

L’Ultima Cena (opera di Salvador Dalì)

12 ottobre 2019 ore 14:24 segnala

L’autore, in questa opera, affronta in particolar modo il tema dell’arte sacra. La sua pittura oscilla fra il sacro ed il profano, sconvolgendo la classica iconografia tradizionale e utilizzando simboli esoterici difficili da interpretare. L’autore si ispira sicuramente al famosissimo affresco di Leonardo Da Vinci e ad altri esempi pittorici di celebri artisti che trattano il tema topico dell’arte sacra. Dalí, con questo dipinto, sconvolge i canoni della classica iconografia tradizionale.

Nella sua tela, il pittore raffigura Gesù donandogli sembianze androgine, attribuendogli i lineamenti di Gala, la moglie di Dalì. Questa provocazione venne definita blasfema dal mondo cattolico e suscitò un comprensibile scandalo alla sua prima esposizione.
Nel dipinto si può notare come la figura del Cristo risulti essere attraversata da una intensa sorgente luminosa che proviene dall’incantevole paesaggio alle sue spalle, rappresentato dalla baia di Port Lligat, sita nelle vicinanze della casa del pittore. Gesù risulta quindi apparentemente seduto a tavola con i discepoli, mentre invece si trova immerso nell’acqua con una barca di fronte. Si può notare come Gesù indica, alzando le dita, che esiste un Dio nell’alto dei cieli, lasciando presagire di essere ormai pronto alla sua partenza per il regno celeste.

In questa raffigurazione del pittore spagnolo, Gesù sta dunque abbandonando gli apostoli ben prima della crocifissione. I dodici apostoli sono collocati in modo perfettamente simmetrico attorno al Maestro. I loro volti però non sono ben visibili, poiché in quel particolare momento si trovano genuflessi in preghiera. È impossibile quindi riconoscere chi tra di essi sia Giuda, l’uomo simbolo del tradimento perpetrato ai danni di Gesù Cristo. Gli apostoli vengono raffigurati con le loro vesti candide durante l’ultima cena, la tavola è spoglia e poco imbandita. Si può scorgere solo un pane spezzato e un calice (o meglio, un bicchiere) di vino.
Alle spalle del Cristo si intravede una figura umana a dorso nudo che simboleggia Dio, il cui volto è invisibile. Si tratta di un palese richiamo ad un altro soggetto dell’arte sacra, quello della trasfigurazione.

L’ambientazione è assolutamente singolare: la scena dell’Ultima cena di Dalì si svolge all’interno di un dodecaedro. Il poliedro che fa da sfondo alla scena ha quindi dodici facce: dodici come il numero degli apostoli. Dalì prende spunto dalla cosmologia aritmetica e filosofica basata sulla mistica e sublime paranoia del numero dodici: così facendo accosta la figura del Cristo a strutture matematiche, che permettono di proiettare la vita terrena di Gesù in una dimensione metafisica.
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« immagine » L’autore, in questa opera, affronta in particolar modo il tema dell’arte sacra. La sua pittura oscilla fra il sacro ed il profano, sconvolgendo la classica iconografia tradizionale e utilizzando simboli esoterici difficili da interpretare. L’autore si ispira sicuramente al famosissimo...
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A ME PIACE WAGNER

10 ottobre 2019 ore 12:07 segnala

Una leggera brezza sfiora i rami dei secolari alberi che danno vita alla foresta.Ogni ramo emette una nota lenta delicata come una carezza e l'insieme di quelle note forma l'anima della foresta.Echi si rincorrono come bimbi ma...sono folletti fate gnomi che alacremente lavorano nella natura per donare a noi”grandi sapienti”l'immagine reale della meraviglia che ci è stata donata.Ecco poi l'incedere elegante del cervo che saluta con gioia i suoi amici.Uno stormo di uccelli si incrocia con un'altro formando un incredibile balletto di colori piume e gentili cinguettii.
Gandalf torna con i piedi sulla terra è solo musica.NO IO STO IN QUESTA DIMENSIONE PERCHE' AMO L'INCREDIBILE TANTO DA FARLO SENTIRE PER ME VERO.

A ME PIACE WAGNER

10 ottobre 2019 ore 12:06 segnala

Una leggera brezza sfiora i rami dei secolari alberi che danno vita alla foresta.Ogni ramo emette una nota lenta delicata come una carezza e l'insieme di quelle note forma l'anima della foresta.Echi si rincorrono come bimbi ma...sono folletti fate gnomi che alacremente lavorano nella natura per donare a noi”grandi sapienti”l'immagine reale della meraviglia che ci è stata donata.Ecco poi l'incedere elegante del cervo che saluta con gioia i suoi amici.Uno stormo di uccelli si incrocia con un'altro formando un incredibile balletto di colori piume e gentili cinguettii.
Gandalf torna con i piedi sulla terra è solo musica.NO IO STO IN QUESTA DIMENSIONE PERCHE' AMO L'INCREDIBILE TANTO DA FARLO SENTIRE PER ME VERO.

MA SE INVECE DELLE ARMI...

07 ottobre 2019 ore 15:32 segnala
Carissime amiche,con molte di voi sono ormai anni che ci scambiamo pensieri emozioni e tutto quello che questa chatt ci da la possibilità di condividere.Sappiamo molto di ognuno di noi per averlo raccontato su queste pagine e speriamo di poterlo fare ancora per molto tempo.Questa premessa per riconfermare un mio pensiero che mi accompagna sin dalla più giovane età.
Si è conclusa ieri a Savona l'adunata annuale degli Alpini;meraviglioso esempio di solidarietà
e di aiuto ai più bisognosi da sempre.Come sapete io sono ASSOLUTAMENTE CONTRARIO ALL'USO DELLE ARMI!In ogni occasione e in qualsiasi evento.Sono contrario agli ordini urlati e alle gerarchie che di questi ordini fanno una loro ragione di vita.NON SONO UN ANARCHICO o per lo meno non nel senso della violenza(come diceva l'indimenticabile DON GALLO,sono un anarchico angelico) e del non rispetto delle regole democraticamente sancite dalla nostra COSTITUZIONE.Questa manifestazione mi ha riconfermato che l'amore per la nostra Patria è sempre vivo nei cuori di questi giovani ormai di una certa età,e viene riconfermata ogni anno con queste adunate gioiose fatte di canti”bevute”armonia e cameratismo nel senso più pulito del termine.Non so se ora col servizio di leva volontario continuerà a sopravvivere quello che una volta era un'obbligo,si,ma per questo corpo una gioia assolverlo.Perchè tutte queste parole?
Lo sapete che io vivo di utopia e fantasia ma,se tutti gli eserciti del mondo invece delle armi usassero questi splendidi strumenti e ogni guerra fosse combattuta con la capacità di interpretare al meglio l'armonia che ogni”combattente”riesce ad esprimere con il suo strumento?
LASCIATEMI SOGNARE...





Madonnina dai riccioli d'oro - Enrico Musiani
la scolpita in un tronco d'abete un bel pastorello
da l'altare di quella chiesetta che guarda la valle
poi qualcuno colori e pannello lan dipitturata
ora il simbolo d'ogni viandante che passa di la
Madonnina dai riccioli d'oro
stai pregando su dimmi per chi?
per quel uomo che suda in un campo
per la donna che soffre da tempo
tu d'estate sei li sotto il sole e l'inverno tra il gelo e la neve
al tepore della primavere, circondata di fiori sei tu...
filo diretto col paradiso, dona hai malati un conforto e un sorriso, prega tuo figlio digli che noi siamo cristiani e siam figli tuoi
son passato un mattino d'autunno sul verde sentiero, la madonna dai riccioli d'oro non c'era, mistero
nella nicchia deserta mancava quel dolce tesoro e un viandante che passa d'avanti pregare piu non puo.
madonina dai riccioli d'oro, stai pregando su dimmi per chi?
per quel uomo che suda in un campo
per la donna che soffre da tempo per la donna che soffre da tempo
tu d'estate sei li sotto il sole e l'inverno tra il gelo e la neve
al tepore della primavere, circondata di fiori sei tu...
filo diretto col paradiso, dona hai malati un conforto e un sorriso, prega tuo figlio digli che noi siamo cristiani e siam figli tuoi
pastorello e pittore d'un tempo c'è urgente bisogno di voi, la madonna dai riccioli d'oro, ritornate a fare per noi,
filo diretto col paradiso, dona hai malati un conforto e un sorriso, prega tuo figlio digli che noi siamo cristiani e siam figli tuoi, siamo cristiani e siam figli tuoi
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Carissime amiche,con molte di voi sono ormai anni che ci scambiamo pensieri emozioni e tutto quello che questa chatt ci da la possibilità di condividere.Sappiamo molto di ognuno di noi per averlo raccontato su queste pagine e speriamo di poterlo fare ancora per molto tempo.Questa premessa per...
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INDOSSIAMO LA “KHATA”: LA SCIARPA DELLA FELICITA’

02 ottobre 2019 ore 12:09 segnala

Nei documentari o filmati riguardanti il Tibet, quante volte abbiamo visto fedeli, monaci o persone comuni portare o offrire delle sciarpe bianche?
Stiamo parlando della “sciarpa della felicità” meglio nota in Tibet con il nome di Khata o Kathak. Questa è a tutti gli effetti uno dei simboli del buddhismo tibetano. Che ci si trovi in Mongolia, a Lhasa o nel centro della Cina, chiunque segui il bussiamo lamaista è avvezzo alla Khata. Questa altro non è che una sciarpa, utilizzata nelle cerimonie civili e religiose, che viene spesso offerta come dono alle divinità, ai Lama, alle coppie di sposi, ma anche ai semplici viaggiatori.
Noi in occidente, siamo soliti vedere sciarpe di colore bianco, ma ad onor del vero, queste Khata possono essere di diversi colori e forme. Per le autorità religiose o civili, la sciarpa della felicita, secondo tradizione, è ancora quella di seta bianca. Secondo il buddhismo lamaista, il bianco è quel che simboleggia la perfezione spirituale di Buddha. Tuttavia non è inusuale imbattersi nei templi o monasteri, in Khata di colore arancio o giallo, lunghe ben quattro metri per un metro di larghezza. Queste, quasi come fossero le variopinte “bandiere di preghiera”, hanno la trama ricamata con alcune formule sacre dei mani e gli “otto simboli di buon augurio”.
Per offrire una Khata bisogna tenere conto di un rituale ben preciso. Che sia un lama, un semplice fedele o una divinità, il rigido manuale impone di porgere la sciarpa della felicità a mani giunte all’altezza della fronte, inclinando il busto, in segno di rispetto. Se la khata viene restituita a sua volta al donatore, questa verrà da lui conservata come prezioso talismano.
Tradizionalmente tutte le Khata erano prodotte in seta. Tuttavia oggi sono largamente in uso khata di cotone leggero o anche di semplice tessuto sintetico: non per questo hanno perduto però la loro valenza simbolica e continuano ad essere offerte dai fedeli alle divinità come doni devozionali.
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« immagine » Nei documentari o filmati riguardanti il Tibet, quante volte abbiamo visto fedeli, monaci o persone comuni portare o offrire delle sciarpe bianche? Stiamo parlando della “sciarpa della felicità” meglio nota in Tibet con il nome di Khata o Kathak. Questa è a tutti gli effetti uno dei s...
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OIKONOMOY

24 settembre 2019 ore 16:37 segnala

Pittore, scultore e architetto, insignito del titolo di Artista dell'Unicef, Oikonomoy ha un curriculum artistico di rilievo: è autore di numerose opere note a Genova, come le sculture per l'ospedale Gaslini e per l'ospedale Evangelico, e della più grande vetrata dipinta di chiesa in Italia, quella di Santa Maria e San Giustino a Montesignano.
Un artista conosciuto, che si cimenta con un tema evocativo, che crea un ideale trait d'union tra passato e presente, tra la terra d'origine e quella scelta per vivere e dipingere: un lungo percorso d'arte. Anzi, lunghissimo.




chiesa di Montesignano

chiesa di Montesignano
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« immagine » Pittore, scultore e architetto, insignito del titolo di Artista dell'Unicef, Oikonomoy ha un curriculum artistico di rilievo: è autore di numerose opere note a Genova, come le sculture per l'ospedale Gaslini e per l'ospedale Evangelico, e della più grande vetrata dipinta di chiesa in ...
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DIALOGO TRA ABRAM E IL BIMBO SHAMAS

19 settembre 2019 ore 15:53 segnala
Shamas non rinuncia a domandargli di quel Dio più potente di Enlil di Ninura e anche di Marduk;perciò,durante il lungo cammino verso Carran ,Shamas senti' raccontare da Abram che non c'era altro Dio all'infuori di Lui,gli altri dèi erano solo figure di argilla.
“Allora Marduk non ha lottato contro Tiamat?”
“Tiamat,la dea del caos...”rispondeva sorridente Abram.”Tu credi che ci sia un dio incaricato del caos,un altro dell'acqua,un altro dei cereali,un altro delle pecore,un altro delle capre?”
“E' quello che mi ha insegnato Ili.Vedi Marduk lottò contro Tiamat,e la divise in due pezzi,con uno fece il Cielo,e con l'altro la Terra.E dai suoi occhi sgorgarono il Tigri e l'Eufrate,e con il sangue del marito della dea,il dio Kingu,modellò l'uomo.Marduk disse a Ea:”Impasterò il sangue e formerò le ossa.Voglio dare vita a una creatura,il cui nome sarà ^uomo^.Voglio creare l'essere umano,l'uomo che si incarichi del culto degli dei affinchè possano essere adorati”.
Shamas ripetè le parole ascoltate tante volte da Ili,che esortava i suoi alunni a imparare l'Enuma elish,il poema della creazione dell'uomo.
“Bè,vedo che ti è rimasto qualcosa di ciò che ti ha insegnato Ili.”
Si,ma dimmi la verità Marduk esiste?”
“No non esiste”
“Esiste solo il tuo Dio?”
“Esiste solo Dio.”
“Allora,tutti gli uomini si sbagliano,tranne te?”
“Gli uomini cercano di spiegarsi ciò che accade e guardano al cielo pensando che li ci sia un dio per ogni cosa.Se guardassero dentro il proprio cuore,troverebbero la risposta.”
“Sai,io cerco di guardare nel mio cuore,come mi hai detto tu,ma non trovo nulla.”
“Si,invece,hai trovato la strada per giungere a Dio,dato che chiedi di Lui e vuoi incontrarlo.”

da LA BIBBIA D'ARGILLA
di JULIA NAVARRO

AMAZING GRACE

18 settembre 2019 ore 14:09 segnala

Il titolo, che significa "grazia incredibile", fa riferimento a diversi passi biblici:
«Per questa grazia, infatti, siete stati salvati mediante la fede; questo non viene da voi ma è grazia di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.»

(San Paolo, Lettera agli Efesini 2,8-9)
«Chi sono io, Signore Dio, perché Tu mi abbia condotto fin qui? E quasi fosse poco ai tuoi occhi, o Dio, ora parli della casa del tuo servo nel lontano avvenire; mi hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa, Signore Dio!»


La melodia è forse di derivazione irlandese e comparve per la prima volta tra i canti popolari d'America in una raccolta intitolata Virginia Harmony di Carrell e Clayton (1831).

L'autore è John Newton, ex capitano di navi negriere, e può considerarsi un inno di ringraziamento a Dio per la grazia della sua conversione, tanto più "sorprendente", quanto più infima era la sua professione. Il percorso che portò l'autore alla riscoperta del cristianesimo fu lungo e tormentato: orfano di madre a sei anni, all'età di undici anni decise di seguire le orme del padre marinaio abbandonando gli studi classici intrapresi. Trascorse l'adolescenza nella Marina Britannica, non senza problemi perché venne messo ai ferri per motivi disciplinari e successivamente fu venduto a un colono della Sierra Leone. In seguito a questi eventi perse la fede giungendo a fare professione di ateismo e ad assumere volutamente comportamenti empi e irriverenti. Riuscì ad evitare un destino di schiavitù arruolandosi come marinaio semplice su un'imbarcazione, e riuscì in seguito a fare carriera diventando capitano di imbarcazioni negriere intorno alla metà del Settecento. Nelle sue memorie lascia un ricordo di quel periodo, che doveva segnare profondamente la sua coscienza, e del disagio che lo condurrà infine all'abbandono di quella professione e alla conversione religiosa:

«Durante il tempo in cui ero occupato nel commercio degli schiavi, io non ebbi mai il minimo scrupolo in quanto alla legittimità di tale traffico. In generale io ne ero soddisfatto, come di una cosa che la Provvidenza stessa mi aveva destinato, sebbene per molti riguardi era lungi dall'essere di mia scelta... Io considerai me stesso come una specie di carceriere o di guardiano e alle volte ero disgustato di un impiego dove non si trattava d'altro che di ceppi, catene e ferri. Considerando questo, io avevo spesso pregato il Signore che egli, a suo proprio tempo, si compiacesse di situarmi in situazione più umana...»
«Grazia incredibile! Quanto è dolce il suono,
che ha salvato un miserabile come me!
Un tempo ero perso, ma ora mi sono ritrovato.
Ero cieco ma ora vedo.
È stata la Grazia ad insegnare al mio cuore il timore (di Dio)
ed è la Grazia che mi solleva dalla paura;
Quanto preziosa mi è apparsa,
Nell'ora in cui ho iniziato a credere!
Attraverso molti pericoli, insidie e fatiche
sono passato;
La Grazia mi ha condotto in salvo fino a qui,
E la Grazia mi condurrà a casa.
Il Signore mi ha promesso il bene,
la Sua parola dona certezza alla mia speranza;
Egli sarà la mia difesa e la mia eredità,
per tutta la durata della vita.
Già, quando questa carne e questo cuore verranno meno,
E la vita mortale avrà fine,
io entrerò in possesso, oltre il velo,
di una vita di gioia e pace.»

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Tibet-Splendore e purezza nelle opere di Han Yuchen

13 settembre 2019 ore 13:24 segnala

Han Yuchen è un artista dai mille volti e dalle straordinarie risorse.  Le sue opere sono parte di collezioni pubbliche e private in ogni angolo del mondo, dal Museo Nazionale di Cina a Pechino all’ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy.
Grande appassionato dell’arte italiana, Yuchen ha saputo trasferire nei suoi dipinti, sia le tecniche pittoriche dei grandi maestri del Rinascimento che le atmosfere e il “taglio” fotografico della narrazione.
Una miscellanea di tecniche e di accorgimenti che non mancherà di stupire i visitatori della mostra.

«Una magistrale padronanza dei mezzi formali e tecnici consente all’artista di catturare la potenza della luce, la vividezza dei colori e lo splendore atmosferico delle grandi altitudini e, inoltre, di effigiare e documentare con possente realismo la vita quotidiana negli ambienti naturali, la persistenza delle tradizioni nomadiche e pastorali, monastiche e sociali. Il risultato è una ricchissima galleria di ritratti individuali e di gruppo che con accenti vibranti e molto umani ci parlano del destino esistenziale e spirituale del popolo del ‘Tetto del Mondo’, della sua stupefacente resilienza a condizioni climatiche estreme, ma soprattutto della sua forza spirituale, della sua inclinazione mistica e della sua anima collettiva pervasa dalla luminosità del cielo e dalla purezza della terra e dell’aria».
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« immagine » Han Yuchen è un artista dai mille volti e dalle straordinarie risorse.  Le sue opere sono parte di collezioni pubbliche e private in ogni angolo del mondo, dal Museo Nazionale di Cina a Pechino all’ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy. Grande appassionato dell’arte ...
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