Estate

27 ottobre 2009 ore 15:17 segnala
Speriamo
che
questo adesso
passi
e in fretta
come un
treno
nella notte

 

Ostia. Fugge di casa in preda al panico alla notizia che i genitori hanno intenzione di separarsi. Ritrovata dalla polizia il giorno dopo. "Sono andata in una chiesa per chiedere a mio nonno che è in paradiso di aiutarmi a rimettere insieme papà e mamma".

 

I gay vanno all'inferno, annuncia Sua Santità sotto il bel Cupolone costruito dal gay Michelangelo.

 

Vaticano. "Il McDonald non è cattolico", o meglio, magari potranno anche essere cattoliche le patatine ma sicuramente è un po' miscredente l'atteggiamento di chi se le mangia dimenticando completamente "la sacralità del cibo" e "l'aspetto comunitario di condivisione" con cui bisognerebbe mettersi a tavola. L'ha scritto un teologo sull'Avvenire, e credo che abbia voluto dire che al McDonald si mangia da cani e che quegli hamburger alla plastica gridano vendetta a dio. Pienamente d'accordo. D'altra parte il padreterno qualche buona ragione l'avrà avuta, per creare il sangiovese e i tortellini.

 

Ha da passà ‘a nuttata!

 

I gay si chiamano finocchi perche,' alle volte, al momento di bruciarli vivi per ordine dei preti, il boia gettava sul fuoco anche qualche mazzo di finocchi: cosi' la cerimonia veniva resa piu' tollerabile olfattivamente, visto che la carne bruciata per molti ha un odore fastidioso. Bruciarli, non se ne poteva fare a meno perche'altrimenti il Signore si sarebbe irritato e avrebbe mandato cataclismi e terremoti: questi ultimi venivano generalmente attribuiti esattamente a cio', e le autorita' religiose e civili non mancavano di tenerne conto. Altre categorie molto antipatiche erano sindacalisti, ebrei, protestanti e donne sapute: questi pero' venivano messi a fuoco piu' rudimentalmente, visto che le storie in questi casi non parlano di finocchi. (Nessuno di quelli che un tempo bruciavano i gay gli ha mai chiesto scusa. Anzi, sono tuttora impegnati a dire che certo bruciarli non si puo' piu' ma insomma).

 

Sessanta anni di attesa. In un campo di concentramento tedesco un polacco tenta di scappare. Una guardia imbraccia il fucile e stava per sparare... quando sente una voce dal cielo: "Fermo! Che fai? Quello è il futuro papa!". Il tedesco si blocca: "Ma - chiede - e io?". E la voce risponde: "Pure tu, pure tu, dopo...".

 

Sono le 15.12 della mia vita,

quante volte sono state le 15.12 della mia vita!

Sarà facile contarle,

non certo come voler contare i granelli di sabbia

su una spiaggia, d’estate,

chiusi in un pugno,

che lasci scivolare via dalla mano

come scivolano tutti i giorni della vita,

come tutte le h. 15.12,

come tutte le illusioni svanite,

come tutti gli inganni di questa vita

arroventata dal sole,

resa fredda dal ghiaccio di molti cuori.

Quante volte ancora saranno

le 15.12 della mia vita?

Come saranno?

Se saranno.

 

Salto del Cavallo

23 ottobre 2009 ore 20:02 segnala
Erano le 4,45 del mattino! Accidenti! Stavo dormendo e stavo sognando qualcosa di molto bello! Dopo tanto.  E tu….a quell’ora….. col tuo trillo crudele. E avrei voluto andare a buttarmi in fondo a un fiume o a mare con un tuffo dal Salto del Cavallo, come hanno fatto tanti, per non riemergere più. Penso che un giorno o l’altro verranno a prendermi con un camion per portarmi all’ammasso, allo sfascio, alla demolizione, in una discarica. E quando stamattina sono uscito di casa, proprio qui davanti al portone, le signore parlavano, le facce tristi, tra di loro: “…..si, lo hanno trovato ieri… era li da tre-quattro giorni, poveraccio!”. Mi sono avvicinato: “Si, quell’uomo che era sempre in bicicletta, quello alto, magro, col cappello sempre in testa, non lo vedevano da diversi giorni così sono andati a vedere, hanno sfondato la porta…..!”

 

Non voglio dire niente,

non voglio parlarne,

non voglio farlo sapere a nessuno,

nemmeno a me stesso,

dunque allontanarne il pensiero

quando si insinua nella mente,

è l'unico modo per tenerlo intatto

non inquinato,

per quello che è realmente!

Perchè nel momento in cui ne parlassi,

nel momento in cui solo pensassi,

o cantassi

o scrivessi

non sarebbe più la stessa cosa

ed io voglio che viva!

 

Baarìa

20 ottobre 2009 ore 16:28 segnala
Poco fa ho sentito alla Radio una canzone che non sentivo più da anni: Alghero, di Giuni Russo, cantante palermitana, morta giovane qualche anno fa. Una grande voce che certamente meritava più di quello che ha avuto. Sono particolarmente legato sia alla cantante ( ho messo qui, la settimana scorsa – credo - un suo video in coppia con Battiato ) che alla canzone. Era il tempo in cui i miei figli erano ancora piccoli, le radio private avevano ancora pochi anni di vita e, a richiesta, dedicavano, per una infinità di motivi, ad innamorati, mogli, mariti, fidanzati, le canzoni dell’epoca! Anche questo è finito, come ogni cosa bella! Dunque i miei figli, specie il piccolo, erano innamorati di questa canzone e quando eravamo in macchina ( allora si usavano le cassette stereo7 ) la ascoltavano spesso e così una domenica mattina ho telefonato ad una Radio locale, Radio Lionte, ed ho chiesto di dedicare, da parte mia e della mamma, la canzone Alghero ai miei figli. Mi sono armato di cassetta e registratore per imprimere sul nastro le parole del dj, voce ormai familiare per tutte le volte che l’avevo sentita. Ed ecco il momento magico, i miei figli attentissimi, frementi e impazienti in attesa dell’annuncio ( “Ma papà, quando arriva la nostra canzone? ) della loro dedica finchè la voce dalla Radio : “E adesso, Alghero, canta Giuni Russo, dedicata dal papà Mario e dalla mamma A. ai figli D. e A.”.  Il tutto debitamente registrato nella stereo7. Un urlo di gioia dei miei figli a sentire il loro nome e poi ecco le note, orecchiabilissime, e la splendida voce di Giuni Russo! Ed alla fine il dj ripete, per la ulteriore felicità dei bambini, “Era Giuni Russo con Alghero dedicata da….ai figli….! Altre urla di gioia e poi ad ascoltare ripetutamente nella cassetta quanto avevo registrato. Non bastava mai: “Ancona (non ancora), papà” mi ripeteva il più piccolo! Conservo sempre quella cassetta stereo7, un giorno o l’altro dovrò decidermi a cercarla in mezzo alle altre che tengo in uno scatolo. I miei figli sono cresciuti, ora sono grandi appassionati di musica come tantissimi altri giovani, il tempo è passato inesorabilmente lasciando le sue tracce e le sue ferite, i suoi segni. Nulla è stato di quello che avevo sperato, anzi! Tutto il contrario! Le piccole radio libere, quelle locali, si può dire che non esitono più, almeno con le intenzioni di una volta, quelle che ci sono non trasmettono più le dediche e di quel periodo mi rimangono i trentatré giri che avevo portato in dotazione ad una Radio libera di un mio amico che me li ha rovinati completamente inondando le splendide copertine dei dischi di una volta, con decine e decine di timbri con il nome di quella Radio. Qualche LP ( Sly and The Family Stone, ad esempio, acquistato a New York, che peccato!)  non mi è stato mai più restituito! Qualche anno fa sono rimasto in panne con la macchina a parecchi chilometri da casa, ma sempre nello stesso comune. Ho chiesto un passaggio fino in centro a diversi automobilisti finchè uno di loro mi caricò a bordo e mi portò fino a casa. Io lo ascoltavo mentre parlava, mi chiedeva dove doveva portarmi e cosa era successo alla macchina. Quella voce io la conoscevo, ero certo di conoscerla ma non riuscivo ad associarla a nessuno che conoscessi. Così chiusi gli occhi e lo ascoltavo parlare, chiusi gli occhi per qualche minuto finchè gli dissi: “ Ma tu, hai mai lavorato a Radio Lionte?”. Per anni ci aveva lavorato, Peppe Carta, era lui quello delle dediche!! La commozione mi prese tutto il corpo, “mi s’arrizzaru i carni”, come diciamo dalle mie parti! E ho cominciato a ridere, ridere, ridere, proprio come si ride con gli occhi lucidi, e lui, meravigliato, a guardarmi e chiedermi il perché di quelle risate e di quella commozione. Gli raccontai la storia di Alghero e dei miei figli, che naturalmente lui non poteva ricordare per tutte le dediche che aveva fatto in tanti anni, ma ne rimase colpito e commosso anche lui, commosso e piacevolmente sorpreso. Così abbiamo parlato di quei tempi, dell’entusiasmo, dello slancio, dell’enfasi, dell’iperbole e della parabola discendente di tutto ciò che è armonioso, bello, piacevole, penetrante nel cuore e nella mente, fantasioso e reale, stimolante, coinvolgente, inevitabilmente! Gli raccontai di come il mio numero di telefono di casa fosse diverso per il solo ultimo numero da quello di Radio Lionte e di tutte le telefonate, anche notturne, che ricevevo da chi sbagliava numero, anche in piena notte e mi chiedeva di dare la buonanotte alla ragazza dedicandole una certa canzone, della rabbia per il sonno interrotto e per la paura quando si riceve una telefonata in piena notte e di come poi, alla fine, ci ridevamo sopra ( ma noi o la Radio, non ricordo bene, si dovette cambiare numero). E ancora a ridere per questo. Peppe Carta mi portò fino a casa, ci intrattenemmo ancora qualche minuto per finire i nostri discorsi e poi ci siamo salutati promettendo che ci saremmo rivisti ancora. Ma, ad una certa età, non si è più come quando si è giovani ( che scoperta, vero? Eppure è spontaneo dirlo!): siamo presi da mille cose, non c’è il tempo per fare nulla, troppi impegni, troppi pensieri e, sicuramente, non c’è più la voglia di fare determinate cose. Occasionalmente ti capita di incontrare un vecchio amico o qualcuno, come nel caso di Carta, che ha diviso con te, inconsapevolmente, un certo periodo, ne parli, il passato ti assale solo per quei pochi momenti dell’incontro e poi la vita ti rapisce ancora una volta e ti mette con i piedi per terra: Giuni Russo non canterà mai più, Alghero si sente ogni tanto in qualche Radio privata, i miei figli sono cresciuti hanno trenta e ventiquattro anni, io sono carico, pregno, saturo del mio passato e del mio presente, un macigno che non so nemmeno io dove trovo la forza per sostenerlo, forse lassù qualcuno mi ama ( spero!), parafrasando un famoso film. Ogni tanto ricordo le cose belle ma in una bilancia non hanno, purtroppo, il peso maggiore! Sono un vecchio Prof. che non ha più nemmeno la voglia di scappare, magari per andare ad Alghero, finalmente! Chissà, forse per un incantamento feerico, ci troverei i miei figli piccoli, proprio come nel grande capolavoro di Giuseppe Tornatore che ho visto al cinema proprio domenica scorsa: “Baarìa”, commovente e struggente, delicato, intimo, personale, magico, fatato. Ho mandato un sms a mio figlio che non vive con me: "Appena puoi vai a vedere Baarìa, chissà, forse ti verrà in mente qualche particolare episodio di quando eri bambino, di quando eravamo bambini, di quando eravamo innocenti!"

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=k3yt2Djzr7I

 

 

Musica

17 ottobre 2009 ore 12:46 segnala
Questa musica suscita in me sensazioni che non saprei come descrivere per poterle trasmettere anche agli altri: questa musica mi parla di un mondo che non esiste più, eppure così recente! di qualcosa che è stato e che non è più, quando gli esseri umani avevano ancora qualcosa di autenticamente umano nel loro cuori e nelle loro menti. Si, perché c’è stato un periodo – che io ho avuto la fortuna di vivere – in questa nostra maledetta società, in cui i sentimenti ( e non parlo solo dei sentimenti amorosi ) avevano un valore, un valore che, in genere, trovava riscontro nel mondo che ti circondava: persone e cose. Un mondo perduto ma esistente, ancora e sempre, da qualche parte nello spazio temporale, proprio come quando si cerca di immaginare dove possa essere il Paradiso e, con occhi e fantasia umana, lo collochiamo da qualche parte nel cielo. Ascolto questa musica e senza accorgermi, senza che io faccia nulla perché accada, mi sento trasportato in quel mondo: eccomi, accoglimi ti prego, non respingermi, avvolgimi tra le tue braccia e non lasciarmi andare, tienimi con te e non lasciarmi mai più andare via. Cullami, cantami la tua canzone! C’era qualcosa, allora, negli esseri umani, niente di paragonabile allo squallore, al vuoto e alla nullità di oggi, un oggi che mi è del tutto estraneo, inaccettabile, improponibile sotto tutti i suoi aspetti. Chi ha vissuto quel tempo e questo tempo non può assolutamente accettare la situazione di oggi e quando ascolto questa musica io smetto di esistere in questo mondo attuale, sono completamente immerso nell’altro e lentamente mi prende la commozione, una commozione lancinante e dolcissima che mi sale, inarrestabile, proprio come una vera sensazione fisica, dalla gola, al naso e alla testa con una voglia prepotente di tramutarsi in lacrime, sciogliersi, liquefarsi in un pianto silenzioso ed io non faccio nulla per impedirlo poiché questo è il prezzo da pagare ( volentieri ) per ricevere la sua benefica azione catartica, una specie di immersione nel fiume sacro della coscienza che si rigenera e risorge a nuova vita, anche se questo dura lo spazio di un intreccio di note musicali. Ho creduto, ho dato la mia vita ma tutto è stato vano: eccomi qui ora, in questo limbo che non ha sbocchi e mi chiedo se davvero sia stata una fortuna vivere quel periodo precedente. Forse se non lo avessi mai vissuto non avrei potuto fare un paragone con quello di oggi e non sarei stato così male. Forse sarebbe meglio non vivere mai le cose belle, perché prima o poi finiscono!

 

Vieni a cercarmi una notte, ti prego,

stringimi fra le tue braccia

e dimmi che tutto va bene,

prendi la mia paura e gettala via,

lontano da me;

mi addormenterò come un bimbo

se tu sei vicina,

l'alba non mi sorprenderà

ed il giorno non sarà più così duro

se la tua mano è nella mia;

vieni a cercarmi una notte, ti prego,

ho lasciato la porta aperta

ormai da tanto tempo,

perchè tu possa entrare e dormire con me,

ed al mattino mi sveglierà leggero,

il  lieve profumo del tuo corpo odoroso

e  la tua bocca così dolce di baci

ancora per l'ultimo sonno,

così come un tempo facevi

un tempo perduto

ed ormai forse troppo lontano.

Vieni a cercarmi una notte, ti prego!

 

La belle dame

15 ottobre 2009 ore 21:06 segnala
Cammini lento nella quiete della stanza;
è così potente l'odore del suo profumo
tanto che pensi che lei sia eterna,
tanto che pensi che sia ogni cosa,
ma nessuno sa cosa sia lei....
Ti penti  per tutto quel che hai detto,
il suo ingresso, pensi, possa sollevarti dalla morte
e credi che sia immanente, su di te
e pensi che resterà sempre,
sempre pronta a perdonarti,
sempre pronta a concederti la sua comprensione
ma in quel suo modo particolare per poi dartene la colpa.
Quando verrà sarà una straniera:
ti zittirà e tenterai di protestare
come il rullo di un tamburo che allontana il pericolo,
troppo tardi ti sei reso conto
che la donna dalla pelle così bianca,
come qualcosa sortito da Nicole Kidman o Francesca Dellera,
sta sempre smorzando la luce
e ombreggiando, oscurando, annichilendo

tutto ciò che ti senti dentro.
Ancora credi che resti sempre,
ieri e domani,
ma nessuno sa chi sia lei.
Ancora giuri di poterla conquistare
e la tua preghiera è che lei ti voglia;
consapevole, una volta santo, che ora sei un peccatore
e le tue colpe ti perseguitano
quando la donna dalla pelle così bianca,
come qualcosa sortito da Edgar Allen Poe,
prende la tua mano così saldamente
speri che non vada mai via.
Facili bersagli, facili cruciverba, facile vita:
questi orli di vita ti lasciano in equilibrio su un rasoio,
sanguinando lentamente, gocciolando.

Alla fine tutto viene giù,
in accordi  e note

Del tutto privi di qualsiasi consistenza

Di qualsiasi armonia.
Questo ti nasconde la chiave per poterla capire,

tu cerchi così intensamente di trovarla;
ma tutto quel che generi è solo lo sforzo di esserne meritevole.
Anche ora hai bisogno che ti venga ricordato
che la Belle Dame, The Fair Lady,

è senza comprensione: fredda come la sua bianca pelle.
La donna dalla pelle così bianca
non hai mai afferrato il suo nome,
ti tiene ora nella notte
e non ti lascerà mai andare ancora
non si lascerà mai andare ancora.

 

A volte le strade parallele si possono incrociare

 

Abitudine

13 ottobre 2009 ore 00:05 segnala
E’ una cicatrice che sparirà solo con la morte. E’ un dolore ormai solidificato, cristallizzato, caparbiamente infiltrato in ogni angolo del corpo e della mente, da arrivare perfino ad amarlo questo dolore. Un abitudine, un vizio, una normalità. Non si torna indietro, nessuna cosa al mondo potrà sanare l’anima solcata a fondo  scientemente, con forza, con glaciale freddezza, da uno stiletto appuntito, lentamente nel tempo, giorno dopo giorno, con studiata pazienza. Ciò che è fatto  è fatto, consumatum  est! Non ho mai avuto certezze nella mia vita, ma non ci sono rimedi, non ci sono ritorni, pentimenti, non ci sono medicine, né guru, né poesie, né filosofie, mantra, versetti, sutra, preghiere e tanto meno parole che possano far tornare le cose come prima che questo dolore fosse inferto con violenza. Non si può mai più cancellare un gesto, un atto, ciò che si è compiuto. Ciò che è fatto è fatto e finirà con la morte, un giorno.

Communisti

09 ottobre 2009 ore 17:03 segnala
Tutti cercano la pace interiore, dai post che si leggono qui nel blog, a quanto pare. Uno stato di benessere e di astrazione dalle miserie terrene e umane, quasi una specie di levitazione dalle oscene, insopportabili e turpi mondanità. A molti, tutto questo, sembra una chimera, qualcosa di irrealizzabile e irraggiungibile. Ma ecco che il web ci viene in soccorso ( cosa non farebbe mai la tecnologia per noi malati di quel male oscuro di cui parlava il grande veneto Giuseppe Berto, magistralmente interpretato da Giancarlo Giannini!). E perciò, essendomi per caso imbattuto in un sito alternativo, ho deciso di seguire  il semplice consiglio di un famoso Maestro Zen, ed ho, finalmente e con facilità, trovato la pace interiore. Il Maestro diceva: “Il modo migliore per raggiungere la pace interiore consiste nel portare a termine tutte le cose che abbiamo iniziato”. Ho voluto provarci, hai visto mai? Mi sono detto! E così mi sono guardato attorno a casa per vedere tutte le cose che avevo iniziato e che avevo lasciato a metà o quasi….e prima di sedermi qui alla mia scrivania, come al solito piena di un polveroso disordine, ho portato a termine: la mezza bottiglia di Baccorosa Douce, due o tre dita di Fragolino Gioioso ( mi ero perfino dimenticato di averlo lasciato li ), un sacchetto quasi pieno di mandorle, mezzo bicchiere di panna lasciato nel freezer da mio figlio e che anche io avevo assaggiato ieri, due grammi scarsi di Mister Tambourino, un pacco quasi ancora pieno di Grancereale croccante e un pezzo già mordicchiato di grana padano. E il resto del caffè rimasto nella caffettiera. Non avete idea di come mi senta bene adesso….Prego, passate questo messaggio a tutti coloro ( e sono tanti in questo girone infernale di chatta) che hanno bisogno della Pace Interiore…..e buon fine settimana a tutti.

 

"Es un gobierno de mierda, pero es mi gobierno" (cartello a una manifestazione popolare, Santiago del Cile, estate '72).

 

A proposito di Governo, di cui sopra - dato che da un paio di giorni sui vari Forum ne ho lette di tutti colori -  vorrei ricordare ai plebiscitari, a quelli del culto della personalità, a quelli della investitura popolare ( ancora non hanno detto divina ma poco ci manca ), a quelli che il mondo si divide in due sole, uniche fazioni : Berlusconi e i Communisti, che il Presidente del Consiglio italiano non viene “eletto” da nessuno, ma proprio da nessuno, né dal popolo ( parola di cui riempirsi la bocca : po-po-po-lo come da triviale gergo bossiano ) né tanto meno dal Parlamento. Viene, infatti, “incaricato” dal Presidente della Repubblica e, prima di entrare in carica DEVE “ricevere” la fiducia dal Parlamento ( che in teoria potrebbe anche negargliela, ed è successo in passato ). Che c’entra questo? Nulla, solo per dire che Lui non è stato affatto eletto dal po-po-po-lo. Ma “noi” questo lo sappiamo ( anche loro, ma fanno finta di non saperlo).

 

Qui le cose sembra che siano chiare: noi siamo gli amici e loro sono i nemici; ma un mio amico che abita dall’altra parte dice che loro sono convinti che gli amici sono loro e noi, invece, i nemici.

 

Sono le 17,03 della mia vita e mi è venuta in mente sta cosa qua sotto :

 

Si ti dicissi

quantu ti vogghiu beni

sugnu sicuru

chi tu non mi sintissi,

girassi l'occhi i l'autru latu

e ti mittissi a ridiri.

Tu va circandu

cosi chi su luntani,

chiù avanti du mari,

dopu di muntagni,

e non si capaci

di fari na cosa facili:

mi voti a testa

vicinu a tia

chi ci vidissi subbitu,

cu l'occhi du cori,

unu chi fussi capaci

d'andari chiù avanti du mari,

dopu di muntagni,

pi tia,

unu chi havi scrittu,

'nte labbra

e dintra a l'occhi:

ti vogghiu beni!

E  tu no sa vidìri.

 

Nulla

07 ottobre 2009 ore 17:25 segnala
Quel kajak filava liscio e regolare su un mare che era una crema densa. Io mi ero fermato in Marina, mi ero seduto su quella panchina, così per caso, stavo pensando a quello che era successo nei luoghi della mia infanzia, a tutto quel disastro, a tutti quei morti, al ragazzo di trentanni che è morto dopo aver salvato nove persone, alla stazione ferroviaria dove abitavo con i miei nonni e mia zia, proprio li, a soli due chilometri da Giampilieri. Non mi ero accorto dell’arrivo del mio amico Santo, 84 anni, che si era messo la dentiera ed aveva, così, guadagnato dieci anni, che mi sentiva bene perché aveva messo l’apparecchio acustico e mi chiedeva cosa avrei mangiato a pranzo. Quel kajak mi era sembrato l’espressione della fuga, della libertà e quelle bracciate energiche e regolari del vogatore, il desiderio di allontanarsi, il più rapidamente possibile, da una realtà che si rifiuta o forse da una realtà che, ormai, rifiuta te; dalla quale sei tagliato fuori per sempre. Questa vita ti richiede determinati comportamenti e se tu non sei in grado di darglieli ti mette fuori strada, fuori dal sentiero, ti fa sentire estraneo e stupido, in poche parole ti emargina, ti estromette, anzi ti restringe proprio come in un ghetto. Santo mi parlava di quello che era successo a Giampilieri, per un po’ l’ho seguito, l’ho ascoltato ma poi, poco a poco, le sue parole sono diventate solo un suono nelle mie orecchie, non ho capito più nulla. Troppe cose, troppi avvenimenti non piacevoli, nella mia vita ed io sono stanco e non più giovane da potere affrontare, ancora per molto tempo, tutto questo. Non esiste più nulla, anzi non è mai esistito nulla, l’unica cosa che mi ha fatto andare avanti, in questi ultimi sei anni della mia vita, è l’essere stato da sempre preparato a non aspettarmi mai nulla da nessuno, nessuna attesa, come direbbe qualcuno. Questo mi ha salvato, o meglio, mi ha permesso di sostenere tutto ciò che mi è successo, altrimenti sono certo che sarei impazzito o forse perfino morto. Non esiste più nulla, nemmeno l’isola deserta che tutti abbiamo un po’ sognato e sperato nei momenti critici della nostra vita: fuggire su un’isola deserta. Niente! Anche quella ci hanno tolto. Non più lacrime, non più paura, non più nostalgia. Mi resta solo il mio amico Mister Tamburino. E Santo è troppo vecchio per potergli essere amico anche lui.

Contenuto nesessarrio grazie etutti quei morti e

02 ottobre 2009 ore 13:46 segnala

ho la testa come una trottola voglio dormire stamattina c'erano le barche in mare d'olio un kajak giallo e un vogatore sotto il sole il sole dietro le nuvole e ci sono stati una decina di morti qui vicino, proprio vicino la stazione ferroviaria di mio nonno giampilieri ponte schiavo ponte santo stefano scaletta zanclea ( la famosa falce da cui, vero, il nome famoso, zanclae) Capo s. alessio insomma un casino e dio ho la testa confusa e non so che fare quel kajak in marina stamattina mi ha messo in crisi era giallo e filava liscio con vogate regolari su quel mare d'olio ed il sole che non sapeva coa fare io sono imasto li seduto sulla panchina e poi è venuto santo stavolta aveva ladentiera e sembrava più giovane mi ha chiesyo cosa avrei mangiato oggi ma io che ne poso sapere quello che mi capita mangio ma c'è alfreo li si che deve mangiare e allora gli preparo qualcosa di buono faccio del mio meglio insomma e finora non siamo morti io ho mangiato la papaja on tutti i semi piccanti chemi piacciono tanto e anna tatangelo ch canta dallo schermo dimmiche male c'è, boh! io non saprei e sto cazzo di chat che mi dice sempre contenuto necessario grazie ma se ilcontenutio c'è?? hanno cotruito un edificio sulla sabbia piani su piani ma tutto sulla sabbia come a giampilieri che non hanno fatto nullaper evitare tutti sti morti,piove ma non forte qui alcune gocce e quando sono andato in calabria l'altro giorno con la moto sulla jonio tirreno senza possibilità di riparo dato che è una superstradaa un certo punto un temporale violentissimo mi sono bagnato perfino le mutande eri un pezzo d'acqua fradicio e così in quel bar a gioiosa jonica che tanto mi piace signora per favore lo vede come sono combinato i dia uno scabuzzzino per camnbiarmi e meno male le testa mi cammina ancora e anche se c'era il solo quando sono partito io mi ero portato tutto mutande calze scarpe un altra giacca a vento pantalone maglietta e un grand asciugamano e osì mi sono chiuso in quello scabuzzini e mi sono asciugato dalla testa ai piedi e e mi sono camnbiato poi alla faccia di qualcuno mi sono seduto il quel bar grazie signora per lo scabuzino e mi sono fatto porta una torta di mele eun te verde bollente e mi sono rimesso sulla moto dopo che il sole se n'è fottuto delle uvole d è uscito fortissimo e caldo non come stamattina su quel cazzo di kajak che non sapeva e uscire o no che alla fine mi sono scassato di stare suq eulla panchina con santo ad aspettaròllo e me ne sono andato via meno male che ho incontaro mister tamburino con qualesiamo molto amici da  quando avevo diciasette anni e così ci siamo fatti compagnia che risate e che buona che gusto la papaja e a dessoho sonno ho la testa come una trottola e voglio dormire il disco c è pieno di dati dellamemoria e il computer sta scoppiando non c'è spazio sufficiente mi dice sto cazzo di finestra che mi da un fastidio infinito liberare spazio su disci ma vaffanculo tu e il disco ho preso il caffè e adesso me ne vado a dormire stanorre ti ho sognata merda emi sono svegliato con quel kajak in testa giallo come l'interno del giubotto che ho ucciso quel barbone che reo io ed adesso c'è un altro mario non più quel barbone di mario col giubotto con l'interno giallo come quel maledetto kajak però devo dire che quello vogava regolarmente con un paio di vogate era già lontano voglio noleggiarne uno pure io e magari ci porto santo con la dentiera el'appareccho acustico o forse lui resta a guardarmi dalla panchina per dirmi che cazzo fai quando torno alla tua età ti metti a cazzeggiare con il kajak gli ho detto che mio figlio ni ha chiamato per dirmi papà ma che cosa ì successo tutto quei morti l'alluvione a giamplieri si dobe mio nonno aveva la stazione con gli albicocchi ormai è utto distrutto ci manvaca pure questa bah è meglio che non ci pensi e me ne vada a dormire tanto quel kajak non mel tolgo dalla testa e mister tamburino si che quello è un amico no le micizie che dicono qui nella chatta il vero amico è ma quale vero amico non esiste un cazzo di amico l'unico amico è mister tamburino ma qualeamore ti amo eterno infinito ma vaffanculo tu e le tue chiacchiere ma quale amore non esite un cazzo in questa vita merdosa che possa andare a farsi strafottere ogni cosa tranne il kajka naturalemnte e mister tamburino vabbè salviamo anche santo tanto lui non mi ha fatto mai nulla di male gli altri tutti pezzi di merda che non riesco ad odiareli guardo solo con l'odio del cane bastonato che ne prende un sacco di botte dal padrone eppure sempre li fedele ma lo guarda con quegli occhi che se il padrne avesse un minimo di cosciebza dovrebbe sentirsi in colpa per quegli occhi che lo guardano in quel modo con quegli occho tristi e lucidi e il padrone dovrebbe dire ma perchè gli ho dato tutte quellebotte non mi aveva fatto niente e tu ubriaco del cazzo hai massacrtao quattrio gatti a legnate uno appena nato che la mia amica venera curava da tanto tepo e non davano fastidio a nessuno che l'hai fatta piangere disperata marda io lo sio che sei stato tu ma perchè' che fastidio ti davano quei gattini solo la cattiveria ti ha fato fare questo e l'ignoranza merda schifoso lo so che sei stato tu ma non posso accusarti èperchè non hole prove ma intanto venera piangeva disperata sono stanco ho la testa come una trottola asesso me ne vado a dormire voglio dormire un paio di ore almeno eadesso quanrdo provo a mandare questo pst quello mi scrive contenuto necessari graziem grazie al cazzo sistematela sta cazzo di chat invece di mettere la bacheca che è divenatta la pagina delle inserzioni commerciali di un giornale cercasii ragazza seria voglio innamorarmi te lo faccio vedere in cam e poi tutte gli aforismo attribuiti a jim morrisono e che invece lui non ha mai prouncioato primo prrchè era strafatto tutto il giorno e poi perchè quelle frasi iole sentivo damio nonno e da altri vecchi quando morrisono non era ancora nella mente dei suoi genitori e oi quel vivi e lascia vivere che ce l'ahho scritti tutti sul motto mai una frase originale propria che  nasce dallamete e poi quelli che si esibiscono in inglese con un sacco di errori ma finiiscila e scrivi in italiano non in padano ma sta padania poi non eholemanimosllisiste nemmenomi sono scassato hole mani lente e mi sto addormentanto ma voglio leggere quelmessaggio assurdo contenuto ncessario grazie ma non mi fate ridere ahahahahha :-)))   _-))) :-)))  :-))) contenuti necessario graziema va va a dormire

'Nto criu

29 settembre 2009 ore 15:09 segnala
Quel giorno che incontrai Victor Sogliani……..

 

Quanti 29 Settembre nella mia vita! Moltissimi non li cancellerò mai dalla mia mente, altri, invece, voglio cancellarli per sempre, come se non fossero mai esistiti, poiché sono stati infangati nella loro sacralità da comportamenti e da azioni senza dignità. Perciò mettero’ tutti i 29 Settembre della mia vita ‘nto criu, li passerò al setaccio come si fa con la farina o come facevano i cercatori d’oro nel Klondike e quelli che riusciranno a passare dalle strettissime maglie d’uu criu saranno quelli che conserverò per sempre nella mia memoria. Gli altri li getterò via, come scarto, come pula, li rimuoverò proprio come avviene per certi meccanismi psichici che essenzialmente allontanano o tengono separato un determinato contenuto dalla coscienza, una pulsione istintualmente indesiderabile, qualsiasi ricordo, emozione, deisiderio o fantasia che siano associati a questa pulsione. Ho creduto per anni in certe cose, ci ho creduto fermamente, con fede profonda, posso affermare con forza di averci creduto ma è come se, per tutto questo,  fossi stato deriso, considerato ingenuo e senza palle ( sic! ) e, soprattutto, prevaricato con cattiveria da chi ha visto ed approfittato della mia debolezza. E se non dovessi riuscire a rimuoverli allora li isolerò. Ne isolerò la loro rappresentazione di fatti raccapriccianti fino a rendermi, di fronte ad essi, apatico e insensibile a qualunque stimolo emotivo. Sono tornato a casa, dopo il pranzo da un amico, per scrivere qualcosa del 29 Settembre, come ho fatto ogni hanno da quando curo questo blog e non tanto per la famosa canzone di Lucio Battisti ma resa più famosa dall’Equipe 84, anche per questo si, ma anche perché ho un carissimo amico che non vedo da anni, Michele, nato proprio il 29 Settembre, onomastico e compleanno e che per questo, tutti gli anni organizzava delle feste in casa sua, piena di tutti gli amici e di tante cose buone da mangiare che preparava sua mamma, immancabile, naturalmente, la torta! E quelle feste in casa, con il giradischi e i balli lenti ( io non ho mai saputo ballare e guardavo con invidia gli altri), divennero ancora più importanti e con maggiore motivazione per festeggiare, dopo l’uscita della famosa canzone. Poi Michele si trasferì a Torino e di quelle feste rimase solo il ricordo nonostante, tutte le volte che tornava qui, per le vacanze estive, ci ripromettessimo di organizzare ancora una di quelle feste, riunendo i vecchi amici di una volta. Ma tutto è rimasto, purtroppo, nelle intenzioni. La vita ci cambia, ognuno prende la sua strada, altri interessi, altri desideri e dei ricordi della gioventù ognuno ne fa ciò che vuole nella sua memoria e nella sua coscienza. Nel bellissimo film “C’eravamo tanto amati”, Nino Manfredi e Vittorio Gassman si ritrovano, per caso, dopo tantissimi anni, povero l’uno, uomo di grande successo l’altro e promettono di ritrovarsi la sera successiva per una rimpatriata culinaria, “da er rre d’aa mezza porzzione”. Ma mentre va via, Gassman dice tra se e se: “Ciao, ci vedremo tra altri ventanni, o forse mai più”. E così è la vita: strade che si incrociano, che si allontanano, che si tangono, chissà quante volte siamo stati così vicini e non ce ne siamo mai accorti. Se si potesse volare e guardare dall’altro si potrebbe vedere un intrigo di strade e di destini, persone che solo per casi fortuiti non si sono incontrate e per casi fortuiti, al contrario, si sono incontrati. Non siamo padroni di nulla, non siamo padroni della nostra vita anche se crediamo di esserlo, siamo frutto di una serie di cause fortuite, di coincidenze, di ritardi o di anticipi, di parole dette o non dette, di cose perse o trovate, di lacrime, di risate, di dolori, di gioie. Ognuna di queste cose ci guida verso ciò che sarà di noi. Non abbiamo scelto e non scegliamo, solo ci capitano cose! Nulla più di questo! E dunque, adesso per me, tutto ‘nto criu! Ogni cosa ‘nto criu, e tu da quelle strette maglie non passerai nonostante tutti i 29 Settembre delle nostre vite. Esci per sempre dalla mia vita, rimuovo i ricordi o li isolo per guardali freddamente e con distacco. Esci dalla mia vita, poiché io non voglio sapere più nulla di te, neanche di uno solo di tutti quei 29 Settembre.

 

 

Guarda le carte nelle tue mani;
i Jolly si trasformano in nulla,
non ci sono ricompense per ridere.
Situazione: senza speranza.
Non ci sono buone visioni e rassicurazioni.
Sono stanco e non desidero affatto

che tu mi mostri
la tua innocenza ferita.

 

 

Foto: 29 Settembre 1975,  festa a casa di Michele. Ci sono anche io, come sempre.