Antartide

16 luglio 2009 ore 20:38 segnala
Molti anni fa sono andato via dalla vita, ho percorso un sentiero sconosciuto. Molti anni fa sono andato via dalla vita ma mi sono accorto, troppo tardi, di non essermi allontanato da essa nemmeno di un millimetro.

 

C’è un nucleo, una parte iniziale da dove poi si sviluppa tutto, da li tutto si dirama, e tutto è a questo nucleo riconducibile. La nostra coscienza la dividiamo in frammenti, siamo abituati cosi’, purtroppo, a pensare che ogni nostro comportamento abbia origini e motivazioni diverse ma le cose non stanno cosi’, tutto ha una unica origine dalla quale partono i raggi, proprio come quelli di una bicicletta che partono dal mozzo e noi, purtroppo, pensiamo, crediamo che ogni cosa abbia una origine diversa. Ogni nostro comportamento, il nostro carattere, le nostre azioni partono invece da questo unico, originario nucleo. Questa parte centrale di noi, che poi in effetti è la nostra coscienza, si forma fin da quando veniamo al mondo: i nostri genitori, la scuola, i parenti, anche conoscenti occasionali ed estranei imprimono nella coscienza di un bambino i loro comportamenti, le loro azioni, le loro parole e la coscienza di un bambino è esattamente come una spugna che assorbe ogni cosa che recepisce. Ho parlato impropriamente di coscienza poiché in un bambino non si può parlare di coscienza: possiamo parlare - chi se lo ricorda? – del nastro appiccicoso che si srotolava, si appendeva al soffitto dove ci andavano a finire le mosche, si usava fino agli anni ’60 e forse lo si vende ancora: ecco, la “coscienza” di un bambino è proprio così, assorbe, recepisce, tutto ciò che riceve senza poter fare alcuna selezione, data l’età. E’ un terreno fertile la coscienza iniziale di un bambino, un karaoke, un contenitore vuoto che aspetta solo di essere riempito e tutte le informazioni che riceve si imprimono, si incollano in essa in maniera definitiva proprio come le mosche sul rotolo adesivo. Si forma il carattere di ognuno di noi. E questa coscienza diventa la pietra d’angolo, l’architrave, il muro portante, le fondamenta su cui accumuliamo, nel corso degli anni, piani su piani di esperienze ed apprendimenti. Se si è fortunati ( ma la maggior parte di noi non lo è, anzi sono una piccolissima, sparuta minoranza i fortunati) allora si “apprende” in maniera corretta e lo sviluppo psicologico è normale, la pietra d’angolo regge; se invece non si è fortunati ecco che prima o poi, una volta adulti, vengono fuori i comportamenti - chiamiamoli così – non normali e si soffre, si sta male, ma si sta male non tanto perché ci si comporta in un certo modo ma soprattutto perché non si riesce a comprendere il motivo, la natura del nostro malessere. Stiamo male e non sappiamo perché, la maggior parte delle volte. Ci sono nostalgie, tristezze, stati d’animo indefinibili, comportamenti strani, paure, remore, insoddisfazioni, frustrazioni, complessi, forme di difesa, schizofrenie, paranoie, il classico affermare : “ non era la vita che volevo “, oppure “non so nemmeno io cosa voglio”. E ad ogni nostro comportamento che ci fa stare male tentiamo di dare una spiegazione, una spiegazione per ogni comportamento. Ma, come ho detto prima, apparentemente sembrano comportamenti diversi ma in effetti anche se lo sono, la causa è una ed unica: ciò che si è impresso nella nostra infantile coscienza e che ci ha fatto deviare da quello che saremmo stati se in noi non si fossero impresse in essa delle “informazioni” sbagliate. Per uscire da Messina in macchina o con la corriera, da un po’ di tempo non è più possibile imboccare l’autostrada a Boccetta, quindi bisogna fare un giro più lungo per il centro della città. Ho camminato a piedi da Via Quod Quaeris fino alla stazione delle corriere, vicino alla stazione ferroviaria, hanno detto che oggi era la giornata più calda dell’estate, al porto la MSC Splendida, la nave da crociera più grande d’Europa al suo primo viaggio nel Mediterraneo ( è stata battezzata la settimana scorsa a Barcellona ) una enorme città galleggiante alta sessantacinque metri! Il Jolly Hotel, il gommista, l’Inps, la libreria LDC, la villa Mazzini, la storica edicola, Piazza Cairoli, il cigolio del tram sulle rotaie, ogni passo, ogni cosa un ricordo. Il bar! IL bar! La nostalgia entrando, stessi odori, persone diverse, sconosciute, stessi sapori, stesso arredamento, diversa atmosfera. Sono arrivato alla stazione delle corriere carico di sudore e di emozioni, di sentimenti, di ricordi. La corriera è partita ed ha fatto tutto il centro di Messina. Poi, verso l’uscita, siamo passati davanti l’asilo delle suore, un enorme portone di legno massiccio, dentro, nell’androne, per un attimo ho intravisto il buio di sempre, di allora, un cestino di cartone con i buchi laterali, un grembiulino bianco ed colletto blu, un berretto con la visiera; più avanti, alla mia sinistra, l’Ospedale Piemonte con il suo carico di dolori e di speranze, sulla destra la Caserma Aosta e l’Ospedale Militare. Lo stesso genere di luoghi. Poi la corriera, nella sua nuova strada, ha imboccato la rampa dell’autostrada. Era tutto finito, il percorso era tutto finito materialmente. La mia pietra d’angolo, il mio nucleo centrale, le fondamenta sulle quali poi sono stati costruiti piani su piani. Da li tutto si è diramato, da li tutto è partito, in maniera sbagliata poiché la pietra basilare era troppo fragile per poter reggere tutti i piani superiori. C’è una mano che spinge verso il basso - con un lavoro incessante e con una forza spaventosa - il mio vero essere; e spinge e incassa e preme e impedisce ed accumula, strato dopo strato, scisti micacei metamorfici, uno sopra l’altro senza sosta, senza tregua, senza pietà. E’ il mio nucleo sul quale è stata costruita la mia vita, una unica ragione che prevale prepotentemente su tutte le altre impedendo loro di venire alla luce. Da li si diramano tutte le mie azioni e li mi riconducono. Io vedo questo abisso spaventoso e so che non ne verrò fuori mai, il mio vero essere è compresso al di sotto della roccia madre, come il petrolio nella piattaforma dell’Antartide. Sepolto, vivo.

 

Vieni, c’è una strada nel bosco

il suo nome conosco,

vuoi conoscerlo tu?

10986373
Molti anni fa sono andato via dalla vita, ho percorso un sentiero sconosciuto. Molti anni fa sono andato via dalla vita ma mi sono accorto, troppo tardi, di non essermi allontanato da essa nemmeno di un millimetro.   C’è un nucleo, una parte iniziale da dove poi si sviluppa tutto, da li tutto...
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16/07/2009 20:38:59
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Commenti

  1. rina.84 16 luglio 2009 ore 22:14

    non riesco a leggere stasera x colpa del caldo eccessivo...e mi suda anche il dito...

    quindi arrivo e guardo e lascio un saluto

    kiss

  2. nessun.attesa 16 luglio 2009 ore 22:22

    dall'infanzia che tutto è cominciato ed ora non si può più scappare da ciò che siam diventati.

    Ciao Mario

     

  3. windofchanges 17 luglio 2009 ore 16:26
    :fiore G.
  4. dionisia52 17 luglio 2009 ore 20:08
    CONCORDO SU QUANTO HAI SCRITTO ,TRANNE
    SUL FATTO CHE TUTTO SI INCOLLI IN MANIERA
    DEFINITIVA. IO CREDO CHE BISOGNA SOLO AVERE
    IL CORAGGIO DI PRENDERE TUTTE LE PIETRE E
    BUTTARLE VIA.LAVORACCIO DURO E LUNGO MA E'
    L'UNICA MANIERA PER RITROVARE IL NOSTRO VERO
    NUCLEO E QUINDI QUELLA PACE CHE NESSUNO POTRA'
    PIU' PORTACI VIA.
    TI ABBRACCIO E TI AUGURO UN SERENO FINE SETTIMANA
    CIAO :ciao
  5. eleanor.rigby 17 luglio 2009 ore 20:50
    blog davvero interessante :) grazie per il commento buon weekend :)

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