Svegliarsi e poi...

05 dicembre 2008 ore 13:43 segnala

Con gli occhi proiettati verso l'infinito, un profumo accecante, di chissà quale angelo, spalmato sulla pelle. Nella testa mille farfalle che ruotavano in cerchio e la speranza di una favola che spenta dal calore dell'alba svaniva come polvere al vento... Si alzò di scatto e incredulo ancora grondante di morbidi fiori cercò la sua strada. Voleva parlare, gridare forse, svegliare il paese... Portava nel cuore un segreto, qualcosa di magico, qualcosa di vero... si può raccontare, pensava, si può recitare, sentiva il bisogno di farsi ascoltare. Profomo di sesso, profumo di dio. Gli amici più cari, gli umani, erano tutti scappati. Allora cercò di fuggire anche lui, di cercare qualcuno che avesse potuto capire. La mente dell'uomo è codarda, rifiuta le cose che non sa concepire. Soltanto qualcuno non l'avrebbe smentito, soltanto i bambini starebbero lì ad ascoltare. Ma il mondo ci insegna che i piccoli non sono una fonte attendibile... ragionano poco, non hanno problemi, lavorano di fantasia e riescono anche a sorridere... Qui l'uomo è così, non crede nei piccoli, bisogna soffrire per essere veri...per essere saggi, per essere nulla. Si accasciò a terra ancora scosso di passione, appoggiò la testa, ancora bollente di pensieri fantastici, sulle sue ginocchia, versò qualche lacrima presto asciugata da un sole caldo di mezza estate e con fatica cercò di svegliarsi dal SOGNO più bello e più assurdo che a nessun altro è mai capitato...

10299804
Con gli occhi proiettati verso l'infinito, un profumo accecante, di chissà quale angelo, spalmato sulla pelle. Nella testa mille farfalle che ruotavano in cerchio e la speranza di una favola che...
Post
05/12/2008 13:43:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
  • commenti
    comment
    Comment

nata ieri....

18 novembre 2008 ore 23:51 segnala

chi sei? cosa vuoi? chi sei? cosa devi dire? chi sei? cosa ti manca? chi sei? dove vai? chi sei? sei sicuro? chi sei? sputa fuori... chi sei? perchè non esci? chi sei? dove vuoi arrivare? chi sei? cosa hai dentro? chi sei? coraggio... chi sei? che vuoi trasmettere? chi sei? dove sei nascosto? chi sei? esci... chi sei? non ci credo... chi sei? cosa ti hanno fatto? chi sei? per chi lo fai? chi sei? cos'hai dentro? chi sei? non fuggire... chi sei? dimostramelo... chi sei? cosa sei disposto a fare? chi sei? quanto ci credi? chi sei? qual'è la tua meta? chi sei? come è forte il tuo desiderio? chi sei? quanto sei deciso? chi sei? che atteggiamento mentale hai? chi sei? cosa aspetti? chi sei? con chi ce l'hai? chi sei? non mi emozioni... chi sei? cosa vuole il tuo inconscio? chi sei? lascia perdere il cervello... chi sei? agisci... chi sei? lo vuoi davvero? chi sei? colpiscimi... chi sei? senti esplodere il tuo IO? chi sei? hai abbastanza coglioni? chi sei? dimostramelo... chi sei? vuota la cariola... chi sei? stacca il cervello... chi sei? vuota il sacco... chi sei? vuota il sacco... chi sei? non ti sento... chi sei? non ti sente nessuno... chi sei? non ti ascoltano... chi sei? vuoi essere qualcuno? chi sei? sono pochi sono gli eletti... chi sei? lo devi soltanto fare... chi sei? perchè non lo fai? chi sei? vuoi nascere? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? chi sei? . . . . . . buongiorno vita, buongiorno amici, buongiorno mondo, buongiorno emozioni, buongiorno dio, buongiorno... un lampo una scintilla un incendio. il mare si asciugò, l'erba abbracciò l'aria e le montagne che spuntarono dagli abissi dell'oceano arrivarono a toccare il cielo.... e mai più la terra fu sommersa dalle acque...

Dimenticare, si può?

17 settembre 2008 ore 13:05 segnala

come si fa? come puoi fare del male? come puoi guardare dritto davanti a te e non vedere? non vedere... vedere il buio... nulla vedere. Vola un aquilone, spinto dalle fiamme dell' inferno, un aquilone che taglia, affilato, vigliacco...

e poi ancora pioggia a cancellare i colori, vento che copre le urla folli di un angelo che chiuso nelle ali, bianche, cerca di tornare a volare... come può sparire il cielo sopra quegli occhi? quale mano impugnava quella lama? quella lama che ha portato via un angelo dall' inferno e lo ha ricondotto in paradiso, dove per l'eternità non dimenticherà mai gli occhi di un uomo che folle l'ha colpita più volte nel petto... vola un falco messaggero di un pensiero, e forse un giorno arriverà lassù, a consegnare un bacio sulle labbra di chi, senza colpa, aveva amato...

Signora mia...

17 settembre 2008 ore 13:00 segnala

Ti cercavo stanotte, Signora... Uno sguardo nascosto, rubato ad un mondo, a una vita, finita. Il desiderio, folle, quello che ti sbatte a terra, innescava gesti involontari... ma niente, tu non t'accorgevi di me. Allora insistere, insistere sempre e comunque. Chissà se lo vedi quest'uomo bagnato di sale?... ma nulla. Distratta guardavi nel mondo, che cosa? mi chiedo... perchè guardi altrove? Che cosa ti prende stanotte? Concedi soltanto un istante a quest' uomo che ride nel viso e che soffre nel cuore... silenzio. Magari una notte così, in un posto che dio ha abbandonato, ti fa intimorire? Non vedi che l'uomo che dorme di fronte ti aspetta e ti chiama? nel sonno ti chiama... rispondi una volta, avvicina la mano sugli occhi e accompagna la notte a vegliare su lui che non vuole dormire per poco, non vuole svegliarsi domani. Chissà cosa cerchi, tu, invece, che spesso fai scherzi crudeli e ti dai a chi non ti ha mai chiamata. Signora del sonno, c'è un uomo che vuole dormire, dormire per sempre. Indossa il tuo manto migliore e accetta l'invito, Signora mia Morte... nel buio di questa dimora faremo l'amore per ore e poi senza fare rumore, sparire, insieme, per dimenticare...nulla ti chiedo, soltanto morire.

Saluti da Hiroshima

08 settembre 2008 ore 15:32 segnala

...e così si fermò, nella nebbia. Nel rosso di un sole cattivo, in un giorno di pioggia bollente. Correva, lo ricordo bene. L'inferno alle spalle, e davanti un ultimo metro di vita. Nemmeno un saluto, neppure uno sguardo, l'ossigeno correva più forte di lei, anch'egli a fuggire. Fuggire per cosa mi chiedo? Sentì la sua anima strapparsi con forza dal petto. Nell' aria nemmeno una nuvola, soltanto dolore e rimpianti. Nel rosso di un cielo stellato di fuoco e di morte, la vidi volare, mia madre, volare lassù, dove niente e nessuno potrà condannarti ad odiare per sempre e di nuovo qualcuno che forse non saprai perdonare.

Io, Uomo...

07 settembre 2008 ore 17:17 segnala

Sei un uomo se almeno una volta hai guardato in faccia il dolore e senza spaventarti hai ripreso la tua strada, sei un uomo se le tue mani si sono macchiate di morte, sei un uomo se nell' intimo più segreto nascondi l'odio, quello falso però. E sei un uomo se lasci sfumare nel nulla una giovane vita, vissuta a metà. Si accese un faro, che lo seguiva più di quanto faccia un ombra cagnesca e fedele. Su nuvole d'accordi e petali di voce. Milioni di fiamme ghiacciate, insolenti, lasciavano cicatrici nei suoi gemiti.

Ali di seta

26 maggio 2008 ore 23:36 segnala

...io lo aspetto, e so che un giorno arriverà e sarà bellissimo, mi disse lei. Scendevano fragili, quelle parole, dalle sue labbra. Una magica cascata immensamente bella, che prima di spegnersi toccando il fondo, metteva le ali e... . Si moltiplicheranno le voci, il mondo lo saprà, persino i mari resteranno a guardare. Sarà il giorno più bello. Le mie parole nascevano mute in chissà quale cervello... non un verbo, non una sillaba, non un piccolo fiato. Mi chiedevo chi fosse il poeta nascosto in quel corpo d' angelo dannato. Si alzerà il sole, si accenderà la luna migliore, le stelle diventeranno comete. Sarà il giorno più bello. Aveva gli occhi delle donne, era una favola, ed io sospeso tra respiro e illusione, mi rispecchiavo nell'assurdità dei suoi colori. Infine si staccheranno i pensieri dal corpo, fioriranno i miei sogni, prenderemo il primo treno per l'infinito e tu rinascendo dalla tua pace, sognerai di me e... sarà il giorno più bello. Improvvisamente sfumò la sua voce, vidi i suoi capelli trasparenti sciogliersi in seta. Era quello, sono certo. Lo vidi nascere, il giorno più bello... e vidi la mia anima dissolversi al di là di quel velo bianco... senza un saluto.

I giorni del silenzio

24 maggio 2008 ore 20:04 segnala

...erano ormai ventitre giorni che la vita continuava a sbatterci dentro. Sentivo il peso dei miei pensieri sulle gambe, stroncate da un sole che appiattiva lo sguardo. Una vortiginosa giostra di immagini e illusioni, fioriva e piano si scioglieva due metri oltre il mio riflettermi a terra. Acqua da ogni parte, ma bastava aprire gli occhi per farla dissolvere. E bastava un niente per incrociare lo sguardo di Christofer. Non volevo, mai. Vedevo dentro di lui un uomo. Un uomo scavato fin dentro l'ultimo briciolo di vita. Aveva gli occhi pieni di sabbia, che lenta scivolava via tra le vene, fino a coprire il cuore. Non avevo più forza per dare fiato al mio dolore, nemmeno quando sentivo la mia carne disfarsi cruda sotto i suoi denti. Mi teneva immbile, inchiodato all'ultimo mio respiro. Si allontanò, cercava ossigeno. Poteva essere a tre metri da me. Si accasciò. Fu come un implosione. Improvvisamente cominciai respirare la sabbia dalla bocca, la bocca di un carnefice. Lo vedevo spento, lì ad attendere che la mia ira si nutrisse della mia vendetta. Mi avvicinai a lui. Volevo gustare ogni gemito di terrore misto a morte, che potesse leggersi sul volto di quel cadavere non ancora volato via. Sentivo gia il sapore della sua vita scorrere dentro di me, caldo. Al terzo morso, il deserto sembrò non approvare. Si svegliò carico d'odio e rancore, l'immenso lupo giallo. Mostrò a noi i suoi denti, affilati. Spalancò i suoi occhi neri, e sorridendo ci abbracciò... regalandoci un sogno... eterno.

Inutile...

22 maggio 2008 ore 23:13 segnala

...se tutte le parole avessero a supporto lo stesso pensiero, se ogni sistema nervoso dipendesse dallo stesso cervello, se ogni nota avesse come madre la stessa musica, se ogni cristallo nascesse dalla stessa lacrima, se ogni tristezza schizzasse dalla stessa gioia, se ogni angolo di carne si intossicasse dello stesso veleno, se ogni palpebra potesse coprire lo stesso pianto, se ogni fame potesse saziarsi dello stesso dolore, se ogni angelo partorisse lo stesso inferno, se ogni Dio ascoltasse la stessa preghiera, quella di un uomo che vuole morire sempre della stessa morte, violenta e atroce... allora, solo allora, quell'uomo avrà finalmente il diritto di soffrire, in pace, gli incubi di una notte lunga un solo istante... allora, solo allora, quell'uomo risorgerà dall'inutilità di un sollievo inerme... allora, solo allora, quell'uomo si sveglierà dal suo sogno continuo d'ogni minuto e imprecherà contro il nulla.

Danny Boodmann T.D. Lemon

18 maggio 2008 ore 23:00 segnala

...lo vidi per l'ultima volta, fermo, seduto accanto a me. Negli occhi due lacrimoni grossi così, aspettavano che io dicessi qualcosa, per esplodere. Che potevo dire? Dove si trovano le parole per dire tutto ciò, dove le vai a pescare? Avevo un incombente bisogno di comunicare con lui, di spiegarmi con lui. Quante metafore non basterebbero, per far capire ad un amico che hai deciso. Che hai preso in considerazione, che hai tirato in barca ormai tutti i remi, e sei lì, pronto ad aspettare il gran finale. Che sapore hanno quelle parole amare come la vita. Come fai a dirgli che la tua nave, vola, spedita a trentamila nodi, verso un mare che non c'è. Come glielo spieghi che il mondo, il tuo mondo, sotto una pioggia di meteoriti, che gli uomini chiamano dinamite, si sgretolerà piano nell'universo freddo del cuore dell'oceano. Come glielo dici che la tua vita è finita venti miglia più in là, dove le braccia forti del mare hanno smesso di cullarti, e non lo faranno più, mai più. Eppure vorrei parlargli, vorrei fargli capire che non si può rinascere, ancora una volta, da capo, in un ventre grande come il mondo. In quel ventre distratto che già una volta mi aveva lasciato, e che ora stava a guardarmi da lì, ai piedi di quella stramaledetta scaletta... Bisogna scegliere e io l'ho fatto. Il giorno che il mio destino si ancorò per sempre alle porte dell'inferno, il giorno che le mie donne scesero per sempre dalla mia vita, il giorno che ogni amico mi appoggiò la sua mano sulla spalla, il giorno che il mio universo, immenso si, ma piccolo e bello, smise di dondolare, il giorno che la mia musica venne cancellata per sempre, il giorno che persi di vista la mia terra, capii che la vita aveva suonato per me le ultime note. Non quelle normali. Lo abbracciai, perchè era il mio più grande amico, lui. E gli pregai di andare via. Volevo dormire.