Mangiadischi

17 agosto 2009 ore 14:49 segnala
Questo è il gatto che abita sotto la mia finestra ed al quale, in passato, ho dedicato più di un post qui nel blog. L’ho sorpreso già altre volte in questa posizione che senz’altro è abituale per i gatti, ma stavolta mi è particolarmente piaciuta e gli ho scattato un paio di foto. Mi è sembrato l’espressione concreta della tranquillità e del dormire sereni e tranquilli, senza pensieri. Mi sembra che siano secoli che io non dormo così e non so cosa darei perché tutto possa tornare a quel periodo della vita, di ognuno di noi, non solo mio, in cui tutto era bello e pieno di aspettative. Ho guardato a lungo il gatto mentre stendevo la biancheria appena tirata fuori dalla lavatrice e l’ho invidiato per quel sonno sereno. Quanto piacerebbe anche a me dormire profondamente e tranquillamente durante la notte! dormire, lieve di sogni e lieve materialmente da non lasciare sul mio letto nemmeno l’impronta del mio corpo; dormire poi, fino a tarda ora al mattino e così svegliarmi senza avere addosso quell'ansia sottile di dover fare qualcosa, senza pensare ai problemi e alle difficoltà della solita giornata da affrontare. Invidio coloro che riescono a dormire fino all'una, anche le due del pomeriggio: io non ci riesco neanche quando sono in vacanza e nemmeno durante l'estate che si va a letto tardi  perché si rimane fuori a chiacchierare cercando un po’ di frescura che ti faccia respirare e che ti tolga di dosso il sudore appiccicoso. Dormire  dunque, di un sonno sereno e pacifico e non dovere neanche ricordarmi, poi, neppure dei sogni che ho fatto. Non parliamo poi del pomeriggio! Sembra, infatti, che l'antico consiglio latino "somnum fuge meridianum", sia stato coniato proprio per essere diretto a me: dormo poco la notte, figuriamoci quindi il pomeriggio. E così pensando a queste storie del sonno, mi è venuto in mente che anni fa, convinto dall'insistenza di un amico, sono andato all'ospedale  per far visita a un nostro vecchio compagno di scuola che, cadendo da un albero mentre era intento a potarne i rami, si era fratturato una gamba. Lui ha un vivaio di piante ornamentali e di alberi da frutto e quello di salire sui rami è dunque il suo lavoro che comporta anche questi rischi e questo tipo di incidenti. Siamo arrivati con la macchina e, appena scesi,  l'ospedale mi si presentò davanti come un'angoscia concreta, tangibile. Un quadrato senza un lato, ecco quello che è, alto cinque o sei piani o forse più, non ricordo bene. Ma immerso nel verde che mi fa venire una rabbia incredibile perché quel verde che lo circonda certe volte mi fa pensare che non sia un luogo di sofferenza. Erano anni che non ci mettevo piede,  ma sono riuscito ad entrare confortato dalla presenza del mio amico. Nell'ascensore che ci portava al reparto, un odore pungente di alcool e iodio, però, mi stava quasi convincendo a tornare indietro, ma non volli dare quella soddisfazione alle persone che erano dentro con noi. Facevo come se loro mi conoscessero e sapessero tutto di me e perciò io dovevo comportarmi di conseguenza mentre loro con ogni probabilità non si accorgevano neanche della mia presenza!  E dunque sono andato avanti, lungo i reparti e i corridoi, tutti uguali e puzzolenti di medicine, carichi di lamenti e di angosce, di indifferenza e abitudine, finché siamo arrivati in quello dell’ortopedia. Nel letto vicino a quello del nostro compagno infortunato, c'era un bimbetto che avrà avuto non più di dieci anni, anche lui, poverino, con una frattura alla gamba. Quella piccola stanza d'ospedale conteneva sei lettini, tutti occupati ed era affollata dai parenti e dagli amici dei ricoverati. Mi ha dato subito fastidio un assordante frastuono di voci e rumori, provenienti dal corridoio e dalle altre stanze vicine: c’erano alcuni infermieri che litigavano fra di loro per uno scambio di turni, da quello che ho potuto capire, un televisore con il volume troppo alto e c'era anche chi aveva portato un mangiadischi (questa storia risale alla fine degli anni ’60!) con le canzoni di Celentano; insomma, una baraonda incredibile che era più facile pensare di essere al mercato piuttosto che in un reparto d'ospedale dove dovrebbero farla da padroni il silenzio e la quiete. Eppure, nonostante quel chiasso intenso e continuo, quel bimbo dormiva beatamente, supino sul letto senza cuscino. Io l' ho osservato a lungo e si vedeva bene che era tranquillo, sembrava quasi che sul suo volto ci fosse un sorriso: evidentemente tutto quel rumore non riusciva ad arrecargli alcun disturbo. La sua mamma, seduta accanto al letto vicino al capezzale, gli accarezzava dolcemente con una mano i capelli sulla fronte, proprio mentre discuteva con una signora, parente di un altro ricoverato. Guardando quel bimbo, ho provato una magnifica sensazione di leggerezza; sembrava, infatti, che il suo corpo sfiorasse appena il materasso sul quale era disteso, quasi fosse in levitazione, staccato dal letto e dalla rumorosa realtà che lo circondava. Ho subito pensato che l'unica cosa che rendeva possibile tutto quello che vedevo, fosse esclusivamente la sicurezza che la mano della mamma trasmetteva accarezzandogli i capelli. Ho pensato che era una fortuna per lui avere una mamma come la sua, avrei voluto indovinare i suoi sogni!Ho sorriso allora ammirando quella scena, ho sorriso di compiacimento per il bimbo ed amaramente per me; ma poi mi sono consolato un pochino pensando che, forse, anch'io da piccolo avevo goduto di un simile sonno. Penso spesso a quel bimbo visto in ospedale, specialmente la sera, quando i miei occhi non ne vogliono sapere di lasciarsi andare e mi giro nervosamente da un lato e dall'altro nel letto e chissà, forse  sono proprio quel pensiero e quell'immagine  che alla fine riescono a farmi addormentare, anche se poi, come al solito, tutte le mattine al risveglio si ripresenta la solita, tremenda giornata di sempre: dovrò trasformarmi, quindi, in gatto se vorrò dormire, d'altronde in un’altra vita è anche possibile che io fossi stato un gatto e che il gatto sotto la mia finestra sia stato, in un’altra vita, uno che non riusciva a prendere sonno.

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Questo è il gatto che abita sotto la mia finestra ed al quale, in passato, ho dedicato più di un post qui nel blog. L’ho sorpreso già altre volte in questa posizione che senz’altro è abituale per i gatti, ma stavolta mi è particolarmente piaciuta e gli ho scattato un paio di foto. Mi è sembrato...
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17/08/2009 14:49:06
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Commenti

  1. cyclam 17 agosto 2009 ore 17:21

    me stessa tutti i bambini del mondo, lo siamo stati ache noi :-)...mi hai dato tristezza e sorriso..sono qui stanchissima con gli occhi pesanti ma so che se anche mi stendessi non dormirei.....meglio rimandare a sta notte.......e lascero' il segno su quel letto.......

  2. nessun.attesa 17 agosto 2009 ore 18:53
    non esser nati gatti...ma forse i gatti vorrebbero essere noi...mai che nessuno sia contento della propria esistenza.
  3. luci46 17 agosto 2009 ore 22:32
    dormire... io sono soprannominata eta beta..
    quando sono serena dormo ovunque..
    se mi prende male..non mi basta un colpo in testa a rilassarmi..
    come molti credo,..
  4. maretraicapelli 17 agosto 2009 ore 23:07

    i miei gatti dormono spesso e nei luoghi e nelle posizioni più assurdi... pur avendo a disposizione giardino e terrazzo non disdegnano i bidet, decisamente freschi anche d'estate ;-)

     

    saluti dal mare :fiore

  5. serenella21 18 agosto 2009 ore 00:26

    invece il mio cane dorme così con le zampette all'aria.. io di notte sembro uno zombie...il corpo stanco rikiede riposo ma la mente lo rinnega ,,terrore di dormire x nn cadere nei miei incubi,,un film vissuto nella vita e poi ogni notte rivederlo tante e tante volte...nn so' ke darei x poter dimenticare

    ti auguro una serena notte e spero ke un po' dormirai

    ciao:rosa :bye .......lisa

  6. venturina45 18 agosto 2009 ore 13:31
    leggerti è sempre un incanto :rosa
  7. goccesulmare 18 agosto 2009 ore 14:52

    e ho guardato la foto del gatto ho pensato ai miei figli quando erano piccini, solo loro, come quel magnifico gatto, possono dormire con quella trasparente tranquillità,  che tanto li vede inermi ed indifesi, poi i tuoi ricordi si sono allargati e ci hai portati in quella rumorosa corsia di ospadale ed un altra immagiene si è fatta strada....il bimbo che sotto lo sguardo e le carezze della sua mamma dorme i suoi sonni migliori....

    io credo che per ritrovare quella spensiratezza e quella tranquillità di sonni dovremmo solo ritornare bambini o giovani spensierati e dormire protetti dal calore  delle nostre mamme

    Raffaella

  8. Saskia53 18 agosto 2009 ore 16:52

    tutti i miei gatti dormivano così oggi lo fa anche susanna il mio cane, forse mi assomigliano perchè anch'io come loro dormo beatamente, forse perchè non ho rimpianti nè rimorsi ma vedo alla mia vita con ottimismo e serenità....o solo perchè sono fortunata

    ciao Annalisa

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