la vita è come un Shanghai

20 maggio 2009 ore 19:19 segnala

... togli la leva sbagliata e ti crolla il mondo addosso.

la salute delle volte non basta, occorrono anche motivazioni e coraggio per vivere. Morire è più semplice, basta lasciarsi andare come le aste di un shanghai.

Basta non credere più in nente e a nessuno ... così mi tormento io.

Le forze vengono meno

19 maggio 2009 ore 16:11 segnala

mi scuso con tutti coloro che mi scrivono. Le forze sono sempre meno. La mia pelle è sempre più vuota e aderisce sempre più alle ossa. Non capisco. Mangio, mi dicono che giornalmente svengo, mi dicono che i parametri vitali sono buoni, perdo peso, tanto peso.

Non credo di avere un tumore, per gli anni che ho, il PSA nel sangue ha un valore più che accettabile.

Mi lamento spesso dei medici di qui, non mi sono simpatici, però esami me ne fanno e danno tutti esito negativo.

Quando non sanno che dirmi, danno come causa grave dei miei malanni l'età.

Possibile che perda peso solo per colpa dell'età???

Non ci sto, non mi dicono tutto, talvolta si appartano a parlare, talvolta evitano le domande con una battuta ... alla mia età da malati si diventa sospettosi.

Dossi e rimossi

18 maggio 2009 ore 00:19 segnala

Ci sono ricordi che il tempo vuol rimossi. La carne dimentica le forme e tutto declina all'immobilità delle membra.

Da piccolo, guardavo a questo cartello pensando inevitabilmente alle donne. Un adolescente non può certo pensare ad un cartello da patente.

Oggi mi fa pensare solo ai su e giù della vita. Poi c'è un ultimo su e dopo di quello, ci sarà solo una infinita e irrimandabile ultima discesa. Quel su, che magari uno aspetta da una vita, e che con gioia investe il se, senza svelargli quella fine appena di là dal vertice di quell'ultimo dosso tanto difficile da raggiungere.

Vorrei percorrere una via normale

17 maggio 2009 ore 23:30 segnala

Vorrei capire perchè si muore, perchè ho sempre più forte l'impressione di morire. Vorrei capire quanto medici e infermieri credono di fare, di poter fare, di voler fare. Vorrei sapere quant'è nelle loro teste la percentuale di guarire che mi accreditano. Sono stanco di sentirmi dire "nonno, complimenti per i novant'anni beato te che ci sei arrivato" come a dirmi, "accontentati, hai avuto il tuo tempo".

Vorrei avere una via normale, se normale si può dire, alla rinuncia alla vita.

Non so gestire la morte, ho sempre più paura del buio, della notte, non riesco a dormire. Sono sempre più nervoso. vorrei farmene una ragione o forse non riesco ad accettare la condanna a morte che pi pende sul collo o meglio sul cuore (visto che sembra l'organo che dovrà decidere quando staccare la spina e liberare l'anima).

Ho superato (forse) un secondo attacco di Clostridium, dovrei sentirmi motivato, dovrei sentirmi meglio eppure sono sempre più stanco sempre più coinvolto in un sonno breve anzi in una sequenza di infiniti sonni brevi durante tutte le 24 ore.

Come faccio poi ad illudermi che l'anima esiste?

L'amore

16 maggio 2009 ore 08:58 segnala

quello vero non s'incontra mai, ne esiste sempre uno "più" perfetto (anche se non si può dire), quello cieco con il cane pastore a far da guida.

Forse quello vero è solo quello mai provato, mai vissuto, fatto solo di pensieri dentro di noi e mai svelato a nessuno, men che meno all'amato, tanto da renderlo perfetto e asettico ai dissapori che tarlano la vita.

Molti non incontrano mai nemmeno un amore di facciata, rattoppato, di secondo cuore.

Molti, alla fine della vita, non riescono nemmeno a dire "ne è valsa la pena".

 

P.S.

Mi hanno liberato una seconda volta, posso andare a tavola con gli altri, ... sono discorsi che si fanno anche se non sembrano discorsi da vecchi, eppure se ne parla.

Alla fine di una vita il passato è passato e innamorarsi dell'infermiera è facile, come lustri fa lo era della professoressa di lettere.

Le persone che hanno attraversato la nostra era, diventano sempre più sbiadite, come gli scontrini lasciati alla luce del sole che tanto sanno raccontare e dimenticare delle verità consumate.

"Chi non ha scontrini non ha vissuto" diceva sempre "Trighei" (Tresoldi), uno che amava andare a bere il caffè a Venezia i finesettimana, con la sua 850 coupè, per poi raccontarlo a tutti gli avventori, per i restanti 6 giorni al Bacalin (Bar Acli) del mio paese.

Verità

16 maggio 2009 ore 08:35 segnala

Alla fine di una vita è necessario fare un bilancio e revisionare i conti.

Mancano tante cose all'appello. Ne mancano sempre, credo. Ci si ricorda solo di quelle che mancano, del non fatto. Difficile essere soddisfatti. Ci si può accontentare, ma quel che pesa di più è che mancano le verità. Nulla è più appellabile, nulla è più controvertibile nei secoli dei secoli per la nostra esistenza.

Tutte le bugie, i sotterfugi, le ragioni impossibili, la non conoscenza (detta ignoranza a tutti gli effetti).

Non sapere o sapere ... è servito? Avrebbe migliorato la vita? "Il passato è passato e la maionese è maionese" avrebbe detto Joy (un matto del mio paese) e ci avrebbe aggiuto "Chi ha dato ha dato e chi ha Data se la fa di nascosto in chiesa". Data (Deodata), era una grandi forme tutta casa e confessionale, poi migrata a far la vita ad Alassio.

Non ho grandi verità fra le acquisite. Non sò nulla ne più di quanto sapevo quando ero ragazzo. Praticamente, col tempo, ho solo accumulato dissapori, liti e situazioni negative, delle quali la mente di un vecchio non fa altro che nutrirsi.

L'egoismo diventa necessario per difendersi l'ultimo territorio di tempo che resta.

L'unica strada possibile

13 maggio 2009 ore 23:37 segnala

siamo qui per morire. Non ci crede nessuno. Per uno giovane (le inservienti, i medici, ecc.) è normale che un vecchio sia una penosa e rognosa pratica da definire.

Noi siamo disperati mandati in uno spazio senza ritorno. Ci sentiamo rifiutati da un mondo che emargina in tutti i modi la morte ma questa c'è e noi ne sentiamo (per assurdo molto viva) la sua presenza.

La nostra unica strada possibile, per uscire di qui, è questa, la in fondo sulla sinistra c'è l'obitorio. Camere fredde che sembrano ricavate da doccie delle colonie estive per ragazzi, con le mattonelline bianche due centimetri per due, quelle piccole piccole bianche ... facili da pulire e da disinfettare.

questo è un macello

12 maggio 2009 ore 22:37 segnala

Non ci si rende conto di quanta gente muoia in un ospizio o in ospedale geriatrico fintanto che non ci si vive dentro per un bel po'.

Comincio a riconoscere le facce, sono tutti di razza ariana medici e infermieri, con lo sguardo fiero di chi fa il proprio lavoro per bene e sino in fondo.

Tutti magri, tutti con il sorrisino, sanno tanto di nazisti.

Me li ricordo quelli alla decima.

Qui è la stessa cosa. Ogni giorno qui muore qualcuno.

Qui nessuno crede piu a nessuno e i volontari hanno belle balle a raccontare l'entusiasmo della vita.

Qui si muore e basta, come nei macelli pubblici.

I morti vengono fatti sparire in fretta. Via subito dalle stanze e subito si tolgono tracce, i nomi sulle porte e quelli sui letti.

 

il medico, la cura

11 maggio 2009 ore 23:12 segnala

scrivere un blog non è facile. Occorrono stimoli e io sono arrivato a fine corsa. Il blog aveva un senso ... forse. Forse era un chiedere aiuto, non un aiuto morale, che me ne faccio se poi qui si muore? Non mi serve conoscere gente, nè nuova nè vecchia, per come stò, per l'età che ho e per le prospettive che mi rimangono. forse cerco solo persone vicine. cremonesi che si facciano carico di vedere com'è la situazione per imparare come si può morire a Cremona quando non si hanno troppi parenti e tanta indifferenza attorno.

Oggi mi hanno di nuovo vietato di uscire dalla stanza. E' deprimente essere rinchiusi con un virus che può invece liberamente uscire. Ho un nuovo compagno di "cella", è del Senegal, è paralizzato, è prigioniero del suo corpo ... un ragazzone, massimo avrà 30 anni, ride sempre, è mussulmano, è sempre sereno, credo.

Sono un pò giù, questo virus è debilitante nel fisico e nella mente.

qui ci sono solo donne

11 maggio 2009 ore 16:38 segnala

i mariti, i compagni muoiono prima. Qui dentro ci sono solo donne. Io e pochi altri siamo veri pezzi rari.

La donna ha un fisico più resistente e più allenato alle difficoltà, quasi sempre la donna si sceglie un compagno più vecchio di lei.

Quindi la donna è destinata a rimanere sola e vedova e ultima a morire, con il rischio di non aver nessuno accanto l'ultimo giorno della sua vita.