I cannoni di Navarone

18 luglio 2020 ore 16:11 segnala
Ogni volta che la distonia col mondo diventava più evidente, ogni volta che quel freddo interiore reclamava il calore benevolo di uno sguardo - di quello sguardo - senza nemmeno che se ne rendesse conto prendeva quella direzione e cominciava a camminare, come fa un ferro entrato nella sfera di attrazione di un magnete.
Era sempre stato così, sin da quando aveva lasciato la pace ovattata della sua casa per mischiarsi con il mondo in prima elementare, come un piccolo affluente, che, camminando sotto traccia, alla fine debba affrontare l'idea di entrare in quel fiume, di doversi fare fiume.
Si dice che avere una famiglia affettuosa e protettiva sia una fortuna - e di fatto lo è o almeno lui lo continuava a pensare - ma tutte le cose hanno un rovescio della medaglia.
Lui lo aveva scoperto in prima elementare, quando si era reso conto per la prima volta del fatto di non avere un corredo anticorpale simile a quello degli altri, di non essersi allenato per stare con gli altri, ma meglio sarebbe stato dire per resistere agli altri o almeno sarebbe meglio se volessimo descrivere come lui pensava la cosa.
Così, ogni volta che i compagni lo facevano sentire diverso, ogni volta che si creava un'occasione che ingigantiva il solco che segnava la distinzione, ogni volta che il noi e lui o l'io e gli altri - a seconda dell'angolo prospettico dal quale ci si dispone all'osservazione - emergeva con più chiarezza, ogni volta insomma che quella differenza diventava motivo di isolamento, lui usciva di scuola e, cuffie nell'orecchio e cappuccio in testa, si lasciava alle spalle quelle voci ostili e si incamminava verso la direzione di quel magnete.
Arrivava a casa del nonno e lì trovava ad attenderlo quello sguardo, che sapeva renderlo sereno senza soffocarlo d'affetto.
Era il senso critico benevole di quello sguardo, il perenne interrogativo che esprimeva a renderlo diverso dal resto degli sguardi famigliari.
Nei suoi genitori trovava amore, ma era incondizionato, senza l'ombra di un dubbio, senza il bisogno di capire.
Era amore a prescindere il loro, che lo proteggeva, ma non lo aiutava.
Era amore che cercava un motivo quello del nonno e dargli quel motivo lo faceva stare bene, lo costringeva a mettere le cose in discussione, a mettersi in discussione.
Era un amore palestra e sapeva di averne bisogno, là fuori ogni cosa esigeva un perché.
Ora era cresciuto e quegli occhi invecchiati, ma quel bisogno così come quello sguardo sapevano ancora attrarsi, come una volta.
Suonò alla porta ed attese.
Quel tempo si era progressivamente dilatato, quell'attesa era cresciuta con il passare degli anni.
Da dietro quella porta immaginava la scena, la fatica dei suoi passi.
Suonare quel campanello era come accendere un motore: col tempo l'accensione diventa più lenta, la senti la fatica, lo sforzo di quel motore, ma quando finalmente aria, benzina e scintilla trovano il punto giusto per festeggiare un incontro, beh lo riconosci che è lui, il suo suono non cambia.
Quando, infatti, finalmente quella porta si aprì e comparve la faccia canuta del nonno, beh lo riconobbe subito quello sguardo, quell'interrogativo amorevole e critico che il tempo non poteva cambiare.
Ah, tu sei?
Si, ciao nonno, come stai?
Come un ferro ad arrugginire fu la risposta, accompagnata da un sospiro, che seppe esprimere un misto perfetto di ironia ed amara accettazione dell'ineluttabile.
Ma entra e togliti quel cappuccio, qua dentro non ti serve.
Ah si scusa nonno.
Tolse il cappuccio e sfilò le cuffie con la stessa lentezza e solennità con la quale un guerriero medioevale sfila l'armatura alla fine di una battaglia.
Se hai fame o sete sai dove sta la roba, se aspetti che lo faccia io diventi vecchio pure tu..
Tranquillo ci penso io nonno, tu cosa vuoi?
Un paio di gambe nuove, ma quelle non le trovi in frigorifero...
Spero di no..
No tranquillo, la badante è talmente crudele che se pure uccidesse qualcuno lo mangerebbe subito..
Risero pensando a quel donnone dell'est, che, in effetti, era tanto efficiente quanto brusca.
Allora dimmi, che ti è successo stavolta figliolo?
Niente nonno.
Ma perchè non ti togli questo vizio di rispondere sempre così? Io sto invecchiando ed i tempi a questa età è meglio accorciarli...
No, intendevo dire niente di importante..
Già va meglio, ma tutti e due sappiamo che quando si parla di te non esiste nulla di non importante...
Do troppa importanza alle cose, vero nonno?
No, è più giusto dire che la cogli l'importanza delle cose. Ogni cosa ne ha, ma alle volte non la vediamo. L'importanza non è un qualcosa che diamo, è un qualcosa che è. Tu hai solo una capacità innata nel coglierla.
O nel subirla...
Questo dipende da te, non dalle cose.
Ho discusso con Francesca, ma sono più deluso da Mario.
Hai scoperto che hanno una storia?
No, quello no. Mi fido di Francesca.
Ed allora perchè sei deluso da Mario? che c'entra con la discussione con la tua fidanzata?
Le parla male di me, non perde occasione per enfatizzare qualche mio difetto o per attribuirmene qualcuno e lei si fa influenzare.
Forse gli piace.
Non lo so, ma non capisco perché una persona debba spendere tutto quel tempo per distruggerne un'altra.
Eh..
Voglio dire, se ti piace una donna non sarebbe meglio se mostrassi la tua parte migliore, se le facessi capire quanto vali tu piuttosto che denigrare gli altri?
Si, in teoria hai ragione. Ma parti dal presupposto che ci sia qualcosa da mostrare...
Beh non è che se distruggi me resti solo tu... Francesca lascerebbe me, ma ci sarebbe il resto del mondo a quel punto da distruggere.
E' un pareggio figliolo.
In che senso?
Vedi, è come quando devi fare le gambe di un tavolo o di una sedia.
Non capisco.
Se devi costruire un tavolo e devi fare in modo che non zoppichi devi fare le gambe tutte uguali, no?
Si, penso di si
Ecco, metti che tu hai quattro pezzi di legno e che l'altezza giusta sia quello del più lungo tu che fai?
Vai avanti nonno.
In teoria dovresti portare la lunghezza degli altri pezzi a pareggiare quella del pezzo che ha la lunghezza adatta. Ma non puoi. In natura non si può aggiungere una qualità che le cose non hanno, ma si può levare. Sarai costretto a portare tutti i pezzi di legno all'altezza di quello più piccolo. Il tavolo non sarà dell'altezza che avevi in mente, ma non dondolerà...E'un pareggio..
A togliere qualità..rispose con lo sguardo pensieroso di chi insegue un ragionamento.
A metterla è impossibile, la qualità di una cosa o di una persona non è qualcosa che puoi aggiungere, è come il coraggio di Don Abbondio..
Ma è una cosa stupidamente cattiva
No, è sopravvivenza. E' nobile l'atto di una iena che mangia una carcassa che non ha conquistato, di un animale che non ha cacciato?
Direi di no.
Non lo è, ma è sopravvivenza. La iena non è stata dotata di nessuna qualità per cacciare, ragione per la quale o dignitosamente si pone all'attesa dell'estinzione o fa quello che può. Non sarà nobile, ma è utile, necessario.
Si ma è una cosa ignobile parlare male delle persone che nemmeno conosci.
Sono d'accordo, ma ognuno è costretto ad usare le armi che ha o a desistere e la dignità della desistenza è un'altra cosa che somiglia tanto al coraggio di manzoniana memoria.
Quindi fa bene?
No, fa una cosa ignobile, ma è l'unica che la sua natura gli consente di fare. Cosa le ha detto di te?
Che sono un pallone gonfiato, che nemmeno la vedo, che non so apprezzare le sue qualità, perchè sono troppo impegnato a mostrare le mie.
Ed è vero?
No che non è vero, lo sai meglio di chiunque altro che non è vero.
Io si, ma tu lo sai? lei lo sa?
Io si, lei lo spero.
Se lei crede al fido Jago è lei il problema, non la iena...
Ma è un atteggiamento odioso, vergognoso!
Vedi figliolo, quando ero piccolo noi si giocava a fare castelli con le carte. Hai mai fatto castelli con le carte?
No, veramente no.
Peccato, la tua generazione ha avuto senza dubbio giochi più belli, ma ha perso il senso dello sforzo e la vertigine dell'instabilità.
Spiegati meglio.
Quando giochi a fare castelli con le carte devi misurare ogni tuo movimento. Ogni volta che il castello cresce di un piano deve crescere anche lo sforzo della tua attenzione. Basta un minimo movimento sbagliato e tutto il castello crolla in un attimo.
Immagino di si.
Vedi la vita è così. Per costruire una cosa bella - e le cose belle sono ontologicamente delicate come una rosa - devi compiere uno sforzo di attenzione enorme, di dedizione, di cura del particolare. E più diventa grande e più devi metterci attenzione, più tempo avrai dedicato a quella costruzione e meno sarà il tempo che impiegherà a crollare. E maggiore ovviamente sarà la delusione. E poi ci sono loro..
Loro chi?
E' questa la lezione che ho imparato da piccolo giocando con i castelli di carta. Ho imparato che poi ci sono loro. Ci sono quelli che arrivano e senza motivo danno un colpo al tavolino e fanno crollare il castello. E poi ridono. E tu ti fai mille domande, ti chiedi perchè, che gusto ci si prova, a che serve fare una cosa così stupida. Ma sono le domande sbagliate e crescere significa soprattutto capire quale sia la domanda giusta.
Cioè?
Vedi la domanda giusta è: di cosa sta ridendo?
Della bravata immagino nonno.
No, ti sbagli. Sta ridendo della tua delusione, sta ridendo del tuo dispiacere, sta ridendo del senso di inanità di uno sforzo. Crescere significa accettare che nella vita ci sono anche loro.
Loro, quelli che fanno crollare il castello di carta?
No figliolo, peggio. Quelli che ridono per questo, quelli che godono di questo. Quelli che per pareggio non si mettono accanto a te e provano a farne uno più bello o più alto, ma preferiscono distruggere il tuo e si sentono appagati.
Ma qualcuno dovrebbe darsi cura di spiegarglielo non credi?
Si e questo è l'aspetto più bello di essere giovani: l'idealismo, la ferrea convinzione che tutto sia possibile, che il mondo volga istintivamente al bello, al buono.
E non è così?
E' giusto che alla tua età tu lo pensi ancora, ma poi la vita si incarica di spiegarti che non è così. Che quel bambino cresce e si fa uomo, ma riderà sempre della tua delusione. Tu potrai spiegargli mille volte che fare un castello più bello è la risposta giusta alla sua invidia, ma lui non cambierà mai. Vedi è come se tu cercassi di spiegare la critica della ragion pura al Charlie.
Al mio cane?
Esatto, alla fine lui non capirà, ma non sarà lui nell'errore, sarai tu il matto. E' nella sua natura non capire Kant e tu non potrai farci niente.
Ma è triste.
No, vanno semplicemente accettati. Sono come i cannoni di Navarone, messi lì, invisibili e comunque capaci di vanificare ogni tuo sforzo. Tu puoi desistere dalla missione che ti sei prefissata o continuare perchè la consideri importante, meritevole di ogni sacrificio. L'unica cosa che non potrai fare è fare finta che non ci siano i cannoni di Navarone, perchè loro continueranno a sparare, vanificando tutti i tuoi sforzi, se non troverai il modo di neutralizzarli....

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Ogni volta che la distonia col mondo diventava più evidente, ogni volta che quel freddo interiore reclamava il calore benevolo di uno sguardo - di quello sguardo - senza nemmeno che se ne rendesse conto prendeva quella direzione e cominciava a camminare, come fa un ferro entrato nella sfera di...
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18/07/2020 16:11:58
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Commenti

  1. Jojo.990 18 luglio 2020 ore 22:54
    Iniziavo a sentire fortemente la mancanza di leggerti !
  2. L.acattivastrada 20 luglio 2020 ore 08:18
    Sei troppo carina, grazie!

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