Teseo e Arianna. Chi vuol esser lieto, sia.

10 settembre 2014 ore 19:52 segnala
Bacco e Arianna suona meglio.
ma prima c'era Teseo.
lo smemorato.


Teseo abbandona Arianna non per una qualche ragione, o per un’altra donna, ma perché Arianna esce dalla sua memoria, in un momento che è tutti i momenti. Quando Teseo si distrae, qualcuno è perduto. Teseo non è crudele perché abbandona Arianna. La sua crudeltà si confonderebbe allora con quella di tanti. Teseo è crudele perché abbandona Arianna nell’isola di Nasso. Non più la casa dove si è nati, non certo la casa dove si sperava di essere accolti, e neppure un paese intermedio. È una spiaggia, battuta da onde fragorose, un luogo astratto dove si muovono soltanto le alghe. È l’isola che nessuno abita, il luogo dell’ossessione circolare, da cui non vi è uscita. Tutto ostenta la morte. Questo è un luogo dell’anima.
R. Calasso, da: "Le nozze di Cadmo e Armonia"


Il guaio principale di Arianna non è tanto essere rimasta sola, ma essere rimasta sola su un’isola deserta. Teseo aveva la nave, lui bello tranquillo, dall’isola deserta è tornato a casina, mica si preoccupa che ha lasciato una fanciulla da sola in pasto alle belve. No poverino, lui che fa? DIMENTICA ( si dimenticò anche di issare le vele bianche).
E scappare da Nasso, come fai?
O ti metti a nuotare e provi ad arrivare ad Andros o Mykonos (che ai tempi però mi sa che mica era stipata come adesso), poco probabile, o ti fai una barca e ti dai una meta nuova. Poco probabile ma più possibile. La cosa più semplice? Aspettare che qualcuno ti venga a prendere, possibilmente prima che ti sfinisca.
ed infatti.


(piantare in asso deriva proprio da questo: “piantare in Nasso”, poi divenuto “piantare in asso”)


I miti hanno un vizio.
Sono granitici.
Lo sappiamo.
Si rafforzano e si stratificano nella memoria collettiva ed emotiva.
Perché esiste un legame sottile di identificazione tra mito e realtà.

Così avviene anche per il mito di Arianna, di Teseo e del Minotauro, di Dionisio (Bacco).
Tutti conoscono la storia, anche se ne esistono diverse versioni:
http://www.rilune.org/mono7/Funaioli.pdf

Arianna abbandonata da Teseo - attende il suo ritorno:
le immagini di Arianna che mi piacciono, opere famose, sono tutte con almeno una tetta fuori, quindi ho optato per questa:




questa invece, avendo le tette fuori, metto il link:
http://it.wahooart.com/Art.nsf/O/9CWFAF/$File/Herbert+James+Draper-Ariadne+Deserted+By+Theseus.JPG

la storia finisce così: passa Bacco e se si innamora di Arianna, e lei di lui.
Finale;


Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perchè 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.


mia figlia l'ho chiamata Arianna perchè mi ricordava una stupenda persona, niente a che vedere con la mitologia.
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Bacco e Arianna suona meglio. ma prima c'era Teseo. lo smemorato. Teseo abbandona Arianna non per una qualche ragione, o per un’altra donna, ma perché Arianna esce dalla sua memoria, in un momento che è tutti i momenti. Quando Teseo si distrae, qualcuno è perduto. Teseo non è crudele perché...
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10/09/2014 19:52:48
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Commenti

  1. MorganaMagoo 10 settembre 2014 ore 20:08
    mi commento:

    Tutto il fondale rimbomba dolore e attesa tradita.
    Le rocce rimandano l’eco delle sue grida, la luna dell’alba la trova riversa, addormentata per sfinimento su uno «scoglio corroso dalle onde roche». Sa di aver raggiunto il picco universale dell’afflizione: come Cristo, soffre in
    vece di tutte le donne abbandonate. Alla delusione sacrifica la vita: «Ora io considero non solo ciò che sono destinata a soffrire, ma tutto quello che può soffrire una donna abbandonata». Si aspetta che arrivino i lupi «a dilaniare con avidi denti» le sue viscere.
    Per dirci la sua disperazione, inventa una immagine insostenibile: dice «Cosa altro avrebbero potuto farei miei occhi, dopo aver visto le tue vele che si allontanavano, se non piangere tutta me?». Il pensiero dell’irreparabile la consuma al punto che lei è pianta dai suoi stessi occhi.

    Poi fa un errore,
    o forse, sostengo, lascia volontariamente un indizio.
    Dice: «Guarda i capelli sciolti, come li ha una persona che piange». Quel lugentis more denuncia una tipicità, quasi una maniera del piangere. E dove
    c’è maniera c’è arte, sapienza, genio, persino gioco. Cioè tutto fuorché l’autenticità non simulabile del dolore.

    Quell’indizio somiglia all’ironia romantica di certi autori inglesi dell’Ottocento, che nel mezzo di un racconto prendono distanza da ciò che è narrato e decidono di dirci “guardate che è tutto per finta”. Tante volte non avessimo capito, l’indizio è più sofisticato poco più avanti, quando nel mezzo di una scena straziante Arianna dice che si sta dibattendo furiosa «come una menade», e chiunque abbia dimestichezza col mito (e i lettori di Ovidio ne avevano, così come, nel mito stesso, ne aveva il destinatario della lettera Teseo) sa che una baccante è il contrario di un relicta.

    Forse, è questa la mia ipotesi, in quel reclamarsi viva di Arianna c’è più sfida che ricatto, e più avvenire che rancore. Forse Arianna è capace di scindersi tra persona e personaggio e di autoanalizzarsi non perché il dolore è talmente forte che la costringe a schermarsi e a parlare di sé in terza persona; non perché soffre come tutti noi dovremmo soffrire all’apice del dolore, come prototipo dell’abbandono inesprimibile; ma perché lei, lucidamente impegnata in un teatro di gesti selvatici e disperati, è già un’altra rispetto a quella che soffre, e sente già arrivare, disperso nell’aria, il suono glorioso della musica di Dioniso.
    http://blog.panorama.it/carnation/2013/11/22/lavvenire-della-donna-pianta-dai-suoi-stessi-occhi/
  2. MorganaMagoo 10 settembre 2014 ore 20:09
    queste donne.
    da donne a dee.
  3. a.Qa 15 settembre 2014 ore 16:18
    io ho una nipotina che si chiama ''Arianna''...
  4. MorganaMagoo 15 settembre 2014 ore 17:14
    ... ullalà! ;-)

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