Hurricane

07 febbraio 2023 ore 21:23 segnala
Devo ammettere che tempo fa sono stato molto colpito dalla lettura di un articolo che parlava di come in alcune località degli Stati Uniti folle di fedeli si siano radunate a pregare contro l'arrivo di uragani. Sì, il tema delle preghiere contro gli uragani mi ha acchiappato parecchio e quando una cosa mi acchiappa inizio a lasciare libero sfogo ai pensieri, mi faccio domande, cerco di approfondire. Tutte cose che provocano uragani mentali che poi vi ritrovate in queste pagine sotto forma di delirio. Allora, la prima cosa che mi sono chiesto è come i credenti cristiani pensano che le loro preghiere abbiano effetto su un uragano. Voglio dire, ci sono diverse ipotesi da prendere in considerazione. Pensano che l'uragano sia a sua volta un fervente cristiano e quindi sia rabbonito dalle suddette preghiere? Ma allora Noè che si è rimboccato le maniche e ha costruito un'Arca ha esagerato quando poteva cavarsela con due Ave Marie e quattro Pater Noster? O pensano forse che sia una punizione divina per i loro peccati alla quale sfuggire facendo i bravi in spiaggia? E qui mi viene in mente la faccia da culo "scusi prof giuro che non lo faccio più" che mettevo su quando mi beccavano disattento o a disturbare a scuola. O ancora al contrario pensano l'uragano come una sorta di emanazione del demonio che viene respinta e in qualche modo esorcizzata sempre dalle suddette preghiere? E se l'uragano fosse seguace di qualche religione bellicosa e radicalizzata? Voglio dire, quando gli ricapita di trovare una bella spiaggia gremita di infedeli inermi armati solo delle loro preghiere?
Per tacere degli intrecci con la geografia. Ok, proteggi la tua spiaggia e la tua cittadina con il coro delle tue preghiere e respingi l'uragano. Ma dove lo mandi, per la miseria? Pensi di riuscire ad annichilirlo e far tornare il sole o ti limiti a mandarlo sulla cittadina vicina e poi sono cazzi loro anche se sono cristiani come te? Cosa è, ai canti mischiate anche qualche soffiata? "Ehi, risparmia noi di Staminchia City, ho sentito dire che a Sticazzyville 20 miglia più avanti è pieno di puttanieri e ubriaconi, vai là." Poi, per concludere, ho tentato di mettermi nei panni di un uragano. Sì, lo so che un uragano si libra nell'aria leggero e si muove veloce ruotando su se stesso mentre io sono leggermente sovrappeso e se ruoto velocemente su me stesso mi schianto sul pavimento a pelle di leone, ma volete concedermi o no qualche licenza poetica? Allora, in questa visione ero un uragano diretto verso una spiaggia con tutto il mio carico di distruzione, ma era piena di gente che pregava e li ho risparmiati. Ho puntato un'altra spiaggia, ma anche lì stessa storia. Due spiagge più in là, cantavano. Dopo altri venti chilometri, bruciavano incenso e si tenevano per mano. Altri chilometri, e giù versetti della Bibbia come se piovesse (sì, è una battuta). Ditemi voi allora dopo quanto tempo un povero uragano che sta facendo solo il suo porco dovere di soffiare vento e vomitare acqua ha il diritto di rompersi i coglioni, devastare, timbrare il cartellino e tornare in mare a riposarsi?
No, perché non so se lo sapete ma la meritocrazia negli uragani è spietata. Cioè, se tu perdi potenza distruttiva ti declassano da uragano a tempesta tropicale e poi lo annunciano pure con gioia su tutti i telegiornali. E questo un uragano con un minimo di amor proprio fatica ad accettarlo. Voglio dire, ce lo vedete un uragano declassato tornare a casa dai bambini umiliati con la moglie che lo guarda furente "sei il solito buono a nulla" ? E lui cosa dice, "C'era un sacco di gente in spiaggia che cantava e pregava, mi hanno distratto e poi c'erano delle ciambelle buonissime, non me la sono sentita di spazzarli via" ? Poi di colpo ho realizzato una cosa. Che sovrappeso a parte, come uragano sono poco credibile. O meglio, che per fermarmi il coro di preghiere non sarebbe la strategia giusta. No, non parlo delle ciambelle, dai, siamo seri. Gli converrebbe mettere in spiaggia un gruppo di cheerleaders gnocche in costume da bagno.
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Devo ammettere che tempo fa sono stato molto colpito dalla lettura di un articolo che parlava di come in alcune località degli Stati Uniti folle di fedeli si siano radunate a pregare contro l'arrivo di uragani. Sì, il tema delle preghiere contro gli uragani mi ha acchiappato parecchio e quando una...
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07/02/2023 21:23:29
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L'uomo che cadde sulla terra

22 gennaio 2023 ore 19:25 segnala
In tempi di neve, ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con almeno venti centimetri al suolo. Io l’ho fatto in versione lavorativa, ma ragionevolmente si può fare anche in versione condominiale. Mi sento di sconsigliare la versione in tangenziale o in incrocio trafficato, a meno che non si amino le sensazioni forti. Considero antisportivo indossare abiti impermeabili, va fatta con vestiario normale. Diciamo inoltre che lavorare in un posto dove i rapporti gerarchici sono molto flessibili e le relazioni informali aiuta, anche se altrove potrebbe essere un modo elegante di chiudere un rapporto di lavoro. Durante la pausa caffè guardare i colleghi, dire “Signori, non ricordo se vi ho mai detto che a me piace on ice“, appoggiare il bicchierino, uscire e inoltrarsi nel parco circostante camminando senza voltarsi incurante di sguardi allibiti e sorrisi di compatimento. Arrivati a distanza adeguata girarsi, sorridere al pubblico che vi guarda allargando le braccia, fare un inchino, soffiare un bacio e lasciarsi cadere all’indietro nella neve. Bisogna rimanere stesi immobili per almeno cinque minuti, prendere sonno sarebbe un tocco di qualità aggiuntivo ma c’è il rischio che nessuno venga a svegliarvi e le alternative sono licenziamento, congelamento o entrambi.




Dopodiché rialzarsi avendo la massima cura di non danneggiare la vostra impronta nella neve, tornare alla macchinetta del caffè, bere il caffè gelato e dire con fierezza ai colleghi come se si trattasse di una grande rivelazione “Yes, I’m the man who fell to earth, e allora?“ Quindi iniziare uno sproloquio metafisico su pieni e vuoti sviscerando in particolare il concetto che la vostra forma rimasta nella neve, oltre ad essere una impalpabile opera d’arte di cui voi siete atto e attore, è una assenza apparente nata da una presenza passata e non sarà quel nulla a scomparire, perché è già nulla per definizione e non può annullarsi, ma sarà il dissolvimento della volatile sostanza che segnava per contrasto e negazione l’assenza a cancellare quella presenza fatta di nulla. E’ molto importante che diate chiaramente la sensazione di non avere la minima idea di quello che state dicendo. Fissare con aria assente un punto imprecisato sopra le teste dei vostri ascoltatori aiuta. Quando sentite che le vibrazioni verso di voi si fanno molto negative, tipo insulti e minacce verbali con almeno l’80% dei presenti che vi gira ostentatamente le spalle e il restante 20% che vi lancia addosso tè o cioccolata, entrate nell’ufficio del responsabile commerciale e scuotendogli un po’ di neve sulle fatture ditegli con faccia molto ma molto sussiegosa “You’re face to face with the man who sold the world!”, quindi ritornate alla vostra scrivania imitando un allegro scampanellio sulla melodia di Jingle Bells e chiedendo ai colleghi che incrociate se hanno visto passare delle renne.


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In tempi di neve, ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con...
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Time Warp - Years Ago, Riflessi Rossi Nel Sole

15 gennaio 2023 ore 21:35 segnala
It's astounding
time is fleeting
madness takes its toll




Aspettavo questo momento da tanto. Sono passati anni su anni, e tanti ritorni a Venezia. Sono lì seduto, spalle agli Schiavoni, e guardo la folla. Ti vedo solo io quando tra gente che fotografa, telefona, cammina, ammira ti materializzi dal nulla come Kevin Spacey alla stazione in K-PAX. Perché chiamatela curvatura spaziotemporale, chiamatela dimensione parallela, allucinazione, distorsione, chiamatela come cazzo vi pare, nonostante il caos posso vederti solo io. Nessun altro. E vieni decisa, cammini verso di me allo stesso modo di allora. La scena la conosco, la conosco a memoria. Non so da quanto mi aspetti tu, ma io ti aspettavo. Sei identica. Hai sempre gli stessi capelli rossi incendiati dal sole. Del resto se non sei tizianesca qui, dove? Mi guardi dritta negli occhi, proprio come allora. E adesso che saprei come risponderti, la domanda è cambiata. Cambiata di brutto.


"Lo sai che sei un cretino, vero?"
E io lo so, lo so perfettamente.
Lo so da quel giorno.
E come allora non dico nulla e ti guardo scomparire.
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It's astounding time is fleeting madness takes its toll « video » Aspettavo questo momento da tanto. Sono passati anni su anni, e tanti ritorni a Venezia. Sono lì seduto, spalle agli Schiavoni, e guardo la folla. Ti vedo solo io quando tra gente che fotografa, telefona, cammina, ammira ti...
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Romagna Adventures 17 - Alla ricerca degli spazi perduti

27 dicembre 2022 ore 21:25 segnala
Questo è il diciassettesimo e ultimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Il presente post parte con velleità scientifiche che si esauriscono rapidamente per scivolare giocose nella solenne minchiata. Partiamo proponendo il diagramma di Hall, antropologo che ha studiato le relazioni di vicinanza nella comunicazione e coniato il termine "prossemica".




Ecco, una spiaggia romagnola costituisce un campo di studio esemplare per la suddetta disciplina. A partire dalla disposizione degli ombrelloni, la cui distanza ormai è misurabile in millimetri più che in centimetri.




Ad aggravare la faccenda, l'esistenza dei telefonini che, coniugata alla succitata disposizione, produce esperienze come quella che vado immantinente a narrarvi segnando il confine tra l'inizio dotto e la solenne minchiata. Mi sono trovato intrappolato in una spiaggia come quella dell'immagine con una vicina di ombrellone telefonodipendente. Categoria che si può a sua volta suddividere in due sottocategorie. La prima è quella che parla a voce bassa e ti fulmina con lo sguardo se dai l'impressione di stare ad ascoltare quello che dice. Qui ci sono due ulteriori sottosottocategorie, quella che dice cose di cui non ti frega una mazza e se sembra che la stai guardando in realtà è perché hai incollato gli occhi su un lato B sei ombrelloni più in là e la sua telefonata sta proprio nella linea retta che unisce pupille e natiche e quella che invece dice cose gustosissime tipo pettegolezzi a sfondo pornoeroticosensualmorboso e tu stai effettivamente tentando di origliare fingendoti addormentato dietro gli occhiali da sole. La seconda è quella che urla a 360° informando dei fatti suoi anche gli utenti dei tre bagni vicini e nei casi estremi anche i primi piani degli alberghi sulla spiaggia. Il bello è che anche lei ti fulmina con lo sguardo se dai l'impressione di stare a ascoltare. Eccheccazzo, sembri Wanna Marchi in una telepromozione e sei a 784 millimetri da me, non posso non ascoltarti.
Comunque, l'argomento della fragorosa telefonata era la misteriosa secchiata d'acqua caduta in cortile a casa e di ignota provenienza. E per due ore (si potrebbe aprire un nuovo post sui danni prodotti dalle tariffe telefoniche con chiamate illimitate, ma non lo farò) mi sono sorbito un mix di sospetti, sfoghi, polemiche, investigazioni a livello NCIS su un incidente condominiale per cui avevo lo stesso interesse che per le foto della gente che posta quello che mangia. Finito il tormentone, non so se per esaurimento delle batterie o dei coglioni di chi stava dall'altro capo del filo, da quel che ho capito con un possibile sospettato ma senza avere risolto il caso, si è aperto un secondo fronte di delirio. La suddetta telefonante fa parte di un gruppo composto oltre che da lei da un uomo (marito compagno amante), una donna (sorella cognata amante del marito), bimbetto che gioca sulla sabbia, neonato con pannolone che non gioca sulla sabbia e se ne sta nella sua carrozzina. Mentre lei telefona fanno ognuno quel che aggrada di più. L'uomo smanetta sul telefono, la donna legge un giornale, il bimbetto fa le formine. Il neonato, dato che a pochi mesi non hai grosse opportunità di divertirti in spiaggia, fa a sua volta quel che gli piace di più e gli riesce meglio, ovvero riempirsi di un oceano di cacca e commentare il tutto con sonori strilli di giubilo. Da qui parte una clamorosa escalation, con l'altro bimbetto che viste le attenzioni dedicate al neonato decide di mettersi pure lui a fare capricci e il terzetto di adulti deve affrontare contemporaneamente l'improbo cambio di pannolone (se avete mai cambiato un neonato su una sdraio al mare sapete di cosa parlo, se non lo avete mai fatto è inutile che tenti di descrivervelo) e la ribellione dell'altro pargolo che ha fame sete è stanco di formine vuole fare il bagno e afferma tutte queste cose contemporaneamente urlando. La signora, a cui la lunga telefonata non ha evidentemente danneggiato le corde vocali, risponde sullo stesso tono al pargolo finché l'uomo non esplode a sua volta tentando di sovrastarla.
E qui è il momento clou, lei se ne esce con "Non alzare la voce". E io, sempre finto addormentato sulla sdraio, pregusto già il momento in cui accadrà qualcosa di drammatico. In media, la gente che sta urlando incazzata a cui dicono di non urlare fa cose che meritano di essere viste o sentite. E invece niente. Niente di niente. E lei, non so se spietata o incosciente, rilancia con "E comunque dobbiamo organizzarci meglio per avere i nostri spazi". E io, che per anni ho portato due bimbetti al mare, sorrido sotto i baffi. E penso che per esempio l'anno prossimo potreste scegliere spazi lontani dal mio ombrellone. Ma soprattutto, penso che in quel momento se c'è uno spazio dove vorrei essere per un minuto è il cervello del marito compagno amante. Così, per sapere cosa si prova a essere un potenziale serial killer.

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Questo è il diciassettesimo e ultimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Il presente post parte con velleità scientifiche che si esauriscono...
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Romagna Adventures 16 - Pink Flamingo

21 dicembre 2022 ore 18:48 segnala
Questo è il sedicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Sono immerso fino all'ombelico nelle affollatissime tiepide acque della riviera romagnola. Caldo devastante, non si muove un filo d'aria. Avete presente quando vi chiedono "A cosa stai pensando?" e rispondete "Niente" ma in realtà a qualcosa state pensando? Beh, non è il mio caso e "niente" è più che mai la pura verità. In quel momento l'attività neuronale del mio cervello è in completo stand-by e i miei pensieri sono una gelatina grigiastra al sapore di nulla. Sono immobile, lo sguardo fisso proiettato sul nulla, le percezioni acustiche azzerate. Praticamente, sono morto in piedi.
L'unica percezione rimasta attiva è di tipo tattile, e proprio quella mi riporta alla realtà. Sento sulla schiena l'urto leggero di qualcosa. Scarto l'attacco di una creatura aliena, che valuto decisamente improbabile anche perché penso che perfino la regina madre di Alien fuggirebbe terrorizzata dalla fauna del bagno 34, e riconosco vagamente un salvagente. Mi giro lentamente pensando a come allontanare e possibilmente terrorizzare un bimbetto scassacazzo senza suscitare le ire dei genitori, ma non c'è nessun bimbetto. Sono stato assalito alle spalle da un gigantesco fenicottero rosa, ma questo è il meno. Dentro il fenicottero rosa c'è una signora. Ad una sommaria valutazione, peserà almeno un quintale. So che state pensando "Ma dai, Mid, ora ti metti anche a fare bodyshaming, vergognati". E vi sbagliate. Perché la signora indossa un cappello che a me pare da pescatore norvegese, un paio di occhiali giganteschi che le coprono mezza faccia e un sorriso che definire contagioso è riduttivo. E sguazza felice in un metro e venti d'acqua, mette allegria solo a guardarla. E in quel carnaio di scollature, perizomi, chiappe, tette, tatuaggi, bandane è una visione spettacolare. E al suo garbato, sorridente "mi scusi" replico con un altrettanto garbato "ma si figuri". E rimpiango di non saper dire "sono pazzo di te" nella lingua dei fenicotteri.
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Questo è il sedicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Sono immerso fino all'ombelico nelle affollatissime tiepide acque della riviera...
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Romagna Adventures 15 - Umiliazione mondiale

11 dicembre 2022 ore 13:57 segnala
Questo è il quindicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. A dire il vero è un post dello scorso mondiale, ma in questo anomalo periodo di mondiale autunnale ci sta un riciclo. Mi aggiro per la hall di un albergo romagnolo in preda a una devastante tristezza calcistica. Su tutti gli schermi, a qualsiasi ora, partite di calcio.
E, come ben saprete, non c'è l'Italia. La Svezia che ci ha eliminati e lasciati a casa passa pure il turno. La Francia di sua simpatia Macron avanza a gonfie vele. Dalla Danimarca alla Croazia all'Uruguay, avanti tutti agli ottavi. Minchia, anche il Giappone. Unica, microscopica soddisfazione l'eliminazione della Germania ai gironi e la conseguente sparizione di tutti i crucchi, non se ne trova più uno nemmeno a pagarlo.
Mi guardo intorno cercandone uno da sbeffeggiare per condividere il mio dolore e la sorte sembra premiarmi. La signora bionda con gli occhialini tondi incrocia il mio sguardo e mi attacca discorso. Purtroppo non è tedesca. Buon italiano, dai modi direi una maestra. Convenevoli di rito, che caldo oggi, qui si mangia bene, quanto vi fermate. E per un attimo dimentico il mio dolore. Ma mai abbassare la guardia. Perché arriva la pugnalata a tradimento. La signora si congeda con un sorriso e non saprò mai se era proprio cordiale o se mi stava sottilmente perculando con stile. "Mi scusi, ma anticipiamo la cena per guardare la partita. Sa, siamo svizzeri."
E io, affranto sostenitore di una potenza calcistica quattro volte campione del mondo, incasso il colpo con stile. Mentre la rappresentante di una nazione nota per orologi a cucù, cioccolata, soldi sporchi nelle banche e come sport nazionale il gioco dei quattro cantoni va a guardare una partita mondiale, io posso al massimo guardare il buffet degli antipasti. Lo fisso con odio, a qualcuno devo pur farla pagare. E tu sarai il primo, sautè di cozze.
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Questo è il quindicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. A dire il vero è un post dello scorso mondiale, ma in questo anomalo periodo di...
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Romagna Adventures 14 - Giovialone

24 novembre 2022 ore 23:08 segnala
Questo è il quattordicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Oggi prenderò in esame un altro notevole esemplare della fauna da spiaggia, quello che io definisco il giovialone. Trattasi di soggetto iperagitato, posseduto da una allegria isterica e da un immotivato buonumore perennemente sopra le righe, a causa dei quali infligge ai compagni di vita, di comitiva, di vacanza prove di sopportazione inenarrabili. La sua attività consiste nel fare a ripetizione scherzi, o almeno cose che lui considera tali, per di più ridendo fragorosamente molto divertito. Ecco, se in una comitiva qualcuno fa uno scherzo e almeno metà della gente ride, tutto bene. Se ride solo l'autore dello scherzo e gli altri sono imbarazzati e guardano altrove, siamo probabilmente in presenza di un giovialone. Va detto con chiarezza che in genere il giovialone esplica la sua attività di allegro rompicoglioni a beneficio della gente con cui appunto fa branco e difficilmente si dedica agli estranei, ai vicini di ombrellone, insomma a terzi. Questo non toglie che avere come vicini di ombrellone una comitiva di cui faccia parte un giovialone sia una notevole zappata sulle palle, sia chiaro, perché comunque si è costretti ad assistere alle sue performance senza possibilità di difesa, a meno che non si opti per uno strategico cambio di bagno o più radicalmente per la montagna.
Comunque, tanto per fare un esempio di attività tipica del giovialone, tenete conto di questo consiglio. Se vedete qualcuno che fa un gavettone a qualcun altro che sta leggendo, siete con 99 probabilità su 100 in presenza di un perfetto esemplare di giovialone. Voglio dire, se bagni me mi incazzo e ti mando affanculo in modo subliminale tra le risate a denti stretti, probabilmente non ti rivolgo più la parola fino alla fine della vacanza se non per insultarti e cerco di tenere sempre diversi metri tra te e me, ma ci sono ragionevoli possibilità che tu ne esca incolume. Ma se mi bagni il libro che sto leggendo, rischi grosso, ma davvero grosso. Io credo che buona parte dei casi di omicidio irrisolti e inspiegabili che si verificano in località balneari, spesso portati a termine con modalità efferate e crudeli, vedano come vittime dei giovialoni. Ho visto con questi occhi un giovialone alzare il lembo libero del telo da spiaggia su cui era stesa una innocente vittima e ripiegarglielo sopra la testa. E i teli da spiaggia distesi sulla sabbia raramente sono esenti dalla presenza di sabbia. Che con manovre come quella descritta tende, per una complessa legge fisica, ad infilarsi negli occhi. E il volto attonito della destinataria del simpatico scherzo mescolava la assoluta inespressività di chi non crede che sia possibile avere a che fare con gente che si diverte in modo così idiota alla feroce determinazione a sopprimere qualcuno il prima possibile.
Il giovialone, per sua natura, ha bisogno di un branco che gli faccia contemporaneamente da pubblico e da vittime. Un gruppo di persone che lo conosca abbastanza bene da sopportare e subire le sue intemperanze senza passare alle vie di fatto. E secondo i miei accurati studi sul tema il numero di persone di cui deve essere formato il gruppo è (n + 3). Un giovialone da solo non può esistere, fare scherzi a se stesso non è divertente e se fatto a ripetizione porta a TSO e ricoveri coatti. Un giovialone in una coppia ha una prevedibile evoluzione negativa, nel senso che l'altro membro della coppia o si allontana o lo uccide, quindi o torniamo al precedente caso del giovialone singolo o nella ipotesi più cupa al giovialone zero. Un giovialone in un terzetto dura altrettanto poco, con due opzioni possibili. O trova tra gli altri due un ammiratore delle sue bravate e quindi il terzo, vittima prescelta, si allontana o si suicida, riportando alla situazione di coppia già descritta, o gli altri due si coalizzano e lo sopprimono, e siamo di nuovo al giovialone zero. Dalle quattro persone in su, un gruppo sufficientemente coeso può reggere un giovialone, magari con sapienti turni di sopportazione del suddetto. Naturalmente resta sempre aperta la possibilità di soppressione da parte del terzetto non gioviale, soprattutto dopo la quarta volta che vengono nascosti gli occhiali da sole, ma la vita di un giovialone è fatta anche di rischi.
Tutto questo, come dicevo all'inizio, nella migliore delle ipotesi, ovvero se le vostre frequentazioni di giovialoni sono forzate, incolpevoli e dovute a congiunzioni astrali per cui la comitiva maledetta è capitata a pochi metri da voi. Perché se invece voi consapevolmente andate in vacanza con un giovialone, il mio discorso perde di significato. Ve la siete cercata e adesso ve lo tenete. A proposito, non so se ve ne siete accorti ma qualcuno ridendo sta per infilarvi nella maglietta sei cubetti di ghiaccio. Cantando divertito sull'aria di "My heart will go on". E non so quale delle due sia la cosa peggiore.
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Questo è il quattordicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Oggi prenderò in esame un altro notevole esemplare della fauna da spiaggia,...
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24/11/2022 23:08:49
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Romagna Adventures 13 - Bocciato

14 novembre 2022 ore 23:09 segnala
Questo è il tredicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Sulla collocazione di questo post sono stato a lungo indeciso. Non sapevo se inserirlo nella saga romagnola o nella categoria cose da fare almeno una volta nella vita. Dopo una lunga riflessione durata lo spazio di due birre, ho preso la mia decisione e la romagnolità ha prevalso.
Allora, tutti i bagni romagnoli che si rispettino, ma anche quelli meno rispettabili (tipo il mio, c'è chi va a bere Pampero nei peggiori bar di Caracas mentre io mi scotto le chiappe nei peggiori bagni della riviera, e allora ?), hanno un campo da bocce. E il campo da bocce è per definizione sempre, perennemente, inesorabilmente occupato. E' un postulato della geometria euclideo-romagnola, due rette parallele non si incontrano e se anche si incontrano si ignorano e non si salutano (cit.) e il campo da bocce non è mai libero. E' perennemente abitato da gruppi di anziani signori con caratteristiche variabili da bagno a bagno, e mi permetto di suggerire alla Nasa che la ricerca di forme di vita su Marte parte da presupposti sbagliati. Dovrebbero cercare sul pianeta rosso qualcosa che somigli ad un campo di bocce, se c'è vita è sicuramente lì o al bar più vicino.
Avendo avuto spesso l'ombrellone vicino al campo da bocce, ho avuto modo di notare che nel mio bagno ci sono abitudini su cui un antropologo avrebbe materiale di studio. Una cosa degna di nota è ad esempio il signore che, non si sa per quale motivo, conta i punti in tedesco. Suppongo siano ricordi di una brillante gioventù di conquistatore di valchirie, ma il punto è che parte baldanzosissimo con ain zvai drai, poi non li sa più. Solo che le partite arrivano in genere a quindici. Perciò, o ripiega su atroci storpiature dei numeri italiani con un tedesco da sturmtruppen tipo zinquen, setten, e così via, o passa direttamente al dialetto ravennate, che è notoriamente meno comprensibile del tedesco. Un'altra cosa degna di nota è la cerimonia della partita mista, dove coppie formate di esponenti di ambo i sessi si sfidano. Ho sempre avuto dubbi che in questo tipo di partite la vera sfida sia su un piano differente dall'avvicinare il più possibile sfere di metallo o plastica al pallino e consista nello stabilire chi sa fare le migliori allusioni a sfondo sessuale legate al tema bocce, palle, eccetera. Beh, nel mio bagno in questo campo siamo a livelli olimpionici.
Ma quello che volevo raccontare è un aneddoto di qualche anno fa. Per qualche misterioso motivo ancora allo studio di una task force di scienziati, quella mattina il campo da bocce era libero. E mio figlio, allora bimbetto, probabilmente molto stupito dal vederlo disabitato, se ne uscì con la richiesta "Papà, giochiamo a bocce ?". Non poteva fregarmene di meno ma non avevo motivi validi per dire di no, quindi da padre coscienzioso entrai sul sacro terreno. Al secondo lancio di bocce, si materializzò dal nulla una tribù di abitatori del suddetto rettangolo sabbioso che iniziò a guardarci male. Ora, chi mi conosce sa che sono una persona pacifica e per nulla bellicosa. Ma se ho l'occasione di fare girare le palle a qualcuno e per di più gratis, non me la lascio sicuramente scappare. Quindi, continuammo la nostra partita. Finché uno degli assatanati si lasciò scappare la frase "Ma non vedete che qui c'è gente che deve giocare?". E io, indossando come al solito la mia migliore faccia da culo, gustandomi sguardi che erano spilloni d'odio che mi trapassavano da parte a parte, risposi serafico "Sa, era da tanto che mio figlio voleva fare una partita". E cominciai volutamente a sbagliare diversi lanci, mantenendo il punteggio in equilibrio con un lentissimo avanzamento di un punto alla volta in modo da fare durare la partita il più a lungo possibile. Il tutto mentre la temperatura, sia dell'aria che del pubblico, saliva. E alla fine, vinta la partita per un punto e resistito alla tentazione di introdurre un tie-break di mia invenzione per cui la partita doveva terminare con un vantaggio pari ad un multiplo di tre, abbandonai il campo. Non prima, da quel gran signore che sono, di aver ordinatamente raccolto tutte le bocce. E averle collocate nella parte di campo che non era all'ombra. Quella dove la temperatura della sabbia era a livelli sahariani e ci sarebbe voluto il vitello dai piedi d'amianto (ancora cit.). E aver augurato agli assatanati, con il mio sorriso più paraculo, un bel "Buona partita". E' stata una delle poche volte in vita mia in cui non ho rimpianto la mancanza della capacità di leggere nel pensiero.
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Questo è il tredicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Sulla collocazione di questo post sono stato a lungo indeciso. Non sapevo se...
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14/11/2022 23:09:05
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Romagna Adventures 12 - StaBal

29 ottobre 2022 ore 14:34 segnala
Questo è il dodicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Oggi sento un insopprimibile bisogno di parlarvi del mio bagno. Ma no, non del cesso di casa mia, che discorso, quello meriterebbe un post a parte. Bagno inteso come stabilimento balneare che ero solito frequentare, che da ora per brevità indicherò come StaBal. Come saprete, la Romagna vive tra le altre cose su attività turistiche. E per accontentare il turismo in riviera sono pronti praticamente a tutto, da iniziative all'avanguardia fino alle bassezze più ignobili. Questo segmenta il mercato degli StaBal in diverse fasce, da quelle strafighette a quelle più popolari.
Vado a cercare di spiegarmi meglio. Se lo avesse chiesto qualche turista, che so un conte Guastardo della Radica qualunque, sono pronto a scommettere che uno StaBal di quelli fighetti si sarebbe attrezzato per collegarsi direttamente con Samantha Cristoforetti, chiederle di angolare diversamente un pannello della ISS e riflettere i raggi solari sull'ombrellone numero 138. E lei lo avrebbe fatto. D'altra parte, si era collegata con Carlo Conti a Sanremo. Se serve ad attirare gente al bagno e c'è un campo di beach soccer, lì non è che puoi scegliere tra le magliette di Messi o di Cristiano Ronaldo. Nello StaBal fighetto puoi scegliere quale dei due in persona vuoi avere in squadra con te, e alla fine se perdete loro si prendono la colpa della sconfitta mentre se vincete dicono che non ce l'avrebbero fatta senza di voi e che sono onorati di aver fatto parte della vostra squadra. Compreso nel prezzo della partita, potete fare un cazziatone a uno dei due per un passaggio sbagliato. Negli StaBal fighetti non ci sono le piadine con lo squacquerone fatte dalla prozia del bagnino, c'è Gordon Ramsey che per un modico sovrapprezzo è disposto a farsi sentire mentre dice con un marcatissimo accento di Igea Marina che la ricetta dello stegosauro coi carciofi e i pistacchi l'ha avuta da voi di nascosto e che la sua cucina ha risentito molto del vostro influsso. Alla mattina non c'è l'oretta di zumba. C'è l'Orchestra Filarmonica di Berlino col corpo di ballo del Bolscioi, e se volete dirigere voi vi prestano la bacchetta che usava Abbado. E via così, insomma ci siamo capiti. Se volete una tauromachia, basta chiederla.
Mi sembra superfluo a questo punto dirvi che io, per ridotte disponibilità economiche e per scelta esistenziale, non frequento uno StaBal fighetto. Il target medio del mio StaBal vede come vicino di ombrellone soggetti tipo il ragionier Fetenzio Sudaticci, in pratica un Fantozzi 2.0 più tecnologico ma ugualmente sfigato. E che si prende anche sul serio. Però nel mio StaBal non manca nulla. A partire dal simpatico avviso vicino alle docce "Ai bambini che giocano con l'acqua della doccia ci taglio il pisello". Ci sono le attività sportive, bocce e calciobalilla con gli omini rossi e blu. C'è perfino l'animazione, cosa credete? Ogni Giovedì. Dalle 16.00 alle 16.30. Si mangia la torta Pasqualina bevendo Albana e la cosa più divertente è (tentare di) rianimare quelli che si sono strozzati col bolo pastoso e immasticabile che si crea.
Naturalmente almeno finché non arriva il momento più atteso. Quello che tutto il pubblico attende con ansia irrefrenabile. Il momento dello show. L'esilarante scenetta in cui dall'altoparlante di spiaggia viene lanciato il messaggio "La signora Gina Vagina è desiderata al telefono". E che viene immancabilmente, anno dopo anno, accolta con un boato di gioia, ulteriori strangolamenti da torta, corse di signore che tentano di spacciarsi per la suddetta Gina, applausi e battutacce in tema, di cui almeno il 70% irripetibili. Quindi, dopo lo sketch, si parte con le danze. Vorticosi giri di danza che celano subdoli approcci finto romantici, sussurrati con suadente disinvoltura all'orecchio. Oddio, magari proprio sussurrati no, suadenti meno ancora e romantici non sempre, visto che ho sentito con queste orecchie un cavaliere rivolgersi alla dama con un delicato "Mo fammi ben veder gli occhi tuoi verdi che io ti faccio vedere i miei maroni" sentito da tutti i bagnanti fino alla battigia. Seguito da una epica sghignazzata di gruppo, da commenti la cui irripetibilità stavolta ha toccato punte del 90%, e dalla mia personalissima standing ovation mentale al poeta in questione.
E io, felice, ingollo l'ultimo bicchiere di Albana ormai bollente e penso che nel 2009 però la scenetta di Gina Vagina era venuta meglio, soprattutto perché la signora dell'ombrellone 91 era ubriaca come una ranocchia e tutti pensavano che i gemiti rantolanti che emetteva stesa sulla sabbia rovente fossero uno scherzo erotico o che fosse posseduta dallo spirito della suddetta Gina. Chi se lo immaginava che si fosse schiantata in terra perché si era slogata una caviglia, poveretta, e per di più si stesse ustionando le chiappe. Ma penso anche che, nonostante dica sempre che è l'ultima volta, l'anno prossimo torno costi quel che costi. E deglutito il bolo di torta che ruminavo da mezz'ora mi avvio al mio ombrellone a fingere di dormire, di avere un malore, di essere stato morso da un cobra di Romagna, di inciampare sbattendo la testa contro un lettino riportando un trauma cranico, di vedere San Giovese che mi annuncia uno tsunami, insomma qualsiasi cosa pur di non dover chiacchierare di politica col ragionier Sudaticci.
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Questo è il dodicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Oggi sento un insopprimibile bisogno di parlarvi del mio bagno. Ma no, non del...
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29/10/2022 14:34:38
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Romagna Adventures 11 - Silenzio Apache

17 ottobre 2022 ore 17:37 segnala
Questo è l'undicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Ormai è quasi mezzanotte e sto cazzeggiando amenamente sul web. Non del tutto per mia volontà, ma perché ancora una volta sono vittima di un devastante karaoke. Forse più devastante del solito, dico solo che il momento migliore delle esibizioni è stato quando i fuochi di artificio hanno coperto ogni altro suono. Finiscono i fuochi e ricomincia lo sguaiato frastuono travestito da canzone. Applicando una collaudata capacità di ascolto selettivo sviluppata in anni passati ad ascoltare rompicoglioni di ogni genere, riesco a mantenere sotto il livello di attenzione l'onda sonora che sbatte sui muri. Finché qualcosa riesce a superare la barriera, si infila nei padiglioni auricolari e attiva qualcosa nel mio cervello. Non si capisce per quale motivo lo stiano facendo, visto che è un pezzo strumentale e non c'è nulla da cantare, ma stanno suonando Apache degli Shadows. E un sorriso e un sospiro di millanta e più anni fa mi pervadono il corazòn.


Ma non è finita. Con sottile ironia, non so se voluta, e del tutto inconsapevoli di quello che stanno per farmi, i gestori del karaoke annunciano la conclusione della esibizione musicale (si fa per dire) con le note de Il Silenzio di Nini Rosso. E mentre la tromba mi fa a brandelli il cuore, penso che come sempre ci sono attimi perfetti quando meno te lo aspetti. Sfuma la musica, asciugo una lacrimuccia, spengo il pc e vado a dormire.

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Questo è l'undicesimo di una serie di post dedicati a un lungo, lunghissimo, troppo lungo periodo della mia vita trascorso in vacanza sulla riviera romagnola, il luogo dove nulla è impossibile e la follia è di casa. Ormai è quasi mezzanotte e sto cazzeggiando amenamente sul web. Non del tutto per...
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17/10/2022 17:37:00
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