Rimpianti

24 agosto 2012 ore 01:17 segnala
Le transenne mi separano dal palco, in questa fredda notte genovese di fine autunno. Una miriade di persone attirate sotto al palco da uno dei gruppi che, grazie a quella serata diventerà uno tra quelli che prediligo.
Sento questo freddo ferro a contatto con le mie mani, che gli si stringono sempre più forti attorno, un brivido mi pervade, un barlume di ammirazione esce dai miei occhi, la mia bocca non si chiude del tutto, restando semi aperta, i loro suoni, la loro musica, la loro melodia mi fanno accapponare la pelle, è la prima volta che sento questi ragazzi suonare, hanno un nome che al momento non ricordo, ma ricorda vagamente un toro in una differente lingua.
Parecchie mani frenetiche sfiorano la mia, ma una maggiormente le rimane vicina particolarmente insistente. Scorgo il braccio, fino ad arrivare a fissargli il volto ma lui non si cura del mio sguardo, il ragazzo sta cantando a squarciagola, puntando l'indice dell'altra mani verso l'alto, quasi a sottolineare ciò che sta urlando, ciò che stanno urlando un pò tutti qui. Improvvisamente ricambia lo sguardo e mi sorride. Rimane vicino a me, per tutta la durata di questo gruppo, e una volta smesso di suonare dando un pò di tregua alle nostre orecchie, si presenta. Ha una voce molto gentile, si avvicina al mio orecchio e mi chiede se voglio andare a bere una birra con lui. Ritorno con i piedi a terra e mi ricordo che non sono venuta sola ma con una mia amica che pur avendomi accompagnata volentieri non sembra, sulle prime, di essere contenta di stare dov'è. La avverto che starò via per cinque minuti, il tempo di prendere una birra ma non sembra soddisfatta di questo, aggrotta le sopracciglia, facendomi trovare davanti a lui, senza sapere che dire. A dissipare ogni dubbio ci pensa lui, la sua mano afferra saldamente il mio polso e mi trascina al "bancone" con lui, e dopo una breve ed imbarazzante pausa, senza chiedere nulla, mette una birra nella mia mano, la sua la tiene con la sinistra ed ancora una volta sento la sua mano libera cingere il mio polso, delicatamente.
Si avvicina per la seconda volta al mio orecchio per mettermi al corrende che saremmo usciti: qui dentro fa caldo e l'aria è impregnata di sudore, per non parlare del caos.
Mi tira in uno slalom tra le persone, e non appena varchiamo la soglia un freddo pungente investe le mie braccia nude, non ho avuto nemmeno il tempo di mettere la giacca, con passo svelto svoltiamo un angolo, ci troviamo davanti a delle transenne, ancora, e si ferma di scatto, girandosi verso di me.
Capisco che mi ha lasciato il braccio solo quando realizzo che la sua mano libera da beveraggi mi sfiora l'orecchio e la nuca, il bacio forse anche tanto sperato arriva, tra la sorpresa e l'aspettato. Mi sento stretta in un abbraccio, quasi volesse riscaldarmi, consapevole del fatto di avermi trascinata fuori solo con una misera T-shirt tutta strappata. La sua voce, che risulta come un sussurro nel mio orecchio, è calda e calma.

Mi sembra di vivere momenti surreali, la scarsa autostima mi fa dubitare di tutto questo, mi fa dubitare della sua sincerità e non ci vuole poco per convincermi del contrario.
Confusione, contentezza, amarezza, i diversi sentimenti si susseguono dentro me, tanti e diversi tra loro. Poi un susseguirsi infinito di baci, sorsate di birra che passano da una bocca all'altra. Un turbinio di positive emozioni mi travolge e ci isola dal mondo: il rumore che proviene dall'edificio è ormai lontano, un ronzio; il freddo della notte è impercettibile.
Mi toglie tutti i dubbi: io credo in tutto questo, capisco che non sta mentendo.
Un piccolo problema però ci investe in un secondo, quando tutte le voci ci riportano lì, alla realtà: il concerto è finito, i cinque minuti si sono trasformati quantomeno in un'ora e la mia amica è là dentro, l'avevamo lasciata sola. Inutile dire che appena entrati la vediamo con le sopracciglia di nuovo aggrottate, si può perfino immaginare il fumo che esce dalle sue orecchie, è arrabbiata e non la biasimo. Non migliora il suo umore, certamente, quando le dico che avremmo fatto la strada a piedi insieme, ed anche un pezzo di tragitto in treno.
Il sogno continua per delle ore, è tutto così magico, surreale, lui mi da un senso di protezione.
Quando, però, lui giunge a destinazione io, sciocca, lo lascio andar via quel sogno, senza nemmeno tentare di trattenerlo.
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Le transenne mi separano dal palco, in questa fredda notte genovese di fine autunno. Una miriade di persone attirate sotto al palco da uno dei gruppi che, grazie a quella serata diventerà uno tra quelli che prediligo. Sento questo freddo ferro a contatto con le mie mani, che gli si stringono sempre...
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24/08/2012 01:17:04
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