Dear John, I miss You...

08 dicembre 2016 ore 17:55 segnala
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Caro John,
36 anni sono tanti, tantissimi.
Praticamente una vita intera.
Eppure tanti ne sono passati dal quell'8 Dicembre del 1980, da quei cinque colpi al Dokota Building sparati da una calibro 38, acquistata liberamente alle Havaii, che nessun metal detector fermò quando il tuo assassino, quel Mark David Chapman che pochi minuti prima ti chiese un autografo, volò a New York per attuare l'omicidio.
Tra le tante cause pacifiste che avevi abbracciato, c'era anche quella contro il commercio delle armi. Una campagna che ora prosegue la tua Yoko.

Oggi riguardavo i tuoi dischi John, acquistati nel tempo e conservati con cura.
La cura che tu mettevi in tutto ciò che facevi, fosse il testo di un brano, un comizio, un sit-in, un'intervista o una semplice idea espressa al tuo interlocutore di turno.
Da Sgt. Pepper's a Help, da White Album ad Abbey Road, fino ad Imagine, Mind Games, Double Fantasy.
Pezzi di me, della mia infanzia, dei mie sogni, della mia gioventù, dei miei gusti, della mia vita.
Una vita in mare con il sole sul viso e la salsedine nei polmoni.
Ma sempre, in ogni viaggio, con una sola, perenne compagna.
La musica.
Una Musica di cui tu, John, eri e resti una colonna portante.

Hai scritto di tutto e parlato di tutto nella tua vita, senza ipocrisie nè censure, e con quella perenne onestà ed indipendenza intellettuale sempre più rara e sempre meno desiderata.
Non hai risparmiato critiche e condanne senza appello contro la violenza politica.
Il tuo messaggio ai giovani era inequivocabile: "A cosa serve mettere le bombe a Wall Street? Se vuoi cambiare il sistema, cambia il sistema, non serve a niente ammazzare la gente. Se vuoi la pace non la otterrai mai con la violenza. Ditemi quale rivoluzione violenta ha funzionato. L'hanno fatto gli irlandesi, i russi, i francesi, i cinesi, e questo dove li ha portati? Da nessuna parte. È sempre lo stesso vecchio gioco. Chi guiderà il crollo? Chi prenderà il potere? I peggiori distruttori. Sono sempre loro ad arrivare primi. Quello che ho detto in molte mie canzoni è: cambiate la vostra testa. L'unico sistema per assicurare una pace durevole è cambiare la nostra mentalità: non c'è altro metodo".

Il primo aprile del 1973 annunciavi al mondo la nascita di Nutopia, di cui tu eri ambasciatore. Un "paese concettuale" senza confini, senza muri, senza passaporti. La bandiera di Nutopia era un fazzoletto bianco e l'inno internazionale è inciso nell'album Mind Games: una traccia muta con 5 secondi di silenzio. Per diventare cittadini di Nutopia bastava aderire alla sua Costituzione, che è il testo della canzone Imagine ("Immagina che non esistano frontiere, niente per cui uccidere o morire"). Tutti i cittadini di Nutopia erano suoi ambasciatori nel mondo. Hai chiesto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di riconoscere il paese di Nutopia. Non sei stato preso sul serio, ma se oggi all'Onu ci fosse un seggio per Nutopia, avremmo una possibilità in più contro l'Isis.

Tutto ciò che era in tuo potere di fare contro la guerra, lo hai tentato.
Contro la guerra del Vietnam, restituendo l'onorificenza da Baronetto, organizzando il famosissimo concerto Live Peace in Toronto, manifestazioni, iniziative pubbliche, finanziando movimenti pacifisti come il CND (Campaign for Nuclear Disarmament). Per il Natale del 1969 hai fatto riempire le città americane e le principali capitali del mondo con giganteschi manifesti con la scritta "War is over" ("La guerra è finita - se tu lo vuoi"), firmati "Con amore, John e Yoko, da NY". Durante la campagna elettorale presidenziale del 1973, in ogni angolo d'America dove c'è un'iniziativa elettorale con Nixon, lì organizzavi un concerto rock di protesta contro la guerra che attira migliaia di giovani invitati a disertare la manifestazione del partito repubblicano.

E poi il viaggio di nozze con Yoko che diventava l'occasione per promuovere la pace nel mondo, inventando il "bed in": una settimana in una camera da letto d'albergo, la numero 702 dell'Hilton di Amsterdam, tu e Yoko, a rilasciare interviste a giornali di tutto il mondo sul tema della pace.
Un evento di un successo enorme, e che tu hai avuto l'idea di ripetere nella suite 1742 del Fairmont Queen Elizabeth Hotel di Montréal, dove viene composta la canzone "Give Peace a Chance", che è l'inno del movimento pacifista mondiale.
Insieme a Yoko hai comprato intere pagine dei giornali americani per pubblicare i vostri pensieri di pace e inviato ad una cinquantina di leader mondiali e capi di Stato due ghiande ciascuno, dicendo loro di sotterrarle e guardare la crescita della quercia, così l'idea della pace gli sarebbe entrata in testa. (un bel connubio di pace ed ecologia, che oggi non guasterebbe di certo).

Ci manchi John.
Forse oggi più di allora.
Oggi che questo povero mondo sembra andare a rotoli, dove la discriminazione e la disugualianza sembrano la regola, dove il razzismo è tornato ai livelli di Martin Luther King, dove il fanatismo religioso viene usato come strumento di morte.
Dove chi osa esprimere alle autorità con convinzione ed autonomia il proprio pensiero per una causa politica o civile, mette in pericolo la propria incolumità, e viene considerato una minaccia.
Esattamente come ai tuoi tempi John, ai tempi di Nixon e del Vietnam, quando eri visto come un pericolo pubblico, per i tuoi ripetuti appelli alla pace ed i tuoi attacchi alla politica estera americana. Ti hanno messo sotto controllo, intercettato, pedinato, provato a farti tacere e ad espellerti dal Paese.
Perchè non volevi promuevere te stesso.
Volevi semplicemente regalare al mondo una situazione migliore.
Volevi utilizzare la tua arte per far capire cosa pensavi e cosa sentivi, per far sì che altri potessero fare del mondo un posto migliore.
Eri stanco di essere stato un idolo, sapevi di non essere la risposta alle domande del mondo.
Volevi semplicemente provocare la gente affinchè ponesse le domande giuste.

Eri un appassionato, determinato, dotato di grande velocità di pensiero.
Hai distrutto deliberatamente il mito dei Beatles per farti una vita tua, hai utilizzato la tua celebrità in favore della pace.
Quello che hai fatto è unico. Lo è stato e lo resta.
Nonostante le intimidazioni, hai affrontato il potere.
In un'epoca di guerra, in cui si viveva nella paura, tu hai combattutto per la pace senza alcun timore.
Eri un uomo che non voleva perdere nemmeno le piccole battaglie verbali.
Un visionario, con lo sguardo proiettato nel futuro.

Per questo i giovani di Parigi dopo la strage del Bataclan cantavano Imagine, che è un inno alla speranza.
La tua visione nonviolenta era molto chiara: "I fini non giustificano i mezzi. Dobbiamo imparare dai metodi utilizzati da Gandhi e da Martin Luther King. La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadrà. Credo che gli anni Sessanta siano stati un grande decennio. Sono stati la gioventù che si è riunita e ha detto: crediamo in Dio, crediamo nella speranza e nella verità, ed eccoci tutti insieme in pace. I giovani hanno speranze perché sperano nel futuro e se sono depressi per il loro futuro allora siamo nei guai. Noi dobbiamo tenere viva la speranza tenendola viva fra i giovani. Io ho grandi speranze per il futuro".

Mi manchi John.
I miss You...






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... Caro John, 36 anni sono tanti, tantissimi. Praticamente una vita intera. Eppure tanti ne sono passati dal quell'8 Dicembre del 1980, da quei cinque colpi al Dokota Building sparati da una calibro 38, acquistata liberamente alle Havaii, che nessun metal detector fermò quando il tuo assassino,...
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08/12/2016 17:55:11
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Commenti

  1. patty1953 08 dicembre 2016 ore 20:42
    La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadrà. Questa è l'unica speranza che abbiamo, è la speranza di uomini come Lui come Ghandi come Martin Luter King...è la mia speranza. Per questo motivo dobbiamo operare in ogni ambito in cui siamo, questo non è diverso dagli altri, basta crederci nelle cose e agire di conseguenza. :-) :cuore :rosa

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