Dalla raccolta "NOMI - documentario d'identità"

05 ottobre 2010 ore 17:39 segnala
Carla.

"I ponti di madison county" giungeva al termine, e i ragazzi, i nipoti, facevano tutti il tifo al contrario di uno scenggiatore con poca propensione al lieto fine. Carla li ammoniva, i suoi nipoti. "Ci sono delle responsabilità".

Carla non ha figli, non può averne, ma è sposata. Con un professore di filosofia. Carla non ha un'età, ha del tempo alle spalle, sulle spalle. Sa che una vita è troppo breve, finisce troppo in fretta, e che un' ora dura più del tempo di tutti i tempi, se decide di trascorrere contando i battiti del cuore.

Carla segue il marito a cena fuori anche se non ha voglia di mangiare, e lo ha fatto anche quando incapparono nel locale dove si svolgeva la festa di addio al celibato si Sergio. Osservava quei ragazzi, giovani e incoscienti, e sapeva che tifavano per i "lieto fine". Qualcuno di quei ragazzi sentiva di sicuro un peso sulle spalle, gurdandola non scambiare nemmeno una parola col professore, gurdandola mantenere con devozione e talento da attrice la sua parte, come su un palcoscenico dove il regista costantemente ti guarda, illumina e giudica: Dio. Qualcuno probabilmente avrà pure sentito il peso di immaginare la festa in onore del professore, svoltasi sicuramente qualche anno prima con la stessa incoscienza, ingenuità, senza sapere di stare sputando terribili sentenze, senza sapere di stare celebrando la gloria di un carnefice. E lei avrebbe di certo voluto che qualcuno le chiedesse "quanto tempo è passato?", per poter rispondere "nemmeno un attimo, non ha ancora incominciato a passare", per sentire l'imbarazzo di poter dare una risposta che il marito non avrebbe capito se non trovata impressa su qualche libro. Non avvenne. Mentre Carla scortava il suo fardello verso casa, quel ragazzo, volatile come un' ipotesi, batteva le mani di fronte alle tette di una spogliarellista.


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