"No, per favore".

31 agosto 2020 ore 21:08 segnala
Ci sono vittime di molestie sessuali che hanno la prontezza di reagire.
Perché riconoscono i segnali, perché sono più lucide, meno ingenue, non so per quale motivo. Ma riescono a reagire. Urlano, mollano sberle, calci.
Ma non tutte. Ci sono altre che restano talmente interdette da paralizzarsi. Perché non se lo aspettano. Perché a far loro del male sono persone di cui si fidano, da cui non possono immaginarsi azioni simili. E restano immobili e allucinate al punto da non rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo, prendendo consapevolezza che si tratta di molestie a tutti gli effetti solo in seguito. Dando così, forse, pure l'impressione di essere consenzienti. Quando in realtà, quello non è consenso: è shock. Annichilimento.

Io sono una di quelle. Non l'avrei creduto possibile, da persona aggressiva quale sono. E invece, semplicemente, a volte capita che abbassi le difese, che smetta di sentirmi sull'attenti, per qualche momento della mia vita. Perché non tutti possono essere sempre una minaccia, Cristo, soprattutto se sono persone che conosco.
Amici.
Con gli amici tendenzialmente non mi sento in pericolo. Perché sono amici, da anni. Si definiscono tali. E gli amici non ti fanno del male, se sono amici.
Se.
Ma non lo sono.

E lo scopri quando è troppo tardi, quando ti invitano a casa per mangiare un dolce e ti ritrovi con le mani addosso e le parole addosso e lo schifo addosso, ma sul momento non ti rendi conto, perchè Dio, siamo amici, ma cosa stai facendo, sei davvero tu?, forse dovrei scappare, forse dovrei dargli una sberla, forse dovrei, è molesto, ma è un amico, ma perchè un amico sta facendo questo?, ma perché ti avvicini così?, basta, ti ho detto di smetterla, basta, mi stai dando fastidio, basta, ti dico ancora basta forse smetti, alzi la voce e continui a dire basta ma rimani immobile, perché lo stupore, lo shock e la confusione vincono persino sulla paura e ti tengono seduta.
Lo realizzi soltanto dopo, quando al mattino ti svegli e ti senti a disagio, e senti quelle frasi e quei contatti fisici forzati ancora lì che ti aleggiano addosso. E ti abbracci istintivamente, perché senti che è stato brutto.
Ed è allora che ti rendi conto di quello che è successo. Quando, passato lo shock, ripercorri tutto a mente lucida. E ti casca addosso come una secchiata d'acqua gelida sulla testa la consapevolezza che quelle non erano semplicemente battute a sfondo sessuale, non erano contatti fisici da amico e nemmeno da uomo interessato, erano molestie.
Che proporre diamanti in cambio di prestazioni sessuali non è uno scherzo divertente e non è amicizia, che toccare ossessivamente una persona non è amicizia, che fare domande inopportune sulle parti intime non è amicizia, che cercare di togliere indumenti - qualsiasi siano, fosse anche una scarpa - non è amicizia.
E non è nemmeno provarci con una donna, cosa che non dovrebbe comunque fare, avendo una moglie che dice di amare tanto.
Sono molestie.
E la mia ingenuità nell'accettare un invito senza vederci malizia, la mia fiducia, la mia paralisi nel non reagire con urla e strepiti perché scioccata da tutto, non erano consenso, e soprattutto non erano reato.
Molestare sì.
Negare tutto al momento di rendere conto di quanto successo, inventare scuse assurde, riversare la colpa su di me, bloccarmi su ogni social per paura di affrontarmi, ignorarmi e fare finta di non vedermi e non sentirmi mentre urlo addosso di guardarmi in faccia non è reato, ma sicuramente un'implicita ammissione di colpa.
A cui né un eccesso di alcol né l'immaturità possono trovare giustificazione: per sfogare la libido repressa, esistono i porno.
Non le amicizie.

Ma forse la parte peggiore non sono nemmeno le molestie. Perché al dolore di averle subite, si aggiunge poi quello di non essere creduta.
Di raccontarlo, e vedere che le tue parole vengono messe in dubbio. Come se avessi qualche vantaggio nel raccontare che qualcuno a cui volevi bene, che credevi fosse un amico leale e sincero, ti ha invece tradita nel peggiore dei modi. Di vedere che nel frattempo, per pararsi il culo, la persona che ti ha fatto del male ha messo in giro una sua personale versione dei fatti, quella in cui presumibilmente tu sei visionaria e quei contatti fisici sgradevoli te li sei immaginati, mentre lui era assolutamente in buona fede, e con le mani in tasca.

Ho sempre avuto l'abitudine di conservare ogni messaggio scritto, ogni sms, ogni mail, ogni scambio verbale. Di non cancellare mai nessuna conversazione, da brava nostalgica a cui piace spesso rileggere le parole altrui.
E per una volta, la mia tendenza al collezionismo torna utile.
Perché la memoria può fallire, i gesti si possono fraintendere e travisare e l'alcol può ottenebrare i ricordi, ma le parole scritte restano.
Restano quei messaggi, apparentemente senza senso, in cui mi chiedeva se mi fidassi ad andare da lui, da sola; se sarei andata comunque, nel caso in cui gli altri amici non avessero potuto. Messaggi senza senso che ne hanno acquisito uno nel momento in cui ho capito, a posteriori, che gli interessava solo capire se avrebbe avuto campo libero per fare le sue schifose avances. Tanto nessuno avrebbe mai creduto che fosse capace di una cosa simile.
Restano le risposte deliranti, frettolose, paracule, bugiarde e piene di spergiuri a un fidanzato che chiedeva spiegazioni, formulate in trenta secondi, nel panico, senza riflettere.
Resta il blocco sui social. Resta tutto.
Restano tutte quelle parole che, anche se forse non valgono come prova legale, provano in modo incontrovertibile almeno la meschinità. La bassezza e lo squallore di chi pensava di approfittare di un momento di fragilità di un'amica per sfogare gli ormoni, come un quindicenne infoiato.
E resteranno, e saranno fatte leggere, a chiunque voglia ascoltare, a chiunque voglia credermi.
Perché non sono io che devo cambiare locale, incontrandoti. Non sono io che devo avere attacchi di panico e rischiare di svenire e soffocare. Non sono io che devo stare attenta a dove vado per evitarti, sei tu.
Sei tu che devi vergognarti, sei tu che devi stare male vedendomi. Non il contrario.
Sei tu che devi chiuderti in casa e provare disagio. Non io.

E ti prometto che è quello che succederà. Perché di tutte le frasi fatte del mondo, solo in una credo fermamente: l'onestà paga. Almeno alla lunga.
Io sono stata sincera per tutta la mia vita. E chiunque mi conosca un minimo, lo sa.

Ogni volta che qualcuno vi racconta qualcosa che vi sembra incredibile, chiedetevi sempre cosa ci guadagna nel farlo. Quale vantaggio ne trae.
Se la risposta è "nessuno", molto probabilmente vi sta dicendo la verità.
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Ci sono vittime di molestie sessuali che hanno la prontezza di reagire. Perché riconoscono i segnali, perché sono più lucide, meno ingenue, non so per quale motivo. Ma riescono a reagire. Urlano, mollano sberle, calci. Ma non tutte. Ci sono altre che restano talmente interdette da paralizzarsi....
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31/08/2020 21:08:59
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Commenti

  1. MidnightGambler 01 settembre 2020 ore 16:33
    Ti sei spiegata molto bene, e sei riuscita a trasmettere molte cose. Bel post, davvero.
  2. Hildegarde 01 settembre 2020 ore 17:41
    grazie mille, di cuore
  3. Aria59 01 settembre 2020 ore 19:34
    Una brutta esperienza. Non lasciare che condizioni la tua vita :-(
  4. Hildegarde 01 settembre 2020 ore 19:40
    purtroppo la sta già condizionando, anche solo per il rancore che ho addosso.

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