Essere scemi da prima del lockdown

22 aprile 2020 ore 15:11 segnala
Quando uno è scemo è scemo, e già qui dovreste aver capito che quello che state per leggere sarà autobiografico. Posso forse tentare di dare un minimo di colpa di tutto quanto alla situazione conseguente al virus. Bisogna essere molto buoni per crederci, ma ci proverò lo stesso. Allora, tutti ultimamente abbiamo passato sempre più tempo a rincretinirci guardando grafici che non capiamo e non siamo in grado di interpretare e ho elaborato un mio studio in merito.



Aggiungete un altro serio dubbio su quanto tempo ci restava prima della fine del lockdown e soprattutto prima del momento di dover cominciare a uscire con questi outfit post-apocalittici. Ebbene sì, ero un cultore di Interceptor, e allora?



Quindi, converrete con me che tutto questo metta a dura prova la psiche. Ma dato che non voglio mentirvi, devo ammettere che l'aneddoto in questione si colloca temporalmente a circa un mese e mezzo fa, quando ancora le misure di isolamento e distanziamento erano parziali, quindi prima di un eventuale peggioramento della mia situazione psichica. Ma smettiamo di girare intorno all'argomento e passiamo ai fatti nudi e crudi, lascio a voi il giudizio.
Come vi ho detto, erano i primi giorni di parziali misure restrittive. In una tiepida mattina di Marzo sono in casa facendo zapping sul televisore quando suona il campanello. Rispondo al citofono e una voce mi dice che sono venuti per controllare la taratura del contatore elettronico e di preparare una bolletta da fargli vedere. Guardo fuori attraverso le tende e vedo due tizi con gilet arancione senza mascherina. Il mio cervello processa le informazioni ricevute e dal mix "perché cazzo girate in due fianco a fianco se anche al ristorante l'altra sera abbiamo dovuto stare seduti a distanza di un metro", "perché cazzo dovete venire a guardare un contatore elettronico di persona e non lo fanno da remoto", "perché cazzo volete vedere una bolletta" elaboro due ipotesi. O siete due farabutti che cercano di infilarsi in casa di anziani per rapinarli o siete due poveretti mandati come carne da macello senza mascherina
in casa di gente di cui non sapete le condizioni di salute per fargli sottoscrivere contratti truffaldini a favore di compagnie di farabutti.
Scaccio con un certo disappunto l'idea di poter essere considerato un anziano da rapinare o truffare, quelli che mi propongono contratti al telefono li mando affanculo e credo farei lo stesso di persona ma con più gusto, quindi opto per il non aprire la porta tornando a sedermi sul divano. Sento che aprono il portone, salgono e iniziano dagli appartamenti dei piani superiori. Qualcuno risponde, qualcuno fa finta di niente. Scendono e arrivano al mio piano. Bussano al mio dirimpettaio, c'è in casa la signora. Breve dialogo di cui colgo qualche parola, alla richiesta di vedere la bolletta la signora se la cava con un classico. "Mi spiace, ma mio marito non c'è". E nei tre metri tra la sua porta e la mia succede qualcosa. Qualcosa che cercherò di spiegarvi con l'aiuto esemplare dell'indimenticabile Amici miei. Cosa è il genio? Il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione.



Quando bussano sono già pronto dietro la porta. Per figurarvi meglio la scena, credo sia opportuno dire che sono abbastanza alto, peso (ahimè) più di 90 kg e ho barba e baffi, al momento pure abbastanza incolti. E quando iniziano a sciorinare la tiritera della bolletta, io con un sorriso che tenta di mascherare la travolgente risata che sta per scapparmi me ne esco con "Mi spiace, ma mio marito non c'è". Ho la tentazione di sbattere le ciglia e tentare una duckface, ma lascio perdere. Uno dei due sbarra gli occhi e fa istintivamente un passo indietro. L'altro, che ha capito perfettamente che li sto perculando, resiste alla tentazione di contromandarmi affanculo e si congeda con un garbato "Mi scusi, arrivederci" mentre la mia risata sta diventando una specie di paresi facciale. Vedo attraverso il vetro del portone che si richiude che si dicono qualcosa ridendo, mentre io richiudo la porta, mi accascio sul divano sghignazzando e mi dico che devo ricordarmi di chiedere a mia moglie se ha ancora quella vestaglina sexy dei primi anni di matrimonio. Non si sa mai che mi vada bene, al prossimo truffatore potrebbe anche andare peggio.
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Quando uno è scemo è scemo, e già qui dovreste aver capito che quello che state per leggere sarà autobiografico. Posso forse tentare di dare un minimo di colpa di tutto quanto alla situazione conseguente al virus. Bisogna essere molto buoni per crederci, ma ci proverò lo stesso. Allora, tutti...
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22/04/2020 15:11:33
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