Ozymandias

28 gennaio 2015 ore 15:52 segnala
Ozymandias.

Un viaggiatore da un’antica terra tornando
mi ha detto: due gambe senza tronco, enormi, in pietra
stanno su nel deserto… Un po’ sepolta accanto
sulla sabbia, una testa spezzata, e il suo cipiglio,
il labbro increspato, il ghigno di freddo comando,
dicono che lo scultore ha visto bene quelle passioni,
impresse in cose senza vita, e vive ancora
oltre la mano che le colse e il cuore che le nutrì:
sul piedistallo appaiono queste parole:
«Ozymandias è il mio nome, re dei re:
guardate le mie opere, o Potenti, e disperate!».
Non resta altro. Intorno alla rovina
di quel rudere immenso, nude, illimitate
sabbie lisce e deserte si stendono lontano.




I versi sono tratti da Percy Bysshe Shelley,
Alla Notte e altre poesie,
traduzione di Gianfranco Palmery, Il Labirinto, Roma 2002.
la statua di Ramesse II, chiamato Ozymandias, si pensa ispirò
la composizione. Si trova al British Museum.

Ozymandias era infatti un soprannome di Ramesse il Grande, faraone della 19esima dinastia dell'Antico Egitto. Il soprannome proviene da una traslitterazione in greco di una parte del nome di regno di Ramesse, User-maat-re Setep-en-re. Il sonetto interpreta la traduzione di Diodoro Siculo dell'iscrizione alla base della statua, in cui Ramesse solleciterebbe, per aiutare colui che chiedesse di chi fosse e di cosa avesse fatto, di portare come prova la grandezza delle sue opere. Scrive in realtà Diodoro Siculo:

« Si trova scritto su di essa: «Sono Ozymandyas, il re dei re. Se qualcuno vuole sapere quanto grande io sia e dove giaccio, superi qualcuna delle mie imprese». » (Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, I, 47, 4)


Il sonetto celebra l'anonimo scultore e la sua opera artistica, mentre Shelley visita virtualmente le rovine di una potenza passata per trarne una composizione musicale e compatta, imperniata sul racconto di un viaggiatore riguardo lontane e distanti rovine nel deserto. "Le solitarie e piatte sabbie" che si stendono nell'orizzonte, e circondano la statua sradicandola dall'imponente costruzione che Diodoro descrive, suggeriscono probabilmente un vuoto causato da un abuso di potere di cui "nulla accanto rimane"; infatti per quanto grande siano le opere di Ramesse, il tempo le cancella lentamente come svanito nel nulla è il suo impero, e Shelley sembra Appunto rivolgere lo stesso monito agli imperi a lui contemporanei.
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Ozymandias. Un viaggiatore da un’antica terra tornando mi ha detto: due gambe senza tronco, enormi, in pietra stanno su nel deserto… Un po’ sepolta accanto sulla sabbia, una testa spezzata, e il suo cipiglio, il labbro increspato, il ghigno di freddo comando, dicono che lo scultore ha visto bene...
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28/01/2015 15:52:15
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Commenti

  1. MorganaMagoo 28 gennaio 2015 ore 19:37
    è sempre la stessa menata. d'altra parte durano più le pietre che le persone. prendiamone atto.

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