14 - Canenero

30 luglio 2021 ore 00:31 segnala
Non abbiamo bisogno nemmeno del fluire del suono.
Le percepiamo semplicemente osservandoci le bocche. In quelle nostre espressioni ridisegniamo Dite, con le sue torri cupe e vampanti di rosso fiamma.
Attraverso lo squarcio, fra i denti la lingua ed il palato, miriamo sullo sfondo aggrappate al precipizio infinito della gola, le sagome disperate ed antropomorfe dei nostri mostri che si stagliano ed urlano.
Imprecano e piangono.
Supplicano e lacerano.
Ubriache di irrazionale speranza, per quel miraggio di impossibile libertà che si intravede lì, fra gli incisivi appena scoperti.
Muovono irregolari, come stormi di rapaci indisciplinati.
Spirali.

Sulle striature delle labbra, come fossero canali di spurgo, scorrono ritmate le vibrazioni dei loro tamburi da guerra.
Tremi-ti,
come le isole lontane da cui non vorresti più far ritorno.
Invasori giunti a saccheggiare nervi e corteccia, cutanea ed animica, nel più sacro dei silenzi.

Dalla collina dalla quale ti guardo
percepisco l'orda che impatta sulla prima linea ferma del tuo ostinato controllo.
Umida fra gli occhi,
arida e tenace nell'espressione di resistenza.
I venti leggeri del fiato aiutano a focalizzare ciò che si aggrappa a quelle corde nascoste, che da vocali si tramutano in vetro finissimo e risonante nella presa.

Hai dei vuoti a rendere.
Suona il corno.
È tempo che anche la terra tremi all'unisono con il respiro.
Liberati.
Curati.
Salvati.
Lancia al galoppo la prima divisione del sospiro, affiancata dalle veterane lame del dolore.
Carica.

E mentre lo fai,
Canta.

Per lenire,
Perdonare.
Rinascere.
Tornare a fluire.

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Non abbiamo bisogno nemmeno del fluire del suono. Le percepiamo semplicemente osservandoci le bocche. In quelle nostre espressioni ridisegniamo Dite, con le sue torri cupe e vampanti di rosso fiamma. Attraverso lo squarcio, fra i denti la lingua ed il palato, miriamo sullo sfondo aggrappate al...
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13 - Cronaca di un'alba non programmata

04 luglio 2021 ore 06:15 segnala
C'è un'altra sensazione di cui ho irresistibilmente bisogno di parlare.
Si è manifestata nel cuore della notte di un giorno estivo qualsiasi, piacevolmente inaspettata, come una sorpresa ai tempi dell'infanzia, in cui ogni consapevolezza rappresentava solamente un termine ancora sconosciuto e lontano.

Ti svegli, casualmente, ad un orario che non ha valenza di cronaca -se non per ribadire l'assenza di luce- per poi attingere con coscienza muscolare a tutta quella serie di ritualità tipiche di eventi simili; i passi incerti nella penombra del corridoio, l'attentato alle pupille di un freddo neon nel bagno, la più pacata e quasi sacrale luce del frigo ed il ritorno al proprio comodo essere orizzontale.
Fin qui, credo possiamo tutti annuire all'unisono no?
Ma dopo qualche minuto (probabilmente decine) ti rendi conto che non possiedi più le proprietà del tramonto, sei una polaroid che gira ripetutamente sul proprio asse fra i tessuti, e rimani lì, a fluttuare nel tempo finché.
-Click-
Giusto il tempo di riabituare le iridi, fai decollare lo sguardo verso i perimetri del soffito, per poi atterrare spaesato sul dorso di quel libro che dorme a portata di braccio.
Ok, ora concentriamoci.

Tutto quello che succede, da questo preciso istante in poi, non riesco a definirlo con pulizia logica, riesco solo a farlo attraverso l' *inspiegabilità*.
Ed è la sensazione di cui parlavo non so più quanti minuti fa; un moto di estremo benessere, di comunione, di placenta gusto caramello.
È il vedere ora attraverso le persiane che è giunta un'alba senza il minimo avvertimento nè pre-percezione.
È quel senso di gratitudine verso chi, sapientemente, ti ha donato pezzi di sé mantenendo un prezioso mistero sulle forme e nascondendoli fra righe di lettere, periodi ed inchiostro.
È la sorpresa di scoprire contemporaneamente ad essi, i suoi simili che invece portano il tuo nome.
Trovarli, perdersi fra essi, trovarti, scorrere.

Poi,
mettere tutto in pausa, elaborare, straziarne inevitabilmente la portata perché la metamorfosi in parole si sa, fa perdere circa il 20% delle proprietà organolettiche originali alle emozioni.
Ma era importante farlo.
Era importante ricordarlo.
È importante dirlo:

Grazie,
A te, che attraverso un forma a me cara, ti racconti e parli di me.
A voi, che sapete ancora sorprendervi nell'inatteso, e trovarvi in parole poco organizzate e stanche come queste.
Infine a me, che a quanto pare, ho ancora la capacità di non vergognarmi dei fiumi di pensieri che talvolta mi travolgono.


P.S.
Onde evitare spiacevoli allergie improvvise, mi prendo la libertà ed il piacere di sostituire la *placenta gusto caramello* con un più consueto cornetto farcito a vostro piacere.

'Jour.

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C'è un'altra sensazione di cui ho irresistibilmente bisogno di parlare. Si è manifestata nel cuore della notte di un giorno estivo qualsiasi, piacevolmente inaspettata, come una sorpresa ai tempi dell'infanzia, in cui ogni consapevolezza rappresentava solamente un termine ancora sconosciuto e...
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12 - 2021 Odissea nel mio Spazio

24 giugno 2021 ore 23:59 segnala
Un Ulisse pavido e privo di carburazione funzionale. La marmitta cerebrale borbotta e si lamenta di quanto sia difficile portare a termine qualunque tipo di azione, utile o superflua che sia, senza infastidirsi per la mancanza d'aria a corrente alternata.
Ho lasciato volutamente la chioma umida, come illusione di un prolungamento immaginario del piacere del getto d'acqua in cui ero immerso, ovattato, distaccato ad ogni suono esterno.
- fra le migliori sensazioni vivibili, dico io -
Illusione, dicevo. Poiché *come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno come le rose* , anzi ore, anzi che dico, minuti.
In effetti, mia amabile sensazione, sei durata davvero poco, desecrabile, ed è inutile che ti giustifichi con la questione del clima(x); la patologia da surriscaldamento precoce è palese.
Prendila sportivamente e fattici una risata, mentre io ritorno al vertice delle parole di Grossman e del suo folle Yair, districandomi fra il ricordo della rigidità di un raziocinio che non mi permetteva di accordarmi con la sua melodia scritta, e la conseguente illuminazione della coscienza surreale.
Ho adorato rendermene conto.
È sempre liberatorio abbandonare la ragione, non trovi?
Meno piacevole è la consapevolezza di non poter giacere in giardino, lo scontro con i nugoli di insetti sarebbe perso in partenza; non ci si possono aspettare miracoli tattici e stilistici da un Ulisse così poco propenso alla battaglia.

Confidavo i miei desideri ad una sfinge poco fa; le ho sussurrato che non sogno Itaca,
ma una brezza ghiacciata,
magari in vetro,
magari frizzante.
Mi han risposto invece le molecole di immobilità (sono quelle con la barba):



Grazie,
Le faremo sapere,
Ossequi.
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Un Ulisse pavido e privo di carburazione funzionale. La marmitta cerebrale borbotta e si lamenta di quanto sia difficile portare a termine qualunque tipo di azione, utile o superflua che sia, senza infastidirsi per la mancanza d'aria a corrente alternata. Ho lasciato volutamente la chioma umida,...
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11 - Le venticinque nuvole

25 aprile 2021 ore 16:05 segnala
"Con addosso l'entusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà."


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"Con addosso l'entusiasmo Di spaziare senza limiti nel cosmo E convinto che la forza del pensiero Sia la sola libertà." « immagine »
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10 - Una stasi per amica

16 aprile 2021 ore 12:15 segnala
C'è una panchina, lontana dal cemento e dai rumori della civiltà. Riposa in disparte, forte del suo essere poco attraente agli occhi dei più. Paziente con le sue assi di un legno usurato e ridipinto chissà quante volte per non farla sentire estranea fra le sorelle più moderne, non cede e persiste nel mostrare fiera la memoria del suo tempo.
Quando la incontro offre disegni di aghi di pino e foglie sempre diversi; cambia sfumature e riflessi di luce sì, ma regala sempre una tenue e malinconica sensazione autunnale.
Il più delle volte la trovo sola a pensare alle incisioni della sua struttura, come fosse perennemente altrove, riflettendo sul futuro delle stagioni.
Manifestando un piacere condiviso, le faccio un po' di compagnia tutte le volte che ho la mattina libera dalla stanchezza di un turno notturno, facendomi poi raccontare i perché della sua solitudine -nella mia testa inspiegabilmente anomala- e quali siano le novità proposte dai rami che la osservano dall'alto.
Tacita e saggia, risponde solo occasionalmente, lasciando che delle brevi carezze di vento portino via i residui giallo ocra dalle sue rughe.
Le piacciono i libricini tascabili e la vibrazione degli auricolari poggiati sul corpo; dubito però apprezzi il blu elettrico delle converse, mi sembra più a suo agio con il maggese degli scarponcini.
Offre incondizionatamente quiete e silenzio, e a volte come oggi, un sussurro di bellezza, poco sopra essa.



Che strano, non esserci mai presentati.
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C'è una panchina, lontana dal cemento e dai rumori della civiltà. Riposa in disparte, forte del suo essere poco attraente agli occhi dei più. Paziente con le sue assi di un legno usurato e ridipinto chissà quante volte per non farla sentire estranea fra le sorelle più moderne, non cede e persiste...
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09 - Poesia dell'aprile matto, dei colori e del Campari

07 aprile 2021 ore 15:45 segnala
Piove non piove
di umore non si muore
alza il finestrino
abbassa il finestrino.
Tergicristalli si
tergicristalli no!

Non piove ma poi piove
l'umore forse duole
metti la giacchetta
leva la giacchetta
prima il vento si
dopo il vento no
poi tergicristalli forse
al diavolo, chitemmuòrt!

Parti preparato
t-shirtina e maglioncino
ma poi ritorna il sole
e riabbassa il finestrino.
Di qui non v'è certezza
di qui non v'è costante
è un tempo che ci imita
confuso e altalenante.

Sono solo i colori
a ricordarci sempre
che in un piccolo bicchiere
può riassumersi il presente.
Ricolmo di noi
che come scorze arancioni
ci immergiamo nel rosso
di speranze migliori.


- Cin -


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Piove non piove di umore non si muore alza il finestrino abbassa il finestrino. Tergicristalli si tergicristalli no! Non piove ma poi piove l'umore forse duole metti la giacchetta leva la giacchetta prima il vento si dopo il vento no poi tergicristalli forse al diavolo, chitemmuòrt! Parti...
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08 - Io sono Mnemoria

02 aprile 2021 ore 21:08 segnala
Oggi ho giocato a nascondino con i ricordi.
Ne ho intravisti alcuni negli occhi stanchi di una donna anziana dall'animo gentile, mentre redarguiva il marito come solo un genitore paziente e rassegnato all'affetto incondizionato sa fare.
Ne ho visti altri tenendo in mano una matita dalla punta smussata, guardando i polpastrelli sfumati di grafite e tornando indietro a ciò che mi fece iniziare a far finta di saper disegnare.
C'era un ricordo adagiato anche sulla corda del SI di una chitarra, mentre dita e fantasia rielaboravano una vecchia canzone, per darne un seguito degno di quel che fu in quell'estate spensierata del 2001.
Infine sono arrivate le lettere, maiuscole, iniziali.
I nomi ed i colori di chi non ho dimenticato, siano essi freddi come inverno o caldi come l'estate, comunque rimangono. E producono tonnellate di pensieri e parole che sono difficili da stendere, riassumere e concentrare.
Esiste una timida nudità davanti ai ricordi. Incapace di mentire, mentirmi o trovare alibi diversi dalle verità che ti han fatto vivere. Un po' come l'arte, che rende inermi davanti la sua travolgente bellezza.
Un po' come un viaggio dove sai dove andare ma non sai se stai per partire od arrivare.

E tu,
a mente nuda sulla scala dei ricordi,
mentre io inizio a contare,
cosa fai
scendi o sali?

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Oggi ho giocato a nascondino con i ricordi. Ne ho intravisti alcuni negli occhi stanchi di una donna anziana dall'animo gentile, mentre redarguiva il marito come solo un genitore paziente e rassegnato all'affetto incondizionato sa fare. Ne ho visti altri tenendo in mano una matita dalla punta...
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07 - Un post molto molto molto lungo, tipo lo Stelvio

31 marzo 2021 ore 19:23 segnala
(...) La programmazione iniziale del cinema Splendor fu varia, dovendo accontentare un po' tutti.
Il primo cartellone era scritto interamente a mano e, se ben ricordo, era il seguente:

Domenica – Film Breve Incontro con Trevor Ovard e Celia Gionson. Sentimentale americano per tutti.
Lunedì – Missione Disperata – Con Gary Cooper – Guerra azione e bombardamenti per chi non ne ha avuto abbastanza.
Martedì – I sette Samurai. Per persone di una certa cual cultura.
Mercoledì – Riposo.
Giovedì – Bambi – di Walt Disney – Una delicata fiaba per grandi e piccini.
Venerdì – Maciste contro il Minotauro – con Maciste. Per tutti.
Sabato – Giochi proibiti di ragazze per bene - di Adults Only – Vietato ai minori di 16 anni.

L'apparizione del cartellone suscitò molti e svariati commenti. I bigotti del paese dissero che eravamo ormai una succursale di Sodoma, che la maggior parte di noi riteneva in provincia di Parma.

(...) Al film del martedì c'era un pubblico misto. Gli intellettuali della zona, e anche molti salumieri e commercianti, perchè era girata la voce che il film si chiamava “i sette salumai”, vita amore e morte nel sordido mondo dei prosciutti.
Inizialmente la spaccatura fu netta, poi, poco alla volta, il film conquistò tutti. Finì con il pubblico in piedi a roteare sedie e a incitare Toshiro Mifune. Seguirono due mesi di giapponesizzazione della zona. Tutte le volte che si andava a comprare un etto di mortadella i salumieri si esibivano in numeri di spada con l'urlo e ce n'era uno, Maramotti, che cambiò il nome in Maramoto e obbligò la moglie a mangiare la polenta con i bacchettini.

(...)Poi venne il giorno fatale: il pornosabato che cambiò la storia del nostro paese. Alle due di pomeriggio già una cinquantina di uomini si aggiravano nei paraggi del cinema. Alcuni portavano sciarpe fin sul naso nonostante fosse maggio inoltrato. La metà fu catturata e riportata a casa dalle consorti.
Calò il buio in sala e fin dalla prima scena, fioccarono i commenti.
Tutti ci alzammo in piedi e iniziammo a esprimere il nostro apprezzamento con ansiti e sibili potentissimi. Nonno Celso che aveva visto l'ultima coscia nel 1936 e non si ricordava neanche più se era di tacchino, rimase a bocca aperta con le mani in tasca per quel giorno e per i sedici anni successivi.
Finì il primo tempo, segnalato da un fittissimo lancio di birre dalla finestra del bar. Quando cominciò il secondo, da dentro il cinema salirono urla disumane e applausi. Si radunò gente per strada, Ritona la barista entrò con altre quattro amiche dicendo che, dal casino che stava succedendo, doveva essere proprio un gran film. Dopo un minuto dalla finestra del cinema fecero segno agli altri di venire subito perchè era roba dell'altro mondo. Ed entrarono i vecchi e anche le vecchie e i bambini, tanto che il notaio e la sarta democristiana andarono a chiamare il prete.
Don Calimero – gridarono – Sodoma e Gomorra! Tutto il paese è a vedere il film porcografico. Sono entrati anche le donne e i minori!
Il Don si precipitò davanti allo Splendor e con orrore sentì provenire dall'interno una canea di fischi, urla ed esclamazioni di incitamento “Vai, vai così che ce la fai”.
Apparve quindi sulla porta del cinema roteando il più grosso tribolo che trovò in chiesa e gridando:
Porci, mi meraviglio di voi! Tutti fuori di qui! Non permetterò alla mia parrocchia questa ignobile esibizione di glutei e cosce e...
Di colpo il Don ammutolì, guardando lo schermo. Da verde divenne bianco poi rosso congestionato. Un'espressione di rapimento gli si dipinse sul volto. Poi con tutto il fiato che aveva in gola urlò:
Forza Coppiiiiiii!
Era successo che, per sbaglio, l'operatore aveva proiettato, al posto del secondo tempo, il cinegiornale con la vittoria di Coppi al giro d'Italia. Ce lo facemmo proiettare tre volte,e sei l'arrivo allo Stelvio.
Il giorno dopo il commento fu:
“Coppi è bestiale. Pensa, nel primo tempo scopa per un'ora di fila, poi salta in bicicletta e vince”.


Benni mi perdonerà, ma ho voluto riassumere una delle tante divertenti storie de “Il bar sotto il mare” (un piccolo prezioso libricino colmo di ironia), dove un *curioso* gruppo di clienti, racconta ognuno una storia.



Questa, era quella del Terzo Uomo col cappello e mi auguro che, come è riuscita con me, abbia fatto sorridere i pochi impavidi occhi che hanno avuto tempo e coraggio per arrivare qui, alla fine (o alla cima, se preferite).
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(...) La programmazione iniziale del cinema Splendor fu varia,dovendo accontentare un po' tutti. Il primo cartellone era scritto interamente a mano e, se ben ricordo, era il seguente: Domenica – Film Breve Incontro con Trevor Ovard e Celia Gionson. Sentimentale americano per tutti. Lunedì –...
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31/03/2021 19:23:48
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06 - Eroi senza medaglie

26 marzo 2021 ore 09:12 segnala
Nelle guerre quotidiane col mattino,
cerchiamo sempre linee di luce intrepide
fra l'origine e l'iride,
fra i cosmi di pulviscolo e
le piccole trincee delle persiane.
Battaglia dopo battaglia,
noncuranti delle vittorie e delle sconfitte,
soltanto per vedere
se gli occhi (ci) *Riflettono* ancora.

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Nelle guerre quotidiane col mattino, cerchiamo sempre linee di luce intrepide fra l'origine e l'iride, fra i cosmi di pulviscolo e le piccole trincee delle persiane. Battaglia dopo battaglia, noncuranti delle vittorie e delle sconfitte, soltanto per vedere se gli occhi (ci) *Riflettono*...
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05 - Cartoline

22 marzo 2021 ore 19:52 segnala
- Dunque, cosa porterai lassù con te?
• Pensavo ad un bagaglio con tutte le cose che mi piacciono.
- Ti servirà un modulo di stiva solo per quelle allora!
• Non necessariamente, prevalentemente saranno essenza di ricordi e piacevoli sensazioni.
- Ad esempio?
• Siediti, la lista è lunga:

° Il senso di mistica pace che dà il tramonto
e quello di libertà e comunione dell'alba.
° L'odore dei gelsomini in primavera
e quello del pane in cottura che arriva dai forni.
° La soddisfazione dell'aver realizzato un qualcosa nel modo che volevi
e quella della fatica e tenacia che ci hai messo nel portarla a termine.
° Il silenzio della notte
e quello del rispetto che sta bene con tutto.
° Il rumore della moka quando sta per salire
e quello delle pagine rugose di un giornale quando le sfogli.
° Le ricette del ciambellone e dei muffin ai tre cioccolati
e quelle per i fastidi articolari (che non se sa mai).
° I film di Hitchcock
e quelli di Kubrick che sono entrambi patrimonio dell'universo.
° La musica che conosco
e quella che ancora devo conoscere perché lo spazio in fondo è scoperta no?
° Una selez...

- Ascolta, perdona davvero l'interruzione, ma non pensavo fosse così lunga questa lista.
• Veramente non sono nemmeno alla metà.
- Ah...
• Dunque, dicevo
° Una selezione dei raccon...

- Scusami, devo andare, un'emergenza!
• Spero nulla di grave...
- C'è un attacco alla casa bianca! Un attacco all' Idiocrazia! Devo intervenire!
• Intervenire? Tu? Ma non lavoravi all'Ikea di Frosinone? Ma poi attacco? Attacco de che?!
- Non c'è tempo per i dettagli! Ti manderò una cartolina...dall'Oregon, Buon viaggio!
• Oregon?!

{...ora il problema, sarà ricordarsi a quale ricordo mi sono fermato, prima di non ricordarlo più.
E comunque,
preferivo il Massachusetts.}
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- Dunque, cosa porterai lassù con te? • Pensavo ad un bagaglio con tutte le cose che mi piacciono. - Ti servirà un modulo di stiva solo per quelle allora! • Non necessariamente, prevalentemente saranno essenza di ricordi e piacevoli sensazioni. - Ad esempio? • Siediti, la lista è lunga: ° Il...
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22/03/2021 19:52:57
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