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11 luglio 2021 ore 14:49 segnala


Carmina Burana ~ O Fortuna ~ Carl Orff

Scozia, 1587.
Vivevo la mia nuova vita da un tempo relativamente breve. Mi ero trasferito in un paese totalmente diverso dal mio, sia per cultura che per tradizione, cercando di ricominciare un'esistenza da zero che si prospettava eterna.
Avevo presto capito che non avrei più potuto ammirare un'alba od un tramonto. Mi cibavo di notte, nell'oscurità, come tutte le creature che appartenevano alla mia specie. Durante il giorno mi rifugiavo nella piccola stanza al piano di sopra della locanda di Mr. Wallace che mi aveva concesso vitto ed alloggio in cambio dei miei servigi da garzone durante le ore notturne.
Quella sera uscii fuori dal retro per svuotare le casse dal cibo avanzato. Non davo confidenza a nessuno, facevo il mio lavoro e per la maggior parte del tempo stavo in silenzio. Sentii delle urla avvicinarsi: "Da questa parte! Non ci sfuggirà, è in trappola! Al rogo, al rogo!".
In un attimo tre uomini piuttosto corpulenti, armati di bastoni e tridenti, entrarono nel vicolo in cui mi trovavo.
Nella mia mente vedevo già l'epilogo di quell'incontro. Un lauto pasto, nessuno li avrebbe cercati nè trovati, ma soprattutto nessuno li avrebbe sentiti gridare, perchè di fatto non avrebbero emesso un suono. Nel breve tempo trascorso dalla mia rinascita avevo imparato diverse cose sul nuovo genere a cui appartenevo. Una di queste consisteva nel poter condizionare i comportamenti degli umani semplicemente guardandoli negli occhi. Ecco perchè sarei riuscito a passare inosservato.
Si fermarono trafelati a pochi passi da me: "Ehi ragazzo, hai visto una donna venire da questa parte?" "No Signore" "Sei sicuro? E' ferita, non puoi non averla notata!". Mi stava irritando, stavo per fare la mia mossa, ma risposi ancora una volta: "No Signore".
Da più lontano si udirono altre voci "Eccola, venite, di qua!". I tre uomini corsero via, senza dire più nient'altro. Divertito dalla cosa continuai a svuotare le casse. Spostandone una notai che essa nascondeva un animale. Guardai meglio. Era un gatto nero come la pece, col pelo lucido ed un'enorme ferita tra la testa e la zampa anteriore, da cui usciva parecchio sangue. L'ironia della sorte mi stava mettendo davanti ciò che da qualche anno ormai bramavo ogni notte eppure, in quel momento, non volli infierire sulla bestiola. La mia umanità non era ancora del tutto spenta.
Lo nascosi sotto al grembiule e rientrai furtivamente. Corsi su per le scale e mi chiusi nella mia stanza. In una tinozza misi dell'acqua, preparai delle strisce di stoffa strappando una federa, medicai al meglio il gatto che non era più cosciente, ma respirava ancora.
"So che ti farà tanto male, ma questa ferita va cucita". Con tutta la delicatezza di cui ero capace cucii quel taglio. Avvolsi l'animale in una coperta e lo lasciai riposare sul letto, ormai convinto che probabilmente, al mio ritorno, l'avrei trovato esanime.
La notte stava lasciando posto all'alba quando ritornai nel mio alloggio. Chiusi ogni finestra, ogni fessura. Mi sdraiai sul letto e con mia grande sorpresa sentii il respiro del gatto "Uhm sei ancora vivo, fantastico!". Mi assopii.
Poche ore dopo fui risvegliato da un tonfo. Balzai sul letto controllando che le finestre fossero ancora chiuse. Nella penombra scorsi una donna, completamente nuda, di schiena. Accesi frettolosamente il lume. Lei mi guardò dietro la spalla. "Un vero gentiluomo non spierebbe una signora". "Ehm, perdonatemi" mi girai vergognoso "Come siete entrata qui?". "Mi ci avete portata voi, questa notte". "Io? Non ho bevuto ieri sera e credetemi, me lo ricorderei se avessi portato qui una persona". Prese una delle mie camicie e se la infilò, poi si avvicinò a me e con voce suadente mi disse: "Non dimenticherò ciò che avete fatto per me, dormite". Quando riaprii gli occhi questo era tutto ciò che ricordavo. Mi sentivo un po' stordito, non capivo perchè. Spalancai le finestre verso la luna che nel frattempo era sorta e sul tavolo, di fronte alla finestra, qualcosa si illuminò. Era un anello d'argento con una pietra nera, onice forse. Era poggiato su un pezzo di carta su cui era scritto "Indossalo e non dovrai più temere il sole". Provai quell'anello un po' titubante. Me l'aveva lasciato la donna che avevo sognato? L'avevo sognata o era reale? Com'era entrata nella mia stanza senza che io me ne accorgessi?
Il gatto, dov'era il gatto? La piccola bestiola era svanita. Tutto mi sembrava ancora più strano.
Mi preparai, scesi alla locanda, pensai e ripensai a quella notte. Per quasi una settimana, pur avendo ripreso la mia routine, avevo quel pensiero sempre in testa. Finchè, giunta quasi l'alba, dieci giorni dopo, entrai nel mio alloggio. Chiusi tutte le finestre, mi spogliai, spensi il lume, mi sdraiai e sentii una presenza in quei pochi metri quadrati. Accesi nuovamente la lampada ad olio e mi ritrovai di fronte quella donna. Potevo vederla con chiarezza ora. Un fisico slanciato, i capelli lunghi, lisci e corvini le scendevano sulle spalle, occhi scuri e penetranti, labbra carnose. Mi guardò e sorrise.
"Faccio così tanta paura?"
"No Milady, ma....ma....come siete entrata?"
"Non ha importanza, piuttosto, vedo che portate l'anello, ma non avete ancora avuto il coraggio di verificarne il potere"
"Siete voi che me l'avete donato?"
"E chi altro? La vostra specie è così dannatamente inconsapevole"
"La mia specie?"
"Si, non avete idea del potere che avete e comunque lo usate male. Ecco perchè la mia di specie vi dà la caccia" disse spalancando la finestra.
"Nooooo, che fate!" urlai rifugiandomi nell'unico angolo buio mentre fuori albeggiava.
"Venite qui, coraggio, non abbiate paura!"
Titubante mi avvicinai a lei, alla luce. Con mia grande sorpresa la mia pelle non cominciò a surriscaldarsi, non si incendiò. La guardai stupito. Mi sorrise "Vedete? Non c'è nulla da temere se avete indosso quell'anello. Consideratelo un mio regalo per avermi salvato la vita, ora siamo pari". Mentre si voltava per uscire dalla stanza notai una grande cicatrice sulla sua spalla, che finiva sul collo, dietro l'orecchio. Sbarrai gli occhi. "Il....gatto....eravate...voi?".
"Suvvia, non ditemi che l'avete capito soltanto ora" rispose ridendo. Con un cenno della mano scomparve, in uno sbuffo di fumo grigio.
Da quel momento la mia esistenza ritornò ad essere più "normale". Potevo di nuovo camminare alla luce del sole. E tutto grazie a quella donna misteriosa ed affascinante che ogni tanto appariva, chiacchierava con me e spariva di nuovo.
Avevo imparato a conoscerla, la trovavo davvero affine a me, ma non aveva mai voluto spiegarmi perchè la "sua specie" cacciasse la "mia". In fondo eravamo stati tutti umani un tempo. I nostri incontri erano sempre più frequenti, i nostri confronti sempre costruttivi, le nostre risate autentiche. Era la prima "persona" con cui mi rapportavo davvero dopo tanto tempo, nutriva tutto il mio rispetto, non riuscivo a fidarmi ciecamente di lei, ma quello che provavo vi si avvicinava molto. Non conoscevo il suo nome, ma conoscevo la sua anima e lei conosceva la mia.
Una notte, una maledetta notte, mi trovavo nel solito vicolo a svuotar casse quando sentii urla di un'intera folla provenire dalla vicina piazza. Incuriosito mi avvicinai. Si fece largo, tra tutte quelle persone, un carro-prigione condotto da un uomo muscoloso che portava un cappuccio nero in testa, un boia.
Si fermò al centro dell'ampio spazio dove scorsi un palo ricoperto di cataste di legno. Fece scendere una donna dal carro, incatenata ed incappucciata. La folla cominciò a gridare a gran voce "Al rogo strega!! Brucia!!! Maledetta!!!". Il boia le levò il cappuccio. "Oh diavolo!" esclamai. Era lei, la mia Milady. Sgomitai a destra e a manca per raggiungerla (avrei potuto uccidere tutte quelle persone in un attimo, ma non dovevo destare sospetti). "Milady! Milady!" gridai. Lei mi rivolse uno sguardo ed accennando un sorriso mi disse "Tranquillo, niente è per sempre. Io tornerò e la pagheranno tutti. Ora andate, andate via, vi prego!".
Non riuscivo più a muovere un muscolo, ero paralizzato, incredulo. E la guardai bruciare senza poter fare nulla. Rimasi lì per tutto il tempo, finchè il rogo non si spense da solo, inginocchiato di fronte a quello che rimaneva di lei. Le lacrime rigavano il mio volto. Perchè mi aveva impedito di agire? Perchè non mi aveva permesso di uccidere tutta quella gente maledetta? Giurai vendetta, per lei e per noi. L'ultimo barlume della mia umanità si spense insieme a quel fuoco.

New York, 2015.
Erano trascorsi secoli, durante i quali avevo ucciso migliaia di persone. L'oscurità in cui ero rinato mi aveva avvolto completamente. Se mostravo gentilezza o cortesia lo facevo soltanto per avere un ritorno di sangue. Lavoravo come pubblicitario. Era stato facile ottenere quell'incarico. La mia capacità "di convincimento" era aumentata con gli anni. E di anni ne erano passati centinaia.
Passeggiavo in Central Park, fumando una sigaretta ed osservando tutte le mie probabili vittime. Badavo ad ogni singolo dettaglio. E sentivo i loro cuori battere, le loro vene pulsare. Musica per le mie orecchie, cibo per il mio stomaco. Mi sedetti su una panchina. Mi guardai intorno ancora. Ad un certo punto udii un fruscio alle mie spalle, qualcuno si nascondeva dietro di me, in un cespuglio. "E' inutile che celi la tua identità con le foglie, ti ho sentito! Non sei stato molto attento eh?". Mi girai e rimasi senza fiato, senza parole.
Da quel cespuglio spuntò lei, Milady, in carne ed ossa. "Vi avevo detto che sarei tornata, no?". Strabuzzai gli occhi, la guardai ancora per essere certo di non avere le traveggole. Istintivamente presi il suo viso tra le mani e baciai la sua fronte.
"Ehi, tenete le mani a posto, non sono nè sono mai stata di vostra proprietà" disse accigliata.
"Perdonatemi, ma sono così felice di ritrovarvi."
"Non avete mai perso quella brutta umanità eh?"
"In realtà l'avevo spenta, siete voi ad aver riattivato il tutto"
"Senti, confondiamoci con gli umani, sai bene che fine possiamo fare no? Noi siamo diversi da tutti gli altri!"
"Certo, è una buona idea, anche se mi par strano darti del tu"





Passammo tutto il pomeriggio su quella panchina. Riprendemmo a raccontarci, come se non ci fossimo mai separati, ma 400 anni erano stati davvero tanti. Non le chiesi com'era sopravvissuta al rogo, non me l'avrebbe detto. Non mi diceva mai molto di sè, scoprivo (o immaginavo) di lei man mano che parlava di questo o quell'argomento. Si fece sera, la invitai a simulare una cena in un ristorante che frequentavo spesso. Almeno per mantenere le apparenze. Accettò l'invito. Cenammo e passeggiammo per le vie della città trovando sempre qualcosa di cui discorrere.


Passammo poi davanti ad un vicolo stretto e poco illuminato. All'improvviso mi spinse in quella viuzza e mi bloccò contro il muro. Si avvicinò. Il suo viso era così vicino che quasi le sue labbra sfioravano le mie. Mi guardò dritto negli occhi "Mi dispiace garzone, ti avevo detto che la mia specie caccia la vostra. E' stato bello ritrovarsi. E' stato bello sapere che non mi avete dimenticata, ma la guerra è guerra. Avreste dovuto spegnere qualunque sentimento, soprattutto verso di me.".
Sentii quel paletto di legno affondare nel mio cuore. Come 400 anni prima una lacrima rigò il mio volto. Come 400 anni prima il mio cuore si spezzò, ma questa volta fu per sempre.
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« immagine » « video » Carmina Burana ~ O Fortuna ~ Carl Orff Scozia, 1587. Vivevo la mia nuova vita da un tempo relativamente breve. Mi ero trasferito in un paese totalmente diverso dal mio, sia per cultura che per tradizione, cercando di ricominciare un'esistenza da zero che si prospettava ...
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A War You Can't Win

04 luglio 2021 ore 13:34 segnala


Nascita. La prima battaglia ha inizio. La Signora dei Demoni, la più temibile, scaglia la sua maledizione su di te.

Fanciullezza. La Signora comincia ad osservarti, a guardare la tua spensieratezza con il ghigno sulla faccia.

Adolescenza. La seconda battaglia. Ti fa fronteggiare "Identità" e "Ribellione", le sue beffarde e maligne guerriere. La sfida si fa seria, vacilli, cadi, ma non sai come nè perchè riesci ad uscirne ancora indenne.

Giovinezza. I tuoi avversari si fanno più tosti, "Prime Volte", "Primi Grandi Errori". Al suolo rivolgi loro uno sguardo di sfida. Raccogli le forze e ancora una volta ce la fai, ti rialzi.

Maturità. La Signora dei Demoni si beffa di te usando "Gioia", ti illude con "Amore", ti sfida con "Dolore", "Sofferenza", "Perdita" e "Lutto". Ti dà e ti toglie, ogni santo giorno, ridendo alle tue spalle.

Continua a ridere guardando la tua anima in pezzi, martoriata da tante battaglie. Le tue ferite sono evidenti e profonde ora. Tu ti alzi a fatica, ma vieni gettato ancora a terra.
E quando arriverà il più grande e sadico degli scontri, non avrai più forza e modo di difenderti. Ti porterà alla tua fine.

E puoi pregare tutti gli dei credendo che ne esista uno, ma semmai va a braccetto con La Signora.

"Voglio che tu sia te stesso. Lasciatelo dire: il senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo!
Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? E' così? Dio...
Beh Kevin, ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio.
A Dio piace guardare. E' un guardone giocherellone, riflettici un po'... Lui da all'uomo gli istinti.
Ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento...
Per farsi il suo bravo, cosmico spot pubblicitario del film.
Fissa le regole in contraddizione, una stronzata universale.
Guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire.
E mentre tu saltelli da un piede all'altro lui che cosa fa?
Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista! E' un gran sadico!
E' un padrone assenteista, ecco che cos'è! E uno dovrebbe adorarlo? No, mai!"


Questa guerra non la puoi vincere, a meno che non usi l'unica arma che hai a tua disposizione: il Libero Arbitrio.

{L'Avvocato del Diavolo - 1997 - Keanu Reeves, Al Pacino, Charlize Theron - Scena Finale 02:06:45 ... rende l'idea...}


Solo i morti hanno visto la fine della guerra.
Platone
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« immagine » Nascita. La prima battaglia ha inizio. La Signora dei Demoni, la più temibile, scaglia la sua maledizione su di te. Fanciullezza. La Signora comincia ad osservarti, a guardare la tua spensieratezza con il ghigno sulla faccia. Adolescenza. La seconda battaglia. Ti fa fronteggiare "I...
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The Sentence

02 maggio 2021 ore 19:02 segnala

"In piedi!
Caso 1975, numero di ruolo 11-11. Presiede il giudice La Vita."

"Seduti prego."
"Non avendo lei diritto ad un avvocato, ha qualcosa da dire prima che venga pronunciata la sentenza?"
"No Vostro Onore."
"Questa corte dichiara l'imputato COLPEVOLE:
di aver tentato di farsi accettare da famigliari ed amici
di aver posto sempre davanti a sè le persone che ha amato
di aver cercato di regalare un sorriso a chi ne avesse bisogno, nonostante si sentisse bruciare dentro
di aver cercato di migliorare sè stesso e le situazioni troppo complicate
di aver cercato in tutti i modi di sapere, conoscere, con curiosità
di aver badato a qualsiasi dettaglio del quotidiano e non, diventando iper sensibile
di aver amato all'inverosimile, perdonando anche l'imperdonabile
di aver amato gli animali più delle persone
di essersi isolato per non essere ferito e non ferire"


"Visti i capi d'accusa suddetti e la gravità degli stessi condanna l'imputato
alla perdita totale o parziale di chiunque abbia amato o tenti di amare o di chiunque gli faccia provare una benchè minima emozione;
alla diffidenza totale verso e dalle persone che si avvicinino troppo;
ad avere cultura, intelligenza, curiosità che non saranno mai sufficienti;
a non poter realizzare alcun sogno;
ad essere incatenato nel più profondo buio e ad un'eterna prigionia dell'anima in un corpo che non possa controllare e gestire cosicchè chiunque, vedendolo, possa soltanto provare eventuale pietà, ma mai altro sentimento.



Così è deciso, l'udienza è tolta."
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« immagine » "In piedi! Caso 1975, numero di ruolo 11-11. Presiede il giudice La Vita." "Seduti prego." "Non avendo lei diritto ad un avvocato, ha qualcosa da dire prima che venga pronunciata la sentenza?" "No Vostro Onore." "Questa corte dichiara l'imputato COLPEVOLE: di aver tentato di farsi ac...
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Attrazione da Circo

02 maggio 2021 ore 18:54 segnala
Era una persona estremamente riservata, timida, cui non piaceva esporsi se non quando era strettamente necessario o quando lo ritenesse davvero un valido motivo. Rimaneva in disparte ad osservare il mondo, cogliendo ogni singolo dettaglio d'espressione, ogni tonalità di colore, luci ed ombre, sfumature di vario genere. Amava e temeva allo stesso tempo la propria oscurità, sapeva che quando si rifugiava in essa poteva non uscirne o cambiare radicalmente. Le tenebre l'avevano avvolto in parecchi frangenti, l'avevano raffreddato e reso più razionale, meno emotivo.
Ciò nonostante manteneva una piccola fiamma accesa, talmente piccina da illuminare appena la sua anima di luce fioca e tenue.
Col tempo aveva preso le distanze da quel mondo che non sentiva il suo, da quegli esseri in cui non trovava umanità di alcun genere, nè rispetto dei valori nè degli altri esseri viventi, nè delle emozioni.
Viveva pacatamente, anche se, quando punto sul vivo in merito a cose o persone a cui teneva particolarmente, diventava una furia che travolgeva tutto quanto gli si parava davanti, come un fiume in piena, senza pietà alcuna.
Dopo aver trascorso un periodo in isolamento, per privarsi di condizionamenti di vario tipo che gli intaccavano l'esistenza, nel vagare senza meta alcuna, si ritrovò in un luogo particolare. Si sorprese quasi, guardandosi intorno, di ciò che vide.
Una serie di stereotipi classificabili in modo semplice, migliaia di personaggi tutti uguali, con volti dalle espressioni false, privi di emozioni, grigi, tetri. Sentì quasi di perdersi in tutta quella piattezza.
Come sempre faceva però, non si fermò davanti all'apparenza. Ciò che sta dietro a persone e cose può rivelarsi del tutto diverso. Osservò, in silenzio, continuando a camminare, quella moltitudine di facce che dicevano tutte le stesse cose.
Ad un certo punto, da lontano, scorse qualcuno che "stonava" rispetto al resto. Si spostò di qualche metro e poi di altri ancora, girando in tondo, senza togliere lo sguardo. Esaminò tutti i suoi movimenti, le sue espressioni, i gesti. Si, era davvero qualcuno di diverso.
Timidamente provò ad avvicinarsi, sperando che le loro comuni diversità spiccassero, sperando che la sua diversità venisse notata.
Tentennava, la sua timidezza ed il rispetto, che portava anche verso chi non conosceva affatto che dimostrava però di essere particolare, gli impedivano di fare ulteriori passi. Cercò comunque di tentare un modesto approccio fatto di sguardi, di sorrisi e gesti delicati. Avrebbe voluto fare molto di più, ma la sua diffidenza gli impediva di andare oltre, di osare di più. Sperava che ci fosse intraprendenza dall'altra parte. Invece no, nulla, anzi gli sembrò quasi che ci fosse di nuovo distanza, quella che c'era sempre stata quando due entità sono l'un l'altra sconosciute. Si rattristò e, cercando di distrarsi, notato più in là un grande tendone, vi entrò.
Percorse quella specie di corridoio e si ritrovò in un grande palco, circondato da quei personaggi tutti uguali. Al centro del palco c'era quell'entità che girandosi, puntando il dito verso di lui disse: "E' arrivato, signore e signori, guardate tutti il....Fenomeno da Baraccone!! Un applausoooooooooo".
Cominciò ad arretrare, con gli occhi sbarrati su ciò che stava accadendo, un passo dietro l'altro, rosso in viso per la vergogna, fino ad uscire completamente da quel luogo.
Si sentì deriso, additato, iper osservato. Avrebbe voluto soltanto parlare con quell'entità che sentiva diversa come lui, ciò che era accaduto non era ciò che voleva, egli non era ciò che avevano detto essere, non era chi avevano pensato lui fosse. Camminò così tanto e così in fretta da allontanarsi quasi completamente da quel posto malato dove l'avevano trasformato in attrazione di un circo in cui i mostri erano normalità e la normalità un mostro.

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Era una persona estremamente riservata, timida, cui non piaceva esporsi se non quando era strettamente necessario o quando lo ritenesse davvero un valido motivo. Rimaneva in disparte ad osservare il mondo, cogliendo ogni singolo dettaglio d'espressione, ogni tonalità di colore, luci ed ombre,...
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02 maggio 2021 ore 17:48 segnala
Mi fa sorridere leggere certe cose anche qui, pur essendo un luogo dove pare si raccolga il peggio del peggio.
Il fenomeno dei social ha invaso e distrutto un concetto che fino a qualche anno fa era molto basilare: si utilizzava internet per "andare al di là del proprio naso", per conoscere, per informarsi. Ora tutti quanti pubblicano foto in tutte le pose, selfie in bagno manco facessero la pubblicità dei sanitari, raccontano quante volte mangiano, cosa mangiano, perchè lo fanno o non lo fanno...
La superficialità sta dilagando e NESSUNO (o pochissimi) si pone una domanda stupidissima: tutto ciò che io pubblico dove va a finire?
Si chiama privacy, ma pare che non interessi. I "diversi", perchè non si conformano al Facebook style, al WhatsApp style, all’Instagram style, o al selfie style (e ci sarebbero anche molti altri "style" da elencare), vengono additati ed emarginati perchè "certamente hanno qualcosa da nascondere".
Sicuramente la massa potrà essere così, ma se qualcuno fosse riservato? Se qualcuno non si sentisse all'altezza? Se qualcuno non volesse essere una delle tante pecore del gregge? E se qualcuno volesse valutare la persona con cui parla prima di vedere/mostrare il suo/proprio aspetto? E se di quest'ultimo non importasse proprio?
Dettagli, vero?

Uscendo nella realtà basta parlare del luogo di lavoro. C'è chi si sforza di cambiare il sistema, di far funzionare le cose, si intestardisce e sputa sangue per poter gestire i compiti affidati nel migliore dei modi e c'è chi si siede a leggere il giornale e con l'aria annoiata rimprovera dicendo "ma si, tanto nessuno ti fa una statua". Se invece si provasse a migliorare le cose? Se si smettesse di dire "tanto le cose non cambiano" e si provasse a cambiarle?
Dettagli, vero?

Una delle frasi più odiose da sentirsi dire è "ma si dai, sono dettagli, non te la prendere".

NON SONO SOLTANTO DETTAGLI.

Ciò che per tutti può essere una bazzeccola per qualcuno può avere molta importanza.
Si dovrebbe provare a pensare ai "se" prima di affermare che si tratta "solo di dettagli":

Se si osservassero i gesti, gli sguardi, i modi delle persone si riuscirebbe a capire chi mente, chi soffre, chi è felice....
Dettagli...

Se si ascoltasse invece di sentire quando qualcuno parla, si riuscirebbero a cogliere, nei toni della voce, le emozioni che quella persona prova.
Dettagli...

Se si usasse un minimo di gentilezza ed un briciolo di sensibilità ci sarebbe meno menefreghismo.
Dettagli...

Che siano grandi o piccoli "se", provare a pensarci non farebbe male a nessuno, in fondo:
Se uno come Michelangelo non avesse dato vita a tutti i personaggi che ricoprono la Cappella Sistina con le sue pennellate decise, ma anche delicate, non si avrebbe un patrimonio tale proprio in Italia.
Se uno come David Walker non utilizzasse colori, chiaroscuro, sfumature i suoi murales non sembrerebbero così vivi.
Se uno come Robert Doisneau non giocasse con luci ed ombre le sue foto non emozionerebbero.
Se uno come Stephen King non scegliesse con cura tutte le parole, le scene, i personaggi non sarebbe definito "il re del brivido".

In conclusione, preferisco alienarmi o sembrare alieno che conformarmi a questa stupida società ed ai suoi modi poco attenti, preferisco farmi dire che eccedo di zelo o che sono troppo puntiglioso piuttosto che fermarmi ad una prima impressione. Osservo da lontano e valuto chiunque, leggo, mi informo, uso delicatezza nei gesti e nelle parole, mi adombro se qualcosa mi urta, mi incupisco se qualcosa mi ferisce, mi chiudo nel mio mondo oscuro quando non mi sento a mio agio.....
Peccato io non sappia come tornare sul mio asteroide (o peccato che un asteroide che io possa chiamare "casa" non sia alla mia portata).
Ma sono solo Dettagli...

Loneliness Sound

25 aprile 2021 ore 20:55 segnala
A volte sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente anonimo. Sono semplicemente solo. Odio quando non riesco a trattenere la mia solitudine. Questi pianti sono diventati troppo frequenti, ormai ogni 15 giorni. Cosa fanno le persone normali quando sono così tristi? Si sentono con gli amici o con la famiglia, penso. Per me non è un'opzione.
........~Mr. Robot - Episodio 1~



Urli e non ti sentono, nessuno ha davvero voglia di ascoltare. E la tua anima lacerata grida di dolore, chiedendo soltanto una cura, per lenire un po' quel male che hai dentro.
La esponi, non di certo a chiunque, pensando di ricevere comprensione. Invece, ancora una volta, la delusione cresce quando ti accorgi che tutti quanti si fermano alla superficie o appena sotto ad essa.
La cosa che ti ferisce di più è sentirti descrivere come la persona che non sei dalle persone che ami, perchè da tutta la vita cambi te stesso continuamente per farti accettare eppure non va mai bene. Vogliono darti un consiglio, in buona fede, ma non sanno come tu sia arrivato lì, non sanno quante volte hai dovuto cambiare la tua vita, il tuo essere, non sanno quanto a pezzi tu sia. E anche se tu glielo raccontassi, non ascolterebbero davvero.
Alla fine è vero, la solitudine ti uccide, ma è l'unica che non ti delude mai.
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A volte sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente...
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25/04/2021 20:55:42
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Su la Maschera

25 aprile 2021 ore 20:30 segnala


Era trascorso un po' di tempo dall'ultima volta in cui si era fermato a riflettere sulle persone, sulle loro pretese, sui dettagli di conversazioni sterili, su come alcuni riescano a condizionare pesantemente le vite altrui.
Aveva cercato disperatamente di stare lontano da quei giochi pericolosi perchè aveva capito che la sua felicità, il suo esistere, non potevano dipendere dagli umori di qualcun altro.
Ma fece un grande errore. Permise a qualcuno di scombussolargli l'esistenza, anche se aveva giurato che non sarebbe mai più successo.
Così facendo e non essendo ancora pronto a farlo, andò sempre peggio, finchè quelle macerie che era riuscito ad accantonare e a rimettere insieme con fatica, non vennero ridotte in polvere da un uragano.
Non poteva far altro che colpevolizzare se stesso per quanto era accaduto, per aver permesso a qualcuno di ordinargli quando parlare, quando zittirsi, cosa dire, cosa non dire, cosa fare, cosa non fare annullando quasi ciò che era, per compiacere gli altri. Si rese però conto, riflettendo sul suo passato, sulle sue storie, sulle sue conoscenze, sulle sue amicizie e sui suoi nemici, che in realtà la persona che era non veniva apprezzata, stimata, amata. Si rese conto che chiunque conoscesse, dalla persona a lui più vicina, alla persona che lo conosceva meno, tutti volevano qualcun altro. Troppo sensibile, troppo sincero, troppo leale, troppo premuroso, troppo emotivo, troppo dolce, troppo esagerato nelle dimostrazioni, troppo aggressivo in alcune situazioni, troppo di tutto. Eppure, a sentire certa gente, sembrava che il principe azzurro dovesse essere così. A sentirne altre un vero leader doveva avere la situazione in pugno. Gli scappava quasi da ridere. Le persone volevano tutte qualcosa, ma quando ce l'avevano davanti volevano altro. Questo perchè l'incoerenza regna sovrana sul mondo da sempre. Tutti vogliono la verità, ma quando la vedono o la sentono dire si offendono. Tutti vogliono la coerenza, ma nessuno è in grado di esserlo per primo.
Decise quindi di costruire pian piano una, due, cento, mille maschere, una per ogni occasione. Avrebbe indossato il contenitore desiderato da chi si fosse trovato davanti. Forse nessuno si sarebbe mai accorto del cambiamento, perchè ognuno era troppo preso da se stesso. Forse nessuno avrebbe capito che non aveva più davanti una persona vera, sincera, leale, premurosa, ma soltanto la sagoma di cartone che era stata costruita per quello specifico evento.

E allora... Su la Maschera....si va in scena.

Alla Deriva

25 aprile 2021 ore 19:55 segnala
Era una giornata un po' scura, c'era una leggera pioggerellina e la nebbia stava calando. Sembrava che stesse scendendo la notte eppure era mattina presto.
Guardavo fuori dalla finestra mentre sorseggiavo il mio caffè e mentre i pensieri più oscuri attanagliavano la mia mente. Uscii sul pontile con indosso una tuta, avvolto da una coperta. L'acqua del mare era stranamente calma, una tavola leggermente increspata da piccole onde. Non c'era vento, ma l'aria era comunque fredda.
Decisi di salire sulla mia piccola imbarcazione e di prendere il largo. Non avevo intenzione di andare da nessuna parte, ma semplicemente quella di distrarre la mente da quelle frasi, da quelle parole che mi tormentavano e che continuavano a risuonarmi in testa.
Più mi allontanavo dalla costa e più il cielo sembrava incupirsi e con lui i miei pensieri. Percorsi diverse miglia, non vedevo più la terra ferma dietro di me nè ne vedevo all'orizzonte. Non vedevo nulla all'orizzonte in realtà.
All'improvviso una luce quasi abbagliante si fece largo nella nebbia, illuminò il mare e aprì completamente la visuale. Un raggio di sole penetrò quell'oscurità e lo fece sempre più prepotentemente, sembrava voler avvolgere tutto, me compreso.
E lo fece, mi circondò e scaldò, il mare era di un blu intenso e brillava accarezzato da quel tocco delicato, ma deciso.
Un sorriso si fece largo sul mio volto. I pensieri si diradarono. Feci un bel respiro e sentii quell'aria fresca e profumata entrarmi dentro. Lasciai la mia coperta accanto al timone, mi alzi in piedi e, allargando le braccia mi feci avvolgere completamente.
Spensi il motore e issai le vele per lasciare che la barca venisse spinta dal vento. Navigai per ore in quella pace, senza sentire il bisogno di null'altro, sentendomi davvero sereno e appagato, libero da quella cupezza che mi attanagliava fino alla notte prima e pure al risveglio.
Mi sdraiai chiudendo gli occhi, rilassandomi, facendomi baciare il volto e gli occhi da quel calore. Mi addormentai e non so quanto tempo passò, qualche minuto o forse qualche ora. All'improvviso il cielo venne squarciato da un tuono. Un fulmine colpì l'albero della mia barca facendolo scricchiolare. Mi alzai di scatto e cercai di ammainare le vele e di rientrare, ma cominciò a piovere intensamente, il mare cominciò ad ingrossarsi. Le onde divenivano sempre più alte, il mio piccolo mezzo imbarcava sempre più acqua. Finchè uno scossone e un colpo fortissimo, sul petto, non mi fecero cadere in mare e perdere i sensi.
Mi risvegliai dopo un po'. Non sapevo quanto tempo fosse passato, ma la tempesta era ancora in corso e non vedevo altro che onde tutt'intorno a me.
Sentivo un bruciore tremendo dove qualcosa mi aveva colpito. Appoggiai una mano, sul lato sinistro del petto, da dove proveniva quel dolore e rimasi di stucco quando vidi quel rosso intenso sciogliersi tra le mie dita.
Ero in mezzo al nulla, sanguinante, in mezzo ad una tempesta, solo. Per un po' pensai che sarei morto. Quelle acque erano infestate dagli squali.
Raccolsi tutte le forze che mi erano rimaste e cominciai a nuotare. Verso dove? Non lo sapevo, ma era la mia unica possibilità.
Sapevo di essere uno stupido mentre mi "dimenavo" cercando di rimanere a galla. Ma era semplice istinto di sopravvivenza.
Non ricordo altro. So soltanto che mi svegliai su una spiaggia isolata, circondato dallo stesso buio con cui mi ero svegliato quando decisi di partire. Completamente nudo e con una grande lacerazione sul petto, proprio sopra al cuore, ero stremato, infreddolito e confuso. Mi guardai intorno e riconobbi la mia baracca, il mio pontile sul fondo, a centinaia di metri, forse chilometri.
Non so come riuscii a tornare a casa. Mi feci una doccia calda, medicai quella ferita, spalmai una pomata protettiva e la coprii con una garza, fissata con del cerotto cerato resistente. Mi vestii con abiti pesanti e spessi, mi sdraiai sul letto e mi coprii col piumone, per potermi riscaldare un po'. I miei brutti pensieri tornarono a farmi visita, impedendomi di riposare, ma questa volta non cercai di scacciarli. Li lasciai invadere la mia mente perchè solo loro potevano farmi dimenticare di essere stato completamente Alla Deriva.

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« immagine » Era una giornata un po' scura, c'era una leggera pioggerellina e la nebbia stava calando. Sembrava che stesse scendendo la notte eppure era mattina presto. Guardavo fuori dalla finestra mentre sorseggiavo il mio caffè e mentre i pensieri più oscuri attanagliavano la mia mente. Uscii...
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25/04/2021 19:55:03
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Fragile: Handle With Care

23 aprile 2021 ore 19:44 segnala

Ancora mi stupisco, già, mi stupisco del fatto che ci siano alcune persone che entrano nella tua vita, la sconvolgono, la scombussolano e poi se ne vanno come se niente fosse.
E tu credi alle loro parole, ai loro gesti, ci credi a tal punto di mettere il tuo fragile cuore nelle loro stupide mani. Sembra che se ne prendano cura, lo accarezzano, gli parlano, gli sussurrano. Lui ricomincia a battere, prima debolmente e poi sempre più forte, riprende colore, torna ad essere di un rosso vivido. Loro lo stringono e ti guardano quasi con un ghigno, a te sembra un cazzo di sorriso e invece no, perché stanno per schiacciarlo e disintegrarlo. E tu glielo lasci fare, perché vivi su una cazzo di nuvoletta su cui loro stessi ti ci hanno messo.
Ad un certo punto senti la morsa, senti che scricchiola, senti che batte ancora forte, che cerca di resistere e alla fine esplode in mille pezzi.
La colpa è nostra, perché ancora crediamo che possa esistere davvero qualcuno in grado di prendersi cura del nostro bene prezioso e vogliamo così intensamente questa cosa da illuderci da soli, quando troviamo una persona che sembra ben disposta alle emozioni, che sia quella giusta, che sia quella in cui possiamo ancora una volta riporre la nostra fiducia, a cui possiamo mostrare l'anima e donare il cuore.
BALLE! E' ora di smettere di credere alle favole, la gente è egoista, stronza, non le importa nulla di ferire o di trattare con delicatezza i doni ricevuti, a loro importa soltanto di ottenere ciò che vogliono. Che sia un'attenzione in più che nella loro vita manca, che sia il sentirsi importanti e considerati, che sia il sentirsi amati o che sia il miglior sesso che abbiano mai fatto. Hanno anche la faccia tosta di farsi passare per santi, declamando le loro sofferenze, la loro vita vuota, le loro pene "d'amore", i loro guai….come se fossero le povere vittime. E noi, coglioni sensibili, ci facciamo anche prendere da queste cose, dai dettagli a cui poniamo sempre la massima attenzione.

In realtà siamo noi che dovremmo imparare l'arte dell'essere inumani perché ad oggi è l'unico modo di vivere sereni. Purtroppo.

"Quando entri nella vita di qualcuno
dovresti farlo in punta di piedi, senza forzare le serrature.
Chiedendo permesso, come quando entri in una casa non tua. I buoni sentimenti sono educati dal cuore. Non puoi prenderti niente senza il consenso dell'anima, senza il giusto momento, niente se non conosci i posti dei vecchi tormenti, delle cose fragili, delle paure fantasma, niente senza sapere lo spazio che ancora c'è per te e non per una qualsiasi storia. Se quella vita può davvero diventare la tua casa te ne accorgerai da una piccola finestra. Se qualcuno sta aspettando proprio te quella finestra non la chiude mai e tu non te ne andrai."
(Massimo Bisotti)

I'm (not) Fine

23 aprile 2021 ore 17:52 segnala
Solo nel tuo castello oscuro, circondato da quel fastidioso ed urlante silenzio, senti la tua anima gridare a gran voce tutti i tuoi se e tutti i tuoi ma, tutto il tuo dolore, tutta la tua rabbia. Fai fatica a sentire il battito del tuo cuore che, lacerato, sembra appena essere umano.
Continui a sentire quella voce "Perchè? Ma se? Cosa ho fatto di male? Cosa sarebbe successo se?". Ed il tuo buio non ti protegge adesso, il tuo nemico è dentro le mura, è accanto a te, sei tu. Tutte quelle urla non puoi farle cessare isolandoti, dovresti cessare te stesso. Continui a sorridere al mondo, a far finta di niente, a mostrare quella faccia che tutti vogliono vedere, continui a dire "Sto bene, sto fottutamente bene", ma io e te lo sappiamo che non è così. Non sarà mai così.


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Solo nel tuo castello oscuro, circondato da quel fastidioso ed urlante silenzio, senti la tua anima gridare a gran voce tutti i tuoi se e tutti i tuoi ma, tutto il tuo dolore, tutta la tua rabbia. Fai fatica a sentire il battito del tuo cuore che, lacerato, sembra appena essere umano. Continui a...
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23/04/2021 17:52:40
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