Una canzone meravigliosa.

30 agosto 2021 ore 22:00 segnala


...e abitare la tua stanza, senza mai spostare niente. Senza mai fare rumore.

La ricerca della felicità...

03 aprile 2021 ore 22:30 segnala
...è come la corazzata Potemkin. Una cagata pazzesca. Orde di barbari in viaggio verso la felicità che non troveranno mai per come la pensano o la sperano loro. Anche perché essere sempre felici...sai che palle.

Penso che l'unica cosa redditizia sia "surfare" tra felicità e infelicità, capendo che esistono entrambi e che per noi poveri esseri umani siano ineluttabili. L'infelicità purtroppo ci è dolorosamente utile. Cosa saremo senza i nostri momenti di infelicità, di tristezza o di dolore? Sono quelli che ci permettono di evolverci e di farci domande essenziali. Il dolore è poi estremamente seducente per molte persone, ma come diceva qualcuno decisamente più bravo di me, tal Nietzsche: se guardi a lungo l'abisso, lui guarderà dentro di te. Diciamo che di questa frase, potremmo parlarne giorni, ma qui ci basta per dire che l'infelicità ci è utile, ma nella giusta misura. Quindi "surfare" e giocarci al meglio le carte che il destino ci ha dato in mano. Penso sia il miglior modo...
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...è come la corazzata Potemkin. Una cagata pazzesca. Penso che l'unica cosa redditizia sia "surfare" tra felicità e infelicità, capendo che esistono entrambi e che per noi poveri esseri umani siano ineluttabili. L'infelicità purtroppo ci è dolorosamente utile. Cosa saremo senza i nostri momenti...
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Saltare il fossato.

30 marzo 2021 ore 00:08 segnala
Uno psichiatra chiese ad un suo paziente che batteva continuamente le mani:

"Perché continui a battere le mani?" Il malato rispose:
"Per scacciare gli elefanti". Lo psichiatra ribatté:
"Ma non ci sono elefanti qui". Il malato replicò continuando a battere le mani:
"Vedi che funziona".

In realtà non è una barzelletta, ma un comune modo di esperire di noi comuni mortali. Ognuno ha i suoi elefanti e alcuni comportamenti che mette in atto, gli confermano la bontà delle sue azioni. Ma spesso la paura di un male, ci conduce ad un male peggiore.

Benoit descrisse con un analogia letteraria tutto questo.

- Un uomo sta sulle punte dei piedi in una piccola stanza buia e vuota, le braccia protese in alto, le mani aggrappate alle sbarre della piccola finestra, unica fonte di luce nella stanza. Se si aggrappa saldamente e gira la testa verso un certo angolo, può vedere un raggio di sole tra le sbarre superiori. Non correrà rischio di perderla. E così continua a tendersi verso quel raggio di sole, saldamento aggrappato alle sbarre. Tanto è impegnato nello sforzo di non perdere di vista quel barlume di luce vitali, che non gli viene in mente di lasciare la presa ed esplorare il resto della cella. Così non scoprirà mai che la porta all'altro lato estremo della cella è aperta e lui è libero. Sarebbe sempre stato libero di uscire nella luminosità del giorno, se solo avesse lasciato la presa. -
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Uno psichiatra chiese ad un suo paziente che batteva continuamente le mani: "Perché continui a battere le mani?" Il malato rispose: "Per scacciare gli elefanti". Lo psichiatra ribatté: "Ma non ci sono elefanti qui". Il malato replicò continuando a battere le mani: "Vedi che funziona". In realtà...
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Mi dai il permesso di rapirti?

23 gennaio 2021 ore 00:00 segnala
Domani mattina appena torno dal viaggio di lavoro, passo a prenderti. Lascia a casa cellulare, trucchi e pensieri. Mi dai il permesso di rapirti?

Suono 5 minuti in anticipo, perché la verità è che al tuo si di ieri sera, sarei già uscito di casa e dio solo sa, quanto mi sia costato aspettare stamani. Ti vedo uscire serena e curiosa. Tu mi saluti come un giorno "normale", sorridi soltanto ed è splendido che tu non voglia rovinare l'istante con le parole della bocca. A me bastano quelle dei tuoi occhi. Adoro vederti spettinata. Te l'ho mai detto? Mi piace quando ti porti il ciuffo di capelli dietro all'orecchio destro. Saliamo in macchina e metto un cd. Vuoi la verità? Ci ho messo due ore ieri sera a fare questo cd. Ho centellinato ogni canzone e la loro scaletta.....e adesso che ho messo la sesta marcia, ti prego dammi la mano e non lasciarmela più. Il viaggio sarebbe breve, ma la neve sulla strada lo dilata un po. Poco male. Ovunque e in qualsiasi tempo io sorrido insieme a te. C'è una casa e un caminetto accesso che ci attendono. La neve fuori cade soffice e il faro giallo indora i fiocchi. Ormai è sera e preparo la cena. Ieri sono stato qui e ho portato tutto il necessario. Cena di pesce. Ai fornelli me la cavo e se cucino per te, divento quasi uno chef. Il cibo necessita di amore e sorrisi.

Dopo cena ti invito sul tappeto davanti al camino. Ho messo delle candele e dei cuscini. Spengo le luci e lascio solo la luce del fuoco e delle candele. Dietro il divano ho portato la chitarra. La provo, ti sorrido, provo un sol...si,è accordata. La luce del fuoco illumina il tuo viso. E' rilassato solo come si sente il sicuro.
Suono due accordi...e comincio..

Sempre e per sempre tu, ricordati, se mi cercherai, sempre e per sempre, dalla stessa parte mi troverai.

...poi mi fermo e ti parlo. Lo so che lo sai,perché oggi siamo qui. Oggi è l'anniversario di quando mi sono innamorato di te e si, è anche il giorno in cui ti ho vista per la prima volta. Ma non sono qui per la data nel calendario. Sono qui perché nonostante il tempo passi, tu non mi basti mai.

...ed io adesso non voglio fare l'amore con te. Io vorrei che i confini tra il mio corpo e il tuo, si annullassero. Questo vorrei.

E'mezzanotte e ci facciamo la doccia. Ho portato un po di musica e voglio giocare con te sotto l'acqua calda. Eh si, ti voglio dare fastidio e morderti l'orecchio. Vorrei vederti ridere di gusto con l'acqua che ti riga il viso. Poi voglio asciugarmi insieme a te. Adesso mettiti sulle mie gambe e asciughiamoci i capelli insieme mentre metto la mia testa sul tuo petto. Ti abbraccio e non ti mollo più.

Torniamo davanti al camino, ho preparato la cioccolata calda e ho voglia di prenderti un po in giro. Poi

Sai una cosa? Sono quasi più innamorato di te, quando ti guardo dormire. E' un po come fare la guardia su un tesoro prezioso che il mondo non deve inquinare in nessun modo. Ma sono un po geloso dei tuoi sogni. Chissà cosa stai sognando? Ecco vedi, queste sono le mie paturnie, ma lo ammetto, io queste me le tengo tutte. Finché non faccio del male a te le mie paure me le tengo tutte.

E adesso dormo anche io e se anche non ti sogno, stai tranquilla, che tutto il mio corpo parla di te.

A domani mia meraviglia...
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Domani mattina appena torno dal viaggio di lavoro, passo a prenderti. Lascia a casa cellulare, trucchi e pensieri. Mi dai il permesso di rapirti? Suono 5 minuti in anticipo, perché la verità è che al tuo si di ieri sera, sarei già uscito di casa e dio solo sa, quanto mi sia costato aspettare...
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Cuore vecchio.

15 gennaio 2021 ore 00:11 segnala
E' pur vero che sono sempre stato più responsabile dei miei coetanei anche quando ero piccolo, ma non sono certo mai stato uno "vecchio". Ho sempre pensato che alcuni eventi mi abbiamo fatto crescere prima degli altri e un po si, forse in alcuni aspetti ha influito la natura. Pare sia vero che un po si nasce e un po si diventa. Ma ciò che è ormai mi è abbastanza chiaro è che ho il cuore nato vecchio. Grosso, pesante ma con un grande desiderio di leggerezza. Risuona con cose "vecchie" tipo chiedere permesso, sorridere ad un anziano o ad un bambino, dedicare una canzone o scrivere una lettera. No, non è sempre dolce il mio cuore, anzi, spesso si incazza ed è un gran polemico. Prende di petto le idee, le persone, le cose alle quali tiene e le difende dalle contaminazioni spurie. ...e poi morde, morde forte Jonathan, che sorride e ricambia con indulgenza.Ti conosco sai?

La cosa più intima è la paura.

31 dicembre 2020 ore 00:57 segnala
Credo che quando si parli di intimità, spesso si è portati a pensare ad una situazione in cui togliamo dei veli, fisici o meno, con cui viviamo da "protetti" la nostra socialità. In tutta franchezza, credo che la cosa più intima di ogni persona, siano le sue paure più inconfessabili. Magari alcune di queste sono inconfessabili anche a noi stessi. Chi nega la paura, rischia come diceva Shakespeare, di battersi con la propria paura come un pazzo che cerca di scacciare la propria ombra. Il problema è che può capitare di avere delle paure che pensiamo che nessuno possa avere. Invece dovremmo avere sempre presente che come non esistono limiti alla nostra fantasia, così non esistono limiti alla nostra capacità di inventarci paure. Però noi facciamo dei grandi errori nell'affrontare le nostre paure. Ci mettiamo in silenzio e tentiamo di analizzare i nostri pensieri, alla caccia di mille motivazioni che ci hanno spinto a provare paura. La verità, una delle poche che so, è che la consapevolezza, raramente ha aiutato chi ha paura. Ciò perché consapevolezza e paura non hanno una ferrea relazione di causa ed effetto. A volte ce l'hanno, altre no. A chi non è mai capitato di dire qualcosa tipo: lo so che non è nulla, però mi fa paura. L'anima si cura con i sensi, non con ulteriori pensieri. Occorre metterci alla prova e sperimentare. Ci sono molti stratagemmi inventati da insigni professionisti quale io non sono, ma ciò che conta è che sono i sensi che curano l'anima. Lo ripeto, non solo per chi legge, ma anche per me. Ad ogni modo, spingendo quotidianamente i nostri limiti riusciamo a piccoli passi a superare le paure che ci vietano o ci limitano il possesso della nostra esistenza.

La paura ci rende audaci e solo chi ha avuto paura può essere coraggioso. Il resto è solo incoscienza.
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Credo che quando si parli di intimità, spesso si è portati a pensare ad una situazione in cui togliamo dei veli, fisici o meno, con cui viviamo da "protetti" la nostra socialità. In tutta franchezza, credo che la cosa più intima di ogni persona, siano le sue paure più inconfessabili. Magari alcune...
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...ciò che viene prima!

13 dicembre 2019 ore 21:36 segnala
A volte mi sento un disadattato. Vivo in bilico tra dolcezza, comprensione e giudizi taglienti sul mondo e le persone. Non che la cosa mi salvi, ma se esprimo un parere che si rivela sbagliato, sono pronto a rimangiarmelo, chiedere scusa e cambiare idea. La verità è che sono una persona molto intensa e tutto ciò che sono è frutto del fatto che la vita mi ha insegnato cosa viene prima. Quindi a volte mi scaglio contro la banalità.

Viene prima l’amore e ciò che senti. Per te stesso, perché esisti e per qualcuno.

Invece vedo persone che non cercano ciò che è essenziale, ciò che li riconnetterebbe con se stessi.Quello invero, che nelle nostre vene scorre e che ha un sapore primordiale. Un sapore non inquinato da mille necessità del mondo moderno.

C’è un susseguirsi di persone che hanno provato dei sentimenti forti per qualcuno, ma sebbene li vogliano rivivere, conducono la loro vita camminando verso altre direzioni. La scarpa nuova, il cellulare da mostrare perché fa status, oppure quanti like ha avuto la tua foto su Instagram. Il fatto che su Facebook molte persone abbiano 2000 amici, che poi in giro neanche salutano è una delle fotografie di tutto ciò.

Ora, non è che io sia un matusa che sta tutte le sere a leggere libri o a filosofeggiare sui massimi sistemi, ma cazzo. Perché non pretendete di più?

Ci sono punti della vita in cui viviamo dei drammi e delle esperienze forti ed a quel punto apriamo gli occhi e distinguiamo ciò che viene prima.
La verità è che spesso abbiamo bisogno di sbatterci la testa e sono rare le persone che cambiano senza aver bisogno di vivere delle esperienze rivelatrici.

Abbiate la voglia di fare un viaggio dentro di voi, dentro i sentieri impervi dell’anima. Togliete la patina con cui le vetrine del mondo tutti i giorni tentano di accecarvi. E non è un caso che anche noi stessi facciamo parte di questo mondo, infatti anche noi contribuiamo alla nostra cecità.

Io sono un caso patologico, perché dentro le vene ho il fuoco ma è un fuoco che si può accendere. Non è certo una condizione indipendente da noi. E’ la volontà e la ricerca dei significati che distingue chi sopravvive da chi esiste e lo sa.

Io non lo so, ma cerco di saperlo.

E’ il viaggio che conta e si, lo ammetto, spero di trovare una compagna di banco. Ma non solo. Anche una classe intera, perché se la lezione è buona, lo è anche la ricreazione. Quei momenti divertenti che sono il sale dell’esistenza, dove con l’ironia possiamo esercitare una prepotente supremazia su quei punti in cui la vita ci fa male.

Cercate ciò che viene prima, pretendete da voi stessi di essere la persona che volete incontrare. Non è possibile vedere tonnellate di persone sole, che girano in compagnia di altre persone sole. Cercate l'affetto.

Che poi diciamocelo, senza che nessuno ci senta. Se grattiamo il fondo del barile, abbiamo più bisogno di sentimenti che di sesso, di essere il capobranco o di luccicare. E' di risplendere che abbiamo bisogno. E allora; che cosa viene prima?
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A volte mi sento un disadattato. Vivo in bilico tra dolcezza, comprensione e giudizi taglienti sul mondo e le persone. Non che la cosa mi salvi, ma se esprimo un parere che si rivela sbagliato, sono pronto a rimangiarmelo, chiedere scusa e cambiare idea. La verità è che sono una persona molto...
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Infelicità

21 febbraio 2018 ore 16:05 segnala
Da un essere umano, che cosa ci si può attendere?

Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua. Gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell’umanità. Ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco persino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità.

Fëdor Dostoevskij
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Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua. Gli si dia di che...
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Ci ho provato a fare sesso, ma non ci sono riuscito.

21 dicembre 2017 ore 21:42 segnala
Come un adolescente in cerca di qualcosa che non sa, mi ritrovo a scrivere queste righe davanti ad un asettico schermo di computer. Ammetto che avrei voluto parlarne con qualcuno che mi conosce veramente, ma il fatto che io non abbia foto, mi garantisce l'anonimato e la voglia di dire qualcosa senza filtri, ne remore, ne altro. Serve a me come sfogo.

Per la seconda volta in vita mia, ho provato un'avventura. Ne avevo fisicamente bisogno, dopo un lungo periodo di voluta astinenza, mi sono lasciato andare con un'amica.

Credo sia stato il peggior sesso della mia vita.

Senza amore, senza sentimento non funziono. Anche nell'atto in se, sembro uno alle prime armi. Imbranato, poco coinvolto e senza il fuoco dentro.
A distanza di quasi 12 anni dall'altra avventura che ho avuto, rimango della stessa idea. Io sono proprio una persona particolare. Diverso. Non è una questione di moralismo della serie "io non faccio sesso se non sono innamorato", è qualcosa di più immediato e primordiale. E' come un istinto che ho.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.

Se non amo non mi esprimo e non funziono.

Nei miei fidanzamenti, quando ero coinvolto sentimentalmente, non ho mai avuto problemi a letto. Penso di essere stato un normale essere umano, a volte in gran forma, altre volte da voto 6. Un paio di cilecche. Ogni tanto gagliardo veramente. Ma tutto come gli altri.

Invece se non c'è sentimento ma solo dell'attrazione fisica, niente. Non è per me.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.

Non mi snaturerò più. Non sarà qualche scopata in più a migliorare la mia vita. Lo sapevo, ho evitato altre situazioni perché mi conosco, ma stavolta mi sono lasciato andare e ho avuto la seconda conferma.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.
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Come un adolescente in cerca di qualcosa che non sa, mi ritrovo a scrivere queste righe davanti ad un asettico schermo di computer. Ammetto che avrei voluto parlarne con qualcuno che mi conosce veramente, ma il fatto che io non abbia foto, mi garantisce l'anonimato e la voglia di dire qualcosa...
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10 cose da tenere bene a mente...

12 gennaio 2015 ore 14:29 segnala
Noam Chomsky, grande linguista e studioso contemporaneo, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi. Questa è una cosa facilmente dimostrabile se chi ne è interessato fa un piccola ricerca per andare a vedere chi sono gli azionisti delle più grandi tv e testate giornalistiche.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca.

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto alla esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, "choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi.
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Noam Chomsky, grande linguista e studioso contemporaneo, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà. La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati...
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