Giochi all'aperto

21 agosto 2010 ore 10:24 segnala
All'ombra di una betulla fu disteso un tappeto e in circolo si sedette tutta la compagnia.
Che gioco vogliamo fare? - domandò Volodja, buttandosi pigramente sull'erba e masticando foglie. -Sempre l'eterno Robinson? Facciamo qualcosa d'altro...
Il gioco di Robinson consisteva nel rappresentare delle scene che avevamo letto molto tempo prima.
Via, su... perché non vuoi fare questo gioco? - insistettero le ragazze tirandolo per una manica.
Davvero non ne ho voglia, mi annoio - disse Volodja sorridendo soddisfatto.
Allora meglio restarsene a casa, se vuole giocare - mormorò Ljuboka attraverso le lagrime.
Ci sedemmo in terra e cominciammo a fingere di remare con forza ma Volodja rimase con le braccia incrociate. lo glielo feci notare; ma egli rispose che dal muovere più o meno le braccia non avremmo guadagnato né perduto non saremmo andati lontano.
Questi atteggiamenti raffreddarono il gioco. Se si deve ragionare così, non è possibile nemmeno viaggiare sulle sedie.
Eppure, Volodya, nelle lunghe sere d'inverno, copriva il divano con dei fazzoletti e lo trasformava in un lunghissimo treno!
L. Tolstoj

vanità....

03 agosto 2010 ore 23:49 segnala

la vita dell’uomo non dipende da ciò che egli possiede!”

Non vi sembra un invito rivolto a noi uomini del terzo millennio?



 

 
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“la vita dell’uomo non dipende da ciò che egli possiede!” Non vi sembra un invito rivolto a noi uomini del terzo millennio?
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03/08/2010 23:49:59
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....

08 luglio 2010 ore 00:00 segnala

Nella nebbia
Strano, vagare nella nebbia!
E' solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l'altro
ognuno è solo.

H.Hesse

Mattino

29 giugno 2010 ore 16:28 segnala

Mentre ancora stavo assonnato

sul margine verde dl bosco,

un grido nel ciel s'è levato:

le palpebre  mi stropicciai

ed ecco, il dì nuovo era nato.

Il mio sogno è ormai tramontato,

il mio greve sogno. Nel mondo

tutto è definito, assestato,

v'è spazio per me e per tutti,

per ogni viandante sviato.

O giorno, mio giovane giorno,

di te posso ancor profittare,

in te questo tempo obliare

e me stesso ed ogni iattura

che addosso mi possa piombare.

H. Hesse

Un giorno dopo l'altro

11 giugno 2010 ore 23:40 segnala
  Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire e' ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai e' un'abitudine.

L. Tenco

La riflessione di Garcia Lorca

29 maggio 2010 ore 00:01 segnala

 

"A questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri. Sarò sempre dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega perfino la tranquillità del nulla. Noi - e mi riferisco agli uomini di estrazione intellettuale ed educati nell'ambiente delle cosiddette classi benestanti - siamo chiamati al sacrificio. Accettiamolo. Nel mondo non lottano più forze umane, ma telluriche. Se mi pongono su una bilancia il risultato di questa lotta, in un piatto il tuo dolore e il tuo sacrificio, e in un altro la giustizia per tutti, pur con l'angoscia di un futuro che si pronostica, ma non si conosce, io su quest'ultimo piatto batto il pugno con tutta la mia forza".
Federico Garcia Lorca

Mi piaci silenziosa

15 maggio 2010 ore 23:51 segnala

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.