A star is born

01 maggio 2021 ore 16:18 segnala
L'ultimo post dedicato al compianto (compianto?) Principe Filippo mi ha riportato alla mente il gigantesco sfracellamento gonadico di qualche anno fa quando stava per nascere il principino George, forse l'unico bambino della storia che aveva già sbriciolato i coglioni ancora prima di nascere. Dato che ho sempre questa tendenza a dare voce ai poveri e dimenticati, oggi non parlerò di una nascita regale ma di un umile piccolo che nasce in un umile paese da umili genitori. Nell’ospedale del ridente paesello di Roccacannucciola di Sopra è venuto alla luce Diesel Pistone Daccigas, il primogenito della fruttivendola Genoveffa “Treperdue” (1) Nettarino e del garagista Osvaldo Scarburati, detto Troyal per le sue frequentazioni estive del Queen, il bordello climatizzato del capoluogo gestito dalla nota maitresse Madame Claude, invernali delle fanciulle stazionanti presso i falò lungo la provinciale e in particolare di Regina subito dopo il distributore della Q8, pluristagionali all seasons del ben conosciuto cinema Royalsex (2) specializzato in proiezioni pornoeroticosensualmorbose.
Il piccolo Diesel, che nella catena dinastica degli Scarbureidi risulta primo nella successione anche per l’impossibilità a procreare dei due fratelli di Osvaldo, i Gemelli Cacciavite, al momento rinchiusi nelle patrie galere per reati di varia natura contro patrimonio e morale, col titolo di Tronista Dello Spinterogeno erediterà l’officina paterna inclusi calendari, manifesti e scatola di profilattici nel cassetto delle brugole. Grande la soddisfazione del nonno paterno Agenore Alzheimer Scarburati, fondatore della dinastia e dell’officina, che ha interrotto per alcuni minuti il consueto lancio di chiavi inglesi del 14 ai passanti commentando l’arrivo del nipotino con il mantra “quando cresce meglio busone che sposato a una cannucciola di sotto e comunque diobonino lo ammazzo in tutti e due i casi” intervallato da una ardita e inedita litania di bestemmie dialettali appenniniche degli anni 30.
Felice e radiosa, assistita dalla sorella Pugnetta, la mamma stringeva con orgoglio al seno il piccolo a ritmo di boogie masticando caramelle alascane con occhi da lupa (scusate, ho dovuto mettercela) e ha dichiarato “Nella sua educazione mi ispirerò a metodi montessoriani e alla pedagogia di Fabrizio Corona”. Al momento del lieto evento affollava la piazza antistante l’ingresso dell’ospedale una festosa strabocchevole folla di cinque persone plaudenti ed entusiaste, tra cui Artemio, l’ubriacone del paese, che dondolando come un palmizio (scusate di nuovo, non potevo non metterla) ha levato un biascicato brindisi incomprensibile col settimo Fernet della giornata (3), la parrucchiera Fernanda in Crocs fosforescenti e bigodini che per l’occasione ha letto alcuni passi del Vangelo secondo Belen da “Chi”, la signora Jole del terzo piano, non la cugina della Adalgisa ma quella che abita sopra al bar e da quando causa vedovanza ha chiuso l’edicola non ha una mazza da fare tutto il giorno e si infila a ogni cerimonia, un signore straniero disperato con la faccia un po’ stravolta sconosciuto a tutti e completamente a digiuno della lingua italiana che era uscito al casello sbagliato dell’autostrada e vagava perduto per la Bassa da due giorni in preda ad allucinazioni da calore e a nulla valeva dirgli che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino, manco fosse di Berlino, (scusate, ho dovuto metterci anche questa) e per finire il playboy del paese Luigi, meglio noto per le sue performance erotiche come “Cinquanta sfumature di Gigio” (4), accompagnato dalla sua ultima fiamma Samantha Pusciap, elegantissima e sobria in zeppe, microgonna pitonata e top in latex.
L’evento è stato salutato da una salva di potenti sonorità di dubbia origine e da cori irriferibili dedicati ai chiacchierati trascorsi sentimentali della neomamma, provenienti dalla vicina tradizionale Sagra Della Porchetta Allampanata Che Sguazza Nel Lambrusco. Questo blog nell’augurare una lunga vita e felice vita al piccolo Diesel si unisce ai festeggiamenti e alla gioia di Osvaldo e Genoveffa. Che a noi Kate e William ci fanno una pippa (con la p minuscola).


1) non per la convenienza delle offerte del negozio ma per la sua ben nota e apprezzata volubilità nella scelta dei partner
2) esisteva sul serio
3) erano le 11.35 del mattino
4) cit. Rossella Calabrò, Cinquanta sbavature di Gigio, Sperling & Kupfer 2012

Ovviamente, chi coglie le citazioni musicali disseminate qua e là per il post avrà la mia imperitura stima.
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L'ultimo post dedicato al compianto (compianto?) Principe Filippo mi ha riportato alla mente il gigantesco sfracellamento gonadico di qualche anno fa quando stava per nascere il principino George, forse l'unico bambino della storia che aveva già sbriciolato i coglioni ancora prima di nascere. Dato...
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Filippica

24 aprile 2021 ore 21:25 segnala
Suppongo non sia sfuggito a nessuno come il periodico e inarrestabile scartavetramento scrotale riguardo alle vicende della famiglia reale inglese si sia recentemente arricchito di un nuovo capitolo. Si è aggiunto un altro argomento come se non ne avessimo avuto abbastanza delle vicissitudini amorose dei vari rami della famiglia e della nascita dei vari royal babies. Qualche giorno fa, ne sarete certamente al corrente, si sono svolti i funerali di Sua Altezza Reale Il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, Conte di Merioneth, Barone Greenwich, Cavaliere Reale del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo, Membro dell'Ordine al Merito, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano, Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere di Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico, Membro Addizionale dell'Ordine della Nuova Zelanda, Compagno extranumero dell'Ordine di Servizio della Regina, Cavaliere dell'Ordine d'Australia, Reale Capo dell'Ordine di Logohu, Compagno straordinario dell'Ordine del Canada, Comandante straordinario dell'Ordine al Merito Militare, Decorazione delle Forze Canadesi, Lord dell'Onorevolissimo Consiglio Privato di S.M., Membro del Consiglio Privato della Regina per il Canada, Personale Aiutante di Campo di S.M. il re Giorgio VI, Lord Alto Ammiraglio del Regno Unito. Lo vedete qui mentre intrattiene brillantemente alcune fans. Vi prego di notare lo sguardo di quella al centro.




Pur consapevole di quanto siano doverosi rispetto, solidarietà e umana pietà davanti alla scomparsa di un essere umano, devo riconoscere che la mia prima reazione alla notizia del decesso non è stata particolarmente empatica.




Ma nonostante il colossale smarronamento mediatico non so se avrei scritto questo post se non avessi letto questa cosa.




Ognuno è libero di avere i miti che crede, ci mancherebbe altro, e proprio per questo mi tengo stretti i miei. Ma che il principe Filippo abbia avuto un ruolo importante nella mia vita non credo di poterlo dire. Per come la vedo io è morto alla notevole età di novantanove anni un tizio che ha passato una buona parte di questi anni divertendosi parecchio, cosa che non ci lascia stupiti se pensiamo che stiamo parlando di un tizio che quando andava a fare la spesa pagava con banconote su cui c'è l'immagine di sua moglie. Lasciamo stare i pettegolezzi sulle sue (pare numerose) scappatelle extraconiugali e lasciamo stare anche le sue gaffes, alcune delle quali erano cose che avrei potuto dire io ai tempi del liceo in un sabato sera di eccessi alcolici. Sì, va bene, d’accordo, cose che continuo a dire anche ora e che spesso scrivo anche su un blog, va meglio così? Però, sbilanciarsi su un social con una accorata dichiarazione tipo "Ci mancherai Principe Filippo" mi sembra francamente eccessivo. Voglio dire, a mio avviso puoi dire una roba del genere in due casi. O se eri un frequentatore abituale di Buckingham Palace e avevi rapporti molto intimi e confidenziali con la famiglia reale, a livello "Ehi, Phil, dì a Betty che oggi il tè faceva schifo quasi come il suo ultimo cappellino". O se eri il fornitore ufficiale di non so cosa per la real casa e la scomparsa del suddetto principe consorte ti dimezza il fatturato. A me, che non sono intimo di regnanti e al massimo spaccio minchiate, è mancato molto di più Armidio Sbezzegazzi, l'edicolante che vendeva le riviste sconce a me e ai miei amici quando avevamo tredici anni.
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Suppongo non sia sfuggito a nessuno come il periodico e inarrestabile scartavetramento scrotale riguardo alle vicende della famiglia reale inglese si sia recentemente arricchito di un nuovo capitolo. Si è aggiunto un altro argomento come se non ne avessimo avuto abbastanza delle vicissitudini...
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Il corpo del reato

19 aprile 2021 ore 11:56 segnala
Lasciamo stare il fatto che la scena per me è già di per sé da standing ovation. Insomma, io ogni volta che cerco di immaginare lo svolgersi dei fatti mi ribalto dalle risate, non resisto, è più forte di me.



Io sarò anche scemo, non mi sento di escluderlo a priori, ma a me l'immagine di questo gruppo di tizi e/o tizie sbronzi come ranocchi con pendaglini e/o tette al vento che snocciola una litania di blasfemie fa morire dal ridere. (1) Ho passato ore a scervellarmi su quale sarà stato il motivo principale della denuncia, quale è considerato il reato più grave dei tre. Atti osceni in luogo pubblico, ubriachezza molesta, blasfemia ? A dire il vero ho anche passato parecchio tempo a pormi domande delle quali non sono sicuro di voler conoscere la risposta. La prima è dove guarda l'agente verbalizzante mentre notifica una denuncia a qualcuno nudo, e la seconda dove il qualcuno nudo ripone il foglio di carta con la denuncia appena ricevuta. Ma questi in effetti sono miei problemi, mie personalissime curiosità che non hanno particolare rilevanza. E comunque, detto tra noi, confesso che in spiaggia preferirei avere vicina una comitiva di questo genere che una dove sia presente un allegrone da spiaggia, che è un inquietante soggetto che passa il tempo a fare battute e scherzi ai compagni di comitiva rompendo i coglioni a tutti i presenti nel raggio di trenta ombrelloni. Un giorno all'allegrone da spiaggia dedicherò un post. E comunque, preferirei di gran lunga entrambe le compagnie citate ad un gruppo definibile come "Vestiti sobri recitano preghiere in spiaggia".

(1) Se state pensando che nelle bestemmie non c'è nulla da ridere, posso darvi ragione. Ma ho giocato abbastanza a calcio per averne sentite di epiche, e non mi scandalizzo più di tanto. E a divertirmi, ripeto, non è tanto la bestemmia ma tutto l'insieme.
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Lasciamo stare il fatto che la scena per me è già di per sé da standing ovation. Insomma, io ogni volta che cerco di immaginare lo svolgersi dei fatti mi ribalto dalle risate, non resisto, è più forte di me. « immagine » Io sarò anche scemo, non mi sento di escluderlo a priori, ma a me...
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Passo dopo passo

09 aprile 2021 ore 22:28 segnala
Pedone. Lo dice la parola, vai a piedi. E fin qui ci siamo. Metti un piede davanti all’altro e ti sposti in avanti, non è difficile. Il tempo che impieghi dipende dalla lunghezza della gamba e dalla frequenza del passo, ma non è di questo che voglio parlare.
Tu hai scelto questo mezzo di trasporto ecologico, salutare, economico, e ciò ti fa onore. Ma non è l’unico mezzo di locomozione che esiste, sai. Ce ne sono altri, li avrai visti durante i tuoi spostamenti. E ci sono momenti in cui le strade di questi altri mezzi si incrociano con la tua. Per agevolarti in questi momenti, le strade sono disseminate di strisce dipinte, detti passaggi pedonali, sulle quali tu puoi passare. Dei pedoni che attraversano fuori dalle strisce non voglio parlare, o forse lo farò un’altra volta, per ora dico solo che secondo me dovrebbe essere incentivato e premiato il loro investimento. (1)
Torniamo a noi, pedone. Siamo alle strisce pedonali. Io sono un automobilista medio, direi prudente e corretto. In genere, se vedo davanti alle strisce un pedone che sta per attraversare, mi fermo e lo lascio passare. A volte anche per motivi poco nobili, lo ammetto. Che poi non vedo cosa ci sia di poco nobile nel lasciare attraversare fanciulle in minigonna per ammirarne il lato B. Diciamo che al gusto della buona azione, che mi consente di recuperare il boy-scout che non sono mai stato perché mi stavano sulle palle, unisco la contemplazione e come bonus anche la soddisfazione di fare incazzare quello che mi sta dietro e che magari non è solito fermarsi per fare passare pedoni. Se mi tampona si entra in un altro ambito di discussione, ma non usciamo dal tema.
Pedone, io mi sono fermato ma non posso passarci la vita davanti a queste strisce. Non mi importa nulla se la tua destinazione è a 500 metri sulla sinistra e tu vuoi accorciare tempi e strada. Tu devi camminare dritto sulle strisce fino al marciapiedi, e solo dopo che sei salito sul marciapiedi puoi iniziare ad andare a sinistra. Se tu cominci a tagliare a sinistra quando sei ancora a metà delle strisce e ti metti a camminare in obliquo in strada continuando ad occupare la corsia dove io dovrei passare una volta che ti sei levato dalle scatole, io mi innervosisco. Sappi che facendo così sei entrato nella categoria del pedone che attraversa fuori dalle strisce, e ho detto sopra come la penso in merito. In quel triangolo rettangolo immaginario i cui cateti sono le strisce e il marciapiedi, tu devi stare solo su quelli. L’ipotenusa è un rischio che non puoi e non devi correre. Passami la metafora scacchistica, ma sei solo un pedone. E ti muovi solo in avanti, piccolo passo dopo piccolo passo. La tua meta, come l’ultima fila della scacchiera, è il marciapiedi dritto davanti a te. A scacchi raggiunta l’ultima fila della scacchiera puoi trasformarti in un pezzo diverso. Qui no. Non allargarti. Non illuderti. E se proprio vuoi ispirarti a un altro pezzo, scegli la potenza fulminea della torre che può attraversare dritta tutta la scacchiera in una sola mossa. Muoverti in diagonale non fa di te un alfiere, fa di te solo un grandissimo rompicoglioni.


(1) Ci sono ovviamente le dovute eccezioni

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Pedone. Lo dice la parola, vai a piedi. E fin qui ci siamo. Metti un piede davanti all’altro e ti sposti in avanti, non è difficile. Il tempo che impieghi dipende dalla lunghezza della gamba e dalla frequenza del passo, ma non è di questo che voglio parlare. Tu hai scelto questo mezzo di trasporto...
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Blu

02 aprile 2021 ore 15:47 segnala
La giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, anche semplicemente giornata mondiale per l'autismo, è fissata al 2 aprile di ogni anno ed è un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere misure per sensibilizzare riguardo alle persone con autismo in tutto il mondo.


Esiste un mondo parallelo al nostro
che noi non vediamo.
E' il mondo delle fate.

Creature leggiadre, eteree, bellissime
che popolano questo mondo incantato
lontano e diversissimo dal nostro.
Vivono la loro vita
lontana e diversissima dalla nostra.

Ogni tanto una fata
più curiosa delle altre
si affaccia sul mondo degli umani
per guardarlo.

A volte, capita che una fata
rimanga affascinata
incuriosita da un bambino umano
e lo voglia prendere con sé.
E lo prende
ma lascia sulla terra un bambino delle fate.
Uno dei loro in cambio.

Ogni tanto, così
sulla terra si trova un bambino
figlio delle fate.
Bello, bellissimo
ma così lontano.

A volte urla, piange, morde,
si fa del male.
Ha paura di questo mondo.
Del nostro mondo.

Altre volte ha occhi sognanti
spesso è silenzioso o incomprensibile
vede il nostro mondo
ma gli appare confuso.

Non lo capisce
non può capirlo
per lui è troppo strano
perché conserva negli occhi
il mondo da cui proviene.

Questi bambini
lasciati dalle fate
sono i bambini autistici.
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La giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, anche semplicemente giornata mondiale per l'autismo, è fissata al 2 aprile di ogni anno ed è un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere misure per sensibilizzare riguardo...
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Fa più primavera una rondine o un vaffanculo ?

20 marzo 2021 ore 12:17 segnala
La vicinanza tra festa del papà e inizio della primavera mi riporta ogni volta alla mente un vecchio aneddoto, ormai di diversi anni fa. Ebbene sì, dopo il cupo inverno i primi giorni di primavera riportano alla mente ricordi sepolti. Brezze carezzevoli, i primi tepori, piogge leggere, raggi di sole tra le nuvole, i profumi della natura che si risveglia e via col blablabla. A molti verranno in mente cose romantiche come il primo bacio, il primo amore, la prima gita in campagna con lei e così via. Chi ha figli probabilmente ha miriadi di ricordi, dai primi passi del pargolo alla prima parolina alla prima pappa e via rimembrando. A me, non so perché e non ho nessuna voglia di spendere soldi per farmelo dire da uno psicologo, ai primi soli di primavera torna in mente il primo vaffanculo di mio figlio.
La location non è niente di speciale, un piccolo parco giochi di paese, direi un pomeriggio di sabato. Papà, mamme, nonni, bimbi, giochi, grida, l'ordinario corredo di una bella giornata. Mi perdo in chiacchiere da nulla col papà di un altro bambino. Ad un certo punto nasce una questione di precedenza per l'uso dello scivolo, che a quattro anni è una faccenda di estrema serietà. Ai piedi della scaletta, mio figlio è costretto ad attendere il suo turno, e ci sta. Ma quando viene guardato con aria provocatoria da un terzo bimbo che ha già messo il piede sul primo gradino e volutamente non si muove, al mix di scherno e sfida qualcosa scatta in lui. Lo guarda con occhi di fuoco, gli spara un "vaffanculo" e fa per allontanarsi. Poi, dato che un semplice vaffa non gli pareva abbastanza per l'entità dell'affronto ricevuto, si ferma, torna dal rivale e rincara la dose con uno spettacolare "vaffanculo vaffanculone".
Chi non ha figli e non ha responsabilità educative non può capire cosa passa in un momento simile nella mente di un genitore. Indeciso (1) tra l’high five e il rimprovero, con lo sguardo gelido della mamma dell'altro bimbo che mi trapassa da parte a parte cerco di non incrociare gli occhi dell’amico con cui stavo chiacchierando. Mantenendo a fatica un livello di serietà accettabile, opto per la cosa più politicamente corretta che mi viene in mente e la tiro fuori tutto di un fiato mascherando come meglio posso una travolgente sghignazzata.

"SuBambiniFateIBraviNonDiteLeParolacceNonLitigateGiocateTuttInsieme"

E sorrido con falsissima innocenza alla mamma dello sfanculato.
Dentro, la miglior standing ovation mentale della mia vita.

(1) balle, non ero per niente indeciso, high five tutta la vita
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La vicinanza tra festa del papà e inizio della primavera mi riporta ogni volta alla mente un vecchio aneddoto, ormai di diversi anni fa. Ebbene sì, dopo il cupo inverno i primi giorni di primavera riportano alla mente ricordi sepolti. Brezze carezzevoli, i primi tepori, piogge leggere, raggi di...
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La volta che nonna si tuffò in cantina

09 marzo 2021 ore 18:06 segnala
Post che a dispetto del titolo non tratta uno spinoso tema che molti di noi si saranno trovati ad affrontare, o forse dovranno affrontare prima o poi. Il tema degli anziani ribelli, irriducibili e disobbedienti. Io l'ho affrontato, ma dato che non vedo l'ora di diventare uno di quelli, ne parliamo un'altra volta.
"Lo mettiamo in cantina, magari serve". Ogni giorno, in moltissime case italiane, viene pronunciata questa frase. E un oggetto finisce in cantina. Sì, lo so che molte cose finiscono anche in garage, adesso non stiamo a fare i pignoli.
Dopo un imprecisato numero di anni, che contengono imprecisato x (365 + una leggera variazione dovuta agli anni bisestili) numero di giorni, in molti dei quali la frase di cui sopra è stata pronunciata, arriva il giorno in cui scopri che proprio non riesci più ad entrarci, in cantina. A me è successo il mese scorso. Quindi, se non volevo fare un mezzo trasloco ogni volta che cercavo una bottiglia di vino, sono stato costretto ad affrontare il problema. Anche sotto la legittima spinta della mia coinquilina-consorte, nota come La Santa Donna per il martirio ultraventennale a cui ha scelto di sottoporsi avendo avuto la pessima idea di convolare a nozze col sottoscritto, d'ora in poi indicata come LSD.
Quindi, in una tiepida mattina tardo invernale, ci diamo un romantico appuntamento in cantina. Non voglio ammorbarvi con l'inventario di quello che c'era dentro, solo dire che ormai mi sono convinto di una cosa e non ho più dubbi. Gli oggetti riposti in cantina, non sapendo cosa fare, copulano tra loro e si riproducono. Non c'è altra spiegazione alla presenza di un elefantino di cristallo con basamento in legno che nessuno ricorda di avere mai visto. Evidentemente è figlio dell'elefantino di legno portatomi da non ricordo chi come souvenir dall'Africa e della caraffa bella di cristallo di zia, incautamente messi vicini e probabilmente accoppiatisi a ripetizione con modalità che non oso immaginare. E sono convinto anche di una cosa ben peggiore. Che probabilmente tutti quegli oggetti ricoperti di polvere ad un segnale convenuto ma già fissato dal tempo del Big Bang prenderanno vita tutti insieme, e sarà l'Armageddon.
Comunque sia, iniziamo ad aprire scatoloni polverosi e a strappare buste di plastica misteriose. Sto frugando chino nel mobile riciclato dal precedente cambio cucina, dove stanno valigie e zaini, quando sento alle mie spalle la voce sorpresa e squillante de LSD che esclama tre toni sopra il normale "Guarda! La nonna!". A questo punto, mi si gela il sangue. E tre ipotesi affollano il mio cervello mentre inizio a girarmi lentamente a guardare.
Ipotesi n°1. Avere inspirato il mix letale tra polvere ventennale, effluvi alcolici da bottiglia rotta, profumo di detersivi stoccati da mesi, fetore di merendina marcia ritrovata sotto uno scaffale, zaffata di scarpa da football sta avendo effetti imprevisti sul cervello de LSD che inizia ad avere gravissime allucinazioni e sta vedendo nonna morta ormai da circa vent'anni, che Dio l'abbia in gloria.
Ipotesi n°2. Porca vacca, nonna si è ricordata della volta che rubai le gomme da masticare nel negozio di fronte a casa ed è tornata dall'aldilà per farmela pagare. Nonna, giuro che non l'ho mai più fatto. E poi erano buonissime, mi piaceva la cartina coi personaggi di Disney, erano di un così bel rosa, nonna dai, hanno amnistiato gente con reati ben peggiori, ti prego chiudi un occhio.
Ipotesi n°3. In effetti, ora che ci penso, a me hanno detto soltanto che nonna era morta ma poi tutto quel che ho fatto in tempo a vedere prima del funerale è stata soltanto una bara chiusa. Certo che nel caso potevano anche dirmelo, prima di cremarla e metterla nella mia cantina. E' anche vero che nonna stava sempre in cucina, vicino ai servizi di piatti in cantina non sarebbe poi stata così male.
Finisco di girarmi e per fortuna la scena è più rassicurante, niente allucinazioni né apparizioni né urne cinerarie dimenticate, LSD sta guardando una vecchissima foto di nonna sbucata da chissà quale improprio reliquiario. Rassicurato, torno alla cernita degli zaini da tenere. Pochi minuti, e di nuovo un grido. "Noooo, mi è caduta la nonna". Mi giro, e vedo al rallentatore l'immagine di nonna cadere roteando su se stessa in un tuffo carpiato, tuffo devo dire ammirevole per una ultraottantenne, e infilarsi con eleganza sotto l'ultimo ripiano di uno scaffale. Mi chino per raccoglierla, e di nuovo un brivido. Sul fondo dello scaffale, proprio in fondo, nell'ombra, un cane di peluche sopra una lattina di vernice. E mi guardano in un modo che suona molto minaccioso. Non so cosa stanno facendo. Non voglio saperlo. Ma l'atteggiamento è inequivocabile. Raccolgo nonna più in fretta possibile e distolgo lo sguardo. Fuori c'è vento, dai. Sarà stato un cigolio. Non era un gemito. Ditemi che non era un gemito.
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Post che a dispetto del titolo non tratta uno spinoso tema che molti di noi si saranno trovati ad affrontare, o forse dovranno affrontare prima o poi. Il tema degli anziani ribelli, irriducibili e disobbedienti. Io l'ho affrontato, ma dato che non vedo l'ora di diventare uno di quelli, ne parliamo...
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Risparmio energetico, scelta ecologica, nuove consapevolezze

02 marzo 2021 ore 18:24 segnala
Naturalmente il titolo del post è del tutto fuorviante rispetto all'argomento, ma è una scelta voluta con un obiettivo ben preciso, quello di pensare per un attimo me stesso con le treccine e l'impermeabile giallo modello Greta Thunberg. E ora che questa raccapricciante immagine è ben conficcata nei vostri poveri cervelli, proseguo con la narrazione di un episodio che ha a che fare col titolo in modo del tutto marginale.
Diciamo che il titolo può essere un punto di partenza per intraprendere un cammino che ci porta in tutt'altro luogo. Allora, in casa mia alcuni anni fa c'è stato un periodo di grande attenzione agli argomenti citati. Quindi da un lato ci siamo riempiti la casa di lampadine a basso consumo, quelle che fanno una bella luce morbida e calda ma ci mettono dieci minuti a raggiungere una illuminazione decente, giusto il tempo necessario a fare quello che si doveva fare senza vedere un cazzo e spegnere stramaledicendo il momento in cui le si è montate. Dall'altro è iniziata una politica di spese alimentari presso negozi biologici, quelli che avranno anche roba sana, a km zero, senza pestiniente ma costano due mutui e mezzo e ne butti via metà.



E qui, tra risparmio energetico e scelta ecologica, entro in scena io. Piena notte, la sera prima mi sono strafogato di pizza, ovviamente ho una sete infernale e sono costretto ad alzarmi a bere. Barcollo fino alla cucina e accendo la luce. Naturalmente il crescendo di luminosità è lentissimo mentre continuo a barcollare fino al lavandino per prendere un bicchiere. Guardo in basso notando una chiazza sul pavimento. Guardo meglio aguzzando gli occhi e vedo qualcosa che non mi aspettavo di vedere. Una rana. Ora, apro una parentesi stilando una graduatoria degli animali che mi fanno schifo. Al primo posto regna incontrastato lo scarafaggio, animale che odio con tutto il cuore e che non mi faccio nessun problema a sterminare con gusto. Al secondo le lucertole, che comunque rispetto un po' perché riconosco loro una certa nobiltà considerando la discendenza dai dinosauri e l'imparentamento coi coccodrilli e un po' perché erano sempre frutto di clamorosi malintesi col gatto che avevo quando vivevo ancora coi miei, gatto che credo di aver sempre deluso non mostrando il minimo entusiasmo quando tutto felice me ne portava in casa una sperando di coinvolgermi a giocare con lui. Per dare un tocco splatter al post e unire in un momento di poesia gli animali suddetti, un momento che ricordo sempre con un sottile piacere è stato una volta colpire uno scarafaggio con una scopata senza però farlo secco, scalciarlo sgambettante nel cortile e mentre mi accingevo a dargli il colpo di grazia vedere arrivare come un fulmine una lucertola che se lo pappa vivo. Se poi la avesse soffocata andandole di traverso, vederli schiattare entrambi sarebbe stato un trionfo. Al terzo posto, tornando alla rana, vengono anfibi e batraci di ogni genere, che se non altro hanno il vantaggio di essere difficilmente reperibili in casa a meno che uno non abbia uno stagno in salotto quindi sono un problema relativo. Il collegamento con l'ultima ecospesa è immediato (per quel che può essere immediato un ragionamento fatto alle 3 del mattino) e la spiegazione che riesco a darmi è che in mezzo all'enorme cespo di insalata deposto nel pomeriggio sul piano cucina doveva esserci la suddetta rana.
Afferro la scopa per toccare l'immondo essere, che non reagisce. Lo tocco di nuovo e nessun segno di vita. Bene, se non altro sei già morta e non dovrò ucciderti io. La luce in cucina nel frattempo è arrivata a pieno regime e ho la sensazione che qualcosa non torni. La totale immobilità post mortem può anche starci, ma quel colore verde da evidenziatore mi sembra del tutto innaturale. Guardo ancora meglio e la triste verità si fa strada in me. Mi torna alla memoria che, per non so quale misterioso motivo, da tempo immemorabile alle piastrelle della cucina era appesa una rana di plastica con ventosa, rana della quale fino a quel momento non avevo mai capito il senso e l'utilità. E proprio quella notte la rana riesce a dare un senso alla sua presenza decidendo di staccarsi e cadere rimbalzando proprio sotto il piano dove nel pomeriggio era stata appoggiata la verdura. E in una frazione di secondo di assoluta, devastante lucidità, fermo in mutande nel cuore della notte con una scopa in mano a combattere una guerra di posizione con una rana di plastica morta, capisco il disegno cosmico e la concatenazione di eventi che qualcuno di superiore ha organizzato per portarmi alla consapevolezza che per sentirsi pirla basta davvero un attimo. E una rana.
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Naturalmente il titolo del post è del tutto fuorviante rispetto all'argomento, ma è una scelta voluta con un obiettivo ben preciso, quello di pensare per un attimo me stesso con le treccine e l'impermeabile giallo modello Greta Thunberg. E ora che questa raccapricciante immagine è ben conficcata...
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02/03/2021 18:24:52
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Confessioni di un mangiatore di biscotti

22 febbraio 2021 ore 15:08 segnala
Alla fine, ognuno fa il De Quincey come gli pare o ognuno ha il De Quincey che si merita, vedete voi. Io mi prendo le mie responsabilità e faccio questo outing. Confesso, sono un mangiatore di biscotti. Uno tira l'altro. Non saranno oppio, ma danno assuefazione lo stesso.

E costano pure meno, anche se non si sa ancora per quanto. Potrei fare una fenomenologia del biscotto, ma non oggi. Magari in un post prossimo venturo. Allora, vi starete chiedendo dove diamine voglio andare a parare. E soprattutto, quale sia il sottile, misterioso filo che lega oppiacei e biscotti. Forse sbaglio, ma a me tanto tempo fa era parso di intravederne uno in ambito pubblicitario. Mi era capitata sott'occhio una confezione di biscotti con una frase inquietante, che aveva stuzzicato la mia curiosità. L'avevo comprata, avevo mangiato i biscotti, ma quella frase mi ronzava in testa come un tarlo. Così al successivo giro di supermercato avevo visto che su altri pacchetti c'erano altre frasi. Ed era scattata la sindrome del "Devo finire l'album", sì, le volevo tutte, cerco di essere un professionista fin da quando facevo la raccolta delle figurine dei calciatori. Devo aprire una parentesi. Grazie di cuore, Signor Panini, per tutto quello che ha fatto per noi dodicenni dello scorso millennio e soprattutto per quello che ci ha evitato, se invece di passare pomeriggi a cercare di scambiare Comunardo Niccolai con Gianni Rivera avessimo avuto libero accesso ai siti XXX come i preadolescenti di oggi non oso pensare come sarebbero andate a finire le diottrie mie e di tanti altri coetanei. "Mamma, giuro, devo solo fare pipì !!!" E poi, perché le istruzioni di questo meraviglioso gadget sono scritte così piccole ? Ah, se lo avessi avuto da piccolo.




Ma smettiamola con le pippe, mentali e non, e chiudiamo la parentesi. Insomma, lo ammetto, mi sono mangiato e quel che è peggio ho costretto i miei familiari a mangiare anche biscotti che non mi piacevano per nulla solo per leggere il più possibile di quelle frasi. E pur non avendo nessuna certezza su quanto affermo, sono pronto a scommettere che se avessero chiamato De Quincey nel pieno della sua dipendenza a scrivere frasi pubblicitarie per biscotti non avrebbe saputo fare di meglio.
Vado di seguito a proporvi un campionario delle frasi suddette (potete anche votare la vostra preferita, o suggerirne di migliori ), introducendone una, una soltanto che non è uno slogan pubblicitario. A voi indovinare quale. So che non sarà facile trovare l'intruso, ma provate. In palio un viaggio a Macondo. Ci rivediamo tra un secolo.







La mia preferita è quella del tuffo nel mare di latte, mi sono sempre chiesto come è un biscotto quando si suicida. E non voglio pensare alle orge sfrenate di cacao intanto che mandorla era via. Ma non so cosa darei per trovare una roba tipo "La panna guardò con odio la nocciola che le aveva tagliato la strada. E la colpì col cric."
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Alla fine, ognuno fa il De Quincey come gli pare o ognuno ha il De Quincey che si merita, vedete voi. Io mi prendo le mie responsabilità e faccio questo outing. Confesso, sono un mangiatore di biscotti. Uno tira l'altro. Non saranno oppio, ma danno assuefazione lo stesso. E costano pure meno, anche...
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22/02/2021 15:08:18
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Parto o non parto

15 febbraio 2021 ore 17:51 segnala
Che detta così sembra una domanda oziosa, dato che al momento non è che si possa partire per andare chissà dove. E per chi è abbastanza vecchio, Cochi e Renato cantavano "ma dove vado se parto, sempre ammesso che parto, ciao". Detto questo che come al solito non c'entra niente col post, aggiungiamo per fare chiarezza che non si parla necessariamente di verbi.
Infatti si parla di parto, non come voce verbale prima persona singolare del verbo partire ma come sostantivo maschile con cui si intende "Con riferimento agli animali mammiferi, espulsione (o estrazione) del feto e degli annessi fetali dagli organi genitali materni". Ovviamente è un argomento del quale so ben poco. Sto parlando dei parti, non dei genitali femminili. Dai, seri o vi posto Patacca Rap di Giacobazzi. Secondo le migliori tradizioni che mi vedono spesso esprimermi con sicumera su cose di cui non so un cazzo, ne parlo. Allora, non ho mai vissuto in campagna quindi nessun nonno zio cugino mi ha mai portato ad assistere a qualsivoglia parto animale di caprette vitellini cavallini cucciolate varie. In prima persona, converrete con me che avrei avuto oggettive difficoltà a partorire per mancanza del necessario e aver visto Junior con Schwarzenegger incinto non mi fa cambiare idea. Quindi la mia esperienza sull'argomento si limita ad un solo parto, a cui ho preso parte assistito come spettatore non pagante. Ho ritenuto opportuno scegliere la parola giusta perché "preso parte" era in effetti una sopravvalutazione del mio contributo, che si è limitato allo stare dietro alla testa della mia consorte concentrando le mie energie per metà sul cercare di darle conforto e per l'altra metà sul cercare di non svenire rovinosamente sul pavimento della sala parto. La percezione temporale dell'accaduto è come sempre relativa, nel senso che da oggettivi riscontri cronometrici pare che la cosa sia durata circa un'ora mentre a me sono sembrate due ere geologiche. Aggiungo, a titolo di aneddoto, che se il tuo primo figlio decide di nascere alle tre del mattino e l'ostetrica qualche giorno prima ha detto "lei è una primipara, non si preoccupi troppo quando sente le prime doglie, non fate le corse per venire in ospedale perché c'è tutto il tempo" io le credo. Quindi alla prima avvisaglia ho voltato chiappa bofonchiando "dai, aspettiamo un po', ti ricordi cosa ha detto" e mi sono rimesso a dormire tranquillamente finché ho sentito "se non ci muoviamo mi sa che lo faccio in macchina". Per fortuna non c'era traffico. Comunque, venendo al tema del post, ho letto una notizia che riporto qui di seguito. Il fatto in sé non è niente di strano, dato che l'umanità è composta di gente che è stata partorita e sulla Terra siamo miliardi credo che un parto non sia poi questa notizia strabiliante. Ma mi ha colpito una cosa nel racconto di questo parto. Metto di seguito la notizia, vediamo se colpisce anche voi.




La notizia è bella e toccante, Alex è nato, Matteo è stato bravissimo e l'infermiera molto professionale, la tecnologia fa miracoli, tutto è bene ciò che finisce bene. Ma tra titolo e descrizione dell'accaduto mi ha colpito il fatto che compaia per tre volte la parola "papà", due volte la parola "il piccolo", tre volte la parola "infermiera" e mai la parola "mamma". Ora, torniamo al ricordo di parto di cui dicevo prima. Posso riaffermare con decisione, e la accendiamo, che quel giorno lontano ha fatto tutto mia moglie e non mi è sembrata esattamente una passeggiata di salute. Mentre dalla lettura di questo trafiletto uno potrebbe ipotizzare che durante il parto in questione la mai citata signora fosse a fare shopping, a giocare a burraco con le amiche o a farsi un caffè.
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Che detta così sembra una domanda oziosa, dato che al momento non è che si possa partire per andare chissà dove. E per chi è abbastanza vecchio, Cochi e Renato cantavano "ma dove vado se parto, sempre ammesso che parto, ciao". Detto questo che come al solito non c'entra niente col post, aggiungiamo...
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15/02/2021 17:51:14
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