Scuola guida

01 ottobre 2021 ore 17:57 segnala
Essendo abbastanza vecchio per ricordare quando le scuole iniziavano il primo ottobre, oggi per celebrare questa giornata ho deciso di affrontare uno scottante tema scolastico. La drammatica piaga sociale delle mamme col SUV davanti alle scuole elementari. Una reale esperienza di vita vissuta di parecchi anni fa (sì, avevo figli alle elementari parecchi anni fa, e allora? ve l'ho detto all'inizio che sono vecchio). Per peggiorare ulteriormente le cose vi avverto che, per motivi che nemmeno a me sono del tutto chiari, ho deciso di non scrivere in prosa e che state per leggere una mia composizione in endecasillabi. Vedete voi se proseguire.


Pigra l'attesa della campanella
Passo carraio del tutto ostruito
Enormi le ruote sul marciapiede
La bionda mechata al volante del Suv
Mi guarda furente coi Prada fumè
Mentre sghignazzo appoggiato alla siepe
Non è colpa mia, sei tu che purtroppo
Non sai parcheggiare quel macchinone
Ma devi arrivare davanti a scuola
Non più d’un metro dal sacro cancello
Potessi, entreresti nella terza B
Nell'aula di scienze, in sala docenti
Per fare salire il tuo tesoruccio
Col biondo caschetto o sparato di gel
Firmato da Nike, griffato da Reebok
Che s'equita, danza, nuota, fa judo
Ma cento metri da scuola al parcheggio
Non può camminarli, troppa fatica
Metti che piova, potrebbe bagnarsi
Col vento ammalarsi, forse tossire
O, Dio non voglia, col caldo sudare.

E mentre coltivo il mio malumore
S'avvera inatteso il sogno segreto
Arriva rombando a trentotto all'ora
L'utilitaria colore di topo
La mite signora dentro il Pandino
Vede bloccato il cancello di casa
Un colpo di clacson, Bandiera Rossa
E poi Che Guevara suona il secondo
S'affaccia il marito, Marx in ciabatte
Bianca canotta la sola armatura
Lancia la sfida alla donna fatale
“Rimuovi il tuo mezzo, oscena baldracca!”
(son altre parole, glisso e proseguo)
Non credo ai miei occhi, lotta di classe
Costretto alla retro il Suv luccicante
Ventun manovre per fare inversione
Affranta la bionda, trucco che cola
Lieta sorride la donna al volante
Infila trionfante la via del garage
Un ultimo sfregio alla leopardata
Di vinta battaglia fiero vessillo
Sventola in ciel dito medio disteso.
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Essendo abbastanza vecchio per ricordare quando le scuole iniziavano il primo ottobre, oggi per celebrare questa giornata ho deciso di affrontare uno scottante tema scolastico. La drammatica piaga sociale delle mamme col SUV davanti alle scuole elementari. Una reale esperienza di vita vissuta di...
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01/10/2021 17:57:31
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L'arroganza del campione d'Europa

23 settembre 2021 ore 18:40 segnala
Torno a esibirmi su questo palcoscenico dopo una lunga pausa, ma vi risparmierò la domanda retorica "vi sono mancato?" così io fingo di credere che sia così e voi non dovete mentire rischiando di andare all'inferno. E, se permettete, aggiungo che se proprio dovete finire all'inferno fareste meglio a farlo per peccati più divertenti del mentire a MidnightGambler blandendolo con menzogne a proposito della sua assenza e del devastante vuoto che ha lasciato in voi. Comunque, il motivo della lunga assenza da queste scene si colloca all'intersezione tra superlavoro, ferie, mancanza di argomenti e campionati europei di sport assortiti nei quali abbiamo vinto parecchio. In particolare quest'ultimo tema, come potete notare anche dalla frase "abbiamo vinto", mi ha visto e continua a vedermi particolarmente partecipe. Mi ha visto perché tutto è iniziato a Wembley la sera dell'11 luglio quando, dopo una partita iniziata stramale con un goal subito al secondo minuto, Gigio Donnarumma ha messo i suoi pugnoni sull'ultimo rigore. In quell'esatto momento io, nel silenzio di un tranquillo residence a 1500 metri di quota, mi sono esibito in un balletto di dieci minuti che la compianta Raffaella Carrà non avrebbe apprezzato e del quale sinceramente preferirei non parlarvi.
Cercherò di rendere quanto accaduto a Wembley con una plastica immagine di Schrödinger nella quale a seconda di come interpretate il post potete vedere quello che preferite. C'è chi vedrà rappresentato un tifoso inglese in maglietta bianca che guarda con dolore e rimpianto qualcosa di meraviglioso a cui si è avvicinato ma che è sfuggito e non raggiungerà più. Altri invece vedranno rappresentato, sempre in maglietta bianca, un blogger scemo che millanta imprese alpinistiche che non ha mai compiuto. Il blogger in questione tiene a sottolineare che il culo enorme con cui appare è uno sfortunato effetto della combinazione tra postura e angolazione della fotografia, non ha alcun significato relativo alla fortuna e non corrisponde alle reali dimensioni del lato B di chi scrive. E in ogni caso, se mi fossi girato o Dio mi scampi messo di profilo, la visione delle rotondità ventrali sarebbe stata uno choc ben peggiore.



Come con la sagacia che vi caratterizza avrete notato, battere gli inglesi a casa loro quando sono arciconvinti di aver già vinto è una cosa che dà sempre una certa soddisfazione, soprattutto se sei un patito di rugby e da sempre quando giochi contro di loro vieni regolarmente sconfitto, sotterrato di punti e sbeffeggiato. Almeno noi sappiamo anche perdere con stile. Tiè.
Ma come ho scritto, la cosa continua a vedermi partecipe e andiamo a riallacciarci al titolo del post. Dopo il trionfo calcistico abbiamo piazzato una spettacolare doppietta europea pallavolistica, cosa che tutti credo sappiate, e nel frattempo Parma Clima ha rivinto la Coppa dei Campioni di baseball (cosa che forse pochi sanno, ma avendo dedicato parte della mia lontana gioventù al baseball mi piace ricordarlo). Dovete sapere, anche se forse non volete e non può fregarvene di meno, che preso da euforia da campione d'Europa io da lunedì 12 luglio sto usando a ripetizione e ovviamente a sproposito una frase in merito. Qui devo spezzare una lancia a favore di LSD (La Santa Donna, ovvero la martire che sconta l'essere convolata a nozze con me il dover condividere tempo e casa col sottoscritto), nel senso che convivere con un demente non deve essere facile ma quando il demente in questione esce da una raffica di trionfi sportivi la cosa si fa drammatica. Come dicevo, da luglio e penso almeno fino alla fine dell'anno, io rispondo in quel modo a qualsiasi cosa mi venga detta. Se a tavola mi viene chiesto "Mi passi il sale", io compio gesti clamorosi e rispondo "Certo, ora te lo passo con l'arroganza del campione d'Europa". "Porteresti fuori la spazzatura?". Io fischietto We are the champions e rispondo "Certo, dopo esco con l'arroganza del campione d'Europa". Vuotare la lavastoviglie diventa mimare un monster block con relativo urlo di esultanza e tirare fuori piatti e bicchieri fingendo di palleggiarli, sempre citando la suddetta arroganza. Tutto questo vale ovviamente sia per per minchiate di ordinaria domestica amministrazione che per ragionamenti più elevati, perché l'arroganza del campione d'Europa non accetta limiti di alcun genere. Percepisco da parte vostra alcune incertezze sulla mia capacità di affrontare ragionamenti più elevati ma di questo parliamo un'altra volta, ora devo chiudere questo post. Ovviamente, con l'arroganza del campione d'Europa.
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Torno a esibirmi su questo palcoscenico dopo una lunga pausa, ma vi risparmierò la domanda retorica "vi sono mancato?" così io fingo di credere che sia così e voi non dovete mentire rischiando di andare all'inferno. E, se permettete, aggiungo che se proprio dovete finire all'inferno fareste meglio...
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Passione, vaccini e infermiere buone

24 giugno 2021 ore 18:02 segnala
Post sconsolato nel quale si narra una triste storia di travolgente passione che non ha avuto lieto fine e a dire il vero non ha avuto nemmeno un inizio, ovvero ormai sei grande, vaccinato e dovresti smetterla di scrivere minchiate.
Negli ultimi tempi, sia come accompagnatore che come vaccinando, mi sono trovato spesso a frequentare poli vaccinali. Non è mia intenzione entrare nel merito dell'organizzazione, per quanto mi riguarda le cose hanno funzionato discretamente e non mi lamento di come sono state gestite. Certo, ci sono stati ritardi e disservizi ma credo siano inevitabili se metti in piedi una macchina che deve vaccinare milioni di persone. Devo invece fare una segnalazione di merito per le persone, credo siano tutti infermieri, che si occupano di dirigere e regolare il flusso delle persone che accedono ai punti vaccinali. Davvero, ho trovato ammirevole la pazienza e la cortesia con cui hanno gestito questa massa di persone. Io sono sempre andato in giornate dedicate a categorie fragili quindi c'erano persone anziane (no battute, please), disabili, gente insomma con difficoltà di vario genere. E non sempre per queste persone era facile capire i meccanismi con cui muoversi. Entrare, registrarsi, fare la prima "visita" col medico, attendere in una zona la chiamata seguendo i numeri sui display e/o le chiamate a voce, accedere all'ambulatorio per il vaccino, attendere quindici minuti in altra zona dopo il vaccino, il tutto con percorsi distinti per entrata e uscita. Se non ci senti bene, o hai problemi di vista, o quel che volete, può non esser così facile. E qui entrano in gioco le persone di cui parlavo, che per quel che ho potuto vedere io sono state davvero ammirevoli nel prestare assistenza a persone sperdute e intimidite. Poi certo, non sono mancati episodi di polemica, arrabbiature, lamenti che però per quel che ho visto sono stati sempre gestiti bene.
Qui si innesta l'episodio particolare di cui vi parlo. Sei bardata con camice, mascherina, cuffia, guanti ma questo scafandro antiCoViD non riesce a nascondere una massa di capelli neri che scivolano fuori dalla cuffia mentre sopra la mascherina ci sono un gran bel paio di occhi scuri. Insomma, infermiera che smista il traffico, sei proprio una bella ragazza. Hai appena finito di discutere con una signora anziana che non riesce a capire dove deve sistemarsi e scuoti la testa. Sembri stanca, è la fine della giornata, probabilmente hai già fatto la stessa discussione decine di volte. Chiami il numero successivo, ed è il mio. Mi alzo dalla seggiolina dove sono stato compostamente seduto insieme alla persona che sto accompagnando e ti raggiungo, devi dirmi in quale ambulatorio dobbiamo andare. Quando sono di fronte a te, colto da un moto di solidarietà (1), ti dico con un sorriso "Certo che voi siete da candidare al Nobel per la pace". E tu mi guardi a tua volta e rispondi "Visto come sono buona? A me Gandhi mi fa un baffo" e mi fai l'occhiolino.
E io, scusate se mi dilungo nell'esprimere il mio pensiero ma vorrei essere preciso, penso "E se tu visto che sei davvero molto ma molto buona, con la u e senza, ora sul foglio che mi lascerai per il richiamo scrivessi distrattamente il tuo numero di telefono in modo che io possa contattarti e invitarmi una sera a casa tua con una bottiglia di bianco e una di rosso, visto che non conosco i tuoi gusti così non sbaglio e dopo abbondanti libagioni di entrambi coinvolgerti in una maratona all night long con ripasso integrale del Kamasutra e aggiunta di alcune variazioni personali sia da parte mia che da parte tua?" Ma con un certo sconforto realizzo che per motivi di stato civile (sono troppo coniugato) e anagrafici (sono troppo impegnato ad ascoltare il mio orologio biologico che ticchetta inesorabile verso la mia meritata andropausa) tra sbronza e maratona da lenzuola una delle due cose presenterebbe notevolissime difficoltà di realizzazione e non è quella alcolica, e mi dirigo verso l'ambulatorio salutandoti con un cordiale "Grazie e buon lavoro". E mentre esci dal mio campo visivo, tristemente consapevole del fatto che che non ci rientrerai più perché il percorso di uscita mi porta in direzione opposta, rifletto su quali effetti collaterali potrei sviluppare se individuassi i tuoi turni e tornassi a vaccinarmi con Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Johnson, Sputnik, Sinovax e qualunque nuovo vaccino esca da qui al 2025.

(1) Va bene, non solo quello, malfidenti.
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Post sconsolato nel quale si narra una triste storia di travolgente passione che non ha avuto lieto fine e a dire il vero non ha avuto nemmeno un inizio, ovvero ormai sei grande, vaccinato e dovresti smetterla di scrivere minchiate. Negli ultimi tempi, sia come accompagnatore che come vaccinando,...
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Ferrato Afferrato Efferato

16 giugno 2021 ore 17:43 segnala
Oggi ho deciso di esibirmi in un post linguisticetimologlottologico. No, niente di serio, dai. Soltanto, evidentemente non mi sono mai ripreso dallo sdoganamento della parola "petaloso" che continua ad avere effetti deleteri sulla mia psiche. Allora, un modo di dire che capita di sentire o leggere, anche se magari non spessissimo, è "ferrato" inteso come competente, esperto, preparato su qualcosa. Ho scoperto (ehi, sono uno che si documenta quando scrive cazzate) che viene dal francese être ferré à glacé, espressione usata dai maniscalchi per indicare cavalli ferrati con ferri particolari che impediscono di scivolare sul ghiaccio. L'espressione a me piace, la trovo efficace e il paragone equino non mi disturba, quindi ogni tanto la uso. Invece non è corretto usare il termine "afferrato" con lo stesso significato. Pur con le attenuanti generiche del potenziale equivoco creato da espressioni come "afferrare il concetto", "afferrare il senso", usare "afferrato" in questo senso è un errore. Leggevo qualche tempo fa un divertito rimprovero a qualcuno che è andato anche oltre, scivolando proprio nella castroneria e usando con questo significato l'espressione "efferato" clamorosamente a sproposito con effetto davvero ridicolo. La frase in questione era una cosa del tipo "Deve chiedere alla dottoressa, è più efferata di me". Fa ridere, niente da dire, è un bellissimo e divertente equivoco ed è una risposta assolutamente sbagliata. In quel contesto.
Ma qui scatta il corto circuito. Non so se questa idea si è affacciata solo nella mia mente ormai petalosa, ma leggendo ho avuto una brevissima allucinazione. Allora, ci troviamo all'interno del Centro Squartini & Smembrati, un rinomato studio professionale che si occupa di consulenze a serial killer. Ed entra il Jeffrey Dahmer di turno con un bisturi nel taschino, attende pazientemente il suo turno tra un tic nervoso e l'altro, si pulisce la mano insanguinata sulla camicia, la porge all'impiegata e le chiede timidamente "Buongiorno, io avrei bisogno di alcune informazioni, sarebbe così gentile da indicarmi le tecniche di scuoiamento più dolorose e gli attrezzi all'uopo più indicati?". Ecco, vista l'importanza del contesto? In questa situazione, certo, andava bene anche "ferrata". Ma una risposta tipo "Deve chiedere alla dottoressa, è più efferata di me" qui sarebbe stata assolutamente adeguata e corretta, forse migliore. Certo che pensandoci bene anche io ho i miei bei problemi, nelle mie allucinazioni ci sono serial killers che usano l'espressione "all'uopo".
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Oggi ho deciso di esibirmi in un post linguisticetimologlottologico. No, niente di serio, dai. Soltanto, evidentemente non mi sono mai ripreso dallo sdoganamento della parola "petaloso" che continua ad avere effetti deleteri sulla mia psiche. Allora, un modo di dire che capita di sentire o leggere,...
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Priorità

07 giugno 2021 ore 19:02 segnala
In questi giorni ho avuto molto tempo per riflettere. E tra una riflessione e l'altra ho improvvisamente avuto una illuminazione che mi ha aperto un inatteso squarcio di luce sull'importanza da attribuire alle cose e sulla priorità delle scelte che la vita ci mette davanti. E a darmi questa illuminazione è stato un grande, un grandissimo, un immenso che non è più tra noi. Fëdor Dostoevskij? No. Friedrich Nietzsche? Nemmeno. Søren Kierkegaard? Niente da fare. Ludwig Wittgenstein? Vabbè, ho capito, lasciamo perdere. Sono un uomo semplice e le mie illuminazioni hanno ispiratori di altro genere. In questo caso, il signore della foto.




Se non sapete chi è costui sarei seriamente tentato di interdirvi a vita l'accesso al blog, e se non lo faccio non è per buon cuore ma fondamentalmente per due motivi: perché non sono tecnicamente in grado di farlo e perché spero di spargere comunque un microscopico seme di buona musica e vederlo attecchire. Ma veniamo al dunque. Stavo come al solito gironzolando su Youtube quando mi sono imbattuto nel video che segue e che ora voi guarderete e ascolterete prima di proseguire nella lettura. Nella mia incommensurabile bontà d'animo (ma non hai appena detto che non hai buon cuore? certo che l'ho detto, ma sono o non sono libero di contraddirmi come mi pare a casa mia ?) se decidete di approfondire il testo non posso esimermi dall'avvertirvi che le avventure erotiche del povero Bobby Brown sono narrate in stile decisamente zappiano, quindi politicamente scorretto, e proseguite nell'ascolto a vostro rischio.




Avrete notato che ad un certo punto, diciamo per comodità a 1.30, succede qualcosa. Zappa interrompe il concerto, ferma la band e smette di cantare. E lascia la canzone a metà. Perché evidentemente nella sua scala di priorità c'è qualcosa di più importante di un concerto, di una canzone, di un pubblico. E con grande onestà intellettuale, lui ce lo dice. Ci illustra con chiarezza i motivi della sua scelta, assumendosi tutte le responsabilità del suo gesto. "Quando qualcuno mi allunga un paio di mutandine e un reggiseno con un biglietto, io devo leggerlo". E se questa non è la lezione definitiva sulle priorità, allora ditemi voi quale è.
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In questi giorni ho avuto molto tempo per riflettere. E tra una riflessione e l'altra ho improvvisamente avuto una illuminazione che mi ha aperto un inatteso squarcio di luce sull'importanza da attribuire alle cose e sulla priorità delle scelte che la vita ci mette davanti. E a darmi questa...
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Infimo post di bassa lega su argomenti disdicevoli

24 maggio 2021 ore 17:43 segnala
Il titolo mi sembra chiaro al di là di ogni dubbio e vuole essere un primo avvertimento. Questo che state leggendo è il secondo livello di avvertimento. Il post è ancora chiuso, non si vede nulla, non si sa nulla. Voi non cliccate per continuare a leggere, uscite dal blog, dimenticate di aver letto queste righe e tutto finisce bene.

Oh, ma che sorpresa, avete cliccato. Chissà perché, non avevo il minimo dubbio di vedervi qui ma ci riprovo comunque col terzo avvertimento, lettore avvisato mezzo salvato. Se proseguite nella lettura, da adesso la responsabilità è solo vostra. Parto dalla cronaca, in particolare da un titolo che mi è capitato sott'occhio e che me ne ha richiamato alla mente un altro. Il primo, quello più recente, parla di problematiche sanitarie con particolare riferimento a difficoltà broncopolmonari. E in questo periodo converrete con me che non è una gran novità, non si sente parlare d'altro. Il secondo, quello che è stato richiamato alla memoria, tratta invece di criminalità e in particolare di rapina a mano armata. E anche qui niente di nuovo, ogni giorno siamo sommersi di notizie di atti criminali. Adesso si tratta di capire cosa lega questi due fatti e possono venire in mente alcune ipotesi per tentare una spiegazione. C'è forse stata una rapina in un ristorante e uno dei clienti terrorizzato si è soffocato con un boccone vedendo i rapinatori mettere mano alle armi ? Ovviamente parlando di rapine al ristorante mi consentirete una ennesima citazione del maestro Tarantino.


Ma siamo fuori strada. Niente tirannia degli uomini malvagi, Jules e Vincent non c'entrano e non c'è nessuna rapina in nessun ristorante. Allora di cosa potrebbe trattarsi? Uno di quei casi in cui qualcuno muore di polmonite in ospedale e i parenti malavitosi armati fino ai denti assaltano il reparto e lo distruggono malmenando medici e infermieri? No, acqua. Un rapinatore ferito al torace operato d'urgenza da una equipe medica sotto la minaccia delle armi? No, nemmeno. Allora, cosa diavolo lega sintomi di sofferenza broncopolmonare e rapine? Prima di svelare il mistero, devo fare una riflessione garbatamente autocritica. Dal momento in cui mi è venuta l'idea del post sono stato molto combattuto e indeciso se scriverlo o meno. E di questo alternarsi di risolutezza e indecisione cerco di darvi una breve descrizione.
In media, quando sto per fare una minchiata, ho notato che accade spesso questo. Mi dico che devo riflettere, pensarci su, mi do tempo dieci minuti per decidere, passo i dieci minuti a ridere come un cretino da solo e poi faccio la minchiata come se niente fosse. Visto che in me, e credo di averlo già detto, accanto al fanciullino pascoliano convive da decenni un liceale imbecille, vado di seguito a svelare il mistero. Non senza ricordarvi con un ghigno che avete superato tre sbarramenti per arrivare qua, quindi con assoluta innocenza e candore non ho alcuna vergogna a proporvi le due notizie in pompa magna, tanto per non farci mancare niente e mantenere basso il livello.





Se ora state pensando "ma perché cavolo non gli ho dato retta quando diceva di non proseguire a leggere, accidenti a me e a lui", non posso che rispondere con "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Cosa che peraltro si potrebbe dire senza timore di sbagliare alla vorace protagonista della prima notizia. Ora, partiamo subito dal chiarire che, pur comprendendo e giustificando ogni genere di precauzione sanitaria, trovo concettualmente sbagliato l'accaduto e cercherò di spiegarmi con garbate metafore tipo "per farsi il bidet come si deve è meglio non avere addosso le mutande" o "lavarsi i denti riesce meglio togliendo lo spazzolino dall'astuccio". Detto questo, devo sottoporvi un ulteriore dubbio sull'accaduto. Se mangiando mi vanno di traverso un goccio d'acqua o una briciola di pane io inizio a tossire e non smetto più per mezz'ora e questa senza colpo ferire si è ingoiata un preservativo? Ma soprattutto, non se ne è accorta? Se se ne è accorta, mi chiedo cosa sia passato nella sua testa andando dal medico. "Sarà meglio andare dal dottore, ho un po' di tosse e la febbre alta ma non credo che sia importante il fatto che mi sono trangugiata un preservativo, inutile dirglielo, meglio che faccia gli esami per la TBC". Se non se ne è accorta, davvero chapeau per la passione e l'impegno. E anche per la trachea, diciamolo. Non trascuriamo nemmeno una riflessione sul partner. Ora, d'accordo che sono situazioni in cui uno si trova magari soprappensiero e può tendere a distrarsi, ma anche lui non si sarà reso conto del fatto che qualcosa era andato storto, se mi passate l'ignobile immagine?
Venendo alla seconda notizia, che bontà sua anche il titolista definisce strana, un paio di riflessioni anche qui. Prendiamo per buona la spiegazione data dalla signora, che sentitasi minacciata ha optato per questo metodo per distrarre il rapinatore. Metodo che trovo validissimo e sul quale non ho niente da ridire. Ma devo sottolineare che a mio parere ha valore solo in caso di emergenza, un po' come lo spray al peperoncino, le dita negli occhi o il sacrosanto calcio negli zebedei. Mentre mi permetto di affermare che a livello preventivo contro la criminalità come strategia lascia a desiderare. Voglio dire, un cartello "Attenti al cane" o "Guardie armate all'ingresso" può comunque avere un certo valore come deterrente. Mentre temo che una cosa tipo "Attenzione, in caso di rapina vi verrà praticata una fellatio" non avrebbe risultati significativi sulla diminuzione della criminalità e anzi potrebbe avere effetti negativi sul traffico automobilistico con ingorghi in direzione Slovacchia.
Detto questo, non so assolutamente se i due titoli si riferiscano a fatti veramente accaduti o siano orrende bufale, ma l'occasione per dire quattro minchiate era troppo ghiotta per farsela scappare.
E ora, essendo troppo vecchio per riconvertirmi come rapinatore e troppo etero per non dargli tutti i soldi fino all'ultimo centesimo come rapinato, vi lascio nel dubbio su come mi comporterei di fronte a una rapinatrice.

Qualcuno si ricorda Leather Tuscadero ?

10 maggio 2021 ore 16:45 segnala
Commosso ricordo musicale di una ahimè lontana gioventù, beati giorni in cui mi affacciavo al mondo della musica rock e come se non bastasse guardavo anche Happy Days. Se dal titolo avete già capito di chi e di cosa sto per parlare e ve la ricordate, non siete più di primo pelo.
Se invece siete gggiovani di oggi che trovano tutta la musica che vogliono sul web non ne avete proprio idea. E del resto, non potreste proprio averla. Non sapete cosa vuol dire, la domenica all'ora di pranzo, essere un ragazzino e tentare di convincere la vostra famiglia pacificamente riunita attorno al desco a tacere perché dovete registrare alla radio col microfono le canzoni di Dischi Caldi. Beh, signori, io l'ho fatto. E anche per diverso tempo. Direi più o meno per tutte le medie. Ah, le scuole medie. Quanti ricordi. No, non è vero, ne ho pochissimi e a dirla tutta nemmeno entusiasmanti, ma volevo mantenere un tono di svagata, commossa rimembranza. Torniamo al preadolescente di allora, seduto a tavola nel posto più vicino alla radio, col registratore a portata di mano, che di colpo interrompe discussioni politiche, pettegolezzi condominiali, recriminazioni di lavoro al grido "Zitti tutti che devo registrare". .
Naturalmente, inseguivo le hit del momento. Allora, calatevi un attimo nel contesto. In casa mia, la diatriba musicale era tra Claudio Villa e Gianni Morandi, e il massimo dell'avanguardia era Adriano Celentano. Possiamo dare torto allo sbarbatello che ero se quando sentiva lei letteralmente aveva la bava alla bocca ? Gente, abbiate pazienza, ma avevo sviluppato una insana passione per Susan Kay Quatro. Era caruccia (e questo lo penso tuttora, eh). Era sexy, in quei rari video che passava ogni tanto la tele (ehi, torno a ripeterlo, non avevamo Youporn come voi e dovevamo arrangiarci come si poteva tra cinema ed edicole). Era dannatamente rock, per un undidodicenne. Insomma, ce n'era abbastanza perché un pischello ci perdesse la testa. E anche diverse diottrie, ma questi sono poi affari miei e del mio oculista.



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Commosso ricordo musicale di una ahimè lontana gioventù, beati giorni in cui mi affacciavo al mondo della musica rock e come se non bastasse guardavo anche Happy Days. Se dal titolo avete già capito di chi e di cosa sto per parlare e ve la ricordate, non siete più di primo pelo. Se invece siete...
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A star is born

01 maggio 2021 ore 16:18 segnala
L'ultimo post dedicato al compianto (compianto?) Principe Filippo mi ha riportato alla mente il gigantesco sfracellamento gonadico di qualche anno fa quando stava per nascere il principino George, forse l'unico bambino della storia che aveva già sbriciolato i coglioni ancora prima di nascere. Dato che ho sempre questa tendenza a dare voce ai poveri e dimenticati, oggi non parlerò di una nascita regale ma di un umile piccolo che nasce in un umile paese da umili genitori. Nell’ospedale del ridente paesello di Roccacannucciola di Sopra è venuto alla luce Diesel Pistone Daccigas, il primogenito della fruttivendola Genoveffa “Treperdue” (1) Nettarino e del garagista Osvaldo Scarburati, detto Troyal per le sue frequentazioni estive del Queen, il bordello climatizzato del capoluogo gestito dalla nota maitresse Madame Claude, invernali delle fanciulle stazionanti presso i falò lungo la provinciale e in particolare di Regina subito dopo il distributore della Q8, pluristagionali all seasons del ben conosciuto cinema Royalsex (2) specializzato in proiezioni pornoeroticosensualmorbose.
Il piccolo Diesel, che nella catena dinastica degli Scarbureidi risulta primo nella successione anche per l’impossibilità a procreare dei due fratelli di Osvaldo, i Gemelli Cacciavite, al momento rinchiusi nelle patrie galere per reati di varia natura contro patrimonio e morale, col titolo di Tronista Dello Spinterogeno erediterà l’officina paterna inclusi calendari, manifesti e scatola di profilattici nel cassetto delle brugole. Grande la soddisfazione del nonno paterno Agenore Alzheimer Scarburati, fondatore della dinastia e dell’officina, che ha interrotto per alcuni minuti il consueto lancio di chiavi inglesi del 14 ai passanti commentando l’arrivo del nipotino con il mantra “quando cresce meglio busone che sposato a una cannucciola di sotto e comunque diobonino lo ammazzo in tutti e due i casi” intervallato da una ardita e inedita litania di bestemmie dialettali appenniniche degli anni 30.
Felice e radiosa, assistita dalla sorella Pugnetta, la mamma stringeva con orgoglio al seno il piccolo a ritmo di boogie masticando caramelle alascane con occhi da lupa (scusate, ho dovuto mettercela) e ha dichiarato “Nella sua educazione mi ispirerò a metodi montessoriani e alla pedagogia di Fabrizio Corona”. Al momento del lieto evento affollava la piazza antistante l’ingresso dell’ospedale una festosa strabocchevole folla di cinque persone plaudenti ed entusiaste, tra cui Artemio, l’ubriacone del paese, che dondolando come un palmizio (scusate di nuovo, non potevo non metterla) ha levato un biascicato brindisi incomprensibile col settimo Fernet della giornata (3), la parrucchiera Fernanda in Crocs fosforescenti e bigodini che per l’occasione ha letto alcuni passi del Vangelo secondo Belen da “Chi”, la signora Jole del terzo piano, non la cugina della Adalgisa ma quella che abita sopra al bar e da quando causa vedovanza ha chiuso l’edicola non ha una mazza da fare tutto il giorno e si infila a ogni cerimonia, un signore straniero disperato con la faccia un po’ stravolta sconosciuto a tutti e completamente a digiuno della lingua italiana che era uscito al casello sbagliato dell’autostrada e vagava perduto per la Bassa da due giorni in preda ad allucinazioni da calore e a nulla valeva dirgli che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino, manco fosse di Berlino, (scusate, ho dovuto metterci anche questa) e per finire il playboy del paese Luigi, meglio noto per le sue performance erotiche come “Cinquanta sfumature di Gigio” (4), accompagnato dalla sua ultima fiamma Samantha Pusciap, elegantissima e sobria in zeppe, microgonna pitonata e top in latex.
L’evento è stato salutato da una salva di potenti sonorità di dubbia origine e da cori irriferibili dedicati ai chiacchierati trascorsi sentimentali della neomamma, provenienti dalla vicina tradizionale Sagra Della Porchetta Allampanata Che Sguazza Nel Lambrusco. Questo blog nell’augurare una lunga vita e felice vita al piccolo Diesel si unisce ai festeggiamenti e alla gioia di Osvaldo e Genoveffa. Che a noi Kate e William ci fanno una pippa (con la p minuscola).


1) non per la convenienza delle offerte del negozio ma per la sua ben nota e apprezzata volubilità nella scelta dei partner
2) esisteva sul serio
3) erano le 11.35 del mattino
4) cit. Rossella Calabrò, Cinquanta sbavature di Gigio, Sperling & Kupfer 2012

Ovviamente, chi coglie le citazioni musicali disseminate qua e là per il post avrà la mia imperitura stima.
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L'ultimo post dedicato al compianto (compianto?) Principe Filippo mi ha riportato alla mente il gigantesco sfracellamento gonadico di qualche anno fa quando stava per nascere il principino George, forse l'unico bambino della storia che aveva già sbriciolato i coglioni ancora prima di nascere. Dato...
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Filippica

24 aprile 2021 ore 21:25 segnala
Suppongo non sia sfuggito a nessuno come il periodico e inarrestabile scartavetramento scrotale riguardo alle vicende della famiglia reale inglese si sia recentemente arricchito di un nuovo capitolo. Si è aggiunto un altro argomento come se non ne avessimo avuto abbastanza delle vicissitudini amorose dei vari rami della famiglia e della nascita dei vari royal babies. Qualche giorno fa, ne sarete certamente al corrente, si sono svolti i funerali di Sua Altezza Reale Il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, Conte di Merioneth, Barone Greenwich, Cavaliere Reale del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo, Membro dell'Ordine al Merito, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano, Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere di Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico, Membro Addizionale dell'Ordine della Nuova Zelanda, Compagno extranumero dell'Ordine di Servizio della Regina, Cavaliere dell'Ordine d'Australia, Reale Capo dell'Ordine di Logohu, Compagno straordinario dell'Ordine del Canada, Comandante straordinario dell'Ordine al Merito Militare, Decorazione delle Forze Canadesi, Lord dell'Onorevolissimo Consiglio Privato di S.M., Membro del Consiglio Privato della Regina per il Canada, Personale Aiutante di Campo di S.M. il re Giorgio VI, Lord Alto Ammiraglio del Regno Unito. Lo vedete qui mentre intrattiene brillantemente alcune fans. Vi prego di notare lo sguardo di quella al centro.




Pur consapevole di quanto siano doverosi rispetto, solidarietà e umana pietà davanti alla scomparsa di un essere umano, devo riconoscere che la mia prima reazione alla notizia del decesso non è stata particolarmente empatica.




Ma nonostante il colossale smarronamento mediatico non so se avrei scritto questo post se non avessi letto questa cosa.




Ognuno è libero di avere i miti che crede, ci mancherebbe altro, e proprio per questo mi tengo stretti i miei. Ma che il principe Filippo abbia avuto un ruolo importante nella mia vita non credo di poterlo dire. Per come la vedo io è morto alla notevole età di novantanove anni un tizio che ha passato una buona parte di questi anni divertendosi parecchio, cosa che non ci lascia stupiti se pensiamo che stiamo parlando di un tizio che quando andava a fare la spesa pagava con banconote su cui c'è l'immagine di sua moglie. Lasciamo stare i pettegolezzi sulle sue (pare numerose) scappatelle extraconiugali e lasciamo stare anche le sue gaffes, alcune delle quali erano cose che avrei potuto dire io ai tempi del liceo in un sabato sera di eccessi alcolici. Sì, va bene, d’accordo, cose che continuo a dire anche ora e che spesso scrivo anche su un blog, va meglio così? Però, sbilanciarsi su un social con una accorata dichiarazione tipo "Ci mancherai Principe Filippo" mi sembra francamente eccessivo. Voglio dire, a mio avviso puoi dire una roba del genere in due casi. O se eri un frequentatore abituale di Buckingham Palace e avevi rapporti molto intimi e confidenziali con la famiglia reale, a livello "Ehi, Phil, dì a Betty che oggi il tè faceva schifo quasi come il suo ultimo cappellino". O se eri il fornitore ufficiale di non so cosa per la real casa e la scomparsa del suddetto principe consorte ti dimezza il fatturato. A me, che non sono intimo di regnanti e al massimo spaccio minchiate, è mancato molto di più Armidio Sbezzegazzi, l'edicolante che vendeva le riviste sconce a me e ai miei amici quando avevamo tredici anni.
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Suppongo non sia sfuggito a nessuno come il periodico e inarrestabile scartavetramento scrotale riguardo alle vicende della famiglia reale inglese si sia recentemente arricchito di un nuovo capitolo. Si è aggiunto un altro argomento come se non ne avessimo avuto abbastanza delle vicissitudini...
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24/04/2021 21:25:17
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Il corpo del reato

19 aprile 2021 ore 11:56 segnala
Lasciamo stare il fatto che la scena per me è già di per sé da standing ovation. Insomma, io ogni volta che cerco di immaginare lo svolgersi dei fatti mi ribalto dalle risate, non resisto, è più forte di me.



Io sarò anche scemo, non mi sento di escluderlo a priori, ma a me l'immagine di questo gruppo di tizi e/o tizie sbronzi come ranocchi con pendaglini e/o tette al vento che snocciola una litania di blasfemie fa morire dal ridere. (1) Ho passato ore a scervellarmi su quale sarà stato il motivo principale della denuncia, quale è considerato il reato più grave dei tre. Atti osceni in luogo pubblico, ubriachezza molesta, blasfemia ? A dire il vero ho anche passato parecchio tempo a pormi domande delle quali non sono sicuro di voler conoscere la risposta. La prima è dove guarda l'agente verbalizzante mentre notifica una denuncia a qualcuno nudo, e la seconda dove il qualcuno nudo ripone il foglio di carta con la denuncia appena ricevuta. Ma questi in effetti sono miei problemi, mie personalissime curiosità che non hanno particolare rilevanza. E comunque, detto tra noi, confesso che in spiaggia preferirei avere vicina una comitiva di questo genere che una dove sia presente un allegrone da spiaggia, che è un inquietante soggetto che passa il tempo a fare battute e scherzi ai compagni di comitiva rompendo i coglioni a tutti i presenti nel raggio di trenta ombrelloni. Un giorno all'allegrone da spiaggia dedicherò un post. E comunque, preferirei di gran lunga entrambe le compagnie citate ad un gruppo definibile come "Vestiti sobri recitano preghiere in spiaggia".

(1) Se state pensando che nelle bestemmie non c'è nulla da ridere, posso darvi ragione. Ma ho giocato abbastanza a calcio per averne sentite di epiche, e non mi scandalizzo più di tanto. E a divertirmi, ripeto, non è tanto la bestemmia ma tutto l'insieme.
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Lasciamo stare il fatto che la scena per me è già di per sé da standing ovation. Insomma, io ogni volta che cerco di immaginare lo svolgersi dei fatti mi ribalto dalle risate, non resisto, è più forte di me. « immagine » Io sarò anche scemo, non mi sento di escluderlo a priori, ma a me...
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