Lamenti d'alta quota 4 - Dangerous Trekking Poles

27 aprile 2024 ore 01:08 segnala
Post nel quale ad uno smemorato Mid torna alla mente un ulteriore motivo di lamento alpino. Allora, che la montagna vada affrontata con rispetto e prudenza non devo essere io a dirvelo, purtroppo le cronache sono piene di incidenti. Vado di seguito a elencare una serie di rischi che si corrono in montagna. Ok, Wikipedia non è aggiornata e non aveva ancora aggiunto le mountain bike ma su quelle ci ho già pensato io a mettervi in guardia qualche post fa. Comunque, in montagna potrebbero accadervi le seguenti disavventure, cito per l'appunto Wiki alla voce "Trekking".

Smarrimento, insolazione, disidratazione, mal di montagna, ipotermia, congelamento, valanghe, caduta massi, fulmini, inondazioni, animali. Io avrei aggiunto indigestione, ma non voglio fare una cosa troppo personalizzata.

In diversi anni di frequentazione alpina, fortunatamente non mi è mai capitato nulla di simile. Qualche temporale, qualche scottatura, trovarmi in mezzo a una mandria di mucche che scendeva a tutta velocità (la peggiore, devo dire), litigare con un tedesco per l'ultimo posto libero nel parcheggio (la più divertente, se parli male il tedesco), ma niente che non si potesse curare con birra e strudel. Però posso dirvi di avere sperimentato un ulteriore rischio del tutto personale. Avrete sicuramente visto gente che utilizza bastoni o racchette da escursionismo, che utilizzando la forza propulsiva degli arti superiori facilitano l'avanzamento sul percorso abbassando il senso di fatica e anche il rischio di scivolamento o caduta. So che la precisazione è assolutamente non necessaria, ma mi piaceva metterla per darmi un tono. Soprattutto perché io non uso i suddetti bastoni, confermando una volta di più che parlo di cose di cui non so la consueta mazza. Non li uso un po' per crogiolarmi nella (discutibile) convinzione di non averne bisogno e un po' perché già ho problemi a coordinare tra loro il movimento di due gambe, figuriamoci aggiungere anche il movimento delle braccia. Vi starete chiedendo come un oggetto che ha il preciso scopo di aiutarvi e migliorare la vostra sicurezza possa costituire un pericolo. Allora, ci sono dei cordini che vi assicurano le suddette racchette al polso in modo da non perderli se vi cadono di mano. In linea di massima la gente li tiene assicurati senza toglierli e metterli continuamente. Quale è il problema, allora? Il problema si pone se siete in compagnia di gente che gesticola mentre parla. E LSD, che usa le racchette, appartiene a questa categoria. Quindi, nel corso di una breve sosta per doverosa reidratazione, nel giro di cinque minuti di conversazione mi sono arrivate una racchettata su una coscia e una su una spalla e ne ho evitata per un millimetro una in un occhio. Quindi posso concludere fiero del fatto che ancora una volta questo blog abbia avuto una funzione didattica e vi abbia insegnato che se fate trekking con persone gesticolanti durante le soste è meglio stare a una distanza n = (x+y+z). Dove x è la lunghezza del bastone, y è la lunghezza del vostro naso e z sono almeno 30 cm di margine perché non si sa mai. Per darmi un tono di serietà aggiungo anche video didattico sull'uso dei suddetti strumenti, stuzzicato dal titolo "How to use trekking poles (like a boss)".



E per ultima, ultimissima cosa, una confessione. A quell'ignoto conduttore di mountain bike che ci è passato in mezzo arrivandoci alle spalle a velocità folle, voglio dire una cosa. Spero col cuore che tu non abbia a incrociare nuovamente il nostro cammino. Perché se mi accorgo del tuo arrivo e ti riconosco, calcolerò con cura i tempi e le distanze. E esattamente 10 metri prima che tu ci passi accanto, dirò distrattamente a LSD (1) con le sue belle racchette blu in mano "Sai che secondo me questi giorni di vacanza ti hanno un tantino arrotondata?". E io lo so che gesticolerà. Oh, caspita se gesticolerà. E la racchettata in fronte che ti arriverà mentre scendi a 70 all'ora farà sembrare un calcio rotante di Chuck Norris un amichevole buffetto.


(1) LSD, per chi non lo sapesse, è La Santa Donna, ovvero la martire che da 30 e passa anni ha la sventura di condividere la vita matrimoniale col sottoscritto.
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Post nel quale ad uno smemorato Mid torna alla mente un ulteriore motivo di lamento alpino. Allora, che la montagna vada affrontata con rispetto e prudenza non devo essere io a dirvelo, purtroppo le cronache sono piene di incidenti. Vado di seguito a elencare una serie di rischi che si corrono in...
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27/04/2024 01:08:52
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Lamenti d'alta quota 3 - Bicycles

20 gennaio 2024 ore 11:46 segnala
Terza puntata dei lamenti alpini, nella quale un insofferente Mid fustiga con sdegno e vis polemica innocui mezzi di locomozione ma soprattutto i loro conducenti e i loro deplorevoli comportamenti.

Per simmetria coi precedenti lamenti, mettiamo subito in chiaro che una volta di più parlo di cose di cui non so un cazzo. Mi sto lentamente rendendo conto di non sapere un sacco di cose, ditemi voi se alla mia veneranda età è il momento di diventare socratico. Ma proseguiamo. Non salgo su una bicicletta dal 1994, non ho nessun bisogno e meno ancora voglia di farlo, non so nemmeno se sono ancora capace di andarci e sento già i muscoli delle gambe confabulare tra loro con robe tipo "eh no per la miseria io mi stanco solo a schiacciare la frizione", "cioè, questo ha i crampi di notte dormendo e pretende di andare in bicicletta?" "se solo ci prova ci strappiamo tutti insieme e vediamo come se la cava questo coglione".

Detto questo, con la consueta incoscienza vado a parlare di biciclette. In particolare, dato che siamo in argomento alpino, di mountain bike da qui in poi denominate MTB. Come ho già detto, la mia frequentazione della montagna prevede il camminare su sentieri di montagna con meta vette (improbabili), punti panoramici (qualche volta), rifugi con cibi e bevande (sempre). Sottolineo il verbo camminare, perché è qui che si apre lo scontro. Sto beatamente camminando guardando fiorellini, l'azzurro del cielo o, se si tratta del ritorno, cercando di individuare un posto adatto per eliminare lo scatolone di birra che ho appena bevuto al rifugio (sappiate che un giorno dedicherò un post anche alle problematiche della minzione alpina, e non è escluso che lo illustri con immagini). Non sono concentrato sul traffico come quando devo attraversare una strada a quattro corsie sulle strisce, sono in ferie e rilassato. E se tu, ignoto conducente di MTB, mi piombi alle spalle a tutta velocità senza dare segni del tuo arrivo e dato che i sentieri alpini non sono autostrade mi passi a venti centimetri, io ho cattivi pensieri nei tuoi confronti. Non sono così cattivo al punto di vederti in fondo a uno strapiombo con avvoltoi che girano in circolo, ma avvoltolato in pantaloncini e maglietta in un cespuglio di ortiche sì, con tutto il cuore. Perché mi costringi a fare i turni con LSD per guardarci indietro ogni tanto a vedere se arriva qualche missile a due ruote, e non sono venuto in ferie per tornare a casa col torcicollo.

E già così il quadro è spiacevole, ma il peggio deve ancora venire. Cercherò di essere intellettualmente onesto, cosa che faccio di rado, e riconoscere i meriti a chi li ha. In media, chi va in MTB ci sa andare, ha il controllo del mezzo, quelli spericolati al limite dell'incoscienza per fortuna sono pochi. Ma ho visto ultimamente, e ne vedo sempre di più, qualcosa di drammatico. Le MTB a pedalata assistita. E queste purtroppo non sono in mano a giovani aitanti nel fiore degli anni e nel pieno delle loro capacità psicofisiche. In genere sono condotte o da ragazzini o da nonnetti. E la pedalata assistita li porta là dove osano le aquile, senza nulla avere delle aquile. Purtroppo il più delle volte il cervello, se vogliamo restare in tema di pennuti, è da galline. In genere si spostano in branchi, con una sola differenza. Il branco di ragazzini proprio non ti considera, passa vociando e ridendo se e ti sposti bene se no peggio per te. Il branco di nonnetti invece è anche petulante e superandoti ti guarda male come se gli fossi passato davanti alla fila in posta. Per entrambi, vale comunque l'ipotesi del succitato cespuglio di ortiche.

Per concludere, conducente di MTB di qualunque specie, sesso, razza ed età, prendi nota di questo. Dota il tuo mezzo di un segnalatore acustico, il campanello lo aveva mia nonna sulla bici nello scorso millennio, sono pochi grammi, non credo ti appesantisca il mezzo a tal punto. Se proprio sei un convinto negazionista del campanello allora grida, fischia, fatti sentire in qualche modo. Perché se mi arrivi dietro veloce, inatteso, silenzioso nel momento esatto in cui ho finalmente trovato il posto per evitare di farmi esplodere la vescica e scarto di lato per raggiungerlo niente potrà impedirmi di pensare, e chiudo col solito mantra di questi post, che tu sia una inenarrabile, indescrivibile, imparagonabile testa di cazzo.
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Terza puntata dei lamenti alpini, nella quale un insofferente Mid fustiga con sdegno e vis polemica innocui mezzi di locomozione ma soprattutto i loro conducenti e i loro deplorevoli comportamenti. Per simmetria coi precedenti lamenti, mettiamo subito in chiaro che una volta di più parlo di cose...
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20/01/2024 11:46:05
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Lamenti d'alta quota 2 - Dogs

03 ottobre 2023 ore 20:58 segnala
Seconda puntata dei lamenti alpini, in cui un insopportabile Mid alza l'asticella della difficoltà affrontando in questo post argomenti che lo renderanno molto impopolare, cosa che d'altra parte non è una novità.
Oggi con la beata incoscienza che mi caratterizza vado ad affrontare l'argomento cani, argomento scottante dato che è statisticamente probabile che qualche proprietario di cani mi legga e possa inalberarsi. Allora, partiamo dal solito assunto di base, ovvero che il più delle volte parlo di cose di cui non so assolutamente un cazzo. I cani sono una di queste cose. Non ho mai avuto cani e credo che non ne avrò mai, tendenzialmente credo di essere un gattaro. Se vedo un cane può capitare che mi fermi a fargli due coccole, ammesso che non sia una belva ringhiante con la bava alla bocca che pesa come me (ipotesi decisamente improbabile, NdA), ma la cosa dura cinque minuti e la mia interazione col quadrupede canino finisce lì. Allora, veniamo ai fatti. Lo scenario è lo stesso del lamento precedente, camminata su sentiero alpino nelle stesse precarie condizioni del post precedente. Di nuovo c'è che a un certo punto un cartello avvisa che da lì in poi non si tratta più di un sentiero per semplici escursionisti ma ha un livello di difficoltà maggiore, riassunto in un garbato "proseguite a vostro rischio e pericolo". Ora, il fatto che lo abbia percorso io e che sia qui a scriverne dovrebbe rassicurare tutti sulla reale difficoltà del percorso, ma non stiamo parlando delle mie capacità di escursionista. Venendo al tema del post, nel corso della camminata abbiamo incontrato tre cani, due al guinzaglio e uno senza. In questo non ci sarebbe nulla di strano, nel senso che un quadrupede ha probabilmente molto più equilibrio di me e può tranquillamente percorrere il suddetto sentiero. Ma c'è un ma. Prima, ma molto prima di arrivare all'avviso di pericolo c'era un altro cartello.




E qui si svela l'arcano. Nel senso che destinatari di questo post non sono i quadrupedi canini, ma i loro padroni. A meno che non si abbia una esagerata fiducia nella capacità del proprio cane, dubito che ci si possa aspettare che lui legga e capisca il cartello in questione. Questo, incredibile a dirsi, è competenza del proprietario. Ora, proprietario di cani, esaminiamo il cartello in questione. Già il generico "Animali selvatici: lasciali in pace" dovrebbe dire qualcosa, perché nella remota ipotesi che io avvisti uno stambecco e il tuo cane decida di festeggiare l'evento abbaiando fino a metterlo in fuga, entriamo nel territorio della doppia rottura di coglioni. A me, che quantomeno sono in dignitoso silenzio e osservo cercando di non disturbare, ma soprattutto allo stambecco che è a casa sua e vorrebbe essere lasciato in pace. Per chiarire meglio il concetto, il cartello prosegue individuando con precisione a chi è vietato l'accesso e specificando "niente cani". Qui si potrebbe aprire un dibattito su quali altri animali si possano eventualmente introdurre, nel senso che in effetti il cartello non specifica di non entrare con un coccodrillo, un facocero o un ornitorinco. Ma visto che statisticamente gli animali domestici che la gente porta con sé sono nella stragrande maggioranza dei casi cani, restiamo in tema. Per maggiore cautela, si specifica "nemmeno al guinzaglio". Ora, proprietario di cani, cosa non capisci del cartello? Come dici? Non parli italiano? Ma almeno due parole di francese, inglese o tedesco le masticherai spero. Cosa stai dicendo ora? Sei analfabeta? Oh cazzo, la cosa si complica. E allora sopra il cartello sbuca una sagoma. Sagoma che anche a me che non ne ho mai avuti ricorda inequivocabilmente un cane. Barrato con la striscia rossa del divieto d'accesso. Quindi, ricapitolando, potresti non aver capito nulla se sei analfabeta, non parli nessuna lingua e non hai la patente. O, ipotesi che mi sentirei di prendere in considerazione, sei il tipico Marchese del Grillo "io so' io e voi nun sete un cazzo" e i divieti sono fatti per gli altri. Naturalmente, spero che a nessuno venga in mente di tirare in ballo negazioni della libertà e altre amenità del genere. Dopo aver visto sfilare gente che manifestava contro il Green Pass paragonandosi ai prigionieri dei lager, non lo sopporterei. E poi, non posso continuare a terminare post dando alla gente della stratosferica, gigantesca, indescrivibile testa di cazzo.
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Seconda puntata dei lamenti alpini, in cui un insopportabile Mid alza l'asticella della difficoltà affrontando in questo post argomenti che lo renderanno molto impopolare, cosa che d'altra parte non è una novità. Oggi con la beata incoscienza che mi caratterizza vado ad affrontare l'argomento cani,...
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03/10/2023 20:58:59
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Lamenti d'alta quota 1 - Cigarettes

20 agosto 2023 ore 14:56 segnala
Prima puntata dei lamenti alpini, nella quale un polemico Mid si scaglia con veemenza contro cattive abitudini antiecologiche e antisalutiste.

Alle numerose cose che si trovano in terra sui sentieri alpini e che non dovrebbero esserci, negli ultimi anni si erano aggiunte le mascherine. Ma non è di questo che voglio parlare ora, poi ci torniamo alla fine del post. E' una giornata splendida, sole a martello e nonostante l'altitudine il caldo si fa sentire. Sto percorrendo un tratto in salita, cosa che in montagna non si può definire insolita come del resto la presenza di discese. Il confine del bosco è già stato superato, quindi di ombra non se ne parla. Lo strappo è davvero ripido e potrei definirmi affaticato, se non fosse un moderato eufemismo. La cruda realtà è che un polmone esausto è in trattativa col fegato e gli sta chiedendo di respirare per un po' al posto suo, cosa che il fegato provato da una vita di alcolici, fritti e stress si guarda bene dal fare. L'altro polmone sta scrivendo al sindacato alveoli lamentando l'intollerabile sfruttamento a cui si trovano sottoposti e minacciando uno sciopero a tempo indeterminato. Sono piegato in avanti per controbilanciare la pendenza e evitare di farmi ribaltare all'indietro dallo zaino. Guardo attentamente dove metto i piedi tra i sassi cercando di evitare di inciampare e finire steso a pelle di leone. E mi trascino sempre più lentamente, boccheggiando, finché non decido di fermarmi a riprendere fiato e bere un po' d'acqua. Abbasso lo sguardo e nel mio campo visivo entra un mozzicone di sigaretta.

Ora, io non sono un fumatore e posso dire di non avere mai fumato, se escludiamo aver espletato la pratica sigarette a tredici anni con un amico fumandocene un pacchetto in due. Non mi era piaciuto e non ci ho mai più riprovato, nella triade Bacco Tabacco Venere avete già capito chi ha avuto la peggio. Sugli altri due, meglio che continuiamo a parlare di sigarette. Ora, come dicevo, non conosco e non apprezzo i piaceri del fumo e quindi, come già ho avuto occasione di dire più volte parlo di cose che ignoro con gusto e incompetenza. E proprio per questo, ignoto fumatore, devo farmi una domanda. Suppongo che tu ti sia fermato come me in questo punto perché eri stanco, sudato, col fiatone, pulsazioni a mille, ronzio alle orecchie e inizi di capogiri, bocca asciutta e lingua felpata. In queste precarie condizioni, anonimo fumatore, devi davvero dirmelo. Ma come cazzo ti viene in mente di tirare fuori un pacchetto di sigarette dallo zaino e accendertene una? Siamo a duemiladuecento metri sul livello del mare, l'aria è pura e tu senti il bisogno di spararti un po' di nicotina nell'apparato respiratorio?

Ma so che non avrò risposta in questo dialogo immaginario, quindi lo proseguo con una mia affermazione che non ammette repliche. Come ho detto all'inizio, tra le cose che si trovano in terra ultimamente c'erano anche le mascherine. Non è bello vederle in terra e mi fa incazzare ogni volta. Ma con uno sforzo di volontà e buon cuore lascio il beneficio del dubbio. Avevi la mascherina, o il fazzoletto di carta, o il biglietto del bus in tasca e tirando fuori qualcosa ti è caduto e non te ne sei accorto. Sarebbe meglio che non succedesse, ma succede. Ci sta, può capitare. Una volta è successo anche a me, mi era caduto un foglietto e LSD se ne è accorta, me lo ha detto e l'ho raccolto. Ma la sigaretta, ignoto fumatore, è altra cosa. Non avevi un mozzicone in tasca che è caduto per caso. Quando hai acceso la sigaretta l'avevi tra le dita. L'hai portata alla bocca un numero imprecisato di volte, sempre tenendola in mano. L'hai aspirata boccata dopo boccata fino alla fine. E quando l'hai finita era ancora nella tua mano, ed eri conscio di averla finita. E hai deciso tu cosa farne. E se non ti sei portato un contenitore, o non l'hai appallottolata in un pezzo di carta ficcandola in una tasca dello zaino, hai deciso consapevolmente di lasciarla cadere sul sentiero. Non è stata una distrazione, non è stato un errore. E' stata una scelta consapevole. E con la stessa consapevolezza, senza margine di errore, io scelgo di dire una cosa, sconosciuto fumatore abbandonatore di mozziconi. Dico che sei una enorme, stratosferica, indescrivibile testa di cazzo.
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Prima puntata dei lamenti alpini, nella quale un polemico Mid si scaglia con veemenza contro cattive abitudini antiecologiche e antisalutiste. Alle numerose cose che si trovano in terra sui sentieri alpini e che non dovrebbero esserci, negli ultimi anni si erano aggiunte le mascherine. Ma non è...
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20/08/2023 14:56:07
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Emilia hot

13 luglio 2023 ore 16:41 segnala
So che il titolo fa pensare a un film porno di serie B girato in una location imprecisata tra Calerno e Sant'Ilario d'Enza, ma nonostante l'argomento mi stuzzichi parecchio devo deludervi, non è così.
Si parla invece di cose strane che possono accadere sotto il grande fiume nella verde, afosa e inquinata landa tra la via Emilia e il West (cit. Guccini, sempre sia lodato). Come chi mi legge dovrebbe sapere, passo molto tempo in auto. Per risparmiare tempo e chilometri, ho preso l'abitudine di percorrere strade secondarie per schivare il traffico. Sui chilometri siamo lì, sul tempo il vantaggio è innegabile a meno che non si abbia la malasorte di imbattersi in trebbiatrice, megatrattore o altro mezzo agricolo che rendono un sorpasso una specie di roulette russa dove al posto della pallottola nel tamburo c'è il placido canale che costeggia la strada. Ma stavolta sono stato fortunato, solo un paio di auto e poi il deserto. Sono le 13.48 e quando sono salito in auto il termometro segnava 41°, scendendo poi bontà sua a 36° dopo quindici minuti di viaggio. Non che ci sia da gioire particolarmente, ma come diceva mio nonno piuttosto che niente è meglio piuttosto. Non c'è un'anima in giro, cielo grigio d'afa, anche gli uccelli non hanno voglia di volare, asfalto tremolante in distanza, mancano solo carovane di tuareg e dune. Invece, inizio ad intravedere più avanti qualcosa che sembra una bicicletta.
Naturalmente, il primo pensiero è la consueta meraviglia esistenziale su cosa spinga un essere umano a mettersi a pedalare in un torrido pomeriggio padano. Ma la meraviglia di cui sopra viene immediatamente rimpiazzata da una meraviglia ben maggiore quando affianco il soggetto per sorpassarlo. Rallento, un po' per prudenza e un po' per essere certo di non perdermi niente dello spettacolo raccapricciante, e lo supero praticamente a passo d'uomo in una situazione di consapevole strabismo per controllare con un occhio il canale alla mia sinistra e con l'altro occhio il conducente della due ruote. Allora, io ammetto di non essere per nulla bravo nel disegno. Sono proprio negato, faccio ancora un omino con cerchietti e lineette. E di questo non mi è mai importato granché, me ne sono fatto una ragione e ho accettato questo mio limite. Sì, d'accordo, ne ho accettati anche tanti altri, ora non stiamo a fare i pignoli. Ma oggi mi spiace non potervi disegnare quello che ho visto, e scendere per fotografarlo mi è parso indelicato.
Cercherò di descrivere a parole quello in cui mi sono imbattuto in un rovente pomeriggio d'estate. Una bicicletta grigia da donna, e fin qui niente di strano. Ma sopra c'era Lui. Lui era un tizio sulla settantina con occhiali e anche questo ci sta. Ci sta meno che il tizio settantenne con occhiali sulla bici da donna indossi su una pubblica strada il seguente elegante coordinato. Sulla testa, fazzoletto bianco tenuto fermo con quattro nodi. Ai piedi, mocassino marrone senza calze. Ora, so che dilaniati dall'incertezza vi state illudendo con idee plausibili tipo la maglietta del carrozziere, una divisa del Giro d'Italia del 1969, una canottiera bianca cannettata con chiazze di Lambrusco. E invece no. L'unico altro indumento tra fazzoletto in testa e mocassino ai piedi è una mutanda bianca. Giuro, ho rischiato davvero di finire nel canale guardando nel retrovisore per capire se fosse un paio di pantaloncini, ma devo purtroppo confermare, e la accendiamo, che in una rovente estate ho superato un uomo in fazzoletto, mutande e mocassini. E dentro di me ho gongolato felice. Perché ora ho la confortante certezza che nonostante LSD (1) mi rimbrotti bonariamente per come sono solito vestire, ammesso che "sai che oggi sembri un clochard daltonico" sia da ritenersi bonario, ho ancora cospicui margini di peggioramento e intendo sfruttarli.

(1) LSD, alias La Santa Donna, è la sventurata che una trentina d'anni fa ha avuto la pessima idea di convolare a nozze col sottoscritto, e ancora resiste.
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So che il titolo fa pensare a un film porno di serie B girato in una location imprecisata tra Calerno e Sant'Ilario d'Enza, ma nonostante l'argomento mi stuzzichi parecchio devo deludervi, non è così. Si parla invece di cose strane che possono accadere sotto il grande fiume nella verde, afosa e...
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13/07/2023 16:41:13
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27 giugno 2023 ore 11:21 segnala
Tanto per cercare di dare un tono, titolo rubato a una canzone di Tom Waits che metterò come soundtrack al post per deliziarvi le orecchie mentre leggete, consapevoli che proseguendo nella lettura mi scagionate da ogni responsabilità.




Tarda sera in un ristorante. Cena tra amici per celebrare una ricorrenza pesante. Pesante numericamente e esistenzialmente ancora di più. Si conoscono dai tempi della scuola, amicizie forti, vere. Il tavolo è una distesa di bicchieri e bottiglie che coprono tutto l'arco del tracannabile dall'aperitivo all'amaro. Qualcuno ha già salutato e se ne è andato. Chi lavora il giorno dopo e deve alzarsi presto, chi ha lavorato tutto il giorno e non ce la fa più. Intorno al tavolo sono rimasti cinque personaggi. Se fossi Pirandello direi in cerca d'autore, ma non lo sono. E non so nemmeno di cosa sono in cerca, se non di un altro bicchiere. E il cameriere, che ha già visto tante cene di quel gruppetto, non ha bisogno di parole. Arriva sul tavolo un'altra bottiglia di amaro. Qualcuno fa il giro e versa, bicchieri abbondanti. I cinque personaggi tracannano ancora una volta e si guardano. E non sanno che sta per nascere una tragicommedia alfieriana in cinque battute della quale saranno protagonisti e spettatori. Una compagnia di dilettanti della vita che va in scena col seguente cast.

Lo squinternato. Sempre stato fuori di testa, fin dal liceo. Faceva e diceva cose che ti lasciavano basito, davvero non potevi credere che le avesse veramente fatte o dette. E non ha mai smesso.

Il cinico. Ironico, la battuta sempre pronta. Un po' distaccato, osserva quasi distrattamente ma coglie sempre. Tendenzialmente solitario e proprio per questo attaccato ai legami veri.

Il calmo. Sempre pacato, colto e intelligente. Un fondo di rassegnazione, una sorta di fatalismo in tutto quello che dice e fa. Sicuramente il più buono di tutti. Chiacchierone, senza mai annoiare.

Il cazzone. Sopra le righe da sempre, senza riferimenti a polveri bianche. Un surfista sul confine del trash più becero, stravagante e eclettico ai limiti del bipolare. Capace di infilare una cazzata dopo l'altra.

Il saggio. Se il gruppo avesse bisogno di un leader, sarebbe lui. Polemico ai limiti del litigioso, testardo, famoso per le frasi definitive e tranchant. Ma se un amico ha bisogno, lui c'è. Sempre, a ogni costo.

I bicchieri dell'ennesimo giro di amaro tornano sul tavolo. Un momento di silenzio e si apre il sipario.

Lo squinternato: "Io dico che prima o poi sarà ora di concludere queste serate a puttane"

Il cinico: "No, grazie, se devo fare delle figure di merda le faccio a casa mia"

Il calmo: "Sì se no finisce con la puttana che ti dà una pacca sulla spalla e ti dice vai a casa"

Il cazzone: "No no, ti butta lì cinque euro e ti dice tieni, fatti una sega"

Il saggio: "Quando non si è più capaci di fare le cose, bisogna lasciare lì"

Dopo un paio di minuti di silenzio si alzano tutti nello stesso momento. Consapevoli che è una cosa più seria di quello che sembra. E mentre si dirigono verso la cassa il sipario si chiude dietro le loro spalle. Nessun applauso, nessun fischio. Ma tra un anno, saranno ancora lì.
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Tanto per cercare di dare un tono, titolo rubato a una canzone di Tom Waits che metterò come soundtrack al post per deliziarvi le orecchie mentre leggete, consapevoli che proseguendo nella lettura mi scagionate da ogni responsabilità. « video » Tarda sera in un ristorante. Cena tra amici per...
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27/06/2023 11:21:03
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Commosso (disgusting post)

14 giugno 2023 ore 18:53 segnala
Solita routine, titolo come prima avvertenza, poi vi dico qui con trasparente onestà che state per leggere qualcosa che vi pentirete di aver letto, poi voi proseguite nonostante il secondo avviso e io ve lo ridico per la terza e ultima volta e da ora in poi dato che avete superato il triplo warning io mi ritengo sollevato da ogni responsabilità e vado di minchiata a briglia sciolta.
In questi giorni di celebrazione di personaggi pubblici più o meno noti che hanno concluso la loro esistenza terrena, io credo sia giusto dare voce agli umili scomparsi dimenticati da tutti e ricordarli quando nessuno lo fa. Con l'affetto sincero che si ha per qualcuno che si ammira e si ricorda con affetto e stima. Sì, insomma, qualcuno che è stato importante per noi. Per la nostra vita, la nostra crescita umana, la nostra formazione. E mi sono proposto di dedicare queste righe al titolare dell'edicola sul viale, edicola presso la quale un nutrito gruppo di preadolescenti dello scorso millennio era solito rifornirsi di riviste per adulti.
Quindi, ad un numero imprecisato di anni dalla sua dipartita, voglio ricordare commosso e celebrare un uomo poliedrico, dai tanti interessi e dalle tante capacità, capace di spaziare e primeggiare nei campi più svariati conseguendo numerosi titoli nobiliari. Tesserò qui le lodi di Armidio Sbezzegazzi, Indimenticato e Unico Edicolante del Viale della Perdizione, Esimio Puttaniere ed Elevato Conoscitore di Pornografia e Abusivo Venditore di Riviste Zozze, Indefesso Sghignazzante Dicitore di Battute Sconce alle Clienti e Creatore di Osceni Doppisensi, Convinto Palpatore di Culi e Abile Manomortista da Mezzo Pubblico, Principe Onorario del Reame di Blasfemia e Scurrilità, Principe dello Stuzzicadenti, della Masticata a Fauci Spalancate e del Rumoroso Risucchio di Brodo, Alcolista Praticante e Credente nell'Evasione Fiscale, Affiliato al Clan della Maglietta Sbrodolata, Esteta della Forfora e del Sopracciglio Incolto, Membro per Merito della Confraternita della Briscola a Cinque con Manata sul Tavolo, Becero Antisportivo Tifoso Calcistico, Marchese della Scatarrata con Sputazzo e dell'Esplorazione Nasale a Fini di Estrazione, Compagno della Congrega degli Anonimi Ansimatori Telefonici, Cavaliere Esibitore di Genitali da Parco con Impermeabile e Pubblico Masturbatore, Raffinato Cultore del Rutto Liberatorio e della Pulizia con Unghia del Padiglione Auricolare, Benemerito del Cinema Porno all'Angolo, Disinvolto Sistematore di Pacco e Ravanatore Intimo, Onorevole della Compiaciuta Flatulenza.
A te, Armidio, voglio dire che ogni volta che passo sul viale e rivedo l'edicola ti penso. Eri il nostro mito e non te lo abbiamo mai detto. Probabilmente perché andavamo sempre di fretta. Ma ci sei mancato. A tutti noi ragazzi del quartiere, che grazie a te e ai tuoi amorevoli suggerimenti sotto forma di pubblicazioni oscene abbiamo conosciuto Federica la mano amica e abbiamo perso verginità e numerose diottrie.
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Solita routine, titolo come prima avvertenza, poi vi dico qui con trasparente onestà che state per leggere qualcosa che vi pentirete di aver letto, poi voi proseguite nonostante il secondo avviso e io ve lo ridico per la terza e ultima volta e da ora in poi dato che avete superato il triplo warning...
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14/06/2023 18:53:13
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Cupa, grigia, piovigginosa formazione

14 maggio 2023 ore 15:02 segnala
Post di ambientazione cupa, grigia e piovigginosa, nel quale si sbeffeggia scorrettamente l'importanza della formazione. Genesi e ambientazione del post arrivano da un cupo, grigio, piovigginoso pomeriggio di metà febbraio. Mi trovo nella cupa, grigia, se non altro non piovigginosa aula di un ente di formazione. Ora, un cupo grigio piovigginoso pomeriggio di febbraio può rendere devastante qualsivoglia attività, su questo concorderete con me. Apro qui la prima parentesi di questo post, confessandovi che ho intenzione di farne un test su quante volte un lettore può sopportare la ripetizione di una serie di parole nello stesso post e l'idea mi viene in un cupo grigio piovigginoso pomeriggio di maggio. La seconda parentesi, che apro al momento chiudendo la precedente, è una parziale autosmentita a quel che ho detto due frasi fa. Nel senso che se in un cupo grigio piovigginoso pomeriggio (di qualsiasi mese, non solo febbraio) stessi aspettando Sua Strabiliante Immensa Meravigliosa Inarrivabile Divina Incantevole Bionda Creatura Con Occhio Azzurro Uma Thurman (1) che sta per uscire dalla doccia indossando il raffinato completo intimo che le ho regalato o meglio ancora solo due gocce dell'altrettanto raffinato profumo che le ho nella stessa occasione regalato per raggiungermi nella nostra camera della suite imperiale di un albergo a undici stelle (non sono sicuro che esistano alberghi a undici stelle, ma già che ci siamo perché porre limiti?) per il promesso approfondimento seminariale del Kamasutra, non so se si potrebbe definire attività devastante. O forse sì, pensandoci bene, ma da affrontarsi con tutt'altro spirito. Ma torniamo al cupo grigio piovigginoso pomeriggio nell'aula di formazione. La formazione può vertere su numerosi argomenti, più o meno piacevoli a seconda degli interessi di ciascuno di noi. Però credo di poter affermare convintamente che conosco davvero pochissima gente (terza parentesi: no, non ne conosco proprio) che sentendosi dire "ehi, giovedì pomeriggio dalle 14 alle 18 ci sono quattro ore di aggiornamento della formazione sulla sicurezza" reagisca con entusiasmo e ti ringrazi felice con frasi tipo "guarda, giovedì alle 15 avevo in programma una degustazione di Champagne con due mie amiche ballerine di night club note per perdere il controllo e diventare lascive quando bevono ma dovendo scegliere non ho dubbi, la annullo perché non ci sono confronti con l'imperdibile spasso di quattro ore di formazione sicurezza in un cupo grigio piovigginoso pomeriggio di febbraio".

Insomma, tutta questa menata per rendere l'idea della situazione. Una ventina di persone vittime di un micidiale abbiocco post-prandiale, gente che magari ha fatto il turno di notte o ha lavorato fino alle 14 per poi partecipare al corso, che passa un cupo grigio piovigginoso pomeriggio riunita in questa aula cercando di rimanere sveglia a guardare una lavagna luminosa e ascoltare qualcuno che cerca con tutte le sue forze di rendere interessante una cosa che tutto è meno che interessante. Dopo circa tre ore di corso, con la pausa caffè che non ha sortito gli effetti sperati, la situazione nella cupa e grigia aula è mirabilmente descritta nella seguente immagine.




Il docente si rende conto della drammaticità della situazione e gioca l'ultima carta a sua disposizione per riportare alla vita o quanto meno a un livello di attività cerebrale accettabile i presenti travolti dal peso di un cupo grigio piovigginoso pomeriggio. Inizia a mostrare cartelli di segnalazione pericolo e avvisi vari chiedendo a caso ai presenti di spiegarli. La situazione è sempre più fantozziana, chi sbarra gli occhi e fa scena muta, chi dice castronerie agghiaccianti, qualcuno articola una risposta comprensibile. Il cerchio d'assedio intorno a me, che avrei potuto dipingermi due occhi sulle palpebre chiuse e dormire per quanto sono demolito, si stringe sempre di più man mano che l'interrogazione procede finché arriva il mio turno e il docente mi chiama chiedendomi il significato dell'immagine che vedete.




Ora, io potrei mentire e dire che l'ho fatto consapevolmente, col preciso intento di dare il mio contributo a risvegliare quella platea di gente assopita con un colpo di teatro. Ma siete miei lettori affezionati e sapete che non vi mento mai. Vabbè, quasi mai, dai. Quindi vi dirò la verità. Che in fondo sapete bene e non è una novità. Che se c'è da dire o fare una cazzata io difficilmente resisto. Quindi guardo l'immagine con concentrazione, aggrottando la fronte. Poi fingo di aver visto la luce come John Belushi in chiesa nei Blues Brothers, sfodero il mio sorrisino compiaciuto e, imbecille come solo io so essere, me ne esco convinto con "Beh, questa è facile, dai. Divieto di festeggiare San Valentino." E l'aula cupa e grigia per un momento diventa la curva nord il giorno dello scudetto. Ognuno di noi nella vita ha novantadue minuti di applausi, almeno una volta.





(1) Chi mi legge da tempo sa della mia sfrenata passione per la Dea di Tarantino, chi arriva ora ne prenda atto.
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Post di ambientazione cupa, grigia e piovigginosa, nel quale si sbeffeggia scorrettamente l'importanza della formazione. Genesi e ambientazione del post arrivano da un cupo, grigio, piovigginoso pomeriggio di metà febbraio. Mi trovo nella cupa, grigia, se non altro non piovigginosa aula di un ente...
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14/05/2023 15:02:08
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Brindisi con Jack lo Squartatore

01 maggio 2023 ore 18:19 segnala
Post che potrebbe narrare di un torbido passato da serial killer, di incubi da eccessi alimentari o di conseguenze di abusi di sostanze psicotrope. E invece come al solito si parla di tutt'altro. In un certo senso, una riflessione filosofica sull'arte di trovarsi in posti sbagliati al momento sbagliato. Non dovevo essere lì. Non avrei dovuto essere lì.
Sono in un piccolo supermercato, va bene ? Sono entrato in quel supermercato per tutt'altro motivo che fosse fare la spesa, e non è rilevante quale fosse quest'altro motivo. Se fosse che le cassiere sono molto carine ed entro appositamente per occhieggiarle, sarebbe un motivo rilevante e non avrei problemi a dirvelo, quindi smettetela di malignare. Non è così. Non nel senso che non sono carine, anzi. Fatto sta che uscendo passo davanti ad una scansia e vedo una fila di bottiglie di vino, è la stagione giusta, una giornata grigia. Mi viene voglia di prenderlo, e lo prendo. Non ho il carrello, figuriamoci, e nemmeno il cestino. Cambio l'itinerario solito e mi dirigo verso le casse.
Ci arrivo da una corsia perpendicolare, mentre in diagonale arriva una signora col suo carrello. Alla cassa, un'altra signora sta finendo di riempire le sporte e si accinge a pagare. La signora in diagonale arriva una frazione di secondo prima di me. Ci fermiamo. Sventolo discretamente la mia unica, singola, leggera bottiglia di vino. Messaggio subliminale da parte mia, "Ho solo questa, signora, una stramaledetta bottiglia, e ho i soldi contati. Non perderò nemmeno tempo col Bancomat, ci metterò cinque secondi, giusto il tempo di battere lo scontrino. E lei signora non mi farà stare qui ad aspettare lo svuotamento del suo fottutissimo carrello strapieno, vero ?". Messaggio subliminale da parte della signora, "Me ne frego". E appoggia senza alcuna pietà un vasetto di marmellata di bacche del Nagorno-Karabath sul nastro della cassa.
E io sento un velo grigio striato di rosso scendermi attorno guardando quanto cazzo di roba ha la tizia nel carrello. Comincia il lento trasloco di guanti per doccia in pelo di yak, succo di mirtilli di Orione, farina di segatura di abeti canadesi, ricotta di capra albina con due lauree. Ma non è tutto qui. Scopro che le due signore si conoscono, sono insieme, e la prima proprio lì alla cassa ha avuto un buono sconto che però deve spendere tutto oggi superando un determinato importo. Nasce quindi un dibattito tra le due su come ripartire la spesa della seconda caricandola sulla prima in modo da usufruire del buono sconto. Il conteggio si rivela complesso.
E nel velo rosso-grigio sgocciolante odio in cui sono immerso, lo spirito di Jack lo Squartatore si materializza davanti alle casse d'acqua ed entra lentamente in me. E mentre vi guardavo con aria assente spostando gli occhi dall'una all'altra, voi forse pensavate che stessi seguendo i vostri discorsi sulla differenza di ventun Euro per raggiungere la soglia dello sconto. No, signore mie. Non ero interessato allo sconto. E il conto che stavo facendo non era per niente quello. Le mie nocche bianche che stringevano spasmodicamente il collo della bottiglia avrebbero dovuto rivelare qualcosa. Non vi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello che quell'uomo alto con la barba e il giaccone verde stesse facendo una conta da bambini (1) per decidere a quale delle due fracassare per prima la testa a bottigliate, e meno ancora che stesse riflettendo sull'angolazione da dare ai colpi in modo che gli schizzi di sangue, Pinot Nero e materia cerebrale non raggiungessero la cassiera.(2)
Sarebbe stato un movimento circolare, una leggiadra elegante danza appoggiata prima su un piede poi sull'altro, col rumore sordo di ossa craniche che si frantumano. Ma prima che la danza abbia inizio un rumore secco mi ferma, e vi salva la vita. Il tonfo leggero della barra "Cliente Successivo" sul nastro. Che a prima vista per te, signora, separa l'ammasso di schifezze vegano natural dietetiche che hai comprato dalla mia solitaria bottiglia. Ma in realtà separa ben altro. Separa vita e morte. Mentre Jack lo Squartatore esce dal mio corpo, scuote la testa al mio indirizzo, indica la bottiglia, mormora "prosit" e scompare.


(1)Se cogliete la citazione cinematografica, vi amo.
(2)Effettivamente è carina e gentilissima, mi sarebbe spiaciuto.
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Post che potrebbe narrare di un torbido passato da serial killer, di incubi da eccessi alimentari o di conseguenze di abusi di sostanze psicotrope. E invece come al solito si parla di tutt'altro. In un certo senso, una riflessione filosofica sull'arte di trovarsi in posti sbagliati al momento...
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01/05/2023 18:19:36
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Uno, nessuno e centomila

27 aprile 2023 ore 11:36 segnala
Adagio
( Degli Specchi Nel Sole )

Sono fermo a un semaforo. Qualcuno ha spostato lo specchietto retrovisore. Soliti guai delle auto condivise. Mi piego di lato per sistemarlo e mi vedo sotto una prospettiva diversa. Luce, angolazione, grandezza sono differenti rispetto agli specchi di casa. La gobba sul naso. Santo cielo, ma non me la ricordavo così. Mi sposto ancora un po’ di lato per osservarmi meglio e mi arriva un raggio di sole negli occhi.


Andante
( Dolente Flashback )

Ho un raggio di sole negli occhi, più di trent'anni fa. Sono appena fuori dal cerchio di centrocampo e aspetto il rinvio del portiere. Guardo il mio avversario. Finora di testa le ho prese tutte io, vedrai cocco che prendo anche questa, non c’è storia. Rincorsa, stacco, vado su superficiale, troppo fiducioso, senza allargare i gomiti. Palla sulla fronte, la giro verso un compagno di lato e nello stesso istante mi esplode un lampo di dolore in mezzo alla faccia. Cado e mi ritrovo in ginocchio, per qualche secondo non capisco più niente. Mi passo una mano sulla faccia. Sono bagnato, è una giornata calda ma non mi ero reso conto di essere così sudato. Guardo la mano ed è completamente rossa. Gocce di sangue anche sulla maglietta blu. Mi rendo conto che ci sono alcuni compagni che mi osservano con aria attonita. Poco più in là urla, spintoni, un parapiglia di maglie blu e gialle. Ho preso una gomitata o una testata coi fiocchi. Mi siedo in panchina, vorrei provare a rientrare ma niente da fare, continua a sanguinare. Entra una riserva e lascio il campo. Mentre mi dirigo verso l’auto l’ultima cosa che vedo è uno dei nostri difensori che entra dritto sulla caviglia di quello che mi ha steso. Leggi non scritte del calcio. Di nuovo agitazione, minacce, grida. Sorrido con un labbro gonfio. Grazie, amico, ti devo una birra.


Allegro
( Dialogo Muto col Giocoso Dottore )

“Ma cosa abbiamo qui, un naso rotto ? “
(dottore, la smetta di parlare come il Papa
il naso è mio e mi fa anche un male cane)
“ Cosa facciamo, mettiamo qualche puntino ? “
(mah, veda lei, io vengo sempre al Pronto Soccorso
di domenica pomeriggio tanto per prendere un tè)
“ Vede, se andava a pescare non le succedeva niente ! “
(dottore, a parte che mi fanno schifo i vermi
sapesse dove penso che dovrebbe andare lei)
“ Credo proprio che le resterà un po’ storto ”
(grazie, dottore, adesso sono tranquillo,
lei sa essere veramente incoraggiante)
“ Magari quando torna a togliere i punti la mando in maxillo “
(dottore, se quando torno c’è lei li tolgo da solo, giuro)
“ Certo che ora più che un calciatore sembra un pugile “
(dottore, se fossi un pugile
ora i nostri nasi sarebbero simili)

Pianissimo
( Back to the Future )

Non sono andato in maxillo. Mi sono tenuto la mia deviazione destro-convessa. Forse non ho aiutato la mia sinusite e gli occhiali, almeno qualche modello, stanno un tantino storti. Chi se ne frega. Su questa faccia, ci può stare. Un colpo di clacson. Tolgo il naso dallo specchietto e vedo una signora inviperita che gesticola sull’auto dietro. Mi viene da ridere, chissà se mi ha scambiato per una di quelle che si rifanno il trucco ai semafori. E’ scattato il verde. Metto la prima e smetto di essere un personaggio pirandelliano. Ma gli esami non finiscono mai.
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Adagio ( Degli Specchi Nel Sole ) Sono fermo a un semaforo. Qualcuno ha spostato lo specchietto retrovisore. Soliti guai delle auto condivise. Mi piego di lato per sistemarlo e mi vedo sotto una prospettiva diversa. Luce, angolazione, grandezza sono differenti rispetto agli specchi di casa. La...
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27/04/2023 11:36:21
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