Una domanda che gira come un incubo

03 dicembre 2009 ore 13:48 segnala

A che servono queste 500.000 bare?

 A che servono queste 500.000 bare?

 

Mettiamola così: è una cazzata. Ma a leggerla, a guardare il video, a farsi prendere dal tam tam strisciante che rimbalza in queste ore su internet fa il suo bell’effetto. Angoscia. Allo stato puro. E allora, anche se magari uno a queste cose non ci crede ve la raccontiamo, questa storia.
Da qualche parte, nel mondo, forse in una base segreta americana, qualcuno ha stipato cinquecentomila contenitori. Di plastica.
Sono bare. Cinquecentomila bare di plastica. Una sull’altra. Impilate, ordinate, messe in fila su acri e acri di terra brulla.
Tutta qui, la nostra storia. Se non fosse per una domanda. A che cavolo servono cinquecentomila bare di plastica? Partiamo da qui. E magari proviamo a capirci qualcosa.

di CLAUDIO A. POLPO

La notizia è di poche ore fa. Nel senso che è da poche ore che il suono lontano dei tamburi ha cominciato a scuotere il torpore sonnolento di via Internet. Prima è passato un video, sul solito You Tube, ovviamente. Poi qualcuno è riuscito anche a scriverci qualche riga e a infilare le coordinate precise della base segreta, quindi si è alzata una polvere fitta, spessa. Come la paura.

Partiamo dal video. Lo ha realizzato un blogger americano. La zona filmata deve essere in Georgia. Il nostro uomo si muove in auto. Poi scende e si avvicina. A piedi. E non ha nessun problema. Nel senso che non sembra ci siano divieti, o militari pronti a sparargli addosso.

 

Si muove lento, si sposta lungo una recinzione che ricorda quella dei campi di concentramento e filma, zumma, ferma i particolari. Una sequela di contenitori grigi e neri, che a detta degli esperti sono bare non biodegradabili, con delle guarnizioni che le rendono perfettamente ermetiche. Qualcuno le conosce bene. Sono quelle che possono contenere più cadaveri, in caso di malattie contagiose. Sono quelle poco costose, ma tristemente note in caso di epidemie, o attentati batteriologici.

Ok.  Questo è il video. Lo guardi e già stai male. A che servono tutte quelle bare? La domanda ti batte in testa anche se ce la metti tutta a far finta di niente. A questo punto il passo successivo è una santissima ricerca su Google. Ne stanno parlando, la voce gira veloce. E allora ci deve pure essere una spiegazione.

Niente. Almeno mentre sto scrivendo le notizie si riducono a poche parole e ad una sequenza di numeri. Afton, Wyoming – 42.750018, -110.936857 – Madison, Georgia – 33°33′57.36″N 83°29′6.26″W Ennis, Texas – 32.320277, -96.608030.

Sono coordinate per Google Earth. Ma fanno riferimento a più luoghi. Questo significa…

Significa che ci sono più campi dove sono state stivate le bare. E quindi ci sono altre bare. Magari in arrivo. Semplice. Non basta più il video. Bisogna fare una ricerca seria. E qui cominciano le sorprese.

Una commessa del FEMA
Il sito che approfondisce la storia è uno di quelli che girano notizie che raramente trovi da altre parti. “Altra informazione”, si direbbe. Ma vale la pena leggerselo tutto.

Si chiama “scienza marcia”. E’ un blog, e questa storia sembra conoscerla bene.
Si, perché si tratta di una storia che va avanti già da un bel po’. Da quasi due anni. Da quando nel gennaio del 2008 si ebbe la notizia che un’azienda dell’Alabama aveva avuto una commessa per un milione di bare di plastica, capaci di contenere almeno sei corpi ciascuna.

Committente la Federal Emergency Management Agency (FEMA), un’agenzia indipendente del governo federale statunitense, fondata nel 1979, con sede a Washington.
La missione dell’agenzia, a detta del Formez, è quella di gestire le emergenze con l’obiettivo di ridurre le perdite di vite umane e salvaguardare le infrastrutture. Insomma sono quelli che intervengono in caso di disastri.

Ecco. Un’agenzia del genere ordina ad una ditta americana un milione di bare e nell’arco di sei mesi la commessa viene rispettata. Nell’estate del 2008 la metà dell’ordinativo arriva in un campo aperto della Georgia. Quello che abbiamo visto nel video. Ma la domanda rimane. E batte. Batte nel cervello. A che servono quelle bare?
Il sito su questo non ha dubbi. Si stanno preparando a gestire una drammatica emergenza.

Ma per capirci qualche cosa bisogna fare un passo indietro.

Air Force 2025
Il 17 Giugno del 1996, l’aviazione militare degli U.S.A. realizza Air Force 2025, “uno studio che ha lo scopo di conformarsi a direttive del comandante in capo dell’Aviazione Militare per esaminare le idee, la capacità, e le tecnologie che saranno necessarie agli Stati Uniti per rimanere la potenza dominante nel futuro nel campo aero-spaziale.”

Nello studio vengono predisposte diverse “rappresentazioni fittizie di scenari/situazioni” che si sarebbero potute verificare nel futuro più prossimo.
Ebbene, a guardare il documento con attenzione, c’è da saltare dalla sedia. Nel 2009 è prevista un’influenza che ucciderà 30 milioni di persone.

“E’ interessante notare – scrivono nel sito – che questa pandemia viene descritta come sconosciuta e non è chiarito se il virus è originato da una mutazione naturale o artificiale”.

Siamo nel 1996. Da questo momento nel mondo cominciano a morire misteriosamente diversi microbiologi di fama internazionale. Tutta gente che avrebbe potuto gestire un’emergenza batteriologica.

E da questo momento vengono realizzati negli Stati Uniti più di 600 campi di detenzione. Tutti interamente operativi e pronti a ricevere prigionieri.
Circondati da mura e filo spinato, questi campi sarebbero destinati ad essere utilizzati dalla FEMA. Ma per cosa? Per gestire un’emergenza che si chiama guerra batteriologica?
Mettiamola così. E’ una cazzata. Ma a che servono quelle cinquecentomila bare?


 

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A che servono queste 500.000 bare? A che servono queste 500.000 bare?   Mettiamola così: è una cazzata. Ma a leggerla, a guardare il video, a farsi prendere dal tam tam strisciante che rimbalza in queste ore su internet fa il suo bell’effetto. Angoscia. Allo stato puro. E allora, anche...
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03/12/2009 13:48:59
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Commenti

  1. lovemylove 06 dicembre 2009 ore 12:01
    buona  domenica  R :rosa ss

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