incontro

16 dicembre 2007 ore 22:40 segnala
La vita a volte è strana, ti sembra che il caso possa agire da provocatore - o almeno così vorresti scrivere, prendendo i tuoi pensieri e rigirandoli in parole - , sì!, perché ti ha dato l’occasione di un incontro, ma le cose girano diversamente. Purtroppo. Luogo e momento sbagliati, pensi. Perché tu sei lì, come tutti i giorni. Da mesi ormai. Tu sei lì, davanti il solito banchetto- la chiamano postazione- incasinato di fogli, biro, documenti, fermagli; tu sei lì, gli occhio febbrili di chi è malato di dubbi e desideri, e da tempo assapora il gusto amaro dell’inquietudine… E lei ti è difronte, dio quanto è bella è stata la prima cosa che hai pensato, vedendola, e subito dopo, ma il caso non avrebbe potuto farmela incontrare altrove, un altrove qualsiasi, ma non lì, cazzo, allora sì che avrebbe agito da provocatore, e tu sì che glielo avresti detto, che lei ha la semplice bellezza delle cose complicate ( ti ha fatto sorridere, ma non volevi mancarle di rispetto, quando ti ha spiegato che per fare le cose ha bisogno di tempi, scadenze, ultimatum), cazzo, se glielo avresti detto, perché da tempo hai capito che certe cose è importante dirlo per sé, innanzitutto. Ma la vita non ci da mai qualcosa, nel momento in cui possiamo riceverlo. Allora non ti resta che raccogliere documenti, fatture scontrini, rispondere e dare spiegazioni, farle la dichiarazione, cortesemente stringerle la mano, e salutarla. Così vanno le cose: lei si alza, se ne va, tutto finito. Che situazione balorda! Che fai? Le parli? No, non puoi, stai lavorando. Non dirle nulla, allora, lascia che scivoli via! Eppure sei lì, e ti dici che da tempo non sentivi quel senso di vertigine che ti coglie ogni volta che sprofondi nell’universo impalpabile dove solo un fascino naturale e una dolcezza fatale, proprio quelli che lei possiede, sono in grado di cacciarti. Perché lo hai intuito: lei è certamente quel tipo di donna che esercita un effetto immediato su dite. Come un sortilegio. Ti ha ammaliato, e tanto basta. Ma, cheti, è sufficiente scrivertelo?

la bella età

16 novembre 2007 ore 20:24 segnala
fuggono i giorni lieti e fugge la bella età, e i divieti alla felicità?

l'attesa

15 novembre 2007 ore 22:38 segnala

basta! che cosa faccio qui, a quest'ora davanti al telefono, in attesa di una voce che mi porti da qualche parte, di qualcosa di fraterno, di ribelle, di pulito, di solo per il piacere, qualcosa che parli di nulla, di lacrime ne ho troppe, tu ne vuoi qualcuna?

il sielnzio...lei non telefona mai, e va bene, va bene così 

la parte acquea del mondo

15 novembre 2007 ore 22:08 segnala

"Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che mi interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo; è un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che mi accorgo  di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come  un novembre umido e piovviginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinnanzi alle agenzie di pompe funebri e di andare dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore  si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in strada e gettare metodicamente  per terra il capello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto" ( h.melville)

mi dico, anche tu, come ismaele devi  trovare un "surrogato della pistola e della pallottola", ...lo potranno essere  il raccontare e il raccontarsi, essendo dannatamente sinceri e allo stesso tempo illusioriamente bugiardi?