Abito qui ... per adesso

30 maggio 2009 ore 12:45 segnala
No, NO!!!

Non quella palazzina che c'è sullo sfondo, quella è la sede di una impresa di pompe funebri. Abito nel giardino a fianco sulla sinistra, si entra dal cancello e si spera, ce la fanno in pochi. Si sparisce come in Argentina negli anni delle madri di Plaza de Majo (Maggio sarà una coincidenza?). Qui non ci sono nemmeno i figli che ti reclamano.
Il regime non è come quello di Pechino ma più subdolo, gli ospizi ti consumano ai fianchi, poco alla volta con un personale disaffezionato da turni, tipo di lavoro e paga bassa ... dicono loro.
Noi siamo solo merce in conto lavorazione, fossimo sacchi di patate da sbucciare subiremmo la stessa sorte.
Adesso che ci penso anche in Cina a piazza Tiananmen i problemi vennero fuori a Maggio.

20+20= ... arrangiati

29 maggio 2009 ore 10:06 segnala
Mi mandano a casa, si, ma perchè? come? e quando?

Quando?
Nel momento che mi scopriranno senza virus. Devono approfittare della finestra giusta che mi si aprirà sul periodo di non eccessiva cattiva salute. Una aiuto infermiera mi ha già detto che queste malattie virali tornano, anche 6 o 7 volte, soprattutto in chi ha preso un sacco di antibiotici (il mio caso).
Come?
Io purtroppo non me ne rendo conto, ma svengo e mi ritrovo delle volte a letto. Dicono che non ho mai avuto contusioni (ho lividi leggerei) ma con gli anticoagulanti e le eparine che mi fanno nella pancia, basta toccarmi per farmi dei piccoli edemi. A casa come sarà? Loro insistono sulla badante. Una donna per casa non va bene. Sono un uomo sò che in quanto maschio sono suscettibile alla scemaggine, potrei cedere in cambio di ipotetico presunto affetto. Ho 89 anni ma anche a 100 l'uomo e meno asociale di quel che si immagini. Lo so di me per me. Io temporeggio, a mia figlia meglio non parlarne, altrimenti mi metterebbe in un ospizio (con la scusa che li sarei curato) e farebbe anche la cresta alla mia pensione.
Cosa interessa a me di essere curato, se devo prendermi un ergastolo? Un ospizio è un ergastolo, non si esce più e si è vittima delle angherie e si è sfogo per tutti, vedo qui che ha l'aria del pre-ospizio.
Perchè?
Mi mandano a casa perchè qui si va a blocchi di 20 giorni, indipendentemente dalla salute.
Qualcuno ha stabilito che 20 giorni sono sufficienti per capire se una riabilitazione ha effetto. Se non ha effetto, fuori: si va a casa, in ospedale o all'ospizio. Se ha effetto, ma i venti giorni non bastano, si passa in "mantenimento riabilitativo" (sono cose che riesco a capire un pò alla volta, ed è dove dovrei essere adesso).
Su 40 giorni, avrò fatto si e no una settimana di palestra, 20 minuti il mattino e 20 il pomeriggio, per il resto sono rimasto seduto su una sedia, in stanza a guardare il soffitto, le pareti, l'albero oltre la finestra, l'infermiera di turno che mi portava la mia dose chimica giornaliera. Alla mia età resta poco tempo da vivere e quello te lo recludono in prigionia da scontare. Loro mi hanno dato i virus e io pago la pena.
Se non ho capito male possono arrivare sino ad un massimo di 60 giorni (ho perso la percezione del tempo, forse sono qui da 60 giorni, non lo ricordo più).
Ora devono mandarmi a casa perchè sono un cronico, pieno di virus che le varie degenze mi hanno regalato. Ogni reparto ha il proprio virus elettivo e quello se lo portano a casa tutti. Fanno delle "bonifiche" di stanze con metodi curiosi, disinfettano e trascinano sacchi di roba sporca sul pavimento. E' tutto pazzesco. Fanno cose perchè vanno fatte, ma poi i dettagli sono a discrezione di chi fa il lavoro tanto da vanificare tutto quanto fatto. Nessuno interviene perchè tutti possono far peggio per ritorsione.
Devono mandarmi a casa perchè mangio e lo scrivono sul "diario di cucina" (così lo chiamano le inservienti). Svengo e non si sa perchè, anche se sospettano siano degli arresti cardiaci (le chiamano, se non dico una fesseria e se non ricordo male, "periodiche figurazioni sincopatiche"), ma mi attaccano un macinino pieno di sensori per 24 ore e non vedono alterazioni tali da giustificare questi episodi. Soprattutto calo di peso. Perchè???




sto perdendo di vista questo blog

28 maggio 2009 ore 00:44 segnala
sto rispondendo ad un sacco di email allo fine di ripetere in continuazione, chi sono, cosa faccio, dove vado, perchè chatto. Devo tornare alle origini, senza andare troppo fuori tema.

vecchio somaro

25 maggio 2009 ore 23:26 segnala
noi vecchi (anziani, si dice per buonismo), siamo solo più lenti nei movimenti e nella testa. Magari sentiamo poco, magari abbiamo un fil di voce, ma fondamentalmente siamo quasi come i giovani e certe volte anche più giovani dei titolari di quella età.
Non capisco come si faccia ad inquadrare una persona leggendone gli scritti e attribuendogli una particolare età.
Perchè il vecchio deve anche essere un asino?
Prendiamo Ennio Morricone, fin dei conti è 9 anni più giovane di me, e per me vale almeno quanto Toscanini.
Clint Eastwood ha 10 anni meno di me e sta girando una pellicola.
Napolitano con 5 anni meno di me fa il presidente degli italiani.
Sofocle visse circa novant'anni e scrisse fino alla morte.
Perchè tutti pensano che vecchio vuol dire rimbambito? Perchè fa comodo?
Si forse è così. Così diventa più semplice e facile depauperarlo.

La Domenica

24 maggio 2009 ore 22:10 segnala

è il giorno peggiore che esista. La domenica, arrivano i parenti, gli amici, i conoscenti, il medico di famiglia, i nipotini, il curato del paese, qualche creditore speranzoso ... gente variegata ... essenzialmente Gente. Sono abituato ad essere solo, non dovrei cadere in trappole depressive per questo. Mi viene alla mente un libro di Biagi, "Il Boss è solo", edito, credo, una ventina di anni fa. Non è necessariamente detto si debba essere dei mafiosi alla Buscetta (come nel libro), per essere soli al lavoro e in famiglia. La solitudine è sempre stata la mia forza. Mi sono sempre sentito come i cammelli del film di cinquant'anni fa "Lawrence d'Arabia". Avevo visto la pellicola al cinema Roxy (qui a Cremona), adesso la sala ha preso il nome di Tognazzi, Ugo era più giovane di me, lui era del '22.

I cammelli vengono addestrati agli spari prima di diventare animali da impiegare in battaglia. Non devono spaventarsi quando sono soli e il nemico li attacca.

Qui è diverso. Qui è peggio. Gli altri ti sbirciano come a chiederti "non hai nessuno? non hai nessuno vero? sei un poveraccio"

Mia figlia oggi non è venuta, non mi manca, ma una comparsa mi toglierebbe quelle continue domande di dosso.

Poi ci sono anche quelli che non riescono a farsi gli affari loro e le domande che leggi sui loro volti te le fanno a voce, direttamente, senza discrezione, senza decenza. Questo è un mondo perverso, che gode del male e a far male.

Le cure

24 maggio 2009 ore 00:27 segnala

fondamentalmente siamo cittadini di serie " Bi ", valiamo politicamente meno degli immigrati, noi non votiamo.

Le nostre cure sono nei computer dei medici, sono cure "protocollate" dicono. Tale causa, tale cura, tale effetto. Non c'è la necessità di visitare.

Sino a ieri, i medici mi dicevano di non chiedere dei miei disturbi ad altri pazienti. Mi dicevano che nessuna malattia, può essere considerata simile ad altre della stessa specie, perchè le persone sono diverse fra loro. Oggi tutto nel calderone, per la medicina sono un grande anziano.

Non mi meraviglierei se venissi a conoscenza che mangiamo farmaci scaduti, o serviamo da cavia per quelli nuovi. Per i malati terminali, possono venire sperimentati farmaci non ancora approvati dai vari istituti nazionali della sanità, mi pare li chiamino farmaci della "compassione"; pare che vadano bene ma non si sa esattamente che effetti diano. Serviamo per testare a turno i farmaci dell'età media. Se si è in fin di vita e non c'è speranza, va bene tutto, ma se ce li dessero anche per provare malattie che non abbiamo? Non mi fido più di nessuno, non credo a nulla, vedo sempre più nemici attorno a me.

Esiste la cura originale e la brutta copia.

Così non si guarisce.

Sara ce l'ha fatta

23 maggio 2009 ore 10:04 segnala

In tanti mesi, è l'unica persona che ho visto uscire viva da qui. Sono venuti a prenderla. La riportano a casa, in famiglia. Nemmeno lei ci credeva, nemmeno lei ci sperava. Va a casa in carrozzina, ha avuto una brutta caduta, ma gli hanno sistemato il femore. Non cammina molto, ma riesce ad alzarsi da sola e a muovere qualche passo con il girello.

Siamo un pò invidiosi di lei. Qualcuno ha pianto, credo soprattutto perchè rimarca ancor di più, a tutti, il fatto che noi altri si resta qui dentro. Sara è una graziata, una mosca bianca. La invidiamo e insieme ci da speranza. Per avere speranza occorre avere dei presupposti. Il figlio era muratore (era, perchè adesso è in pensione). Non lo dico con disprezzo, anzi, chi è più povero è più avvezzo a vivere di miserie ed è attrezzato a farlo in continuazione. Il figlio veniva qui tutti i giorni, Sara è una "ragazza madre" abbandonata dall'amato e dalla famiglia, ha sempre fatto famiglia con suo figlio (lui non si è mai sposato, lei nemmeno, da diciassettenne maledetta). Dove lo trovi un altro esempio uguale? Abitano qui vicino, quasi in fondo alla strada, ma fuori da queste mura, fuori da questi orari da pensione di riviera senza il mare.

Sara, ... che nome? Non sembra nemmeno un nome da anziana. Sembra un nome da ragazzina, come cantava Venditti "... svegliati a primavera", e Sara si è svegliata da un incubo e va a vivere il suo sogno, tornare a casa. Chissà perchè Sara ha scelto me per lasciarmi la sua eredità, fin dei conti qualche saluto mesi fa, quando ancora andavo a mangiare con gli altri, poi più nulla. Sara mi ha lasciato un libro, un libro che l'ha accompagnata qui dentro per tutto il tempo. Di tanto in tanto ne leggeva qualche pagina, ma poi prendeva sonno subito e forse sognava. Qui nessuno parla molto di se stesso, se non chiedersi perchè è qui e per cosa continua a stare qui.

Il libro è di un certo Sherwin B. Nuland, edito da Mondadori, titolo "La saggezza del corpo". E' un medico (leggo sulla sovracopertina) autore anche di un libro dal titolo "Come si muore" ... cosa mai saprà un vivo, un sano, di come e cosa si prova in punto di morte, di cosa si confessa (poco) e di cosa ci si porta nella tomba (infinitamente tanto sopito, inutilmente confessabile).

Sara, non parlava molto, ma oggi diceva tutto con gli occhi lucidi e più luminosi di due soli a mezzogiorno.

Delle volte mi chiedo, se su di me abbiano più effetto i farmaci, la depressione o le continue menzogne che tutti ti raccontano. Noi vecchi siamo chiamati e trattati come bambini. Perdiamo ogni dignità qui dentro. Ci chiamano per nome, livellati premorte di qualsiasi cosa abbiamo avuto in vita. Forse pensano anche noi la si prenda come segno di amicizia. Non mi meraviglierei di sentirmi dire un giorno "biribiribiribiribuaaaaaa!!! mangiata tutta la pappa? Ma che bravo il mio bimbino, su vieni che ti faccio fare la popò".

Non c'è limite all'indecenza e magari fanno anche corsi per trattarci così, ispirati da qualche folle psicologo.

Noi abbiamo tutti una nostra dignità, siamo più impacciati, ma non bambini. Ci adattiamo ad esserlo, ma questo accettare di far piacere agli infermieri è un'ulteriore umiliazione. Sembra si debba essere noi a servizio della struttura e non l'inverso e ci va già bene quando non si aspettano un sorriso, un grazie e il battere le mani.

accoppiate note

22 maggio 2009 ore 22:34 segnala

un termosifone arrapato agganciato ad una frigida parete.

va bene che l'uomo deve solo servire per la riproduzione ma troppe femmine sanno da pareti con addosso una carta da parati fantasia.

Quando si arriva a fine vita, gli amori, i grandi amori, sono sfumati, ma quel che resta ricordato per il sesso è indelebile.

Alla scala

22 maggio 2009 ore 08:53 segnala

La vita è tutta un teatro, dove comparse e primi attori, recitano la loro commedia. Vincerà su tutti il tempo che di tutti cancellerà ogni traccia. Vivere, continuare a vivere, lottare per vivere, dopo tutto, nella mia condizione, non ha più nemmeno molto dignitoso senso di resistenza. Sono stanco, e mi svegliano di mattino alle sei.

Sono all'inizio del corridoio e le nostra camera (quella che condivido, ora, con un cinghialese) è una delle prime che viene data in pasto agli aspirapolveri. Miliardi di acari e virus di ogni sorta distribuiti nell'aria.

Penso a chi fa soldi con l'acqua, e penso ai 200-300 litri necessari per un lavaggio auto, e penso al dissetarsi che farebbe gioire un somalo, trovandosela da bere, anche sporca e piena di shampo.

Penso al nuovo business dell'aria, che consente a chi ha un parco, di vendere quote di ossigeno a chi ha solo del CO2 puro da ciminiere, e a tutti quelli che contrattano (mettendosi in regola con l'etica ecologica) l'irrespirabile di Cremona e di Milano con nuovi alberi piantumati, che vanno a rinfoltire però l'altra parte del mondo, magari l'Amazzonia che il Brasile deforesta.

Penso a quel correre che ho fatto sempre, per trovarmi segregato, bloccato, carcerato, adesso, di nuovo in stanza. I virus hanno miliardi di anni di tempo, loro sopravvivono a tutto, vivono come colonie comuniste, vivono in quanto gruppo, non sono cinici individualisti capitalisti, non li vincerò mai, anche se io sono più organizzato e più grande di loro. Loro sono una fanteria immensa che continua a morire e ad autogenerarsi.

Niente resterà di me, nemmeno i ricordi, è solo una questione di tempo.

Lo so che dico un'eresia

20 maggio 2009 ore 19:30 segnala

una cosa che solo un vecchio ammalato di testa può pensare, perchè nè si può sognare nè si può dire a qualcuno... soprattutto alla mia età.

Forse per vivere dovrei innamorarmi. Ma come faccio ad innamorarmi adesso se per tutta la vita ho faticato a lasciarmi coinvolgere?

L'avvocato Agnelli, di due anni circa più giovane di me, diceva "Innamorarsi è roba da camerieri".

Chissà se aveva ragione, comunque io sono di quell'epoca, e come Fellini, di due mesi più giovane di me, amo le donne feconde, abbondanti, piene, tonde, anzi a forma di goccia, da sempre la più penetrante delle forme.

Oggi mi devono aver dato qualche farmaco di qualcun altro... forse è per questo che ho l'impressione di essere innamorato di qualcuna.

90 anni buttati alle ortiche