OBAMA FIRMA LA LEGGE SULLA DETENZIONE INDEFINITA UNIVERSALE

07 agosto 2012 ore 08:05 segnala
OBAMA FIRMA LA LEGGE SULLA DETENZIONE INDEFINITA UNIVERSALE SENZA ACCUSE O PROCESSO



Obama firma la legge sulla detenzione indefinita

02 Gennaio 2012

WASHINGTON – Oggi il presidente Obama ha firmato la legge National Defense Authorization Act (NDAA). La legge contiene una generica disposizione per la detenzione indefinita universale. Mentre il presidente Obama ha emesso una dichiarazione di sottoscrizione affermando che aveva delle "serie riserve" sui provvedimenti, la dichiarazione si applica soltanto a come la sua amministrazione utilizzerebbe le autorizzazioni concesse dalla NDAA e non influirebbe su come la legge viene interpretata da successive amministrazioni. La Casa Bianca aveva minacciato il veto ad una precedente versione della NDAA, ma ha invertito la rotta poco prima che il Congresso votasse il disegno di legge finale.

"Oggi l'azione del presidente Obama è una sventura sulla sua eredità perché sarà conosciuto per sempre come il presidente che ha firmato la legge sulla detenzione indefinita senza accuse o processo ", ha dichiarato Anthony D. Romero, direttore dell'ACLU. "Lo statuto è particolarmente pericoloso perché non ha nessuna limitazione temporale o geografica e può essere utilizzato da questo e da futuri presidenti per detenere militarmente persone catturate lontano da qualsiasi campo di battaglia. L'ACLU combatterà l'autorizzazione alla detenzione universale dovunque potrà, sia in tribunale, che al Congresso che a livello internazionale".

Sotto l'amministrazione Bush, pretese simili di autorizzazione alla detenzione universale erano utilizzate per trattenere sotto custodia militare anche un cittadino USA detenuto sul suolo USA e molti al Congresso ora asseriscono che la NDAA dovrebbe essere utilizzata nuovamente nello stesso modo. L'ACLU ritiene che qualsiasi detenzione militare di cittadini americani o altri all'interno degli Stati Uniti sia incostituzionale ed illegale, compreso in base alla NDAA. Inoltre, l'ampiezza dell'autorizzazione alla detenzione della NDAA viola il diritto internazionale perché non è limitata alle persone catturate nel contesto di un effettivo conflitto armato come richiesto dalle leggi di guerra.

"Siamo incredibilmente delusi che il presidente Obama abbia firmato questa legge anche se la sua amministrazione aveva già sostenuto eccessivamente l'autorizzazione alla detenzione in tribunale", ha dichiarato Romero. "Qualunque speranza che l'amministrazione Obama avrebbe rigettato gli eccessi costituzionali di George Bush nella guerra al terrore si è oggi spenta. Con sollievo, abbiamo tre branche di governo, e la parola finale appartiene alla Corte Suprema, che deve ancora decidere sulla portata dell'autorizzazione alla detenzione. Ma anche il Congresso ed il presidente hanno un ruolo da giocare nel ripulire dalla confusione che hanno creato perché nessun cittadino americano o chiunque altro dovrebbe vivere nella paura di questo o di qualunque futuro presidente che abusi dell'autorizzazione alla detenzione della NDAA".

La legge contiene anche provvedimenti che rendono difficile trasferire i sospetti fuori della detenzione militare, che ha indotto il direttore del FBI Robert Mueller a testimoniare che potrebbe danneggiare le indagini penali. Essa limita anche i trasferimenti di detenuti dichiarati innocenti dalla struttura di detenzione di Guantanamo Bay a paesi stranieri per nuovo insediamento o rimpatrio, rendendo più difficile chiudere Guantanamo, come il presidente Obama si era impegnato a fare in uno dei suoi primi atti in carica.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/08/obama-firma-la-legge-sulla-detenzione.html

LONDRA 2012: ATTENTATO USA E GUERRA ALL'IRAN?

07 agosto 2012 ore 05:39 segnala
LONDRA 2012: E SE GLI USA FACESSERO UN ATTENTATO DICENDO CHE E' STATO L'IRAN?

Le guerre vengono motivate da falsi pretesti ... cosa faranno per giustificare un'aggressione all'Iran?



Da che mondo è mondo gli USA (ma non solo loro) inventano attacchi ed attentati contro loro stessi per giustificare la guerra.

Chi conosce la storia della portaerei Maddox “attaccata dai vietcong” che servì ad innescare il conflitto in Vietnam sa bene che l’attacco si rivelò poi una (quasi) totale invenzione degli USA, così come invenzione USA furono le storie di bambini appena nati uccisi dagli Iracheni negli ospedali del Kuwait, le storie delle armi di distruzione di massa irachene (che non furono mai trovate, neppure dopo la fine della seconda guerra del golfo).

Adesso vogliono fare la guerra all’Iran

Chi? USA e Israele in primis, ma sappiamo come la Gran Bretagna sia sempre stata fedele alleata nelle guerre degli USA.

Come possono giustificare l’aggressione militare senza un casus belli?
Non possono, qualcosa devono inventarsi.

E allora un attentato ai giochi olimpici farebbe proprio al caso loro, darebbe la giustificazione di fronte all’opinione pubblica per un attacco all’Iran.

L’Iran ha attaccato violentemente il logo dei giochi olimpici che richiamerebbe troppo da vicino la parola Zion ovvero Sion (ed in effetti le analogie ci sono, ma questo poco importa, sta di fatto che l’Iran ha preso di mira – per adesso verbalmente – i giochi Olimpici).

Questa dichiarazione iraniana può essere utilizzata dai servizi segreti per scaricare addosso all’Iran un eventuale attentato gestito o co-gestito dai servizi segreti (in Italia hanno collaborato alle diverse stragi di stato, e non crediate che Mossad, FBI e company siano molto meglio).

Israele ha già lanciato l’allarme, paventando episodi di terrorismo da parte araba (iraniana in particolare) nel quarantesimo anniversario dell’eccidio alle olimpiadi di Monaco .

A 11 anni esatti dall’11 settembre i giochi olimpici un auto-attentato darebbe la possibilità di innescare un altro conflitto.
L’11 agosto potrebbe essere una data simbolicamente importante (10 anni e 11 mesi dopo)
Speriamo che non succede, ma purtroppo la storia ci dice che è già successo.

Ricordatevi che nell’archivio della marina USA ci sono le trascrizioni delle intercettazioni decrittate della flotta giapponese che si avvicinava a Pearl Harbour secondo la ricostruzione del libro “il giorno dell’inganno” . E se questo non vi convince sappiate che USA e Giappone erano già ai ferri corti per l’embargo del petrolio decretato dagli USA ed i segnali di un prossimo atto ostile da parte del Giappone erano evidenti (*) .

Gli USA sapevano che i giapponesi stavano arrivando ma non hanno avvertito i generali che comandavano la guarnizione di Pearl Harbour, perché avevano bisogno di quei 3000 morti per potere convincere il popolo statunitense ad entrare in guerra.

Per altro la fondazione Rockefeller ha pubblicato un paio di anni fa degli studi su “scenari futuri”, il peggiore dei quali prevedeva 13.0000 morti alle olimpiadi di Londra e successivamente il diffondersi di un’epidemia di aviaria. Rockefeller non è un uomo qualunque, ma uno dei più ricchi e potenti uomini al mondo.
In conclusione, se facciamo girare questo messaggio forse possiamo evitare che facciano un attentato? Se siamo in troppi a saperlo/sospettarlo possiamo fare la differenza?

Speriamo di sì.
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(*) Da http://blogsofnote.it/tag/pearl-harbor/

Com’era possibile che un’unità operativa speciale così grande — comprendeva sei portaerei — fosse riuscita ad avvicinarsi fino a 370 chilometri da Oahu e a lanciare 183 aerei nella prima ondata dell’attacco, sfuggendo ai radar e infliggendo alla flotta americana del Pacifico un colpo così terribile? Anzitutto, l’unità operativa giapponese seguì una rotta settentrionale malgrado l’inverno e il mare grosso. La zona a nord di Pearl Harbor era la meno battuta dai voli di ricognizione americani. Inoltre le portaerei giapponesi mantennero un rigoroso silenzio radio.
Il radar, comunque, vigilava sull’isola strategica per individuare eventuali aerei in arrivo. Verso le sette di quella mattina decisiva, due militari in servizio presso l’Opana Mobile Radar Station sull’isola di Oahu notarono dei punti insolitamente grandi sull’oscilloscopio, che segnalavano la presenza di “probabilmente oltre 50” aerei. Ma quando avvertirono il Centro Informazioni fu detto loro di non preoccuparsi. L’ufficiale che si trovava presso il Centro Informazioni suppose si trattasse dei bombardieri americani B-17 attesi dal continente.
È mai possibile che il governo americano non avesse sentito, per così dire, puzza di bruciato nell’aria? Il governo giapponese aveva fatto pervenire ai suoi inviati a Washington un messaggio in 14 parti da consegnare a Cordell Hull, il segretario di Stato, alle 13 in punto del 7 dicembre 1941. A Pearl Harbor, per il fuso orario, sarebbe stata la mattina del 7 dicembre. Il messaggio conteneva la dichiarazione dell’interruzione da parte del Giappone dei negoziati con gli Stati Uniti per serie ragioni politiche. Avendo intercettato il messaggio, il governo americano si rese conto che la situazione era critica. La sera prima di quel giorno memorabile, Franklin D. Roosevelt, allora presidente degli Stati Uniti, aveva ricevuto le prime 13 parti del documento intercettato. Dopo averlo letto, disse, in sostanza: “Questo significa la guerra”.

Sebbene le autorità americane credessero imminenti degli atti di ostilità da parte dei giapponesi, la New Encyclopædia Britannica dice: “Non conoscevano né l’ora né il luogo dove ciò sarebbe accaduto”. La maggioranza pensava a qualche parte dell’Estremo Oriente, forse in Thailandia.
(...)

Da parte americana ci furono oltre 2.330 morti e 1.140 feriti.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/08/londra-2012-e-se-gli-usa-facessero-un.html

PROPANOLO: LA PILLOLA CHE CANCELLA I RICORDI

06 agosto 2012 ore 00:52 segnala
TANTA PAURA PER LA PILLOLA CHE CANCELLA LA PAURA



CANCELLARE I RICORDI CON UNA PILLOLA

Questo lo scenario per il venturo decennio di guerre in Medio Oriente. Un esercito di soldati senza emozioni e programmato per uccidere, incapace di provare sentimenti di colpa, pentimento o di orrore. La pillola si chiama Propanolo, già conosciuta come antinfiammatorio, potrebbe essere destinata un giorno ai militari statunitensi per cancellare la memoria dei crimini commessi. Questo scenario apre una lunga serie di considerazioni etiche. Che cosa succederebbe se una pillola del genere venisse usata da un criminale? E che cosa implica esattamente cancellare la nostra memoria? La parte di noi con cui ci riconosciamo. Significa forse distruggere completamente la nostra identità? David Magnus, direttore del Centro di Bioetica dell’Università di Stanford, parla di pericoli legati all’uso indiscriminato di questa sostanza e un rapporto di bioetica della Casa Bianca ne ha sospeso lo studio, ponendo importanti interrogativi etici riguardo l’alterazione della memoria.

LA RICERCA SI E’ SPOSTATA IN CANADA

Ma i militari statunitensi stanno già pensando di rifinanziarla. Le porte sono spalancate da quando è passato il “Psychological Kevlar Act” che consente al Direttore della Difesa di sviluppare un piano di misure preventive per ridurre la probabilità che i soldati manifestino la Sindrome da Disordine Post Traumatico (ovvero l’ansia seguente un evento drammatico). Con questo atto il Pentagono mette avanti l’idea di usare diverse droghe per proteggere i combattenti dallo stress conseguente l’omicidio di altri uomini. Uno dei candidati è proprio il Propanolo, al cui trattamento si pensa di sottoporre i soldati di ritorno dall’Afghanistan e dall’Iraq.

ALL’UNIVERSITA’ DI AMSTERDAM

Il Propanolo è già stato somministrato a 60 studenti, mostrando loro l’immagine di un ragno, mente venivano sottoposti a uno shock elettrico, così che fossero spaventati dall’immagine anche in assenza dello stimolo fisico. Quando agli studenti veniva dato Propanolo non vi era alcuna reazione. Ma probabilmente non vi sarebbe stata alcuna reazione anche con un narcotico o con una botta in testa. Ma alla Difesa statunitense non fa grande differenza se questa sia una scienza spazzatura o un nuovo modo per controllare le persone. E con una droga credono di cancellare la paura del morso di un cane o l’angoscia per aver ucciso un altro essere umano. Che differenza fa? Quando l’uomo sarà trasformato in una perfetta macchina da guerra, anche i piani alti cancelleranno la loro paura di un esercito ribelle e insubordinato.

Davis Fiore

fonte : http://www.positivamente.it/
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

Fonte:http://rumoridallanatura.blogspot.it/2012/08/propanolo-la-pillola-che-cancella-i.html

GEO-INGEGNERIA: STATO DI CARESTIA PIANIFICATO

04 agosto 2012 ore 16:56 segnala
Stato di carestia pianificato



Adesso non ci sono più scuse. Il vasto campo di bassa pressione spinge da settentrione e dal centro del Mediterraneo, tanto che diversi fronti si stanno avvicendando, provenienti dal Nord Atlantico.

La conclusione è che dovrebbe finalmente piovere, ma così non sarà. Il motivo è semplice: chi dirige i giochi intende portare allo stremo il nostro paese. I notiziari nazionali non ve lo dicono, ma gran parte dei raccolti di mais e di frumento è andata persa per via della siccità, mentre le riserve idriche si sono ridotte notevolmente ed in diversi centri italiani le forniture di acqua sono sottoposte a razionamento.

A riprova di quanto qui si asserisce, si hanno a disposizione le previsioni meteo di regime, che preannunciano "velature" in ogni dove. Si conferma semmai qualche sparuta e breve precipitazione. Chiunque abbia la pazienza di osservare il cielo di prima mattina noterà che le formazioni nuvolose supersiti, a causa delle attività igroscopiche notturne, sono distrutte nell'arco di pochi minuti e ad esse si sostituisce un cielo opaco, tendente al bianco-violaceo e privo di formazioni nuvolose qualsivoglia. Un cielo finto, tossico, mortale. Un cielo frutto della guerra ambientale in corso.

PREVISIONI

I prossimi giorni saranno quindi contraddistinti da sorvoli a bassa quota ad opera di velivoli non identificati sui radar e sarà possibile scorgere scie di tipo persistente, ma solo in casi rari e di prima mattina, mentre il grosso delle operazioni sarà svolto con il favore dell'oscurità. Osservate le sagome nere ed ascoltate il rombo dei motori dal crepuscolo in poi. Di notte si vedranno le luci di decine di aerei della morte.

In questa sede si intende inoltre ribadire che le tecniche di irrorazione, in questi ultimi mesi, si sono evolute e che quindi saranno più frequenti i voli a bassissima altitudine ad opera droni Predator (il nostro paese ne ha acquistati altri otto: Monti ha colpito ancora!), ma anche A-330, 707, 767 (gli MD-80/81 non vengono più adoperati per queste operazioni, considerata la loro scarsa affidabilità nel volo a controllo remoto) (1) che, apparentemente, non rilasceranno prodotti visibili. In sintesi... non vedrete scie di alcun tipo. Questo perché i prodotti nebulizzati sono finissimi, di dimensioni nanometriche. Il risultato sarà il dissolvimento rapidissimo di ampie coperture imbrifere e la formazione di fitte nebbie di ricaduta, cosicché, precipitata l'umidità, le salvifiche piogge non cadranno.

In questo quadro di pesanti manipolazioni, non si possono escludere fenomeni violenti nella Liguria di Levante o sulla Toscana.


(1) Volo Alaska 261

Le sostanze Welsbach, che rifrangono la luce come l'ossido di alluminio ed il silicio, sono estremamente abrasive, seconde solo al diamante. Queste polveri della grandezza di un micron o meno, disperse nell'atmosfera, potrebbero attaccarsi alle superfici poste all'interno dei componenti di un aereo che attraversa le scie chimiche. I grassi usati sugli stabilizzatori orizzontali e verticali, sugli alettoni, sui flaps e sul carrello di atterraggio, possono essere seriamente danneggiati da queste polveri abrasive e potrebbero causare una graduale usura delle parti meccaniche e determinare delle avarie, interferendo con i comandi di volo e determinando cabrate o picchiate improvvise. Pensiamo che il volo 261 della Alaska Airlines sia un esempio di questa circostanza.

Il volo Alaska 261 stava compiendo un regolare passaggio giornaliero attraverso le scie chimiche composte da quella particolare sabbia metallica, associata alle operazioni di aerosol della Welsbach, principalmente lungo il corridoio aereo della costa occidentale, sino a Los Angeles e quello a sud ed a est di Dallas.

Altri velivoli commerciali, militari e civili, sono incorsi in queste avarie che sono normalmente attribuite a componenti meccaniche di scarsa qualità. E' questa la conclusione raggiunta dal National Transportation Safety Board nella sua indagine sull'infausto viaggio del volo Alaska 261.

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.


Fonte: http://tankerenemymeteo.blogspot.it/

Fonte post:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/08/geo-ingegneria-stato-di-carestia.html
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Stato di carestia pianificato « immagine » Adesso non ci sono più scuse. Il vasto campo di bassa pressione spinge da settentrione e dal centro del Mediterraneo, tanto che diversi fronti si stanno avvicendando, provenienti dal Nord Atlantico. La conclusione è che dovrebbe finalmente piovere, ma...
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04/08/2012 16:56:24
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TERREMOTI: POPOLAZIONE ITALIANA CARNE DA MACELLO

03 agosto 2012 ore 16:55 segnala
TERREMOTI: POPOLAZIONE ITALIANA CARNE DA MACELLO


sParlamento.

di Gianni Lannes

In attesa del prossimo evento tellurico naturale o provocato dalla silenziosa guerra ambientale scatenata in sordina dai governi dei macellai russi e nordamericani, lo Stato tricolore (controllato dall’eterodiretto Monti Mario) ha fatto i conti ma non li ha comunicati ai sudditi interessati. Un preannunciato esempio: i 400 mila abitanti di Catania (a rischio elevatissimo) si ridurranno a 50 mila unità quando si scatenerà quel terremoto che si paventa da tempo.Infatti, solo il 5 per cento delle abitazioni di questa città siciliana è a prova tellurica. C’è anche peggio nel profondo Sud: i centri storici di Messina e Reggio Calabria non sono adeguati al forte terremoto prossimo venturo: le istituzioni calcolano che solo un quarto delle abitazioni sia in grado di reggere un sisma violento. In attesa della prossima tragedia, i dati governativi attestano il rischio taciuto: 25 milioni di persone vivono in aree pericolose del Belpaese. Ufficialmente “il 45 per cento del territorio italiano è catalogato come sismico”. La situazione in realtà è più grave di quanto un comune cittadino può solo vagamente immaginare. Ma è preferibile non divulgare la notizia. Piani di sicurezza ed evacuazione? Obsoleti, sconosciuti alla popolazione o addirittura inesistenti. Avanti, prego con i prossimi funerali di Stato in pompa magna. Spente le telecamere al servizio diretto del potere, l’Emilia Romagna è già passata in secondo piano.

Zone rosse - Sono 2.965 i Comuni fragili su 8.102, dove per rischio sismico si intendono i danni che provocherebbe un futuro, eventuale terremoto in una certa regione, in rapporto con la probabilità che esso si verifichi in un certo lasso temporale e tenendo conto anche della densità di popolazione e della quantità ed il tipo delle abitazioni e delle strutture (ponti, strade, edifici pubblici) presenti. La situazione si aggrava se si considerano le abitazioni abusive in aree a rischio naturale e quelle in cui i proprietari hanno agito contro le regole e le leggi intaccando i muri maestri. Inoltre, il 65 per cento delle abitazioni civili dello Stivale è comunque poco sicuro anche al di fuori delle aree sismiche. L’Italia è attualmente al terzo posto a livello mondiale in termini di vittime da terremoti, preceduta soltanto da Cina e Giappone, e seguita da Iran e Turchia.

Ospedali pericolosi - 500 nosocomi a rischio in tutta la Penisola perché costruiti senza rispettare le norme antisismiche. In Italia il 28 per cento degli ospedali è stato edificato prima dell’inizio del secolo scorso. Il 70 per cento prima degli anni Sessanta. La mappa del pericolo ospedaliero - le strutture che più di tutte dovrebbero rimanere in piedi in caso di terremoti e calamità - è ancora oggi da far rabbrividire, nonostante il cattivo esempio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila (parzialmente crollato nell’aprile 2009). La solita Italia insicura che non impara mai dalle sue tragedie. Basta fare un giro dal Nord al Sud, per accorgersene. Un intera ala del San Gerardo di Monza, ospedale di epoca umbertina, ha rischiato di crollare. Due piloni del reparto di nefrologia (con 670 pazienti in emodialisi) hanno cominciato a cedere a causa delle infiltrazioni di acqua. Mentre a Edolo in Valcamonica (provincia di Brescia) è crollato il soffitto del reparto di chirurgia. Diagnosi: distacco del solaio troppo vetusto, costruito oltre 20 anni fa e mai sottoposto ad alcuna manutenzione. Ovviamente non va meglio da Roma in giù. A Palermo ben 9 strutture sanitarie ufficialmente sono considerate a rischio. Alcuni padiglioni dell’ospedale E. Albanese presentano un indice di collasso tra lo 0,2 e lo 0,6. Sotto lo 0,1 la quota di resistenza del cemento analizzato dagli specialisti in almeno altre 5 strutture ospedaliere, più nove padiglioni dell’ospedale Piemonte di Messina. La Procura della Repubblica di Agrigento ha emesso 22 avvisi di garanzia per tecnici, progettisti e costruttori che hanno impastato le mani sull’ospedale San Giovanni di Dio (400 posti letto). L’ipotesi accusatoria della magistratura è che per la costruzione sia stato usato calcestruzzo depotenziato con un alta percentuale di sabbia e tondini non a norma. L’ultima ispezione della Commissione d’inchiesta del Senato nell’anno 2008 evidenziò la Calabria come governata “dalla metodologia dell’inefficienza”. Ospedali vetusti, deficit strutturali. Edifici come l’Annunziata di Cosenza costruito negli anno ’30 del secolo scorso. Ed “estremo degrado a Palmi, Vibo, Scilla e Melito Porto Salvo”. Agli ospedali Riuniti di Reggio Calabria le opere strutturali per la ristrutturazione della sala parto erano state eseguite “senza adeguarsi alle norme di sicurezza”. E non poteva mancare addirittura l’ospedale sul vulcano. Quale? Il Vesuvio. Il nosocomio di Ponticelli (450 posti letto e 190 milioni di euro, il costo stimato nel 2004), costruito in totale spregio alle più elementari norme di sicurezza, ad 8 chilometri dal centro eruttivo (in ziona gialla a pericolosità differita, ossia da evacuare). Insomma, sia consentita l’ironia, tutte informazioni che tg e carta stampata trasmettono quotidianamente.

Appennino pugliese - Casalnuovo Monterotaro è purtroppo in provincia di Foggia (il più nefasto capoluogo d’Italia in termini di qualità della vita). Era il 31 ottobre 2002 quando anche qui la terra tremò forte. Sono trascorsi appena 12 anni da quando le abitazioni si afflosciarono, i calcinacci caddero e per miracolo non morì anima viva. Fu la stessa scossa che ammazzò i 27 bambini di San Giuliano e la loro maestra. La stessa scossa che portò lutto in Molise e tanto dolore. E qui ha lasciato spavento negli ostinati residenti. Ancora oggi poco meno del 30 per cento delle case di fascia A, quelle cioè che a Casalnuovo, Celenza, Carlantino, subirono tanti danni da risultare inagibili, si trovano ancora nella stessa situazione. Vuote e pericolanti.

Esempio borbonico - Cerreto Sannita è un paese in provincia di Benevento. La cittadina dell’Appennino meridionale è in realtà molto diversa dalle fondamenta da altri borghi del Mezzogiorno. L’impianto delle abitazioni civili e municipali marca la differenza rispetto agli altri centri abitati di una terra martoriata dai terremoti. Non a caso, le fondamenta sono costruite ad arte, i muri si allargano verso il basso per aumentarne la stabilità e sono ben spessi per renderli più resistenti con pietre angolari intagliate in un unico blocco di roccia. Le strade sono larghe ed il sistema fognario è efficiente e moderno. Un buon esempio di edilizia antisismica nel Meridione. Cerreto infatti, fu completamente ricostruita ad opera dei Borbone dopo un terremoto nel XVII secolo.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/08/terremoti-popolazione-italiana-carne-da.html

L'UE METTE AL BANDO LE SEMENTI TRADIZIONALI

03 agosto 2012 ore 16:33 segnala
ADDIO SAPORI ANTICHI: L'UE METTE AL BANDO LE SEMENTI TRADIZIONALI

In una sentenza del 12 Luglio, la Corte di Giustizia dell' Unione Europea, ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo. E' la sconfitta delle associazioni volontarie impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, l'unica alternativa che avevamo a sementi inustriali ed OGM.



Le sementi tradizionali sono il risultato di millenni di selezione derivati dall’esperienza agricola umana, un tesoro che si è conservato nei secoli protetto dagli agricoltori; queste sementi riassumono in sé la memoria storica e biologica dell’agricoltura e racchiudono un patrimonio genetico molto vasto che determina la biodiversità dei prodotti agricoli. Dal 1998 però è in vigore una direttiva comunitaria europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori, in questo modo ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato improvvisamente un reato. L’intero mercato mondialedelle sementi è oggi quasi totalmente gestito da sette aziende multinazionali che detengono i brevetti e che si occupano contemporaneamente (e paradossalmente) della produzione di sementi, veleni per l’agricoltura e OGM. Come si è arrivato a questo? Considerando che l’iter per registrare un nuovo semente richiede circa 12-15 anni di lavoro e costare fino a 1 milione di euro, è semplice capire che parliamo di capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore. Negli ultimi anni un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, diverse associazioni di Seed Salvers (salvatore di semi) si erano impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti su piccola scala. Il pregio di queste varietà di semi deriva dall’elevato valore nutritivo dei prodotti che producono e dal loro facile adattamento all’agricoltura eco-compatibile.

La sentenza del 12 luglio della Corte di Giustizia europea, arriva in risposta ad una controversia tra due imprese francesi, l’associazione no-profit Kokopelli e un produttore di sementi Graines Baumaux sas. La Graines Baumaux sas aveva denunciato la Kokopelli accusandola di commercializzare sementi non iscritte nei cataloghi ufficiali; le sementi in questione sono di varietà arcaiche. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” nel caso specifico la commercializzazione di varietà arcaiche rientrava nella deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE, assolvendo di fatto la Kokopelli. Ma il 12 Luglio, a seguito del ricorso della gigante Graines Baumaux sas la Corte ribalta il verdetto e sancisce :‘’l’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.’’ La''Graines Baumaux'' ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente –''la cessazione di tutte le attività dell’associazione'', pericolosa per il business. La Corte europea ha motivato e giustificato il suo verdetto a favore della Graines Baumaux sostenendo che il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali ha l’obbiettivo di ottenere ‘’una accresciuta produttività agricola’’ come se l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite, bisognose di aumentare le loro rese alimentari.

Si dimostra soddisfatta l’Assosementi (associazione italiana dell'industria sementaria); di fatto però, non si può che prendere atto che con questa sentenza si mettonofuorilegge tutte le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – alcune anche Italiane – che commettono il ‘’crimine’’ di preservare e distribuire a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

A dire il vero, la Corte di Giustizia ha preso la sua decisione contrariamente al suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che ‘’la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci’’. Violando praticamente uno dei tre dogmi del liberismo. La sconfitta Kokopelli, secondo questo principio si chiede: ‘’Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perchè non c’è unaMonsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili’’

Fonte:http://rumoridallanatura.blogspot.it/2012/08/addio-sapori-antichi-lue-mette-al-bando.html

SIRIA: LA PROPAGANDA AI TEMPI DI PHOTOSHOP

30 luglio 2012 ore 14:58 segnala


Di Lo sai

LA PROPAGANDA AI TEMPI DI PHOTOSHOP:

Hai bisogno di un dittatore che distrugga il suo paese e violi i diritti civili così hai la scusa per attaccarlo? Non c'è problema...

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/07/siria-la-propaganda-ai-tempi-di.html

LA TAV SERVE ALLA NATO

30 luglio 2012 ore 14:53 segnala
Tav, treno ad alta velocità atlantica



Il Movimento No TAV, attivo almeno fin dai tempi della grande manifestazione a Sant’Ambrogio di Torino del 2 marzo 1995, ha più di una buona ragione per contestare la realizzazione della grande opera ferroviaria che dovrebbe attraversare la Val di Susa collegando Torino a Lione, all’interno di un più esteso colegamento da Lisbona a Kiev. Troppo lunghi e costosi sarebbero ad esempio i lavori del cantiere, tali da sottrarre al paese risorse preziose che certamente risulterebbero meglio investite nell’ammodernamento delle linee esistenti (a cominciare dalla linea Torino – Lione che attraversa il Traforo del Frejus e che ad oggi viene utilizzata non oltre il 30% delle sue capacità: per il trasporto merci, quindi, la TAV si presenterebbe come un costoso ed inutile doppione). Ingenti sarebbero anche i danni all’ambiente, con gravi effetti sulle condizioni idrogeologiche della valle come del resto è già avvenuto con i lavori per l’alta velocità nel Mugello, dove interi paesi sono rimasti senz’acqua a causa del disseccamento delle falde.

Non mancherebbero poi preoccupazioni su problemi di salute pubblica legati ad una serie di minerali presenti nelle montagne circostanti (principalmente amianto ed uranio) le cui scorie e la cui radioattività, a causa dei forti venti che caratterizzano la Val di Susa, potrebbero raggiungere persino la periferia di Torino. Infine una linea come la TAV favorirebbe, nell’ottica del mercato comunitario, l’esportazione di capitale produttivo verso le aree più povere dell’Unione Europea e l’importazione di merci a basso costo dalle medesime, assecondando così la deindustrializzazione e la delocalizzazione di imprese del nostro Paese verso l’Europa orientale e, di conseguenza, anche la compressione dei salari dei nostri lavoratori.

Ma queste ragioni, tutte condivisibili e difficilmente obiettabili, sono soltanto quelle più note ed ufficiali: ve ne è anche un’altra, al cui proposito l’opinione pubblica viene tenuta accortamente all’oscuro e di cui ci ccuperemo in questo articolo. La TAV, esattamente come la ferrovia Berlino – Baghdad dell’inizio del secolo scorso (la cui funzione era quella di favorire la penetrazione militare ed economica della Germania guglielmina nei Balcani e nel Medio Oriente di cui già all’epoca s’era scoperto il potenziale petrolifero), risponde a ben precise logiche geopolitiche e geostrategiche. Attraversando Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Ungheria ed Ucraina, favorirebbe il collegamento e la saldatura fra Europa occidentale ed orientale, consentendo così la penetrazione della NATO nello spazio post sovietico.

Non è certo un mistero che Kiev rappresenti solo il terminale momentaneo di questa enorme infrastruttura per la quale già si teorizzano ulteriori prolungamenti verso la Crimea, il Caucaso e la Russia meridionale. Guardacaso proprio le aree su cui l’azione di destabilizzazione e penetrazione militare e d’intelligence da parte degli Stati Uniti, attraverso la leva costituita dall’Alleanza Atlantica, è andata intensificandosi a partire dall’ultimo decennio. Gli Stati Uniti ad oggi mantengono più di 100.000 uomini nel Vecchio Continente allo scopo di assicurarvi il proprio controllo e soprattutto per poterlo utilizzare come piattaforma da cui partire alla conquista degli spazi circostanti, in primo luogo l’Africa ed il Medio Oriente (per i quali, non a caso, nel 2008 è stato istituito il comando tattico-operativo AFRICOM) e gli Stati dell’Europa orientale un tempo alleati dell’URSS (Polonia, ex Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) o addirittura parte di essa (Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, Georgia ed Azerbaigian). E’ un processo d’allargamento che si basa sull’inserimento di questi Stati nel dispositivo politico e militare della NATO, con relativa installazione nel loro territorio di nuove basi militari americane. Per tale ragione il numero di militari americani in Europa salirà, mentre parte di loro verranno sempre più spostati ad Est e a Sud, verso la nuova frontiera.

Com’è ben noto, una delle principali ossessioni dei vertici militari e degli strateghi statunitensi è costituita dalla logistica. Se guardiamo alla storia militare degli Stati Uniti d’America, c’accorgeremo che molti loro successi e del pari molti loro rovesci hanno spesso avuto più di una ragione in difficoltà nel gestire la logistica o nelle debolezze intrinseche a quest’ultima: pensiamo, per esempio, alle guerre di Corea e del Vietnam. In questa loro corsa ad Est e a Sud, quindi, per gli americani è vitale dotarsi di una logistica caratterizzata dai massimi livelli d’efficienza e di velocità: le basi militari che rappresenteranno i centri della colonizzazione delle nuove aree europee ed extraeuropee, di conseguenza, dovranno essere collegate tra loro da “linee ad alta velocità”. A livello italiano la TAV collegherebbe tra loro l’aeroporto nucleare di Ghedi, il comando NATO del Garda e di Verona (altro snodo cruciale non soltanto fra Europa orientale ed occidentale, ma soprattutto tra Europa continentale e mediterranea, ovvero corridoio preferenziale di collegamento tra il fronte meridionale e la Germania, il paese dove la NATO e le forze americane sono presenti in modo più massiccio), Camp Ederle di Vicenza, passando oltretutto in prossimità delle basi di Istrana e di Aviano, superbase nucleare collegata al Corridoio 5 attraverso un suo collegamento apposito. Ecco che allora il Corridoio 5, la linea su cui andrebbe a correre la TAV, permetterebbe un rapido movimento e trasporto di truppe e materiali militari da Lisbona a Kiev e viceversa, verso mete ancora più lontane.

In Italia, solitamente, la mobilitazione popolare basta a bloccare o quantomeno interrompere la realizzazione di tutte quelle “Grandi Opere” a torto o ragione giudicate come discutibili, vuoi per ragioni economiche o ambientali: è stato così col Ponte di Messina, col MOSE e persino col progetto berlusconiano di ritorno al nucleare. Ma non è stato così con l’alta velocità, né in Mugello (una linea ad alta velocità che colleghi il Nord al Sud del Paese, sempre militarmente parlando, risulta oltremodo strategica ed indispensabile alla NATO, che ottiene così la possibilità di collegare Vicenza, Aviano, Verona e la Germania alle basi militari come Livorno e ai comandi NATO quali Napoli e Taranto, dotati di “giurisdizione” per l’intero Mediterraneo) né in Val di Susa, e men che meno per la costruzione della base di Vicenza “Dal Molin”. In questi casi, infatti, non sono in gioco i nostri interessi (l’interesse nazionale, al quale si può anche rinunciare) ma quelli dei nostri “padroni”. Padroni che intendono portare a casa determinati risultati, costi quel che costi: se noi italiani vogliamo rinunciare al MOSE, sono affari nostri; vorrà dire che per fronteggiare l’acqua alta a Venezia c’inventeremo qualcos’altro. Ma che non ci venga in mente di dire di no all’alta velocità: quella serve a Washington e Bruxelles, e di farla saltare proprio non se ne parla. Come italiani, siamo liberissimi di far affondare Venezia, ma non i piani d’espansione coloniale dei nostri padroni d’oltre Oceano.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/07/la-tav-serve-alla-nato.html

USA, L'ASSASSINIO E' LEGALE

29 luglio 2012 ore 06:18 segnala
USA, L'ASSASSINIO E' LEGALE



di Michele Paris

In un agghiacciante discorso tenuto qualche giorno fa presso la Northwestern University Law School di Chicago, il ministro della Giustizia americano (“Attorney General”), Eric Holder, ha annunciato pubblicamente i principi “legali” su cui si basa la facoltà del presidente degli Stati Uniti di ordinare segretamente l’assassinio mirato di presunti terroristi, cittadini americani compresi, in ogni angolo del pianeta. L’intervento di Holder sancisce in pratica la soppressione di ogni controllo sul potere esecutivo, traducendosi in un pericoloso assalto ai diritti democratici garantiti dalla costituzione.

L’attesa uscita pubblica del primo ministro della Giustizia di colore della storia americana arriva in seguito alle richieste di chiarimento provenienti da più parti circa i fondamenti legali che hanno portato all’uccisione lo scorso settembre in Yemen di Anwar al-Awlaki, il predicatore islamista nato in Nuovo Messico e con cittadinanza statunitense. In quell’occasione, una bomba sganciata da un drone tolse la vita anche ad un secondo cittadino americano, il fondatore della rivista di Al-Qaeda in lingua inglese Inspire, Samir Khan. Due settimane più tardi, la stessa sorte di Awlaki sarebbe inoltre toccata al figlio appena sedicenne, Abdulrahman.

Anwar al-Awlaki era finito sulla lista nera della Casa Bianca nell’aprile del 2010 senza che fossero state rese pubbliche eventuali prove a suo carico e senza passare attraverso un normale procedimento legale. L’elenco dei sospettati di terrorismo da “uccidere o catturare” viene stilata in tutta segretezza da una ristretta cerchia di consiglieri del presidente e nei loro confronti il governo americano ha la facoltà di agire da giudice unico nonché esecutore della pena.

Holder ha inquadrato il suo discorso nell’ambito della guerra al terrore, riecheggiando in maniera inquietante la retorica dell’amministrazione Bush, volta a suscitare il panico nei cittadini statunitensi. Per il ministro della Giustizia, nel caso non sia possibile catturare vivi individui sospettati di essere legati ad Al-Qaeda e che rappresentano una minaccia imminente per la sicurezza nazionale - qualora si trovino in un paese che non è in grado di eliminare tale minaccia o che ha concesso agli USA il permesso di colpirli - “il nostro governo ha chiaramente l’autorità di difendere il paese tramite un uso letale della forza” e “la sola cittadinanza americana non conferisce alcuna immunità a questi individui”.

Come giustificazione legale per gli assassini mirati, Holder ha citato l’Autorizzazione all’Impiego della Forza Militare, il provvedimento approvato dal Congresso il 14 settembre 2001 e firmato dal presidente George W. Bush quattro giorni più tardi, in seguito all’attacco contro le Torri Gemelle. Inizialmente intesa a colpire membri di Al Qaeda e i Talebani, ritenuti responsabili dell’11 settembre, tale misura è servita per scatenare la guerra contro il governo afgano e, da allora, è stata violata in continuazione per legittimare uccisioni di presunti terroristi, ma anche per la messa in atto di tutta una serie di pratiche abusive che hanno caratterizzato un decennio di guerra al terrore, come torture, “rendition”, detenzioni indefinite, tribunali militari, invasione della privacy dei cittadini e la creazione del lager di Guantanamo.

Secondo Holder, dal momento che gli Stati Uniti si trovano a combattere una guerra al terrore dai contorni sempre più oscuri, l’autorità legale assegnata alla Casa Bianca per condurre operazioni di questo genere “non è limitata al solo campo di battaglia dell’Afghanistan”, mentre viene del tutto esclusa l’applicazione del decreto presidenziale emanato nel 1975 da Gerald Ford che vieta gli assassini extragiudiziari da parte del governo e delle sue agenzie.

Il passaggio del discorso di Holder con le più gravi implicazioni è probabilmente quello in cui afferma che la costituzione americana garantisce un “giusto processo” ma non un “processo giudiziario”, cioè l’insieme di regole e norme previste da un normale procedimento legale in un’aula di tribunale.

Una simile interpretazione subordina alla discrezione dell’esecutivo la validità di una serie di principi democratici fondamentali contenuti nei primi dieci Emendamenti della Costituzione americana, approvati nel 1791, tra cui l’habeas corpus, il diritto ad un processo pubblico e di ragionevole durata, il diritto ad una giuria imparziale o il diritto all’assistenza di un legale. Il tutto in nome delle esigenze della sicurezza nazionale di un paese impegnato in una guerra al terrore dalla più che dubbia legittimità.

Infatti, questo conflitto sui generis è in realtà il pretesto per giustificare la continua espansione del militarismo e dell’imperialismo USA, manifestatosi in questi anni in una serie di guerre di aggressione non provocate e, sul fronte domestico, nella progressiva erosione dei diritti democratici della popolazione.

Che tale pericolosa evoluzione rifletta la volontà di tutta la classe dirigente statunitense è evidente dal fatto che le pratiche inaugurate dall’amministrazione Bush sono state proseguite e spesso superate dall’attuale inquilino democratico della Casa Bianca. Non a caso, la sanzione legale data da Holder agli assassini mirati segue di poco più di due mesi la firma posta da Obama su un provvedimento che ratifica la detenzione indefinita presso l’autorità militare di sospetti terroristi, compresi i cittadini americani arrestati sul territorio dell’Unione.

Il discorso di Holder ha suscitato le dure reazioni delle organizzazioni per i diritti civili, tra cui l’ACLU (American Civil Liberties Union), la quale aveva citato il governo di Washington per indurlo a rendere pubblici i documenti riservati relativi all’assassinio di Awlaki in Yemen. Secondo la ONG newyorchese, “ben poche sono le cose più pericolose per la libertà della tesi secondo la quale il governo americano ha la facoltà di uccidere propri cittadini ovunque nel mondo sulla base di prove e standard legali non sottoposti ad una corte, né prima né dopo il fatto”.

Ancora più preoccupante, se possibile, è anche lo spazio dedicato al discorso di Holder dai principali media d’oltreoceano. Pur avendo coperto le dichiarazioni del ministro della Giustizia, essi hanno pressoché totalmente evitato di analizzarne le implicazioni. Nessun politico, ovviamente, ha infine sentito la necessità di denunciare le parole di Holder o di evidenziare la minaccia portata ai diritti democratici negli Stati Uniti da una dottrina legale che sta gettando le basi per la creazione di quello che assomiglia sempre più ad un vero e proprio stato di polizia.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/07/usa-lassassinio-e-legale.html
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USA, L'ASSASSINIO E' LEGALE « immagine » di Michele Paris In un agghiacciante discorso tenuto qualche giorno fa presso la Northwestern University Law School di Chicago, il ministro della Giustizia americano (“Attorney General”), Eric Holder, ha annunciato pubblicamente i principi “legali” su...
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SPAGNA,GRECIA, ITALIA. INSIEME.

27 luglio 2012 ore 20:20 segnala
SPAGNA,GRECIA, ITALIA. INSIEME.



Di MONIA BENINI

Come una goccia cinese, i media ci somministrano titoli che parlano di rischio ‘guerra civile’ in Spagna e in Grecia. Tv, radio, giornali e testate online ci iniettano il virus del terrore, utilizzando l’esempio di paesi a noi vicini, non tanto a livello geografico, quanto piuttosto dal punto di vista economico e finanziario.

Servi della medesima dittatura bancaria, vittime degli stessi provvedimenti di questa Europa antidemocratica e nemica dei cittadini, ci sentiamo dire che il rischio di guerra civile è incombente laddove i popoli manifestano contro le misure killer che governi più o meno tecnici riversano su di loro. E’ un falso.

Secondo Vincenzo Manzini, penalista, una "Guerra civile è una lotta armata entro il territorio dello Stato di una parte della popolazione contro un’altra parte": né in Spagna, né in Grecia vi è una parte della popolazione contro un’altra parte. Al contrario, in questi due paesi c’è larga parte dei cittadini costretta a difendersi dalla guerra non convenzionale scatenata dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale contro di loro.

Ci sono popolazioni che si riversano in piazza perché non possono più sopportare di essere le vittime sacrificali di un sistema marcio, mentre una élite di governanti esegue accomodante gli ordini del potere bancario e finanziario internazionale. Ci mentono quindi. E lo fanno per terrorizzarci, per farci ammettere – più o meno consapevolmente – che è sbagliato protestare, che è pericoloso ribellarsi e che i provvedimenti di chi ci amministra devono essere accettati supinamente.

Non c’è nessun rischio guerra civile: i cittadini spagnoli e greci stanno cercando di salvarsi, stanno resistendo, stanno insorgendo. E ci insegnano che non si può morire per l’usura delle banche, che non si può soccombere ai moderni eserciti della grande finanza, si chiamino Equitalia o in altro modo. In Grecia e in Spagna ci stanno dimostrando che non siamo soli e che dovremmo muoverci, uniti.

Fonte:http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/07/spagnagrecia-italia-insieme.html
c83f5f24-874f-492c-a7af-d40988a7b75f
SPAGNA,GRECIA, ITALIA. INSIEME. « immagine » Di MONIA BENINI Come una goccia cinese, i media ci somministrano titoli che parlano di rischio ‘guerra civile’ in Spagna e in Grecia. Tv, radio, giornali e testate online ci iniettano il virus del terrore, utilizzando l’esempio di paesi a noi...
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