La volta che uscii in semifinale al torneo di rutti al liceo

16 agosto 2020 ore 12:07 segnala
Il titolo è esplicativo e il warning superfluo, quindi andiamo avanti con la rubrica "another bad thing I did". Proseguendo nella lettura, mi sollevate da ogni responsabilità.


E' un tiepido giovedì di Maggio dello scorso millennio in un rinomato istituto superiore cittadino e cresce il fermento tra compiti in classe, interrogazioni, situazioni precarie da rimediare prima di fine anno. Ma questo non distoglie l'attenzione dall'attesissimo evento. Per un misterioso scherzo del calendario e della programmazione quell'anno il giovedì l'intervallo è seguito dall'ora di educazione fisica, cosa che fa sì che i dieci minuti di intervallo si dilatino con tempi che possono arrivare fino alla mezz'ora prima che qualcuno si presenti in palestra.
E oggi sono in programma le semifinali dell'annuale torneo di rutti. So che non è il genere di cosa che uno scrive con fierezza sul curriculum, ma in quell'anno lontano ho partecipato anche io. E sapete che ci tengo a condividere con voi i bei ricordi. Ho passato in scioltezza i quarti di finale e ora devo sfidare l'imbattuto e favoritissimo campione in carica. Impresa titanica, dato che negli anni precedenti ha vinto sempre lui, senza rivali. La sfida si articola su tre prove: potenza, durata e recitazione. Sulla potenza sono consapevole di non avere speranze. Sto per ruttare battermi contro uno che è riuscito a farsi sentire nell'aula accanto a porte chiuse. Sulla durata, posso giocarmela. Gioco a calcio, sono allenato, ho fiato, non fumo, posso dire la mia. Sulla recitazione si gioca il passaggio del turno, anche perché è qui che la giuria, composta da sette maschi e tre femmine che esprimono un voto da uno a dieci, ha la maggior discrezionalità. Una delle tre giurate è anche la mia fidanzata dell'epoca, il che mi espone a dubbi di conflitto di interessi e favoritismi che respingo sdegnosamente. Nel caso ve lo stiate chiedendo, il torneo è solo maschile dato che non abbiamo trovato un numero adeguato di ragazze disposte a mettersi in gioco sputtanarsi a questo livello.
Comunque, tra tifo sfrenato, rutti di incoraggiamento, scommesse e battute che definire da caserma sarebbe offensivo verso l'esercito, ha inizio la sfida. E' consentito l'aiuto di una sostanza liquida gassata, che per tre dei semifinalisti me compreso è la tradizionale Coca-Cola mentre il campione sfodera un vezzoso Chinotto. Come previsto, sulla potenza non c'è gara. Non c'è nemmeno bisogno di ricorrere alla giuria, riconosco sportivamente la sconfitta. Ma a sorpresa mi rifaccio sulla durata. Sarà stata la voglia di rivincita, sarà che il mio avversario mi ha sottovalutato ma piazzo un 9.48 tra il boato dei presenti rifilando quasi un secondo al campione. (1) E la tensione sale mentre ci apprestiamo alla prova di recitazione, che consiste nel pronunciare ruttando una frase a scelta. Vengono valutati sia l'originalità della scelta che l'intelligibilità della pronuncia.
Qui forse commetto il primo errore. Nella scelta del brano. La classe, per usare un eufemismo, ha un taglio decisamente conservatore e presentarmi in gara sbeffeggiando l'inno nazionale con una citazione di Fratelli d'Italia mi fa partire svantaggiato. Comunque, impavido rutto con stile "Fratelli d'Italia l'Italia s'è desta dell'elmo di Scipio s'è cinta" perdendomi però sul finale senza riuscire a concludere la frase. (2) Tocca al campione. Che si mette in testa una corona d'alloro (3) e spara una citazione dall'Eneide che lascia tutti a bocca aperta. (4) Gioco, set, partita. Standing ovation della folla. Ammetto la sconfitta e stringo sportivamente la mano al mio avversario. Vincerà anche la finale, e anche i tornei successivi. In cinque anni di liceo, ha vinto sempre lui. Probabilmente, se avessero organizzato il trofeo interscuole, avrebbe vinto anche quello. E sappiate che ora che sono passati tanti ma tanti anni, se vi rivolgete a uno stimatissimo professionista in non vi dico quale campo, potrebbe essere lui.


(1) Ebbene sì, c'era anche il cronometrista.
(2) La mia ragazza mi diede 9. Era vero amore.
(3) Va bene, eravamo una classe di imbecilli, lo ammetto.
(4) Per completezza di informazione, le recitazioni degli altri semifinalisti furono "sempre caro mi fu quest'ermo colle che da tanta parte" e "sapore di sale sapore di mare che hai sulla pelle".


A questo punto, che dire? Li percepisco, sapete, i vostri pensieri. Mi sembra di sentirvi mentre dite "Ma ti rendi conto che hai fatto un intero post su un blog raccontando una gara di rutti, ma sei scemo?". E io dirò "Probabilmente sì, ma che dire allora di voi, che lo avete letto tutto e siete arrivati qui in fondo nonostante sapeste fin dall'inizio di cosa si trattava?".
Quindi, adesso che si fa ? Amici come prima e birretta, ovvio.

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Il titolo è esplicativo e il warning superfluo, quindi andiamo avanti con la rubrica "another bad thing I did". Proseguendo nella lettura, mi sollevate da ogni responsabilità. E' un tiepido giovedì di Maggio dello scorso millennio in un rinomato istituto superiore cittadino e cresce il fermento...
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