Domani

03 giugno 2009 ore 17:39 segnala
Ora, con cupa risata
e fredda presenza statica
parli solo
alle mie spalle.
Forse presto dimenticherò
e ti riscoprirò,
con abiti giovanili, fiori, risata e pettinatura
immutata.
Sì, forse presto dimenticherò me stesso.

 

Molti anni fa ho visto in tivvù il grande capolavoro di Vittorio De Sica : “ I bambini ci guardano “, tratto dal romanzo di Cesare Giulio Viola : “Pricò”. Come faccio sempre quando un film è tratto da un libro, vado a comprare quel libro e così ho cercato di fare con Pricò; ma nonostante le mie ricerche il libro era introvabile, ho telefonato dappertutto, ogni volta che mi recavo in una città che non era la mia cercavo in tutte le librerie, ma inutilmente, tanto è vero che poi ci ho rinunciato a cercare. Ma una ventina di giorni fa ho trovato un sito tedesco molto interessante : abebooks.com. Li ho contattati per email e, con precisione teutonica, sono stato da loro richiamato al telefono dopo solo un paio di giorni!! La ragazza ( italiana) che mi ha chiamato mi ha dato tutte le indicazioni per potere trovare Pricò ed altri due o tre libri vecchissimi di cui ero alla ricerca da tempo. E così, finalmente, ho trovato tutto ciò che cercavo, il libraio della provincia di Udine mi ha spedito in contrassegno Pricò e quando il corriere me lo ha portato ero emozionatissimo tanto è vero che per diversi giorni il libro è rimasto nel suo bel pacchetto sulla mia scrivania. Poi l’ho aperto, con le mani che mi tremavano, ci ho messo un po’ prima di sfogliare le pagine e quando l’ho fatto ho trovato la bellissima dedica che si vede nel filmato: il regalo di compleanno di una sorellina al fratello per i suoi ventanni! Sono rimasto li a leggerla più volte, l’ho fatta vedere pure ai miei figli e le mie emozioni erano molto diverse e disordinate, piacevoli fino alla commozione. Mi sono chiesto a chi avesse appartenuto quel libro e così ho richiamato il libraio che, purtroppo, ne sapeva quanto me. Quante cose ci ho costruito sopra a quella dedica! Ho immaginato, ragazzi di una certa epoca, mi sono chiesto se sono ancora su questa terra Mariangela e suo fratello ( è possibile, se nel 1943 il destinatario del regalo aveva ventanni oggi ne avrebbe ottantatre ). Ma io non mi arrendo, sono un Toro testardo e duro e con questi due elementi, il nome Mariangela e la data, farò di tutto per risalire a chi ha acquistato il libro e a chi lo ha ricevuto in regalo. Mi sono accorto che in tutti questi giorni, da quando il corriere mi ha portato il libro, alla lettura della dedica, ad oggi, sopra i miei pensieri ha sempre aleggiato mia mamma che vedo in una foto dell’epoca fascista con la sua divisa da maestra al saggio ginnico a Roma davanti a Mussolini! Credo che rivedrò ancora il film di De Sica dato che allora lo registrai.

Prezzo del libro: Lire 18

Colonna sonora: Luciano Virgili: "Ventanni"

 

Domani i nostri passi
risuoneranno separati
diversi marciapiedi, diverse città del mondo
lo stesso ricordo per tutt'e due,
poeti senza più cielo.
Quando mi abbracciavi in silenzio.

Salina

28 maggio 2009 ore 22:24 segnala

Lievi sui gradini al molo vecchio,
ondeggiano gli ultimi
 passi della notte;
la luna piena, amica ironica,

segna l'amore sulle pietre buie dei vicoli
e quella rete rossa accanto a quella barca

e quella porta scrostata

e il remo insegna d'osteria,
le stelle nella pozzanghera i tuoi occhi;
tutto ingiallisce piano come in una foto, (a che servono?)
archivio inutile della nostalgia.

La Signora B. Pantier

26 maggio 2009 ore 15:46 segnala

Tratto e liberamente adattato dalla " Antologia di Spoon River " di Edgar Lee Masters, una pietra miliare, una pietra d'angolo per quelli come me......

Sono stato e sono sempre convinto, con una fede incrollabile, che i giorni belli e sereni, pieni di slancio e di speranze, di emozioni,  di sentimenti e perfino di lacrime, siano da qualche parte nel tempo e che per arrivarci basti prendere dei veicoli semplicissimi: una canzone, una poesia, un libro, e ci arrivi facilmente. Le trovi tutte le cose belle della tua vita, non ti hanno mai abbandonato, sono sempre li che ti aspettano con amore nonostante sia stato tu a lasciarli, quando hai lasciato la tua gioventù, la tua purezza, la tua ingenuità per diventare adulto e rincorrere ciò che non ti apparteneva, estraneo al tuo animo e alla tua indole. Loro ti amano, nonostante tu li abbia abbandonati e sono li, pazienti, che ti aspettano. Non è più necessario sognare, il tempo dei sogni è finito da un pezzo, basta prendere uno di questi veicoli e ci arrivi, risparmiandoti l'inutile fatica dei sogni ad occhi aperti.....

Colonna sonora : Sergio Endrigo, "Era d'estate"

Persone

21 maggio 2009 ore 14:29 segnala
Persone senza dignità, senza pudore, senza moralità, senza sentimenti. Farsi accompagnare da........., come se fosse una piacevole vacanza........., umiliare un ragazzo...... non un ragazzo qualsiasi, un.........

Nato il 16 Maggio

15 maggio 2009 ore 17:20 segnala
Avevo preparato qualcosa da dire,

una specie di discorso per l’occasione,

ma ho capito che sarebbe stata la solita retorica di storia patetica,

che si ascolta ogni giorno;

avevo preparato qualcosa da domandare,

ma ho capito che non era il momento giusto per farlo:

ora tutte le stanze sono addobbate per la festa.

Offrimi la torta,

si, so che è deliziosa, fatta con le tue mani,

soffio su un’altra candela

tu intanto getta un’altra lenza….

Ragazza Del Compleanno….hai preparato qualcosa per me,

c’è un sacco di roba da mangiare,

guarda fuori dalla finestra ora:

gli amici stanno arrivando.

Ragazza Del Compleanno….sta arrivando una sorpresa,

qualcosa che non ho avuto mai, come Hansel e Gretel.

Ci sono case di marzapane nella dispensa,

con vetri di zucchero alle finestre,

ci sono marshmallow pies perfino nel bagno,

proprio come Lucy In The Sky With Diamonds,

e infatti, stravaccato su un divano, ho visto il mio amico di sempre,

lui non poteva mancare, si ricorda sempre dei miei compleanni:

Mr. Tambourine Man, col suo eterno, ammiccante sorriso sulla bocca,

e il “Don’t bogart that joint, my friend” nelle orecchie e nella testa

e, dannazione, quanto mi fa incazzare,

quello spinello sempre appiccicato e pendente dalle labbra:

fa una fatica enorme a passarlo anche agli altri,

è un egoista in questo ma….

( in the jingle jangle mornin’ I’ll come followin’ you, stanne certo amico mio!)

E questa festa è una baraonda per le streghe.

Io sto seduto in cucina

cercando con difficoltà di parlarti, mentre mangio in disparte la tua torta,

Ragazza Del Compleanno….

Volevo proprio dirti

che sarebbe bello avere ancora diciottanni e cercare di conquistarti,

intanto guardo il tuo grazioso vestitino blu e le tue forme,

mentre tu ammicchi maliziosa da lontano e mi sorridi

con i tuoi occhi languidi e furbetti.

E allora vieni, Ragazza Del Compleanno….

Girerò la chiave della tua porta

e mi butterò con te nel ginepraio della vita,

come se avessi ancora diciottanni,

aspettando tutti i miei anniversari e le tue torte

e tu capirai il modo in cui accetterò.

Ragazza Del Compleanno….

 

Maiali

13 maggio 2009 ore 15:26 segnala
Nessuno può dirlo, chi lo sa se serviamo, se davvero siamo così tanto importanti come crediamo: i punti si contano alla fine, diceva mio nonno quando giocava a briscola. Io penso di sì, alle persone normali serve che ci sia gente che fa casino. Ma anche se non fosse così, sarebbe sempre più bello vivere come noi che come i quaquaraquà.

 

Maiali. Febbre suina o influenza suina. Consegnata dalla Monsanto alla World Intellectual Property Organisation (WIPO) di Ginevra una richiesta di brevetto su alcune varietà di maiali con determinate caratteristiche e metodi di allevamento. L'ha denunciato Greenpeace intervenendo alla conferenza internazionale sulla biopirateria di Nuova Dehli.

 

Leghisti, e governo ( con qualche eccezione) si sono divisi fraternamente il compito di portare torce e benzina e di appiccare il fuoco ( metaforicamente, s'intende, poiché rimandare indietro in luoghi di sofferenza e tortura dei poveracci morti fame significa appiccare il fuoco degli animi razzisti e buttarvi sopra benzina). Ognuno con una sua logica precisa. Per i leghisti il problema principale è di far dimenticare all’operaio lombardo com’è che è diventato disoccupato. La Lombardia era terra di fabbriche e di diritti, di operai civili e produttori. E organizzati fra loro: non era facile, prima della Lega, mettere i piedi in faccia all’operaio lombardo.

 

Sedici anni. I sedici anni di uno zingaro e quelli di tanti fighetti italiani. Per i secondi picchiare un handicappato è una monelleria, degna di un po’ di "attività sociali" per punizione. Essere zingaro invece è un reato grave, come essere negro in Alabama, da punire col fuoco.

 

Guzzanti. S’è dimessa Sabina. S’è dimesso Corrado: "Non ci scritturano più. Siamo i peggio comici della famiglia". Finalmente lo ha fatto anche il padre, Paolo: il vero comico della famiglia!

 

Non avrei mai pensato che tutto sarebbe diventato così,
mentre tu siedi qui piangendo, e io sono senza parole,
appoggiandoti vicino, toccando con la punta delle dita
qualcosa che è già morto.
Ora noi siamo nel gioco, into the game, come dicono gli Inglesi
ed è tutto un poco strano, anzi estraneo.
Una volta eravamo sinceri;
ora stiamo rappresentando sciarade, composizioni di puzzle

che ricompongano la forma delle nostre anime
nascondendosi dietro immagini spezzate
da altra gente del palcoscenico;
ora siamo nel gioco
ed è tutto un po' strano,
ma familiare, troppo...
i ruoli non cambiano, lo so, ma tu?
L'ho visto tutto prima, tutto questo,

lo avevo sognato in un incubo anni fa
e questo gioco non mi stimola affatto,
ma chiudere una porta sul passato non è facile.
Guarda le carte nelle tue mani;
i Re si trasformano in Jolly, sorridenti e beffardi

ma non ci sono clown che possano farci ridere.
Situazione? senza speranza.
Non ci sono buone visioni e rassicurazioni.
Sono stanco e non desidero affatto che tu mi mostri
la tua innocenza ferita.

                                        

                      Venne in odio agli Dei Bellerofonte:
                      solo e consunto da tristezza errava
                      pel campo d'Aleio l'infelice, e l'orme
                                  de' viventi fuggia.

 

 

Maiali 1. “Ebbene si, maledetto Carter! Mi hai fregato ancora, io non sono Carmen Gutierrez famosa ballerina russa bensì Stanislao Mulinsky, famoso barone spagnolo!” . Ebbene si, anche i Re saranno nudi un giorno, smascherati dal Nick Carter di turno e tutti potranno vedere come sono realmente! Magari con la pelle rosa o marrone, come i maiali. Non ti bastava, caro Imperatore, usufruire delle già esistenti leggi sulla immunità parlamentare, hai voluto strafare, hai voluto anche le leggi che garantissero la “blindatura” da qualsiasi accusa per le prime cariche dello Stato pensando così di essere al sicuro. Ma, come si dice in Sicilia, “tutti li ruppa vannu a lu pinninu”. Infatti, nonostante tutte le immunità possibili, nonostante tutti gli attacchi esterni di ferocissimi communisti, bolscevichi assetati di sangue, mangiabambini, mangiapreti, mangiapresidentidelconsiglioprovenientidaarcore, non ti sei potuto salvare dalla persona che più ti era vicina! Non ti saresti certo aspettato che a trascinarti in Tribunale sarebbe stata proprio tua moglie, un componente della tua famiglia! E li, cara seconda carica dello Stato, non ti sarà possibile invocare l’immunità parlamentare né tanto meno quella per le prime ( tu sei la seconda, mi dispiace ) cariche dello Stato. Vedi? Hai fatto di tutto per evitare i Tribunali ma a questo particolare non hai proprio pensato! Mannaggia! Nonostante la lunga schiera dei tuoi strapagatissimi avvocatoni ( che hai fatto eleggere al Parlamento) nessuno di loro è stato in grado di prospettarti questa eventualità, così ti facevi un'altra bella legge ad hoc: le mogli delle prime cariche dello Stato non possono chiedere il divorzio nè tantomeno dichiararne l'intenzione pubblicamente! Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, è proprio vero, ed al mondo, ogni tanto e per fortuna, c’è anche buonissima giustizia. E così, in Tribunale, sarai nudo come tutti quanti noi comuni fetentissimi mortali, noi che non siamo parlamentari o tra le prime cariche dello Stato, sarai uno di noi, uno qualunque, trascinato in Tribunale dalla moglie. Ma dico, la storia non ti ha mai insegnato nulla? Possibile? Le coltellate ( metaforiche e non ), ai personaggi più famosi della storia, sono proprio arrivate dalle persone della loro famiglia: “Tu quoque, Brute, fili mi!” .  Niente? Mai sentito? Eh si, la storia bisognerebbe proprio studiarla e trarne esperienza. Gli affetti più cari ( o almeno quelli che tu credi tali ) sono proprio quelli che ti fottono! E vabbè, pazienza, se rinasci un’altra volta……! Tu ci conti vero? Di rinascere un’altra volta, dico.

Pìetas

08 maggio 2009 ore 22:10 segnala
Un uomo, circondato dai suoi amici, si rende conto di essere ormai alla fine e, rassegnato ma certamente impaurito, si rivolge a quelli che lo hanno sempre amato nella sua vita e che sono li, vicino a lui per confortarlo, incoraggiarlo e sorreggerlo. In un primo momento il più caro dei suoi amici cerca di dirgli che si tratta di uno stato di malessere che presto passerà, ma poi capisce che la strada giusta è quella di dirgli la verità e che in fondo morire non è poi così brutto poiché si passa ad uno stato certamente migliore. Si uniscono al suo incoraggiamento all’amico morente anche gli altri amici presenti.

-          A: Eh si, sto proprio tanto male

-         B: Ma che male ! E’ un malessere passeggero, presto starai bene, amico mio

-          A: E’ arrivato il mio momento, invece, non sento più neanche i miei dolori

-          B: E se anche fosse? Io credo che andrai a stare bene. Io non so dire che tu, ora che trapassi, andrai al Paradiso nostro, dei cristiani, o a quello di un altro Dio, ma per certo so che sarà sempre meglio di questa vita che ci toccò in sorte

-          A: Anche io lo credo, sai?

-          C: Non soffrirai più il freddo

-          D: Né il caldo

-          E: Né la fame e le violenze

-          F: Né disperazione, né pianti

-          G: Né delusioni, né dolori

-          H: Né ansia o paura

-          I:  Più nessun affanno umano

-         B: Ma vedrai sempre un cielo azzurro, nitido e chiaro e gli uccelli sui rami degli alberi in fiore, e gli angeli che ti daranno ogni cosa buona e bella in abbondanza e ti diranno: vuoi? Prendine! Ancora vuoi? Piglia, fatti sazio e dormi, dormi, dormi…..

 

      Liberamente tratto da un film comico: “L’armata Brancaleone”, non si direbbe eh? Una scena       così bella, veritiera, shakespeariana quasi, e commovente in un film comico.

Talenti

29 aprile 2009 ore 15:01 segnala
Ho fatto amicizia con Stefano quando avevo sedici anni circa, anche lui stessa età, un talento musicale naturale, suonava già da diversi anni la chitarra con una facilità tale da sbalordire pur  non sapendo leggere una nota su un pentagramma: c’è chi nasce con il dono della pittura o della scultura, chi con quello della matematica, che conosce cose che mai nessun professore gli ha insegnato, molti nascono col dono della scrittura o di una grande voce in grado di cantare qualsiasi cosa, c’è chi nasce con altri talenti. Stefano mi insegnò a suonare la chitarra che oggi strimpello, ogni tanto. Fu una grande amicizia adolescenziale fatta di musica, spartiti, Beatles, svisature, arrangiamenti, virtuosismi musicali, interminabili ore a provare canzoni, qualche rara esibizione in un ristretto pubblico di altri amici, insomma un magnifico periodo. Poi, dopo che ci siamo diplomati, Stefano partì per il Nord, una località imprecisata, vaga, destino di ogni meridionale. Non disse nulla a nessuno della sua partenza, forse voleva evitare il dolore di un distacco, i saluti, le inevitabili lacrime. Anche io partii per Milano ma  nessuno degli altri amici sapeva dove avesse emigrato Stefano anche perché era partito con tutta la sua famiglia, nessun aggancio più con la Sicilia. Per anni ho tentato di rintracciarlo ma senza alcun risultato, ho chiesto a tutti quelli che lo conoscevano, mi faceva una grande tristezza passare davanti casa sua, vedere porte e finestre sprangate e una catena con un grosso lucchetto nel cancello di ferro arrugginito che chiudeva un giardino nel quale giorno dopo giorno morivano fiori e piante, una volta curate e risplendenti di colori. Un suo anziano zio rimasto qui mi disse confusamente che era andato a Firenze, forse a Torino, fatto sta che Stefano non tornò più nella sua città o almeno se tornò non si fece vedere da nessuno, non cercò nessuno dei vecchi amici. Passarono gli anni, conobbi quella che poi divenne mia moglie, che abitava a millecinquecento chilometri di distanza da me. In uno dei miei viaggi per andare a trovarla, il treno fu costretto a fermarsi a S. Eufemia Lametia, Calabria: un guasto alla linea elettrica ci fece restare li almeno un paio di ore, così andai al bar per mangiare qualcosa e mi soffermai all’edicola di quella stazione, comprai un libro e non so esattamente perché proprio quello: “Lampo, il cane viaggiatore”, scritto da Elvio Barlettani, ferroviere, non scrittore né poeta, ferroviere; una storia vera degli anni cinquanta, una storia vecchia che pochissimi conoscono o ricordano perché è una storia di quando in questa schifosa società c’era ancora un po’ di amore, la sofferenza conduce all’amore, la fine della guerra che assieme agli orrori aveva portato anche la voglia di ricominciare, la voglia di vivere con il suo carico emotivo di sentimenti, di solidarietà, del vivere col poco ed accontentarsi sperando in tempi migliori magari non per se stessi ma per i figli, per le future generazioni, lasciarsi alle spalle la distruzione della guerra e ricostruire se stessi moralmente e materialmente. Insomma una storia di altri tempi, oggi dunque anacronistica, impensabile, che magari succede anche in questa epoca senza valori e sentimenti, ma che certamente non avrebbe la vasta eco e risonanza che ebbe allora se è vero come è vero che la storia di Lampo fece il giro del mondo, si non esagero, del mondo! Con tanto di giornalisti stranieri che vennero il Italia per osservare, filmare quel fenomeno, scriverne sulle prime pagine dei quotidiani e nelle riviste. Oggi chi si interesserebbe più, tanto da partire dagli USA, ad esempio, per parlare delle doti straordinarie e direi del talento “umano” di un povero bastardino bianco maculato? (Come è strana la natura! Anche gli animali, come gli esseri umani, nascono con certi doni!) Forse succedono ancora oggi queste storie ma io non ne ho mai sentito parlare se non in brevi trafiletti sui giornali, poche righe nascoste tra i resoconti della orribile cronaca nera di ogni giorno ed alla quale, quella si, va dato tanto risalto. Si, ci sono cani che salvano persone dalla morte, che si lasciano morire dopo la morte del padrone, che vegliano la tomba del padrone per anni ma la storia di Lampo è completamente diversa, unica, raccontarla sarebbe lunghissimo e mi limiterò a trascrivere fedelmente quello che c’è scritto sul retro copertina del volume che consiglio di comprare con l’avvertenza che è un libro per animi sensibili che non si vergognano di piangere e non fanno nemmeno nulla per nasconderlo: molti, infatti, credono che avere le palle significhi non piangere mai. Mah!

“La storia di Lampo, che per molti anni fu il miglior amico del ferroviere Elvio Barlettani e di sua figlia Mirna, è forse la storia più straordinaria della razza canina. Lampo era un cane bastardo, che un giorno scese da un treno merci alla stazione di Campiglia Marittima (Livorno) e qui fissò la sua residenza. In che cosa consistevano le sue qualità? Lampo conosceva alla perfezione l’orario dei treni, le coincidenze, le fermate; distingueva i treni merci da quelli viaggiatori, gli accelerati dai direttissimi e soprattutto quelli con carrozza ristorante. Quando saliva su un treno, sapeva di non potersi spingere oltre una data stazione perché non avrebbe trovato un altro treno che lo riportasse a Campiglia in tempo per i suoi impegni, come quello di accompagnare ogni mattina a scuola, a Piombino, la piccola Mirna. A poco a poco il suo nome divenne popolare, i giornali stranieri e italiani gli dedicarono grandi titoli e interi servizi, la TV inglese riprese varie fasi della sua giornata. E quando la sera del 22 luglio 1961, morì travolto da un treno, gli fu eretto un piccolo monumento. Lampo fu un cane straordinario anche perché si affezionava a chi gli garbava, ma padroni non ne ebbe mai. Dall’uomo non sopportava mortificazioni, nemmeno da chi più lo amava, né gli importava di mostrare le sue abilità sotto comando: era soprattutto un cane indipendente, un cane che si era fatto da se, adattando al proprio temperamento l’ambiente che aveva liberamente scelto per trascorrervi la vita.”

Dunque comprai il libro, il treno ripartì dopo che il guasto venne riparato e io cominciai a leggere. Dopo un bel po’ di pagine ci dovetti rinunciare: mi era impossibile trattenere le lacrime nonostante i miei sforzi, la commozione mi prendeva in maniera incontrollabile, mi sentivo il petto squassato dagli spasmi e piangevo senza poterlo evitare. Gli altri viaggiatori nel mio scompartimento mi guardavano meravigliati, qualcuno mi chiese cosa mi stesse succedendo ma fui costretto ad uscire, andare a sciacquarmi il viso e rimanere diverso tempo nel corridoio e non mi fu possibile continuare ancora a leggere quel libro perché appena ci riprovavo ricominciavo a piangere. Portai a termine la lettura con grande fatica, per il pianto e la commozione, alcuni giorni dopo. Mi sono sposato, ho avuto due figli che oggi sono grandi ma la storia di Lampo, il cane viaggiatore, ce l’avevo sempre in testa ed appena i bambini furono in grado di capire raccontai loro molte volte la storia che tanto mi aveva commosso e promisi che un giorno saremmo andati a Campiglia Marittima, provincia di Livorno, per vedere la statua di Lampo all’interno della stazione ferroviaria. Ci andammo una prima volta e ci andammo altre volte, le  foto dei bimbi a cavalcioni sulla statua di Lampo, sono li e sono qui nel mio cuore,  abbiamo dormito in un piccolo hotel di Campiglia Marittima, abbiamo mangiato in un accogliente ristorante di Campiglia Marittima, siamo andati alla Festa dell’Unità di Campiglia Marittima - penne alla boscaiola di un sapore indimenticabile - abbiamo preso il caffè e il gelato per i bimbi nei vari bar di Campiglia Marittima, abbiamo camminato per le strade di Campiglia Marittima, abbiamo fatto alcuni modesti acquisti in diversi negozi di Campiglia Marittima. Ho cercato Elvio Barlettani, a Piombino, l’autore e protagonista del libro, mi ha regalato una foto del millenovecentosessanta con lui insieme a Lampo, con tanto di dedica, foto che conservo con amore. Insomma quel paese lo conoscevamo benissimo dopo diversi soggiorni e così pure la strada che dall’Aurelia porta alla stazione ferroviaria, lontana dal centro! Ma il tempo non ha pietà, passava veloce e inesorabile, i bambini crescevano e non siamo più andati a Campiglia, la vita ci prese in altri modi: crudeli, generosi, dolorosi, sereni, insomma tutto ciò che c’è scritto di ognuno di noi nel libro del destino ci avvinghiò come le spire di una anaconda ed ecco ora davanti ai miei occhi quel che resta di noi oggi, quello che siamo oggi. Io non guardo più la tivvù da alcuni anni, non seguo più un tiggì, in nessuna rete Rai o Mediaset da anni, nessun dibattito politico, né anni zero o porte a porte o ballarò, nulla, sono nauseato di ogni cosa in questo mondo di merda, ipocrita e falso, mendace. Le notizie le raccolgo da internet, ogni tanto qualche film a Retequattro di notte, certi film interessanti, degni di essere visti, li fanno solo di notte perché durante il giorno devono fottere il cervello della gente con i grandi fratelli, le varie isole, fattorie, amici ed altre idiozie demenziali del genere. Seguo gli Angela, padre e figlio, almeno c’è un po’ di cultura ad alto livello. Per il resto per me la tivvù non esiste. Tranne……! Tranne un programma di una tivvù locale, di Catania, Antenna Sicilia ( ne ho parlato altre volte qui), un programma che, grazie al satellite, si vede in tutto il mondo. Di questo programma ormai si sono interessati tutti, ha indici di ascolto superiori a certe trasmissioni Rai e Mediaset, si chiama “Insieme”, dal lunedi al giovedì 20,50-23,30 Canale Satellitare: SiciliaChannel. Livello altissimo di artisti, di ospiti locali, nazionali e internazionali, musica, cabaret, cultura, comicità, teatro, arte e perfino solidarietà. Insomma una miscela di genialità, intelligenza e bravura che è andata sempre migliorando nel tempo dato che questo è il quattordicesimo anno di programmazione! Nessuna banalità. A tutto questo aggiungo che di fondo resta, nel diennea’ di questa trasmissione, anche una meravigliosa dose di ingenuità e genuinità, di provincialismo paesano, cose queste, anzi doti, talenti, che fanno amare ancora di più “Insieme” già di per se stesso ben fatto. Ieri sera era ospite Paolo Belli, cantante e musicista che ha interpretato una canzone contro l’abbandono degli animali (mi viene in mente un libro che lessi tempo fa, “Imperatrice nuda”, che parlava delle tremende torture e sevizie cui sono sottoposti i cani, gatti e altri animali per pseudo esperimenti scientifici, un libro che mi fece rabbrividire). “Una piccola bestia di razza di cane”, è il titolo della canzone di Paolo Belli e che mi ha subito riportato alla mente Lampo, proprio come un riflesso condizionato, proprio come il cane di Pavlov, quello del famoso e conosciutissimo esperimento. Assieme a Lampo mi sono venuti in mente tanti ricordi, tante nostalgie, tante cose, perfino un giornale satirico “Cuore” che da anni non esce più, l’unico giornale di cui riuscivo a leggere tutte le pagine dalla prima all’ultima parola. E mentre pensavo mi sono chiesto se alla stazione di Campiglia Marittima ci fosse ancora la statua di Lampo, il cane viaggiatore. No, non è una domanda stupida questa che mi sono fatto poiché allo stesso modo come ci sono persone che nascono, come ho detto all’inizio, col talento della musica, della matematica, della pittura o di qualsiasi altra cosa bella, ci sono anche persone che nascono col talento di distruggere costantemente, lentamente nel tempo, giorno dopo giorno, tutto ciò che è vicino a loro, ci sono persone che, al contrario di Re Mida, trasformano in vile, freddo metallo ogni cosa con cui vengono a contatto e che prima del loro tocco era cosa viva e calda, pulsante; ci sono persone che nascono per odiare chi invece le ama, molte persone non sopportano chi le ama, con chi le ama queste persone riescono ad essere forti e crudeli, ma arrendevoli e deboli con chi le domina e le tratta male, ci sono persone che nascono per repellere il mondo che le circonda, quel mondo stesso di cui però, ipocritamente, usufruiscono, prendendo di esso solo ciò che è loro conveniente. Ecco perché non mi meraviglierei se qualche solerte funzionario delle Effeesse, avesse fatto rimuovere la statua di Lampo solo per il piacere di toglierla - dato che non fa male a nessuno che ci sia - solo perché epidermicamente quella piccola statua gli fa antipatia, gli da fastidio mentre non gli arreca alcun male, alcun disturbo! Ne resterei davvero molto dispiaciuto se Lampo non fosse più li, fisso nel marmo con lo sguardo rivolto verso i binari! Finito “Insieme”, mi sono fatto un caffè, ho letto alcune pagine di un libro di Messori, ho messo in moto la lavatrice e sono andato a dormire con ancora Lampo nella testa e sotto le coperte ho abbandonato la mente ai sogni. Ah già! Dimenticavo: alcuni anni fa, cinque anni fa esattamente, Stefano è tornato qui, mi ha cercato, ci siamo visti, abbiamo passato il pomeriggio e la serata assieme, la notte e l’alba, abbiamo tirato fino alle cinque del mattino, è stato bellissimo rivederci dopo tanti anni, parlare, raccontarci, ridere, ricordare, nostalgicare, commuoverci. Poi, ad un tratto,  gli chiesi in quale città del Nord vivesse. “Lavoro a Livorno - disse -  ma non abito in città, vivo in un piccolo paese in provincia, si chiama Campiglia Marittima, ma è così piccolo che tu certamente non lo conosci”. Caro Stefano, ora che mi è tornato in mente Lampo, ascoltando Paolo Belli, un giorno di questi ti chiamerò - dato che ci siamo scambiati i numeri - e ti chiederò di farmi un piccolo favore: andare  alla stazione di Campiglia Marittima e vedere se la statua di Lampo è ancora li. Se c’è, allora un giorno di questi chiederò i miei figli, ormai adulti, di tornare ancora una volta insieme al loro papà a Campiglia Marittima, proprio come quando eravamo felici, molti anni fa, fare una visita a Lampo, accarezzarlo, scattare, come allora, qualche foto, e poi fare un giro a piedi per le strade del paese. Non ti dirò niente, Stefano, della mia venuta e forse, finalmente, capiterà di incontrarci e tu ti meraviglierai nel vedermi e nel sentirti dire di tutte le volte che ci sono venuto, tanti anni fa e non capitò mai di incontrarci, ti ho cercato tanto, col dolore  che mi pungeva la mente, e non sapevo di esserti stato così tanto vicino tutte le volte che sono venuto a Campiglia. Già, perché quella volta che ci siamo visti qui in Sicilia, dopo tanti anni, e tu mi dicesti dove abitavi io non ti dissi che conoscevo il tuo nuovo paese, ho lasciato solo che il mio cuore sorridesse alle tue parole: “E’ un paese piccolo che tu certamente non conosci”. E invece, caro Stefano, Campiglia Marittima, per quanto piccolo possa essere, occupa uno spazio enorme nel mio cuore.