Azzurra

29 ottobre 2009 ore 15:21 segnala

Poesia trovata scritta sulle pareti di un reparto del Paolo Pini, ex ospedale psichiatrico di Milano:

 

Lacrime

in un cielo pulito

porge l'autunno

La gelosia non è più di moda

e la follia non si usa più

 

 

 

Durante il tragitto da casa mia, nonostante lo stato d'animo, sono riuscito a guidare con calma, sempre sulla mia corsia, senza effettuare alcun sorpasso, ho aspettato pazientemente nelle code, specie in Viale Odorico da Pordenone, finché sono arrivato nella zona che dovevo raggiungere. Non mettevo piede in questa parte della città da molti anni così che, una volta arrivato, la calma di prima è sparita e mi ha preso il panico perché il traffico era più intenso e caotico che nella Circonvallazione e, nonostante fossi in netto anticipo sull'orario, ho creduto di arrivare in ritardo e perdere così il primo appuntamento. Ed allora per sfogarmi  ho alzato i vetri degli sportelli della macchina, ho messo la radio con il volume al massimo e ho cominciato a urlare e ad imprecare come un forsennato per almeno cinque minuti, finchè mi sono dovuto fermare ad un semaforo rosso. Qualcuno, guardandomi, si sarà meravigliato vedendomi solo in macchina e muovere la bocca come se stessi parlando con qualcuno vicino che in effetti non c'era. Qualcun altro ha scosso la testa ridendo. Forse avrà pensato: "quello parla da solo" ma può essere pure che abbia creduto che stessi cantando o stessi parlando al telefonino con l’auricolare, almeno spero. Al telefono, oltre a raccomandarmi la massima puntualità, lei mi aveva spiegato tutto con molta chiarezza, indicandomi quale era la strada da seguire una volta arrivato nel vialone grande alberato da dove ero passato tantissime volte. Essendo anche un po’ pratico della zona, anche se non del tutto, non mi è stato, infatti, difficile trovare la via e il numero civico. È una strada non lontana dal centro della città, nella zona Nord, intersecata continuamente da tante altre strade trasversali che si perdono poi  in un'infinità di vicoli, dove le macchine sono parcheggiate in maniera disordinata, di traverso e per metà sui marciapiedi impedendo il passaggio ai pedoni. Attorno ai cassonetti della spazzatura, già stracolmi, sono ammonticchiati altri voluminosi e puzzolenti sacchetti ormai preda di numerosi gatti e cani randagi che ogni tanto si azzuffano tra di loro. Il palazzo dove c’è lei è proprio all'inizio della via ed è come se fosse completamente avulso dalla realtà circostante: è, infatti, un palazzo di sei piani, moderno, costruito da pochi anni, si vede, in netto contrasto con le altre case vicine,  antiche e piccole,  dove il colore dominante è il nero della pietra lavica con la quale sono state costruite, una attaccata all'altra, quasi a proteggersi l’una con l’altra, ma a fare anche in modo che così l'unica luce che hanno è la porta d'ingresso, senza finestre e passando si può vedere tutto quello che c'è dentro.

Ho dovuto  però  lasciare la macchina piuttosto distante, non avendo trovato posto lì vicino e così mi è toccato tornare indietro a piedi per un bel pezzo. Fortuna che il pomeriggio di fine ottobre è ancora caldo e la strada che ho dovuto rifare è piuttosto ampia e alberata e mi ha dato una piacevole sensazione di tranquillità che per qualche momento ha coperto l'ansia dentro di me. Mi sono fermato davanti un bar, sono entrato con un po’ di esitazione, mi era venuto in mente di prendere una camomilla, che non prendo da anni e anni, ma ci ho rinunciato per paura di quello che avrebbe potuto pensare il barista e così ho preso una granita di mandorla che mi ha rinfrescato ma mi ha lasciato la bocca così dolce da far venire la nausea.

Qualche minuto prima dell’orario fissato ho suonato al citofono del cancello d'ingresso, uno di quelli con la telecamera e, alla risposta, ho riconosciuto la sua voce che,  al mio nome,  ha detto solo: "quarto piano". Ho attraversato il corridoio fino all'ascensore e la salita mi è sembrata interminabile, soprattutto per l'emozione. Lei era lì ad attendermi davanti alla porta aperta; mi ha stretto la mano con un sorriso molto rassicurante e, con gentilezza, mi ha invitato ad entrare chiedendomi per prima cosa se avessi trovato facilmente la via. Mi ha accompagnato alla stanza dove c’è il suo studio, piena di libri in tutte le pareti, fino al soffitto. Accanto alla finestra, una enorme scrivania in legno antico, massiccio, color mogano e  di fronte  un divano con alle spalle una grande poltrona sulla quale era stata messa una grossa coperta azzurra che la ricopriva fino a toccare il pavimento. Immediatamente, senza che lei facesse niente di particolare, mi sono trovato a mio agio in quella stanza. Sarà stata anche l’impressione o la suggestione, non lo so dire, ma una piacevolissima sensazione di protezione e di sicurezza mi ha avvolto completamente dalla testa ai piedi e sentivo che ci sarei stato sempre bene la dentro, anzi era come se ci fossi già stato altre volte e perciò era come se il posto non mi fosse  affatto sconosciuto o addirittura ostile. Mi sentivo davvero bene ed ero contento di esserci, di avere fatto quella scelta. E dire che non volevo neanche telefonare. In fin dei conti devo ringraziare proprio lui, sembra paradossale ma è così!! Mi piace dunque, mi trovo bene da subito. D’altronde, quando ho preso l’appuntamento, ero consapevole che avrei dovuto fare quella strada più volte la settimana e per un tempo indefinito, così come lei mi aveva preavvisato con molta attenzione a che io capissi bene, raccomandandosi quasi; ma  la cosa non mi spaventava assolutamente e l'ansia era dovuta solo all'incertezza della nuova situazione che affrontavo. Ero stato e stavo troppo male  per non desiderare che tutto finisse o che almeno si attenuasse al punto che fossi in grado di sostenerlo il malessere; insomma, ero disposto a tutto pur di migliorare la mia tremenda situazione. Non avevo altre soluzioni. Lei si è seduta sulla poltrona con la coperta azzurra. Intraprendevo, così, una strada che non sapevo ancora dove mi avrebbe portato, mi auguravo solo che fosse quella giusta per uscire dal tunnel, quel tunnel nel quale ero intrappolato ormai da sempre.

 

Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di se per tutto il fulgorato scoscendere di una vita, più greve ogni giorno, immedicato.

Carlo Emilio Gadda, “La cognizione del dolore”

 

Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo.

Sigmund Freud, “Da una lettera del 1900”

 

Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore

Eschilo, “Prometeo”

11210998
Poesia trovata scritta sulle pareti di un reparto del Paolo Pini, ex ospedale psichiatrico di Milano:   Lacrime in un cielo pulito porge l'autunno La gelosia non è più di moda e la follia non si usa più       Durante il tragitto da casa mia, nonostante lo stato d'animo,...
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29/10/2009 15:21:59
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Commenti

  1. rina.84 29 ottobre 2009 ore 20:21

    è un bel colore l'azzurro...quasi infonde freschezza e rinnovamento

    bserata comandante

  2. serenella21 29 ottobre 2009 ore 20:26

    gia' la follia nn si usa +... nn si cura + ..i matti sono fuori x le strade..la mente umana alle volte è imprevedibile...la pazzia nn è +una malattia...x la sanita'

    buona serata un bacione:rosa

  3. venturina45 30 ottobre 2009 ore 16:19

    le sofferenze dello spirito sono peggio di una malattia del corpo :rosa

  4. Alba.a 01 novembre 2009 ore 10:53

    sono passata x augurarti una buona domenika

    un abbraccio

  5. dionisia52 01 novembre 2009 ore 20:38
    AIUTO QUANDO SI STA TROPPO MALE,E' UN GESTO
    DI GRANDE AMORE VERSO SE STESSI.
    DANTE CI INSEGNA CHE PER RAGGIUNGERE IL PARADISO,
    BISOGNA ATTRAVERSARE L'INFERNO.
    CIAO MARIO,BUON INIZIO SETTIMANA
    :bacio
  6. Alba.a 03 novembre 2009 ore 22:12

    PASSATA X AUGURARTI UNA BUONA SERATA E UNA SERENA BUONANOTTE...

    UN ABBRACCIO

  7. serenella21 04 novembre 2009 ore 01:31

    vivere la propria morte?

    anke in ultimo soffrire nn basta una vita intera??

    strano desiderio il tuo

    dolce notte un abbraccio:batabacio

  8. nottestellata.37 04 novembre 2009 ore 09:21

    la schiena è così curva che si rischia di cadere...e a volte si cade.

  9. nessun.attesa 04 novembre 2009 ore 09:53
    ci trovo sempre qualcosa di poeticamente sano nell' "insania".
  10. Linda.75 04 novembre 2009 ore 12:24
    Già...la follia non è più in moda...ma i trans lo sono....
    Ci riesci andare al passo con il tempo?

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