Un'Estate di molti anni fà.....

29 giugno 2009 ore 15:00 segnala
Si parla del cambiamento del clima, stagioni che non sono più quelle di una volta,  Primavera che arriva in ritardo, estate che non è estate. Una volta non vedevamo l’ora che arrivasse l’estate; quelle di oggi, invece, ci fanno rimpiangere la stagione fredda e non ti invogliano a far niente, ti sfiancano. Forse è il nostro corpo, abituato all’aria condizionata, che non riesce più a sopportare certe temperature. Una volta non era proprio così e per questo i miei ricordi di bambino relativi all’estate sono stati sempre di 26 gradi al massimo. Le estati più belle dei nostri ricordi sono proprio quelle che abbiamo vissuto da bambini. Chi non se le ricorda le estati dell’infanzia?

Io ne ricordo una bellissima. A cavallo tra gli anni 60 e 70 mia mamma lavorava in un lido sulla riviera Jonica ( uno dei pochi per quei tempi) dove c’era una grande rotonda sul mare. Io ero un bambino. Al suo ingresso c’era un semplice e sottile neon color lilla, dove c’era scritto "Danze", semplicemente Danze. Si entrava dal cancelletto e poi per le scale si scendeva giù fino al mare, fino a quella rotonda con il bar-pizzeria.

Ogni pomeriggio, al sottoscritto e pochi amici, veniva offerto un cono-gelato gigante. Ci mettevano tutti in fila e ad ognuno di noi porgevano questo gelato, accompagnato da un invisibile messaggio che era questo: "Per tutta la sera non fatevi vedere, non chiedete più niente fino a domani, non rompete i c……..i e fateci lavorare!".

Poi verso sera arrivava la band, o il complesso, come si chiamava una volta. Me li ricordo ancora, durante la settimana suonavano  i "Boys 66", tutti con una giubba lucida come si usava allora, e suonavano i successi italiani: Caselli, Pavone, Berti, Celentano, Morandi, Carosone, Dino, Paoli, ecc.. Il sabato e la domenica c’erano gli “ Ars Nova”, cinque studenti universitari che ingaggiò il titolare per quella stagione. E gli Ars Nova, facevano tutt’altra musica! Sapevano che alla gente piaceva ballare con una canzone di Fred Bongusto a due metri dal mare, ma sapevano anche che in quel periodo qualcosa di nuovo stava accadendo, una nuova ondata di strane e dolci melodie stava rivoluzionando il mondo della musica, sapevano che loro stessi appartenevano a quello strano "prurito" planetario e per questo, ogni tanto, facevano sapere agli altri come stava cambiando la musica fuori dai confini nazionali. Il risultato? Alla fine della stagione i Boys66 rimasero a suonare da soli!

Erano gli anni in cui la concorrenza televisiva consisteva soltanto in "E le stelle stanno a guardare" del primo canale e "La figlia del capitano" del secondo canale; Firenze veniva allagata dall’Arno, Luigi Tenco si suicidava per un Sanremo che premiava "Non pensare a me" di Claudio Villa; mentre l’Italia di Fabbri perdeva il mondiale con la Corea e Benvenuti diventava campione del mondo di boxe i Colonnelli si impossessavano della Grecia, Israele stroncava l’Egitto in sei giorni e il terremoto sconvolgeva il Belice; mentre Barnard eseguiva il primo trapianto di cuore venivano assassinati Che Guevara, Martin Luther King e Bob Kennedy; mentre venivamo proiettati Easy rider, Il laureato e 2001 e Odissea nelo spazio la Nasa aveva già messo a punto il computer che avrebbe guidato l’uomo sulla luna, un computer che oggi non sarebbe utile nemmeno per far funzionare il solitario di Windows!

E poi i giochi di allora, le raccolte Panini, il Meccano, le pianole Bontempi e le collezioni di soldatini americani. Gli americani, un giorno, li abbiamo visti davvero. Un Bel pomeriggio un mezzo anfibio approdò nel vicino porticciolo di Naxos facendo sbarcare dei marines in attesa di essere avviati a Sigonella. E noi bambini andammo di corsa a vederli, incuriositi di vederli finalmente dal vivo. Questi erano veri e non di plastica! E imbambolati osservammo in silenzio tutti i loro movimenti, tutte quelle cose viste soltanto nei film in Tv: tute mimetiche, elmetti, scatolame, ecc. E tutto ci sembrava enorme, dagli scarponi ai pantaloni, dai loro piedi alle loro mani, dai loro Ray-Ban alla loro voce.

In quel periodo l’era beat stava quasi scomparendo per far posto a certi giganti che, proprio tutti assieme e nello stesso momento, contribuirono a costruire il periodo migliore della musica rock, un periodo compreso tra il 1967 e il 1972. Secondo me l’era migliore della musica internazionale.

E proprio all’inizio di quel periodo l’Italia cominciò a sentire certi Baez, Donovan, Joe Coker, Mamas & Papas, Cher e Sonny Bono, Doors, Santana, Cat Stevens. Ma erano anche gli eventi storici del tempo che suggerirono, incitarono e incoraggiarono questo meraviglioso fenomeno. Stava per cominciare la guerra in Vietnam, cresceva la consapevolezza che davanti ai Palazzi si poteva anche protestare, il vento del movimento studentesco del ’68 cominciava a soffiare, le prime Facoltà erano già occupate e nelle aule prive di banchi si bivaccava con la chitarra e si cantava "Blowin in the wind". La storia entrava prepotente nella musica e la canzone cominciava a far valere anche il testo; per la prima volta si cantava anche per lanciare messaggi ai grandi della Terra, i testi avevano a che fare con fiori nei cannoni abbandonando per sempre le pupe innamorate. E per contrastare l’assurda guerra di Jhonson e Nixon, la guerra fredda e la minaccia nucleare si usava un’arma micidiale. Quest’arma era la chitarra.

Uno degli alfieri di quel cambiamento fu Bob Dylan che in quegli anni pubblica "John Wesley harding"; ed è proprio la sua musica che il movimento giovanile sceglie come bandiera. La politica si fondeva con il folk e il folk con essa attraverso le sue canzoni "di protesta".

Che venti di passione dovevano soffiare a quei tempi! I cervelli giravano a mille, senza bisogno di cellulare si andava a cercare una cabina telefonica e con un gettone si organizzava la serata con la sola goliardia, una chitarra, quattro spiccioli, l’estro e l’ingegno.

E così questi Ars Nova, tutti vestiti di bianco, fra "Pugni chiusi", "Cinque minuti e poi" e "Pregherò", dal loro repertorio tiravano fuori "La tua immagine" dei New Dada, cantata per metà in italiano e per metà nella versione originale: "The sound of silence" di Simon & Garfunkel, e poi …o "Lady Jane" o "Yesterday" .. e tante altre. Per me erano diventati un mito ed ogni sera li aspettavo con ansia. I ragazzi che venivano a ballare la sera erano per lo più studenti, tutti occhialuti, già attenti a queste nuove melodie e ballavano incantati, inconsapevoli che quella magia stava per contribuire, da lì a poco, a far nascere tanti figli dei figli dei fiori. Complici un’inebriante brezza marina che entrava nelle loro narici fino a stordirli, dolci e ammalianti note e una luna che, oltre al mare, illuminava anche dichiarazioni d’amore sussurate fra il collo, la guancia e un Fa diesis.

Dopo aver provato, la band andava  a cenare e mi lasciavano da solo a guardia degli strumenti ancora coi jack collegati dicendomi (senza speranza): " Mi raccomando". Ma non c’era verso. Già allora rimanevo affascinato da tutto quel luccicante ben di Dio: chitarre con i colori più sgargianti, organi elettrici, amplificatori, enormi microfoni ecc.. In quella capannina fatta con le canne e illuminata da neons blu, rossi, verdi, gialli, appena loro andavano via prendevo le bacchette, mi accomodavo alla batteria e cominciavo a tormentare i tamburi, e poi passavo all’organo Farfisa, e poi pizzicavo le chitarre elettriche, e poi e poi e poi…….. Da lontano, il batterista Enzo detto "Ringo", si sentiva tranquillo perchè sentendo suonare (suonare?) il suo rullante sapeva che qualcuno, anche se quasi li distruggeva, controllava gli strumenti. Pur se devastatore e inconcludente, per me quello fu il primo contatto con la musica.

Una sera, mentre suonavano, li mandai in tilt. Avevano poggiato una chitarra sul retro della capannina dimenticando di disattivarla dall’impianto. Stavano cantando Homburg e a un certo punto della canzone si guardarono tutti e cinque in cagnesco: "Ma chi è che sta sbagliando gli accordi? C’è qualcosa che non va, com’è possibile?". Non si erano accorti che sul retro, mentre loro suonavano, io stavo armeggiando con quella chitarra, sballando tutto il resto della canzone! Ero terribile, un vero rompiballe!

Allora quali erano i miei gusti musicali? La sigla di Braccobaldo Show!

Proprio in quel periodo, in cui il fermento giovanile aveva da dire qualcosa e non stava più in silenzio, in un periodo in cui "I cant let maggie go" diventava "Un angelo blu", "White shade of pale" diventava "Senza luce", "So happy together" diventava "Per vivere insieme", io che facevo? Ero impegnato a cercare la figurina di Pizzaballa (introvabile) in cambio di cinque figurine di Altafini!

In quel periodo, in cui era importante essere presenti, dove si poteva vivere di persona quella rivoluzione sociale, musicale e culturale, dove tutto stava cambiando, dalla musica all’arte, dalla letteratura al cinema, dove passavano per radio capolavori come Wight is wight, San Francisco, Yellow river, Eloise, Mellow yellow, Whinchester cathedral, I’m coming home, io che facevo? Pensavo ad organizzare la partita di pallone in notturna alle due del mattino coi miei amici, mentre mamma e gli altri chiudevano il locale. E giocavamo al pallone, mandando in frantumi qualche lampione nella piazza antistante. E qualche volta il pallone rotolava troppo, troppo, ma troppo lontano; ed io andavo a recuperarlo fino ad avvicinarmi alla ringhiera del convento delle suore, verniciata con l’azzurro del mare sottostante. Sudato, infreddolito  e col pallone sotto l’ascella sentivo i suoni provenienti dai bar che non avevano ancora chiuso. Sentivo "Yyeeeaaahhh!, i tuoi occhi sono fari abbaglianti….", cantata da un ragazzo inglese che si faceva chiamare Mal dei Primitives; e poi un’altra: "il tuo diario che sempre riempivi, solo con ciò che faceva piacere a chi di notte l'andava a vedere… piccola…", cantata da uno sconosciuto complessino che stranamente si faceva chiamare col nome dell’orsetto protagonista dei libretti che leggevo nel pomeriggio: Pooh!

Mah, come avrei voluto avere vent’anni allora! Ma di riflesso quegli anni li ho vissuti e per questo mi considero un privilegiato. Io c’ero! (anche se il mio contributo è stato solo quello di rompere almeno tre grancasse degli Ars Nova). Ma mi sono rifatto, col tempo ho recuperato tutto quello che mi sono perso, infatti è la musica di quel periodo  quella  che ancor oggi preferisco.

Erano tempi in cui i Beatles pubblicavano "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", sulla cui copertina rendevano omaggio alla band rivale, i Rolling Stones, i quali ricambiavano sfornando pezzi come Paint it in black, Satisfation, Miss you, Angie. La musica americana cominciava a farsi conoscere in tutto il mondo: James Taylor, C.S.N.&Y., Peter Paul and Mary, James Brown, Jackson Browne, Joni Mitchell, mentre per una nuova polverina bianca che seminava più morte dell’allora affamato Biafra morivano Jim Morrison, Jimi Hendrix e Brian degli Stones.

Con tutto quello che stava accadendo come avrei potuto sentire caldo in quelle estati? Anzi, c’era fin troppo fresco con quei nuovi entusiasmi!

Ma anche le cose belle finiscono. Le balere e le rotonde sul mare cominciarono a far posto alle cantine e ai centri sociali; stavano per nascere i megaraduni della musica come quelli all’isola di Man e quello a Woodstock; la Bussola e il Pyper venivano sostituiti dai Palazzetti e dai Teatritenda e certi barbuti giovanotti cominciavano a riprendere il discorso che aveva appena iniziato Tenco.

Già nel ’72 la rotonda non c’era più. Più nessuno andava a ballare sul mare perché preferivano le chiuse e buie discoteche. Il colpo di grazia lo ebbe nel 1973 con una mareggiata che le portò via il novanta per cento del suo pavimento, lasciandole soltanto una mezza luna a forma di falce. La sezione PCI del posto ne approfittò subito per verniciare di rosso la mezzaluna, dipingendo vicino pure un martello! Oggi non sarebbe consentita una cosa del genere.

Ogni anno in estate come tanti altri vado a pescare , e mentre lancio il mulinello sento i gabbiani volteggiarmi intorno in cerca di esca e di pesce; e il loro gracchiare e un canto, un canto di fantasmi in quella rotonda che non c’è più, un canto che sembra un arpeggio. Un arpeggio simile all’inizio di "The boxer", la sigla di apertura dei favolosi Ars nova, oggi tranquilli signori in pensione...

10946485
Si parla del cambiamento del clima, stagioni che non sono più quelle di una volta,  Primavera che arriva in ritardo, estate che non è estate. Una volta non vedevamo l’ora che arrivasse l’estate; quelle di oggi, invece, ci fanno rimpiangere la stagione fredda e non ti invogliano a far niente,...
Post
29/06/2009 15:00:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Buona Domenica......

28 giugno 2009 ore 11:53 segnala

AMICI/E

VI AUGURO UNA DOMENICA

PIENA DI COLORI, DI SOLE,  

DI MAGIA E DI ALLEGRIA

La Vita non dimentica....

26 giugno 2009 ore 22:25 segnala

La vita ha mille mani,

ma una sola memoria;

La vita ha mille occhi,

ma un solo giudizio;

La vita ha mille figli,

ma un solo cuore;

La vita non dimentica

ha memoria  giudizio

su ogni cuore.

Pensiero della sera.....

25 giugno 2009 ore 22:08 segnala
La vita è una lezione infinita che ci scorre tra le dita,  dopo la tempesta viene il sereno, dopo il buio viene la luce,  ogni notte annuncia una nuova e più luminosa alba.

OFFRITI UNA SPERANZA
LA VITA E’ LA TUA DANZA

La disperazione è una delle portate alla mensa della vita, prima o poi a tutti verrà servita, ma la tavola della vita è sempre riccamente imbandita. Non dimenticarti mai che la vita è una partita: GIOCA  PER VINCERE ma soprattutto PER VINCERTI...

Miseria e Nobiltà.......

25 giugno 2009 ore 18:19 segnala
La nostra terra potrebbe saziare la fame e la sete nel mondo.Ma il nostro egoismo.l’avidità di denaro,leguerre.l’inquinamento dell’aria e delle acque,privano tanti uomini della dignità,della libertà e del cibo.Nel mondo milioni di persone muoiono di fame,di sete e di violenza.Alcune di queste persone giungono nel nostro Paese da terre lontane e ci chiedono di vincere i nostri pregiudizi,la diffidenza,la paura;ci fanno riflettere sul significato della nostra convivenza con gli altri.Spesso ci chiediamo se sia giusto che alcune persone guadagnino in un solo giorno quello che alcune altre non guadagnano in tutta la loro vita.E’ normale che la nostra società paghi cifre favolose a chi sa esibirsi davanti ad una telecamera o a un microfono o a un campo sportivo mentre oltre un miliardo di uomini,donne e bambini vivono nella totale miseria?Non sono domande nuove ma sono domande sempre piu’ attuali.La storia ci ha insegnato che l’egualitarismo marxista è fallito.Ma la storia ci sta dimostrando soprattutto in questi tempi che il capitalismo,fondato su uno sfrenato consumismo è anch’esso fallito insieme alla degenerazione del liberismo economico che secondo molti sembrava essere una sorta di panacea,che ci avrebbe in poco tempo affrancati dalla fame,dalle gueree e dalle privazioni.Per troppo tempo siamo stati influenzati dal primato del pensiero unico di molti  dei nostri politici, “ il mercatismo”.L’organizzazione sociale ed economica del nostro tempo ha incoraggiato la distruzione dell’ambiente naturale in nome del dio denaro:ha permesso lo sfruttamento di persone fragili ed impotenti,compresi i bambini utilizzati in lavori massacranti.Ha permesso alle multinazionali di appropriarsi dei boschi e delle acque delle persone piu’povere incapaci di difendersi e di reagire al saccheggio ed alla espropriazione della propria terra e della propria civiltà.Occorre pertanto che presa coscienza di tutto’ cio,ognuno faccia la propria parte e si armi di quelle virtu’ necessarie a combattere in maniera piu’ forte,giusta e solidale queste iniquità di questa nostra società malata e piena di insostenibili contraddizioni.Innanzitutto mettendo al centro di ogni nostro “agire”l’essere umano e i suoi bisogni,ed inoltre favorendo ogni iniziativa capace di liberare l’uomo dalle catene imposte dal binomio “ produzione e consumo”.Dobbiamo rifondare la nostra esistenza,riscoprendo noi stessi,dobbiamo recuperare il tempo perduto,liberarci dalle catene che ci legano agli imperativi del mercato,riscoprendo la bellezza della natura,liberandoci dagli inutili fardelli che pesano sulla nostra esistenza e riscoprire l’orologio biologico ed il motore spirituale che sono dentro di noi.Allora potremo dare un senso ed un tono alla nostra esistenza riscoprendo i veri valori della vita e della sua sacralità.Non ci vuole molto per farlo.Dipende da Noi!..

Qual'era il vostro record....???

17 giugno 2009 ore 14:18 segnala
Negli anni 70 e 80 passavamo molto tempo nei bar a giocare a flipper e a stabilire record...quante botte date al flipper e quante volte andava in TILT!

Ma quelli di quegli anni avevano una poesia diversa...il suono della pallina che batteva contro i special, il rumore dei numeri segnapunto che si giravano...Organizzavamo veri e popri tornei durante il periodo invernale,con in palio una quale bottiglia di spumante,o una bella e ricca stretta di mano!!!.Ha tenuto compagnia a tantissimi ragazzi/e.

Amarcord..." U Mangianastri".

17 giugno 2009 ore 11:42 segnala

Altro che gli MP3 di adesso, una volta c'erano questi registratori ( il mio lo tengo ben conservato) con microfono separato dal corpo e con tanto di fodero in pelle e tracolla, pronti per andare in giro e registrare qualsiasi cosa da risentire una volta tornato a casa, rumori di automobili motorini e tutto ciò che ci circondava a volte ci improvvisavamo cantanti e quando risentivamo uscire la nostra voce dal registratore pronunciavamo tutti le stesse parole:"ma sono io? è la mia voce quella?" completamente diversa da quella che pensavamo di avere ma non era colpa del registratore anche perchè se domandavi agli altri dicevano tutti "certo quella è la tua voce che volevi quella di frank sinatra?".

Juke-Box.......

15 giugno 2009 ore 07:55 segnala

Con cento lire potevamo ascoltare una canzone. Quante amicizie intorno a quel juke box..e quanti tenerissimi amori nascevano accompagnati dalle colonne sonore scelte da noi fino a quando il proprietario del bar non staccava la spina dalla disperazione.

Amici/e.....

Vi Auguro un Settimana ricca di Musica, nei vostri Cuori,nelle vostre Famiglie, nei Vostri Cari...e il Sole possa sempre splendere in Voi....

U Ciauru du Pani.....

14 giugno 2009 ore 11:24 segnala
Stamatina mentri ca era ancora ‘nsunnacchiatu,

Sintii cuomu 'nciauru chi trasia ntà finestra.

Mi parsi chiddu du pani di na vota.

 

Mi vinni mmenti me matri, cu crivu nne manu,

Cu falari e u fazzulettu ntesta,

Chi pi 'mpastari u pani, si priparava lesta lesta.

 

Cirnia nna maidda a farina,

Ittannici u crescenti a pizzuluna,

A 'ncicirava, a pugniava e apui 'mpanava;

 

Nno liettu, a lieggiu a lieggiu, u sistimava.

"Stai accura! -mi dicia a-mmia-

nun iapriri a porta ca si 'ntrona!"

 

Io mi mittia nta na gnunidda mutu-mutu,

Aspittannu ca mi facia na vastedda o i cudduruna.

U fuocu cu rrastieddu furriava,

 

Ca pala 'nfurnava i furmi, a una a una;

Chiurìa u furnu ca vucchina,

E aspittava ca supra u pani ci calava a-rrosa.

 

Quannu era cuottu, u sfurnava

E pi nun s'abbruçiari nne manu u furriava...

Prima ri pusallu, u vasava.

 

Quanuu, a matina, si nni ia pi travagghjari,

Nun 'mpanuzzu si mitia nna sacchina;

A sira, puru ca era n tuozzu, nna sacchetta

U turnava; si ppicca era,

Ancora cchiù ppicca cci abbastava.

 

Ora ca sugnu smarinatu, mi vuotu e sbuotu

Pi vidiri di unni ddu çiauru vinia;

Duoppu arrestu scunfurtatu...

Picchì no, nun era çiauru di pani chiddu chi sintia:

Era çiauru di malincunia.

U ciauru du me paisi.....

13 giugno 2009 ore 15:44 segnala
Rispirannu l'aria 'i stu paisi:
ntó cori,
sentu chi traspari:
n'ciaureddu duci.
Curiusu mi dumannu:
Cu è,chi nt'all'aria
fa sèntiri sti cosi?
Chi su sti munti,
chi in silenziu
si vardunu e si ridunu 'i luntanu?
O è a muntagna 'i focu di ddà'nfacci,
cá friscura, i frunna di sti rocci?
Chistu è ... ciauru chi si senti sulu ccà
e chi no'si po'scurdari;
chistu è... ciauru di zagara e di rosi;
miscatu...
cú ciauru di ilici, girasi
e mennuli ciurusi;
chistu è... ciauru chi sazzia
e l'anima a fa bella;
ciauru 'i menta,
di mustu e'di cannella;
ciauru
di arburu 'npalatu
e di pani 'i ranu 'ncastagnatu,
cunnutu
cu ciauru 'i lillàe fragranti e prigiatu,
sapuri 'i libirtà.
Forsi è ... ciauru
dú ricordu, dú travagghiu di me nonni?
O vuci d'amuri,
dú cori di me madri?
Sacciu sulu
chi nta stu paisi
pari sempri j urnata 'i festa,
picchì stu ciauru:
nt'all'aria è...
e nt'all'aria resta.
E puru:
si nté campagni, nté casi e nté vaneddi,
sciuscià,
e sciuscià forti
nu ventu senza cori, tirannu e bruttu:
u ciauru 'i sta terra profumata, chi c'è nt'all'aria,
non ci rinesci mai:
mú distruggi tuttu
".