All you need is -

17 febbraio 2021 ore 15:43 segnala
Ci sono persone che non sanno stare da sole, e passano tutta la loro vita, ossessivamente, alla ricerca di qualcuno con cui passarla. Senza fare troppe distinzioni, senza grandi interrogativi se quella con cui stanno tentando sia davvero il tipo di persona di cui hanno bisogno: purché ce ne sia una. La cercano continuamente, ovunque, in un modo quasi disperato, come un drogato in cerca di una dose che giurerà essere l'ultima. E le riconosci, perché sono quelle che non passano mai più di un mese da sole: ad ogni relazione che chiudono, ne iniziano un'altra subito dopo. Finita quella, ricominceranno la loro estenuante danza dell'horror vacui, alla ricerca di un'altra persona con cui riempire il vuoto che sentono nel cuore, nel letto, nella propria casa, nella propria vita.
Ci sono poi quelle che si accontentano. Non vanno alla ricerca, ma prendono quello che arriva. Non sperano di poter avere di meglio, si accontentano di avere qualcuno che voglia loro bene, che gli faccia trovare la cena calda la sera, con cui passare del tempo, da cui sentirsi accettate, ascoltate e capite. Prendono, senza pensare a quanto possano e vogliano dare. Senza chiedersi se siano realmente felici o se si stiano solo adagiando in ciò che dà sicurezza. E' quello che io chiamo l'amore pigro. Non è amare, è voler bene e lasciarsi amare: è molto meno impegnativo, meno rischioso, più confortevole, come un plaid sotto cui infilarsi quando fuori fa troppo freddo per uscire. Non comporta nemmeno grandi dolori, semplicemente perché è tiepido. E il tepore conforta, ma non rende felici.
Poi ci sono le persone che dentro una relazione si annullano. Pensano che amore voglia dire smettere di essere sé e diventare altro. Rinunciano, almeno in parte, a essere ciò che sono sempre state, rinunciano a amicizie, passioni, piaceri, pezzi di sé, limano la propria essenza come falegnami per far combaciare il proprio perimetro con quello di chi sta loro accanto, senza accorgersi che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in un amore che fa sacrificare ciò che si è. Le riconosci anche in questo caso, sono quelle che quando iniziano una storia spariscono, letteralmente. Smettono di frequentare gli amici, di praticare lo sport e tutto ciò che amavano prima, di seguire le passioni che avevano. Si chiudono in un universo ristretto in cui esistono soltanto loro e la persona con cui hanno scelto di ingabbiarsi. Non escono quasi più, se non con quell'unica persona: il resto del mondo, un mondo fatto di persone e di cose, smette di esistere. E l'amore smette di essere amore, diventa dipendenza.
Proprio come chi lo cerca ossessivamente in chiunque, come si cerca una dose.
Come chi si accontenta, pur di non affrontare la solitudine e i propri fantasmi.
Tre modi di vivere male ciò che l'amore dovrebbe essere, a volte concatenati, vissuti uno di conseguenza all'altro. Ricerche ossessive che sfociano nell'accontentarsi e nell'annullarsi. Tutti modi di vivere l'amore ugualmente tossici, malati, distorti, eppure i più frequenti.

Quando finisci una relazione, le persone che ti circondano finiscono quasi sempre per ricadere dentro uno di questi schemi. Perché questo è l'unico modo in cui concepiscono le relazioni, l'unico modo in cui sono abituate a viverle.
Ne troverai un altro. Categoria uno.
Tu dovresti solo prenderle come vengono, senza pretese. Categoria due.
O la mia preferita, "Ora devi pensare a te stessa e a fare cose solo per te stessa, non con qualcuno accanto". Categoria tre.

Io non ho mai fatto parte della categoria uno, nemmeno da adolescente. Non ho mai cercato attivamente nessuno in tutta la mia vita, non mi sono mai tagliata le vene nei momenti di solitudine, me la sono coltivata con i libri, la riflessione, il piacere di chiudere gli occhi e non avere tormente nel cuore. Ho sempre visto l'amore come qualcosa che può accadere o non accadere, ma che di sicuro non è da forzare, andando a cercarlo ossessivamente in ogni angolo dell'esistenza. Ogni persona che è entrata nella mia vita, ci è entrata per avermi cercata. Ogni persona che ho lasciato entrare nella mia vita, mi ha tirata fuori da un bozzolo dal quale non sarei mai uscita spontaneamente per andare a caccia di amore. E ne sono uscita solo perché realmente convinta di volerlo fare, perché ho creduto valesse la pena di di srotolarmi fuori dal mio guscio di solitudine, perché ho istintivamente sentito di potermi fidare: per la maggior parte, ho elargito dei no.
Nella seconda categoria forse ci sono stata, ma non è durata, non ha funzionato. Non so sopravvivere all'infelicità, il tepore non mi basta. Posso sopravvivere alla solitudine da sola, ma non alla solitudine in due. E alla fine ne esco, a malincuore, perché dare mi rende immensamente più viva che ricevere restando inerte.
Della terza categoria, in nessun momento della mia vita. Rido, quando qualcuno mi dice che "devo fare cose solo per me stessa". Ogni cosa che ho fatto nella vita, l'ho fatta per me stessa. In coppia non ho mai rinunciato a niente che non facessi prima, da sola. Non ho smesso di uscire con le amiche, non ho smesso di vestirmi e truccarmi come piaceva a me, non ho smesso di usare i miei soldi per comprarmi quello che volevo, di andare in discoteca il sabato sera, di studiare quello che mi pareva, di viaggiare anche da sola, di avere dei sogni, di parlare con le persone, di stare sui social, di cantare, di ridere, di mettermi una minigonna, di pensare alla mia carriera lavorativa, di volermi realizzare professionalmente prima di essere una moglie e una madre e anzi, di volere entrambe le cose. Non ho mai sacrificato volontariamente una singola parte di me, con nessuno accanto, e quando mi sono accorta che stava succedendo, è stato il motivo per cui me ne sono andata.

Rido, quando le persone mi dicono che incontrerò "qualcun altro", perché non hanno capito che di "qualcun altro" per riempire il vuoto lasciato da "qualcuno" a me non è mai importato nulla, e ho sempre riempito i miei vuoti con qualcosa e non con qualcuno, 'che le persone non sono riempitivi dell'esistenza. Rido quando mi dicono che "dovrei prenderla come viene", perché la vita è una e se non ami forte in questa, se non sai amare forte e prendi l'amore solo come qualcuno che ti scaldi nelle notti più fredde, allora è meglio un camino, è meglio stare soli e non riempirsi la vita di infelicità condivisa. E rido ancora più forte quando mi dicono che devo fare 'cose solo per me stessa'. Perché amare davvero, amare senza riserve, fidarsi, rischiare, bruciarsi, schiantarsi, non è - soltanto - un gesto di altruismo verso chi si è scelto, ma quanto di più per se stessi e la propria schifosa e straziante felicità si possa fare nella vita.
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Ci sono persone che non sanno stare da sole, e passano tutta la loro vita, ossessivamente, alla ricerca di qualcuno con cui passarla. Senza fare troppe distinzioni, senza grandi interrogativi se quella con cui stanno tentando sia davvero il tipo di persona di cui hanno bisogno: purché ce ne sia...
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