Trittico di Storie inventate..

26 luglio 2022 ore 14:25 segnala
L'Oroscopo

“Ma dove mi hai portato?”, chiese la ragazza con una smorfia disgustata.
“Dai che ti divertirai. Piuttosto aiutami a scendere le scale che senza occhiali non ci vedo”, rispose Anna, la sua amica.
Si trovavano in una associazione culturale che – tra palco per i concerti, pista da ballo e bar – di culturale aveva ben poco.
“È una festa carinissima, c’è un sacco di gente simpatica”
“Ma come fai a dirlo se non ci vedi? E poi io mi annoio con queste cose”, protestò Lei.
“Anche molti ragazzi”, continuò Anna, “ne ho bisogno dopo che quel disgraziato di Antonio mi ha lasciato.”
“Ma non l’avevi lasciato tu?”
“E Certo! Ho scoperto che mi tradiva con almeno due mie amiche contemporaneamente”, rispose Anna con un filo di voce.
Nel frattempo le due ragazze erano scese nell’ampio ma affollato semiinterrato e si erano avvicinate al bancone per ordinare da bere. “Tu piuttosto? Ragazzi niente? Non c’era quel tipo che ti andava appresso? Che fine ha fatto?”, la bersagliò Anna per cambiare discorso.
Lei si scrollò le spalle e rispose con un sorriso ambiguo: “Pare che si riprenderà”.
“Pensiamo positivo, pensiamo positivo, pensiamo positivo”, ripeté più volte Anna. Poi si rivolse al barista per chiedere uno Spritz.
“Per me una birra chiara”, disse Lei.
Si guardarono intorno. La musica era piacevole e non troppo alta. Il locale era frequentato per lo più da studenti e gente dell’università. Ben presto intorno alle due ragazze si radunò un gruppetto di amici e conoscenti.
Dopo qualche minuto si avvicinò una figura femminile. Anna ne intuì solo la chioma bionda e la riconobbe appena parlò con voce squillante: “Ma guarda chi c’è! Anna! Quanto tempo che non ci vediamo, come stai?”. Era una ragazza slanciata, con minigonna da urlo e camicetta scollata che ne esaltavano le forme. I ragazzi le lasciarono subito spazio ammirandola più o meno di sottocchi.
“Ciao Federica”, rispose Anna, “come stai?”
“Bene, benissimo”, rispose lei facendo il gesto simbolico di baciarla sulle guance ma sfiorandola appena, per timore di rovinarsi il trucco perfetto.
Fatte le dovute presentazioni Federica passò a monopolizzare l’attenzione (dei maschi soprattutto) e la conversazione (la sua soprattutto).
“…E quindi mi sto specializzando in medicina, ma è molto duro”. Rivolta alla ragazza disse: “Tu invece fai l’astrologa? Che bello! Io sono Ariete-Ascendente-Scorpione.. Mi puoi fare l’oroscopo?”
“No, guarda non hai capito”, rispose lei a labbra strette, “io faccio l’astronoma, o meglio l’astrofisica, non l’astrologa. Che poi non è neanche una professione ma una presa in giro”.
“L’astronoma o l’astrologa?”, chiese ridacchiando uno dei ragazzi.
“Peccato, eri pure carino, ma adesso hai la stessa attrattiva di un sanpietrino bagnato per un motorino”, pensò Lei.
Federica proseguì indomita “Daiiii se studi le stelle che ti costa?”
“Non hai capito”, rispose lei. “Data la loro immensa distanza è impossibile che la posizione di stelle e pianeti abbiano una qualunque influenza su di noi. Conta di più se, quando sei nata, il tuo ostetrico aveva mangiato pesante o no”.
“Secondo me tu sei Sagittario, vero? Per questo fai la difficile. Dai non farti pregare, dimmi almeno l’amore, sapete sto per sposarmi!”
Microscopica ma percettibile imprecazione da parte dei maschi astanti.
“Abbiamo cominciato il corso prematrimoniale in parrocchia”, proseguì Federica.
“Ecco allora se vai pure in chiesa dovresti lasciar perdere gli oroscopi”, rispose lei caustica.
“Complimenti!”, rispose Anna con un sorriso di convenienza, “chi è il fortunato?”
“Perché?”, chiese Federica alla ragazza ignorando la domanda dell’amica.
“Guarda, io sono quanto di più agnostico esista al mondo, ma anche la chiesa odia gli oroscopi, perché l’ipotesi che le stelle possano guidare il nostro destino va contro il libero arbitrio che – secondo loro – Dio ha dato agli esseri umani. Non ne avete parlato con il parroco?”, concluse accompagnando il sorriso sornione con un lungo sorso di birra.
“Vabbè se non vuoi farmi l’oroscopo non fa niente, non c’è bisogno di essere così acida”, disse Federica. Istantaneamente si girò verso Anna e le disse: “Mi sposo con Antonio. Lo conosci? È quello laggiù!”, disse indicando la pista da ballo.
“Antonio?” bisbigliò Anna, inforcò gli occhiali da vista, “Ti sposi con Antonio?” si alzò di scatto coprendosi il volto con un fazzoletto, “congratulazioni!”, riuscì a bisbigliare mentre si avviava verso il bagno.
“Ma che è successo?”, chiese il sanpietrino bagnato.
“Niente è l’allergia”, rispose la ragazza mentre si alzava per seguire l’amica.
Parecchio tempo e crisi di pianto dopo, le due amiche uscirono dal bagno.
“Vuoi che torniamo a casa?”, chiese lei, già pregustando il ritorno anticipato.
“No”, singhiozzò. “Pensa positivo. Pensa positivo. Pensa positivo”. Anna tirò su col naso e tornò verso il gruppo di amici.
“E va bene”, rispose lei alzando gli occhi al cielo, “Pensiamo positivo”.
Federica nel frattempo stava descrivendo i preparativi per le nozze, “E abbiamo prenotato una villa fichissima sull’Appia antica. E’ impossibile trovare posto, ma grazie a un amico del padre di Antonio….
“Eccovi qui”, disse un’altra ragazza. “Tutto bene?”
“Nessun problema” disse lei, osservando preoccupata Anna che stava stritolando la sua borsetta tra le mani.
“Antonio, vieni qui!”, lo chiamò Federica.
Anna impallidì sempre di più mentre il suo ex si avvicinava e sedeva al tavolo.
Molti si conoscevano già, ma Federica fece tutte le presentazioni di rito:“…questa è Anna”
“Ci conosciamo”, disse gelido Antonio senza neanche guardare la sua ex.
“Mentre lei è… non mi ricordo il nome, ma fa l’astrologa”
“Astronoma”.
Antonio le diede la mano e la scrutò con uno sguardo che voleva essere profondo, ma che lei trovò ridicolo. “Incantato”, disse, “io sono Pesci”.
“Non faccio oroscopi! Studio le stelle, non le superstizioni e follie che risalgono ai babilonesi. Oltretutto per la precessione degli equinozi, ossia il lento movimento dell’asse di rotazione terrestre rispetto alle stelle, le costellazioni non coincidono più con le date e quindi…”, si interruppe vedendo che nessuno la ascoltava.
“Fa la difficile”, commentò Federica. Poi rivolta ad Antonio: “Scusa amore potresti prendermi da bere per favore?”
“Ma certo mio zuccherino”, rispose lui alzandosi.
“Io nel frattempo vado a farmi bella per te”.
“Ma sei bellissima già così”. Bacio appassionato e poi i due si separarono.
La ragazza vide che la sua amica era sul punto di scoppiare in una crisi di pianto, ma si alzò a sua volta dicendo: “Anna, temo di aver lasciato il cellulare nel bagno, vado un attimo a controllare”.
Nella toilette Federica si stava aggiustando il trucco peraltro perfetto e non fece caso alla ragazza che le si avvicinò di soppiatto.
Frugò nella borsa sino a che non trovò un vecchio lucidalabbra. Iniziò a passarselo sulla bocca e poi bisbigliò: “C’è un segno segreto”.
“Come, scusa?”, chiese Federica posando la cipria.
“C’è un tredicesimo segno segreto nello zodiaco. Solo alcuni ne sono a conoscenza”.
“Ma che dici, i segni sono dodici”.
“Tredici, guarda tu stessa”. Prese il cellulare e selezionò un planetario virtuale. Lo schermo si illuminò mostrando stelle e costellazioni.
“I segni zodiacali sono quelli delle costellazioni che giacciono sull’eclittica”.
“Che?”
“La terra ruota attorno al sole, no? Ma dal nostro pianeta sembra che sia il sole a muoversi rispetto alle stelle fisse. E ogni mese circa si trova in una diversa costellazione. L’eclittica è questa riga qui. Vedi: Ariete dal 21 marzo al 20 aprile, Toro, 21 aprile 20 maggio ecc, mi segui?”
“Sì più o meno”, rispose Federica confusa.
“Anche se le costellazioni non corrispondono più con le date di nascita c’è un fatto più importante: dal 30 novembre il sole lascia il sagittario ed entra nella costellazione di Ofiuco, il segno segreto e ci resta sino al 17 dicembre”.
Federica guardò lo schermo e sgranò gli occhi. “È vero! Ma perché nessuno ne parla?”
“Lo tengono nascosto, non vogliono che gli oroscopi siano troppo precisi”, le rispose con uno sguardo complice.
“Allora tu fai gli oroscopi”
“Certamente”, disse lei sorridendo, “ma non lo posso dire a tutti per via della mia professione”, aggiunse con complicità.
“Ma non fai l’astrologa?”
Lei si morse le labbra e poi rispose: “Sì, ma di nascosto. Infatti tengo conto non solo del tredicesimo segno, ma soprattutto”, si guardò intorno con fare circospetto, quasi a non volersi far sentire da altre due ragazze che stavano chiacchierando tra loro mentre si aggiustavano il trucco, “delle Correzioni Relativistiche ai Calcoli Zodiacali”.
“Cosa?”
“Si’, è necessario un programma particolare che tenga conto della teoria di Einstein per poter tener conto dell’influenza microscopica che le stelle hanno su di noi e quindi fare previsioni accuratissime”.
“E tu hai questo programma?”
Sospiro. Pausa ad effetto, “Sì”.
“Ma che davvero?”
“Eccolo qui”, disse mostrandole un’altra applicazione che in realtà calcolava le effemeridi. “Ci ho messo anni per metterlo a punto. Tiene anche conto delle correzioni quantistiche alla relatività generale”.
“E con questo mi puoi fare l’oroscopo?”
“Sì ma non dovrai mai dirlo a nessuno altrimenti l’influenza stellare ti si ritorcerà contro con tutte le energie negative del cosmo”.
“Certamente”.
“Giuralo sui Tredici Segni segreti del firmamento.”
“Sui Tredici Segni”, annuì Federica.
“Che vuoi sapere?”
Sorriso a denti smaglianti, “L’amore.”
“Certamente”, rispose Lei assottigliando gli occhi. “Dammi le vostre date di nascita”.
“Ventidue marzo 1990 io e ventotto febbraio 1987 Antonio”.
“Febbraio 1987?” ripeté lei, sorridendo dentro di sé. “Troppo facile”, pensò. “Forse è vero che c’è una Giustizia Astrale”.
“Sì perché?”
Il viso della ragazza si fece mesto. Scosse la testa. Inserì le date che le aveva dato Federica e le mostrò lo schermo dello smartphone: “Questo era l’aspetto della volta celeste al momento della tua nascita, mentre questo era quello al momento della nascita del tuo fidanzato”.
“E allora?”
“Guarda qui” ingrandì una regione dello schermo corrispondente a una delle nubi di Magellano.
Nel febbraio 1987 esplose una supernova in una galassia a noi vicina. “Morte e distruzione. Le onde gravitazionali che giunsero sino sulla terra furono di una potenza mostruosa. Accompagnate anche da un incredibile flusso di neutrini, oltretutto. Se poi ci aggiungi che il nome della galassia è la nube di Magellano, il navigatore che era sempre lontano da casa. Morì circumnavigando il globo ed era…. un incurabile donnaiolo”.
“Non è possibile, Antonio, il mio zuccherino, non ci posso credere”.
“Guarda qui. Richiamò un video che simulava il collasso gravitazionale della stella e la seguente onda d’urto nello spazio interstellare. La stella esplode dopo aver fagocitato il suo combustibile – ossia il vostro amore e le vostre finanze – e poi spazza via tutto quello che trova intorno a sé, famiglia, figli, amici”.
“Ma allora tutti quelli nati nel febbraio 1987?”
La ragazza scosse la testa. “Stai lontana da loro. Anche marzo 1987, se vuoi stare sicura. Ma aspetta! C’è dell’altro. La differenza di giorni tra la tua nascita e la sua è 1118 . Se moltiplichi questo numero per la differenza di ascensione retta tra le vostre due costellazioni e dividi per le correzioni relativistiche”, disse premendo velocemente tasti a caso sulla calcolatrice, “ottieni questo valore”.
“E che vuol dire?”, la voce di Federica era tremante.
“Questo indica gli anni che starete insieme: tre, questo il numero di donne con cui ti tradirà nel frattempo: nove, e questo indica le donne con cui ti ha già tradito: due”
“Non ci posso credere”, rispose le scuotendo il capo.
“Questo destino è stato scritto per voi. E le stelle non si sbagliano mai”, sentenziò solenne la ragazza.
Qualche minuto dopo uscì dalla toilette, lasciando Federica disperata all’interno. Fuori il rumore del pianto della ragazza era coperto dalla musica. Incontrò Antonio poco fuori della porta.
“E Federica?”, le chiese.
“Dovrebbe esser ancora dentro, non ci ho fatto caso”, rispose lei vaga.
Raggiunse Anna, che nel frattempo si era accovacciata sui gradini che conducevano all’uscita, con la testa tra le gambe.
“Su non ti preoccupare”, la consolò lei, accarezzandole la nuca.
“Voglio andare a casa” mugugnò Anna.
“Aspettiamo un attimo”. Indicò verso la porta del bagno dove Federica – appena uscita – aveva cominciato ad urlare contro Antonio. “Mettiti gli occhiali, lo spettacolo sta cominciando”.


LO STRONZO

08 luglio 2022 ore 18:11 segnala
Vorrei scrivere due parole su questa figura da molti denigrata e maledetta!
Premetto che quanto sto per dire vale sia per l'uomo che per la donna, per cui non è affatto sessista, quindi se parlo al maschile è perchè intendo riferirmi alla categoria umana in genere.
Nella nostra vita, conosciamo i più disparati tipi di persone.
Alcune ci saranno indifferenti, altre ci colpiscono.
Bene, ricordatevi che è sempre tra quelle che ci risultano indifferenti che si nasconde lo Stronzo vero!
Tra quelli che ci colpiscono, invece, conosceremo un gran numero di strunzilli, ma mai il vero stronzo!
Ora, il vero stronzo che, ripeto è nascosto tra gli "indifferenti", pian piano carpirà la vostra attenzione, ma non perchè lui lo voglia o lo faccia apposta.
Ricordate che voi, per il vero stronzo, siete solo uno strumento, mai una ragione, altrimenti non è uno stronzo!
Comincerete a conoscerlo piano, piano e più vi addentrate, più il vostro interesse, la vostra curiosità aumenta e sarà lì che comincerete a non farne più a meno, ma voi non lo sapete ancora.
Frequentandolo, lo stronzo vi farà fare cose che voi non avreste mai fatto in vita vostra, vi farà raggiungere vette che voi non avreste mai pensato di raggiungere nella vostra vita. Questo sarà per voi come una droga, perchè vi piacerà talmente stare con lui che allora, solo allora, vi accorgerete di non poterne più fare a meno!
Quando vi sembrerà di aver raggiunto l'apice, lo stronzo vi farà cadere, ma non per cattiveria o per farvi un dispetto, lo stronzo, per questo, non è capace di provare simili sentimenti, queste cose gli sono estranee, non appartengono a lui, il perchè è: lo stronzo è fatto così!
Ed è allora che proverete il più grande dolore, dolore che non si trasformerà mai in odio, come inizialmente per lo strunzillo, perchè saprete che avrete perso lui e quelle gioie, quelle sensazioni che lui vi ha fatto provare, saprete che sarà impossibile che un altro ci riuscirà a farvele provare.
Lo amerete sempre, ma prenderete coscienza di essere una donna/ un uomo, cambiata, diversa più forte rispetto a prima!
Ecco moltissimi non hanno mai incontrato uno stronzo, moltissimi hanno incontrato moltissimi strunzilli!
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Vorrei scrivere due parole su questa figura da molti denigrata e maledetta! Premetto che quanto sto per dire vale sia per l'uomo che per la donna, per cui non è affatto sessista, quindi se parlo al maschile è perchè intendo riferirmi alla categoria umana in genere. Nella nostra vita, conosciamo i...
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08/07/2022 18:11:04
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Pensieri ad un funerale.

14 marzo 2022 ore 09:45 segnala
Il giorno in cui finì mia madre, ero accanto al suo letto a guardarla.
Così minuta, composta, ferma, come lo era stata nella sua vita, apparentemente fragile, ma con una forza interiore senza limiti.
Il mio pensiero si è rivolto ad immaginare il suo percorso di vita.
Nata nel ventennio da una famiglia operaia, aveva vissuto una fanciullezza di privazioni, miserie (durante la grande crisi, mi raccontava che al ponte della Sanità, a Napoli, dovettero mettere reti altissime, perchè la gente si suicidava buttandosi da quel ponte, per la fame e la disperazione).
Poi, la gioventù, massacrata dalla guerra, i bombardamenti (Napoli è stata la città italiana che ha subito i peggiori e più massacranti bombardamenti della seconda guerra mondiale), finita la quale, distruzioni e borsa nera, con ulteriori e più gravi privazioni.
Se uno della mia generazione o di quelle odierne avesse vissuto quei periodi così neri, non so se avrebbe sopportato tali pesi, guardando in giro oggi, i soggetti che passano.
Ciononostante, si sono rimboccati le maniche ed insieme agli altri, hanno ricostruito l'Italia facendola arrivare alla 6^/7^ potenza economica mondiale.
Ha costruito, insieme a mio padre, una famiglia di 7 figli più due nonne a carico, ci hanno fatto studiare, ci hanno cresciuti, ci hanno accudito tutti, siamo cresciuti grazie a loro!
Una vita così vissuta fatta di privazioni e fatiche, paure e preoccupazioni, avrebbero segnato qualunque corpo umano .... ed invece, mio padre finì a 94 anni e mia madre a 98, con lo stesso viso, la stessa espressione che ho sempre ricordato in loro.
Questa generazione ha vissuto con ideali che noi oggi, abbiamo dimenticato, la famiglia in primis, l'onestà, il sacrificio, la rettitudine in vita, il religioso comportamento quotidiano come fonte di vita, la solidarietà, ..., tutti quei valori che non vedo più nella società odierna, fatta solo di apparenze, egoismi, falsi miti, continue falsità ...!
Alla disperazione nel vederla stesa lì, immobile sul letto, cerea, si è unito lo sconforto dei pensieri che mi venivano in mente.
Non c'è alcun rimedio, se non recuperare al più presto quei valori che sono stati la fonte della loro vita e dobbiamo assolutamente farli nostri, se un domani vogliamo cessare i nostri giorni con la stessa identica serenità.
So che sarà difficile, ma oggi più che mai, imporrò a mio figlio ed a tutti coloro che mi circondano di ricordare che qualunque crisi, qualunque disperazione, nasce sempre da un nostro modo ed una nostra maniera di comportamento e ciò che ci accade intorno è solo per nostra esclusiva colpa.
Oggi più che domani!!!
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Il giorno in cui finì mia madre, ero accanto al suo letto a guardarla. Così minuta, composta, ferma, come lo era stata nella sua vita, apparentemente fragile, ma con una forza interiore senza limiti. Il mio pensiero si è rivolto ad immaginare il suo percorso di vita. Nata nel ventennio da una...
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I vari modi per cuocere la pasta.

07 gennaio 2022 ore 11:50 segnala
Secondo una ricerca Doxa per i pastai di Unione Italiana Food, nel 2020

1 italiano su 3 (32%) ha sperimentato nuovi metodi di cottura della pasta, tra gusto, risparmio e sostenibilità ambientale.
.
Metodi di cottura che forse non conosci

1)BOLLITURA
Anzitutto sfatiamo il mito sul mettere prima o dopo il sale nell’acqua, si può mettere in qualsiasi momento, l’importante è porre il coperchio sulla pentola non appena lo si è aggiunto proprio per ridurre i tempi di bollitura.
Sappiate solo che non bisogna solo buttare la pasta nell’acqua in ebollizione, perché il tipo di bollitura dipende molto dal tipo di formato usato, mentre il pacchero necessita di una cottura lenta e delicata per permettergli una reidratazione, i fusilli come le farfalle vanno cotti a pieno regime.

2)DOPPIA COTTURA
Dopo una prima veloce cottura pari alla metà del tempo indicato sulla confezione, bisogna scolare la pasta, riporla in una teglia aggiungendo un filo di olio per poi raffreddarla in abbattitore o in frigo a 0-3°C. Per farla poi ravvivare, basta cuocerla in acqua bollente per 30 massimo 60 sec. a seconda del formato di pasta utilizzato.
La doppia cottura della pasta è un argomento poco sentito da chi desidera aprire un negozio di pasta fresca. La pasta fresca ha infatti tempi di cottura già di per sé molto brevi. Questa tecnica viene quindi usata quasi solo per velocizzare la preparazione della pasta secca in ristorante.
Se non hai un ristorante, puoi applicare parte del procedimento anche alla preparazione del pranzo da portare al lavoro. Vediamo perché.
Come da nome, la doppia cottura consiste nel cuocere la pasta due volte. Nello specifico, si procede così:
si cuoce la pasta circa 1/2 minuti in meno e la si scola;
la si irrora con un po’ di olio, affinché non si attacchi;
la si mette nell’abbattitore;
al bisogno, la si butta in acqua per un minuto circa.
I ristoranti spesso usano paste specifiche, pensate per sopportare lo stress della doppia cottura senza rompersi.
A casa, il procedimento può essere utile per preparare una pasta da riscaldare al microonde senza che diventi scotta. Il principio è sempre lo stesso:
cuoci la pasta almeno 2 minuti in meno, 3 se ti piace al dente;
la mischi con il condimento a freddo;
la lasci raffreddare prima di metterla in frigo. In questo lasso di tempo, la pasta continua a cuocere, seppure più lentamente;
una volta al lavoro, la riscaldi per un minuto nel microonde.

3)COTTURA ESPRESSA
Solo per gli amanti della pasta al dente. Bisogna scolare la pasta circa 60 sec. Prima del tempo indicato sulla confezione per poi mantecarla in padella assieme al condimento prescelto. Il consiglio che possiamo darvi è quello di lasciare da parte un bicchiere contenente l’acqua di cottura che vi servirà per creare cremosità e morbidezza.

4)COTTURA PASSIVA
Altro metodo da sperimentare è la cottura passiva che evita la dispersione di amido e glutine e consiste nel buttare la pasta nell’acqua bollente già salata, far bollire per pochi minuti (2-4 al massimo), spegnere il fuoco, coprire e far rimanere la pasta nell’acqua per il tempo scritto sulla confezione.;
Il risultato è una pasta piacevolmente al dente, un po’ più ricca di amido rispetto a quella bollita in maniera continuativa, quindi potrebbe essere adatta per fare una gricia, una cacio e pepe oppure una carbonara.

5) COTTURA CON PENTOLA A PRESSIONE
Quando scienza e arte si incontrano nascono i piatti più gustosi e creativi, amici della linea e dell’ambiente. È il caso dei celebri spaghetti pomodoro e spinaci, suggeriti da Davide Scabin e dalla first lady, cotti in pentola a pressione con 1/8 del sale normalmente utilizzato, meno acqua, meno spreco di gas e soprattutto niente grassi.
La cottura della pasta nella pentola a pressione è delicata, adatta solo agli sperimentatori precisi. Inoltre, il procedimento è poco applicabile a chi voglia aprire un negozio di pasta fresca: la pasta fresca cuoce troppo in fretta per la pentola a pressione. In compenso, questo processo richiede meno acqua, meno sale e anche meno grassi.
La ricetta più diffusa è quella della amatriciana. Per preparare 500 grammi di rigatoni (crudi), la versi nella pentola con l’aglio, 500 grammi di pomodori frullati, due dita di vino e il guanciale. Copri il tutto con 500 millilitri di acqua, chiudi la pentola e fai cuocere per 11 minuti totali. Passato questo tempo, fai sfiatare, condisci con il pecorino e servi.
Quali sono i principi generali?
La proporzione di pasta-liquidi dev’essere sempre di 1 a 2, tenendo conto anche degli altri ingredienti.
Il tempo di cottura parte da quando metti la pentola sul fuoco, non da quando inizia a fischiare.
Nel dubbio, fai cuocere la pasta un minuto in meno, piuttosto che un minuto in più. Dentro la pentola a pressione, infatti, il tempo vale doppio.

6) COTTURA - RISOTTATA
La cottura risottata della pasta segue pressappoco lo stesso principio della preparazione di un risotto .
Prepari il sugo, vi versi dentro la pasta cruda e bagni tutto con il brodo caldo, in modo che copra la pasta. Una volta che il brodo si è asciugato, ne aggiungi dell’altro finché la pasta non è cotta.
Questo tipo di cottura fa in modo che l’amido contenuto nella pasta rimanga tutto nel piatto. In questo modo la pasta risulta più cremosa e meglio legata al sugo.
Il procedimento dà il meglio di sé nella pasta con funghi e salsiccia.

7) COTTURA FRITTA E BOLLITA
Una particolare tecnica di cottura prevede la frittura della pasta fresca nell’olio bollente prima di lessarla nell’acqua. Tale tecnica, adottata oggi da alcuni cuochi per ottenere una pasta dalla consistenza piacevolmente croccante, è mutuata dalla cucina cinese, che la utilizza comunemente per alcuni piatti di spaghetti. La particolare tenuta di cottura della pasta precotta con la frittura si ottiene per un fenomeno di caramellizzazione dell’amido (reazione di Maillard), generata dall’elevata temperatura dell’olio di frittura. In verità tale consuetudine non è nuova neppure nella tradizione della pasta fresca italiana. E’ diffuso nel Salento un piatto chiamato Ciceri e tria in cui metà della pasta è fritta in olio bollente e poi mescolata alla rimanente bollita assieme ai ceci.

8) COTTURA PER REIDRATAZIONE
Si tratta di una pasta che viene reidratata a freddo, senza cottura perciò, lasciandola semplicemente in ammollo in acqua fredda per circa 40 - 60 minuti.
Basterà poi un velocissimo passaggio in padella con il vostro sugo preferito.
Procedimento:
Mettete la pasta in una ciotola capiente.
Coprite la pasta con acqua fredda, in cui avrete sciolto il sale, e lasciatela reidratare per circa 40-60 minuti
Scolatela e ripassatela in padella a risottare, o in un tegame, con il vostro condimento preferito finché non sarà ben calda (circa 2-3 minuti), aggiungendo eventualmente poca acqua o brodo per terminare la cottura.

9) COTTURA - ONE POT PASTA
Una variante della pasta risottata amata da Michelle Obama, dagli ecologisti e… dai pigri, perché utilizzando un’unica pentola per la cottura della pasta e del condimento, si risparmia gas, energia elettrica e utensili da lavare. Si parte con acqua fredda (per 200 grammi di pasta servono 1,5l d’acqua), aggiungendo a mano a mano gli ingredienti del condimento e, una volta raggiunto il bollore, si cala la pasta. Quando tutta l’acqua sarà evaporata, la pasta sarà pronta per essere servita.
Un esempio di questa cottura è la classica pasta e fagioli, oppure lagane e ceci.

10) COTTURA A CAMPANA
La sfida della pasta fredda è fermare la cottura al punto giusto e evitare il “mappazzone” scotto. L’errore: raffreddarla sciacquandola sotto l’acqua o lasciandola a scuocere in pentola. La soluzione: la cottura a campana. A due terzi della cottura (se il tempo di cottura indicato sulla confezione è di 14 minuti, va fatta bollire per circa 10 minuti), la pasta va scolata per bene, trasferita in una insalatiera e sigillata con pellicola trasparente. La pellicola si gonfierà “a campana” e la cottura si completerà a secco. In questo modo, la pasta resterà integra, buona e al dente anche per il giorno dopo. Unico accorgimento: preferire formati piccoli e corti.

11) COTTURA - PASTA AL FORNO
La pasta secca andrebbe sempre prelessata, in genere al dente, ma con alcune eccezioni: se il condimento è ricco e liquido, va cotta per 2/3. La pasta va infornata nel forno già caldo per evitare di farla scuocere nell’attesa che la superficie si colori. Se invece la scelta cade su una pasta fresca o all’uovo, o su certe tipologie di lasagne, la precottura non è necessaria e sarà la naturale umidità degli altri ingredienti a conservare la morbidezza della pasta anche a cottura terminata. La temperatura ideale per ottenere la crosticina superficiale varia a seconda della ricetta e del formato: per esempio, i cannelloni andrebbero cotti a una temperatura elevata, anche superiore ai 220° C, mentre le lasagne danno il meglio di sé a 180-200° C al massimo. Una curiosità: la pasta al forno il giorno dopo è più buona perché il passaggio nel forno la essicca da buona parte dell’acqua di cottura, quindi “fotografa” la gelatinizzazione degli amidi e la consistenza della pasta, soprattutto negli strati superficiali, facendola rimanere in uno stato molto simile alla cottura al dente anche per ore, o giorni.

11) COTTURA PER INFUSIONE
La cottura per infusione, ad esempio è l’ideale per il banqueting ( buffet, catering): nello stesso pentolino, ad una temperatura di 40 gradi e per 40 minuti, è possibile cucinare anche diversi tipi di pasta contemporaneamente, senza avere la paura di superare il punto di cottura. In questo modo non solo la pasta rimane al dente, ma possiamo anche divertirci con insalate miste di pasta, giocando sulle diverse consistenze». Senza contare che a quel punto è sufficiente condire in modo “omeopatico”, con un semplice olio di pomodoro ottenuto lasciando i pomodori circa due ore e mezza in forno, a 85°: più saporita di una salsa di pomodoro.

Parliamo un pò di calcio?

24 novembre 2021 ore 11:50 segnala
Lo so, a molti (quelli che non amano il calcio) potrà non interessare, ma ritengo sia sbagliato, perché questo fenomeno investe e riguarda tutti noi in quanto oramai, per la sua divulgazione, è diventato un fenomeno sociale, prima che sportivo.
Una Società di calcio, oggi, è considerata un'impresa privata, sottostante alla legislazione di diritto privato.
Ma a ben vedere, il mercato a cui si rivolge è pubblico e circoscritto e vi spiego perchè:
i clienti, gli utenti, gli spettatori (chiamateli come volete) a ben vedere sono per la maggior parte Tifosi.
Il Tifoso non può essere considerato Cliente o Utente o Spettatore, in quanto questi ultimi si differenziano notevolmente perchè hanno dalla loro la facoltà di scelta.
Un cliente se quel prodotto non piace ne cercherà un altro di altra azienda o simile, così come un Utente (per un servizio) ed uno spettatore.
Il Tifoso, potrà mai cambiare la squadra per cui tifa?
La risposta è no, altrimenti sarebbe uno Sportivo, ma la quasi totalità di coloro che seguono le squadre di calcio non lo sono o, al massimo, rimangono comunque tifosi seppur sportivi.
Questo dovrebbe determinare, pertanto, la principale peculiarità di questa attività. Peculiarità che si risolve in ricavi comunque garantiti dell'Azienda, poco influenzati dagli andamenti di mercato.
Non mi venite a dire che dipende anche dalla competitività della squadra. Certamente ma, proprio noi napoletani sappiamo benissimo ciò che è successo quando il Napoli giocava in serie C, come anche altre squadre di serie A più o meno affermate.
Inoltre il calcio, in genere, è un fenomeno sociale e, come tale di elevato interesse pubblico.
Da queste due premesse, secondo voi, è normale la regolamentazione attuale delle Società di calcio?
Io ritengo di no e gli effetti che oggi viviamo dell'attuale crisi del calcio italiano (ed oserei dire del calcio mondiale in genere), dipendono proprio da questo.
Non abbiamo, specie in Italia esempi di investimenti proficui e positivi negli ultimi 20 anni. O abbiamo Società di calcio, altamente indebitate oppure con altissimi utili che non vengono reinvestiti nell'attività calcistica.
A questo aggiungiamo che, specie in quest'ultimo periodo, addirittura i Presidenti di queste società chiedono a gran voce l'aiuto dello Stato (e quindi dei cittadini in genere, non solo dei tifosi, già tassati sia da una parte che dall'altra).
Per anni, le Società di calcio italiane hanno concentrato le loro attività nell'acquisto di giocatori e nel pagare gli alti ingaggi richiesti, determinando lo squilibrio tra costi e ricavi.
Ora vi chiedo, secondo voi, sono tutti pazzi?
Secondo me no. Proprio perchè fondano la loro attività sui tifosi, speculano all'inverosimile questa possibilità.
Ora quale, secondo voi, potrebbe essere la soluzione?
Io un'idea l'avrei, che taglierebbe una volta per tutte la testa al Toro.
Bisogna obbligare tali società (per normative attuate ad hoc), a investire in attività extracalcistiche o accessorie, quali ad esempio il settore giovanile, migliorie o compartecipazioni serie alle ristrutturazioni degli stadi, compartecipazioni alla gestione dell'ordine pubblico specie negli stadi, sviluppo di attività sociali di interesse pubblico (sanità, arredo urbano, assistenza per gli invalidi, etc. ...).
Chiaramente in relazione ai fatturati ed alla buona tenuta dei costi di gestione.
Si verificherebbe, pertanto, certamente una miglioria sociale, oltre che sportiva, e quindi si attuerebbe l'interesse pubblico sociale insito, nei principi di cui sopra. Fermo restando il calmieramento delle voci di spesa sul lato del mercato dei giocatori, sia negli acquisti che per gli ingaggi.
Ad un giocatore, pertanto, oltre a garantirne l'ingaggio, questi avrebbe una serie di royalties dovute alla efficiete e sana organizzazione della società di calcio, oltre alla produzione di validi elementi selezionati dall'attività giovanile.
A voi le risposte.

MEDIOCRAZIA - Analisi di un sistema in disfacimento

16 ottobre 2021 ore 11:39 segnala
Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” oramai ci ha travolti ed un po’ alla volta i mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni .
Adesso dopo aver conquistato il potere ci spingono ad essere tutti come loro .
Senza mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale, adesso loro vogliono che la “mediocrità” sia eletta a modello.
Vogliono che il sistema incoraggi l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti.
Questi ultimi infatti per ovvi motivi sono inefficienti e quindi non utili , mentre i super competenti invece poiché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni devono lo stesso non esistere .
Il nuovo sistema ha bisogno solo del tipico mediocre che deve essere si un esperto ma deve avere solo una competenza che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema.
Deve essere un mediocre utile , dotato di uno spirito critico limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese Alain Deneault, deve «giocare il gioco», cioè accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, sottomettersi a regole sottaciute.
Chiudendo spesso gli occhi deve acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri.
Si tratta, in definitiva, di essere conformisti e quindi attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
Saldando relazioni informali, devono dare prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Devono in poche parole piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» .
Il loro obiettivo con il loro comportamento
serve a sottolineare l’appartenenza a un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale.
Con il loro atteggiamento tendono a generare istituzioni corrotte che come sappiamo
arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano non si accorgono più di esserlo.
La mediocrità è insomma l’origine della cattiva politica e la morte stessa della politica, che oggi è stata sostituita negli ultimi decenni dalla “governance”.
Un modo di fare in cui l’azione politica è ridotta alla gestione, e a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving” .
Ovvero la ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, capace di escludere alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente.
In un regime di governance siamo così tutti ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo.
La governance è in definitiva – sostiene Deneault – una forma di gestione neoliberale dello stato, caratterizzata dalla deregolamentazione, dalle privatizzazioni dei servizi pubblici e dall’adattamento delle istituzioni ai bisogni delle imprese.
Dalla politica siamo scivolati verso un sistema (quello della governance) che tendiamo a confondere con la democrazia.
Anche la terminologia cambia: i pazienti di un ospedale non si chiamano più pazienti, i lettori di una biblioteca non sono più lettori. Tutti diventano “clienti”, tutti sono consumatori.
E dunque non c’è da stupirsi se il centro domina il pensiero politico. Le differenze tra i candidati a una carica elettiva tendono a scomparire, anche se all’apparenza si cerca di differenziarle. Anche la semantica viene piegata alla mediocrità: misure equilibrate, giuste misure, compromesso. È quello che Denault definisce con un equilibrismo grammaticale «l’estremo centro». Un tempo, noi italiani eravamo abituati alle “convergenze parallele”. Questa volta, però, l’estremo centro non corrisponde al punto mediano sull’asse destra-sinistra ma coincide con la scomparsa di quell’asse a vantaggio di un unico approccio e di un’unica logica.
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Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” oramai ci ha travolti ed un po’ alla volta i mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni . Adesso dopo aver conquistato il potere ci spingono ad essere tutti...
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16/10/2021 11:39:15
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Breve storiella su come funziona la Borsa

29 luglio 2021 ore 16:11 segnala
Un giorno giunse in un piccolo villaggio indiano, vicino alla foresta un uomo, che, notando il gran numero di scimmie presenti nel circondario, disse:
“Sono qui per comprare scimmie a 10$ l’una”
Gli abitanti si misero subito all’opera e cominciarono a catturarle per venderle all’uomo.
Più giorni passavano, più scimmie si catturavano, più scimmie si vendevano
a 10 $ , più le scimmie da catturare diminuivano.
Gli sforzi quindi, per catturarle dei villani aumentavano.
Allora l’uomo decise a quel punto di offrire loro 20$ per ogni scimmia.
Gli abitanti rinnovarono i loro sforzi, ma l’offerta di scimmie nella foresta continuò a diminuire, e con esso il numero delle scimmie catturate ed il loro prezzo salì a 25$.
Ben presto nella foresta non fu più possibile trovare neanche una scimmia.
Allora l’uomo aumentò il loro prezzo a $50 e disse: “Poichè mi devo recare in città per lavoro, autorizzo il mio assistente a gestire tutte le mie scimmie.”
Non appena l’uomo partì, l’assistente convocò gli abitanti del villaggio e disse loro: “Il mio capo è proprietario di un grande numero di scimmie. Ve le venderò per 35$ l'una in modo che non appena sarà ritornato, voi potrete rivendergliele per $50, come vi ha offerto”.
Entusiasti gli abitanti raccolsero tutta la quantità di denaro che poterono e comprarono tutte le scimmie che poterono. Avevano scimmie sparse per tutto il villaggio ... ma da quel giorno non videro più nè l’uomo nè il suo assistente.


Questa è la spiegazione di come funziona la borsa e il mercato borsistico.

Ora, pensate che la maggior parte dei manager aziendali, per incentivarli, vengono offerte loro, quale benefit, la proprietà delle azioni dell'azienda che dovranno gestire. Secondo voi, non si comporteranno come l'uomo della storiella?

Seppur assurda questa storiella si avvicina molto al funzionamento oggi, della borsa.
Questo dovrebbe farvi capire i danni che provoca l'azione liberista del lassaiz fair nell'economia, fondata principalmente non sul reale valore delle cose e delle aziende, ma su quello supposto, supposto da un organizzazione senza controlli e libera.
Ciò accade in borsa e sui mercati e spesso, sui prodotti venduti.
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Un giorno giunse in un piccolo villaggio indiano, vicino alla foresta un uomo, che, notando il gran numero di scimmie presenti nel circondario, disse: “Sono qui per comprare scimmie a 10$ l’una” Gli abitanti si misero subito all’opera e cominciarono a catturarle per venderle all’uomo. Più giorni...
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29/07/2021 16:11:23
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