Il Bafometto tra archetipo e leggenda

15 febbraio 2019 ore 11:34 segnala

l processo medievale ai Templari ha dato origine a grandi contrasti tra gli studiosi, non solo per le ragioni politiche ed economiche che probabilmente lo causarono, ma soprattutto per il grande valore misterico di alcune figure come il Bafometto (o Baphomet) che fu idolatrato, secondo le accuse, da questi uomini d'armi.
Un lungo processo


Sodomia, eresia e idolatria
Ecco quindi, all'alba del 13 ottobre 1307, la prima mossa della strategia ordita da Filippo IV: l'arresto di tutti i templari del regno e la confisca dei loro beni. Il fatto che i cavalieri non oppongano resistenza - obbedendo a un ordine preciso impartito loro proprio dal Gran Maestro Jacques de Molay - è a tutt'oggi un elemento dibattuto e problematico nella ricostruzione storica. Sia come sia, il primo atto del cammino che porterà alla dissoluzione dell'Ordine è compiuto. Sodomia, eresia e idolatria sono i terribili crimini dei quali i templari debbono rispondere. Saranno cinque lunghi anni di interrogatori e torture - e di "confessioni" ottenute mediante tortura -, e al termine il processo culminerà con la bolla papale Vox in excelso del 3 aprile 1312, che sancirà lo scioglimento e la soppressione dei cavalieri del Tempio. La volontà del re di Francia è realizzata: i templari - facoltosi e temuti banchieri ante litteram - nulla potranno più esigere dal loro massimo debitore, Filippo il Bello. Il quale, pure, si impossesserà di parte delle ricchezze dell'Ordine, in questo modo rimpinguando le casse della corona.


Il Bafometto
Fra i capi d'accusa ascritti ai cavalieri del Tempio spicca certamente quello dell'adorazione sacrilega del Baphomet, o Bafometto. Un'imputazione e un tema che merita senz'altro un approfondimento, tanto l'argomento, affrontato in passato ripetutamente e a diversi livelli, finisce per fondere - e a volte confondere - insieme dati storici e leggenda. Ma cosa - o chi - era il Bafometto? E' necessario innanzitutto partire da elementi attestati, quali i verbali dei procedimenti che coinvolsero i templari. Le deposizioni e i vari resoconti degli atti giudiziari descrivono il Baphomet come un idolo - un busto o, più spesso, una testa - rappresentante un uomo barbuto dallo sguardo acceso; in altre occasioni se ne evidenzia il colore rossastro della pelle e la lunga capigliatura (attributo, quest'ultimo, notevolissimo per il periodo, poiché tratto marcatamente non virile). Vi sono poi le istruzioni che Filippo il Bello assegnò ai suoi balivi e siniscalchi (coloro che avrebbero proceduto alla cattura dei cavalieri); in queste il re francese definisce l'idolo «una testa d'uomo con una lunga barba, la quale testa essi baciano e adorano a tutti i loro capitoli provinciali, ma ciò non è noto a tutti i fratelli, a eccezione del Gran Maestro e degli anziani». Le note di Filippo IV ai suoi funzionari, dunque, testimonierebbero che il presunto culto blasfemo del Bafometto non sarebbe stato collettivo all'interno dell'Ordine. Ancora: fondamentale, a sostegno dell'accusa relativa all'adorazione del Baphomet, sarebbe stato il ritrovamento, nel corso del processo, di un busto in legno e cuoio raffigurante un uomo barbuto. Il simulacro - forse un reliquiario, poiché al suo interno stavano due frammenti di cranio umano - fu rinvenuto proprio nella casa madre templare di Parigi e andò a costituire una prova materiale per tutto l'iter giudiziale, a supporto delle varie credenze e dicerie dei detrattori dei cavalieri. Tali maldicenze, spesso interessate, sulle quali fu eretto il castello accusatorio, insistevano sulla sodomia e, più in generale, sull'omosessualità diffusa tra i confratelli - omosessualità alla quale veniva attribuito un preciso carattere rituale eretico, visto che le pratiche illecite avrebbero avuto luogo attorno all'idolo del Baphomet. E a questo proposito non va dimenticata la connotazione androgina dell'effigie, con i suoi capelli lunghi chiaramente femminili.


Stefano Valente
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« immagine » l processo medievale ai Templari ha dato origine a grandi contrasti tra gli studiosi, non solo per le ragioni politiche ed economiche che probabilmente lo causarono, ma soprattutto per il grande valore misterico di alcune figure come il Bafometto (o Baphomet) che fu idolatrato, second...
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SCIAMANI LAPPONI

05 febbraio 2019 ore 14:25 segnala

La Lapponia è la parte magica del Nord Europa, il suo territorio comprende una vasta area che attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. E' la terra del popolo del grande nord, il popolo sami. Una tempo, questa gente viveva in modo nomade, in maniera molto simile a quello degli indiani del Nord-America. Le loro abitazioni mobili erano costituite da una specie di tipì fatto di pelli o legno e corteccia, con una parte scavata nella terra e la renna era il loro animale totemico. Vivevano di caccia, pesca e della raccolta di frutti e piante spontanee in piccoli villaggi, condividendo tutto quello che veniva raccolto. Per loro, allora come oggi, coltivare la terra, ararla, era come mancarla di rispetto.

Come la maggior parte dei popoli nativi, la loro vita si fondava in una profonda unione con la Natura, di cui essi rispettavano i frutti (animali selvatici, pesci, frutti e piante spontanee). A questo proposito, ricordo ancora l'inverosimile racconto di un vecchio sami, che - ricordando i suoi lontani giochi d'infanzia - mi confessò che quando giocando, con i suoi coetanei, gli capitava di spostare involontariamente una pietra, suo padre si irritava con lui, perché sosteneva che la natura non si doveva modificare in nessun modo, neanche in una pietra, perché era perfetta così com'era.

Una terra di maghi
Gli sciamani sami che tenevano i contatti con gli "altri mondi", venivano chiamati Maghi e Maghe. Già nell'Epopea Kalevala (epopea finnica) che racconta la saga del popolo finnico fino dalla creazione del Mondo si parla della grande e potente Donna del Nord, la Maga, in grado di trasformarsi in qualsiasi animale e incantare la Natura. I maghi del Nord usavano ed usano ancora oggi il tamburo sciamanico per contattare gli spiriti. E uno dei momenti più cari che ricordo dell'ultimo viaggio in Lapponia è stato proprio il canto di un vecchio sciamano, accompagnato dal suono di un tamburo privo di pittogrammi, poiché tradizionalmente i disegni del tamburo riportano la mappa sciamanica del Mago, cosa che non può essere mostrata pubblicamente.
di Tuuli Nevasalmi

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« immagine » La Lapponia è la parte magica del Nord Europa, il suo territorio comprende una vasta area che attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. E' la terra del popolo del grande nord, il popolo sami. Una tempo, questa gente viveva in modo nomade, in maniera molto simile a quello degli ...
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LEANDER ENGSTROM

01 febbraio 2019 ore 11:28 segnala

Per Leander Engström , a volte indicato come The Elder (27 febbraio 1886, Ytterhogdal - 6 febbraio 1927, Stoccolma ) era un pittore svedese. Si è specializzato in ritratti e scene colorate e selvagge in stile espressionista .

Dopo aver frequentato la scuola elementare di Ljustorp , la sua famiglia si trasferì a Sundsvall , dove lavorò in una segheria fino all'età di quattordici anni. Nel 1901 divenne assistente del giornale locale e si unì a un gruppo di artisti amatoriali diretti da Helmer Osslund .

Grazie al sostegno finanziario di Karl Nordstrom , è stato in grado di iniziare gli studi presso la Artists 'Association School , dal 1907 al 1908, poi è andato a Parigi, dove ha preso lezioni da Henri Matisse .
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« immagine » Per Leander Engström , a volte indicato come The Elder (27 febbraio 1886, Ytterhogdal - 6 febbraio 1927, Stoccolma ) era un pittore svedese. Si è specializzato in ritratti e scene colorate e selvagge in stile espressionista . « immagine » Dopo aver frequentato la scuola elementare d...
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I GIORNI DELLA MERLA

29 gennaio 2019 ore 10:54 segnala

Questa è una storia che ho sentito raccontare tantissimi anni fa,poi non più.Eppure quella volta mi ha affascinato e non l’ho più scordata!In un paese sperduto tanto tanto tempo fa,c’era un Granducato il nome del duca era Merla.Il duca viveva nel suo castello con la moglie e la figlia una graziosa ragazza che passava le sue giornate alla finestra della sua camera perché era sola e,il padre non voleva che si incontrasse con i villani suoi servitori.Non le mancava nulla ma al tempo stesso era infelice,finchè un giorno non vide un bel ragazzo che strigliava il cavallo del duca.
Era esile biondo e dai gesti gentili.Da quella volta tutti i giorni che il duca rientrava dalla cavalcata lei stava alla finestra per vedere quel giovane,ma lui non si era ancora accorto di lei.Non passò molto tempo che per un movimento improvviso del cavallo,il giovane si scostò e alzando gli occhi vide la ragazza e rimase folgorato dalla sua bellezza e dalla sua grazia.Da quel giorno tutti i giorni i loro occhi si incontravano e si trasmettevano messaggi che solo i loro cuori potevano percepire.
Il duca se ne accorse e da quel giorno fece murare le finestre della camera della ragazza.Lei continuava a piangere giorno e notte,e non voleva più accostarsi al cibo finche un giorno non riusci’ più ad alzarsi dal letto e non apri’ più gli occhi.Il duca era disperato allora chiamò tutti i suoi Villani chiedendo loro se potevano far qualcosa per la sua bambina.Si fece avanti lo stalliere e disse“Signore io forse posso aiutare lei e sua figlia”,il duca furibondo rispose che lo avrebbe fatto provare ma…se non avesse fatto risvegliare la sua bambina gli avrebbe fatto tagliare la testa.
Il giovane entrò nella camera della ragazza le prese una mano e dai suoi occhi cadde una lacrima sulla mano della giovane.Lei apri’ gli occhi e vedendo il ragazzo li vicino sorrise felice.
Il duca vedendo questo si decise di non impedire la loro unione e con grandi festeggiamenti fu celebrato il matrimonio.La coppia parti’ in viaggio di nozze su di un calesse del duca,essendo l’inverno in pieno vigore,il lago che costeggiava il paese era ghiacciato e tutti transitavano da li.Anche loro si inoltrarono sul lago con il calesse ma arrivati a metà del lago,il ghiaccio si ruppee la carrozza e gli sposi furono inghiottiti nelle acque gelide….Si disse nel tempo che il ghiaccio si ruppe per il calore che l’amore dei loro cuori aveva sviluppato facendolo sciogliere.I corpi non furono mai più trovati,ma da allora quel lago pur nelle giornate più fredde non ghiacciò più perché l’amore dei due ragazzi continuava a vivere li nel fondo e sulla cima di quel lago…
Il viaggio degli sposini avvenne nel mese di gennaio il 29-30-31…e allora in onore del nome della ragazza furono chiamati i giorni della Merla…
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« immagine » Questa è una storia che ho sentito raccontare tantissimi anni fa,poi non più.Eppure quella volta mi ha affascinato e non l’ho più scordata!In un paese sperduto tanto tanto tempo fa,c’era un Granducato il nome del duca era Merla.Il duca viveva nel suo castello con la moglie e la figlia...
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VI E' MAI SUCCESSO...

26 gennaio 2019 ore 13:40 segnala
...a me si,ma cosa?Ora ve lo dico...questo è uno dei tanti episodi,che mi è capitato di associare ad altre quotidianità.Ieri sera stavo ascoltando"Lo Schiaccianoci",la stupenda armonia musicale creata dalla fantasia del grande Tchaikovsky.Pensieri oggetti doni che si animano e raccontano cosa è una realtà che vive nella fantasia.

Ora cerco di dare un senso logico a questo pensiero,Rita(mia moglie) ha la bellissima abitudine di animare la nostra casa con bellissimi peluche,creazioni statuine ninnoli che aspettano solo di essere visti e ammirati per la loro singolarità.E sul letto...è un tourbillon di orsetti gattini
pecorelle cagnolini che si sostituiscono e si rincorrono tra il letto e il loro ripostiglio.
Alla sera tocca a me preparare il lettone e allora inizio a togliere queste dolci creature inanimate,inanimate?E chi lo dice,almeno non è cosi' per me che diciamo le accudisco mettendole al loro posto dove,probabilmente a differenza di noi non dormiranno ma inizieranno a vivere.Vivere storie incredibili per noi esseri”pensanti”,come nella fiaba di Ernst Theodor musicata da Tchaikovsky.

Non ridete ve ne prego ma nel momento dello spostarle inizio a dirmi ...se prendo prima la pecorella del cagnolino?Se invece prendo l'orsetto al posto del gattino?Ci sarà fra di loro qualche sentimento di gelosia?Ma comunque per vivere la loro notte devono essere insieme cosi' quando io,noi ,iniziamo a sognare,loro con il dono che solo le cose che crediamo inanimate possiedono,ci fanno vivere nel loro mondo fantastico che alimenta cosi' la bellezza dei nostri sogni.E' mattina e Rita li sta rimettendo sul lettone.
Dopo questo ulteriore spostamento inizieranno loro a sognare?
gandalf-pino


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...a me si,ma cosa?Ora ve lo dico...questo è uno dei tanti episodi,che mi è capitato di associare ad altre quotidianità.Ieri sera stavo ascoltando"Lo Schiaccianoci",la stupenda armonia musicale creata dalla fantasia del grande Tchaikovsky.Pensieri oggetti doni che si animano e raccontano cosa è una...
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COUNTRY OF RUSTY NAILS

23 gennaio 2019 ore 14:53 segnala
E' una piccola cittadina degli USA.Nel nord...no è troppo calda...nel sud...no non è calda abbastanza...va bene dai del centro.E'strana come cittadina come lo sono i suoi abitanti,originali come tutto quello che li circonda.Il periodo è il 1850 ma potrebbe anche essere il 2050 che probabilmente non cambierebbe nulla allo stato pratico.In questa cittadina ad esempio le strade non sono asfaltate ma al tempo stesso non si vede il suolo,la terra;ogni strada è ricoperta da tavolette con chiodi piantati e sporgenti,arrugginiti,da questo il nome della cittadina.Altro particolare,gli abitanti di questo luogo non conoscono l'uso delle scarpe.Forse questo è il motivo per il quale sono sempre giovani,se non nell'aspetto nei movimenti del corpo,perchè camminare in quelle strade cosparse di chiodi e senza scarpe,fa si che la loro sia una ginnastica quotidiana che li tiene ben allenati.
Ma non è finita qui...le abitazioni non hanno una porta,nooo...c'è una botola al suolo nella quale si infila chi deve entrare in casa,poi percorre un cunicolo sotterraneo che sbuca poi nella casa.Perchè tutto questo?Semplice,i ladri dovrebbero fare troppa fatica per entrare nelle abitazioni cosi' rinunciano,credo che questo sia l'unico paese dove non avvengono furti.Mi sono ritrovato in questa strana realtà e ho cercato di inserirmi in questa illogica logicità,non è stato semplice e vi racconto il perchè e il resto.
Le abitazioni sono luminose con un tocco di straordinaria"originalità"nei soprammobili nel modo di vestirsi dei suoi abitanti e nella disposizione del pianoforte.Non manca in nessuna casa anche se nessuno lo sa suonare!
Quel pomeriggio mi trovavo al centro del paese nel ristozionecolabar,come è costume,tutti seduti ad ammirare quadri raffiguranti whisky,birra e altre amenità che non si bevono ma si ammirano.Questo è anche l'unico posto nel quale c'è una porta sulla strada perchè dentro non c'è nulla da rubare.Stavo dicendo a Chiodofisso,il sindaco...che avrei sentito volentieri un po di musica,detto fatto eccomi in casa sua dopo aver fatto il percorso delle talpe.Gli chiedo...e il pianoforte dove è?Lui,ma perbacco sotto il tavolo come in tutte le nostre case.Arrossendo per la stupidità della mia domanda ci mettiamo a spostare il tavolo per tirar fuori il pianoforte,un piccolo arnese tipo una valigia in legno,aprendo il coperchio di questa scatola vedo che dentro non ci sono tasti del pianoforte ma sabbia,sabbia di tutti i colori che emana un delizioso profumo.Al che dico a Chiodofisso che io non sono capace di suonare questo strumento e lui mi ribatte che nessuno è capace di farlo e per questo è cosi' bello e sempre nuovo.Lo si guarda e ci si bea dei colori e del profumo della sabbia.Meravigliosa espressione melodica.
Gandalf-Pino
P.S.Mi sono scordato di dirvi che quello che ho scritto è stato semplicemente un sogno...

A SUA IMMAGINE

18 gennaio 2019 ore 14:30 segnala
Quotidianamente faccio la mia passeggiata,non sul lungomare anche se nelle giornate soleggiate è invitante.Mi piace camminare nel centro storico,all'ombra di palazzi che raccontano di tesori lotte dinastie;il centro storico di Genova è il più grande centro medievale europeo.Bassorilievi su portoni abbandonati,iscrizioni ormai illegibili incise su marmi e vecchi cancelli e poi le chiese,nascoste,piccole ma immense nella loro ricchezza artistica.Io nulla conosco di arte periodi stili...ma mi fermo incantato ad ammirare colonne capitelli statue immagini e affreschi sentendomi rapito da tutto questo,si può dire"ben di DIO".Una delle chiese nelle quali mi reco con più piacere è quella di S.Filippo Neri in via Lomellini,di fronte al museo Mazziniano e all'angolo con la famosa Via del Campo.Lo scorso mese saranno state le 10 e sono appunto entrato in quella chiesa,un giovane sacerdote stava dicendo messa cosi' mi sono seduto e messo all'ascolto.Sapete già che io ho una profonda FEDE ma non sono praticante non condividendo certi atteggiamenti del clero.
Alla fine della celebrazione mi è caduto lo sguardo su di un confessionale nel quale c'era la luce accesa e davanti una sedia vuota.Ho subito riconosciuto quel viso antico di un sacerdote sempre giovanissimo per non dire fanciullesco nel suo sguardo limpido e penetrante,Padre Stanislao.Saranno stati almeno 30/35 anni che non lo vedevo,cosi' mi sono avvicinato e lui mi ha invitato a sedermi su quella sedia vuota.Ci siamo guardati a lungo e ho capito che gli ricordavo qualcosa che però non riusciva ad afferrare,gli raccontai allora di come ci eravamo conosciuti chi ero e allora un abbraccio è stato il gesto spontaneo scaturito da due cuori che si stimavano e si stimano.Abbiamo iniziato a parlare a ricordare.Si è alzato e mi detto in un'orecchio sai Pino ho novantanni...incredibile sempre pieno di vita e vigore.Siamo andati nel suo ufficio e abbiamo cominciato a sfidarci amichevolmente sulle interpretazioni Dottrinali.DIO ci ha fatti a sua immagine e somiglianza...cosi' è iniziato il confronto...ma DIO non ha creato solo la nostra terra ma bensi' l'universo,e non è detto che altre forme umane siano come siamo noi e allora?Lui mi ascoltava paziente.Ho continuato dicendo...a SUA immagine non sarà certamente allora fisica ma la SUA immagine in noi sarà un'immagine di amore...col suo sorriso da furetto mi rispose...vedi che ci sei arrivato da solo?DIO è puro SPIRITO gli affreschi che vediamo qui nella mia chiesa e nelle altre lo mostrano umano perchè mostrarlo nella sua essenza spirituale andando indietro nel tempo sarebbe stato difficile farlo comprendere in periodi passati dove la FEDE era per la maggior parte del popolo una chimera incompresibile.Ci siamo alla fine salutati dandoci appuntamento per un'altra discussione teologica.Ieri sera ho terminato la lettura del romanzo"L'enigma del gallo nero",un thriller storico che si svolge nell' Inghilterra del 1500.
Nell'ultima pagina c'erano queste parole"La Bibbia dice che DIO fece l'uomo a sua immagine e somiglianza,ma io credo che noi lo abbiamo trasformato,di volta in volta,in qualunque immagine si adattasse ai nostri volubili bisogni."
Ecco perchè noi siamo a SUA immagine solo con l'amore perchè altrimenti a seconda dei nostri stati d'animo dovremmo riaffrescare le SUE immagini nella chiese quasi nella quotidianità.
Gandalf-Pino
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Quotidianamente faccio la mia passeggiata,non sul lungomare anche se nelle giornate soleggiate è invitante.Mi piace camminare nel centro storico,all'ombra di palazzi che raccontano di tesori lotte dinastie;il centro storico di Genova è il più grande centro medievale europeo.Bassorilievi su portoni...
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ANCHE GLI ANIMALI PREGANO?

16 gennaio 2019 ore 11:29 segnala
Sì, se siamo disposti ad ascoltarli...



Pregare significa chiedere un aiuto, rivolgerci a un qualcosa di superiore rispetto a noi ed è un'azione esclusivamente umana. Ma è davvero così? Mariafranca Lepre ha creato infatti le cinquanta preghiere degli animali, che loro probabilmente fanno affinché un qualcosa di grande e potente infonda negli uomini un può più di buon senso e rispetto per l'ambiente.

«Incominciai a scrivere quando persi la mia gatta Munie - spiega Mariafranca – fu un dolore davvero grande e dedicai alla mia amica il libro "La gatta parlante" che parla proprio di lei, parte integrante della nostra famiglia. Per il secondo libro, "50 preghiere degli animali", ho immaginato che gli animali, dal leone alla formica, pregassero non nel senso tradizionale che intendiamo noi ma che testimoniassero attraverso la loro vita la preghiera».

«I miei figli per ciascun animale hanno fatto un disegno, in totale appunto sono cinquanta preghiere e cinquanta gli animali raffigurati - aggiunge Mariafranca – e siccome mi senta molto vicino alla natura mi è venuta l'intuizione, scrivendo "Un abbraccio impossibile", di narrare la vita di un albero. Intorno a lui ruotano tanti personaggi diversi che abbracciano culture ed epoche diverse».

La natura ci parla? Ascoltando le parole di Mariafranca parrebbe proprio di sì. La natura ci parla attraverso gli animali e gli alberi, che sono suoi messaggeri, facendoci ricordare che dobbiamo sempre rispettare qualsiasi forma di vita e l'ambiente circostante.
da IL SECOLO XIX
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Sì, se siamo disposti ad ascoltarli... « immagine » Pregare significa chiedere un aiuto, rivolgerci a un qualcosa di superiore rispetto a noi ed è un'azione esclusivamente umana. Ma è davvero così? Mariafranca Lepre ha creato infatti le cinquanta preghiere degli animali, che loro probabilmente...
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GATTO DELLO CHESHIRE

14 gennaio 2019 ore 11:43 segnala


Lo Stregatto, nel meraviglioso Paese di Alice, non è un personaggio qualsiasi, tantomeno una comparsa, ma già dai tratti sinuosi del suo disegno, dal ghigno misterioso e dai colori sgargianti con cui è raffigurato, si capisce che aspira a essere un protagonista intramontabile. E in effetti resta ben inciso nella memoria sia di chi legge il romanzo di Lewis Carroll che di chi conosce il film di Walt Disney. Nella scelta delle sue caratteristiche, nulla è affidato al caso.
Il vero nome dello Stregatto è "gatto del Cheshire" e deve il suo fascino non solo al ghigno, alle strisce color viola e ai poteri magici, ma anche alle leggende da cui pare aver origine. Carroll sembra aver voluto far rivivere nella sua opera i racconti popolari del suo tempo sui gatti invisibili che si sarebbero aggirati nelle campagne inglesi, fissandoli per sempre nelle vesti del grosso felino col ghigno che compare su un intaglio in una chiesa nel villaggio del Croft-on-Tees, dove era stato rettore suo padre.
La tradizione popolare del gatto del Cheshire sembra essere la stessa del gatto mammone, creatura tutt’altro che rassicurante che si divertiva a spaventare col suo sorriso le mandrie al pascolo nella campagna inglese. Questa tradizione potrebbe risalire addirittura al tempo dei Fenici che legavano il gatto al Dio Maimone, o agli antichi egizi che lo associavano al dio Amon. In entrambi i casi, comunque, si spiegherebbe il curioso nome di gatto mammone.
Lo Stregatto di Carroll ha poteri magici, scompare e riappare a piacimento e a volte sembra stare in più posti contemporaneamente. Ma soprattutto, sembra nascondere molti segreti e si esprime per enigmi. La sua però è un’ambiguità che si risolve sempre positivamente, e alla fine si rende sempre utile al prossimo. Insomma, nonostante il sorrisetto che può, a prima vista, rendere inquieti, il Ghignagatto, come è chiamato nelle prime traduzioni italiane di Carroll, è uno di quei gatti famosi di cui fidarsi, anche se lui non lo direbbe mai.
Stregatto: le frasiLe frasi più famose dello Stregatto di Alice sono quelle che pronuncia nella scena in cui è sull’albero, ed Alice passa nel bosco e lo vede, chiedendogli indicazioni sulla via da prendere. Le frasi dello Stregatto suonano emblematiche ma argute:“Micio del Cheshire,potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?”
“Tutto dipende da dove vuoi andare,” disse il Gatto.
“Non mi importa molto…” disse Alice.
“Allora non importa quale via sceglierai,” disse il Gatto.
“…basta che arrivi da qualche parte,” aggiunse Alice come spiegazione.
“Oh, di sicuro lo farai,” disse il Gatto, “se solo camminerai abbastanza a lungo.”
Alice sentì che tale affermazione non poteva essere contraddetta, così provò con un’altra domanda: “Che tipo di gente abita da queste parti?”
“In quella direzione,” disse il gatto, agitando la sua zampa destra, “vive un Cappellaio: e in quella direzione,” agitando l’altra zampa, “vive una Lepre Marzolina. Visita quello che preferisci: tanto sono entrambi matti.”
“Ma io non voglio andare in mezzo ai matti,” si lamentò Alice.
“Oh, non hai altra scelta,” disse il Gatto: “qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Devi esserlo,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qua.”
Alice non pensava che questo bastasse a dimostrarlo; ad ogni modo, andò avanti “E come sai di essere matto?”
“Per iniziare,” disse il Gatto, “un cane non è matto. Concordi?”
“Immagino sia così,” disse Alice.
“Bene, allora,” il Gatto andò avanti, “vedi, un cane ringhia quando è arrabbiato, e scodinzola quando è felice. Io ringhio quando sono felice, e agito la coda quando sono arrabbiato. Quindi sono matto.”
“Io lo chiamo fare le fusa, non ringhiare,” disse Alice.
“Chiamalo come preferisci,” disse il Gatto

Non ti sembra il tipico discorso che potrebbe fare un gatto? un po’ bizzarro, un po’ misterioso, ma molto veritiero ed arguto.
Per Alice lo Stregatto diventa un po’ un punto di riferimento, dato che capisce la sua arguzia, e anche se lo Stregatto si definisce matto, sembra essere la figura più sensata della favola.
Lo Stregatto di Alice sembra avere una antipatia per la Regina, ma tutto sommato non prende le parti di nessuno nella favola, non aiuta particolarmente Alice, ma certo è che ci fa pensare e fa riflettere anche lei, con le sue frasi argute.
Parla per enigmi e frasi misteriose, ma che se le leggiamo bene contengono la sua saggezza.