SPIRITI NOMADI

09 agosto 2017 ore 16:33 segnala


All’inizio, Dio creò il Centauro, e vide che era cosa buona e giusta. Dio gli mostrò gli spazi sconfinati e gli disse: “Tutto questo è per te”. Il Centauro apprezzò e se la filò via scalpitando, e nessuno lo vide più. Allora Dio creò l’Uomo e questi, dopo aver mangiato il frutto dell’Albero della Sapienza, venne a sapere del Centauro e da allora gli è sempre rimasta – diamo pure la colpa alla “memoria genetica” – una dannata invidia nei suoi confronti. Chiunque abbia mai cavalcato, o più facilmente – ai giorni nostri – posato il sedere sulla sella di una moto, sa perfettamente come lo spirito del Centauro gli si sia risvegliato impellente, prorompente, malandrino e beffardo, incurante dei luoghi comuni, perennemente attratto dal concetto stesso di nullità del limite. Il Centauro è l’unico essere – tranne forse i carcerati – a capire pienamente il significato di prigione e a volerlo sfuggire in tutti i modi, fossero anche le quattro mura di cemento della propria beneamata casa o le quattro mura di lamiera della propria – quando e se mai ce l’avesse – automobile. Non esiste profumo di donna che possa competere con la fragranza dell’aria che ti schiaffeggia mentre corri in sella alla tua moto ed il Centauro lo sa perfettamente, così come ha acquisito, nei secoli, una serie di comportamenti che pian piano si sono distillati e insinuati nella compagine scelta di coloro che del viaggiare in moto hanno fatto, più che una scelta di vita, un opera d’arte. Con tutti i corollari e codici morali, di impegno, sussistenza ed etica che questo comporta. Il Centauro ha in sé il Cavaliere medievale, che faceva del vagabondare – quasi sempre alla ricerca di qualcosa, tanto per dare una motivazione pubblica al puro personale godimento dello stare a cavallo – il leit-motiv della propria esistenza, dunque immancabilmente con quella purezza d’animo, quel sovrano distacco da ogni tornaconto, quella dedizione al mutuo soccorso nei confronti non solo di donzelle in pericolo ma di chiunque lo meritasse o lo richiedesse. I secoli sono scivolati silenziosi sulle spalle del mondo ma i sentieri tracciati da questi spiriti indomiti sono stati ricoperti d’asfalto e nuovamente percorsi dai Centauri moderni che non più nitriti sentono attraverso le celate metalliche ma ben più gagliardi rombi . Oggi, le strade infinite dell’anima vengono battute da milioni di Centauri ma i sentieri più indisciplinati e reconditi sono scoperti, e anelati perfino, da confraternite ideali, nomadi solitari, piccoli gruppi di fratelli accomunati talvolta dai loro colori, come i vessilli che garrivano nel vento ormai dimenticati. Centauri che fanno del mondo la propria patria, che fanno di chi incontra la propria gente, che aiutano e non chiedono – se non rispetto – compenso alcuno. Cavalieri senza tempo, li puoi trovare per caso, li puoi vedere sfrecciare via, con il sorriso sul volto, amanti della regola del silenzio, scevri da menzogne e vane lusinghe terrene. Cosa chiedono in fondo, se non la strada sotto le ruote, il cielo sopra la testa e un piatto da dividere con i compagni più cari? Guardiamoli con invidia, perché noi siamo solo umani, mentre loro… Loro sono...

EMERGENZA INCENDI

19 luglio 2017 ore 18:02 segnala


In questi giorni il problema degli incendi è – come purtroppo tutti gli anni – alla ribalta delle cronache, e anche Roma e i suoi dintorni stanno subendo un attacco continuo. La Protezione Civile e i Vigili del Fuoco danno prova di tutto il loro impegno ma non è possibile fronteggiare incendi in contemporanea su tutta la Capitale e zone limitrofe con i mezzi a disposizione, sempre insufficienti. Un esempio, l’altro giorno ha preso fuoco la campagna di fronte all’ospedale Sant’Andrea e a fermare le macchine c’era una guardia giurata, a tentare di fermare le fiamme che lambivano ormai le centinaia di auto parcheggiate c’era unicamente un camioncino dei Volontari della Protezione Civile. E’ già grave che le sterpaglie abbandonate prendano fuoco, ma se a questo ci si aggiungono gli incendi provocati dai piromani e i roghi scaturiti dall’abitudine di dar fuoco ai cavi plastificati rubati per estrarne il rame da rivendere, tipica degli assembramenti di zingari, si comprende come la situazione arrivi facilmente al limite della tollerabilità. Specialmente quest’ultimo tipo di pericolo per la sicurezza fisica ed ambientale dei cittadini si sta ripetendo da anni nelle zone di Villalba, Guidonia, Tivoli : cittadini disperati per l’essere costretti a vivere e far vivere i loro figli in un ambiente continuamente inquinato da fumi tossici provenienti dagli accampamenti e da roghi campestri, col perenne rischio di tumori e leucemie dovute alla esposizione all’aria irrespirabile. Ci sono state ovviamente assemblee pubbliche, sit-in, proteste alle quali si sono uniti i bikers del MPM Roma M.C. con la loro numerosa e compatta presenza, in quanto da sempre dediti al sociale e alle necessità della popolazione, soprattutto quella della zona dove maggiormente agisce il M.C. I membri del MPM Roma M.C. , molti dei quali partecipano anche alle attività della Protezione Civile, hanno fatto sentire la loro voce sia pubblicamente che sulla stampa, confermando una volta di più la loro disponibilità ad agire in prima linea in difesa di chiunque ne abbia bisogno.



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REUNION BIKER 2017

17 luglio 2017 ore 11:08 segnala


Vi ricordate quando eravate militari? E avevate appeso al muro un foglio di carta a quadretti a mo' di calendario, sul quale segnare con le crocette i giorni che mancavano " all'alba "? Ecco, una cosa del genere ci starebbe bene parecchio, visto che mancano poco più di due mesi alla nuova REUNION BIKER "Un Fiore Per Marta". Segnatevelo e cominciate a fare il conto alla rovescia. Sarà una giornata bella, bellissima, come sempre. Il programma? A presto tutte le informazioni!


24 SETTEMBRE 2017




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MEMORIAL INSIEME A GIANMARCO

06 luglio 2017 ore 13:14 segnala

“Chi muore giovane è caro agli Dei”, recitavano gli antichi, ma a ragionarci sopra ci rendiamo conto che il detto non è altro che un tentativo di confortare. Perché solo questo si può fare, quando una disgrazia così dura capita ad una famiglia, e lo si può fare con le parole o con i fatti. Skin, uno dei membri del MPM Roma M.C., ha perso suo figlio Gianmarco all’improvviso, alcuni mesi fa, per una fibrillazione ventricolare, e a tutta la famiglia non è rimasto altro che il ricordo della sua splendida giovinezza costruita sui sani valori dello sport e dello studio. Gianmarco voleva fare il ricercatore, dare una mano concretamente nel campo medico e questa è stata quindi la linea di pensiero che ha improntato la nascita dell’evento “Insieme a Gianmarco” , un memorial a lui dedicato per raccogliere fondi e materiale destinato alla ricerca scientifica. La famiglia di Skin ha organizzato il tutto insieme agli 8212 Onlus, agli MPM Roma M.C., al gruppo “Gli amici di La Botte” e l’associazione di Protezione Civile “VvAa”.




Più di ottocento persone sono convenute sul luogo dell’evento. E’ stata allestita una cucina da campo e una gigantesca tavolata, dove si è magistralmente distinto il gruppo “Domina” delle donne 8212, indaffarate nella preparazione dei piatti e nel servizio ai tavoli, sempre attente e simpatiche con tutti i convenuti. L’evento, che si inquadra nell’ottica del servizio sociale di protezione e assistenza da sempre perseguita dal MPM Roma M.C., è riuscito al punto da consentire un ricavato sufficiente a dare una donazione all’Ifo, l’Istituto Nazionale Tumori del Regina Elena, dove Gianmarco avrebbe fatto parte dei ricercatori, e ad acquistare attrezzature necessarie per l’Associazione Croce Blu i cui medici ed infermieri erano intervenuti nel tentativo di salvarlo. L’Associazione “VvAa”, infine, ha donato un defibrillatore agli MPM Roma M.C. per il lavoro eseguito ad Amatrice in occasione dello sciagurato terremoto che ha devastato il centro Italia, e al seguito del quale partirono immediatamente varie squadre di volontari del Moto Club in supporto ed aiuto della Protezione Civile. Sentita e commossa la partecipazione del pubblico, soprattutto quando, accompagnate dal rombo delle moto, sono state liberate nel cielo stellato lampade accese a formare nuove stelle nel ricordo di Gianmarco, i cui momenti di vita scorrevano sul maxischermo. Una serata che, nella pienezza del sentimento espresso da ogni partecipante, ha sottolineato come Gianmarco meritasse tutto l’amore di chi lo ha conosciuto.

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LA SAGRA DELLE CERASE A PALOMBARA SABINA

19 giugno 2017 ore 10:17 segnala

Anche quest’anno si è tenuta, a Palombara Sabina, la “Sagra della Cerasa”, ovvero della ciliegia ravennate, una delle più tipiche ed apprezzate realtà delle coltivazioni locali del Lazio. Conosciuta come la più antica – in tutta Europa – festa dedicata al pregiato frutto, è giunta alla sua ottantanovesima edizione con un apparato locale di tutto rispetto che ha visto l’allestimento per la via principale di stand gastronomici e di artigianato, la sfilata degli autoctoni nei tipici costumi ottocenteschi palombaresi, la esibizione degli sbandieratori provenienti da Cori, la banda locale e dei Bersaglieri, e la realizzazione dei carri in stile carnevalesco.




La cerasa ravennate ebbe il suo momento di gloria nel XIII secolo quando papa Onorio IV, della potentissima casata dei Savelli che vantava innumerevoli possedimenti nella regione, dopo aver istituito la sua residenza nel castello di Palombara, gradì a tal punto questo tipo di ciliegia da volerla per la sua mensa al Vaticano, rendendola a buon diritto “la ciliegia del Papa”. Durante tutta la festa ne è stata data ampia distribuzione a tutti i convenuti , che hanno potuto godersi la spettacolare uscita dei carri, carri che unici in Italia sono realizzati in maniera originalissima non venendo verniciati ma interamente coperti – con incollaggio a caldo poco prima della gara per mantenere la freschezza – da ciliegie e fiori delle piantagioni palombaresi.





Alla manifestazione erano presenti, con una forte e numerosa rappresentanza, i “Milites Pro Minoribus” e gli 8212 Onlus che hanno esposto le loro moto custom attirando l’ammirazione e la curiosità di turisti e locali. Gli MPM Roma M.C. hanno poi fatto da scorta al carro rappresentante il personaggio cinematografico del “Ghost Rider”, alzando verso un cielo assolato il canto dei loro motori. I festeggiamenti si sono protratti sino a tarda notte e l’appuntamento è confermato per il prossimo anno.






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GLI MPM NEL SOCIALE

08 giugno 2017 ore 19:29 segnala


Da sempre gli MPM, con gli 8212 Onlus, si sono distinti con la loro presenza in ogni occasione di necessità sociale sia nel territorio sia ovunque si sia reso necessario, esempio tipico la immediata mobilitazione seguita al devastante terremoto di Agosto 2016. Il supporto alla cittadinanza, e alle case famiglia, e tanto altro vengono rappresentate in questa carrellata visiva sull'onda emozionale di una delle canzoni più belle e adeguate. Presenti sempre, presenti ovunque, là dove c'è bisogno un MPM c'è.
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« video » Da sempre gli MPM, con gli 8212 Onlus, si sono distinti con la loro presenza in ogni occasione di necessità sociale sia nel territorio sia ovunque si sia reso necessario, esempio tipico la immediata mobilitazione seguita al devastante terremoto di Agosto 2016. Il supporto alla cittadina...
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IL SANTO VAGABONDO

15 maggio 2017 ore 10:16 segnala


Da quanto tempo non tornava alla casa comune? Il cavaliere non avrebbe saputo dirlo, perso dietro la sua ricerca personale, da troppo tempo vagava tra spazi sconfinati e le marcescenti città della frontiera, a volte semplici agglomerati di casupole, altre chiassosi ammassi di case e palazzi dove fervevano le frenetiche attività mercantili. Ma una sera, mentre seduto ad una locanda era intento a consumare un pasto frugale - giusto quel che poteva pagarsi con le poche monete guadagnate in lavori saltuari - aveva sentito una conversazione tra due trasportatori. Una notizia giunta da lontano, dal villaggio dove sorgeva la casa della Fratellanza, parlava di una tragedia inaspettata e il cavaliere si era subito accinto ad intraprendere il lungo viaggio. Aveva sellato il suo cavallo, si era assicurato che fosse stato ben accudito allo stallaggio - in finale non spendeva forse quasi tutto quel che guadagnava per il benessere e la cura del suo animale, lesinando invece sulle proprie necessità? - ed era partito al galoppo. Fuori dalla cinta si aprivano le ampie lande, talvolta foriere di pericoli inattesi ed incontri sorprendenti, sempre più di quanti in quegli anni ne avesse veduti.

Il secondo giorno un lontano luccicare lo aveva messo sul chi vive: passando sotto una cengia montuosa aveva riconosciuto il Clan che dominava le lande, schierato a controllare il territorio. Aveva portato verso il petto la mano destra con due dita tese in segno di rispetto e aveva ricevuto dal Clan la medesima risposta, segno che accettavano il suo passaggio e non lo riconoscevano come possibile nemico. Il fanciullo nascosto in fondo al suo animo aveva un poco invidiato le belle armature piene di fregi luccicanti al sole ma poi l'orgoglio per i colori della Fratellanza che portava sulla cotta disperse quella vaga momentanea tentazione.

Era scesa la notte con il suo vento freddo che spirava dai confini nordici e il cavaliere aveva ritenuto meglio cercare un riparo piuttosto che dormire all'addiaccio vicino ad un albero come era solito fare. Scorse dunque delle luci tra gli alberi, una casa colonica probabilmente: legò le redini del cavallo alla staccionata e andò a bussare. Una donna dall'aria spaurita gli aprì, cercava di nascondere con la mano i vistosi segni di percosse sul viso, come se se ne vergognasse profondamente. Il cavaliere chiese asilo per la notte e, con un sussurro, chiese se poteva essere d'aiuto in qualche modo. La donna si coprì la bocca mentre a bassa voce sfogava tutte le sue paure: come un fiume in piena da troppo tempo tenuto nascosto rivelò l'indole brutale del marito che, perennemente ubriaco, oltre che picchiarla aveva anche tentato di abusare della loro figlia, troppo gracile per difendersi a causa di una malattia mai curata correttamente. Disse al cavaliere che l'uomo era uscito con i suoi compagni di bevute e che sarebbe tornato di lì a poco, e sarebbe stato meglio non lo avessero trovato in casa. Lui fece solo un cenno di assenso e tornò verso il cavallo, sedendosi ad aspettare nella notte.

Un paio d'ore più tardi giunsero in tre, evidentemente ubriachi e scorgendolo brandirono bastoni e coltelli estratti da sotto i mantelli. Il cavaliere si alzò, tirò verso la spalla la manica della giubba scoprendo l'avambraccio: il tatuaggio di un gladio contornato dalle scritte "Una volta e per sempre" brillò nella luce lunare e nella sua mano apparve un vero gladio. Lo scontro durò quanto un respiro di drago e fu altrettanto mortale: dalla porta giunse correndo la donna ad abbracciarlo, salva da quella vita miserabile. Volle condurlo al capezzale della bambina, un esserino pallido e silenzioso. Qui il cavaliere commosso chiese alla donna di portargli un boccale di latte, si tagliò superficialmente vicino al polso e vi fece cadere alcune gocce del suo sangue, porgendolo a bere alla bambina. Lei ubbidì poi ricadde sui cuscini ma poco dopo un sano colorito si effuse sulle sue guance; l'uomo disse a sua madre che il suo sangue apparteneva alla Fratellanza e ora anche la piccola ne faceva parte, e tutta la loro forza e il loro indomito spirito avrebbero albergato in lei riportandola ad una vita piena e degna di essere vissuta. Poi, mentre ancora la donna in lacrime lo ringraziava insieme a sua figlia, riprese il cammino...
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« immagine » Da quanto tempo non tornava alla casa comune? Il cavaliere non avrebbe saputo dirlo, perso dietro la sua ricerca personale, da troppo tempo vagava tra spazi sconfinati e le marcescenti città della frontiera, a volte semplici agglomerati di casupole, altre chiassosi ammassi di case e ...
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R. I. P. JACK

21 marzo 2017 ore 11:42 segnala

Come vogliono le tradizioni del MPM Roma M.C. si è tenuta, nel raccoglimento della Domus, la commemorazione di Jack, figlio di un Fratello, che ci ha lasciato troppo presto. Mentre veniva celebrato il rito a porte chiuse, davanti alla Domus si è radunata una numerosa folla di Fratelli, amici e parenti.




Alla fine del rituale, gli MPM hanno aperto eccezionalmente le porte della Domus, accogliendo le persone che hanno ascoltato il commovente “Silenzio” suonato da un trombettiere seguito dal grido del “Presente” collettivo. La festa è proseguita con le “Domina” che hanno offerto un grande rinfresco per tutti i visitatori.




Alle ore 18, l’intervento del Sacerdote che ha impartito la benedizione al Gilet di Jack, incorniciato ed affisso sula parete tra le immagini dei membri MPM.

Gli MPM Roma M.C. desiderano ringraziare tutti per l’affetto dimostrato con la loro presenza.


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« immagine » Come vogliono le tradizioni del MPM Roma M.C. si è tenuta, nel raccoglimento della Domus, la commemorazione di Jack, figlio di un Fratello, che ci ha lasciato troppo presto. Mentre veniva celebrato il rito a porte chiuse, davanti alla Domus si è radunata una numerosa folla di Fratelli...
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ETERNAL CITY CUSTOM SHOW

13 febbraio 2017 ore 19:31 segnala

Si è svolto a Roma da sabato 11 a domenica 12 febbraio il primo Eternal City Custom Show. Diciamocela tutta... chi ogni anno si getta nella mischia caotica del Motor Show a cuore aperto e con la voglia di godersi lo spirito biker del custom e ne esce con in bocca il sapore amaro dei troppi saloni dedicati a cose che con le nostre fantasie hanno davvero poco a che fare ha finalmente trovato qui quel che va cercando.
Nel grande spazio dell' Atlantico Live, il famoso locale capitolino normalmente usato come discoteca e luogo di concerti , gli ETERNAL CITY HAMC hanno organizzato una kermesse di tutto rispetto dove erano presenti molte realtà del mondo biker, elaboratori e produttori di ogni tipologia, dalle cafè racer alle special, dalle vespe a certe sperimentazioni chopper e bobber da far brillare gli occhi.



Harley Davidson, Ducati, Guzzi tra preparatori come Cafè Twin, Puzzle Garage, Ruote Rugginose, G.Garage, ecc., oltre ad ospiti del calibro di Rusty Coones noto nel mondo per la partecipazione alla serie televisiva "Sons of Anarchy".
Presente lo stand della rivista Low Ride con le sue pubblicazioni e curatrice del Bike Contest, insieme ad altre interessanti realtà in linea con lo stile biker come i tatuatori ETERNAL CITY TATTOO ed il "Bullfrog Barber Shop".



Notevole la mostra di hot rod dei Rumblers Car Club, le moto custom e gli eccellenti lavori degli artisti del Pin Striping.
La due giorni ha avuto diversi ospiti musicali tra i quali Ronnie the Midnight Ramblers e Ricky Rialto & the B-movies.
Imponente il continuo ricambio del pubblico presente a questo evento che va decisamente a porsi come controaltare del Motor Show. Appuntamento alla prossima edizione.

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« immagine » Si è svolto a Roma da sabato 11 a domenica 12 febbraio il primo Eternal City Custom Show. Diciamocela tutta... chi ogni anno si getta nella mischia caotica del Motor Show a cuore aperto e con la voglia di godersi lo spirito biker del custom e ne esce con in bocca il sapore amaro dei t...
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IL SEGNO DEL TESCHIO

09 febbraio 2017 ore 21:24 segnala

Uno dei simboli più diffusi, sia nella iconografia del mondo biker che nell’ambito dei tatuaggi, è certamente il teschio. Lo si trova ovunque, rappresentato in mille modi, dai disegni più drammatici in stile horror a quelli più classici, tradizionali. E’ spesso centralizzato ed intorno ad esso ruotano simbologie di contorno, motociclistiche o magiche, terrificanti o alchemiche. O viene invece a fare parte integrante di loghi e segni più complessi, quasi sempre in ambito prettamente biker.


Il teschio viene normalmente inteso come portatore di valenze diverse: può voler dire un avvertimento, un monito filosofico – questo è quel che diventerai, quel che ti riserva la Vita, la Morte e nulla più – o un segnale minaccioso, di pericolo. Nell’antichità campeggiava all’ingresso dei villaggi, per scacciare il male e i nemici, avendo quindi valore di scaramanzia e di protezione, come se gli spiriti dei morti fossero pronti a scendere in campo a combattere con gli abitanti. Probabilmente è questo, a livello inconscio e inconfessato, il principale motivo di spinta a tatuarsi un teschio, quello di ricordare con un omaggio amici o familiari morti e richiederne in compenso il supporto sovrannaturale. Entrando in questo ambito particolare bisogna ricordare i "calaveras", i teschi tipici messicani e sudamericani. La loro presenza è fondamentale nel Giorno dei Morti, quando la popolazione festeggia con grandi celebrazioni, balli in piazza e pellegrinaggi nei cimiteri per portare doni, cibo e fiori, sulle tombe. L’aspetto giocoso dell’iconografia discende certamente da Santa Muerte, la divinità femminile dell’oltretomba – positiva, dato che è compagna del lato oscuro, quello che chiameremmo Ade, cioè Xibalba, che invece comanda sul regno dei dimenticati, una variante del nostro inferno dove svaniscono le anime che non hanno più nessuno a pregare per loro.


Santa Muerte è un culto collegabile, e derivante in parte, dalla brujeria e dalla santeria, queste ultime paragonabili alla nostra stregoneria e ai rituali voodoo haitiani.  Si dice sia iniziato agli albori del 2000 per opera di Dona Quieta che eresse un piccolo santuario nel malfamato quartiere di Tepito, a Città del Messico , subito divenuto meta di curiosità e pellegrinaggi, ma gli antropologi riportano il culto ad antichissime pratiche tribali. Santa Muerte, raffigurata come una donna scheletro, e nei tatuaggi come un bellissimo volto femminile in parte teschio in parte umana; è la divinità dei poveri, pronta a soddisfare non pene psicologiche né a lenire i tormenti dei peccatori, bensì le richieste più concrete di soldi, fortuna, popolarità, vittoria sui nemici. Non per nulla adottata e riverita da tutti i cartelli dei narcos e dagli strati più bassi della popolazione, è andata diffondendosi a macchia d’olio ovunque e grazie anche alla affascinante iconografia del teschio femminile, i tatuaggi di Santa Muerte sono da decenni un imperdibile must per gli aficionados del settore.


Nel teschio di Santa Muerte convergono pulsioni erotiche, desiderio e richieste. Un mix esplosivo che non può non colpire l’immaginario collettivo. Alquanto bizzarra, poco studiata ma interessantissima, è la commistione che si è creata, ovunque si segua il culto di Santa Muerte, con la religiosità cristiana e i suoi santi, in particolare con quello che da noi è quasi misconosciuto mentre altrove, soprattutto in America del nord e del sud, è molto amato: san Giuda Taddeo. Continuamente confuso con Giuda l’Iscariota e negletto dalla maggioranza dei fedeli San Giuda, l’apostolo cugino di Gesù, è il cosiddetto “santo degli impossibili” e a lui si sono sempre rivolti coloro afflitti da problemi talmente gravi da risultare impossibili, appunto, ad essere risolti nei modi comuni. In America del nord è tra l’altro anche protettore delle guardie – lo troviamo citato  nel film “Gli intoccabili” di De Palma, e in “Man on fire” dove una sua medaglietta accompagna il protagonista verso un estremo sacrificio di redenzione.
Il culto di San Giuda è da sempre afflitto da una pochezza di notizie ma gli studiosi lo mostrano portatore del "Mandilion" verso i regni dell’est, il lembo di tessuto sul quale era impresso il Volto Santo del Redentore, che serviva a proteggere le città assediate dai nemici, e a convertire i regnanti pagani che lo vedevano. Notevole quindi come questo santo, che porta con sé l’immagine di un volto, anzi quasi di un teschio, sia finito accostato ad un teschio vivente quale è Santa Muerte, e sia diventato il secondo santo più venerato in America del sud dopo di lei. Di san Giuda Taddeo esistono diverse chiese anche da noi; poche e rare anche le reliquie che lo testimoniano, alcune conservate nell’ala sinistra della basilica di San Pietro, oltre al Mandilion sul quale ci sarebbe parecchio da discutere in quanto esisterebbero diversi tessuti che portano inciso miracolosamente il volto di Cristo, a cominciare da quello occultato in Vaticano e ormai estremamente consumato, a quello chiamato “Volto Santo di Manoppello”, al quale fece visita papa Benedetto XVI, tuttora visibile e venerato dal pubblico.


Si favoleggia anche di un miracoloso reliquiario appartenuto ad un cardinale partenopeo contenente frammenti di san Giuda, di santa Maria Francesca, di san Giovanni Giuseppe della Croce e del velo della Beata Vergine Maria, ma se ne sono perse le tracce moltissimi anni fa. Come si vede, l’iconografia del teschio, da quella immagine semplicemente paurosa nota ai più, riesce a celare in sé infinite altre sfaccettature, che investono la profonda religiosità, l’onore e il rispetto per chi non c’è più, il coraggio di portare addosso il segno degli spiriti combattenti, la sessualità pagana di Santa Muerte, persino una deviata sembianza del volto del Cristo veicolato da colui che ne fu apostolo e diffusore, san Giuda. Moltissime cose alle quali nessuno fa mente locale portandole sulla pelle a volte solo per moda, a volte con uno spirito ben diverso.

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« immagine » Uno dei simboli più diffusi, sia nella iconografia del mondo biker che nell’ambito dei tatuaggi, è certamente il teschio. Lo si trova ovunque, rappresentato in mille modi, dai disegni più drammatici in stile horror a quelli più classici, tradizionali. E’ spesso centralizzato ed intorn...
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