Vietnam e gnocchi.

05 dicembre 2014 ore 01:13 segnala
... guardavo il giornale, seduta su uno sgabello,
e nel frattempo mangiavo gli gnocchi con sughetto
di verdure, che solo mia nonna sapeva preparare
così buoni, un vero momento di goduria.
ero soggiogata e spaventata da quella foto sul
giornale ma, sarà stato il sapore paradisiaco degli
gnocchi, ero concentrata più sul sapore che sulla
vista, così quella foto mi sembrava una storia che veniva
mitigata, e un pò alla volta sembrava quasi una foto
non vera, di quelle disegnate ad arte per le suore,
per spaventare i bambini all'asilo e alle scuole
elementari. provato.
nella mia ingenuità pensavo quasi ad un disegno.

pensavo....
- Nonna, poveri bambini, ma perchè urlano e scappano
nudi?
...cercavo di afferrare qualche particolare, che spiegasse
il motivo di quelle immagini.

8 giugno 1972 - Villaggio di Trang Bang (Vietnam)


Era l'8 giugno del 1972 quando l'esercito americano bombardò col napalm
un piccolo villaggio del Vietnam del sud, Trang Bang.
la foto divenne famosa in tutto il mondo, vinse anche un premio.

... io avevo 13 anni, quell'età insulsa che non capisci una madonna,
non hai ancora il senso della realtà.
i miei genitori mi avevano raccontato spesso della guerra,
l'avevano vissuta, ma a me sembrava così lontana... mi avevano
fatto vedere foto di soldati, di battaglioni, di plotoni, militari
in divisa belli e puliti, erano foto vere, ma non avevo mai visto
nè morti nè feriti.

mentre io me ne stavo a mangiare i miei gnocchi in questa
parte del mondo, tranquilla, direi felice in una specie di limbo,
da un'altra parte c'erano bambini, persone che morivano.
non capivo, ci ragionavo, mi chiedevo come mentre una persona
si gusta un piatto di gnocchi e vorrebbe fermare il tempo dalla
felicità, nello stesso momento altre persone stavano soffrendo
e morendo.

- Ma, nonna, questa dev'essere una guerra, ci sono dei soldati,
i bambini stanno scappando, corrono, piangono... sono soli...
tu, che hai passato due guerre, ma era così?

La nonna era rimasta in silenzio dietro di me e guardava anche
lei il giornale. non mi rispondeva, se ne stava zitta.

Mi sono girata, e ho alzato gli occhi verso di lei. Piangeva.
Nei suoi occhi, in quel momento, in quell'espressione, ho
capito tutto l'orrore che non mi aveva mai raccontato.
E siamo rimaste così, in silenzio. Con il mio piatto di gnocchi.
E la guerra in Vietnam.

c1a431fd-9c34-489e-9eb0-cf56bfd18dd1
... guardavo il giornale, seduta su uno sgabello, e nel frattempo mangiavo gli gnocchi con sughetto di verdure, che solo mia nonna sapeva preparare così buoni, un vero momento di goduria. ero soggiogata e spaventata da quella foto sul giornale ma, sarà stato il sapore paradisiaco degli gnocchi,...
Post
05/12/2014 01:13:36
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7

Commenti

  1. crenabog 05 dicembre 2014 ore 01:27
    la seconda foto non l'avevo mai vista. son contento adesso, perchè mi ha dato il senso completo. prima, orrore, disperazione, morte futura. la seconda, bambini che scappano con dietro i cronisti che inseguono il Pulitzer. tutto è illusione. tutto è solo quel che crediamo di vedere. persino il Miliziano Morente di Capa, dissero che era una foto costruita. le guerre finiscono. gli gnocchi restano.
  2. MorganaMagoo 05 dicembre 2014 ore 01:41
    "Nick la vide sbucare dai cespugli. Gli correva incontro senza vestiti addosso, con le braccia aperte. Scattò. Il mirino della sua Nikkon si riempì di sfumature color zafferano, fuoco, sangue tramonto. Bellissimo. Poi cominciò a tremare con violenza. Non aveva mai visto tanto orrore in vita sua.
    Il capitano John Plummer cercava i risultati del baseball sul Stars e Stripes, ma sotto il titolo «Una bomba sull'obiettivo sbagliato» vide la foto di Kim. Il napalm le aveva divorato la schiena fino ai polmoni, il fianco sinistro fino al torace, la nuca fino all'attaccatura dei capelli e tutto il braccio sinistro. Lui lo sapeva bene: la gelatina incendiaria del napalm fa presa su qualunque cosa tocchi, brucia a lungo a temperature di 1200 gradi, fonde i corpi come cera, provoca un dolore oltre ogni immaginazione. Come essere scorticati vivi. Kim aveva solo nove anni. John guardò il soldato al suo fianco e disse solo: «Sono io che ho ordinato quel bombardamento...»
    La bambina e la foto s'incontrarono per sbaglio sulla strada per Trang Bang, 40 chilometri da Saigon, e da allora nè l'una nè l'altra hanno mai smesso di correre. Dicono che ci sono immagini che parlano da sole, ma qui è diverso. Questa è una foto che urla, «una foto che non ti dà pace» secondo il due volte premio Pulitzer Horst Faas. L'urlo di Munch che si fa carne che brucia. Pensare che quel fagottino terrorizzato, nel suo villaggio, era famosa soprattutto per il sorriso. E per quel nome, Kim Phuc, che significa «felicità dorata». Gli americani che frequentavano il suo villaggio la chiamavano «Mai», un gioco di parole che voleva dire «America bella». Quella corsa incontro al cielo ha cambiato il modo di vedere la guerra, una corsa che continuerà nei secoli e la ritroverà per sempre bambina, ma ferma in un mondo che non cambia mai, una corsa che l'ha vista sbucare di nuovo nuda e indifesa da una scuola dell'Ossezia, Beslan, duemila e quattro".
  3. LadyMestolo 05 dicembre 2014 ore 08:20
    Non avevo mai visto queste foto, pero' ricordo i resoconti dei giornalisti,nei telegiornali di allora .E rammento un libro sul Vietnam che si studiava alla scuola media per capire la guerra in Vietnam ."La storia di Lam Tam" Ma era antecedente a questa foto..:rosa
  4. Eleanor.Peacock 05 dicembre 2014 ore 09:00
    Morgana non si può mettere il mi piace sui commenti. Peccato.


    Crena le guerre non esistono e la bambina piangeva perché aveva smarrito la Barbie ?
  5. Odirke 05 dicembre 2014 ore 09:57
    Mi viene solo un aggettivo per quella immagine... tanto bella, tanto reale quanto terrificante...

    Semper Fidelis
  6. highlanderII 05 dicembre 2014 ore 14:34




    Il freddo penetra facilmente nelle ossa...
    perché di carne non ne ho più..


  7. MorganaMagoo 05 dicembre 2014 ore 14:50
    @highlanderII il tuo commento meriterebbe un post a parte...
  8. MorganaMagoo 05 dicembre 2014 ore 15:01
  9. highlanderII 05 dicembre 2014 ore 15:21
    L'orrore e le tragedie sarebbero opportuno che non esistessero....ma l'uomo.. purtroppo e malgrado la sua dubbia "umanità"... non riesce a farne a meno di rendere onore il proprio "DISONORE UMANO"
  10. Antelao 06 dicembre 2014 ore 08:49


    I'm a child of South Africa
    I'm a child of Vietnam
    I'm a child of Northern Ireland
    I'm a small boy with blood on his hands

    Yes I'm a child of the universe
    Yes I'm a child of the universe
    You can see me on the TV every night
    Always there to join in someone else's fight

    I didn't ask to be born
    And I don't ask to die
    I'm an endless dream
    A gene machine that cannot reason why

    Yes I'm a child of the universe
    Yes I'm a child of the universe
    You can see me on the TV every day
    I'm the child next door three thousand miles away

    I'm a child of South Africa
    I'm a child of Vietnam
    I'm a child of Northern Ireland
    I'm a small boy with blood on his hands

    Yes I'm a child of the universe
    Yes I'm a child of the universe
    You can see me on the TV every night
    Always there to join in someone else's fight

    I didn't ask to be born
    And I don't ask to die
    I'm an endless dream
    A gene machine that cannot reason why

    Yes I'm a child of the universe
    Yes I'm a child of the universe
    You can see me on the TV every day
    I'm the child next door three thousand miles away

    Songwriters
    John Lees

    canzone scritta in quegli anni che cita i bambini che soffrono per
    guerre e conflitti.
  11. MorganaMagoo 06 dicembre 2014 ore 08:59
    bellissima Antelao, non la conoscevo...
  12. Antelao 06 dicembre 2014 ore 11:39


    altro pezzo dello stesso gruppo. Più recente, 1985. Sempre su tema sociale. Fifties child, Barcay James Harvest, gruppo davvero poco conosciuto in Italia ma autore di pezzi bellissimi.
  13. rigalizius 07 dicembre 2014 ore 22:28
    "Ogni volta che il gamberetto veniva lasciato cadere nella pentola di acqua bollente,la pianta aveva una specie di sussulto". E' un frammento (con gli eventuali errori della memoria) di un articolo che lessi molti anni fa',secondo l'autore di quell'articolo la frase e' di Cleve Bakster. Macchine della verita' usate in modo,diciamo,improprio; fotografie Kirlian,voci di Raudive ecc...avevo un po' la fissa di sta roba anni fa'...e ce l'ho ancora, nonostante le consideri,nel lato sinistro del cervello,sciocchezze.Costruii la macchina,ma non ottenni nessun risultato,certo sara' anche stato perche' non mi andava di bollire vivi dei gamberetti.
    Si dice: "la vita e' bella" e lo e'...a volte,lo e' perche' esiste l'assuefazione e la natura lo sa'! e non puo' permetterlo,non soffriremmo abbastanza.
    Diciamocelo,la vita e' terribile,vediamo il nostro corpo invecchiare( Eleanor..si si il mio di corpo peggio degli altri),lo vediamo sgretolarsi,vediamo amici,persone che abbiamo amato uscire dalla nostra vita senza che una rondine muti il suo volo,senza che una foglia si fermi a mezz'aria per un microsecondo di piu'.
    Eppure al lato destro del mio misero cervello piace pensare che, a volte,anche una natura cosi' crudele abbia un sussulto,piace pensare che quel fumo nero che si vede sullo sfondo della foto,sia una specie di alone di Kirlian di un mondo che per un attimo ha provato pieta'.
    Ciao.

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.