Nantucket

23 giugno 2020 ore 13:22 segnala


Non chiamatemi Ismaele.
Lui è un altro, lui verrà dopo, molto dopo. E’ un viaggiatore e ora sarà da qualche parte al sud…
Io non mi chiamo Ismaele, certo il mio nome è simile, perché l’origine è vicina. E anch’io ho viaggiato quasi come lui. I miei sono stati viaggi militanti, sono stato un errante, per molto tempo. Prima di tornare qui.
Qui alla mia Nantucket…
Ognuno ha la sua Nantucket, un porto di sosta per riposare durante le “fasi delicate” della vita.
Il porto non è sulle rotte principali.
Essendo sul mare è raggiungibile da qualunque parte, ma sempre con una grande o piccola deviazione.
Quando si arriva dal mare, a metà inverno, i banchi di nebbia fanno simmetria alla superficie dell’acqua.
Il porto di intravede dal largo e diventa più corposo, ma mai nitido, avvicinandosi. L’incertezza su ciò che si vede è la cifra del luogo.

Le luci delle case all’imbrunire e i riflessi dell’aurora all’alba aiutano la mente a capire che la vita, insinuata nel paesaggio verde umido della costa, attende accogliente l’arrivo di altre vite, segnate di stanchezza e di salsedine. La stanchezza di vivere contro i marosi, la salsedine del sapore di tutti i giorni.
Questo porto accoglie e da ristoro, fa sentire arrivati da qualche parte.
I primi giorni a terra sono sempre belli. L’ingenuo entusiasmo con cui ci si aggira per le strade della città, si salutano persone sconosciute e addirittura si ritrovano facce già viste nella precedente sosta, hanno un senso di novità già vista. Il senso di essere tornati a casa dopo tanto tempo.
Quest’isola è quanto di più vicino a una dimora di famiglia io possa aver mai avuto. Questa mia famiglia in verità è fatta di sconosciuti. Di gente di cui non so nulla e di cui è forse meglio non sapere nulla.
Sapere non è un bene. A volte è una necessità. A volte un caso. A volte un piacere. Ma mai un bene.
Beati i semplici, dissero. Semplici significa anche innocenti. Come si fa ad essere innocenti ? Nessuno è innocente. Perché nessuno lo è con gli altri e nemmeno con se stesso.
Nantucket accoglie generosamente spiriti malati e corpi stanchi, in attesa che possano sanare le ferite, cicatrizzare i segni invisibili lasciati dal destino avverso, tappare le falle delle perdite continue.

Così il tempo passa. Anzi, è passato. La sosta è finita. Questo inizio estate è il tempo giusto per partire.
La nostra nave è ormeggiata con le vele ammainate. Ma è pronta. Pronta a salpare.
Si capisce dallo scricchiolio costante sotto la spinta leggera della brezza, dai colpi sordi e radi contro il molo sotto la pressione delle onde allungate.
E anche noi ormai siamo pronti a partire. Dobbiamo partire. Vogliamo tornare erranti.
Il mare aperto attende, la rotta ci porterà a doppiare gli estremi dei continenti e a risalire gli oceani, forse fino a circumnavigare il mondo.

Sarà pericoloso? Fuori di qui, dal riparo del porto e della vita sull’isola, sarà pericoloso?
Non avremo più riparo dal vento sferzante e dalle alte creste d’acqua, dall’aggressione delle voci e delle immagini crudeli e sanguinarie, dalle presenze non volute, dai problemi non risolti.
Non avremo più la compagnia dolce delle donne di qui, della loro indole tenera e selvaggia, delle loro parole misurate e sagge, delle loro malinconie. Potremo solo ricordare l’espressione dei loro sguardi che non incrociammo mai, immaginare il colore dei loro occhi che non vedemmo mai, leggere e rileggere le ultime frasi ricevute senza mai sapere cosa è successo dopo.

E’ giunto il tempo. Il tempo di partire, anzi di ri-partire.
Non sarà neanche questa la volta in cui cattureremo la nostra Balena Bianca. In cui avremo una vittoria o una sconfitta definitive. Non sarà questa. Questa sarà solo un’altra sfida, un altro viaggio.
Fino alla stanchezza e al parziale oblio che farà ricordare le cose passate come buone.
Solo la fatica e la malinconia fanno ricordare il passato come buono e bello. Fanno rimpiangere quella sosta, quelle parole, quella cosa trovata senza essere stata cercata. Solo allora, forse, si vorrà tornare. Non perché “si torna sempre dove si è stati bene” ma perché “si ricorderà di essere stati bene”. Spesso si ricorda una menzogna, ma tant’è… anche le menzogne fanno superare le fasi delicate della vita.
E allora salpiamo. Di giorno o di notte non ha importanza. Il tempo è quello giusto. All’inizio dell’estate si può arrivare ovunque prima che i mesi si trasformino da caldi e soleggiati a freddi e nuvolosi. Per allora saremo arrivati in qualche luogo.
Sarà un luogo di sosta o di tappa o di sbarco definitivo? Non è dato sapere. Si tornerà? Non è dato sapere neppure questo. Per alcuni viaggi ci sono voluti anni prima di arrivare e tornare...
Alla peggio, e per fortuna, abbiamo il telegrafo…
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« immagine » Non chiamatemi Ismaele. Lui è un altro, lui verrà dopo, molto dopo. E’ un viaggiatore e ora sarà da qualche parte al sud… Io non mi chiamo Ismaele, certo il mio nome è simile, perché l’origine è vicina. E anch’io ho viaggiato quasi come lui. I miei sono stati viaggi militanti, sono ...
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We Will Meet Again ...

19 giugno 2020 ore 00:39 segnala




Diciamo addio con un sorriso, cara
Let's say goodbye with a smile, dear

Solo per un po ', cara
Just for a while, dear

Dobbiamo separarci
We must part

Non lasciare che questa separazione ti agiti
Don't let this parting upset you

Non ti dimenticherò, tesoro
I'll not forget you, sweetheart

Ci incontreremo di nuovo
We'll meet again

Non so dove
Don't know where

Non so quando
Don't know when

Ma so che ci rivedremo in una giornata di sole
But I know we'll meet again some sunny day

Continua a sorridere
Keep smiling through

Proprio come fai sempre
Just like you always do

Finché i cieli blu scacciano le nuvole scure lontane
'Till the blue skies drive the dark clouds far away

Quindi, per favore, saluta
So will you please say hello

la gente che conosco
To the folks that I know

Di 'loro che non ci vorrà molto
Tell them I won't be long

Saranno felici di sapere
They'll be happy to know

Che mentre mi hai visto andare
That as you saw me go

Stavo cantando questa canzone
I was singing this song

Ci incontreremo di nuovo
We'll meet again

Non so dove
Don't know where

Non so quando
Don't know when

Ma so che ci rivedremo in una giornata di sole
But I know we'll meet again some sunny day

Quindi, per favore, saluta
So will you please say hello

La gente che conosco
To the folks that I know

Di loro che non ci vorrà molto
Tell them I won't be long

Saranno felici di sapere
They'll be happy to know

Che mentre mi hai visto andare
That as you saw me go

Stavo cantando questa canzone
I was singin' this song

Ci incontreremo di nuovo
We'll meet again

Non so dove
Don't know where

Non so quando
Don't know when

Ma so che ci rivedremo in una giornata di sole.
But I know we'll meet again some sunny day.
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« immagine » « video » Diciamo addio con un sorriso, cara Let's say goodbye with a smile, dear Solo per un po ', cara Just for a while, dear Dobbiamo separarci We must part Non lasciare che questa separazione ti agiti Don't let this parting upset you Non ti dimenticherò, tesoro I'll no...
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The bad guys

19 giugno 2020 ore 00:04 segnala


“ma…”

“non importa...quando una cosa deve essere solo mentale...”

“si, ma…”

“una donna che vuole emozioni...si fa bastare anche solo questo. Lei sa che non lo vedrà mai come sa che lui non è chi dice di essere…
Un uomo non è mai il suo errore...ma certi errori....si pagano troppo cari.”



Il diavolo è o non è, così brutto come lo si dipinge ?
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« immagine » “ma…” “non importa...quando una cosa deve essere solo mentale...” “si, ma…” “una donna che vuole emozioni...si fa bastare anche solo questo. Lei sa che non lo vedrà mai come sa che lui non è chi dice di essere… Un uomo non è mai il suo errore...ma certi errori....si pagano troppo...
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LYCOS / Fake and more (P.2)

17 giugno 2020 ore 18:14 segnala


Seguito del post precedente.

Alcuni esempi (diretti o indiretti) dei dibattiti (in verità delle gazzarre), tra quanto ancora rimasto in rete, sono qui :
https://chatterlycos.wordpress.com/
https://misfattisenzacensura.wordpress.com/2009/02/04/uff/
http://lemiepaginevolanti-ancora.blogspot.com/2008/10/netlog-la-piu-grande-community-d-e-la.html?m=1

Tuttavia, anche se responsabilità e fatti specifici non sono mai stati chiariti (le interrogazioni parlamentari sono utili ma non sono probanti e a chi scrive non sono noti gli esiti di iniziative giudiziarie), i problemi descritti nelle interrogazioni e denunce pubbliche sul web erano sostanzialmente di 4 tipi :
1.un clima culturale interno alla chat polarizzato da razzismo e fascismo,
2.una assenza di controllo sui nick multipli e sulla aggregazione di gruppi agenti con intenti persecutorii,
3.un inadeguato controllo sui minori e sui rischi di pedofilia e/o corruzione di minori,
4.la preferenza data ai comportamenti più incivili a sostegno dei numeri del business.

A leggerli, sembra che tutti i problemi siano nati, come sempre, dal consentire l’anonimato degli iscritti che si nascondono dietro identità fittizie per debordare, senza rischi, oltre il lecito ed il legittimo. Naturalmente la causa prima sono gli utenti e la loro natura, beninteso. Ma le modalità che consentono certi comportamenti non sono riconducibili solo ad essi.

Tanto per essere chiari, un insulto ad una persona resta un reato (art.594 C.P.) anche se non so chi lo fa e chi lo riceve. L’apologia di fascismo resta (L. Scelba e Mancino), come diceva Pertini, non una opinione ma un crimine anche se promossa da un nickname buffo. Il razzismo e l’omofobia “militanti” restano dei crimini d’odio (art.640bis C.P.). L’uso e abuso di “licenze poetiche” a fini erotico-seduttivi quando si parla con “probabili” minori, che non dovrebbero nemmeno entrare in chat e che magari non sono riconoscibili come tali, resta un reato (art.609bis e seg. C.P.).

Tutti questi comportamenti non sono imputabili a nessuno proprio grazie alla copertura dei regolamenti di iscrizione adottati, fatti a beneficio non della privacy degli iscritti ma dell’incremento di “teste” iscritte.
Inoltre, l’anonimato non consente di capire lo svolgimento dei fatti e le reali responsabilità di ognuno, nemmeno a tutela degli stessi soggetti coinvolti, che nel prosieguo del tempo sono stati spesso oggetto di ricostruzioni basate più su congetture e creatività che non su fatti documentati, inquinando così anche i nuovi ambienti in cui si erano inseriti.

Ad oggi, è evidente che gli stessi problemi si sono radicati nei grandi social network, da Facebook in poi, divenuti strumenti anonimi di comunicazione, di propaganda e di qualunque altra attività appunto sociale, comprese quelle peggiori come il cyberbullismo e il cyberstalking. Il fenomeno dei “leoni da tastiera”, da quasi macchietta individuale si è evoluto in troll a pagamento, gruppi di haters organizzati come hoolligans e in generale veicoli di devianze fino anche alla stessa criminalità organizzata.

Si sarà capito che comincio ad essere favorevole alla riduzione di alcuni cosiddetti “principi di libertà”, come l’anonimato nei social network, se questo deve servire solo a quelli che provocano danni e disagi. Agli utenti normali in cerca di sani e legittimi modi di relazionarsi, non cambia la vita che si sia iscritti alla palestra o ad una chat o ad un qualunque club facendo sapere agli altri partecipanti chi si è. Certo, in un ambiente già malsano non chiedetemi di essere il primo a iniziare se non vedo sintomi di “bonifica”.

D’altra parte, qualunque altra forma di presentazione a terzi di una posizione individuale, in forma scritta o verbale o di manifestazione, richiede l’assunzione di responsabilità personale, in alcuni casi che riguardano l’ordine pubblico anche una autorizzazione preventiva. Perché in certi ambiti si lascia invece la libertà di insultare il prossimo o perseguitare una minoranza al riparo dell’anonimato?

Inoltre, è anche possibile che questa sia una delle poche strade per invertire le tendenze di declino delle iniziative con dimensioni locali che non consentono di fronteggiare i numeri e le politiche commerciali degli operatori worldwide. Ma per fortuna questo non è un problema che devo affrontare io...
Ma in ogni caso, vale la pena continuare a lamentarsi del disagio subito a causa di comportamenti anomali senza fare nulla per eliminarlo ? Troviamo delle soluzioni. E facciamole funzionare.
Buona vita a tutti.
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« immagine » Seguito del post precedente. Alcuni esempi (diretti o indiretti) dei dibattiti (in verità delle gazzarre), tra quanto ancora rimasto in rete, sono qui : https://chatterlycos.wordpress.com/ https://misfattisenzacensura.wordpress.com/2009/02/04/uff/ http://lemiepaginevolanti-ancora.bl...
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17/06/2020 18:14:35
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LYCOS / Fake and more

17 giugno 2020 ore 12:04 segnala


Se è vero che esistono comportamenti individuali, ovviamente verso altri individui, discutibili e anche censurabili, è anche vero che non si può trascurate il contesto collettivo in cui ogni individuo agisce, soprattutto se questo contesto è virtuale e quindi sottratto alle normali regole di controllo e autocontrollo.


La LYCOS è stata una importante azienda operante nel ramo servizi web. Il nome deriva dal greco lýkos cioè "lupo", volendo evocare “robustezza, agilità, abilità nella caccia, vista acuta”.
Un articolo di Repubblica del 1998 opta invece per la versione “aracnidea” del nome, per una sottocategoria dei ragni, come potete vedere dal link :
https://www.repubblica.it/online/internet/yahoo/altri/altri.html

Fa infatti riferimento alla LYCOSidae, una famiglia di ragni appartenente all'infraordine Araneomorphae, e la cosa torna bene col concetto di “TELA DI RAGNO” tradotto in WEB.

Che l’origine del Marchio fosse legata ai Licantropi o ai Ragni, fatto sta che oggi, dopo molte vicissitudini di mercato non brillanti, il logo della LYCOS vede campeggiare un cane, forse da caccia (non riconosco la razza), ma non un lupo e comunque con meno di 8 zampe… Misteri del marketing.

Pensare che alla nascita LYCOS (costola della Carnegie Mellon University, un generatore di competenze nell’informatica avanzata) era nel 1995 una delle aziende più gettonate per diventare il numero uno del Web. Si batteva con Yahoo, Altavista e altri per il top-ranking e continuò a farlo anche dopo il 1998, anno di fondazione di Google che oggi è di fatto rimasta sola nella corsa all’espansione e alla crescita mentre le altre stanno scomparendo (lasciamo stare Facebook, Microsoft e Amazon che sono altra cosa…).

Sic transit gloria mundi…

Ma il punto non è l’analisi delle dinamiche di mercato delle allora dot-com, quanto il fatto che LYCOS atterrò anche in Italia e distribuì qui i suoi servizi web. Fu per un certo tempo il top dei servizi email, di dominio e di chat. Si, anche di chat. Vantava uno dei più estesi bacini di utenza in Europa e in particolare in Italia per i servizi web.

Se è vero che la prima inchiesta giornalistica famosa riguardo ai Fake è quella di Alex&Joan in USA, in casa nostra quella che ha fatto scalpore oltrepassando i Fake e fino a raggiungere il Parlamento è quella sulla chat di LYCOS, che dopo il 2009 declinò fino ad essere abbandonata come servizio dalla casa madre.

Prima del 2009 visse un momento di grande turbolenza, con una deriva del clima interno, con “guerre per bande”, espulsioni di gruppi di iscritti, sembra, per divergenze di vedute sulla gestione in chat, con le successive diaspore prima nei cosiddetti “moderati” (nel senso di bannati dai moderatori), raggruppatisi in un fronte di protesta, con denunce pubbliche, con alcune azioni di propaganda da entrambe le parti (alcune al confine con la diffamazione e altre condotte mediante narrazioni pubblicate su diversi siti), e infine di trasmigrazione di molti nelle altre e diverse chat disponibili all’epoca. Magari qualcuno degli ex-LYCOS si è trasferito anche qui.

Nel link di seguito si trova invece l’ Interrogazione Parlamentare nata a seguito delle turbolenze. La lettura credo dia una percezione degli accadimenti, anche se non consente di ricostruire bene le dinamiche e le responsabilità.
http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_01711_16

Alcuni esempi (diretti o indiretti) dei dibattiti (in verità delle gazzarre), tra quanto ancora rimasto in rete, sono qui :

Per un problema tecnico, il seguito sarà in un successivo post.
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« immagine » Se è vero che esistono comportamenti individuali, ovviamente verso altri individui, discutibili e anche censurabili, è anche vero che non si può trascurate il contesto collettivo in cui ogni individuo agisce, soprattutto se questo contesto è virtuale e quindi sottratto alle normali r...
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Cyrano / being a true fake

14 giugno 2020 ore 16:29 segnala

Il post precedente sull’argomento Fake, intitolato “Alex / being a fake” raccontava un fatto reale, accaduto in una era pionieristica della Rete, un fatto che coinvolgeva un professionista dedito alla cura delle persone in una modalità deviata di uso dei social, con danni conseguenti alle vittime dell’inganno.

Qui invece ci si riferisce ad un prodotto della fantasia teatrale, scritto nell’800 per un palcoscenico, un fatto incentrato sulla vita e le azioni di un personaggio che “presta” alcune sue capacità per migliorare l’immagine di un'altra persona, come se questa fosse un suo Avatar, con danni conseguenti solo a se stesso. Forse.

Situazione completamente diversa, ma alla base lo stesso tema di ingannare un terzo rispetto all’interlocutore che crede di avere davanti.

Si parla della storia di Cyrno di Bergerac, storia di un funambolo della declamazione, di un maestro dicitore e di un poeta raffinato, uno che riesce a vivere in un mondo di parole sue... che tuttavia “cede” queste parole ad un altro uomo affinché questo possa corteggiare la donna che egli stesso, Cyrano, ama senza avere il coraggio di dichiararsi.

Una breve digressione sull'opera, tanto se siete qui a leggere ME vuol dire che di meglio non avevate, quindi portate un po' di pazienza.

Il Cyrano fu scritto da Rostand, nel 1897, è passato attraverso oltre un secolo come esempio di personaggio romantico, è stato abusato per la citazione “un bacio è un apostrofo rosa tra le parole ti amo” che peraltro è falsa perché il testo dice “un punto rosa sulle parole TI AMO”, e infine aveva il naso grosso. Questo è la base di conoscenza condivisa da milioni di umani nel nostro e in altri Paesi. Di questi milioni alcune centinaia di migliaia si ricordano anche che esiste Rossana, che lei voleva Cristiano, che a questi Cyrano presta l'intelletto e la voce per corteggiarla una sera buia sotto un balcone, perché egli era si bello ma.... un po’ zuccone.
Ci vogliamo chiedere “Cyrano, chi altri era costui?”, che personaggio era? Cyrano era un po’ più di un guascone innamorato, come può sembrare a prima vista. Rostand costruisce un personaggio tanto coraggioso e spavaldo e al tempo stesso tanto timido e buono da apparire come l’archetipo dell’Eroe Romantico. Questo ormai alla fine del Romanticismo… Rostand, dopo questo colpo di fortuna, non ha fatto precisamente altri capolavori…


Cyrano appare effettivamente come un Eroe.
Un Eroe coraggioso che esprime in ogni atto il disprezzo per i potenti, i ruffiani, i cortigiani, con la testarda volontà di distinguersi a qualunque costo dagli uomini che cercano l’omologazione.
Un Eroe buono che si addossa un sacrificio enorme per onore e per amore.
Un Eroe triste per la consapevolezza amara di essere destinato ad un ruolo di secondo piano, perché l'intelligenza non compensa socialmente le carenze dell'aspetto.
Un Eroe malinconico e spavaldo.

Oggi è forse difficile capire. Penso che ormai solo chi ha passato l'infanzia a leggere Dumas, Verne, Kipling e Salgari, a sentire i racconti dei padri di battaglie e lotte per la libertà dal razzismo e dall'occupazione, chi ha passato la giovinezza nelle università e nelle strade piene di gente che canta insieme, e infine la maturità nello straniamento verso un mondo che si rifiuta di riconoscere come il suo, solo uno così riconosce a vista, senza bisogno di spiegazioni, un Eroe in Cyrano. Una di quelle
persone che oggi si aggirano atteggiandosi a scettici e cinici, non domi forse ma neppure mai più capaci di impensierire il potere. Proprio come un Cyrano senile e prossimo alla morte per un colpo a tradimento, perché chi è capace di odiarti non si dimentica di te, anche se tu hai dimenticato lui visto che in fondo non sai odiare.

Insieme a questa storia “pubblica” si dipana l'altra storia, quella “privata” e romantica, quella più nota e caratterizzante. Ma anche questa ha una perla dentro la conchiglia. Avete mai pensato possibile che una persona si possa innamorare di un'altra attraverso le sole sue parole? Certo, nel caso di Rossana la ragazza pensava di dialogare con Cristiano... ma era pur sempre innamorata perdutamente delle parole di Cyrano.

Non è molto chiaro se è Cristiano che usa il back-ground di Cyrano o se è Cyrano che usa Cristiano come maschera. Non è chiaro se non si arriva alla fine… Ma tant’è siamo in presenza di una comunicazione “intermediata” attraverso uno bello ed elegante nonché perdutamente innamorato ma che è stupido come un legno e ignorante come una capra (con tutto il rispetto per legni e capre). L’altro è brutto, trasandato e altrettanto perdutamente innamorato, ma è anche intelligente e colto.

E' come se qui, in un mondo virtuale, ci si innamorasse perdutamente, furiosamente, delirantemente di una persona che non conosciamo, che non abbiamo mai visto, che ci è nota solo per quello che scrive nel suo blog, nelle sue bacheche e per la fotina che espone. E ce la immaginiamo a partire da questi indizi. In realtà stiamo parlando con uno sconosciuto in tutto e per tutto. Nel 90% dei casi non sapremo di lui/lei nulla di più di quello che abbiamo letto in poche righe e che peraltro non sapremo mai se vero o falso.

Esisteranno i feromoni letterari...? Quelle entità impalpabili che attirano un essere verso l'altro e che funzionano solo per la chimica di quei due tra tanti...? Non lo so. Però so che le parole servono alle persone per comunicare, per scambiarsi i pensieri e le emozioni, e che questi sono il veicolo anche del coinvolgimento emozionale. E posso anche immaginare quali possano essere le sensazioni che si provano, i sobbalzi interni, le esaltazioni momentanee seguite da cadute repentine, anche in modo estremo, oscillando tra furia possessiva e totale arrendevolezza.

Il tutto credendo a quello che ci è stato detto e a quello che ne abbiamo immaginato.

Per tornare a Cyrano, le sue due storie, quella pubblica e quella privata, si chiudono insieme su un finale mesto, recitato a due con Rossana, in tutto con due brevi frasi.
La prima storia si chiude con l'epitaffio di Cyrano, che nella vita fu tutto e niente.
La seconda si chiude con la consapevolezza di Rossana, di aver perso due volte il suo amato, prima come Cristiano caduto in guerra e poi come Cyrano caduto in un agguato.

Perché ho voluto citare Cyrano parlando di Fake ?

Perché è un’opera di fantasia su un vero personaggio, dove l’inganno ha un lieto fine (nel senso che la vittima dell’inganno non ha subito danni e l’eroe buono fa un gran figurone).

Una storia così non ha prezzo. Per tutto il resto c’è il post su Alex&Joan.


Vi lascio col brano di chiusura dell’opera di Rostand e ad un noto brano omonimo di Guccini.

CIRANO
Ecco il destino mio:
far da suggeritore, – e meritar l’oblio!
(a Rossana)
Ricordate la sera in cui nell’ombra nera
Cristiano vi parlò? È tutta in quella sera
la mia vita. Ed intanto che in fondo io son restato,
altri a cogliere il bacio della gloria è montato!
È giusto, ed io consento sull’orlo dell’avello
che Molière ha genio, che Cristiano era bello!

Amante – non per sé- molto eloquente
Qui riposa Cirano
Ercole Saviniano
Signor di Bergerac,
Che in vita sua fu tutto e non fu niente!

ROSSANA
Un essere solo amavo, e l’ho perduto
due volte!


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Il post precedente sull’argomento Fake, intitolato “Alex / being a fake” raccontava un fatto reale, accaduto in una era pionieristica della Rete, un fatto che coinvolgeva un professionista dedito alla cura delle persone in una modalità deviata di uso dei social, con danni conseguenti alle vittime...
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Alex / being fake

11 giugno 2020 ore 16:54 segnala

La storia che sto per raccontare è un fatto vero, oggetto, anche se non di vero studio scientifico, di approfondimenti e inchieste per l’eco che ne è risultato.

E’ una storia considerata come il primo caso scientificamente documentato di “falsa identità virtuale” nella storia delle comunicazioni social in rete.

Avvenuto nel 1982, quando moltissime delle persone che frequentano questo posto (e nel quale fingono di essere diversi da se) non erano ancora nate. Si è svolta sui “canali” della allora CompuServe, fondata nel 1969 per offrire capacità di calcolo individuale via rete (antesignani di internet) con servizi come posta elettronica, comunicazioni interpersonali e giochi on-line. In pratica una chat.

In questo contesto pionieristico, nel 1982-83 un tale Alex (al secolo uno psichiatra di una cinquantina d’anni di NewYork ed ebreo, come tutti gli psichiatri di NewYork, almeno da Woddy Allen in poi…) decide di sviluppare un esperimento di nuova modalità di approccio ai suoi pazienti via rete, fingendosi un’altra persona. Inventò così una identità “virtuale” come si dice oggi. Questo perché una volta una tipa che lo contattò per telefono e prendendolo per una donna, sembra si confidò con un tale livello di apertura e trasparenza che il nostro penso “cazzo… questa mi fa tutte ste confidenze perché mi crede donna come lei!! Quindi se io fossi uno psichiatra donna, gli affari si incrementerebbero..”.

Ora… alle volte capisci che spendere tanti soldi nelle università americane per far studiare un figlio ha senso. Infatti, a neanche 50 anni di età e dopo anni di studi accademici, il nostro Alex riuscì, un po’ per fortuna e con un discreto sforzo mentale, a capire che le confidenze si fanno preferibilmente a qualcuno che senti simile a te in qualcosa. Insomma mai sottovalutare gli psichiatri, ne sanno una più del diavolo…

Questa nuova identità, di nome (nel profilo) Joan Sue Greene nota come (con nickname) Talkin’Lady, era una neuro-psicologa molto laica e assertiva, muta e paraplegica a seguito di un incidente d’auto, causato da un ubriaco) in cui aveva pure perso il fidanzato (quindi single). Una donna colpita incolpevolmente da tragico evento che aveva dovuto assorbire il profondo dolore fisico e morale conseguente.

Essendo una neuro-psicologa, con l’aiuto temporaneo di un vecchio professore universitario (in questo profilo, a meno del livello di eccellenza non sei preso in considerazione) aveva appreso l’uso della tecnologia (usare la rete per comunicare) e ripreso le attività professionali, sia di studio sia di assistenza a pazienti grazie ai nuovi strumenti. Indubbiamente una donna colta appartenente ad una up-society di gente istruita, professionisti e accademici.

Inoltre una donna che, a dispetto dell’handicap, viaggiava per mettersi alla prova e migliorare le sue performances nel recuperare e imparare la miglior gestione delle sue condizioni. Una vera lottatrice, tanto da fare un viaggio in solitaria nell’interno dell’Islanda per confrontarsi con la propria agorafobia. Ma oltre a quest’episodio, in genere una che, grazie alla fortuna della sua famiglia, poteva viaggiare per il mondo.

Con un profilo così, la nostra Joan si dedica a gestire i rapporti con i pazienti/amici, in particolare donne ma non solo, suscitando negli uomini reazioni di protezione e nelle donne di identificazione/emulazione.

Le complicazioni nacquero dal fatto che il profilo veniva via via arricchito, per reggere allo sviluppo dei rapporti virtuali, e dal fatto che alla lunga il sesso e i sentimenti cominciavano a pesare… La nostra Joan sembra si dichiarasse bisex, atea e tendente a creare rapporti di “sorellanza” con altre donne (si racconta che una fosse addirittura pronta a lasciare il marito per lei), il tutto senza aver mai proferito parola ma solo a mezzo di comunicazioni scritte.

Da far invidia a molti che si sbattono copiando chilometri di aforismi e frasi fatte senza ricevere in cambio nemmeno un sorriso…

A un certo punto Alex la fa sposare con un poliziotto “di poche parole, anche più taciturno di lei” (che era muta). Vanno in luna di miele e mandano cartoline a tutti. Un lavoraccio sto povero Alex…
Per farla breve, le cose andarono avanti per un po’, fino al punto che Joan organizza un incontro reale tra Alex e una certa Janis Goodall, vittima anche lei di un incidente non troppo grave ma che aveva preso Joan a modello di recupero e riscatto. I due si incontrano, Alex fa lo splendido, non riescono mai a vedere Joan che è sempre irraggiungibile mentre i due sono insieme, ecc. ecc.
Insomma, a forza di frequentarsi, i due si conoscono e si apprezzano così bene che iniziano ad amoreggiare, dopo di che la povera Janis una volta tornata a casa deve raccontare tutto alla sua amica Joan.

Dopo un certo tempo di questa giostra, le cose cominciano a scricchiolare, le contraddizioni emergono, scuse pietose fanno emergere falle nella sceneggiatura, e alla fine la cosa si deve concludere.
Alex confessa, gli amici/pazienti virtuali restano scioccati (gruppi di sostegno psicologico per riprendersi, ecc.), lui si giustifica dicendo che era sposato ma il suo matrimonio non funzionava…

Qui torna a galla qualche dubbio sui soldi spesi dagli americani per far studiare i figli nelle loro università…

Bene.

La storia è finita. Quello che ho riassunto è documentato e riporta una inchiesta giornalistica.
Se volete, a questo link trovate l’articolo di Lindsy van Gelder dell’ottobre 1985 dal titolo “The strange case of Electronic Lover” con cui la storia è stata divulgata e nel quale trovate anche maggiori analisi sui risvolti e conseguenze del fatto.
http://lindsyvangelder.com/sites/default/files/Plinkers.org%20-%20Electronic%20Lover.htm_.pdf

Non sto qui a dilungarmi su analisi e raffronti con situazioni note a tutti quelli che stanno leggendo in questo momento. Non lo faccio per ovvie ragioni. La fase pionieristica della rete è finita da un pezzo. Noi tutti viviamo in mezzo a gente virtuale della quale la maggioranza è fatta da fake e il problema è capire non chi mente/maschera/falsifica ma i pochi che dicono la verità…

Tuttavia consentiamoci ancora una piccola divagazione : vorrei porre attenzione ai nomi dei personaggi che compaiono nella storia, appellandomi al vecchio adagio latino “nomen est omen”.
Alex
Si tratta dell’autore dell’inganno, il deus ex-machina della vicenda. Come profilo è perfetto, perfino ebreo di New York. E poi Alex è il diminutivo di Alessandro. Ricordate vero che Alessandro il macedone è stato un condottiero e artefice di un impero che arrivava fino all’India ? Alessandro ha etimologia greca e significa “protettore degli uomini o dei propri uomini”, della tribù in pratica o del popolo a lui affidato. Chi si chiama così (o chi si da un nome così) quanto meno deve fare lo psichiatra o il conduttore di truppe o l’animatore turistico o comunque uno che stabilisce le regole per gli altri. Altrimenti che si chiama a fare così ? E comunque uno che si chiama cosi DEVE ingannare i suoi seguaci, altrimenti come li guida neanche fossero pecorelle ?

Joan
Un nome comune, anzi banale. Derivazione biblica del tipo “Dio è misericordioso”. E così deve essere per adattarsi bene ad una donna (quindi che già parte svantaggiata) colpita da disgrazie e sfortune, che però si batte come un leone per risorgere. A una così non puoi dare un nome altisonante, che so Brunilde o Chimera… va da sé che con nomi come questi ti aspetti che alla fine vinca lei. Invece no, deve scalare la montagna e avere l’aiuto di Dio. Quindi Joan rende meglio.

Janis (Goodall)
Janis, nell’articolo linkato, è riportato sempre nella forma nome+cognome. Non so se questo sia voluto per sottintendere che l’importante è non perdere il suo cognome nella storia… Certo l’estrema adattabilità agli eventi di Janis le fa ben meritare il cognome assegnato…

Questa breve divagazione non vuol dire che la storia sia anch’essa un fake, ma che se guardiamo queste vicende (vissute o raccontateci) il lavoro di separare la verità dalla finzione può essere MOLTO arduo. Scatta la domanda “ma stiamo parlando di Fare o di metaFake ?”. A voi l’ardua risposta…
Per finire, qualche consiglio pratico :

1. Ricordarsi del motto latino “medice, cura te ipsum” di derivazione biblica, che ben si adatterebbe a psicologi, psichiatri et similia.
2. Diffidate di chi ti dice di chiamarsi Alex e pretende di organizzare gruppi di lavoro, sette religiose, vacanze di gruppo, case comuni o quantaltro.
3. Quando volete stringere amicizia con qualcuno incontrato in chat(ta) fatevi mandare copia del documento di identità e chiamate la Prefettura per verificare che sia vero.
4. Se un/una amico/a vi fissa un appuntamento con una/un amica/o SENZA venire anche lei, portatevi un cugino/o grosso e cattivo che ubbidisce solo a voi.
5. Lasciatevi liberamente andare al coinvolgimento dei sentimenti e delle parole, alle emozioni che scaturiscono da uno scambio epistolare o virtuale con una persona nuova, alla scoperta di quanto sia bello sentir sorgere una emozione grazie a quello che vi scrivono o dicono o mostrano. Finché siete seduti a casa vostra davanti a un PC. Poi spegnetelo, uscite e andate a comprare il latte.

Buona vita a tutti.

PS – il prossimo post sull’argomento sarà ispirato a un fake di classe : Cyrano de Bergerac.
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La storia che sto per raccontare è un fatto vero, oggetto anche, se non di vero studio scientifico, di approfondimenti e inchieste per l’eco che ne è risultato. « video » E’ una storia considerata come il primo caso scientificamente documentato di “falsa identità virtuale” nella storia delle...
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11/06/2020 16:54:43
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Percezione e realtà.

08 giugno 2020 ore 21:13 segnala


L'importanza dei punti di vista nella percezione della realtà.
Un argomento altamente sottovalutato ...
Ma tant'è.
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« video » L'importanza dei punti di vista nella percezione della realtà. Un argomento altamente sottovalutato ... Ma tant'è.
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Donna & Ideale

07 giugno 2020 ore 01:00 segnala

Immagine da Pinterest "Moda mare 1920" - Copyright Vintaged.it

Scusa Mario, ma tu prima chi eri ?
Prima ?
No, guarda, io ero, sono e sarò.
Non c'è PRIMA. Ma tu chi sei ?

Come chi sono... ci conosciamo da tanto di quel tempo che...
Ma io non t'ho mai visto !
Si, questo è vero Mario, ma ... stai bene ??
E poi chi è questo Mario ?
Io non mi chiamo Mario,
anzi... io non mi chiamo proprio...
Ma... Oddio...
Che c'è ?

Dicevo...
Ho sentito. Che ti serve ?

Mario... tu non stai bene...
Seee, vabbè... adesso sono IO che non sto bene...
Mario... sto parlando della tua identità !
Della tua personalità.
Quale ?
Come quale ? La tua, di TE.
Ah si, di noi...
tu sei di quelli che spaccano i maroni per conoscere le persone...
Bhe, insomma, cerco di essere socievole, ecco...
No, tu scassi i maroni...
perchè tu pensi che siamo tutti uguali,
tutti mono-pupazzi come te !
E invece NO !!
Qui ognuno di noi è diverso e ci tiene a restare così.
Ma ognuno chi ? Di chi parli ?
Anche tardo è costui..
ognuno di noi, di N-O-I.
Che abitiamo qui dentro,
che facciamo i turni,
ordinatamente (o quasi) e collaborativamente.

Ma insomma... quanti sareste ?
E che ne so.. tanti, forse tutti,
tutte le personalità che conosci,
che avresti potuto e, soprattutto,
che avresti desiderato conoscere.
Siamo tutte qui.
Ma quando dici tutte le personalità
intendi TUTTE, propriooo...
Certo, tutte. Sentiamo, con chi vorresti parlare ?
Ecco, ci sarebbe...
la mia vecchia amica Susanna, è un po' che...
'Spetta. SUSANNAAAA.... un momento che ci sono anche le omonimie...
Che c'è ?
C'è uno che ti cerca.
A me ? E chi è ?
Bho... uno vestito strano.
Mario ma... cambi voce ?!?
Ma quale Mario,
io sono Susanna, mi cerchi e poi non mi riconosci.. ??
Ah scusa, ma sono un poco confuso.
Poi non è che ti abbia mai visto per intero,
solo un pezzetto in realtà...
Pensa che credevo di parlare con Mario e invece...
Ma sei fissato con questo Mario !!
Chi sarebbe poi ?
No, ecco, Mario... vabbè, lasciamo stare Mario.
Dimmi di te invece...
Hai ancora quel tatuaggio, eh ? ti ricordi ? ce l'hai ?? :-)
Ma che dici... non ti capisco.
Io sono riservata, sai, mica dico fesserie col primo che passa!
Ma certo, certo. Scusa, io credevo...
Ma che vuoi credere !!
Qui non si deve credere. O si è o non si è.
E noi SIAMO.
O mamma...
No, lei non c'è.
Chi?
Tua madre. Non l'abbiamo.
Ci manca la sua personalità...
Meno Male !!! Non sai che sollievo...
sarebbe stato imbarazzante.
Però quasi tutte le altre ce le abbiamo.
Preferisci una svampita? una intellettuale?
una scienziata? una lavoratrice?
una casalinga ? una ricercata? dimmi tu...
Ma non mi dire !!! Questo è il paese del bengodi...
Allora, mi piacerebbe conoscere
una casalinga ma con un lavoro part-time
che la porti un po' fuori e le dia qualche soddisfazione
così da non farmi pressione, vorrei che fosse
spiritosa e allegra, ma anche riflessiva e profonda
(non contemporaneamente, ovvio),
che fosse bella ma non appariscente,
morbida ma un po' anche dura,
che fosse coccolosa ma anche sfidante,
sexy ma con modestia, molto colta ma senza
essere tronfia di se, e poi...
insomma una così, mi capisci !?
* * * * *
Che c'è ? Non sono stato chiaro ?
Senti coso...
qui saremo pure tante ma gli innesti non li facciamo.
Prendi il chatalogo on-line e scegli con chi vuoi parlare
TRA QUELLE CHE TROVI GIA’ PRONTE !!
Ma come... non riesci a scovare in magazzino una che sia così ??
Ma gioia mia...
una così NON C'È,
sono fantasie vostre queste...
Nostre, dici... come genere?.
Essì...
Non farmi approfondire ma..
devi farti dare una regolata
al rapporto ormone-neurone, mio caro !
Bhe, questa è un po' una delusione...
Ma se non c'è UNA così, allora...
potrei fare conoscenza con te che siete TUTTE ?
In fondo, le personalità multiple,
anche se devo incontrarle una alla volta...
Come diceva un saggio, "è la somma che fa il totale"...
Tu non stai bene....
Ma SI invece, in fondo, sempre se Mario è d'accordo,
potrei conversare solo con te/voi
e tu/voi , ogni tanto,
vi cambiate a rotazione...
Vabbè, FORSE si può fare,
ma impara a memoria tutti i nomi
che non ci piace essere CONFUSE...
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« immagine » Immagine da Pinterest "Moda mare 1920" - Copyright Vintaged.it Scusa Mario, ma tu prima chi eri ? Prima ? No, guarda, io ero, sono e sarò. Non c'è PRIMA. Ma tu chi sei ? Come chi sono... ci conosciamo da tanto di quel tempo che... Ma io non t'ho mai visto ! Si, questo è vero Mario...
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Souls #3 : Unconquerable (Indomabile)

02 giugno 2020 ore 01:05 segnala
Un’anima non è una cosa compatta, è fatta di mille pezzi. Ma alle volte basta una parola per definirla.



Esistono dei combattenti, dei veri guerrieri che per tutta la vita, forti di una incrollabile fede nella verità delle proprie tesi e nell’etica delle proprie posizioni, riescono a resistere a ogni forma di pressione.
Non serve minacciarli, imprigionarli, torturarli. Manterranno inflessibili la loro idea, percorreranno fino in fondo la strada intrapresa.

Sono quelli che passeranno alla storia.
Nessun ricorderà i loro detrattori o aguzzini, che sono stati tanti.
Tutti ricorderanno loro, quei pochi, eroici, donne e uomini che hanno cambiato la storia con la loro anima indomabile.

Nelson Mandela passò 27 anni in carcere per poi divenire Presidente del Sud Africa e guidare la pacificazione del Paese. Usava la poesia “Invictus” come supporto motivazionale per resistere durante la sua prigionia. Un grande coraggio e una enorme resistenza prima di tutto etica.

Due cose che vanno insieme, come diceva uno che la sapeva lunga : “un vile non può essere morale” (Mahatma Gandhi).

Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley, durante una sua permanenza in ospedale. Era stato colpito da grave male in tenera età, cosa che nel tempo lo aveva portato a perdere una gamba e ad altri problemi invalidanti. Ciò non di meno, visse in modo intenso la sua carriera di giornalista e scrittore fino alla fine. Invictus è la sintesi della sua lotta per tutta una vita e per questo Mandela la fece sua.

"Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul"


"Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo che va da un polo all'altro,
Ringrazio gli dei qualunque essi siano
Per la mia indomabile anima.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
Incombe solo l'orrore delle ombre.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima"
Wikipedia
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Un’anima non è una cosa compatta, è fatta di mille pezzi. Ma alle volte basta una parola per definirla. « video » Esistono dei combattenti, dei veri guerrieri che per tutta la vita, forti di una incrollabile fede nella verità delle proprie tesi e nell’etica delle proprie posizioni, riescono a...
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02/06/2020 01:05:05
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