Capelli

23 settembre 2010 ore 13:46 segnala

" Rivoglio i miei capelliiiiiiiiiiiiiiiiiii "

Il nulla

16 settembre 2010 ore 21:24 segnala
Quando si vive non accade nulla: le scene cambiano, le persone entrano ed escono, ecco tutto! Non vi è mai un inizio. I giorni si aggiungono ai giorni, senza capo nè coda, è una addizione interminabile e monotona: Di tanto in tanto si fa un totale parziale, si dice: sono anni che lavoro, che vado in ferie o non ci vado, che abito in un certo posto, etc etc. E non vi è nemmeno una fine, non si lascia mai una donna, un amico, una città tutto in una volta. E poi tutto si assomiglia: Roma, Milano, Catania, New York, Parigi, Pechino, Mosca, Algeri, Sidney, Tokyo, nel giro di una quindicina di giorni è tutto uguale. Una volta ogni tanto,raramente, si fa il punto, ci si accorge che ci si è appiccicati ad una donna, a un lavoro, a una faccenda ingarbugliata. La durata di un lampo! Poi la sfilata ricomincia, ci si rimette a fare l'addizione delle ore e dei giorni, lunedi, martedi.... 2003. 2004.....sembra che si cominci dal principio e in realtà si è cominciato dalla fine. La fine è li invisibile e presente ed è essa che da a queste poche parole l'enfasi e il valore di un inizio: passeggiavo per la città e non mi sono accorto di essere arrivato in un certo posto, pensavo ai miei casini! A molti di noi sarà capitato questo ma questa frase vuol dire che eravamo così assorti, afflitti, a mille miglia di distanza dal nostro passeggiare, in un istante nel quale ci sono passati accanto mille avvenimenti senza averli visti!Ma la fine è li, presente, a trasformare tutto!Gli istanti hanno cessato ora di ammucchiarsi a casaccio gli uni sopra gli altri, sono ora ghermiti, fagocitati dalla fine della storia che li attira e ciascuno di essi attira a sua volta l'istante che li precede! Il male di noi esseri umani è che, per quanto spesso possiamo anche dircelo, non siamo davvero, scientemente, intellettivamente consapevoli che l'avvenire non c'è ancora, quel tizio che potrebbe essere ognuno di noi, passeggiava per la città immerso nei suoi pensieri mentre il giorno o la notte che fosse, gli offriva alla rinfusa le sue ricchezze monotone ma pur sempre ricchezze di avvenimenti, di amore, odio, vita, morte, insomma tutto, ma egli non se ne accorgeva e quindi non sceglieva tutta quella vita che aveva a dispossizione, non viveva, ritrovandosi, a un certo punto, in un posto senza sapere come ci era arrivato e cosa era successo durante il suo cammino! Noi viviamo così!e crediamo di vivere!

Il mio nemico

15 settembre 2010 ore 08:31 segnala
 

 

Il mio nemico
dolcemente mi rinfranca col suo odio
e non ascolta i morsi della fame
o il secco bruciante della sete.
Si nutre e si rigenera in se' stesso
sostentato a stento ma a sufficienza
da futili motivi ed ossessioni paranoiche,
mutevole e sistematico assassino
silenzioso come il respiro nel sonno.
Se mi guardo nello specchio e osservo bene
il mio nemico scopro
di aver rubato la mia faccia

Amarti

05 luglio 2010 ore 12:27 segnala

 

Tutti i bagagli sono chiusi,

sono pronto per partire.

Sono qui, davanti al tuo letto e

non sopporto di svegliarti per salutarti.

Ma è già l’alba, è mattino presto

il taxi mi aspetta, già suona il clacson,

deve portarmi alla stazione;

Ed io mi sento così triste

e solo da morire.

Altre volte ti ho lasciata

Per partire, per inseguire sogni,

per cercare non so cosa.

E poi tornare.

E’ arrivato il momento di lasciarti

per sempre stavolta,

lasciati baciare ancora, però!

Poi chiudi gli occhi e quando li riaprirai

io già me ne sarò andato.

Regalami, dunque, un bacio

perché sto per partire,

sto per lasciarti.

Perché amarti

è stata senz’altro

l’impresa più difficile che ho dovuto sostenere.

 

Ormai

03 giugno 2010 ore 23:09 segnala
Le onde del ponente,
all'alba,
per me che vengo dalla notte
e non ho voglia di tornare a casa,
si portano via le ultime tracce degli uomini,
passi lasciati sulla rena,
forse qualcuno in cerca di un perchè.
E io resto li', fermo a guardarle
senza piu' nessun desiderio, ormai.
Le onde del ponente,
all'alba,
per me che non ho voglia di tornare a casa,
comunque azzurre madri,
sacri ventri divini,
di effimera schiuma bianca,
l’istante di una vita.
Stavolta pero'
sono loro a invitarmi,
a cercare di incantarmi con voce di sirene,
a dirmi di partire
ed io a voler restare,
ormai!
E' per questo che, già da molto tempo,
non mi sconvolgono più,
come una volta che rimanevo li
a guardarle, incantato per ore,
quella potenza suprema che mi rapiva,
e portava il pensiero del divino
e faceva scordare ogni affanno terreno.
No, non mi sconvolgono più
ne’ il cuore ne’ l'anima inerte e indifferente:
lasciano una pena da tempo conosciuta,
nata prima dei giorni,
atavica, cosmica eredità,
un ammasso informe
ormai da sempre più che noto
da poterci fare il callo o l'abitudine,
quello che non va né al petto e né alla gola,
rimane li, non trova sbocco:
è il groppo, 'u ghiummiru aggruppatu
quel sapore salmastro di un’angoscia diventata un'abitudine,
ormai.

Amuri

24 maggio 2010 ore 23:07 segnala
Amuri,

ca luntanu stai

lu me cori ti voli parrari

non haju pritisi

pi ti diri cosi

ca sulu tu mi fai sapiri.

Tantu la notti t’haju a pinsari

ca senza tia nun pozzu stari

ma lu stissu ti l’haju a cuntari

ca la me sorti vogghiu anduvinari.

Nun c’è pruverbiu ca pozza capiri

quantu li cosi chi sannu a fari

pirchì l’amuri

pozza cantari senza scuntentu

e senza chiantu

prima guarisci di sti mali

prima si curca ‘nta lu sentimentu

ma si na cosa haju a vuliri

è la to prisenzia e sinceritati.

E un ghiornu parru senza pinsari

e un ghiornu pensu senza parrari

di stu cunflittu m’haju a livari

prima ca mali mi pozza fari

a la me stissa menti e scrianzari

e lu me cori

e li me paroli

e sugnu certu ca vogghiu stari

sempri cu tia a limosinari.

‘Nta la partenza non salutari

e ‘nta l’arrivu nun m’aspittari

ca puru io pozzu sapiri

quandu ti vegnu pi truvari:

a un datu punto

a un misi o dui

tuttu lu corpu t’haju a baciari

tuttu di mia t’haju a cuntari

ca senza ciatu vogghiu arristari

tuttu di mia t’haju a cuntari

ca senza ciatu vogghiu arristari.

 

La mia finestra

20 maggio 2010 ore 14:08 segnala
Nascosto dietro i vetri della mia finestra,
alla pallida luce della luna,
ogni sera ti vedo passare sotto casa,
e muoio di gelosia:
ecco la donna che amo, mi dico,
abbracciata ad un altro uomo;
ed io posso solo sognare
di trovarmi al posto suo
mentre le lacrime
scendono lente sul mio viso
e vi si appiccicano secche.
Non ti vedo mai da sola,
ma sempre legata a quell’uomo
cui non importa niente di te,
che ti guarda come se tu fossi un’abitudine
e tu lo cerchi,
e sembra che la tua vita
non possa fare a meno di lui
e tu forse non sai nemmeno che io esisto.
Vedo il tuo passo lentoe ansioso
mentre lo aspetti tremando proprio sotto la mia finestra,
e rapido invece
quando lo vedi arrivare con ritardo voluto,
e tu gli vai incontro ridendo tristemente,
e infine il tuo sorriso sereno
quando poi passi sotto casa con lui
mentre ti aggrappi al suo braccio,
teneramente e sicura,
e poi le tue mani sono strette alle sue
e lo invidio,
perché sente
il profumo della tua pelle,
e i tuoi capelli che gli inondano il viso,
e le tue umide labbra di pesca contro le sue.
Continuo a guardarti
con la testa  nel nulla,
mentre il cuore mi scoppia in gola
nascosto dietro i vetri della mia finestra,
e piango ancora di gelosia e rassegnazione.
Non sarò mai con te, lo so!
e urlo dentro il petto,
a pensarti nelle braccia di un altro,
che ti guarda come se tu fossi ormai un’abitudine.
Nascosto dietro i vetri della mia finestra,
alla pallida luce della luna,
ti guardo mentre sei seduta con lui
su quella panchina.
Adesso, come ogni sera,
spegnerò la luce
e andrò a buttare il mio corpo che si spezza
e la mia mente che urla,
sul mio vecchio divano,
e sognerò ancora una volta
di essere al posto di lui.
Ma tu forse non sai nemmeno che esisto.
 

Natadimarzo

03 maggio 2010 ore 15:01 segnala
C’è stato un tempo della nostra vita

in cui siamo tutti

dei natidimarzo.

C’è stato un tempo della nostra vita

in cui siamo stati tutti

pioggia nel sole,

follia e razionalità,

bonaccia e grecale,

slanci sfrenati,

tuffi dagli scogli

risate spontanee e vere.

C’è stato un tempo della nostra vita

in cui siamo stati tutti

dei sognatori ad occhi aperti.

C’è stato un tempo della nostra vita

nel quale siamo stati semplicemente

giovani

Anaconda

09 aprile 2010 ore 12:57 segnala

Canzone estiva in autunno, perchè non mi riesce di prendere

il colore delle foglie cadenti?

Quante parole ho pronunciato

che non sono state ascoltate, non sono state capite!

E la canzone che lei ora sta canticchiando è già melodia di ieri,

una canzone senza senso e senza gloria, vuota.

La vita che volevo amare mi sta... stritolando

come le spire di una anaconda.

Passeggio alla luce del sole presso il mare

mentre un solitario gabbiano grida dal cielo;

ma i miei cieli ormai sono nuvolosi, l'amore che avevo è morto.

E il mare si ritira dalle dune più lontane,disegna strane forme sulla spiaggia di Marinello

mentre la vita che amavo mi sta stritolando.

Ricordo la serenità che avevo

come ridevo a lungo nel sole, anni fa

ma ora gli occhi mi si stanno appannando,

c'è il torpore ormai nella mia lingua....

Guardo dalla spiaggia l'acqua che mi sta chiamando

al di là del vento:

"Dunque!" - mi dice - "Getta da parte il tuo fardello e lentamente

vieni dentro stando ritto".

E domani sarai nelle notizie di ieri:

non vedi che la vita che volevi amare ti sta stritolando?".

Ecclesiaste

24 marzo 2010 ore 13:10 segnala
Dolce è la luce

e agli occhi piace vedere il sole

anche se vive l'uomo per molti anni

se li goda tutti

e pensi ai giorni tenebrosi

che saranno molti

tutto ciò che accade è vanità

Sta lieto o giovane nella tua giovinezza

e si rallegri il tuo cuore

nei giorni della tua gioventù

segui pure le vie del tuo cuore

e i desideri dei tuoi occhi

sappi però che un giorno

sarai chiamato a renderne conto di tutto ciò

caccia la malinconia dal tuo cuore

allontana il dolore dal tuo corpo

perchè la giovinezza e i capelli neri

sono un soffio

 

 

Dimenticavo: canta Anna Melato - nel fotogramma del video è lei - sorella di Mariangela, in una scena del capolavoro "Film d'amore e d'anarchia" di Lina Wermuller, con Giancarlo Giannini, Mariangela Melato e Lina Polito. Anna Melato ( tra le attrici del film)  canta questa struggente canzone, accompagnandosi con la chitarra, durante la scena della pausa del pranzo delle prostitute in una casa chiusa ai tempi del fascismo