occhi per vedere

09 agosto 2008 ore 02:40 segnala
Scrivere,
di un sospirato temporale d'agosto,
del cielo notturno soffocato da una cappa di nubi diradate,
rischiarato dai bagliori di scariche che non toccano terra.
Umidità prigioniera nell'aria,
elettricità che non trova direzione,
vento caldo e profumo d'acqua.
Ascolto ogni istante senza distrazione
e tutto nel mutamento pare immobile,
come in un quadro.

Vorrei riprendere il mio cammino
e ritrovare serenità in ogni singolo passo,
vorrei asciugare le mie lacrime salate
e non sudare l'attesa.
Raccolgo forze nervose,
solitudini e incomprensioni,
follie e fatiche ...come panni stesi.
Ricordo l'amore, il piacere,
l'abbondanza e la serenità
...ricordo!

Arriva la pioggia senza fragore,
calda e copiosa,
come lacrime dolci di un cielo
a tratti stellato,
mentre piange, mostra ancora la sua bellezza!
Il quarto di luna rossa all'orizzonte
mi racconta ancora che è estate,
è troppo presto per dimenticare,
è troppo tardi per rinunciare,
è tempo di vivere
bellezza e abbondanza.

Ci sono ricchezze che non si possono accumulare.

el negro zumbon

07 agosto 2008 ore 15:12 segnala
tratto dal film "anna" di alberto lattuada (1951), silvana mangano (la ballerina che si fa suora) canta "el negro zumbon"

accattoni

07 agosto 2008 ore 15:05 segnala
Come volevasi dimostrare, la sicurezza assume sempre di più le sembianze di un maquillage sociale ...se non importa essere sicuri (o meglio costa troppo), bisogna almeno che gli elementi di "fastidio" evidente (accattoni, zingari, "negri" e derelitti), scompaiano dalle strade e dalla vista dei cittadini, bisogna almeno che i media distolgano l'attenzione dai problemi reali, per concentrarsi nella diffamazione e nell'alimentare l'odio verso "categorie sociali" marginali e i nuovi poveri.
Chi è il bersaglio di tanto accanimento? Oltre a zingari ed immigrati ci sono anche i poveri, gli accattoni, coloro che rovistano nei cassonetti.
Da Alemanno a Cofferati, da Tosi a Chiamparino è tutto un fiorire di ordinanze comunali "contro" accattoni, frequentatori di prostitute, immigrati, zingari e lavavetri.
Come se bastasse essere "contro", come se bastasse dare una multa a chi rovista nella spazzatura o a chi va a puttane per risolvere il problema.
Anch'io sono contro l'accattonaggio, la prostituzione, l'immigrazione incontrollata e la microcriminalità ma è mai possibile che invece di investire per contrastare il fenomeno, si pensi solo a mostrare un po' i muscoli, con la funzione di creare soltanto un effetto placebo per la cittadinanza?
Ha senso non regolarizzare i clandestini già in Italia?
Mantenerli in clandestinità significa avere una fascia sociale senza diritti, cittadini senza nome e cognome e paese di provenienza ...significa dare la possibilità alle imprese di avere lavoratori in nero sottopagati senza alcun diritto, significa garantire alle organizzazioni criminali un bacino di manovalanza...
Forse fa comodo così!
Se fossero regolarizzati almeno sapremo chi sono e da dove vengono ...sarebbe più difficile per loro finire nel mercato nero (mentre ora rappresenta l'unica possibilità, oltre al crimine), molti avrebbero l'opportunità di non delinquere, ed in caso fossero effettivamente dei delinquenti si avrebbero maggiori possibilità di rispedirli a casa loro con successo.
Ha senso multare gli accattoni, chi rovista nei cassonetti o la prostituzione?
Ci si illude forse che miseria e prostituzione possano essere efficacemente combattute multando i miserabili e gli avventori di prostitute?
Miseria e prostituzione accompagnano le società umane da sempre e rappresentano, nella quasi totalità dei casi, problemi e drammi che possono essere socialmente attenuati e contenuti!
Ma questo contenimento piuttosto che essere dovuto ad un innalzamento del livello repressivo si realizza cercando di migliorare il benessere della collettività ...del resto perchè una persona "sente il bisogno" di rovistare nell'immondizia ...perchè aumenta la "necessità" di sesso a pagamento?

jack soul brasilero

06 agosto 2008 ore 14:41 segnala
versione acustica del brano "jack soul brasilero" di lenine dall'album "'na pressao" 1999.
Nell'album è presente solo la versione "elettronica" che pur mantenendo la struttura della canzone ne esalta un po' i bassi e amalgama maggiormente le melodie degli strumenti.

estate (odio l')

04 agosto 2008 ore 14:52 segnala

Pezzo mitico dei ruggenti anni '60 nella versione musicale che preferisco.

il video è quello che è

 

Il brano

Estate fu scritto nel 1960 dal cantante e compositore Bruno Martino, insieme con  (co-autore) Bruno Brighetti.

Il brano parla di un amore finito sotto gli "splendidi tramonti" dipinti da questa stagione. Nel 1961 Estate era nel HitParade, però non ha mai scalato le classifiche di vendita.

Dopo essere stata pubblicata e interpretata in Brasile da João Gilberto, il brano è diventato negli anni un jazz standard: uno dei pochi brani italiani riusciti a entrare nel repertorio dei jazzisti di tutto il mondo. Non c'è pianobar o night club in cui questa canzone non sia mai stata eseguita, e le incisioni sono innumerevoli.

Il brano nasce con un altro titolo: "Odio l'estate". Dopo l'interpretazione ironica e dissacrante di un altro grande jazzista italiano, Lelio Luttazzi, che lo trasforma in TV in "Odio le statue", nelle successive riedizioni viene semplicemente intitolata "Estate".

 

da elenapoletti.com

sassi di fiume

03 agosto 2008 ore 17:59 segnala
A cavallo di luglio ed agosto nelle città padane si può godere di quel tipico caldo afoso che fa rimpiangere anche il più duro degli inverni.
E’ difficile mantenere i nervi saldi quando l’afa toglie il fiato ed il muro di caldo umido non offre possibilità di scampo ...può subentrare anche il fattore panico.
La gatta suda dalla bocca e quando non è fuori di casa, nelle ore più calde, continua a voler accoccolarsi sulla mia pancia, incurante del fatto che noi umani sudiamo da ogni poro della pelle.
Non è affar suo ...e con immutata insistenza pretende!
Ieri ho invitato a cena un amico ed ho cucinato una pastasciutta immangiabile, strano perché me la cavo discretamente. E’ più di vent’anni che mi faccio da mangiare. Per fortuna avevo anche preparato dei fagioli freschi lessati, guarniti con cipolla cruda ed un paio di uova sode tagliate a metà con olio pepe e sale, salame e vino bianco!
Alla fine è andata così ...la serata è poi proseguita tra un cannone e l’altro, grappa e quant’altro.
Verso mezzanotte decidiamo di uscire per recarci al pride village, un’iniziativa estiva, forse l’unica senza bisogno di tessere, di un gruppo di gay padovani tra cui un consigliere comunale (probabilmente unico motivo per il quale è stato concesso loro lo spazio).
Inforchiamo la moto (del mio amico) una triumph 800 cc da strada.
Arriviamo ed il parcheggio è bello pieno, non c’è praticamente nient’altro in giro... all’esterno incontriamo i soliti e peraltro pochi volti noti di chi come noi non "ama" andare in vacanza e la solita quantità indescrivibile di improvvisati vip, donne fatali, teste rasate, gay orgogliosi quasi a ricordare che c’è chi lo prende e c’è chi lo da!
Dall’interno proviene l’ormai classico rumore indefinito di musica techno ripetitivo e assordante ...ci avviciniamo sempre più perplessi all’entrata!
Si scopre un fatto: venerdì e sabato ingresso 5 euri fino alle 23.00 e 15 euri dalle 23.00 in poi.
Chi arriva tardi è dunque penalizzato! (c’è dell’ironia agostana in quest’ultima frase)
Se già c’erano dubbi ...soffrire può anche andar bene ...ma pagare per soffrire mi sembra francamente (d’alemismo) eccessivo.
Ripieghiamo su un locale arci all’aperto dove ad attenderci ci sono alcune persone.
L’ambiente è molto più raccolto e familiare ...all’interno il banchetto dei sassetti di Maccrino, che da anni scolpisce piccoli sassi di fiume...

pellestrina

01 agosto 2008 ore 04:15 segnala
Foto: case sull'isola di Pellestrina

Pellestrina è un isola al largo delle coste venete che separa la laguna di Venezia dal mare aperto. La laguna è protetta dal mare da una serie di barriere naturali (isole lunghe e strette come il lido di Venezia, Pellestrina e Ca Roman) e artificiali, i murazzi, opere in muratura con la stessa funzione; ad esempio Pellestrina e Ca Roman sono unite tramite un murazzo percorribile anche a piedi o in bici, da una parte c'è il mare e dall'altra la laguna.
Negli ultimi anni si sono aggiunte le strutture mobili e fisse (quelle fisse sono vere e proprie isole artificiali) del mose su cui non voglio dilungarmi perché non voglio descrivere l'ennesimo inutile scempio ambientale e spreco di denaro pubblico.
Beh quello che voglio dire è che oggi per la prima volta sono andato al mare, cosa che a me piace molto. Ho raggiunto con l'auto la città di Chioggia (Ciosa per i veneti) e alle 17.00 mi sono imbarcato per Peéstrina (sempre per i veneti). L'isola è lunga una decina di chilometri e larga qualche centinaio di metri e al di sopra vive una piccola comunità di residenti che hanno praticamente 4 cognomi (Vianello, Busetto, Scarpa e Zennaro), turisti veramente pochi poiché non vi sono strutture ricettive eccetto le abitazioni private e quei pochi turisti che ho incontrato li conoscevo pure.
E' un isola di pescatori dove ti guardano come un marziano se vieni da fuori.
Da qualche anno dietro il murazzo hanno rubato un po' di spiaggia al mare ed è possibile prendere il sole ...in spiaggia non vi sono comunque ne bar ne strutture e soprattutto c'erano poche persone.
Il mare era talmente invitante che nonostante fossero quasi le sei e il fatto di non avere con me un costume da bagno ...ho fatto il bagno in mutande.
Si stava veramente bene.
Verso le otto mi sono trasferito in paese che si rivolge verso la laguna e la terraferma.
Da quella posizione è possibile vedere dei tramonti straordinari.
Mi sono bevuto uno spritz e con un amica mi sono infilato in un osteria per mangiare qualcosa.
Le osterie (quattro o cinque) presenti sull'isola possono ancora definirsi tali poiché offrono prodotti realmente tipici a prezzi decisamente abbordabili e comunque "normali". Essendo la pesca una delle principali risorse dell'isola il pesce non manca, come i péoci (le cozze) che vengono allevati in laguna nelle apposite pèociare.
Ad onor del vero c'è anche qualche ristorante, almeno un paio, con menù più ricercati e prezzi più elevati.
Il servizio pubblico di traghetti ed autobus collega le isole tra di loro con Chioggia e Venezia tutto il giorno e tutta la notte al ritmo di almeno un battello all'ora, quindi si può andare e venire più o meno quando si vuole e ci si può spostare da un luogo ad un altro anche di notte.
Pellestrina è una piccola isola dove ancora si può godere di un po' di autenticità e di vita semplice.

aria di rivoluzione

29 luglio 2008 ore 23:08 segnala
No... la rivoluzione non è un sogno,
non è bella, non è auspicabile,
non porta con se giustizia e libertà.
Porta morte e miseria,
sangue e distruzione.
Quando si combatte
l'urlo disperato degli sconfitti
travolge ogni cosa,
giusta o sbagliata
che sia.

A volte è necessaria
non c'è altra via d'uscita
perchè l'oppressione è talmente forte
l'ingiustiza dilagante,
la persecuzione ordinaria e quotidiana.
Arresti, torture, repressione.
Penso alla lotta di liberazione,
penso a tutti quei popoli invasi ingiustamente
o che si ritrovano nelle mani di dittatori atroci,
ogni popolo ha diritto di autodeterminarsi,
ogni popolo ha diritto alla sua rivoluzione
e non ha necessariamente un colore
e non è necessariamente la mia,
quella che mi piacerebbe...

Quella che mi piacerebbe
parte da piccoli gesti quotidiani,
passa attraverso i comportamenti
che sanno offrire prospettive,
che sanno accogliere e dare un senso
alla diversità dell'umanità
e ne seguono il respiro.
Una specie di fermento interiore
che contagia persone, case, scuole, opinioni,
quadri, scritti, pensieri
...semplici pratiche di vita.
Crea unità dai singoli egoismi,
un comun sentire,
che a volte diventa immenso
e travolge ...origina il cambiamento!

Saper rinunciare al lusso,
alla bella macchina,
al conto in banca,
alla sveglia che suona
non serve ...non serve a nessuno
neanche a me.
E' solo una miserabile scusa
per non sentirsi troppo male
troppo a disagio
in un mondo che urla vendetta.

A che serve rinunciare?
Perchè penso che la mia rinuncia sia giusta?
Perchè non invade lo spazio degli altri?
Perchè consumo meno?
Perchè non mi rendo complice attraverso le mie rinunce?
Sono rinunce fasulle ...
o meglio cose che che decido e reputo
non facciano al caso mio... e sono libero di farlo.
(ed in cuor mio penso, lo faccio anche male,
con un sacco di contraddizioni e ipocrisie)

La vera rinuncia non la puoi scegliere!
Arriva! per colpa di chi, di cosa o di come
ma ti costringe a cambiare prospettiva, vita
...e non lo vuoi ...ti ribelli per forza!

Ho capito che attraverso la mia rinuncia
mi allontano dalla pienezza della vita
che è fatta anche di pesantezze e pericoli.
Ho capito che attraverso la mia rinuncia
erigo la mia difesa e mi allontano dagli altri e dal mondo.
Ho capito che attraverso la mia rinuncia
non do fastidio a nessuno, godo vita tranquilla!
...ma non ho alcun sapore ne odore.

Che senso può avere per me parlare,
scrivere, respirare
...impacchettato nelle mie rinunce quotidiane.
me lo chiedo e comincio a respirare
...aria di rivoluzione!

(scritta a metà luglio)