Infelicità

21 febbraio 2018 ore 16:05 segnala
Da un essere umano, che cosa ci si può attendere?

Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua. Gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell’umanità. Ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco persino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità.

Fëdor Dostoevskij
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Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua. Gli si dia di che...
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21/02/2018 16:05:36
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Ci ho provato a fare sesso, ma non ci sono riuscito.

21 dicembre 2017 ore 21:42 segnala
Come un adolescente in cerca di qualcosa che non sa, mi ritrovo a scrivere queste righe davanti ad un asettico schermo di computer. Ammetto che avrei voluto parlarne con qualcuno che mi conosce veramente, ma il fatto che io non abbia foto, mi garantisce l'anonimato e la voglia di dire qualcosa senza filtri, ne remore, ne altro. Serve a me come sfogo.

Per la seconda volta in vita mia, ho provato un'avventura. Ne avevo fisicamente bisogno, dopo un lungo periodo di voluta astinenza, mi sono lasciato andare con un'amica.

Credo sia stato il peggior sesso della mia vita.

Senza amore, senza sentimento non funziono. Anche nell'atto in se, sembro uno alle prime armi. Imbranato, poco coinvolto e senza il fuoco dentro.
A distanza di quasi 12 anni dall'altra avventura che ho avuto, rimango della stessa idea. Io sono proprio una persona particolare. Diverso. Non è una questione di moralismo della serie "io non faccio sesso se non sono innamorato", è qualcosa di più immediato e primordiale. E' come un istinto che ho.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.

Se non amo non mi esprimo e non funziono.

Nei miei fidanzamenti, quando ero coinvolto sentimentalmente, non ho mai avuto problemi a letto. Penso di essere stato un normale essere umano, a volte in gran forma, altre volte da voto 6. Un paio di cilecche. Ogni tanto gagliardo veramente. Ma tutto come gli altri.

Invece se non c'è sentimento ma solo dell'attrazione fisica, niente. Non è per me.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.

Non mi snaturerò più. Non sarà qualche scopata in più a migliorare la mia vita. Lo sapevo, ho evitato altre situazioni perché mi conosco, ma stavolta mi sono lasciato andare e ho avuto la seconda conferma.

Buco rotondo, bastone quadrato. Non ci sta.
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Come un adolescente in cerca di qualcosa che non sa, mi ritrovo a scrivere queste righe davanti ad un asettico schermo di computer. Ammetto che avrei voluto parlarne con qualcuno che mi conosce veramente, ma il fatto che io non abbia foto, mi garantisce l'anonimato e la voglia di dire qualcosa...
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21/12/2017 21:42:24
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10 cose da tenere bene a mente...

12 gennaio 2015 ore 14:29 segnala
Noam Chomsky, grande linguista e studioso contemporaneo, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi. Questa è una cosa facilmente dimostrabile se chi ne è interessato fa un piccola ricerca per andare a vedere chi sono gli azionisti delle più grandi tv e testate giornalistiche.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca.

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto alla esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, "choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi.
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12/01/2015 14:29:27
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Una definizione dell'amore...

13 settembre 2014 ore 00:12 segnala
Dell'amore esistono tante definizioni quanti sono i parlanti. Vedi se questa
può servirti: La capacità e volontà di permettere alle persone a cui si vuole
bene di essere ciò che vogliono essere, senza insistenza o pretesa alcuna
che esse ci diano soddisfazione. Potrebbe essere una definizione utile. Resta il
fatto che pochi sono capaci di adottarla. Come puoi arrivare al punto di
lasciar essere gli altri ciò che vogliono essere, senza pretendere che
soddisfino le tue attese? Semplicissimo. Amando te stesso. Prendendo
coscienza della tua importanza, del tuo valore, della tua bellezza, non
esigerai che altri rafforzino il tuo valore o i tuoi valori col conformare il
proprio comportamento alle tue esigenze o pretese. Se sei sicuro di te, non
desideri né hai bisogno che gli altri siano come te. Intanto, tu sei tu, e sei
unico; quella pretesa, inoltre, toglierebbe agli altri la loro unicità, mentre ciò che tu ami in loro sono proprio quei tratti che li rendono speciali e distinti.
Comincia a quadrare: tu prendi ad amare te stesso, e d'un tratto sei in grado
di amare gli altri, di dare agli altri, di agire per gli altri, dando prima a te
stesso e agendo a tuo beneficio. La tua generosità, allora, non ha trucchi. Tu
non dai per essere ringraziato o trarre vantaggi, ma per l'autentico piacere
che trai dall'aiutare o amare gli altri.
Ma se non vali nulla, ovvero non ami te stesso, ti è impossibile dare.
Come puoi dare amore se non vali? Che valore avrebbe il tuo amore? E se non puoi dare amore, nemmeno puoi riceverne.
Che valore avrebbe l'amore dato a una persona che non vale nulla? Tutta la
questione dell'essere innamorati,del dare e ricevere amore, incomincia da un
Io che si ama totalmente.
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Dell'amore esistono tante definizioni quanti sono i parlanti. Vedi se questa può servirti: La capacità e volontà di permettere alle persone a cui si vuole bene di essere ciò che vogliono essere, senza insistenza o pretesa alcuna che esse ci diano soddisfazione. Potrebbe essere una definizione...
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If - Rudyard Kipling

30 agosto 2014 ore 00:58 segnala


Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno la perdono e se la prendono con te.
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi.
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere. Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono e a evitare
di far discorsi troppo saggi. Se sai sognare , ma dai sogni
sai non farti dominare. Se sai pensare, ma dei pensieri sai non farne un fine. Se sai trattare nello stesso modo due impostori - Trionfo e Disastro - quando ti capitano innanzi. Se sai resistere a udire la verità che hai detto dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi. Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati,le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante. Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio e te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta e se perdi, sai ricominciare senza dire una parola di sconfitta.
Se sai forzare cuore, nervi e tendini dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza a tener duro, quando in te nient'altro esiste, tranne il comando della volontà. Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
o intrattenere i re parlando francamente.
Se né amici né nemici riescono a ferirti,
pur tutti contando per te, ma troppo mai
nessuno. Se riesci ad occupare il tempo inesorabile
dando valore a ogni istante della vita,
Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,
e, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!
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Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno la perdono e se la prendono con te. Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano, ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi. Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere. Se sai non ricambiare menzogna con...
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30/08/2014 00:58:03
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Lettera a un malato mentale

30 agosto 2014 ore 00:54 segnala
Oggi un mio assistito, Andrea, considerato malato psichiatrico, mi ha domandato: “Paolo, ma secondo te io sono un malato psichiatrico, sono matto?” E una lettrice, Luce, mi ha domandato: “Ma come fai a reggere all’orrore di cui ti occupi, delitti rituali, ecc.?”

Le due domande sono correlate, perché riguardano il concetto di malattia mentale e di normalità.

Iniziamo dalla seconda domanda. Come faccio a resistere?

All’inizio in effetti ero terrorizzato dal fenomeno degli omicidi rituali; Mostro di Firenze, Bestie di Satana… una scia di morti in cui i colpevoli, persone in colletti bianchi, attribuivano la colpa a persone normali, distruggendo intere famiglie, solo per ragioni politiche, esoteriche, e criminali.

Poi però, avendo a che fare con i cosiddetti sani, ho trovato persone che non vogliono capire, persone che ritengono assurdo che i ragazzi coinvolti nella vicenda delle Bestie di Satana siano innocenti perché “i giornali hanno detto che…”, che ritengono impossibile che gli assassini nei delitti del Mostro di Firenze siano un magistrato, un giornalista, un farmacista, un medico, un ambasciatore, un poliziotto, ecc. Perché lo ritengono impossibile? Perché “i giornali hanno detto che….”

Poi ho conosciuto i parenti delle vittime, senza alcuna intenzione di andare a fondo, tanto il figlio non glielo restituisce nessuno, ma almeno così vanno in televisione a piangere e li pagano pure per tutto questo.

Poi ho conosciuto i poliziotti collusi, i giornalisti collusi, i magistrati collusi, i poliziotti scemi, i giornalisti scemi, i magistrati scemi, e da anni, ormai, mi fa più paura la gente normale che gli assassini.

Chi ha ucciso le vittime del Mostro di Firenze, o le vittime delle Bestie di Satana, è un assassino, certo, ma ha una patologia conclamata che, se venisse scoperta, lo porterebbe quantomeno in galera e poi forse anche in manicomio criminale.

Ma i parenti delle vittime che colludono con gli assassini non hanno alcuna patologia conclamata.

Eppure mi fanno più paura loro.

Quando sono stato in ospedale e Mariapaola moriva, e i medici intorno continuavano a dire “va tutto bene, la radioterapia farà effetto fra qualche mese” (in realtà da lì ad un mese sarebbe morta) oppure “va tutto bene, ora facciamo un’altra bella chemio” e quando incontravo gli amici di Mariapaola, i parenti di Mariapaola, i medici di Mariapaola, che continuavano a dire “le terapie alternative? Naaa….. non crediamo alle terapie alternative” e la lasciavano morire senza prendersi la briga di ascoltare qualche minuto se c’era un’altra possibilità perché non ne avevano il tempo, ma senz’altro avevano il tempo la sera di guardarsi Striscia la notizia, poi il programma TV preferito, ecco io avevo paura di vivere in mezzo a gente come questa.

Quando Mariapaola mi diceva “Paolo lasciami fare la chemioterapia in pace, così muoio, e la società condividerà questa mia scelta; voglio morire in modo condiviso dalla società e dai parenti”, la ammiravo per la sua chiarezza mentale, e la stimavo, riconfermando così quell’amore che per anni avevo nutrito per lei pur nel nostro incasinato rapporto, mentre avevo paura di quelli che mi dicevano “Mariapaola è matta, sta male, delira perché la malattia la destabilizza”. A me pareva che a delirare fossero gli altri.

Ricordo infatti un sms di un mio amico, Maurizio, che mi disse: “Mariapaola lì è l’unica persona cosciente. Gli altri sono inconsapevoli ma pensano di non esserlo, per questo non la capiscono”.

Gli assassini non mi fanno paura, ormai, perché quelli al massimo possono dare la morte, e la morte non mi ha mai fatto paura né la ritengo un male da evitare, ma la considero l’unica certezza della vita di chiunque.
Mi fanno paura invece le persone normali, quelli che ritengono normale andare in Iraq a fare milioni di morti perché “Saddam era un dittatore”, che ritengono normale votare persone che mettono le loro firme su dichiarazioni di guerra a stati esteri che decreteranno la morte di migliaia di civili e militari, stranieri e italiani, sol perché “lo impone la Nato”.

E mi fa paura che un capo di stato americano, dichiarando guerra a uno stato estero, non sia considerato malato di mente, mentre ad essere internato con un TSO sia Andrea sol perché “ha delle turbe di persecuzione”.

Il PM Vigna, dopo aver assassinato varie persone nei delitti del Mostro di Firenze, è stato promosso a capo della DIA.

Il generale che mi querelò per diffamazione ha ucciso la figlia di sette anni e un sottufficiale dell’esercito. Poi il magistrato ha archiviato l’omicidio dicendo che si trattava di un suicidio e che la sicura nell’arma si spiegava con un movimento involontario post mortem del suicida.

Ma a farsi il TSO è Andrea. Il generale ha invece tutti i parametri di normalità predefiniti dalle scienze psichiatriche per poter guidare addirittura un esercito.

Una psichiatra voleva fare un TSO anche a Mariapaola che, dopo l’operazione, disse: “Spero di morire al più presto per le metastasi, perché non ho la forza di suicidarmi, quindi per questo ho scelto di curarmi da voi”. Dopo due mesi sarebbe morta, come aveva predetto.

Nessun TSO invece, e quindi nessun disturbo nel pensiero, viene ravvisato in capo a quei medici che ritengono che l’alimentazione non abbia alcuna influenza sul tumore, e quindi a Mariapaola dicevano: “Ma certo, signorina, mangi pure quello che vuole. Non ci sono prove scientifiche della correlazione tra cibo e cancro”.

E’ considerato normale addestrare militari ad uccidere altre persone. E’ considerato normale invadere altri paesi. Le persone che hanno riempito l’Italia di discariche nucleari abusive sotto alla pavimentazione delle strade o sotto ai supermercati sono considerati normali. Avvelenare il cibo, le acque, le piante, è normale.

La domanda corretta, Luce, sarebbe: come fai a resistere all’orrore delle persone normali?

E la risposta corretta per Andrea è: sì, Andrea, per la società tu sei un malato di mente; ma provenendo la diagnosi da una società malata, non me ne preoccuperei troppo; anzi, forse, me ne farei pure un punto di vanto.

Sicuramente la puntura di quella sostanza di cui non ricordo ora il nome ti fa star meglio; sicuramente in futuro ci saranno spunti di miglioramento su cui si potrà lavorare ancora.

Ma mi preoccuperei il giorno in cui ti riterranno sano. E mi preoccupa di più il fatto che per ancora molto tempo, punture per la gente che ho nominato sopra, e per i cosiddetti sani, non ce ne siano.


(Articolo trovato su internet)
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Oggi un mio assistito, Andrea, considerato malato psichiatrico, mi ha domandato: “Paolo, ma secondo te io sono un malato psichiatrico, sono matto?” E una lettrice, Luce, mi ha domandato: “Ma come fai a reggere all’orrore di cui ti occupi, delitti rituali, ecc.?” Le due domande sono correlate,...
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