Indifferentemente

07 settembre 2009 ore 16:11 segnala
“Non so chi fui; perì di noi gran parte:

questo che avanza è sol languore e pianto.

E secco è il mirto, e son le foglie sparte

Del lauro, speme al giovanil mio canto”  ( Ugo Foscolo, dai Sonetti )

 

Ogni essere umano reagisce a suo modo alle vicende della vita, di fronte alla stessa cosa ci sono reazioni diverse. Di fronte ad un gatto nero che attraversa la strada, ad esempio, non reagiscono tutti allo stesso modo, eppure è lo stesso fatto per tutti: un gatto nero che attraversa la strada. Sono accadute tante cose nella mia vita e non so cosa accadrà ancora dato che, fin’ora, nessuno è in grado di vedere il futuro. In ogni caso credo che nessuna esperienza si possa fare nella vita perché ciò che noi chiamiamo esperienza è semplicemente frutto di una reazione ad un dato fatto, in un dato momento, e con un determinato stato d’animo e che non possiamo prendere per buona, valida per le future occasioni, ché non sappiamo affatto se si ripeterà, in futuro, sempre uguale di fronte allo stesso accadimento e niente di strano che quello stesso stato d’animo e quella reazione potrebbero essere presenti di fronte ad un fatto del tutto diverso. Credo che il sentimento dominante nella mia vita sia stato la paura con tutte le conseguenze ( non sempre negative, non sempre, non sempre! ) che la paura porta. La paura ti spinge a fare cose che normalmente, razionalmente non faresti mai: trasgressioni morali, legali, sociali, educative, nonché tutta una serie di errori di carattere pratico, quotidiano ma, nello stesso tempo, ti impedisce di farne altre di cose che potrebbero essere dannose per te e per gli altri: la paura è un freno inibitore potentissimo nel bene e nel male quindi faremmo bene, molto spesso, a rendere grazie alla paura dato che qui vedo molti nei blog che parlano di vincenti di perdenti e di tantissimi luoghi comuni e banali. La paura ti porta a fare quelle cose che ti fanno definire dagli altri, a torto, coraggioso: infatti molti pensano che coraggioso sia chi non ha paura. Niente di più sbagliato, poiché quella è semplicemente incoscienza, non consapevolezza, non salvaguardia di se stessi e degli altri: è coraggioso solo chi compie un atto, una azione pur avendone paura, con la paura nel cuore mentre l’affronta o lo compie quell’atto. E’ questo il sentimento che mi ha spinto per anni, fino a qualche anno fa, a fare cose che mai avrei pensato di fare, prima di farle, e che ho fatto soprattutto perché sapevo che mi sarebbero state impedite o che io stesso mi sarei impedite. Non starò qui a dire tutto ciò che mi è successo nella vita per due motivi: primo, perché sono certo che, purtroppo, ad altri sono capitate cose peggiori delle mie, quindi raccontare delle mie potrebbe anche essere presuntuoso; secondo, perché certe cose le ritengo troppo private, troppo intime e personali per raccontarle in un pubblico blog. Forse magari si capiscono ugualmente da ciò che scrivo, ma non le dirò chiaramente, neppure ne metterò i dettagli anche perché non credo che siano cose interessanti per gli altri e gli altri hanno i loro guai, purtroppo e perciò, giustamente, non sono disposti ad ascoltare i guai altrui. In ogni caso non sono state cose piacevoli,  anzi tutto il contrario. Di tutto ciò che mi è accaduto, prima che mi accadesse veramente, ne avevo paura, nel senso che pensavo: come farò se mi succederà una tale o tal’altra cosa a me o a qualcuno della mia famiglia? Come reagirò? E ne avevo terrore, perfino. Poi, tutto è diventato tremendamente realtà e la mia reazione è stata del tutto diversa – per fortuna o sfortuna non saprei dire - da quella che io temevo. L’altro grande sentimento della mia vita è stato quello  della nostalgia, la nostalgia che ha percorso tutti gli anfratti della mia mente, ogni angolo della mia coscienza, ogni strada della mia vita: non c’è stata cosa, persona, azione o situazione che sia entrata a far parte della mia vita e per la quale io, poi, non abbia provato nostalgia, sempre, costantemente nel tempo, una nostalgia così concreta da potersi tagliare a fette e consumare nel tempo come una pagnotta fatta in casa, una nostalgia così profondamente ed ederamente radicata nella mia coscienza da farne, addirittura, una ragione di vita, da farmi, senza minimamente rendermene conto, trascinare in dimensioni irreali e fantastiche, feeriche addirittura ma nello stesso tempo così veritiere e concrete da essere scambiate per realtà tangibile. Ed in nome di questa paura e di questa avviluppante ed immanente nostalgia, ho fatto di tutto di fronte a me stesso ed agli altri, ripudiando la razionalità, perfino la mia dignità e il mio pudore in maniera masochisticamente cinobalanica!! Ma non me ne è mai dispiaciuto, mai nessun rimpianto o esperienza o autopunizione, neppure senso di colpa, se non peggio: “i se e i ma”. Non sono mai esistiti “i se e i ma” nella mia conduzione della vita. La nostalgia è stata qualcosa che ha cavalcato a briglie sciolte la mia mente conducendomi per sentieri carichi di pianti, di lacrime, di singhiozzi, di errori ai quali non ho mai opposto la benché minima resistenza. Ma, dicevo prima, da alcuni anni a questa parte sono successe delle cose, diverse cose diverse tra di loro, proprio le cose di cui forse noi tutti abbiamo paura che possano succedere e preghiamo, invochiamo, speriamo che non succedano, che possiamo sempre esserne immuni, che pensiamo succedano sempre agli altri e mai a noi. Ho vissuto concretamente, consapevolmente, realmente e realisticamente questi ultimi fatti della mia vita, da sei anni ad oggi, ed ho osservato in me un fatto straordinario, ma forse dire straordinario è troppo enfatico e pretenzioso ed allora cancello lo straordinario e lo definisco fatto nuovo, per me nuovo ( la riprova che le esperienze non esistono, se esistessero staremmo fermi a quelle mentre tutto è invece in movimento, tutto è sempre diverso ) qualcosa che è cresciuto lentamente, giorno dopo giorno, avvenimento dopo avvenimento: la assoluta perdita della paura e della nostalgia! Sparite, cancellate, certo non improvvisamente ma lentamente, senza acorgermene, è andato avanti così in me questo processo. Non c’è più in me cosa che mi induca ansia, preoccupazione, paura, non c’è più nulla che mi porti alla nostalgia, al pianto, ai ricordi. Penso alle cose della mia vita passata e presente con distacco. Come se stessi guardando un film o un quadro che non riescono a trasmettermi alcuna emozione. Una glaciale ebrezza al distacco dalle cose e dai loro nomi e dai simboli: quella voluttà del commiato che subito distingue le coscienze eroiche, oltre che le menti, a loro insaputa suicide. E la totale assenza di paura si traduce in un intreccio, un ironico gioco di parole : non ho affatto avuto paura nel costatare la mia totale assenza di paura e di nostalgia! Ogni cosa mi è del tutto indifferente, sono diventato una specie di ammasso di muscoli, tendini, ossa, carne, una condizione mentale non più turbata da avvenimenti esterni o interni.  E senza più i miei due sentimenti primari, sono diventato una spugna, una enorme spugna che assorbe indifferentemente ogni cosa e non riesco nemmeno ad odiare, anzi a provare alcun tipo di sentimento, uno qualunque, uno qualsiasi per i fatti della mia vita e per chi me li ha procurati: si, perché ci sono fatti che nessuno procura, capitano perché capitano e per i quali noi non possiamo farci nulla. Altri fatti, invece, sono da altri procurati. Sono, quindi, in uno stato d’animo indefinito e indefinibile ( se mai si dovesse proprio, per necessità, definirlo ), una specie di equilibrio precario ( o no? ) che spero duri il più a lungo possibile poiché non mi dispiace affatto. Ogni tanto, però, qualcuno si incarica, non richiesto, anzi del tutto indesiderato, di mettere a rischio questo mio preziosissimo ed amatissimo precario equilibrio, nonostante le mie ripetute richieste di essere considerato come inesistente, sconosciuto, morto, mai venuto al mondo.  Ma ho questa capacità  straordinaria ( qui ci sta “straordinaria” e ne sono perfino orgoglioso ) di recuperare in poco tempo l’equilibrio precario, che per qualche attimo è stato messo a rischio, a dura prova e ritornare ad essere spugna, assorbente, capace in hl, ingurgitante qualsiasi tipo di materiale schifoso, odioso, puzzolente, nauseabondo, amorale e non accettato dal comune, pubblico senso del pudore. Sarà stato un caso o una associazione di idee, quindi, che l’anno scorso ho comprato un romanzo di Moravia, il primo romanzo di Moravia, scritto ad appena diciotto anni e già, allora, capolavoro riconosciuto. L’ho comprato così, durante uno dei miei frequentissimi giri tra gli scaffali della libreria del mio amico Paolo, era li, tra i Bompiani, “ Gli indifferenti”, ed istintivamente l’ho preso, comprato ( non sapevo ancora di essere una spugna, privo di paura e di  nostalgia ) e l’ho letto e mi sono inebriato di tanta freddezza e cupa rassegnazione senza alcuna reazione ( così mi piace! ) di fronte alle cose della vita, dei personaggi di quel romanzo i quali assistono, appunto, indifferenti, allo sgretolamento della loro vita morale e sociale. Quindi, avendo raggiunto – finalmente – questo mio impalpabile, cirrico stato di karma ( ? ), vorrei – unicuique suum – per sempre essere lasciato in pace, non essere cercato, che non mi venga fatta alcuna richiesta di alcun genere, vorrei esser considerato semplicemente non esistente, per quanto riguarda i fatti procurati dagli altri. Ma poiché non voglio fare alcun torto, anzi voglio essere riconoscente, ai due sentimenti che mi hanno accompagnato per tutta la mia vita ( forse torneranno, chissà! Ma adesso è così ) e cioè la paura e la nostalgia, ad esse - amata paura, dolcissima nostalgia - dedico il video di Elton John con questa canzone che, per me, è la più bella tra le tante scritte da Elton. Una canzone che amavo tantissimo durante le mie lunghe strade d’ Europa, ma specie al ritorno a casa, per pagare un tributo ai momenti di serenità che solo in quella situazione trovavo ( tutto si paga nella vita,  specie i momenti in cui non si sta male, anzi sono proprio quelli che sicuramente si pagano, poi, i momenti di serenità ), quando avevo ventanni, quando avevo paura ed avevo nostalgia per qualcosa di indefinito mentre aspettavo, col sole o con la pioggia e perfino con la neve, con il pollice alzato per ore. E tu dove eri? Io ti ho cercato dovunque, comunque,  per le lunghe strade del sacco a pelo e dello zaino, di Taizé o di Norwich, durante le notti a guardare il cielo e ad ogni emozione ti vedevo, speravo di averti trovato. Non ho mai potuto trovarti anche quando l’ho creduto. E non ho mai saputo nemmeno io cosa esattamente cercassi; forse una assenza, una carenza, una stampella, qualcosa che mi è sempre mancato. Non eri tu. Quindi, ora, mi sembra del tutto conseguente e logico che ci abbia rinunciato per sempre e che, quindi,  non possa, per accumulo delle vicende della vita, più esistere in me nessuna nostalgia, nessuna paura.

 

 

“La persona che mente ha molti amici ma conduce una esistenza di grande solitudine” ( letta da qualche parte ma non ricordo dove)

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“Non so chi fui; perì di noi gran parte: questo che avanza è sol languore e pianto. E secco è il mirto, e son le foglie sparte Del lauro, speme al giovanil mio canto”  ( Ugo Foscolo, dai Sonetti )   Ogni essere umano reagisce a suo modo alle vicende della vita, di fronte alla stessa...
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07/09/2009 16:11:59
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Commenti

  1. ricciolina.2 07 settembre 2009 ore 19:05

    per quanto ne so io,è un meccanismo di difesa..come fai a vivere senza paura?

    La paura ci serve per difenderci dai pericoli.

    Grazie per il commento

     

    Vita

  2. serenella21 07 settembre 2009 ore 21:57

    nn provi + paura nè nostalgia ..sei diventato indifferente  a tutto assorbi come una spugna??

    scusa la mia frankezza ma allora sei come se fossi morto senza+ sentimenti ed emozioni..e nn sentirti orgoglioso di qsto... il tuo nn è vivere ma esistere vegetare

    senza offenderti..puoi anke cancellare il mio commento ma.è qsto quello ke penso

    buona serata ciao....lisa

  3. venturina45 07 settembre 2009 ore 22:22
    succedono tante cose nella vita e non sempte siamo preparati :rosa
  4. sweetgirlxx 08 settembre 2009 ore 16:31

    grazie...Mario della canzone che mi hai lasciato, la conoscevo ma non la sentivo da tanto, un pensiero gentile nel momento giusto.

    Ciaoooooooooo:batacaldo

  5. vienna2 08 settembre 2009 ore 21:24

    Quando l’amicizia ti attraversa il cuore
    Lascia un’emozione che non se ne va
    Non so dirti come, ma succede !!!

       kisssss Mary

  6. deathinvenice65 09 settembre 2009 ore 15:00
    A proposito della solitudine..spesso la sento più amica che nemica, forse perchè ci sono abituata fino dai primi anni di vita e la so apprezzare.. riguardo al fatto di diventare indifferenti a tutto e non provare neanche più la paura non significa essere morti dentro, ma cercare un equilibrio che ci permetta di riuscire a sopravvivere..
  7. nessun.attesa 10 settembre 2009 ore 15:01
    stato io lo definisco "vegetale". Il mondo non mi appartiene ed io non appartengo a lui, semplicemente mi lascio trascinare.
  8. serenella21 10 settembre 2009 ore 20:10

    la solitudine alle volte è l'unica amica ke resta  ke mai ti tradira'

    buona serata bacio:rosa

  9. Saskia53 13 settembre 2009 ore 09:40

    non hai più paura, nè nostalgia ma di sicuro c'è tanto dolore in quello che scrivi, nascosto, coperto dall'indifferenza  da una voglia di solitudine e da una freddezza che però non è reale perchè tu non sei così, ed è solo la paura di soffrire ancora che ti fa così distante dal mondo.

    ciao Anna Lisa

  10. nessun.attesa 14 settembre 2009 ore 14:30

    per un saluto.

    Ciao Mario

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