The Sentence

02 maggio 2021 ore 19:02 segnala

"In piedi!
Caso 1975, numero di ruolo 11-11. Presiede il giudice La Vita."

"Seduti prego."
"Non avendo lei diritto ad un avvocato, ha qualcosa da dire prima che venga pronunciata la sentenza?"
"No Vostro Onore."
"Questa corte dichiara l'imputato COLPEVOLE:
di aver tentato di farsi accettare da famigliari ed amici
di aver posto sempre davanti a sè le persone che ha amato
di aver cercato di regalare un sorriso a chi ne avesse bisogno, nonostante si sentisse bruciare dentro
di aver cercato di migliorare sè stesso e le situazioni troppo complicate
di aver cercato in tutti i modi di sapere, conoscere, con curiosità
di aver badato a qualsiasi dettaglio del quotidiano e non, diventando iper sensibile
di aver amato all'inverosimile, perdonando anche l'imperdonabile
di aver amato gli animali più delle persone
di essersi isolato per non essere ferito e non ferire"


"Visti i capi d'accusa suddetti e la gravità degli stessi condanna l'imputato
alla perdita totale o parziale di chiunque abbia amato o tenti di amare o di chiunque gli faccia provare una benchè minima emozione;
alla diffidenza totale verso e dalle persone che si avvicinino troppo;
ad avere cultura, intelligenza, curiosità che non saranno mai sufficienti;
a non poter realizzare alcun sogno;
ad essere incatenato nel più profondo buio e ad un'eterna prigionia dell'anima in un corpo che non possa controllare e gestire cosicchè chiunque, vedendolo, possa soltanto provare eventuale pietà, ma mai altro sentimento.



Così è deciso, l'udienza è tolta."
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« immagine » "In piedi! Caso 1975, numero di ruolo 11-11. Presiede il giudice La Vita." "Seduti prego." "Non avendo lei diritto ad un avvocato, ha qualcosa da dire prima che venga pronunciata la sentenza?" "No Vostro Onore." "Questa corte dichiara l'imputato COLPEVOLE: di aver tentato di farsi ac...
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Attrazione da Circo

02 maggio 2021 ore 18:54 segnala
Era una persona estremamente riservata, timida, cui non piaceva esporsi se non quando era strettamente necessario o quando lo ritenesse davvero un valido motivo. Rimaneva in disparte ad osservare il mondo, cogliendo ogni singolo dettaglio d'espressione, ogni tonalità di colore, luci ed ombre, sfumature di vario genere. Amava e temeva allo stesso tempo la propria oscurità, sapeva che quando si rifugiava in essa poteva non uscirne o cambiare radicalmente. Le tenebre l'avevano avvolto in parecchi frangenti, l'avevano raffreddato e reso più razionale, meno emotivo.
Ciò nonostante manteneva una piccola fiamma accesa, talmente piccina da illuminare appena la sua anima di luce fioca e tenue.
Col tempo aveva preso le distanze da quel mondo che non sentiva il suo, da quegli esseri in cui non trovava umanità di alcun genere, nè rispetto dei valori nè degli altri esseri viventi, nè delle emozioni.
Viveva pacatamente, anche se, quando punto sul vivo in merito a cose o persone a cui teneva particolarmente, diventava una furia che travolgeva tutto quanto gli si parava davanti, come un fiume in piena, senza pietà alcuna.
Dopo aver trascorso un periodo in isolamento, per privarsi di condizionamenti di vario tipo che gli intaccavano l'esistenza, nel vagare senza meta alcuna, si ritrovò in un luogo particolare. Si sorprese quasi, guardandosi intorno, di ciò che vide.
Una serie di stereotipi classificabili in modo semplice, migliaia di personaggi tutti uguali, con volti dalle espressioni false, privi di emozioni, grigi, tetri. Sentì quasi di perdersi in tutta quella piattezza.
Come sempre faceva però, non si fermò davanti all'apparenza. Ciò che sta dietro a persone e cose può rivelarsi del tutto diverso. Osservò, in silenzio, continuando a camminare, quella moltitudine di facce che dicevano tutte le stesse cose.
Ad un certo punto, da lontano, scorse qualcuno che "stonava" rispetto al resto. Si spostò di qualche metro e poi di altri ancora, girando in tondo, senza togliere lo sguardo. Esaminò tutti i suoi movimenti, le sue espressioni, i gesti. Si, era davvero qualcuno di diverso.
Timidamente provò ad avvicinarsi, sperando che le loro comuni diversità spiccassero, sperando che la sua diversità venisse notata.
Tentennava, la sua timidezza ed il rispetto, che portava anche verso chi non conosceva affatto che dimostrava però di essere particolare, gli impedivano di fare ulteriori passi. Cercò comunque di tentare un modesto approccio fatto di sguardi, di sorrisi e gesti delicati. Avrebbe voluto fare molto di più, ma la sua diffidenza gli impediva di andare oltre, di osare di più. Sperava che ci fosse intraprendenza dall'altra parte. Invece no, nulla, anzi gli sembrò quasi che ci fosse di nuovo distanza, quella che c'era sempre stata quando due entità sono l'un l'altra sconosciute. Si rattristò e, cercando di distrarsi, notato più in là un grande tendone, vi entrò.
Percorse quella specie di corridoio e si ritrovò in un grande palco, circondato da quei personaggi tutti uguali. Al centro del palco c'era quell'entità che girandosi, puntando il dito verso di lui disse: "E' arrivato, signore e signori, guardate tutti il....Fenomeno da Baraccone!! Un applausoooooooooo".
Cominciò ad arretrare, con gli occhi sbarrati su ciò che stava accadendo, un passo dietro l'altro, rosso in viso per la vergogna, fino ad uscire completamente da quel luogo.
Si sentì deriso, additato, iper osservato. Avrebbe voluto soltanto parlare con quell'entità che sentiva diversa come lui, ciò che era accaduto non era ciò che voleva, egli non era ciò che avevano detto essere, non era chi avevano pensato lui fosse. Camminò così tanto e così in fretta da allontanarsi quasi completamente da quel posto malato dove l'avevano trasformato in attrazione di un circo in cui i mostri erano normalità e la normalità un mostro.

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Era una persona estremamente riservata, timida, cui non piaceva esporsi se non quando era strettamente necessario o quando lo ritenesse davvero un valido motivo. Rimaneva in disparte ad osservare il mondo, cogliendo ogni singolo dettaglio d'espressione, ogni tonalità di colore, luci ed ombre,...
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02 maggio 2021 ore 17:48 segnala
Mi fa sorridere leggere certe cose anche qui, pur essendo un luogo dove pare si raccolga il peggio del peggio.
Il fenomeno dei social ha invaso e distrutto un concetto che fino a qualche anno fa era molto basilare: si utilizzava internet per "andare al di là del proprio naso", per conoscere, per informarsi. Ora tutti quanti pubblicano foto in tutte le pose, selfie in bagno manco facessero la pubblicità dei sanitari, raccontano quante volte mangiano, cosa mangiano, perchè lo fanno o non lo fanno...
La superficialità sta dilagando e NESSUNO (o pochissimi) si pone una domanda stupidissima: tutto ciò che io pubblico dove va a finire?
Si chiama privacy, ma pare che non interessi. I "diversi", perchè non si conformano al Facebook style, al WhatsApp style, all’Instagram style, o al selfie style (e ci sarebbero anche molti altri "style" da elencare), vengono additati ed emarginati perchè "certamente hanno qualcosa da nascondere".
Sicuramente la massa potrà essere così, ma se qualcuno fosse riservato? Se qualcuno non si sentisse all'altezza? Se qualcuno non volesse essere una delle tante pecore del gregge? E se qualcuno volesse valutare la persona con cui parla prima di vedere/mostrare il suo/proprio aspetto? E se di quest'ultimo non importasse proprio?
Dettagli, vero?

Uscendo nella realtà basta parlare del luogo di lavoro. C'è chi si sforza di cambiare il sistema, di far funzionare le cose, si intestardisce e sputa sangue per poter gestire i compiti affidati nel migliore dei modi e c'è chi si siede a leggere il giornale e con l'aria annoiata rimprovera dicendo "ma si, tanto nessuno ti fa una statua". Se invece si provasse a migliorare le cose? Se si smettesse di dire "tanto le cose non cambiano" e si provasse a cambiarle?
Dettagli, vero?

Una delle frasi più odiose da sentirsi dire è "ma si dai, sono dettagli, non te la prendere".

NON SONO SOLTANTO DETTAGLI.

Ciò che per tutti può essere una bazzeccola per qualcuno può avere molta importanza.
Si dovrebbe provare a pensare ai "se" prima di affermare che si tratta "solo di dettagli":

Se si osservassero i gesti, gli sguardi, i modi delle persone si riuscirebbe a capire chi mente, chi soffre, chi è felice....
Dettagli...

Se si ascoltasse invece di sentire quando qualcuno parla, si riuscirebbero a cogliere, nei toni della voce, le emozioni che quella persona prova.
Dettagli...

Se si usasse un minimo di gentilezza ed un briciolo di sensibilità ci sarebbe meno menefreghismo.
Dettagli...

Che siano grandi o piccoli "se", provare a pensarci non farebbe male a nessuno, in fondo:
Se uno come Michelangelo non avesse dato vita a tutti i personaggi che ricoprono la Cappella Sistina con le sue pennellate decise, ma anche delicate, non si avrebbe un patrimonio tale proprio in Italia.
Se uno come David Walker non utilizzasse colori, chiaroscuro, sfumature i suoi murales non sembrerebbero così vivi.
Se uno come Robert Doisneau non giocasse con luci ed ombre le sue foto non emozionerebbero.
Se uno come Stephen King non scegliesse con cura tutte le parole, le scene, i personaggi non sarebbe definito "il re del brivido".

In conclusione, preferisco alienarmi o sembrare alieno che conformarmi a questa stupida società ed ai suoi modi poco attenti, preferisco farmi dire che eccedo di zelo o che sono troppo puntiglioso piuttosto che fermarmi ad una prima impressione. Osservo da lontano e valuto chiunque, leggo, mi informo, uso delicatezza nei gesti e nelle parole, mi adombro se qualcosa mi urta, mi incupisco se qualcosa mi ferisce, mi chiudo nel mio mondo oscuro quando non mi sento a mio agio.....
Peccato io non sappia come tornare sul mio asteroide (o peccato che un asteroide che io possa chiamare "casa" non sia alla mia portata).
Ma sono solo Dettagli...

Loneliness Sound

25 aprile 2021 ore 20:55 segnala
A volte sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente anonimo. Sono semplicemente solo. Odio quando non riesco a trattenere la mia solitudine. Questi pianti sono diventati troppo frequenti, ormai ogni 15 giorni. Cosa fanno le persone normali quando sono così tristi? Si sentono con gli amici o con la famiglia, penso. Per me non è un'opzione.
........~Mr. Robot - Episodio 1~



Urli e non ti sentono, nessuno ha davvero voglia di ascoltare. E la tua anima lacerata grida di dolore, chiedendo soltanto una cura, per lenire un po' quel male che hai dentro.
La esponi, non di certo a chiunque, pensando di ricevere comprensione. Invece, ancora una volta, la delusione cresce quando ti accorgi che tutti quanti si fermano alla superficie o appena sotto ad essa.
La cosa che ti ferisce di più è sentirti descrivere come la persona che non sei dalle persone che ami, perchè da tutta la vita cambi te stesso continuamente per farti accettare eppure non va mai bene. Vogliono darti un consiglio, in buona fede, ma non sanno come tu sia arrivato lì, non sanno quante volte hai dovuto cambiare la tua vita, il tuo essere, non sanno quanto a pezzi tu sia. E anche se tu glielo raccontassi, non ascolterebbero davvero.
Alla fine è vero, la solitudine ti uccide, ma è l'unica che non ti delude mai.
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A volte sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente...
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25/04/2021 20:55:42
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Su la Maschera

25 aprile 2021 ore 20:30 segnala


Era trascorso un po' di tempo dall'ultima volta in cui si era fermato a riflettere sulle persone, sulle loro pretese, sui dettagli di conversazioni sterili, su come alcuni riescano a condizionare pesantemente le vite altrui.
Aveva cercato disperatamente di stare lontano da quei giochi pericolosi perchè aveva capito che la sua felicità, il suo esistere, non potevano dipendere dagli umori di qualcun altro.
Ma fece un grande errore. Permise a qualcuno di scombussolargli l'esistenza, anche se aveva giurato che non sarebbe mai più successo.
Così facendo e non essendo ancora pronto a farlo, andò sempre peggio, finchè quelle macerie che era riuscito ad accantonare e a rimettere insieme con fatica, non vennero ridotte in polvere da un uragano.
Non poteva far altro che colpevolizzare se stesso per quanto era accaduto, per aver permesso a qualcuno di ordinargli quando parlare, quando zittirsi, cosa dire, cosa non dire, cosa fare, cosa non fare annullando quasi ciò che era, per compiacere gli altri. Si rese però conto, riflettendo sul suo passato, sulle sue storie, sulle sue conoscenze, sulle sue amicizie e sui suoi nemici, che in realtà la persona che era non veniva apprezzata, stimata, amata. Si rese conto che chiunque conoscesse, dalla persona a lui più vicina, alla persona che lo conosceva meno, tutti volevano qualcun altro. Troppo sensibile, troppo sincero, troppo leale, troppo premuroso, troppo emotivo, troppo dolce, troppo esagerato nelle dimostrazioni, troppo aggressivo in alcune situazioni, troppo di tutto. Eppure, a sentire certa gente, sembrava che il principe azzurro dovesse essere così. A sentirne altre un vero leader doveva avere la situazione in pugno. Gli scappava quasi da ridere. Le persone volevano tutte qualcosa, ma quando ce l'avevano davanti volevano altro. Questo perchè l'incoerenza regna sovrana sul mondo da sempre. Tutti vogliono la verità, ma quando la vedono o la sentono dire si offendono. Tutti vogliono la coerenza, ma nessuno è in grado di esserlo per primo.
Decise quindi di costruire pian piano una, due, cento, mille maschere, una per ogni occasione. Avrebbe indossato il contenitore desiderato da chi si fosse trovato davanti. Forse nessuno si sarebbe mai accorto del cambiamento, perchè ognuno era troppo preso da se stesso. Forse nessuno avrebbe capito che non aveva più davanti una persona vera, sincera, leale, premurosa, ma soltanto la sagoma di cartone che era stata costruita per quello specifico evento.

E allora... Su la Maschera....si va in scena.

Alla Deriva

25 aprile 2021 ore 19:55 segnala
Era una giornata un po' scura, c'era una leggera pioggerellina e la nebbia stava calando. Sembrava che stesse scendendo la notte eppure era mattina presto.
Guardavo fuori dalla finestra mentre sorseggiavo il mio caffè e mentre i pensieri più oscuri attanagliavano la mia mente. Uscii sul pontile con indosso una tuta, avvolto da una coperta. L'acqua del mare era stranamente calma, una tavola leggermente increspata da piccole onde. Non c'era vento, ma l'aria era comunque fredda.
Decisi di salire sulla mia piccola imbarcazione e di prendere il largo. Non avevo intenzione di andare da nessuna parte, ma semplicemente quella di distrarre la mente da quelle frasi, da quelle parole che mi tormentavano e che continuavano a risuonarmi in testa.
Più mi allontanavo dalla costa e più il cielo sembrava incupirsi e con lui i miei pensieri. Percorsi diverse miglia, non vedevo più la terra ferma dietro di me nè ne vedevo all'orizzonte. Non vedevo nulla all'orizzonte in realtà.
All'improvviso una luce quasi abbagliante si fece largo nella nebbia, illuminò il mare e aprì completamente la visuale. Un raggio di sole penetrò quell'oscurità e lo fece sempre più prepotentemente, sembrava voler avvolgere tutto, me compreso.
E lo fece, mi circondò e scaldò, il mare era di un blu intenso e brillava accarezzato da quel tocco delicato, ma deciso.
Un sorriso si fece largo sul mio volto. I pensieri si diradarono. Feci un bel respiro e sentii quell'aria fresca e profumata entrarmi dentro. Lasciai la mia coperta accanto al timone, mi alzi in piedi e, allargando le braccia mi feci avvolgere completamente.
Spensi il motore e issai le vele per lasciare che la barca venisse spinta dal vento. Navigai per ore in quella pace, senza sentire il bisogno di null'altro, sentendomi davvero sereno e appagato, libero da quella cupezza che mi attanagliava fino alla notte prima e pure al risveglio.
Mi sdraiai chiudendo gli occhi, rilassandomi, facendomi baciare il volto e gli occhi da quel calore. Mi addormentai e non so quanto tempo passò, qualche minuto o forse qualche ora. All'improvviso il cielo venne squarciato da un tuono. Un fulmine colpì l'albero della mia barca facendolo scricchiolare. Mi alzai di scatto e cercai di ammainare le vele e di rientrare, ma cominciò a piovere intensamente, il mare cominciò ad ingrossarsi. Le onde divenivano sempre più alte, il mio piccolo mezzo imbarcava sempre più acqua. Finchè uno scossone e un colpo fortissimo, sul petto, non mi fecero cadere in mare e perdere i sensi.
Mi risvegliai dopo un po'. Non sapevo quanto tempo fosse passato, ma la tempesta era ancora in corso e non vedevo altro che onde tutt'intorno a me.
Sentivo un bruciore tremendo dove qualcosa mi aveva colpito. Appoggiai una mano, sul lato sinistro del petto, da dove proveniva quel dolore e rimasi di stucco quando vidi quel rosso intenso sciogliersi tra le mie dita.
Ero in mezzo al nulla, sanguinante, in mezzo ad una tempesta, solo. Per un po' pensai che sarei morto. Quelle acque erano infestate dagli squali.
Raccolsi tutte le forze che mi erano rimaste e cominciai a nuotare. Verso dove? Non lo sapevo, ma era la mia unica possibilità.
Sapevo di essere uno stupido mentre mi "dimenavo" cercando di rimanere a galla. Ma era semplice istinto di sopravvivenza.
Non ricordo altro. So soltanto che mi svegliai su una spiaggia isolata, circondato dallo stesso buio con cui mi ero svegliato quando decisi di partire. Completamente nudo e con una grande lacerazione sul petto, proprio sopra al cuore, ero stremato, infreddolito e confuso. Mi guardai intorno e riconobbi la mia baracca, il mio pontile sul fondo, a centinaia di metri, forse chilometri.
Non so come riuscii a tornare a casa. Mi feci una doccia calda, medicai quella ferita, spalmai una pomata protettiva e la coprii con una garza, fissata con del cerotto cerato resistente. Mi vestii con abiti pesanti e spessi, mi sdraiai sul letto e mi coprii col piumone, per potermi riscaldare un po'. I miei brutti pensieri tornarono a farmi visita, impedendomi di riposare, ma questa volta non cercai di scacciarli. Li lasciai invadere la mia mente perchè solo loro potevano farmi dimenticare di essere stato completamente Alla Deriva.

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« immagine » Era una giornata un po' scura, c'era una leggera pioggerellina e la nebbia stava calando. Sembrava che stesse scendendo la notte eppure era mattina presto. Guardavo fuori dalla finestra mentre sorseggiavo il mio caffè e mentre i pensieri più oscuri attanagliavano la mia mente. Uscii...
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25/04/2021 19:55:03
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Fragile: Handle With Care

23 aprile 2021 ore 19:44 segnala

Ancora mi stupisco, già, mi stupisco del fatto che ci siano alcune persone che entrano nella tua vita, la sconvolgono, la scombussolano e poi se ne vanno come se niente fosse.
E tu credi alle loro parole, ai loro gesti, ci credi a tal punto di mettere il tuo fragile cuore nelle loro stupide mani. Sembra che se ne prendano cura, lo accarezzano, gli parlano, gli sussurrano. Lui ricomincia a battere, prima debolmente e poi sempre più forte, riprende colore, torna ad essere di un rosso vivido. Loro lo stringono e ti guardano quasi con un ghigno, a te sembra un cazzo di sorriso e invece no, perché stanno per schiacciarlo e disintegrarlo. E tu glielo lasci fare, perché vivi su una cazzo di nuvoletta su cui loro stessi ti ci hanno messo.
Ad un certo punto senti la morsa, senti che scricchiola, senti che batte ancora forte, che cerca di resistere e alla fine esplode in mille pezzi.
La colpa è nostra, perché ancora crediamo che possa esistere davvero qualcuno in grado di prendersi cura del nostro bene prezioso e vogliamo così intensamente questa cosa da illuderci da soli, quando troviamo una persona che sembra ben disposta alle emozioni, che sia quella giusta, che sia quella in cui possiamo ancora una volta riporre la nostra fiducia, a cui possiamo mostrare l'anima e donare il cuore.
BALLE! E' ora di smettere di credere alle favole, la gente è egoista, stronza, non le importa nulla di ferire o di trattare con delicatezza i doni ricevuti, a loro importa soltanto di ottenere ciò che vogliono. Che sia un'attenzione in più che nella loro vita manca, che sia il sentirsi importanti e considerati, che sia il sentirsi amati o che sia il miglior sesso che abbiano mai fatto. Hanno anche la faccia tosta di farsi passare per santi, declamando le loro sofferenze, la loro vita vuota, le loro pene "d'amore", i loro guai….come se fossero le povere vittime. E noi, coglioni sensibili, ci facciamo anche prendere da queste cose, dai dettagli a cui poniamo sempre la massima attenzione.

In realtà siamo noi che dovremmo imparare l'arte dell'essere inumani perché ad oggi è l'unico modo di vivere sereni. Purtroppo.

"Quando entri nella vita di qualcuno
dovresti farlo in punta di piedi, senza forzare le serrature.
Chiedendo permesso, come quando entri in una casa non tua. I buoni sentimenti sono educati dal cuore. Non puoi prenderti niente senza il consenso dell'anima, senza il giusto momento, niente se non conosci i posti dei vecchi tormenti, delle cose fragili, delle paure fantasma, niente senza sapere lo spazio che ancora c'è per te e non per una qualsiasi storia. Se quella vita può davvero diventare la tua casa te ne accorgerai da una piccola finestra. Se qualcuno sta aspettando proprio te quella finestra non la chiude mai e tu non te ne andrai."
(Massimo Bisotti)

I'm (not) Fine

23 aprile 2021 ore 17:52 segnala
Solo nel tuo castello oscuro, circondato da quel fastidioso ed urlante silenzio, senti la tua anima gridare a gran voce tutti i tuoi se e tutti i tuoi ma, tutto il tuo dolore, tutta la tua rabbia. Fai fatica a sentire il battito del tuo cuore che, lacerato, sembra appena essere umano.
Continui a sentire quella voce "Perchè? Ma se? Cosa ho fatto di male? Cosa sarebbe successo se?". Ed il tuo buio non ti protegge adesso, il tuo nemico è dentro le mura, è accanto a te, sei tu. Tutte quelle urla non puoi farle cessare isolandoti, dovresti cessare te stesso. Continui a sorridere al mondo, a far finta di niente, a mostrare quella faccia che tutti vogliono vedere, continui a dire "Sto bene, sto fottutamente bene", ma io e te lo sappiamo che non è così. Non sarà mai così.


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Solo nel tuo castello oscuro, circondato da quel fastidioso ed urlante silenzio, senti la tua anima gridare a gran voce tutti i tuoi se e tutti i tuoi ma, tutto il tuo dolore, tutta la tua rabbia. Fai fatica a sentire il battito del tuo cuore che, lacerato, sembra appena essere umano. Continui a...
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23/04/2021 17:52:40
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A Dark Soul is Reborn

23 aprile 2021 ore 16:46 segnala
Ci provi, ci provi tutti i giorni della tua vita ad essere migliore, a dimostrare che vali, ad essere l'uomo leale, sincero, affettuoso e presente che ogni donna vorrebbe accanto, ad essere il meglio del meglio....Eppure non sei mai abbastanza, prendi calci nei denti, schiaffi, delusioni. Anche da chi ti aveva aperto uno spiraglio di luce e ti aveva riscaldato col suo sole.
Alla fine ti rifugi nel posto più buio che conosci e ci rimani, perchè lì, nessuno può trovarti e ferirti.
Così si rinasce, ogni volta più oscuri, ogni volta più cupi, ogni volta più forti e consapevoli che quel buio ci è amico e ci protegge insieme ai nostri muri.
Così sto rinascendo, per l'ennesima volta anche io. Perchè se non sono abbastanza per chiunque altro, io sono il migliore per me!