Sator Arepo

11 ottobre 2011 ore 13:30 segnala


Ci sono giorni in cui loro mi mancano particolarmente. Ieri è stato uno di quelli, e quei giorni coincidono invariabilmente con gli stessi giorni nei quali io, manco a me stesso. E' la piccola catarsi consacrata dall'atto del sipario che la disvela lentamente, nella porpora del silenzio che mi circonda.
ATTO I
Miserabile spettacolo di miseria umana di coloro che hanno rinunciato, costretto impotente a vedere il compagno gettatosi nel fango in drogata beatitudine, ho teso la mano per aiutarlo a rialzarsi e gli ho offerto un pasto dignitoso e confacente al suo alto rango. Più alto del mio, più volte mi trovai a constatare. Gli chiesi di venire via con me, che la vista di quello spettacolo mi era già intollerabile ma nondimeno la sopportavo e l'avrei sopportata per tutto il tempo necessario. Qualcuno di quegli osceni si avvicinò strisciando sino a me, mi cinse i piedi. Dovevo attendere, li lasciai fare in attesa che il compagno si rialzasse. Quando tutto fosse stato compiuto, un calcio li avrebbe allontanati da noi. Gli parlai, riuscivo a vedere ancora un barlume in fondo ai suoi occhi, non tutto era perduto dunque. Avevo attraversato molte terre e molta umanità, prima di ritrovarci e poter così chiudere il mio cerchio. E gli parlai di nuovo, e sembrava ascoltarmi senza cura del chiacchericcio sgraziato circostante. Avevo riacceso il suo Fuoco, avevo gettato il seme del Grande Ritorno. Gli dissi di venire con me al banchetto, che onori e giustizia li avrebbe ritrovati lì. Lo vidi a terra strisciare, allontanarsi ancora una volta, in turbine di schiamazzi e contese infime.
ATTO II
Seduto ancora sulla colonna di Cartagine, come un tempo, rifletto tra i mulinelli di sabbia che il vento fa giocare tra le strade abbandonate della Città Spenta. Ho percorso deserti e valli, per arrivare qui. E ancora penso alle scene, al barlume in fondo a quegli occhi, a ciò che ho lasciato, a ciò che ho dato, a ciò che mi è stato sottratto, a ciò che ho portato con me. Troppo, o troppo poco. Guardo l'orizzonte, infuocato da un tramonto ocra della stessa tonalità di quel fuoco che riaccesi nel suo sguardo. Immobile come statua silenziosa, il vento e la sabbia mi accarezzano ancora come un tempo, danzando davanti al mio sguardo fisso ai cieli lontani. Che fine avrà fatto quel fuoco, che ne sarà del seme del Grande Ritorno?
Sono ritornato alla mia dimora, che spazio e tempo, per me, non ce n'era più. Sono tornato al luogo da dove un tempo era iniziato il mio lungo viaggio.
Intanto, passando sotto le mura della Città, ho visto da lontano la rocca con i resti delle antiche catene di Prometeo, spezzate.
EPILOGO
Sator Arepo tenet opera rotas.
Io, sono Saturno il seminatore.
Io, sono il solitario guardiano di Cartagine.
Io, sono l'Uomo errante

(dal mio blog su Netlog, "Le_Seagull_Magique")
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