FIRMA E DIFFONDI !!!!!!!!!

17 dicembre 2009 ore 14:42 segnala
UNA RACCOLTA DI FIRME ONLINE DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANS FOR DARFUR Stragi in Darfur: condanna
a morte per 6 bimbi-soldato Arrestati con 150 ribelli. Il governo prima assicura che non li giustizierà, poi dice che alcuni sono maggiorenni

Hanno tra gli 11 e i 17 anni. Sei ra­gazzini sudanesi di etnia fur, strappa­ti a forza alla famiglia e costretti ad arruolarsi. Qualcuno finito nelle file dei ribelli del Darfur perché non sa­peva dove andare dopo che casa e ge­nitori se li era portati via la guerra. Ora, rinchiusi in cella, rischiano di essere giustiziati: arrestati dalle mili­zie governative insieme ad altri 150 guerriglieri dello Jem (il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza), so­no stati condannati a morte per aver partecipato lo scorso anno a un attac­co contro Omdurman, città gemella della capitale sudanese sull’altra riva del Nilo. Bambini violati due volte: prima obbligati a imbracciare il fuci­le e diventare strumenti di morte, poi costretti ad aspettarla, la morte, malgrado la tenera età.

Un bambino soldato in Sudan (foto Unicef)Li ha incontrati il mese scorso Ra­dhika Coomaraswamy, Rappresen­tante speciale del Segretario Genera­le dell’Onu per i bambini nei conflit­ti armati, dopo la denuncia di diver­se organizzazioni per i diritti umani. Subito il governo di Khartoum si è precipitato a rassicurare la comunità internazionale e a far rientrare l’allar­me: «Non ci saranno esecuzioni di minorenni», in linea con quanto pre­scrive la legge sudanese, ha garanti­to il ministro della Giustizia alla stes­sa Coomaraswamy. Il verdetto è stato emesso da un tribunale speciale, presieduto da Hafez Ahmed Abdallah, che aveva già condannato a pene capitali un centinaio di espo­nenti del Jem ritenuti re­sponsabili dell’attacco del 10 maggio 2008. La senten­za per diventare esecutiva deve essere confermata dal­la massima autorità giudi­ziaria sudanese e controfir­mata dal presidente, il «ri­cercato » Omar al Bashir, rag­giunto da un mandato di cattu­ra internazionale proprio per i massacri del Darfur.

Le rassicurazioni del governo han­no sortito un certo effetto se anche un’organizzazione come l’Unicef, per bocca di Amber Henshaw, da Khar­toum, fa sapere al Corriere : «Stiamo lavorando perché il governo manten­ga le sue promesse su questi giova­ni». A stare meno tranquilla invece è la nostra Italians for Darfur, associa­zione italiana che si batte per i diritti umani in Sudan, promotrice nel 2006 del primo Global Day for Dar­fur : «Le notizie su questa vicenda so­no confuse, il governo sudanese ha cambiato più volte la sua versione — spiega la presidente Antonella Na­poli, autrice del libro-denuncia Volti e colori del Darfur —. In un primo momento aveva detto che i sei mino­ri non dovevano essere riconosciuti come tali perché avevano agito da adulti partecipando a un’azione di guerra, imbracciando e usando ar­mi. Successivamente invece ha di­chiarato che non lo erano anagraficamente». Almeno quattro dei sei giovani, dice ora Khartoum, hanno già compiuto 18 anni. E sarebbe­ro quindi giustiziabili. A rendere poco chiara la situa­zione è anche la posizione del Jem che, accusato di reclutare minorenni tra le sue fila, nega che i bambini con­dannati siano suoi miliziani. «È ov­vio che se difendessero, anche in ma­niera informale, i sei ragazzini am­metterebbe di reclutare minori» pro­segue Napoli. Dal canto suo Khar­toum con questo processo ai ribelli vuole screditare proprio il Jem dimo­strando che usa dei bambini per combattere. In questo groviglio di in­teressi contrapposti, a farne le spese sono soprattutto i più piccoli: le sti­me sui bambini soldato in Darfur oscillano dai 1.500 (Unicef) ai 6 mila (Global Report della «Coalition to Stop the Use of Child Soldiers»). Per questo nella sua petizione online (2.700 le firme fino a ieri sera), Ita­lians for Darfurchiede sì al governo sudanese di sospendere la sentenza ma anche di approfondire le respon­sabilità del coinvolgimento di questi bambini in azioni di guerra. Durante la sua recente ricognizione in Sudan, la Rappresentante speciale dell’Onu Coomaraswamy ha dichiarato che nella lista di chi ha usato bambini soldato dal settembre 2008 al settem­bre 2009 ci sono oltre ai ribelli dello Jem e dello Spla, anche i janjaweed e le altre milizie sostenute dal gover­no.

FIRMA SU QUESTO LINK, DIFFONDI !!!!!!!!!!!!!!!!!!  

Ita­lians for Darfur

SE NON SI APRE IL LINK VAI SUL CORRIERE DELLA SERA DI OGGI; TROVERAI L'ARTICOLO E IL LINK PER FIRMARE

NON PERDERE TEMPO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Alessandra Muglia
17 dicembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA

Regalo

14 dicembre 2009 ore 23:12 segnala
Quando ero piccolo, ogni anno, il 6 Gennaio, alla Fiera Campionaria di Messina, si svolgeva la festa della Befana per i figli degli insegnanti e dei professori e dato che mia mamma lo era, ogni anno ricevevo anche io il mio regalo. Uno di questi, verso i cinque o sei anni, fu un cavalluccio a dondolo, un amore di cavalluccio bianco che io amavo svisceratamente  e come amano i bambini non ama nessuno, i bambini amano incondizionatamente, non fanno calcoli, non si aspettano nulla in cambio ( non è nel loro “essere” l’aspettarsi qualcosa in cambio) amano anche chi non ama loro e quel cavalluccio, ovviamente essendo inanimato, non poteva amarmi ma riceveva tutte le mie attenzioni, le mie carezze, i miei baci e la mia compagnia; e la sera, quando mi mettevano a letto, io lo volevo proprio accanto al mio lettuccio, volevo sentirlo li accanto a me, mi sentivo sicuro con lui vicino, non avevo paura dei fantasmi della notte, dei brutti sogni  e la mia ultima buonanotte era sempre per lui. Avevo bisogno di un amico, di un amore poiché, finite le feste di Natale, mia mamma andava via ed io rimanevo con i nonni e gli zii, vedevo mia mamma solo durante le vacanze e quindi, mi attaccavo ai miei giocattoli, dunque anche al cavalluccio e, soprattutto a me stesso, quando mi mettevo davanti lo specchio delle ante dell’armadio di mia zia ( che ancora ho! ) e parlavo ( lunghe discussioni ) con la mia stessa immagine: parlavo, gli raccontavo le mie piccole cose, gli facevo le smorfie, le linguacce e il marameo col pollice sul naso. Sono sicuro che dai tre anni in poi ( da quando ho cominciato a vivere con i nonni e gli zii ) si sia sviluppato in me quel grande, infinito, enorme ( Cristo! Mentre sto scrivendo, qui alla tivvù, c’è lo spot pubblicitario di Sky, con la bellissima canzone Tomorrow di qualche post fa, e questo rende ancora più languido il mio stato d’animo poiché non c’è nulla, più dei ricordi dell’infanzia, a prostarmi in maniera indefinibile, a torcermi la mente come una pianta sotto le sfuriate del vento caldo e umido, incalzante e spietato, dello scirocco) bisogno di amore che ancora mi porto dentro ma con, ormai, razionale e realistica rassegnazione, simile al giunco che si piega durante la piena del fiume per non farsi spezzare. Ho sognato per troppo tempo questo amore di cui si parla tanto nella vita e spopola qui nei blog, ed ho sempre pensato che questo amore che avrebbe dovuto prendermi   poiché ne avrebbe riconosciuto il mio – si trovasse lontano nello spazio ed è forse per questo che mi sono sempre innamorato di ragazze che abitavano chilometricamente lontanissimo da me, o perché le avevo conosciute mentre erano in vacanza dalle mie parti o durante i miei continui viaggi in autostop – in un certo periodo della nostra società -  Italia, nel resto dell’Europa. Insomma, una continua, incessante ricerca di qualcosa che, ad un certo punto, ho pure creduto di aver trovato! Oh! Le lacrime, le tristezze, le appiccicose nostalgie, dense come una melassa, come uno sciroppo vischioso  che mi avviluppava la mente e il cuore, tutte le volte che dovevo ripartire da una ragazza! Perdere di vista la realtà, sognare, sperare, immaginare, fantasticare: questo è quello che ti riserva un disperato bisogno di amore mai soddisfatto. La vita in un vortice, una cavalcata a galoppo veloce, sfiancante, un’ansia, una ricerca spasmodica, un navigare senza bussola. E poi, finalmente, il porto franco, a levante, il mare calmo e liscio come un olio, nessuna increspatura, nessun vento, bonaccia totale. Ecco, finalmente la pace, la fine della lunga rincorsa per la ricerca. E mi sono adagiato, stremato ma felice di aver trovato quello che da sempre avevo cercato: un sogno che diventa realtà e mi sono dato, totalmente, senza riserve, ingenuamente soprattutto, come un bambino con il suo cavalluccio a dondolo. Ma la realtà non è fatta di balocchi, di cavallucci bianchi che dondolano, la realtà è fatta di realtà, di razionalità, di materialità, di cose concrete che un sognatore, quale ero io, non può e non sa dare perché a furia di sognare si perde di vista la realtà, non c’è più confine tra fantasia e realtà, le due cose si confondono come certi cieli d’estate che diventano un tutt’uno con il mare. Non c'è posto per gli ingenui e i sinceri in questo mondo e la propria natura non si può cambiare per compiacere gli altri e non si può cambiare nemmeno se lo vuoi, per sopravvivere in questa jungla. Inevitabilmente sei fatto fuori perchè delle persone deboli e che hanno nelle labbra ciò che hanno nel cuore, sono tutti pronti ad approfittarne ed il male è più facile farlo a loro che ai forti, a quelli che hanno capito come funziona se vuoi vivere. Io non l'ho capito nè voglio capirlo, sto bene così come sto e come sono. Ad ognuno la sua coscienza, ammesso che molti l'abbiano. Per amare una persona fondamentalmente ingenua così, ci vuole una persona così! Sembra banale e ovvio ma le cose stanno in questo modo! Così, a poco a poco, lentamente, nel tempo, ti accorgi che il mare attorno a te comincia ad ingrossarsi, come un libeccio, il porto franco viene investito dalle onde, la rada non è più sicura e sarebbe ora di lasciare quel rifugio non più sicuro, alzare le vele e riprendere il cammino, la ricerca. Ma nel momento in cui cerchi di alzarti per ripartire ecco, ti accorgi che non hai più né la forza né, principalmente,  la voglia nella mente e nelle gambe: dopo aver tanto cercato e creduto di aver trovato non credi più nelle armi che ti avevano dato forza durante la tua lunga battaglia: sognare e sperare, credere. Ecco perché in me ormai non esiste più nulla: non ci sono sogni e non ci sono nostalgie e non certo per paura ma per, finalmente, logica ragionata, perfetta visione della realtà. Quindi basta sogni, basta fantasie, basta nostalgie, che ogni cosa vada a farsi strafottere, lascio volentieri agli altri le illusioni ed i sogni, ognuno ha il diritto di rinunciare alla realtà come meglio credere, ognuno ha il diritto di suicidare la propria vita come meglio crede. Che sia lasciato anche a me il diritto di vivere la mia vita come voglio o di non viverla. Non ce l’ho con nessuno, non odio nessuno, non ho nessun rimpianto, semplicemente non me ne fotte più niente di nessuno, non credo alla filosofie, agli eufemismi, ai vari Gibran, Osho, Tagore, Alberoni e cose del genere, cose di cui si pasce moltissima gente. Buon pro gli faccia! Io me ne sto, benissimo, nella mia ragionata rassegnazione, tanto gli esseri umani sono così e non c’è nulla da aspettarsi da nessuno. Questo sono certo di averlo sempre saputo, fin da quando ho cominciato a pensare e forse anche prima. Solo che questo saperlo era nascosto da qualche parte nella mia testa ed un bel giorno è venuto fuori. Per anni mi sono comportato come si comportano gli altri, ho guardato le vetrine. Oggi mi rendo conto che è meglio un bel bianco cavalluccio a dondolo o la mia immagine riflessa nello specchio delle ante di un armadio. Sono loro i miei amici e nello stesso tempo i miei nemici. Ma almeno li conosco e se conosci il tuo nemico, sai come combatterlo. Stamattina mentre prendevo il caffè ho sentito alla radio questa canzone di Anna Oxa (splendida canzone, splendida Anna Oxa, splendida voce, splendidi atteggiamenti, splendida interpretazione ) e mi è tornato alla mente il mio cavallo a dondolo, ecco perché ho scritto questi schifo di post.

 

P.S. Sotto, in un altro post, la versione originale della canzone Pagliaccio azzurro.

 

Till it shines

14 dicembre 2009 ore 23:07 segnala
 Versione originale

 

 

Alba

11 dicembre 2009 ore 21:22 segnala
Anche quest’anno si prevede un Natale tranquillo, in città e provincia. A parte i quattro giovani morti sulle strade siciliane (la loro auto, uscita di strada per cause imprecisate, si è schiantata contro il guard-rail), il suicidio inspiegabile di un uomo che viveva da solo ( era una persona così educata e gentile, tranquilla, hanno commentato con aria frettolosa e svogliata i vicini di casa), il barbone morto di freddo a poca distanza dalla stazione, la prostituta derubata e picchiata da qualche sconosciuto cliente,  il bambino investito e ucciso mentre coi genitori tornava dalla festa dai nonni, l’uomo travolto da un’auto perché si era fermato ad aiutare un automobilista in panne sulla Palermo-Agrigento, l’ennesimo operaio morto sul lavoro precipitando da un tetto e la lunga fila di gente, il giorno dell’Immacolata, davanti la Chiesa del Sacro Cuore, dove una associazione di volontariato distribuiva panettoni ed altri generi alimentari anche a gente che percepisce una pensione mensile o uno stipendio,  il rapporto giornaliero della questura non segnala nulla di rilevante. Un episodio inconsueto, però, si è verificato in nottata in periferia dove alcuni cittadini, insospettiti e allarmati da un improvviso e perdurante bagliore, hanno chiamato i vigili del fuoco. I vigili, giunti sul posto insieme a una volante dei carabinieri, non hanno però trovato alcuna traccia d'incendio. C'erano solo alcuni extracomunitari in una baracca rudimentalmente riscaldata (un uomo, una donna e un neonato e  li vicino, stranamente, un bue smagrito e un asino spelacchiato) e, davanti alla baracca, una piccola folla eterogenea di zingari, arabi, manovali rumeni, viados e nigeriane, ognuno di essi recante un modesto regalo. "Stiamo festeggiando un nostro amico" ha detto ai carabinieri, in un italiano molto stentato, uno dei rumeni. "Voi non lo sapete, ma oggi è un giorno molto importante" ha aggiunto uno dei due viados, che ha detto di chiamarsi Raffaele ( l’altro viados invece, dicono, si chiamasse Gabriele ). "Vabbè, fra poco è Natale!" ha bofonchiato l'appuntato e la volante se n'è andata sgommando, senza chiedere i documenti. Il bagliore è durato fino a che è spuntata un’alba che ti dava l’impressione di essere la promessa di un giorno diverso.

Luci

09 dicembre 2009 ore 15:15 segnala
 Il buio della notte,

intermittenti luci di lampioni,

fermi,

e quelli che passano veloci,

in mezzo alla campagna circostante,

luci di case.

Ma quel poco che rimase della vista attenta,

la mente soffocata in confuso dormiveglia,
percepi' un'ombra bianca
fra i due vagoni fermi nella notte
- una colomba in volo -
per noi grigi e stanchi viaggiatori.
Ho visto una ragazzina
con una faccia sconosciuta, conosciuta,
il volto che il mio cuore amo' tanto.
Sottile tristezza di ragazza,

occhi marroni,

il mondo ancora impacchettato,

ma visto da una tristezza radicata,
ed una lieve piega fra le labbra,
la prima conoscenza del dolore.
Avrebbe dovuto essere cosi'
anche lei, a quindici anni,
il lampo della vita teneramente
rinchiuso in un giubbotto.

Qualcuna

07 dicembre 2009 ore 22:38 segnala
Tutte le donne che dissero ti amo
ad una ad una, silenziosamente,
lasciano che i ricordi
vadano a rinfrescare l'amore.
Qualcuna, delle tante, lo dirà ancora.

 

* * *

 

Tu che dipingi nell'aria libertà
vola anche per me
te ne prego gabbiano.

Inevitabilmente

03 dicembre 2009 ore 14:51 segnala
Inevitabilmente è cominciata la discesa, il più è fatto ormai, comincia il conto alla rovescia.....

Tomorrow 1

01 dicembre 2009 ore 16:47 segnala
Qualche giorno fa ho telefonato ad un ben noto gestore pubblico ed ho sentito la solita musichetta di attesa che ormai si sente a chiunque telefoniamo. Non ci ho fatto caso perché per la maggior parte delle volte sono dei motivi ripetitivi o che non gradisco affatto e quindi ho atteso distrattamente che qualcuno mi rispondesse. Ma quella musica, invece, mi ha tolto del tutto dalla mia distrazione, era un motivo che conoscevo e che mi piaceva, mi ricordava qualcosa e così dopo qualche istante, dato che non la sentivo più da almeno ventanni,  ho riconosciuto che quella era la canzone portante del bellissimo musical di John Houston ( un grande regista di tutt’altro genere dei musical ma che si è cimentato con grande successo anche in questo campo): Annie,  che avevo visto moltissimi anni fa e che mi era piaciuto così tanto da commuovermi, perfino. Mi ha riportato indietro a tempi sereni, quando i figli erano piccoli e li portavamo al cinema a vedere i cartoni animati, specie quelli che uscivano, in genere, nel periodo di Natale:  Oliver & Company,  La sirenetta,  La bella e la bestia,  Aladdin,  Il re leone, Pocahontas, Il gobbo di Notre Dame  e così via, per non parlare poi delle numerose cassette registrate  tra le quali spiccava tra tutte La carica dei 101 e della quale ero innamoratissimo, e lo sono ancora oggi, anche io. I bambini fremevano quando, durante il periodo di Natale, davano al cinema questi cartoni, l’atmosfera era magica e non vedevano l’ora che arrivasse il momento culminante della proiezione  in un cinema strapieno di bambini e genitori. Quei cartoni prendevano anche me come un fanciullo, mi catapultavano in una dimensione magica, in un mondo di fantasia che da sempre ha risieduto e risiede dentro di me e venivano risvegliate dalle canzoni che si possono ascoltare solo nei cartoni animati o in certi musical, proprio come questo, Annie. Un mondo che esiste solo dentro di me, la realtà è ben diversa ed io non l’ho mai accettata, mi illudo che possa esserci ancora spazio per un mondo dove domini l’ingenuità e la fantasia, dove tutto finisce sempre bene. E’ uno squilibrio profondo tra l’età emotiva e l’età razionale quello che c’è in me, uno squilibrio che mi ha sempre tenuto fuori dal ciglio della strada, del sentiero. Questa società ti richiede determinati comportamenti: se tu non sai darglieli sei, inevitabilmente, tagliato fuori, puoi vivere solo nel tuo mondo, nella tua fantasia, basta che non te ne lamenti ed accetti. Io non me ne lamento affatto, sto bene nelle atmosfere feeriche di Peter Pan, mi illudo che Londra sia quella della Carica dei 101 e che Esmeralda e Quasimodo siano il bene mentre Frollo rappresenta il male. E’ una storia senza fine quella che c’è in me identica a quell’altro bellissimo film La storia infinita. Morirà con me, ma vivrà nella fantasia di moltissime altre persone che non si ritrovano affatto in questo mondo schifoso.