La via della Saggezza

20 agosto 2012 ore 22:17 segnala
Io sono Niki il mancino.
Sono colui che scalò il monte dei 17.000 scalini, per incontrare Adu-Shadu-Vadu-Chao, il saggio che aveva insegnato ai saggi come essere saggi.
Sapevamo tutti, dai tempi del tempio, che chiunque avesse scalato il monte dei 17.000 scalini avrebbe avuto il diritto di porre tre domande al grande saggio che aveva insegnato ai saggi.
La via per la saggezza era ardua e costellata di fatiche inimmaginabili e dolore.
Chiunque voglia raggiungere la saggezza deve imparare le tre vie sacre: La via del dolore, la via della povertà e la via della rinuncia.
Quasi tutti i saggi alla reincarnazione successiva scelgono di abitare il corpo di un mitile.
Questo però è previsto dalla legge della ciclicità di Rondell-Asha-Boffo: "Non te la prendere se prima lo prendi, poi ahi ahi ahi, la prossima volta vedrai che lo dai!"
Rondell-Asha-Boffo-Tufur era un saggio che viveva in un mulino lungo un fiume. Diceva di aver trovato l'equilibrio perfetto dello spirito nel continuo suono dell'acqua in movimento.
Era cieco, strorpio e ciliaco, ma mingeva con perfezione assoluta:
l'incanto delle armonie idriche.
Dicono anche che Rondell-Asha-Boffo-Tufur-Zanghief andasse nominato il meno possibile, o il suo nome sarebbe divenuto infinito, come il ciclo del fiume.
Per questo non parlerò più, in questa sede, di Rondell-Asha-Boffo-Tufur-Zanghief-Dardanell.
Io, comunque, nel giorno del solstizio d'estate del mio primo anno della seconda età, ebbi licenza dai miei maestri a lasciare gli studi, che ormai erano compiuti, e non dovevo più dare tempo al tempio.
Decisi così di condensare in tre domande tutta la mia illimitata sete di consocenza e incamminarmi verso il monte dei 17.000 scalini.
Era noto a tutti, in quelle contrade, che gli scalini erano stati intagliati nel monte dai 17.000 schiavi Tagosh, durante l'impero dello spietato tiranno Giakman-doo.
Ogni schiavo aveva intagliato alla perfezione il suo singolo scalino.
Alla fine del lavoro, gli schiavi si dissero :"Beh... poteva andare anche peggio.!".
Questo è raccontato nelle leggendarie cronache di Somerlie, nei 144 rotoli divisi in dozzine di dozzine, ma andate perdute ormai da secoli immemori, e ormai conosciute solo oralmente dagli anziani di remote comunità consumatrici di oppio.
Quando ebbi salito tutti i 15.000 gradini del monte dai 17.000 gradini mi trovai di fronte ad un lungo nastro di candidi peli.
Erano la punta della barba di Adu-shadu-Vadu-Chao.
Otto kilomenti più a monte incontrai il saggio maestro, il quale sedeva su un trono di petra d'Istria proveniente dalle cave di Carrara.
Il trono stesso sembrava un pò spaesato, contrapponendosi alla calma sicurezza dello sguardo del vecchio.
Era così vecchio che di colpo io ringiovanii di alcuni minuti, ma non me ne accorsi affato. Me ne accorgerò quando morirò e smetterò di respirare leggermente in ritardo. Cose che vengono notate solo dai saggi e dai maestri.
E da rarissimi cronomestristi necrofori.
Il maestro, quel giorno, mi guardò come se attendesse la prima domanda.
Io lo osservavo come se stessi per porre la prima domanda.
Il trono niente.
"Maestro" dissi "Come mai viene chiamato il monte dei 17.000 gradini se sono 15.000?"
Il maestro trasse un lungo respiro e rispose con la sua voce che veniva dagli abissi del tempo.
"Così tutti si sputtanano la prima domanda! Già è difficile risponderne due a testa...."
Io alzai un sopracciglio, ma di fronte al maestro mi pareva eccessivo chiamarli in causa entrambi.
"Prima che tu ponga le DUE domande, devo verificare il tuo grado di saggezza" annunciò il maestro " conosci, o giovane adepto, la via del dolore?"
"Si" dissi io.
"Provamelo" disse il maestro.
"Una notte, mentre andavo a pisciare, ho sbattuto con il mignolo del piede nudo contro lo spigolo del mio termosifone in ghisa."
Il volto del maestro si contrasse leggermente.
"'Ca troia..." aggiunse dall'alto della sua infinita conoscenza "ne sei già padrone assoluto. E della via della povertà, cosa mi puoi dire?"
"Sono Italiano e non sono figlio di nessuno che conti, nè sono una bella figa, come può ben verificare." risposi io.
"'Ca Troia..."disse il Maestro "bastava anche meno. Ti conto anche la via della rinuncia come fatta..." Disse il maestro, ma venne colto all'imporvviso da un eccesso di tosse canina.
Il suo sorpo gracile e corroso dalle età sobbalzava convulsamente mentre il vestimento umano che racchiudeva quel pozzo infinito di sapienza tentava di respirare.
"Maestro, vi sentite bene?" chiesi, facendomi dappresso. Chiedendomi inoltre come si scrivesse "dappresso".
Egli si ricompose di colpo.
"Grazie della tua seconda domanda. Si, non c'è male, a parte lo scheletrato che comincia a ballarmi in bocca..."
Cominciavo a perdere la proverbiale pazienza dei saggi. Avevo fatto pratica la tempio per lunghi mesi, nella stanza della Pazienza infinita.
I meastri mi chiudevano in quel luogo con un mazzuolo da 5 kili ed una televisione sintonizzata su rete 4.
Per superare la prova della pazienza occorreva resistere tre giorni senza distruggere il televisore.
Alcuni avevano finito per uccidersi cercando di ingoiare il mazzuolo.
Io avevo superato la prova martellandomi selvaggiamente le gonadi, fin quando il dolore non aveva superato l'indignazione per quanto vedevo ed udivo.
Ma questa è un'altra storia. Molti non superarono la prova e divennero massaie e casalinghe.
"Maestro" dissi io dopo aver concluso il flashback"la più importante domanda che volevo porle è la seguente: perchè gli stolti, i sedicenti ed i disonesti sono sempre aiutati dai meccanismi universali nella loro corsa alle leve di comando
delle collettività umane, mentre gli onesti, i retti ed i modesti vengono sempre ostacolati sia dagli uomini che dalle invisibili potenze del destino?"
Fregato, pensai.
Il saggio trasse un lungo respiro e rispose. Come solo un vero saggio può fare:
"Il destino è una ruota di mulino che sta nella valle dove scorre il fiume veloce. La rana deve saltare mentre l'airone vola alto e le nuvole non hanno ali, ma ogni stella sta nel cielo, costretta a guardare la terra, e la terra è costretta a guardare il cielo. La montanga non chiede al fringuello perchè le canne si pegano al vento, e l'ape non ha la corteccia ma il tronco non fa miele."
Poi scese un lungo silenzio.
"'sti cazzi" Dissi io, mentre la luce della conoscenza mi illuminava il volto.
"Te lo sei inventato adesso....?" chiesi.
"le domande sarebbero finite, giovane adepto." disse il Maestro.
Io estrassi un pugnale e lo uccisi.
Poi discesi i 14999 scalini.Gli ultimi due li feci insieme, non mi sentivo più i malleoli.
Tornai a casa.
Andai su YouPorn. Capii molte cose allora.
Io sono Niki il Mancino.
Colui che è fortunato, perchè per il mouse basta la destra.
Colui che uccise il saggio Adu-Shadu-Vado-Chao.
Perchè la saggezza in questo mondo arriva sempre quando ormai non serve più.
E ogni situazione è nuova, quindi meglio far tesoro di porno video, così si evitano quei fastidiosi caricamenti in streaming.
Per il resto, si è sempre babbei come la prima volta.
Ma quelli che parlano per enigmi, spesso, dicono solo cazzate travestite da verità.
La verità la capisce anche un idiota.
Ma nessuno la vuole mai sentire.
Se è troppo complicata per essere capita, non è una verità.
E adesso basta memorie che sono arrivati un sacco di video nuovi.
Seppelisco questo scritto sotto questo sasso dietro quell'albero li vicino a quel posto dove una volta il mio cane ha trovato una talpa.
Così tutti sapranno dove trovarlo.
L'unica verità che posso lasciare alle generazioni future è questa: "Attenti, o uomini, ad andare nei siti porno in streaming la domenica mattina. Si pendono i virus."
Non chiedetemi perchè.
Ed è inutile mettere il preservativo al mouse.
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Io sono Niki il mancino. Sono colui che scalò il monte dei 17.000 scalini, per incontrare Adu-Shadu-Vadu-Chao, il saggio che aveva insegnato ai saggi come essere saggi. Sapevamo tutti, dai tempi del tempio, che chiunque avesse scalato il monte dei 17.000 scalini avrebbe avuto il diritto di porre...
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20/08/2012 22:17:37
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