Trovata, innamorato, persa per sempre

09 settembre 2012 ore 00:27 segnala
Ve la racconto io una bella storiella. Alla faccia di tutte le cazzate che si leggono in giro o che si vedono sugli schermi.
Una storia semplice e complicata allo stesso tempo.

Siamo ad Agosto, quindi poco tempo fa. Vado ad Istanbul con un amico per una dozzina di giorni. La vacanza più bella della mia vita. Tante amicizie, tanto divertimento, tanto relax e cultura. Prendiamo l'aereo per tornare in Italia. Come al solito siamo tra gli ultimi ad entrare, i posti sono quasi tutti occupati. Io adoro viaggiare accanto all'oblò, spesso scatto foto dall'alto, mi piace vedere quanto sono distante dalla terra e da tutto il caos che vi scorre. Andando verso i nostri sedili mi accorgo che quello vicino all'ablò è già preso. Dentro di me un pochino mi dispiaccio, ma i posti sono numerati e assegnati, per cui non ci posso fare niente. Mi metto a sedere. Il tempo di sistemarmi e noto chi c'è accanto a me. Una ragazza. Dovete sapere che sono un ragazzo molto curioso, e mi piace guardare gli altri, studiarli, vederne i difetti e i pregi fisici, le particolarità. Direte voi: va bè, cosa c'è di strano? Eh no, questa non era una ragazza normale, o almeno non comune. E io l'avevo capito quasi subito. Capelli neri lucidi, di un nero raro e luccicante, corti ai lati e lunghi sopra, portati tutti a sinistra, finiscono in splendidi riccioli, pelle olivastra, corporatura esile, sull'orecchio destro un insieme ordinato di orecchini, dal lobo fino alla punta, all'interno del braccio destro, dal polso fino a metà braccio, un tatuaggio arabeggiante nero, un ramo con foglie e fiori, non troppo vistoso, ma molto bello. E poi le si addiceva in maniera unica. Addosso un vestitino unico, verde, molto semplice, e ai piedi, semplici infradito. Le unghie con lo smalto bianco opaco, molto curate.

Da subito noto che è agitata. Si muove in continuazione, cambia posizione alle gambe, si abbassa il vestitino sulle gambe magre, si tocca i capelli, guarda il vetro, poi guarda nella tasca del sedile, poi preme un paio di tasti sul monitor. Insomma non ha pace.
Mi colpisce subito questo suo modo di fare. Non è raro vedere persone in volo che sono agitate, ma il suo modo era così innocente e così trasparente che quasi mi metteva in imbarazzo. Sento che dentro di me nasce un forte desiderio di rassicurarla, di dirle che va tutto bene, che ci sono io, lì, ad aiutarla. E' una sensazione strana e forte, che è raro che io senta verso una donna, e poi sicuramente non verso una donna trovata per caso in aereo.

Mi giro verso il mio amico e gli dico: muoio, non ce la faccio più, ora la abbraccio e gli dico di stare tranquilla.
Ma sapevo di non poterlo fare, avrei scatenato un urlo e poi un putiferio sull'aereo, insomma ero con le mani legate.

Allora decido di andarci di gomma da masticare, apro lo zaino, prendo le daygum, e mi giro verso di lei: "Do you want some of this?"; lei si gira, e mi guarda. Se fate caso nella descrizione di prima non ci sono i suoi occhi, e giustamente, dato che ancora non ci eravamo guardati. Boom. Occhi neri come la notte. Grandi, rotondi, puliti, lucidi, quasi lacrimanti, e neri, neri come la cosa più nera che io abbia mai visto, profondi, inquieti, il fondo di un pozzo in tempesta. Combatto con tutte le forze contro me stesso per far finta di niente, per non sembrare un completo ebete. Lei: "Thank you", e ritorna nel suo stato caotico e senza pace.

Non so perchè, ma mi è parso da subito, senza averci parlato mai prima, solo osservandola, di aver capito chi era. Di aver sentito il suo animo inquieto, e lo sentivo molto vicino al mio, che è inquieto in quello stesso modo. Unica differenza, io lotto ogni giorno per mascherare quella inquietudine, la libero solo quando scrivo o quando suono, lei invece la viveva con semplicità, direi anche con coraggio, senza timore di apparire debole, o vulnerabile. Questa cosa me la faceva sentire vicina, forse più di ogni essere umano che io avevo mai incontrato prima nella mia vita.

Passano altri 15 minuti. Mi giro spesso verso il mio amico, dicendogli che non ce la facevo più, che non resistevo, sentivo il forte bisogno di parlarci, di entrarci in contatto, verbale, fisico, mentale...qualsiasi contatto. Ma non riuscivo a trovare un pretesto, un modo per iniziare una conversazione, per catturare la sua attenzione. Ma come sempre nella mia vita, è lei a prendermi alla sprovvista.

"Italiano?" mi fa, sorridendo.
Gli sorrido e rispondo: "Si, e tu? Turca?"
E lei: "Si"

Inizia così la conversazione con la donna più misteriosa e più particolare che io abbia incontrato.
Da quella semplice domanda scaturisce una conversazione continua, non riesco a smettere di farle domande, voglio sapere chi è, da dove viene, dove sta andando, e perchè. Non mi interessa fermarmi a riflettere, non mi interessa avere dubbi, mi interessa solo lei, tutto la mia mente e il mio animo erano tesi su di lei, e lei non era più agitata come prima.
Mi guardava con i suoi occhioni neri, ed io la guardavo dritta, non riuscivo ad abassare lo sguardo.
Il nostro dialogo è iniziato in italiano, ma ad un certo punto è continuato in inglese, lei si trovava più a suo agio ed io non avevo problemi a parlarlo.
Quasi subito gli chiedo l'età, e lei, un pò imbarazzata mi dice che ha 35 anni. In effetti io ne ho 28, c'è un pò di differenza, e quando glielo dico gli sfugge un sorriso. Ma è un sorriso talmente bello che gli avrei detto di essere anche più giovane.
Mi racconta quasi tutta la sua vita. Il volo sta procedendo, stiamo andando a Bologna. Scopro che lei abita dove abito io, cioè Firenze.
Penso: "la becco qui sull'aereo, mi colpisce così tanto, va a Firenze, cosa voglio di più?" Era ancora presto per cantar vittoria.
Mi racconta che è un ingegnere civile, laureata ad Istanbul, trasferita poi in Russia, a Mosca, che girava l'europa come rappresentante, e che a un certo punto aveva iniziato ad interessarsi ai gioielli. Stava a Firenze da pochi mesi, per questo il suo italiano non era perfetto, ed era lì perchè stava seguendo un corso di oreficeria. Aveva iniziato a lavorare l'argento e a produrre i suoi gioielli, e seguiva il corso per imparare le basi delle arti orefici. Mi racconta dov'è nata, che tipo di studi ha fatto, il posto preciso in cui abita a Firenze: in una piazzetta, sopra ad un localino dove lasciano la musica alta fino a tarda notte, cosa che la disturbava un pò. Poi mi chiede di me, di cosa facevo, del perchè ero stato ad Istanbul, del mio lavoro. Insomma il volo procede e noi parliamo apertamente, con molta sincerità. Gli chiedo il perchè della sua agitazione, gli dico che la osservavo e che un pò mi preoccupava, e lei mi spiega che aveva avuto un paio di voli in russia non andati molto bene, e che le avevamo lasciato un pò di paura del volo. Poi mi dice che ha un sito dove vende i suoi gioielli. Me lo faccio scrivere sul cellulare, e insieme mi ci scrive nome e cognome. Poi mi chiede il mio. Glielo dico. A questo punto gli dico: "allora, ci aggiungiamo su facebook, no? male che vada, ci risentiamo lì" e lei "certo, sennò non ti chiedevo nome e cognome". Sono tranquillo. Mi sembra di aver trovato una persona rara, di quelle che ti senti combaciare in maniera devastante.

L'aereo attera. La guardo, le sorrido e le dico: "Sei contenta che siamo atterati?" e lei, sempre col sorriso: "Si". Avrei voluto abbracciarla e tenerla stretta per mezz'ora.

Scesi dall'aereo sparisce. La ritrovo al ritiro bagagli. La guardo, le faccio un segno, come per dire: "ci sentiamo più tardi", e lei, che stava per dire la stessa cosa, mi fa un cenno sicuro con la testa e un occhiolino. Il mio amico, che non aveva avuto modo di vederla prima, mi dice: "ma che occhi c'ha questa?"

Torno a casa. Sono stanco. Dormo tutto il giorno. La mattina seguente mi metto al lavoro. Apro facebook e metto il suo nome. Niente. Cambio qualche lettera, magari ha scritto male qualcosa. Niente. Allora vado all'indirizzo del sito dei gioielli. Esiste. Bene, mi tranquillizzo. Guardo il sito, i gioielli sono carini e fatti bene, con gusto. Nell'ultima pagina del sito c'è il suo nome. Allora esiste. Torno su facebook, la ricerco, ma niente. Vado su Google. Cerco il suo nome. Dopo un'oretta di smanettamento trovo il suo profilo facebook. Super bloccato. Non si può chiedere amicizia. Non si può inviare messaggio. Mi prende lo sconforto. Ma come? Mi dai il tuo nome e cognome, mi racconti tutto di te, mi dici dove abiti, con chi abiti (una ragazza delle bahamas) mi racconti tutto così apertamente, e poi hai la super privacy al profilo? Ma dai. E io come faccio a ricontattarti? Cazzo.

Il pomeriggio vedo un mio caro amico. Gli racconto tutto. Decidiamo di andare la sera in quella piazza. Il piano era di fermarsi a bere una birra e vedere un pò la gente che passava. Con un pò di fortuna, forse, l'avrei rivista.

La sera andiamo lì. So che lei abita sopra ad un locale con la musica alta. Nella piazza ci sono pub e ristoranti, ma solo un locale con la musica alta. Sarà questo, pensiamo. Ci sediamo ad una panchina ed iniziamo ad osservare la gente che passa, bevendoci una birra e chiaccherando del viaggio e di altre cose. Passano un paio d'ore e non succede niente. Allora, prima di mollare, decido di fare un tentativo. Propongo di girare la piazza e leggere tutti i campanelli. Magari trovo il suo nome, magari capisco dove abita. Non so a cosa mi potrebbe servire ma non voglio rinunciare tanto facilmente. Giriamo tutta la piazza, e proprio al portone accanto al locale, il mio amico nota un etichetta strana. C.O. & A.E.
Mi dice: è lei, ne sono sicuro...le secondo sono le sue iniziali, e le prime saranno quelle dell'amica. Lo dice con molta sicurezza, io non ero molto convinto.
Ok, ci allontaniamo dal portone e torniamo in mezzo alla piazza. Ci sediamo e pensiamo al prossimo passo.
Mentre guardo verso il locale, la vedo che cammina. E' in ciabatte, un vestitino simile a quello che aveva sul volo.
Mi si ferma il cuore. Non so che fare. Vado da lei? La fermo? E che le dico? Come giustifico la mia presenza qui? E se si spaventa?
Lei intanto continua a camminare e gira l'angolo. Decidiamo all'istante di vedere dove va. Come ci avviciniamo lei torna indietro, percorre la poca strada di prima ed entra nel portone che credevamo essere il suo.
Bene, ora avevo la certezza che lei stava lì, dove mi aveva detto, e sapevo perfino numero civico e campanello. Ma come mi poteva aiutare questo? Come la potevo contattare senza apparire un maniaco o qualcosa di simile?
Torno a casa. Dormo inquieto. Il giorno dopo passa. La sera devo uscire con una mia amica. Decido di fare la mossa finale.
Prima di uscire preparo un pezzo di carta, ci scrivo:

Cara XXXXXX,
sono XXXXXX, il ragazzo dell'aereo.
Sono venuto qui stasera a bere una birra con degli amici e, dato che sono qui, ho deciso di scriverti questo biglietto, e farti sapere che ti ho trovata molto interessante. Mi farebbe piacere rivederti e conoscerti meglio, passare insieme più tempo di quello che abbiamo avuto a disposizione sull'aereo. Ti lascio il mio numero, chiamami, o aggiungimi su FB.

La mia idea era di andare a bere al localino sotto il suo appartamento, aspettare che qualcuno aprisse la porta e lasciare il biglietto nella buca delle lettere...oppure, fosse uscita dal portone anche quella sera, fermarla e dirle che la stavo cercando e che avrei voluto rivederla.
Andiamo al locale, purtroppo nessuno esce dal portone. L'avevo previsto, mi ero portato un rotolino di scotch. Prima di andar via ci avviciniamo al portone, e in mezzo a un sacco di gente, scocciamo il foglio sul portone, scrivendoci: per XXXXXX.

Da quel momento in poi ho lasciato tutto in mano al fato. In fondo era successo tutto per caso o per destino. Tra tutti i voli dalla turchia all'Italia siamo capitati sullo stesso, tra tutti i posti disponibili siamo capitati accanto e tra tutte le ragazze lei è forse quella che mi ha colpito più di tutte. E poi, la sera, aspettando nella piazza, lei è uscita per nemmeno un minuto di tempo, giusto perchè io vedessi dove abitava e avessi questa sicurezza. Così ho lasciato quel biglietto attaccato a quel portone, sperando che il fato facesse la sua ultima mossa. Chi mi conosce sa che non sono un tipo da far cose di questo genere, ma per lei tappezzerei tutta Firenze di biglietti, solo per lei. Ma questa volta uno basta, o almeno, spero.

e6c7d2db-e9fb-4e39-8c53-fa4565a0fb70
Ve la racconto io una bella storiella. Alla faccia di tutte le cazzate che si leggono in giro o che si vedono sugli schermi. Una storia semplice e complicata allo stesso tempo. Siamo ad Agosto, quindi poco tempo fa. Vado ad Istanbul con un amico per una dozzina di giorni. La vacanza più bella...
Post
09/09/2012 00:27:36
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.