Ciò che felicità non è...

19 aprile 2021 ore 09:13 segnala



Jim Morrison una volta scrisse: ”Comprare droga è come comprare un biglietto per un mondo fantastico, ma il prezzo di quel biglietto è la vita”. A differenza di tanti giovani, non ho iniziato a drogarmi seguendo i ragazzi più grandi, per fare nuove esperienze o per divertimento. La mia è stata una disperata ricerca di evasione da un vivere quotidiano che mi soffocava violentemente, un vivere fatto di violenza, umiliazioni e abbandono. Ho iniziato all’interno della comunità per minori in cui sono stato dai tredici ai sedici anni. Ho iniziato fumando le canne nascosto sulle scale che portavano alla mansarda in compagnia di una ragazza di nome Giada. Giada aveva due anni in più di me, era bellissima, capelli scuri a caschetto, con una frangetta ad accarezzarle le sopracciglia. Era molto magra, la pelle bianca come il latte, due occhi neri, così profondi da perdersi dentro e poco più sotto una lunga cicatrice a ricordarle un padre violento. Non era di molte parole e non era molto brava a socializzare, ma ci trovammo subito, a unirci era quel vuoto che ci portavamo dentro, per capirci ci bastava un semplice sguardo. Fu lei a insegnarmi a rollare le canne, mi ricordo ancora le sue risate quando le chiudevo tutte storte. Di lì a poco, diventammo inseparabili, fu la mia prima ragazza, la mia prima amica. Facevamo l’amore di nascosto e spesso dormivamo insieme, ogni tanto gli educatori ci beccavano e ci punivano. Presto il fumo non ci bastò più, iniziammo a rubare i superalcolici nei supermercati e a mandare giù le prime pasticche. Un giorno ritornò da un rientro a casa con due grammi di cocaina. Mi ricordo che venne da me e mi disse: “Ho la bianca, la vuoi provare insieme a me? Era la prima volta per tutti e due, facemmo il fruscio con un vecchio biglietto dell’autobus perché nessuno dei due aveva una banconota. In breve tempo diventò un vizio, per comprarla rubavamo nei negozi vari oggetti per poi rivenderli nei mercatini dell’usato. Una notte siamo scappati calandoci da una finestra per andare in stazione a comprarci una dose. Appena arrivati, lo spacciatore ci disse che di coca non ne aveva, ma che se ci volevamo sballare aveva dell’eroina, dicendoci che se non l’avevamo mai provata ci avrebbe preparato lui le siringhe. Comprata la roba, ce ne andammo sotto un cavalcavia lì vicino. Il cielo quella notte era pieno di stelle, prima di bucarci ci guardammo intensamente negli occhi, non avevamo nessuna paura, solamente tanto odio dentro da toglierci presto.
Tredici anni io, quindici lei, un’infanzia maledetta cucita sulla pelle e un ago nelle braccia. Ci svegliammo con le felpe sporche di vomito, così ci lavammo nei bagni della stazione prima di rientrare in comunità. Dormimmo tutto il giorno, con brevi risvegli soltanto per vomitare.
Bucarmi però non mi piaceva, così non lo feci più. Col tempo lei diventò sempre più dipendente dall’eroina, iniziando a prostituirsi per comprarsi le dosi, finì in una comunità per tossico dipendenti e purtroppo non la rividi più.
Pochi giorni prima di uscire venni a sapere che era morta di overdose dentro un vecchio vagone di un treno abbandonato, non aveva ancora diciotto anni. Mi ricordo che una volta le chiesi se avesse paura di morire e lei mi rispose che una persona può morire soltanto una volta e che lei era già morta tanto tempo prima. Oggi quando ascolto le canzoni di Jim Morrison, non posso fare a meno di pensare a lei.
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« immagine » Jim Morrison una volta scrisse: ”Comprare droga è come comprare un biglietto per un mondo fantastico, ma il prezzo di quel biglietto è la vita”. A differenza di tanti giovani, non ho iniziato a drogarmi seguendo i ragazzi più grandi, per fare nuove esperienze o per divertimento. La ...
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19/04/2021 09:13:36
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