Dialogo satellitare

12 luglio 2012 ore 23:19 segnala
Nel crogiuolo dell’estate, mentre sudo le serate,

nel gocciare del momento che non tornerà mai più

sogno geli dell’ inverno, tormentandomi in eterno

osservando il tristo schermo senza guizzo di virtù.

Alla Luna chiedo udienza; bianca, pallida lassù.

Non sorride a me, non più…..



Quante notti alla ringhiera masticando la preghiera

sotto i raggi del pallore inondanti di lassù…

Quanti sogni al cielo tesi: ore, giorni, anni e mesi;

quanto arcane quelle notti, tutto questo non è più.

Apro al cuore il mio lamento. Tutto è stato, nulla fu:

Lune e cuori a tu per tu.



“Dimmi astro di marea, dimmi pallida mia Dea

mentre vedi dal tuo cielo questa ignobile realtà:

dimmi tu quale pensiero può formarsi nel mistero

di quel cosmo freddo e nero perso nell’eternità…”

Ma la luna tace e splende, non risponde, non dirà.

Splende e tace, nulla sa.



“Ora è cirro che t’inghiotte, oscurandoci la notte

ora è nembo che ti sfuma, digradandosi nel blu.

la tua luce che m’ inonda, come lago senza sponda,

flutto, schiuma, luce ed onda che ricade di lassù.

Troppo mare in questo cielo, dal deserto di quaggiù.

Non lo amo, no, non più.”



“Questo vento che mi abbraccia, quest’ argento sulla faccia

mi riporta tutto il tempo, ch’è venuto e più sarà.

Mi ricorda di potenze, desideri ed astinenze

di ritratti e dissolvenze che forgiavan la realtà.”

Ma la luna non ha suono, splende ferma e tacerà.

Se mi ascolti, non si sa…



“Troppi giorni da giullare, troppe seti da calmare

troppi giorni di terrore, in estrema povertà.

Troppe lacrime e sudori, poche coppe o batticuori.

Molti teschi, pochi fiori che la vita appassirà.

Luce un pallido riflesso, ciò che resta: oscurità.

Per chi luce sua non ha….



“Nella tetra coltre oscura, nell’abisso di paura

non v’è spada ne armatura, come ebbe il grande Artù.

Non vi sono cavalieri, non più draghi ne misteri

non ho sogni ma pensieri, non v’è premio alla virtù!

Quanto triste trascinarsi, nella mota di quaggiù.

Luna bianca, luna blu….”



Nel candore raggelante, quello scoglio di diamante

perso nel suo mare eterno, elegante come gru,

sente la mia voce sciocca, come sputi dalla bocca

sulle soglie d’un inferno che balbetta schiavitù.

“Ogni incanto si è dissolto, ma un fantasma dissepolto

di fortuna, per me ancora, di fortuna non c’è più???

dimmi Luna, dimmi tu!….”



Mi distendo sul sudario del giaciglio centenario

mentre l’astro dall’esterno le mie membra inonderà.

Tra le bare di lenzuoli io precipito dai voli,

nell’’oblio del nuovo sonno sola e certa libertà.

Nella luce mi addormento, altro mi divorerà:

il domani e la realtà.



“Buonanotte Dea lucente, oggi illumini un demente,

solitario tra la gente che inghiottito svanirà.

Buonanotte sogno strano, che interdetto ad ogni umano

in quell’etere d’argento sempre puro splenderà.

La bellissima Morfeo le sue braccia tende già…

Se mi cerchi, resto qua……”
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Nel crogiuolo dell’estate, mentre sudo le serate, nel gocciare del momento che non tornerà mai più sogno geli dell’ inverno, tormentandomi in eterno osservando il tristo schermo senza guizzo di virtù. Alla Luna chiedo udienza; bianca, pallida lassù. Non sorride a me, non più….. ...
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12/07/2012 23:19:25
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