Esopo - Il contadino, il figlio e l'asino

05 ottobre 2010 ore 11:03 segnala
Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall'asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: "Ecco," dicevano "un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto". Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: "Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito". Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull'asino. Così sono portati entrambi dall'unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l'indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi  con l'asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: "Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi". Allora il padre disse: "Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci".

LA FANTASIA.LA MENTE.IL CUORE...

04 ottobre 2010 ore 11:42 segnala
http://www.youtube.com/watch?v=DaL0PNnqbXg  Un amico ha la passione della fotografia e fra le tante mi ha colpito questa che oggi voglio condividere con voi.Ognuno di noi ha un suo senso sviluppato e viaggia con la fantasia per interpretare quello che vede in un'immagine.In questo cielo scuro,il fulmine assume per me una forma bellissima.Seguite anche voi questo profilo,c'è un viso un corpo e dietro le ali...le vedete io si .Spero che sia cosi' anche per voi.All'inizio del mio scritto ho messo anche un pezzo da ascoltare e il tutto assume un dolce significato.Lasciamoci trasportare per qualche minuto dalla nostra fantasia di bimbi che mai ci ha abbandonati...

I due orfani e la mucca

03 ottobre 2010 ore 14:14 segnala
Un cacciatore aveva sposato una donna che non poteva avere figli, decise allora di sposarne una seconda che gli diede due gemelli. Purtroppo la donna morì e la prima moglie, molto invidiosa dei due bambini cercava ogni pretesto per sbarazzarsene. Un giorno il cacciatore ritornò dalla caccia con due pernici, la moglie disse che non erano sufficienti per sfamare tutta la famiglia e convinse il marito ad abbandonare i figli nel bosco. L’uomo insieme ai figli, lasciò anche una mucca e raccomandò loro di sgozzarla non appena fosse diventata bella grossa. I due fratelli si nutrirono con il latte della mucca, crescendo così sani e robusti, ma la mucca non ingrassava e essi decisero di chiedere consiglio ad un corvo. Il corvo li pregò di piangere nella cavità dove stavano i suoi piccoli per poterli far bagnare e per ringraziarli avrebbe dato loro l’opportunità di sgozzare la mucca. Volò fino al macello, con il becco prese un po’ di grasso e lo spalmò intorno alle narici della mucca. Quando i due fratelli videro questo grasso, sgozzarono la mucca, la scuoiarono e divisero la carne in quattro parti. Attirato dall’odore del sangue fresco, si fece avanti un leone e pretese la sua parte. I due fratelli gli lanciarono la testa, ma il leone pretendeva di più, gli lanciarono una parte, ma il leone non si accontentò e furono costretti a lanciargli l’intera mucca. Il leone non era ancora sazio e ormai rimanevano solo i due fratelli. “Scannatevi” disse il leone “il più forte mi getterà il perdente”. I due lottarono a lungo, ma nessuno vinse, ambedue caddero esausti ai piedi del leone. Questi li infilò nella pelle della mucca e li abbandono lungo la strada che portava al mercato. Passò un cammello, sentì gridare i due fratelli e chiese loro che li avesse chiusi lì dentro. “Il leone “ risposero i due fratelli. “Il leone è troppo forte, non posso liberarvi” replicò il cammello e tirò innanzi. Passò un mulo, stessa domanda, stessa risposta, anche lui si rifiutò di aiutarli. Cosi pure un asino. Solo un riccio che cavalcava una gallina non ebbe esitazioni e sfoderata la sciabola squarciò la pelle di mucca restituendo la libertà ai due fratelli. Quando il leone ritornò e trovò la pelle vuota chiese a tutti gli animali chi fosse stato a liberarli. Tutti negarono, tranne il riccio che con orgoglio ammise di averlo fatto. Il leone lo sfidò. Raccolse attorno a sé tutti i grandi animali e li dispose uniti per la battaglia. Anche il riccio riunì tutti i piccoli insetti che pungono: api, vespe, zanzare, ma non li mostrò. Quando iniziò la battaglia, i grossi animali punti da sciami di insetti, fuggirono e il leone fu il primo a rientrare nel suo covo. Il riccio lo inseguì, prese una piuma della gallina che cavalcava e la piantò davanti alla tana del leone. Ogni volta che il leone guardava fuori, vedendo la piuma, pensava che il riccio fosse ancora lì e non uscì più fino a morire di fame. :parmalat
Cari amici una fiaba per sfuggire all'assedio quotidiano di pessime notizie...

Un po' di storia

01 ottobre 2010 ore 22:32 segnala
Le nostre montagne e vallate occupano un territorio di poco meno 75Kmq. ,dai700-1600m.s.l.m. Troviamo immense faggete intervallate da pascoli e sottostante trovano dimora boschi di castagno,il comune è composto da una moltitudine di frazioni,piccoli borgotti e case sparse. L'Etnia è quella degli antichi Liguri,una popolazione rimasta per secoli impermeabile,a quanto succedeva all'esterno. Un territorio selvaggio,che nella sua totalità ritroviamo tutt'oggi pressochè intatto,senza industrie ne opifici,la maggior attività è ancora quella legata all'allevamento,all'agricoltura e quella derivante dai prodotti del bosco e del sottobosco. ZERI piccolo comune della regione Toscana è situato nell'ultima propaggine a nord-ovest della regione stessa,confina con la Liguria e l'Emila Romagna. E' un paese rimasto isolato per secoli,un isolamento dovuto oltre che alle asperità del territorio,anche alla mancanza di vie di comunicazione,gli unici percorsi sino ai primi del 1900 erano solo quelli da fare a piedi,o a dorso di mulo. Zeri è situato lungo una rete di passi montani tra la Valle della Magra e quella del Vara, questa zona rappresentò sicuramente un importante sito di collegamento tra le colonie romane di Luni e di Velleia, vicino a Piacenza. La “Via Regia” o “Salaria” di cui ancor oggi esistono le tracce, lungo la direttrice Monte Gott...ero (1639 m.) - M. Cornoviglio (1162 m.), rimase via di rilevante interesse fino al XVIII secolo. Erano le strade più veloci per collegare i porti del Mediterraneo alla pianura Padana e all’Europa quando tutto, uomini e merci, camminavano al passo (4 chilometri l’ora). Non vanno confuse con le mulattiere che collegavano fra loro tutti gli abitati di un territorio, e questi con i campi, i mulini e i pascoli. Via Regia. Già usata dai Liguri di Ameglia, che facevano i trasporti terrestri per i mercanti etruschi fino all’alto Ticino e al Tirolo. Dal porto naturale “della Luna” utilizzava principalmente il crinale che divide la valle del Magra da quella del Vara: Ameglia, Vezzano, Follo (dove c’era il traghetto sul Vara), Montedivalli, Genicciola, monte Cornoviglio, monte Fiorito, foce del Termine, Montefavà, Castello, Antara, passo dei Due Santi, Albareto, Bardi, Fiorenzuola D’Arda (dove era possibile risalire il Po e il Ticino fino a Bellinzona, oppure per Cremona e il lago di Garda andare al Brennero). Via de Pontremolo. Migliorata e in parte costruita dal Comune di Genova alla fine del Duecento, quando è stato costruito il porto-canale di Levanto, per diminuire i costi di trasporto con Parma: Levanto, Borghetto Vara, Brugnato, Pieve di Zignago, foce del Termine, Bosco di Rossano, Rossano, Arzelato, Pontremoli, passo della Cisa, Parma. Via di Piacenza. Era la via più veloce per Piacenza dal nodo mercantile di Pontremoli, sia nel medioevo, sia in età moderna, dopo la costruzione del porto di Livorno: Pontremoli, Codolo, la Foce, monte Colombo, Lago Peloso passo dei Due Santi, Albareto, Bardi, Piacenza. Su queste strade si incontravano carovane di asini, al tempe dei Liguri, e di muli nel medioevo e nell’età moderna, carichi di merci anche preziose, che oggi sono conservate nei musei, condotte da mulattieri e da mercanti che facevano il commercio internazionale: scambi di ricchezza e di cultura fra il Mediterraneo e l’Europa, come oggi avviene con i TIR e con i treni merci che passano sotto di noi nelle gallerie appenniniche. A cura di Coduri Ivo e Malachina Mauro. La parte sulle vie è tratta dal libro del Prof. Tiziano Mannoni; Istituto di Storia della Cultura Materiale.




STORIA DI UNA FARFALLA

29 settembre 2010 ore 16:22 segnala
Era volata via.Scomparsa nel nulla dal quale forse era venuta.Ero davanti a quella finestra,con gli occhi che si perdevanoin quel tramonto infinito,fatto di colori che non avevo mai degnato di uno sguardo,ma che in quel momento erano belli,vivi e tristi.Cos'era stato?Com'era successo?Cos'era rimasto in me?Niente.questa è l'unica,vera,risposta.Niente come quando l'avevo conosciuta:tutto arrivato e tutto scomparso in un unico grande vuoto che non riesco a cancellare.Forse questo scarabocchio è solo il frutto di una fantasia,che per un pò ho immaginato realtà;ciò che è vissuto intorno a me solo un giorno,portando tristezza e gioia,sospensioni e dondolarsi di altalene di ricordi che ho sentito solo per sopravvivere ancora un poco.Un giorno.Un giorno solo,come la vita di quella farfalla coloratissima,che avevo trovato sul cuscino svegliandomi,e che adesso è tornata solo tanti colori,destinati a morire come lei,in quel tramonto estivo,che sta lasciando spazio alla notte...di G. Bellano

COLORI

27 settembre 2010 ore 15:30 segnala
             Avevo una scatola di colori

 

Avevo una scatola di colori

Brillanti,decisi e vivi;

Avevo una scatola di colori,

alcuni caldi,altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti

Non avevo il nero per il pianto degli orfani

Non avevo il bianco per le mani e i volti dei morti

Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.

Ma avevo l’arancio per la gioia della vita

E il verde per i germogli e i nidi

Ed il celeste per i chiari cieli splendenti

Ed il rosa per i sogni ed il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto         LA PACE

 

                           

                                                          Tali Sorek

(Israele;13 anni;poesia in concorso ad una mostra di pittura e poesia)

                                                  

FIORI DI CARDO...

24 settembre 2010 ore 20:50 segnala
...e lana di pecora,si in questa foto è racchiusa la vita dei miei monti.Flora e fauna!I pascoli odorosi di erba che contribuisce all'alimentazione delle pecore, degli agnelli ,delle mucche e dei cavalli.La naturale bontà di questi pascolifa si che il latte e la carne siano di un sapore unico.E se durante un riposino nel prato si sente il rumore delle campanelle,beh penso che sia la giusta cornice ad un quadro splendido...foto di E.A.Bassi

CAPRONE 2

23 settembre 2010 ore 17:56 segnala
La siesta....................................foto di E.Malachina

CAPRONE 1

23 settembre 2010 ore 17:47 segnala
Compagni di escursioni........foto di R.Scolari

CAPRONE

23 settembre 2010 ore 17:35 segnala
Miei cari Amici,tramite un sito del mio comune sono riuscito a trovare molte e belle(lo spero)foto,dei miei monti degli animali e dei fiori che qui vivono e fioriscono e che da oggi se vi farà piacere vedrò con voi...
foto di L.Peruzzo