The' Africano come si fa?

24 agosto 2009 ore 18:32 segnala
Sono andato a prendere dei dvd 8,5

piu' r 30PEZZI prezzo 15 euro


poi ho preso altre cosine strane ...

un qualcosa chiamato cous cous a palline bianche con formaggio,

una polvere indiana ... il mango

indiano ecc
ma fra questi ho preso delle foglie

abbastanza grandi di the' africano


il tipo mi ha detto del far bollire l'acqua per molto tempo ma mica

 ci devo mettere tutta la busta ...

no no impossibile non ci entra nella pentola


chi sa come si fa ? intanto che aspetto cerco su google


Il tè è un'opera d'arte, e solo la mano di un maestro può renderne manifeste le qualità più nobili. (...) Non esiste ricetta per preparare il tè ideale, così come non ci sono regole per creare un Tiziano o un Sesson. Kakuzo Okakura, The book of tea. La "perfetta" tazza di tè Nel campo del tè, come in tanti altri, la perfezione è un'idea soggettiva. Più autori leggerete al riguardo, più disparità troverete nei consigli. Ecco comunque alcune regole, generalmente condivise, per preparare un buon tè. La teiera La terracotta, l'argento, il peltro e la ghisa sono particolarmente adatti a i tè forti (Ceylon, Assam, tè

africani). la porcellana invece è l'ideale per i tè più leggeri, come quelli verdi e l'Oolong.

In un mondo ideale bisognerebbe avere diverse teiere: una per i tè verdi, una per quelli aromatizzati,

 una per i neri non affumicati e un'altra per gli affumicati:

La teiera va riscaldata prima di versarvi le foglie e l'acqua bollente. E perché le foglie così riscaldate

hanno modo di sprigionare tutta la loro fragranza, e perché la temperatura si tiene più a lungo e l'infusione riesce meglio.

Molti scaldano la teiera con un po' di acqua bollente che poi gettano via, ma autori più ortodossi

assicurano che il tè va versato in una teiera perfettamente asciutta e consigliano di scaldarla

tenendola qualche minuto in un recipiente più grande pieno di acqua bollente.

Le foglie andrebbero poste nella teiera prima di versarvi l'acqua e lasciate libere. Ma se proprio

preferite usare un filtro, badate di lasciare alle foglie spazio sufficiente per espandersi.

Come la caffettiera, la teiera non va mai lavata con detersivi, né asciugata all'interno: solo così potrà

formarsi quella patina bruna che permette la preparazione di una buona tazza di tè.

La tazza

Alcuni scaldano anche la tazza, ma non sembra un comandamento.
Gli Inglesi assicurano che il recipiente migliore per bere il tè è la loro mug perché in essa il tè resta

caldo a lungo. I cinesi preferiscono piccole tazze in porcellana.

Anche sul colore qualcuno ha da ridire e ogni epoca e ogni specifica preparazione aveva il suo

preferito: oggi in Oriente la tazza ideale è in porcellana bianca.

Il tè Ci sono tè da mattina, da pomeriggio, da sera o per tutta la giornata. L'indicazione va verificata per ogni

singolo tè. In linea di massima i tè verdi sono da evitare da sera, ma perfetti dopopranzo e nel

pomeriggio. Gli Oolong non si addicono alla prima colazione.

Calcolate un paio di cucchiaini a persona per i tè verdi e bianchi e due per quelli neri e gli Oolong.

Riguardo al "cucchiaino per la teiera" i pareri sono discordi.

L'acqua Bisogna fare attenzione a che l'acqua dell'infusione non abbia sapori particolari alla partenza. Si

 raccontano leggende a proposito di imperatori che si facevano portare l'acqua da chissà dove per

preparare la perfetta infusione

La temperatura dev'essere intorno ai 90-95 gradi per i tè neri e gli Oolong, varia da 70 a 85 per i tè

verdi. In effetti ogni tè ha la sua temperatura ideale, bisogna informarsene all'acquisto. Soprattutto ai

proposito dei tè verdi giapponesi che passano ai 50-60 gradi per un Gyokuro ai 95-100 per un Bancha.

Il tempo di infusione I tè neri indiani e di Ceylon prevedono 3-4 minuti, salvo per il Darjellin first flush per cui ne bastano 2-3,

 come pure per i tè neri africani. I tè neri cinesi, restano in infusione da 5 a 7 minuti

Riguardo ai tè verdi: i cinesi vanno lasciati nella teiera 3-4 minuti e i giapponese, quelli in polvere,

variano molto a seconda del tipo: ce ne sono da appena 30 secondi e altri da un minuto e mezzo o due.

Per gli Oolong sono previsti 5-7 minuti, mentre i tè bianchi a volte devono restare in infusione fino a 15
minuti.
Zucchero, latte e altre eresie
Assolutamente vietati nel tè verde e nell'Oolong, sono tollerati nel nero. Gli Inglesi si dividono in due

scuole.
Invece tutti sembrano essere d'accordo nell'inorridire di fronte al tè con limone "all'italiana". Salvo che

nel tè freddo.

Per il resto, attraverso la storia e le geografie del tè, nel "liquido di giada" è stato versato di tutto:

"riso, zenzero, sale, scorza d'arancia, spezie, latte e, talvolta, cipolle!" (Kakuzo Okakura, the book of

tea)

Ancora oggi il tè in Tibet viene bevuto con l'aggiunta di sale e burro di yak: la tsampa.
Le diverse varietà di tè Esistono davvero numerose varietà di tè che hanno caratteristiche e proprietà diverse a seconda dei procedimenti usati durante l’essiccazione delle foglie. Tra le tipologie ricordiamo il tè Verde che deriva dalle foglie della Canellia sinensis. Il procedimento a fuoco dolce con cui vengono seccate le foglie consente di distruggere gli enzimi ed evitare la fermentazione. Questo tipo di tè sembra avere molti benefici per la salute del corpo: azione antinvecchiamento, antitumorale, riduce l’insorgere di carie, ripara i danni della pelle... Il tè Bianco è uno dei tè cinesi più preziosi e ricercati. Viene prodotto in quantità minime perché le foglie (Yin Zhen) sono raccolte solo in determinati giorni dell’anno, per questo è molto costoso. Nella categoria Oolong rientrano tipologie di tè che hanno un colore più o meno scuro perché subiscono un parziale processo di ossidazione. Sono prodotti nel Fukien e a Taiwan e ne esistono diverse varietà a seconda di quanto sono fermentati. Il tè Nero viene prodotto in India, nei paesi africani e in Cina. E' spesso utilizzato in occidente perché è considerato un tè forte, ottimo sostituto del caffè. Esiste poi il tè aromatizzato che si realizza usando il tè Verde o il tè nero o l’oolong e aggiungendo, nella tradizione cinese, petali o boccioli di fiore, oppure oli essenziali che creano numerosissimi aromi. Infine un tè molto particolare, a cui i cinesi attribuiscono numerose proprietà curative, è il Puerh o Tuocha, un tè pressato che permette una lunga conservazione e un più facile trasporto. La preparazione del tè
Per riscoprire il rito del tè, è necessario prendersi il giusto tempo per la preparazione.

Indispensabili sono alcuni accessori come una teiera in porcellana,

terracotta o metallo, un filtro e un servizio di tazze di porcellana in cui servire la bevanda.

Gli ingredienti per la buona riuscita sono:
- le foglie di tè: devono essere conservate in un luogo asciutto,

 lontano da odori forti che potrebbero alterarne il sapore;

- l’acqua: ideale sarebbe usare quella pura di montagna, ma in alternativa si può scegliere una minerale naturale non troppo povera di sali. Bisogna scaldare l’acqua fino ad una temperatura di 70° C, 80° C,

oppure lasciarla bollire e poi attendere qualche minuto prima di versarla nella teiera

(che avrete riscaldato anticipatamente con dell’acqua calda).

La dose corretta di foglie di tè è di un cucchiaino per ogni ospite e uno per la teiera.

Per quanto riguarda il tempo di infusione, varia a seconda della tipologia di tè: ad esempio

per un tè verde il tempo corretto è dai 2 ai 4 minuti, per un Oolong dai 5 ai 7 minuti,

mentre per il tè nero è di circa 3 minuti. Dipende comunque dalla grandezza delle foglie,

dalla varietà che abbiamo scelto e anche dal risultato più o meno forte che desideriamo ottenere.


Cosa mettere in tavola
Sulla tavola non dovrebbe mancare tutto ciò che si può aggiungere al tè:

un bricco per il latte, la zuccheriera e un piattino con qualche fettina di limone (lo zucchero

 e il latte andrebbero messi nella tazza prima di versarvi la bevanda).

Per accompagnare sono perfetti i biscotti secchi e le paste al burro.

Per la colazione invece potete aggiungere anche pane tostato, burro, miele e

marmellate di tutti i gusti, per iniziare in allegria la giornata.

Il tè arabo rosso o nero, oppure il tè verde si possono gustare anche a pranzo,

l’importante è non zuccherarli e berli ad una temperatura non troppo calda.

Davvero adatto con le carni rosse o il cuscus, se scegliete di seguire la tradizione dei Tuareg,

è il tè arabo di qualità rossa in cui sono aggiunte foglie di menta fresca.

La storia del tè in Africa La storia del tè in Africa inizia intorno alla metà dell’Ottocento. Nell’orto botanico di Durban, in sud

Africa, furono piantate le prime piantine provenienti dai London Kew Gardens (iscritti dal 2003 nella

lista Unesco dei siti patrimonio mondiale dell’umanità).

Fra il 1884 e il 1914 i tedeschi avviarono diverse coltivazioni in Camerun, includendo caffè, tabacco,
banane e tè.

In Kenya le prime piantagioni risalgono al 1903 e dopo due anni circa i colonizzatori tedeschi portarono

il tè anche in Tanzania.

Nel 1974 fu fondato il The Kenya Tea Development Authority per promuovere lo sviluppo dell’attività

nelle regioni più adatte a questa coltivazione: in questo modo fu riconosciuta al tè una grande

importanza, soprattutto per l’economia del paese.

A differenza di tutti gli altri luoghi dove si coltiva il tè, in Africa i raccoglitori sono quasi esclusivamente uomini piuttosto che giovani donne, sebbene queste ultime prendano parte attiva al duro lavoro nei campi e all’allevamento. Quando si parla di tè africano si parla esclusivamente di tè nero.
Attualmente il Kenya si colloca al quarto posto tra i paesi produttori (dopo India, Cina e Ceylon)

 con una quantità annua di circa 210.000 tonnellate.

Marinyn è il nome del giardino più noto, il quale produce un tè con foglie intere o sminuzzate e con

punte dorate, molto simili all’Assam classico. L’infusione è forte, ricca, corposa, adatta ad accogliere

anche qualche goccia di latte.

Gli intenditori usano storcere il naso davanti ad una tazza di tè africano, ma in realtà la qualità è buona, perché umidità e temperatura non si discostano troppo da quelle ideali per la crescita della pianta. In tutti i paesi arabi dell’Africa nord-orientale il tè si consuma abitualmente; trattandosi di una bevanda

esente da processi di fermentazione alcolica, risulta conforme a quanto prescritto in merito dal Corano.

Nelle città arabe appartenenti all’area mediterranea, il tè non viene preparato solo nelle case ma è

venduto anche nelle piccole botteghe dei suk (i mercati locali). In questi negozi angusti ci sono grandi

bollitori di rame che riscaldano l’acqua per l’infusione e i garzoni consegnano il tè agli artigiani, ai

clienti e ai commercianti del posto. I profumi si mescolano a quelli delle spezie e della terra, i colori

impressionano e il vocio conduce ad una sorta di stato di trance.

In Etiopia bevono solo tè nero e sono soliti prepararlo in diversi modi.
Quando si invitano degli ospiti in casa, questi, prima di ogni altra cosa, visitano le stanze recitando

preghiere. Si accendono incensi, si offre loro del pane e successivamente ci si accomoda per

consumare il tè.

È molto diffusa l’usanza di berlo alla maniera marocchina o seguendo la ricetta chay indiana.

Tuttavia, il metodo che vi racconto rimane il più curioso.

Le fasi della preparazione sono cinque:
- si riempie d’acqua una pentola di terracotta, la si pone sul fuoco, la si porta ad ebollizione e si

aggiunge un cucchiaino di sale;

- si mette un cucchiaino di tè nero per persona in un colino che si tiene sospeso su una teiera;
- servendosi di un mestolo, si versa l’acqua bollente sul tè contenuto nel colino;
- si mette la teiera contenente il tè filtrato sul fuoco, si aggiunge un cucchiaino di cardamomo, uno di

zucchero e tre di latte e si lascia bollire per 3 minuti circa;

- infine si serve l’infuso in bicchieri alti e dal bordo spesso e lo si accompagna a croccanti di sesamo,

ceci tostati dolci, mandorle, uva passa e more di gelso zuccherate.

Il Rooibos, Red Bush, tè rosso africano, tè dei Masai e i suoi mille nomi Vivere non è semplice, non lo è mai stato, ma ora si è aggiunta la fretta di vivere, consumare ogni

minuto, ogni istante… bisogna assolutamente far qualcosa, chi si ferma è perduto…

E’ talmente dentro la nostra cultura che esistono persone che non sanno fermarsi ed invece di

guardare i colori di un tramonto guardano l’orologio o parlano al cellulare… ci sono persone che così

consumano anche i sentimenti… e arriva lo stress, che parola incredibile, nasconde già nel suono

qualcosa di sgradevole… ma è chic ,"di tendenza", soffriamo tutti di stress come fosse una malattia dovuta ad un microbo e non al nostro modo di vivere.
Ovviamente il tè non serve, se non siete capaci di fermarvi probabilmente non avrete alcun interesse a

perdere un po’ di tempo per prepararvi una tazza di tè, a “perdere del tempo” e ..non fare nulla tranne

aspettare. Salvadores nel film Mediterraneo fa dire ad Abatantuono: “la maggior parte del piacere è

nell’attesa” parlando di un caffè greco, quello con i fondi che, se siete troppo veloci, si conficcano in

ogni poro della lingua… il piacere è nell’attesa, sante parole, avere un momento dove non c’è nulla che
ci ostacoli, l’attesa come tempo, come premessa e non come ansia.

Eppure anche l’appassionato teinomane a volte la sera ha problemi se beve tè, anche se spesso sente

il bisogno del piacere di qualcosa di profumato e caldo, certo esistono le tisane ma di solito sanno di

“erboristeria”, faranno anche bene ma non hanno quel qualcosa di… avvolgente…di coccola intima.


Qualche anno fa ho scoperto il rooibos, oddio in realtà già ne avevo bevuto ma sempre puro senza

nemmeno avere molte informazioni e ammetto che non mi faceva impazzire, poi, invece, scopro che i

tedeschi ne consumano quantità sproporzionate e inizio ad assaggiare quelli aromatizzati; risultato?
droga! Nel senso buono, ovviamente.

Bere rooibos la sera dopo cena, magari guardando un film, leggendo un libro, sdraiati sul divano con

una coperta e la musica a scaldare il cuore, bè vi assicuro che è molto piacevole e distensivo… è come

 una morbida spugna che smussa lo stress, lo rende più leggero.


ALLORA VEDIAMO PER BENE CHE COS’È:

viene dall’Africa, diffuso soprattutto intorno a Città del Capo, si tratta delle foglioline e dei ramoscelli di una

leguminosa che si chiama Asphalatus Linearis; è un arbusto che assomiglia molto alla ginestra con fiorellini gialli e

piccole foglie. Il nome Rooibos deriva dalla deformazione afrikaans ( un misto di olandese, francese, tedesco,

inglese con altre lingue malesi) di Red Bush, ossia cespuglio rosso; in realtà il cespuglio è verde ma dopo la

lavorazione le foglioline diventano rosso ruggine e così è il colore della tisana, di qui il nome. Spesso viene

chiamato tè rosso africano (molto impropriamente non derivando dalla Camelia Sinensis), Rooitea oppure tè dei

Masai, e tutti questi nomi, spesso mettono in difficoltà i negozianti;-), a proposito la pronuncia non è alla francese
ma proprio come si scrive.


Come dicevo la pianta è originaria del Cedarberg e viene da sempre utilizzata dalla popolazione locale Khoisan.

Il primo a classificarla fu il botanico Carl Humberg nel 1772.

Bisogna aspettare i primi del novecento però perché si iniziasse a diffondere anche in Europa grazie al

commerciante di origine russa Carl Humberg che ne inizio ad importare delle piccole quantità in Europa e in seguito

fu il primo a sperimentarne le coltivazioni anche per lo sfruttamento industriale bisogna aspettare la fien della

seconda guerra mondiale.

Esiste un piccolo aneddoto proprio sulle difficoltà di far nascere le nuove piantine in quanto il seme dell’ Asphalatus

Linearis è minuscolo: era difficilissimo riuscire a raccoglierne un buon numero ma il tutto si risolse quando una delle

operaie scopri che le formiche ne prendevano grandi quantità che poi portavano al nido dove era facile recuperarli;

 quindi se oggi ci beviamo una bella tazza di rooibos dobbiamo ringraziare proprio le formiche.

Al giorno d’oggi il rooibos oltre che in Sudafrica è molto utilizzato in Giappone, Germania e i paesi del nord Europa ma si sta affermando anche negli Stati Uniti ,in Oriente e addirittura in Cina.

COLTIVAZIONE E LAVORAZIONE

Delle tre varietà di Aspalathus Linearis ne viene coltivato per l’utilizzo come tisana uno solo, il rosso detto anche

delle zone rocciose, originario della zona del passo Pakhuis, è un arbusto che arriva a 2 metri di altezza dal

portamento eretto formato da un unico fusto dal quale, poco sopra il terreno, si aprono i rami sottili; le foglie sono aghiformi, di un verde brillante e lunghe da 1 a 4 centimetri. E’ una pianta che ha un bassissimo bisogno di fertilizzanti essendo azoto-fissatrice (proprio per questo migliora il terreno dove cresce) ed in più tollera anche condizioni di terreno molto acido.
A primavera inizia a produrre dei fiorellini gialli dai quali si sviluppa un baccello con un solo seme.

La raccolta avviene durante il nostro inverno, ossia fra dicembre e aprile, le piante vengono tagliate a circa 30cm

da terra, poi rametti e foglie vengono triturati e nella variante rooibos verde (non fermentata) fatti essiccare in una

stufa, mentre nel più classico rooibos rosso (fermentato) bagnate e lasciate fermentare completamente fino ad

assumere il tipico color rosso ruggine, dopodichè viene essiccato.

PROPRIETA’

Viene apprezzato fondamentalmente per due motivi: il primo è che è totalmente privo di caffeina, il secondo è la

sua ridotta quantità in tannini ( il 4,4%) il che lo rende quasi dolce e, anche se siete distratti e lo dimenticate in

infusione, mai amaro.

Le cose si bevono per il piacere che danno ma se possiedono anche dei buoni effetti sulla salute è un valore

aggiunto e il rooibos è ricco in antiossidanti e in vitamina C diventando un decente sostituto del tè per chi ha

problemi con la caffeina oppure per far fare colazione ai bimbi magari macchiato con un po’ di latte.

Tradizionalmente gli indigeni lo usavano per curare l’insonnia, le coliti ed i problemi di digestione, inoltre come

ingrediente per bagni contro gli eczemi..

Secondo le ultime ricerche l’infuso di rooibos è molto ricco in flavonoidi e acidi fenolici, in particolare acido caffeico,

i quali sono riconosciuti come potenti antiossidanti; in tutto sono una decina i flavonoidi fra cui l’aspalatina, la rutina

 (importante nella sua azione di protezione sulle vene) e l’orientina. Altro grande merito del Rooibos è quello di

essere ricco in minerali che lo rendono un buon dissetante grazie all’alto contenuto in minerali.

COME SI BEVE

Il rooibos è veramente facile da fare, non servono particolari accorgimenti e rende bene anche con quasi tutti i tipi

di acqua, io personalmente non amo farlo con acqua troppo acida e mi mantengo su un PH neutro. Si usa una

decina di grammi per litro con infusione a 100°C di circa 4 o 5 minuti; vista la finezza del triturato di foglie consiglio

l’uso di un filtro a maglie troppo fini perché altrimenti si rischia di passare molto tempo a togliere le foglioline

incastrate fra le maglie del fitro.

AL gusto è tendente al dolce con dei ricordi di nocciola, non molto ampio, di norma sono più apprezzate le varianti

aromatizzate proprio perché “la base” non è molto caratterizzata. Se ne trovano di tutti i tipi, da quelli semplici tipo

caramello e vaniglia a quelli più elaborati.

Essendo piuttosto dolce non lega molto bene con i cibi salati ( tranne che non varianti molto speziate) ma invece si

abbina perfettamente con torte e dolci soprattutto con cioccolato.

Freddo in estate mantiene a lungo il colore senza diventare scuro e, come ho già detto, un buon riminalizzante e

dissetante da portarsi anche in spiaggia non temendo che, una volta diventato caldo, sia sgradevole.

Consigli di preparazione

Non si può dire che esista, in termini assoluti, il metodo perfetto per preparare il tè. Tralasciando gesti e ritualità

della preparazione, che derivano da usi e costumi locali e sono per forza di cose differenti tra loro, esistono enormi

differenze tra paese e paese a riguardo delle modalità utilizzate per la preparazione del tè.

Per fare un esempio, in Giappone l'acqua utilizzata per l'infusione del tè verde (che è anche l'unico ad essere

bevuto nella terra del Sol Levante) è poco più che tiepida; basta attraversare il braccio di oceano che divide

Kyushu dalla costa cinese per verificare come il tè verde sia messo in infusione in acqua bollente. La differenza è

grande e si sente: difatti, l'eccessivo calore (e un eccessiva durata dell'infusione) rendono il tè verde molto amaro,

e così piace da quelle parti.

Passando al tè nero, chiunque sia stato nel Nord dell'Africa avrà avuto modo di verificare che il famoso tè alla

menta che viene offerto agli ospiti consiste in un tè nero che viene messo a bollire per tempi infiniti insieme a foglie

fresche di menta ed infine abbondantemente zuccherato per mitigare l'eccessiva amarezza dell'infusione. In

Europa, invece, siamo soliti lasciare le foglie in infusione per pochi minuti e zuccherare in quantità modiche.

Alcuni scaldano la teiera prima dell'infusione (noi di The Tea compresi), altri no. In Cina le foglie prima di essere

utilizzate vengono "lavate" in acqua calda, molti altri preferiscono farlo con acqua fredda. Nel versare l'infusione,

nell'Africa del Nord (ma anche in Cina e non solo) si è soliti distanziare la teiera dalla tazza o dal bicchiere per far

compiere al tè un percorso di caduta maggiore e consentire in questo modo una sua maggiore ossigenazione che,

sembrerà strano ma è vero, ne modifica ed arricchisce il sapore.

Per quanto riguarda le dosi il discorso è identico a quanto detto sopra: alcuni consigliano di utilizzare un cucchiaino

di tè a testa più uno per la teiera, altri di diminuire la dose pro capite all'aumentare del volume di acqua utilizzato.

La tabella che segue nasce dalle esperienze che abbiamo maturato preparando tè, rooibos ed infusi, e crediamo

che temperature, dosi e tempi indicati siano quelli che meglio si adattano al gusto comune degli europei. Sono,

appunto, consigli di preparazione e come tali vanno presi. In generale, consigliamo di sciacquare sempre la teiera

con acqua calda prima di utilizzarla per portarla in temperatura, e se possibile di utilizzare sempre acqua

oligominerale. I 200 cc di acqua indicati equivalgono a quanto può contenere una comune tazza o mug. Infine,

occorre tenere presente che per quanto riguarda il tè d'ombra possono essere fatte fino a quattro infusioni: quelle

che seguono la prima (durata 1 minuto) hanno un tempo ancora inferiore, all'incirca trenta secondi. Provate e

fateci sapere.

Se qualcuno in vena di esperimenti scoprisse nuove strade per valorizzare il sapore delle foglioline, ce lo dica:

saremo felici di ascoltare i suoi consigli.

Consigli di preparazione: la tabella del tè

Tipo di tè

Temperatura dell'acqua

Tempo di infusione

1 Cucchiano da tè = 4 gr.

Tè Bianco

4 gr/200 cc

75° - 80°

10 - 12 min

Tè bianco germoglio e foglia aperta

4 gr/200 cc

80° - 85°

2 - 3 min

Tè verde Cinese

3 gr/200 cc

80° - 85°

2 - 3 min

Tè verde Giapponese

3 gr/200 cc

80° - 85°

1 - 2 min


Tè verde d'ombra

2 gr/200 cc

75° - 80°

1 min


Tè Oolong

4 gr/200 cc

80° - 85°

5 - 7 min


Tè Giallo

4 gr/200 cc

80° - 85°

5 - 7 min


Tè Nero Broken - CTC

2 gr/200 cc

90° - 95°

1 min


Tè nero foglia intera

4 gr/200 cc

90° - 95°

3 - 4 min

Tè Pu Erh

3 gr/200 cc

95° - 100°

3 - 4 min


Art Tea

1 fiore/800 cc

80° - 85°

10 - 12 min


Infusi di frutta

6 gr/200 cc

95° - 100°

6 - 8 min

Infuso di Rooibos

3 gr/200 cc

90° - 95°

2 - 3 min


FARFALLE AL SUGO

21 agosto 2009 ore 11:32 segnala

Voce narrante: MinaAgenzia: Y&R ItaliaVice Direzione Creativa: Mary Apone - Marco PanareoDirettore artistico: Marco PanareoCopywriter: Mary AponeCasa Di Produzione: Brw & PartnersRegia: Nicolas CaicoyaDirettore Fotografia: Paco FemeniaLocation: BarcellonaScenografia: Luisa FerrèMontaggio: Fabrizio Rossetti - Postoffice Reloaded Lo spot narrato da Mina descrive i diversi rapporti tra genitori e figli e come questi crescono, insieme ai genitori.I figli sono il modo migliore per vedersi vivere

A volte ne vorresti tanti

Altre ne basta uno

C'è chi sogna che seguano le nostre ombre

E chi sa che ognuno è la propria strada

Con loro ci vuole fantasia e dolcezza

E il modo migliore per farli diventare grandi

E' crescere con loro

Farfalle al sugo pomodori datterini Barilla

La gioia di stare insieme


SPOT PARMIGIANO REGGIANO

21 agosto 2009 ore 11:28 segnala

spot pubblicitario sul parmigiano-REGGIANO.. l'unico formaggio copiato in tutto il mondo..

Le note, come molti avranno notato, sono quelle di "Mamma Maria", popolarissimo brano dei Ricchi e Poveri. Le parole sono state adattate e re-inventate giocando con il nome di Parmigiano Reggiano, il tutto arricchito da un balletto di funghetti e pomodorini, peperoni e verdurine varie. Nonostante questo spot non sia proprio il massimo dell'eleganza e dell'originalità, sta ottenendo un buon successo anche in Rete.