Masada

24 novembre 2009 ore 17:42 segnala
Mi chiedi quando è cominciata la mia lunga marcia verso Masada? Praticamente il giorno stesso in cui sono nato, tantissimi anni fa, o forse - chi lo sa? - anche prima, se  fosse vero che ogni essere umano ha la sua storia scritta nelle stelle o in un qualche strano libro del destino! Se  no’, posso dire che è cominciata proprio il 16 Maggio di molti anni fa. Una marcia molto faticosa, molto spesso sotto il sole cocente  che tante volte, per l’impossibilità di sopportare una tale calura, ho dovuto proseguire solamente nel buio della notte, ed il giorno restare al riparo di una roccia o di un anfratto, nell’attesa che calasse un po’ di refrigerio. Eppure non ero nel deserto o peggio ancora in una specie di Hammada secca e pietrosa. Eppure non sapevo neanche che mi stavo dirigendo verso Masada! Questo, infatti, lo seppi molti anni più tardi. Pioggia, vento, neve, tutte le condizioni temporali le ho vissute in questa marcia di avvicinamento a Masada, a causa di un nemico, anzi di un dittatore, un feroce oppressore che si è messo alle mie costole fin da quando sono nato o forse, come ho già detto,  anche prima. Quando si è presentato, per la prima volta, sono rimasto impaurito e sorpreso, non sapevo di cosa o  di chi si trattasse. Nonostante la sua presenza, il mondo sembrava sempre lo stesso, ma sotto la sua superficie si era riempito di vesciche purulente. Poi, ho cercato, quando  ho percepito nettamente la sua presenza, di ribellarmi a lui, di combatterlo questo nemico e qualche volta mi era sembrato di averlo sconfitto. Ma lui ha sette vite, come i gatti ( se è vera questa storia ), anzi posso dire che lui ha la mia vita poiché mi ha soggiogato e terrorizzato sempre: mi ha condotto, indirizzato, obbligato, coartato, condizionato, costretto, sottomesso, indotto a sensazioni e stati d’animo pazzeschi, con una forza indefettibile ed i momenti peggiori in cui si è presentato, sono stati proprio i momenti in cui ho accennato ad  una reazione, una ribellione: era come se volesse dirmi, con la sua presenza, che lui era lui ed era li anche quando non c’era e che non avrebbe accettato nessun atto di indisciplina da me, tanto meno di ammutinamento o, peggio ancora, azione sotterranea. Nessuna carboneria, quindi! Che mi fosse chiaro! “Io sono qui e non ti libererai mai di me, ci sono anche quando non mi vedi”. Una azione soffocante, la sua, implacabile. Le prime volte si è presentato sotto forma subdola, non riuscivo a capire che razza di cosa fosse, quali fossero le sue reali intenzioni,  ma non potevo andare alla stazione o affacciarmi da una finestra, peggio ancora da un balcone dei piani alti; guidare, leggere, studiare, viaggiare. La notte mi impediva di dormire, appena prendevo sonno mi faceva sussultare con una sensazione di soffocamento, come se mi mancasse l’aria e urlavo, mi svegliavo di soprassalto: “Mamma!”. La mia vita era del tutto sconvolta, condizionata materialmente, fisicamente, psicologicamente. Era il suo modo di sfiancarmi per potere poi prendermi totalmente. I miei movimenti erano limitati, motoriamente e perfino nelle attività del pensiero, totale annullamento del pensiero, per l’introduzione del suo pensiero unico. Ed allora ho cominciato a vagare, cercando nel mondo esterno a me, un alleato, un rifugio per conoscere l’identità di questo nemico e poterlo fronteggiare. Cosa può fare un essere umano dopo aver lottato a lungo ed uscirne sconfitto ogni volta? Non posso dire di essermi arreso subito, ho messo in atto le mie attività, le mie azioni ma ho dovuto ammettere che il dittatore era più forte di me. Mi faceva pensare all’India di Gandhi schiacciata sotto la dominazione inglese per oltre centocinquantanni. E la passiva resistenza di Gandhi: la forza della debolezza, l’arma più potente che ci sia. E finalmente, dopo anni di totale sottomissione, ho trovato l’alleato, mettendo in pratica tutti i meccanismi di difesa che conoscessi. Ma a che serve una simile cosa se non ad ingolfare ancora di più quel grande contenitore che si chiama Es? Può funzionare per un po’ di tempo ma poi tutto esplode, proprio come una bomba, con le sue schegge che si dirigono in tutte le direzioni, cadendo, poi, inerti come coriandoli, in ogni tessuto, in ogni membra, in quel morbido vortice che si chiama cervello. E così è stato. “O vai a Catania o ti suicidi, non hai altre scelte”. Un essere umano se ne sta in pace, vuole vivere la sua vita normalmente, ma quando qualcuno si mette sulle tue tracce non ti restano, davvero, che poche cose da fare. Gli esseri umani non hanno colpe. E così decisi di andare a Masada, nella mia fortezza inespugnabile, lontano da tutto e da tutti poiché ero convinto che li il nemico non solo non mi avrebbe mai raggiunto, ma si sarebbe perfino dimenticato di me. E mi sono messo in marcia, ho raggiunto faticosamente Masada e all’interno di essa mi sono rifugiato. Ero isolato da resto del mondo ma avevo tutto ciò di cui necessitavo: i miei pensieri, i miei ricordi, la mia testa,  la mia vita. Passarono gli anni, credevo di avere raggiunto la salvezza ma all’alba di un giorno più caldo degli altri, durante la mia solita introspezione del mattino,  una presenza concreta si materializzò alle falde di Masada: era lui, il mio nemico, il mio dittatore che, chissà come, aveva scoperto il mio rifugio e mi aveva raggiunto! Come se fosse spuntato dal nulla, come se non avesse percorso alcuna strada per arrivare a me: davvero materializzato. Come venuto dalle viscere della terra.  Ed ora era li, cosciente che non sarebbe stato facile raggiungermi ma altrettanto consapevole e certo che prima o poi ci sarebbe riuscito, non importava quanto avrebbe dovuto aspettare e in quali condizioni ma sapeva che mi avrebbe raggiunto. Non intendeva rinunciare a me, ne valeva della sua fama e della sua capacità. E rimase li, in assedio, aspettando pazientemente la mia resa per prolungata prostrazione. Non sapevo esattamente quanto avrei potuto resistere ma sapevo bene, anche non potendone quantificare il tempo, che non sarebbe stato per molto tempo. Sapevo che lui non si sarebbe mosso dalla sua posizione per nessuna ragione al mondo sopportando la fame, la sete, le condizioni meteorologiche avverse ed estreme, sempre li, con il suo sicuro ghigno beffardo. Insomma non mi avrebbe mollato mai. Passarono gli anni, in quella condizione, io controllavo i suoi movimenti dall’alto della mia fortezza, seguivo le sue mosse, i suoi tentativi inutili, ma non frustranti per lui, di arrivare a me, mi sentivo tranquillo e irrequieto nello stesso tempo poiché sapevo che non sarebbe stato lui a fiancarsi ma io. Finchè una mattina vidi che stava costruendo una rampa che lo avrebbe portato direttamente dentro le mura solide di Masada. Aveva capito quale era la  strada e non gli importava quanto tempo ci avrebbe messo per costruire quella rampa. Osservavo i suoi tentativi dall’alto della mia postazione, lavori non facili per la pozione di Masada, per la sua morfologia molto complicata e praticamente ostile, ma lavori che lentamente, giorno dopo giorno proseguivano finchè  ad un dato momento la rampa fu completamente pronta e lui si preparava, trionfante,  per venire a prendermi. Ci era riuscito ad arrivare a me, ma avrebbe trovato la sua sconfitta trovandomi. Si sarebbe introdotto in Masada ma non sarebbe mai riuscito a prendermi, avrebbe dovuto accontentarsi solo della soddisfazione di non aver mollato la sua preda e di averla raggiunta: solo questa sarebbe stata la sua vittoria, niente di più di questo. Qualcuno avrebbe testimoniato quell’ epilogo ed allora cominciai a scrivere, in maniera incancellabile, la fase finale del suo assalto e la fase finale della mia difesa. Poi rimasi li, in attesa, in rassegnata attesa, supino, per terra. Sentivo i suoi passi e la sua presenza proprio sopra di me. Ecco, sta risalendo lungo la rampa, fra non molto la salita lunga e faticosa finirà, dopo anni di assedio è riuscito ad espugnare Masada credendo di conquistare la sua preda. Ecco, sento che è proprio nel punto esatto sopra di me, gli basterà una breve discesa verso l’interno per arrivare davanti a me e prendermi, ricondurmi alla sua ragione, al suo volere.  Ma io non aspetterò che venga giù a prendermi.

 

 

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Mi chiedi quando è cominciata la mia lunga marcia verso Masada? Praticamente il giorno stesso in cui sono nato, tantissimi anni fa, o forse - chi lo sa? - anche prima, se  fosse vero che ogni essere umano ha la sua storia scritta nelle stelle o in un qualche strano libro del destino! Se...
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24/11/2009 17:42:59
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Commenti

  1. nessun.attesa 25 novembre 2009 ore 08:51

    esistono nascondigli, anfratti, cavità ove i tentacoli del destino non arrivino.

     

    Ciao Mario

  2. Linda.75 25 novembre 2009 ore 17:06
    a te che hai detto già tutto...?
    Per qualche minuto mi hai rapita...profondamente.

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