Indifferentemente1

15 settembre 2009 ore 16:18 segnala
“Il mondo non mi appartiene ed io non appartengo a lui, semplicemente mi lascio trascinare”.

 

Prendo spunto da questa frase che è stata scritta come commento al mio post “ Indifferentemente “, poiché questa frase è il punto centrale del post in questione; è stato individuato, da chi ha scritto il commento, lo stato d’animo di chi ha scritto il post, la condizione in cui si trova l’estensore del post: trascinato dagli eventi, dalla vita, dal mondo, senza più la forza e la voglia di opporsi ai fatti, alle cose, alle persone, poiché: “tanto, non ne vale la pena!”. E questa però non è per me una condizione di disagio o di sofferenza, affatto! Ma è la condizione disincantata e realista delle cose: così è. Una consapevolezza che le cose della vita vanno così, che le persone sono in un certo modo e quindi una condizione di equilibrio e fatalismo nello stesso tempo. Non ho mai creduto, profondamente in nulla nella mia vita, o meglio, ho creduto e credo ma senza esaltazioni, fanatismi, regole, dogmi e, soprattutto, senza aspettarmi nulla da qualcuno o da qualcosa. Forse perché così si nasce, o per eredità di caratteri, forse per il contesto in cui si cresce, per l’educazione ricevuta, dove la parola “educazione” ha un senso lato, davvero molto ampio ed esteso: insegnamenti ed insegnanti, esempi, punti di riferimento, cultura generale, sociale e particolare, modelli, tendenze, periodo storico nel quale si è formato l’imprinting nella coscienza di un adolescente. Molti anni fa ho letto un romanzo, universalmente riconosciuto come capolavoro, “Lo straniero” di Albert Camus, e nel quale mi sono immediatamente riconosciuto. Ho riletto quel libro, nel corso degli anni, non so più, davvero, quante volte l’ho riletto, ed è molto interessante ciò che dice lo stesso Camus del personaggio del suo romanzo, Meursault : “ Nella nostra società qualsiasi uomo che non pianga alla sepoltura della propria madre rischia di essere condannato a morte. Il personaggio del libro è condannato perché si sottrae ad ogni gioco e ad ogni  convenzione e ad ogni comportamento conforme e preteso, imposto. In questo senso egli è straniero alla società dove vive, erra emarginato, vive nei suburbi di una vita privata, isolato. Ed è per questo che i lettori sono tentati di considerarlo come un relitto. Meursault, invece, non sta al gioco e la risposta è semplice: rifiuta di mentire”. Mentre, invece, noi mentiamo, a noi stessi e, conseguentemente, agli altri, giorno per giorno, mentiamo e non ce ne rendiamo conto, mentiamo poiché ci comportiamo secondo certi schemi, certi canoni che prendiamo per buoni, anzi non ne siamo affatto consapevoli: nella vita bisogna essere forti, vincenti, guerrieri, aggressivi, sdolcinati in amore fino al momento, però, in cui questo grande amore finisce ed allora dal grande amore, amore mio senza di te non posso vivere, sei la mia anima, sei la mia vita, il mio respiro etc etc, si passa agli insulti più accesi e volgari ( e tutto il grande amore di poco prima?). E’ strano, pensateci per un attimo, rifletteteci: la maggior parte degli esseri umani è fondamentalmente contraria alle dittature, alle imposizioni, eppure noi siamo i primi dittatori di noi stessi poiché ci imponiamo di comportarci secondo i canoni e gli schemi che pretende da noi la società se non, peggio ancora, ciò che pretendono le mode. Siamo ciò che in effetti non siamo, abbiamo un sacco di aspettative e quando queste non vengono soddisfatte allora soffriamo, stiamo male, ce la prendiamo con la vita, con Dio, con la natura, con  tutti: gli uomini parlano male delle donne e le donne parlano male degli uomini, si scade nel banale e nei luoghi comuni: “gli uomini sono tutti uguali, le donne sono tutte uguali” ;  ma non si parla mai di esseri umani, si parla di categorie, di caste, di corporazioni: gli uomini, le donne, i vincenti, i perdenti, i sentimentali e i cinici, i romantici e i freddi, gli illuminati razionali. Non siamo capaci, minimamente, di dirigere le nostre vite ed allora abbiamo bisogno di qualcuno che le diriga per noi e ci affidiamo totalmente tranne, poi, provare profonde delusioni, solitudini, ansie, frustrazioni, pianti, lacrime etc etc. Seguiamo l’approccio tradizionale: dall’esterno verso l’interno e mai il contrario: dall’interno verso l’esterno. Crediamo che le cose esteriori possano darci anche un benessere spirituale, morale, alleviare le nostre pene e non vediamo che è all’interno di noi che dobbiamo cercare e trovare quel benessere che nessuno, tranne che noi stessi, può darci. Prendiamo, finalmente, coscienza che siamo esseri umani e che non esiste amore eterno, amore non s’impone e non si chiede; io, per conto mio credo che ci sia un solo autentico amore nella vita: quello della madre verso i figli, anche le madri che, purtroppo, ammazzano i figli amano quei figli a cui hanno tolto la vita poiché non è un cervello normale quello della madre che uccide i propri figli.  Altro amore, tranne questo, io non conosco, non c’è! Forse, come ho detto all’inizio, io non ho mai riposto in nessuno le mie aspettative, sono stato sempre pronto, anche quando ho amato, a qualsiasi tipo di evenienza poiché nella vita può accadere di tutto e il contrario di tutto. C’e' un proverbio siciliano molto eloquente: “non jabbu e non maravigghia”, quanto mai azzeccato e preciso, realistico. Ed è proprio per questo mio atteggiamento, per questo mio modo di vedere la vita, che quando mi sono accadute cose molto spiacevoli e dolorose, sono stato in grado di affrontarle da solo, senza desiderare o sperare nell’aiuto di qualcuno, senza aspettarmi nulla da alcuno. Quando ti tagli un dito e urli dal dolore, per quanto possa dirti, chi ti sta accanto – chiunque sia – che ti capisce, non è affatto vero anche se le sue intenzioni sono sincere poiché può davvero dirti “ti capisco” solo chi, come te, si è tagliato un dito.

 

Il vero insegnamento e' quello senza formule

 

Questa canzone……….

 

Non mi ricordo più come si sta quando si sta bene

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“Il mondo non mi appartiene ed io non appartengo a lui, semplicemente mi lascio trascinare”.   Prendo spunto da questa frase che è stata scritta come commento al mio post “ Indifferentemente “, poiché questa frase è il punto centrale del post in questione; è stato individuato, da chi ha...
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15/09/2009 16:18:20
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Commenti

  1. nessun.attesa 15 settembre 2009 ore 17:11

    un moto di commozione a veder scritto il alto al tuo post il mio commento...

     

    Siamo un  esercito di mediocri insoddisfatti.

    Ciao Mario

  2. rina.84 15 settembre 2009 ore 21:19

      e...ascoltare il silenzio

    bserata

  3. cyclam 16 settembre 2009 ore 20:38

    ripassero' con calma...tu scrivi molto...ed io son cotta a puntino :-)))

    ti ho risposto di la'.....:-)

  4. serenella21 16 settembre 2009 ore 20:52

    l'unico e vero amore è qllo tra madre e figlio ..almeno x me è cosi ekko xkè qndo perdi colei ke era il tuo rifugio il tuo conforto ..muore una parte di te..nn esiste dolore + immenso ke vedere la madre morire e essere impotente..

    io ti capisco mi hanno((tagliato il dito)) e nessuno ha capito il mio dolore e il rifiuto di qsta sporca vita

    grazie x il commento sempre sentito

    un abbraccio ciaooo

  5. maretraicapelli 16 settembre 2009 ore 22:53

    mi pare che guardiamo le cose brutte della vita con più attenzione di come ci accostiamo a quelle belle...

     

    la vita è bella :-)

     

    dolce notte :rosa

  6. vienna2 16 settembre 2009 ore 23:41
    Ricorda che ricordare è bello, ma essere ricordati lo è ancora di più... Io non ti chiedo di ricordarmi, ma solo di ricordarti che ti ricorderò per sempre...maria
     

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