Ismaele non me lo perdonerò.

11 maggio 2009 ore 00:07 segnala

Questa notte, verso le tre, ero ancora sveglio. Pensavo ad una donna e non riuscivo a dormire. Una storia curiosa per uno della mia età.

Ho sentito un "mugugno", quasi animalesco, era Ismaele. Ismaele era l'inquilino che condividea la mia stessa stanza. Diceva sempre la stessa cosa, un monosillabo, aveva avuto un'ischemia poi alcuni trombi al cervello. Era paralizzato agli arti inferiori.

Questa mattina, gli infermieri, hanno tirato la tenda di cortesia fra il mio letto e il suo.

Ho chiesto cosa stesse succedendo. Mi hanno detto che non stava troppo bene e l'hanno portato via in un sarcofago di lamiera.

Mi rimarrà sempre il rammarico di non aver chiamato i medici in tempo.

L'ho praticamente lasciato morire.

Ismaele mangiava solo gelati, è morto fra l'indifferenza totale anche la mia.

Stava forse anche meglio di me.

Perchè una voce si spenga e un'altra a fianco viva è veramente un mistero.

P.S. - 1

Cerco di assolvermi.

Ismaele, giorne e notte aveva lo stesso identico mugugno, ma forse questo è stato quello decisivo.

P.S. - 2

Quando gli infermieri/e lo sentivano fare questo "verso", lo ripetevano imitandolo e ridendo. Spesso lo chiamavano con questo stesso "lamento deciso" .

Gli infermieri non sono troppo contenti se li si continua a chiamare di giorno, figurarsi di notte.

 

in un mondo che ...

10 maggio 2009 ore 00:10 segnala

non ci vuole più (diceva una canzone).

Si diventa sospettosi e non si vive bene. La fregatura è dietro l'angolo da bambini, da adulti, perchè dovrebbe essere diversa da vecchi? Quando si è vecchi si è terreno fertile per imbrogli e sotterfugi.

Qui la verità non esiste, se hai parenti hai gente che s'informa ma poi il risultato resta lo stesso.

supPOSTE.it

09 maggio 2009 ore 17:52 segnala

il Clostridium è tornato. Non è una grande notizia, ma sono di nuovo immerso negli stessi problemi. Lunedì analisi, ma i sintomi sono gli stessi di due settimane fa.

Qui è impossibile guarire, mi hanno messo in stanza con uno con lo stesso mio ex problema. Il male mi era passato, il male è ovviamente ritornato. Loro dicono che riunendo tutti i malati con una patologia in un unico gruppo di 4 letti circoscrivono il virus. Cosa vuol dire circoscrivere? Io so che sono iscritto in quella cerchia di malati e basta. Ero appena guarito, mi hanno rimesso nell'infezione, ho ripreso il malanno.

E' un comportamento pazzesco. Ho l'impressione di parlare con dei vùccumprà anzichè con dei medici. Sentono solo le loro ragioni. Sempre col sorriso sulla faccia e sempre rassicuranti.

Sotto sotto sono sadici, li vedo in trasparenza. Leggo le loro anime bieche attraverso i loro corpi. Ho l'impressione di stare in un lager.

Questo blog, è l'unico modo che ho di denunciare questa storia, ma ho anche il timore a raccontarla, perchè questo e quello che mi ha fruttato il reclamare, quindi potrebbe capitarmi di peggio.

Non riesco poi a caricare la chiavetta dell'ADSL con le Poste online. Una persona che resta sola e non riesce ad andare a reclamare i propri diritti con il mondo, viene di fatto soppresso, nel fisico e nella mente.

il sole è violento

06 maggio 2009 ore 08:46 segnala

ieri pomeriggio guardavo il sole tramontare, anzi il sole non tramonta mai, delle volte noi gli voltiamo le spalle ... semmai.

Il sole, la stella, è la cosa più violenta e più incazzata che conosca. Al tramonto si vede meglio. Una palla che brucia in modo violento da miliardi di anni.

Mi chiedo cosa ci spinga ad essere buoni. Che scuola ce lo imponga? Forse quella degli straricchi e strapotenti contro gli schiavi e gli strapoveri?

Dio, se ci sei, perchè tutto il tuo creato è violenza e poi mascheri di bontà quello che di subdolo hanno gli umani in testa?

Pensiamo, in cuor nostro, che noi (solo noi), saremo preservati da vecchiaia, malattia, povertà, mentre ci sembra ovvio, giusto e naturale che ciò accada a chiunque altro.

Che razza di programma ci hai caricato nella CPU? Dio!!!

La vita spericolata è l'unica possibile, ed è quella che tu Dio hai creato nell'universo, con materia e antimateria, bene e male sempre in conflitto fra loro, e il bene e il male altri non sono che non essere ed essere.

Significativo è questo libro, sbirciato lo scorso anno, prima della mia prigionia.

La piena è passata

04 maggio 2009 ore 23:31 segnala

Passata di pomodori, finita.

Oggi mi hanno tolto gli arresti domiciliari. Posso girare, ma come tutte le cose che si desiderano a lungo poi quando si avverano passa subito quel grande entusiasmo che ci impegnava il pensiero. Ormai mi sono abituato a star chiuso in me stesso e in solitudine. In questi posti passa l'entusiasmo anche di guarire, di migliorare. Si diventa nervosi come delle belve in cattività.

Dicono che per adesso (ma che vorranno dire "per adesso") non ho più il male dell'intestino.

Almeno metà pazienti è cambiata, in mensa non ci sono facce vecchie (intendo di soggiorno forzato).

Qui siamo tutti forzati, nessuno è qui per scelta. Siamo stati piazzati qui da parenti o dallo stato ... per il nostro bene, così rincretiniamo a forza di non sapere più nulla del mondo e a forza di mangiare pasticche.

Achille (in dialetto barese) dice sempre: " I parenti sono come le scarpe, più sono stretti e più fanno male"

Se penso a mio fratello non posso dargli torto. Mio fratello è una perpetua laureata con master, vuole sempre sapere tutto degli altri per godere del loro (mio) star male, beandosi del suo stato di sana apparenza.

Emanuela

03 maggio 2009 ore 23:39 segnala

Oggi c'erano tanti parenti in visita. Anche mia figlia è passata a trovarmi.

La Domenica è sempre un giorno pesante. I pazienti, oltre ai loro guai li devono raccontare ai loro parenti. Bisogna dar retta ed essere compiacenti con tutti. Un pò queste vicende condizionano.

Mia figlia mi ha portato un paio di scarpe. Panno e gomma. Lisce sotto, col velcro, facili da mettere e togliere. 14 Euro. Del calzaturificio Emanuela. Di per se il nome, non dice niente, anzi, a me avere un paio di scarpe con scritto sopra Emanuela fa un pò senso.

Emanuela del consorzio calzaturifici di Bagnacavallo.

Bagnacavallo?

A Bagnacavallo fanno le scarpe a tutti?

Lo sapevo. Di Bagnacavallo è nativo Longanesi, quel gran genio di Leo intendo.

Già Leo Longanesi! Questo accostamento vale gia il prezzo della scarpa. E' il biglietto da visita per sognare altri tempi.

Queste scarpe mi ricordano che io non sono contemporaneo a questo tempo.

Non ho nulla da dire a nessuno perchè comunque vivo nel passato come ogni vecchio.

Noi vecchi siamo come i bambini, non conosciamo i pericoli, le regole del tempo che viviamo, per questo siamo diffidenti con tutti e su tutto.

 

P.S. : Queste scarpe sono una favola ... comodissime

P.S.(bis) : Scrivo la sera per tenermi sveglio, non voglio e non so più dormire. Di giorno c'è troppo traffico per pensare anche se credevo di aver finito la prigionia in guerra. Questo è un sequestro di persona. Non ho sintomi del virus eppure mi tengono blindato qui dentro. Psicologicamente sono alla corda. Difficile stare tutto il giorno seduto in una stanza, talvolta buia, seduti su una sedia, senza potersi alzare, perchè, obbiettano che potrei cadere. Stanno meglio quelli che hanno una carrozzina. Sono stanco di questa vita inchiodata. I piedi sono gonfi e anche qualcosa d'altro lo è.

il più bel cigno

02 maggio 2009 ore 14:31 segnala

con la morte anche il più brutto anatroccolo diventa un bellissimo cigno.

Il Cigno non è Dario che al massimo era quaglia e quaglia vorrà restare.

L'anatroccolo era ed è il servizio, il personale, la struttura, i medici, l'indifferenza, il figlio di Alessandria e tutta quella finzione che dopo la morte si esalta.

Puntuale il necrologo sulle indiscusse prestazioni di infermieri e medici, ai quali vanno i ringraziamenti della famiglia del defunto per l'instancabile prodigarsi al capezzale del malato.

Dario è morto solo, davanti a infermieri indifferenti presi dai programmi delle loro ferie. I medici? Hanno fatto un favore alla famiglia, rimessa a nuovo dopo avergli sistemato la parte incancrenita.

Viva loro, viva Dario, preso in giro da tutti sino al giorno prima per il suo ostinarsi ad essere un ragazzaccio ribelle, per il suo voler volare libero.

Qui siamo tutti in lista d'attesa, aspettiamo l'imbarco per l'ultimo volo, siamo tutti dei premortis designati, eppure, pur augurandoci tutti la morte, quasi tutti vogliamo vivere... ma il mondo e i parenti più intimi ci ingannano.

p.s.

trovo tanti bei consigli su come vivere la vita con ottimismo.

Sono certo che sfugge un particolare. Non sono depresso, non siamo depressi, anzi lo siamo. Siamo tutti afflitti dalla cosidetta "depressione dell'anziano"

colui cioè che si sente inutile e inopportuno sempre, colui che comunque non ha altro da attendere se non la morte. Siamo qui in un limbo, già mezzi intossicati da farmaci, già mezzi morti ma non ancora definitivamente deceduti. Siamo in quello stato che le guardie mediche chiamano "presunta morte" in attesa di verifica e fino a prova contraria.

Come un custode

02 maggio 2009 ore 08:37 segnala

la morte viaggia sempre accanto a noi, pronta a prenderci, al primo passo falso.

Con Dario se ne è andato un pezzo della mia vita. Non ci parlavamo molto, ma era una delle poche cose che qui dentro erano vive. Dario era un cacciatore. Guardava i colombi volare. Ne aveva ammazzati tanti in vita ma adesso, vicino alla fine loro erano ancora li e lui se ne stava andando. Li invidiava per quel loro saper volare e il loro non sparire mai.

perchè un anima entri in uno spermatozoo non si sa. perchè proprio quello e non un altro. Perchè se ne è andato prima lui e non me. Fin dei conti la nostra falsa salute non era poi tanto diversa.

Non parlava mai dei figli o di altre persone. Aspettava sempre e solo la badante. Una volta avrebbe anche fatto follie per quelle forme accentuate. adesso aspettava quel falso affetto a ore. fin dei conti altro non era che una prostituzione dei sentimenti.

Non mangiava da giorni dicono. Imprecava contro tutti. Nessuno lo ha pianto qui. Nessuno se ne ricorda se non per i suoi momenti di esasperata follia. Dario era solo uno che non sapeva accettare il suo stato infermo.

Era sempre nervoso come tutti quelli qui che aspettano l'esame di maturita. Quello dove l'anima (se esiste) lascia il corpo e prova l'unica strada possibile. Ne esisterà una sola. Quella che noi non sappiamo ma quell'unica vera.

Sono chiuso in me stesso. Non riesco nemmeno ad aprire la posta. Non l'ho visto, ho visto il figlio, la sua barella con quel coperchio da cucina degli dei sopra.

Sento il fiato sul collo. La morte ci viaggia accanto sempre. Qui viaggia dentro di noi. Sento che è già in me. Sento le mani di chi mi tocca calde e capisco quanto freddo sono già io.

Dario se ne è andato

02 maggio 2009 ore 00:22 segnala

Ho freddo, ultimamente ho sempre freddo.

Sono ancora recluso in stanza, devo aspettare le analisi delle feci. Forse si faranno Lunedì.

Non vado da tempo in sala mensa, non vedo da molto Dario. Non sono nemmeno riuscito a salutarlo. Passava con la badante. Alcuni qui ce l'hanno (una donna a ore) per avere un aiuto quando si mangia. Le infermiere e le loro aiutanti non hanno tempo. Bisogna andare in ospedale attrezzati se si vuole uscire.

Dario era entrato qui con le sue gambe. Doveva fare un pò di ginnastica per allenarsi a un interveno sul cuore. Aveva bisogno del peacemaker, un intervento mininvasivo.

Qui dentro era caduto e lo avevano piazzato come un soprammobile su una sedia a rotelle. Dario era stanco di vivere. Vivere così, in perenne attesa del nulla, non ha senso

La sera, tirava calci e pugni quando lo mettevano a letto. Dava calci e pugni anche alle barriere protettive del lettino. Gridava "liberatemi liberatemi". L'altra sera erano li in due  a prendersi gioco di lui e a sghignazzare della sua condizione, una paziente e un parente di un ricoverato.

Questa mattina (ieri mattina) è arrivato suo figlio da Alessandria. Era sereno dicono. Nel pomeriggio era seduto davanti alla guardiola degli infermieri. Ha lanciato uno dei suoi soliti versi poi ... sembrava dormisse. Lo hanno portato all'obitorio sotto la cassa di lamiera zincata.

Tutto passa e qui quasi tutti trapassano.

Stamattina sono sveluto ancora, stò perdendo fiducia nelle cure

sarebbe brutto volare via senza ...

30 aprile 2009 ore 14:35 segnala

una musica.

Lascio qui una tromba, caso mai dovesse succedere inaspettatamente. E' uno strumento che mi piace, ma non ho mai potuto suonare, per energia della timbrica. In condominio o centro abitato è sconveniente. Ho messo anche il mio Po. Continuerà a scorrere e a portare a mare tutto ciò che vorrà addormentarsi sul suo letto ad ogni primavera.