Regalo

14 dicembre 2009 ore 23:12 segnala
Quando ero piccolo, ogni anno, il 6 Gennaio, alla Fiera Campionaria di Messina, si svolgeva la festa della Befana per i figli degli insegnanti e dei professori e dato che mia mamma lo era, ogni anno ricevevo anche io il mio regalo. Uno di questi, verso i cinque o sei anni, fu un cavalluccio a dondolo, un amore di cavalluccio bianco che io amavo svisceratamente  e come amano i bambini non ama nessuno, i bambini amano incondizionatamente, non fanno calcoli, non si aspettano nulla in cambio ( non è nel loro “essere” l’aspettarsi qualcosa in cambio) amano anche chi non ama loro e quel cavalluccio, ovviamente essendo inanimato, non poteva amarmi ma riceveva tutte le mie attenzioni, le mie carezze, i miei baci e la mia compagnia; e la sera, quando mi mettevano a letto, io lo volevo proprio accanto al mio lettuccio, volevo sentirlo li accanto a me, mi sentivo sicuro con lui vicino, non avevo paura dei fantasmi della notte, dei brutti sogni  e la mia ultima buonanotte era sempre per lui. Avevo bisogno di un amico, di un amore poiché, finite le feste di Natale, mia mamma andava via ed io rimanevo con i nonni e gli zii, vedevo mia mamma solo durante le vacanze e quindi, mi attaccavo ai miei giocattoli, dunque anche al cavalluccio e, soprattutto a me stesso, quando mi mettevo davanti lo specchio delle ante dell’armadio di mia zia ( che ancora ho! ) e parlavo ( lunghe discussioni ) con la mia stessa immagine: parlavo, gli raccontavo le mie piccole cose, gli facevo le smorfie, le linguacce e il marameo col pollice sul naso. Sono sicuro che dai tre anni in poi ( da quando ho cominciato a vivere con i nonni e gli zii ) si sia sviluppato in me quel grande, infinito, enorme ( Cristo! Mentre sto scrivendo, qui alla tivvù, c’è lo spot pubblicitario di Sky, con la bellissima canzone Tomorrow di qualche post fa, e questo rende ancora più languido il mio stato d’animo poiché non c’è nulla, più dei ricordi dell’infanzia, a prostarmi in maniera indefinibile, a torcermi la mente come una pianta sotto le sfuriate del vento caldo e umido, incalzante e spietato, dello scirocco) bisogno di amore che ancora mi porto dentro ma con, ormai, razionale e realistica rassegnazione, simile al giunco che si piega durante la piena del fiume per non farsi spezzare. Ho sognato per troppo tempo questo amore di cui si parla tanto nella vita e spopola qui nei blog, ed ho sempre pensato che questo amore che avrebbe dovuto prendermi   poiché ne avrebbe riconosciuto il mio – si trovasse lontano nello spazio ed è forse per questo che mi sono sempre innamorato di ragazze che abitavano chilometricamente lontanissimo da me, o perché le avevo conosciute mentre erano in vacanza dalle mie parti o durante i miei continui viaggi in autostop – in un certo periodo della nostra società -  Italia, nel resto dell’Europa. Insomma, una continua, incessante ricerca di qualcosa che, ad un certo punto, ho pure creduto di aver trovato! Oh! Le lacrime, le tristezze, le appiccicose nostalgie, dense come una melassa, come uno sciroppo vischioso  che mi avviluppava la mente e il cuore, tutte le volte che dovevo ripartire da una ragazza! Perdere di vista la realtà, sognare, sperare, immaginare, fantasticare: questo è quello che ti riserva un disperato bisogno di amore mai soddisfatto. La vita in un vortice, una cavalcata a galoppo veloce, sfiancante, un’ansia, una ricerca spasmodica, un navigare senza bussola. E poi, finalmente, il porto franco, a levante, il mare calmo e liscio come un olio, nessuna increspatura, nessun vento, bonaccia totale. Ecco, finalmente la pace, la fine della lunga rincorsa per la ricerca. E mi sono adagiato, stremato ma felice di aver trovato quello che da sempre avevo cercato: un sogno che diventa realtà e mi sono dato, totalmente, senza riserve, ingenuamente soprattutto, come un bambino con il suo cavalluccio a dondolo. Ma la realtà non è fatta di balocchi, di cavallucci bianchi che dondolano, la realtà è fatta di realtà, di razionalità, di materialità, di cose concrete che un sognatore, quale ero io, non può e non sa dare perché a furia di sognare si perde di vista la realtà, non c’è più confine tra fantasia e realtà, le due cose si confondono come certi cieli d’estate che diventano un tutt’uno con il mare. Non c'è posto per gli ingenui e i sinceri in questo mondo e la propria natura non si può cambiare per compiacere gli altri e non si può cambiare nemmeno se lo vuoi, per sopravvivere in questa jungla. Inevitabilmente sei fatto fuori perchè delle persone deboli e che hanno nelle labbra ciò che hanno nel cuore, sono tutti pronti ad approfittarne ed il male è più facile farlo a loro che ai forti, a quelli che hanno capito come funziona se vuoi vivere. Io non l'ho capito nè voglio capirlo, sto bene così come sto e come sono. Ad ognuno la sua coscienza, ammesso che molti l'abbiano. Per amare una persona fondamentalmente ingenua così, ci vuole una persona così! Sembra banale e ovvio ma le cose stanno in questo modo! Così, a poco a poco, lentamente, nel tempo, ti accorgi che il mare attorno a te comincia ad ingrossarsi, come un libeccio, il porto franco viene investito dalle onde, la rada non è più sicura e sarebbe ora di lasciare quel rifugio non più sicuro, alzare le vele e riprendere il cammino, la ricerca. Ma nel momento in cui cerchi di alzarti per ripartire ecco, ti accorgi che non hai più né la forza né, principalmente,  la voglia nella mente e nelle gambe: dopo aver tanto cercato e creduto di aver trovato non credi più nelle armi che ti avevano dato forza durante la tua lunga battaglia: sognare e sperare, credere. Ecco perché in me ormai non esiste più nulla: non ci sono sogni e non ci sono nostalgie e non certo per paura ma per, finalmente, logica ragionata, perfetta visione della realtà. Quindi basta sogni, basta fantasie, basta nostalgie, che ogni cosa vada a farsi strafottere, lascio volentieri agli altri le illusioni ed i sogni, ognuno ha il diritto di rinunciare alla realtà come meglio credere, ognuno ha il diritto di suicidare la propria vita come meglio crede. Che sia lasciato anche a me il diritto di vivere la mia vita come voglio o di non viverla. Non ce l’ho con nessuno, non odio nessuno, non ho nessun rimpianto, semplicemente non me ne fotte più niente di nessuno, non credo alla filosofie, agli eufemismi, ai vari Gibran, Osho, Tagore, Alberoni e cose del genere, cose di cui si pasce moltissima gente. Buon pro gli faccia! Io me ne sto, benissimo, nella mia ragionata rassegnazione, tanto gli esseri umani sono così e non c’è nulla da aspettarsi da nessuno. Questo sono certo di averlo sempre saputo, fin da quando ho cominciato a pensare e forse anche prima. Solo che questo saperlo era nascosto da qualche parte nella mia testa ed un bel giorno è venuto fuori. Per anni mi sono comportato come si comportano gli altri, ho guardato le vetrine. Oggi mi rendo conto che è meglio un bel bianco cavalluccio a dondolo o la mia immagine riflessa nello specchio delle ante di un armadio. Sono loro i miei amici e nello stesso tempo i miei nemici. Ma almeno li conosco e se conosci il tuo nemico, sai come combatterlo. Stamattina mentre prendevo il caffè ho sentito alla radio questa canzone di Anna Oxa (splendida canzone, splendida Anna Oxa, splendida voce, splendidi atteggiamenti, splendida interpretazione ) e mi è tornato alla mente il mio cavallo a dondolo, ecco perché ho scritto questi schifo di post.

 

P.S. Sotto, in un altro post, la versione originale della canzone Pagliaccio azzurro.

 

11309369
Quando ero piccolo, ogni anno, il 6 Gennaio, alla Fiera Campionaria di Messina, si svolgeva la festa della Befana per i figli degli insegnanti e dei professori e dato che mia mamma lo era, ogni anno ricevevo anche io il mio regalo. Uno di questi, verso i cinque o sei anni, fu un cavalluccio a...
Post
14/12/2009 23:12:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote

Commenti

  1. tramontoassolato 15 dicembre 2009 ore 00:56

     

    Non è uno schifo di post, è una descrizione molto chiara

    dei sentimenti e delle sensazioni che somo passati

    per il cuore.

    Ognuno di noi ha qualcosa di fortemente radicato

    dentro, ma non tutti riusciamo ad esprimerlo così bene.

    Buona vita.

    Albarosa

     

  2. venuste 15 dicembre 2009 ore 09:52

    sai perche' sei grande per me???

    sai perche sei un uomo......vero  per me???

    anche se non ti conosco bene.......

    ma lo sento.........me lo fai leggere.......

    perche non nascondi quel bambino

    che c'è dentro di te........

    è questo che rende di un uomo.......

    un vero uomo..............

    .................................................

    ps: leggero' quel libro che mi hai consigliato...

    a me piace leggere........

    se ti va... leggi il mio post......

    .....avrei voluto............

    ciao e passa quando vuoi....... :batafiore

  3. venturina45 15 dicembre 2009 ore 17:14
    bellissimi ricordi anche se tristi :rosa
  4. nessun.attesa 16 dicembre 2009 ore 10:39

    che la  visione diversa o distrorta ( che dir si voglia) del nostro misero vivere sta nel fatto che gli altri vedono il nemico nelgio altri, noi in noi stessi.

    Prima mi lasciavo cullare dalle nostalgie ora neppure più queste mi prendono.

    Amore .... stendiamo un velo pietoso. Lascio le romantiche illusioni a chi ancora ha il coraggio di crederci.

     

    Ciao Mario

  5. Alba.a 16 dicembre 2009 ore 20:37

    amiko mio leggendo questo tuo post percepisco rabbia...!

    un'infanzia bella ma vuota xke nn si ha quasi mai una via di mezzo?!ecco poi le conseguenze.

    ti auguro una buona serata

    un  forte affettuoso abbraccio

  6. rina.84 18 dicembre 2009 ore 16:01

    ti è concesso di essere  come vuoi e regolarti come vuoi..la vita è tua!....hai sputato quello che ti ha riportato a galla una musichetta e ora racconti una barzelletta e sorridiamo tutti?...

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.